“Mi son fatto fare dei mocassini.” Guerra ed etica del guerriero tra i Crow

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Bell Rock
Come per tutte le tribù delle pianure, la guerra era un banco di prova fondamentale per l’uomo Crow: lo status sociale di ogni singolo individuo, per quanto grande fosse il valore attribuito ad altre qualità (generosità, abilità oratoria, poteri sciamanici), dipendeva dal suo valore in guerra. Il coraggio in battaglia era infatti ciò che assicurava il benessere materiale, visto che oggetti e merce di valore, come cavalli, coperte e armi, provenivano dal bottino che si riusciva a razziare durante le spedizioni di guerra. Anche la religione era strettamente legata alla guerra: l’antica Danza del Sole Crow, che era essenzialmente una preghiera di vendetta, aveva perciò forti connessioni con i successi e gli insuccessi militari.
Anche durante la Cerimonia del Sacro Tabacco si pregava per ottenere onori e gloria in battaglia. Le spedizioni di guerra dovevano poi essere ispirate da una visione o da un sogno in cui il futuro comandante, o “portatore di pipa” riceveva indicazioni precise su nemico da attaccare e le modalità dell’impresa.
La vita dell’intera tribù, donne comprese, sin dalla prima infanzia ruotava intorno alla guerra: i nomi delle bambine, come quelli dei maschietti, erano ispirati alle gesta di famosi guerrieri. Le “danze degli scalpi” venivano eseguite da donne, erano le donne a celebrare in pubblico le imprese dei mariti, esibendo i loro scudi e le loro armi e una delle cause scatenanti principali delle spedizioni di guerra erano i lamenti delle madri per i figli morti e la loro richiesta di vendetta.
Vari resoconti e testimonianze parlano di guerriere Crow: una delle informatrici dell’antropologo Robert Lowie, che visse presso i Crow dal 1908 al 1915, Muskrat (Ratto Muschiato) aveva una volta partecipato a una spedizione contro i Piegan, contando “coup” su un nemico e scalpandolo.


Pretty Shield, celebre sciamana Crow

Pretty Shield (Bello Scudo), la celebre sciamana Crow, raccontò nelle sue memorie, raccolte da Frank Linderman, di una donna di nome The Other Magpie (L’Altra Gazza), che nel 1876 combattè contro i Lakota nella battaglia del Rosebud. Famose guerriere furono Comes Toward The Near Bank (Viene Verso la Riva Vicina), di cui è celebre l’evasione dal campo di un capo Piegan da cui era stata fatta prigioniera e Among The Willows (Tra i Salici), che fu “portatrice di pipa” nella battaglia di Rainy Buttes contro i Lakota Hunkpapa in cui fu ucciso il padre di Toro Seduto. I Crow furono anche una delle poche tribù che contò una donna tra i pochi capi: Woman Chief (Donna Capo, conosciuta dal trapper James Beckwourth con il nome di “Pine Leaf”, “Foglia di Pino”), di origine Atsina, ma cresciuta tra i Mountain Crow, che partecipò a diverse battaglie, raggiungendo infine lo status di capo e mantenendo un vasto clan familiare, tra cui spiccavano diverse mogli. Anche i bate’, gli uomini che nella vita di tutti i giorni sceglievano di vestire e comportarsi come donne spesso si univano a spedizioni di guerra: nella già ricordata battaglia del Rosebud combattè anche uno di questi “travestiti”, Finds Them and Kills Them (Li Trova e Uccide), che si guadagnò grande onore contando “coup” su un Lakota e salvando la vita a Bull Snake, un guerriero Crow rimasto ferito.


