Gift of power: la vita di un uomo della medicina Lakota

A cura di Gian Mario Mollar

“Un uomo di medicina deve fare esperienza di tutto. Deve strisciare per terra come un verme e volare alto come un’aquila”. La vita di Archie Fire Lame Deer, uomo di medicina sioux, figlio e nipote di uomini di medicina, applica alla lettera queste parole: è il percorso, accidentato e tortuoso, di un uomo alla ricerca delle proprie radici e, al contempo, una bellissima avventura.
Classe 1935, Archie Fire nasce in una notte in cui il caldo vento dei Chinook soffia sulla riserva di Rosebud, nel Sud Dakota, in una baracca con il pavimento di terra e il tetto ricoperto di zolle d’erba.
Rimasto quasi subito orfano della madre, il bimbo viene allevato dal nonno materno, che lo istruisce in modo tradizionale, insegnandogli i miti e le tradizioni del popolo Lakota, per evitare di “farlo crescere come una “mela, rosso fuori ma bianco dentro”.
I miti del Ragazzo Pietra, che diede inizio alla cerimonia della capanna sudatoria, della Donna Vitella Bianca di Bisonte, che donò ai Sioux la Sacra Pipa, e la moltitudine di storie che compongono la cultura spirituale Lakota passano dalla voce di Quick Bear alle avide orecchie del nipote, che trascorre un’infanzia lieta, immersa nella natura delle Bad Lands, tra grandi cavalcate e sempre in compagnia del nonno, che, essendo guaritore, viaggia molto nelle riserve per curare i malati.
A 12 anni, alla morte del nonno, il ragazzo viene trasferito nel collegio di Saint Francis, dove agli indiani era assolutamente vietato parlare la loro lingua o di professare la loro religione, in nome di una conversione forzata al cristianesimo: “A noi bambini, la parola Gesù faceva sempre venire in mente le cinghiate”. Di fronte alla totale negazione delle sue radici e all’omologazione forzata, il bambino sviluppa un senso di ribellione, che lo porta continuamente a cercare di fuggire per ritornare alla riserva, stanco di “vivere sottomesso a Dei Alieni” e di “adorare statue di plastica”. “Il diavolo lo avete inventato voi bianchi, potete anche tenervelo”.

A 14 anni, Archie incontra uno strano clown da rodeo, una donna vestita interamente di rosso che, con tanto di tacchi, doma i cavalli selvaggi per un pubblico in visibilio. Sotto la parrucca fulva, in realtà, si nasconde suo padre: quello da donna è un travestimento grottesco che riflette la natura di heyoka di John Fire. “Un heyoka è un “contrario”, un sotto-sopra […] un pagliaccio spirituale tragicomico[…] con poteri speciali, soprannaturali. Un heyoka è un sognatore del tuono”. Si diventa tali sognando i Wakinyan, gli Uccelli del Tuono (o altri esseri a loro spiritualmente connessi, come i cavalli grigi, i fulmini, oppure le rane). L’heyoka dice sì per dire no e no per dire sì, indossa i vestiti al contrario, cavalca rivolto verso la coda del cavallo, dice di odiare quando ama e di amare quando odia; insomma, compie i gesti quotidiani in modo opposto rispetto all’uso comune. È un buffone, fa ridere, ma al contempo è rispettato e temuto, perché svolge un ruolo sacrale ed è ritenuto in grado di curare e di dominare gli eventi atmosferici. Volendo tracciare un parallelo un po’ azzardato, lo si potrebbe avvicinare alla figura del giullare, del fool, nelle opere di Shakespeare, che, dietro un’apparenza buffa e insensata, cela una profonda saggezza che viene ascoltata anche dai re.
Il rapporto tra padre e figlio sarà piuttosto difficile: Archie, dapprima, si allontana dai suoi insegnamenti per vivere la propria vita, ma in età più avanzata i due si riavvicineranno. Prima di morire, John Fire trasmetterà ad Archie il “dono del potere”, conciliando le loro divergenze con una frase bellissima: “non sarai mai l’uomo che io sono stato, perché nessun figlio potrà mai essere come suo padre. Proveniamo tutti dalla stessa radice, ma ogni foglia è diversa dall’altra”.
Il giovane Archie non ama né il collegio né la riserva, così decide di arruolarsi nell’esercito. Diviene un paracadutista nella 101esima divisione aviotrasportata, e combatte in Corea e in Giappone. Sotto le armi stringe un’alleanza pericolosa con l’alcol, un compagno che lo seguirà per oltre trent’anni.