Un gruppo di guerrieri Crow

Ci si cominciava ad addestrare per la guerra sin da ragazzi. I bambini Crow, sin dalla più tenera età, ingaggiavano battaglie simulate e contavano “coup” su piccoli animali; c’era anche una società militare, gli Hammer (“Martelli” o “Mazze”, in Crow bu’ptsake) pensata proprio per gli adolescenti che iniziavano a imitare le attività belliche degli adulti. I ragazzi Crow erano comunque sempre in cerca di occasioni per mettersi alla prova, esponendosi al pericolo in vere spedizioni di guerra. Questo desiderio era sicuramente stimolato da un certo atteggiamento pedagogico degli adulti, che può essere sintetizzato nel vecchio detto Crow “Brutta è la vecchiaia; per un giovane è bene morire in battaglia”. I giovani venivano continuamente incoraggiati a farsi onore in azioni di guerra: una storia popolare narra di un giovane che, invece di unirsi ai suoi compagni di battaglia, resta ad oziare a casa finché il suo vecchio padre, disperato, non si butta nel fuoco, ferendosi e costringendo moralmente il ragazzo ad andare finalmente in guerra. Un giovane di ritorno da una spedizione contro il nemico di solito poi sbeffeggiava gli amici rimasti in casa con insulti come “Non sei un uomo!”, “Hai una vulva blu!” e via dicendo. La ricerca di gloria e onore, insieme alla competizione con in guerrieri adulti poteva poi sfociare in atti di temerarietà: significativo in questo senso è un canto di guerra intonato da giovani guerrieri Crow:

“batse’tsiri’katuac
Gli uomini (adulti) hanno paura ba’wiky
andrò io (incontro al nemico).”

La prima spedizione di guerra di un giovane non si risolveva tuttavia soltanto con gloria e onori; il ragazzo di solito diventava l’oggetto degli scherzi e delle beffe dei compagni più anziani, che potevano mandarlo a prendere acqua (senza naturalmente dirgli dove trovarla) per poi nascondersi prima del suo ritorno, facendolo girare a vuoto con i contenitori colmi, oppure stuzzicarlo all’ora di cena mandandolo a farsi dare del cibo da un membro della spedizione che puntualmente lo mandava da un altro ancora e via dicendo. Queste burle potevano però avere anche effetti negativi: dal momento che erano i più giovani ad accollarsi il peso delle provviste, questi di solito incoraggiavano i compagni a ingozzarsi senza calcolare il rischio di ritrovarsi all’improvviso senza cibo. Tutti gli incidenti venivano però dimenticati una volta fatto ritorno all’accampamento, come ricordava il grande capo Crow Plenty Coups (Molti Trofei): “Tutto ciò che accade in una spedizione militare rimane tra chi ha partecipato.”


Medicine Crow (Corvo Medicina), famoso capo di guerra, 1879

La massima aspirazione di ogni guerriero Crow era essere un capo o batse’tse (lett. “uomo valoroso” o “uomo buono”). Tale riconoscimento era dato a tutti coloro che avessero compiuto uno dei seguenti atti di valore (araxtsi’wice) in guerra:
1) Contare “coup” sull’avversario (da’kce), ossia toccare un nemico vivo, non importa se ferendolo oppure no. Su uno stesso nemico si potevano contare fino a quattro “coup”, anche da parte di diversi guerrieri, ma veniva attribuito maggiore valore al primo; seguivano poi il secondo, il terzo e il quarto “coup” . Per primo “coup” si intendeva poi il primo “coup” contato in assoluto durante una battaglia; agli altri, anche su nemici diversi, si dava minore importanza.
2) Strappare un arco o un’arma da fuoco al nemico durante un combattimento corpo a corpo.
3) Impadronirsi di un cavallo legato in un campo nemico (bapa’ckyua, letteralmente “tagliare qualcosa”). L’atto che determinava il “coup” era infatti tagliare la corda che assicurava il cavallo.
4) Entrare per primi in un accampamento nemico.
5) “Portare la pipa” (i’ptse-ake’) ossia guidare una spedizione di guerra o progettare un assalto contro il nemico (akdu’xigyutsgye).

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