Riuscito ad ottenere il congedo, il futuro sciamano si guadagnerà da vivere in modi davvero insoliti. In un primo momento, come cacciatore di serpenti, poi come uomo di fatica e acrobata in un circo itinerante, tra donne barbute, giganti e licantropi (o supposti tali), poi come stuntman a Hollywood, dove realizza, in parte, la sua vocazione di “heyoka”, ereditata dal padre. Negli Studios, svolgerà ogni sorta di ruolo: dalle cavalcate dei film western (lo sapevate che anche i cavalli hanno delle controfigure?), agli incidenti in macchina, senza disdegnare i salti col paracadute. Disgustato dal costante travisamento della cultura indiana nell’industria cinematografica, diventerà consulente per i film western. Nel tempo libero, Archie continua a bere, e sviluppa un certo talento per le risse da bar e le notti in guardina, raggiungendo il ragguardevole record di quattro arresti consecutivi nello stesso weekend. Il “mondo delle luci” lo affascina, lo diverte, ma non riesce a colmare il vuoto dentro di lui.
Un giorno, Archie Fire decide di smettere di bere, ma un indiano non si trova a proprio agio tra gli Alcolisti Anonimi. “A tutte le riunioni, c’era sempre qualche bianco che si lamentava di aver avuto un buon lavoro, una bella casa, una bella macchina e una bella televisione, e di aver perso tutto questo per colpa dell’alcol. Ma io non riuscivo a capirlo, perché non avevo mai avuto una bella casa né tutte quelle altre cose per cui piangeva e si disperava”. Archie intuisce che un nativo, per liberarsi dalla dipendenza, deve ritrovare il contatto con la natura e le tradizioni del suo popolo. Comincia così a lavorare come volontario nelle carceri, come consigliere spirituale. Conforterà Leonard Peltier, attivista indiano incarcerato per l’omicidio di due agenti dell’F.B.I. nel 1975. Quello di Peltier è uno dei capitoli più imbarazzanti e vergognosi della giustizia americana: malgrado sia ormai assodato che non abbia commesso quegli omicidi, ancora oggi Leonard sconta in carcere due ergastoli.
L’attività nelle carceri porterà Lame Deer a scoprire la propria vocazione spirituale, e a dissotterrare dai ricordi gli insegnamenti ricevuti prima dal nonno e poi dal padre. L’adorazione di Wakan Tanka, il “Grande Mistero”, lo “spirito creatore che sta in ogni cosa, che non ha forma ed è invisibile, come l’aria che respiriamo”, lo porta ad officiare le cerimonie tradizionali e a trasmettere, in tutto il mondo, la conoscenza del pensiero e del modo di vivere Sioux. Nei suoi viaggi, conoscerà il Dalai Lama, il Papa e uomini spirituali di ogni latitudine.

I riti sioux sono molti, e tutti hanno un profondo significato spirituale, che le parole di Lame Deer aiutano, se non a penetrare completamente, almeno ad intuire e ad apprezzare. Uno dei più importanti, e molto praticato, è Inipi, la capanna sudatoria, la necessaria purificazione che prelude a ogni rito. Consiste nell’introdurre, all’interno di una capanna appositamente costruita, una serie di rocce rese incandescenti dal fuoco, sulle quali verrà versata dell’acqua. “Quel vapore caldo è riciclato. Potrebbe essere stato inspirato ed espirato da un dinosauro, una pianta, un topo o un famoso capo di tanto tempo fa. Potrebbe essere il respiro di un vostro antenato. A causa di questo respiro, coloro che sono entrati nella tenda come nemici ne usciranno come amici”.
Se poi, pensavate, come me, di sapere cosa fosse la Danza del Sole dopo aver visto “Un uomo chiamato cavallo”, vi sbagliavate di grosso. Archie Fire spiega che la Danza del Sole non viene affrontata per dimostrare coraggio: “noi ci foriamo, soffriamo e preghiamo per il rinnovamento di tutta la vita, per onorare le donne che soffrono nel portare nuova vita alla luce […] affrontiamo il dolore della trafittura delle carni perché ciò possa portare via il dolore da qualcuno che amiamo”. L’intero rito dura quattro giorni, e in questo periodo i “danzatori” raggiungono uno stato estatico perforandosi le carni con dei pezzi di legno o altro materiale, che vengono poi sospesi con delle corde a un palo centrale, l’Albero della Vita, o a teschi di bisonte. Il luogo in cui la danza si svolge, gli ornamenti dei partecipanti e tutto l’insieme della cerimonia ha un significato profondo, che mira a connettere l’uomo all’universo.
La vita picaresca e gli insegnamenti spirituali di Archie Fire Lame Deer sono raccolti in un bellissimo volume, Gift of Power, scritto in collaborazione con Richard Erdoes. Tra le pagine sono racchiuse decine e decine di storie, alcune drammatiche, altre buffe, tutte incredibilmente avvincenti, ben scritte e con una buona dose di auto-ironia, che fa apprezzare ancora di più la grandezza di quest’uomo, scomparso nel 2001.
Esiste una traduzione italiana, Il dono del potere, edita da Amrita nel 1999, ma purtroppo è uscita di commercio da lungo tempo.
Resta rintracciabile attraverso le vendite on-line su eBay.

Titolo: Il dono del potere
Autore: Archie Fire Lame Deer e Richard Erdoes
Rilegatura: brossura leggera
Pagine: 312 pagine
Editore: Amrita (1 luglio 1999)
Collana: Saggezza amerindiana
Lingua: Italiano
Prezzo: 18 €

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