Cedar Creek, 21 ottobre 1876

A cura di Sergio Mura

Dopo la grande battaglia di Little Bighorn erano cambiate molte cose per gli indiani liberi. L’uccisione di tanti soldati non poteva passare inosservata e, forse, qualcuno dei grandi capi dei bianchi era semplicemente in attesa di una buona scusa per abbandonare ogni remora e puntare decisamente alla violazione di tutti i trattati.
Subito dopo il 25 giugno 1876 si era scatenato un gran dibattito tra gli alti papaveri di Washington e volarono parole grosse tra i falchi (e le fazioni che ad essi poggiavano le speranze per grandi speculazioni nelle terre indiane) e le colombe (che ancora provavano a difendere i diritti degli indiani.
Restava comunque un trattato, quello del 1868, che attribuiva “per sempre” i diritti di uso delle Black Hills ai Sioux.


Una vista di Deadwood nelle Black Hills

Ma nelle Colline Nere c’erano ormai troppi bianchi; erano cacciatori, cercatori d’oro, avventurieri di ogni genere e povera gente attratta dal riscatto sociale che si abbinava ad una buona vena aurifera.


Minatori nella Black Hills

Per i bianchi era ormai necessario partire da lì, dalle Black Hills, rivendicando il diritto ad acquistarle e il dovere di chiudere tutti gli indiani dentro le riserve.
Iniziò una caccia senza sosta ai Sioux ancora liberi, mentre una grande pressione psicologica veniva praticatasu tutti gli indiani che vivevano nelle riserve.
Il 22 luglio del 1876 il Generale Sherman fu incaricato di mettere sotto il controllo dell’esercito tutte le riserve presenti nel territorio dei Sioux e di trattare da “nemici”, ovvero “ostili”, tutti gli indiani che vivevano ancora liberamente più a nord.


Il Generale Sherman

Mentre Sherman oliava le armi, ad agosto il Congresso deliberava l’acquisto forzoso delle Black Hills ed inviava una “commissione di pace” a trattare le condizioni con i capi delle riserve. In questa commissione vi erano anche autentici specialisti della trattativa con gli indiani, autori di accordi che non erano stati rispettati neppure per un giorno.
Fu così che una folta schiera di delegati, compreso un Vescovo e numerosi militari, viaggiarono fino alla riserva di Nuvola Rossa per imporre la vendita delle Black Hills (oltre alla rinuncia alle altre terre settentrionali e al rilascio del permesso di costruzione delle strade per i bianchi diretti alle Colline Nere), “altrimenti il Grande Padre Bianco potrebbe arrabbiarsi davvero e sospendere del tutto la distribuzione delle razioni”. Con questi termini e con un più chiaro “non c’è alternativa: o firmate la vendita o vi faremo la guerra”, le Black Hills passarono di mano. Questo mentre Toro Seduto, Cavallo Pazzo e gli altri capi della coalizione che aveva battuto Custer e le sue giacche blu, cercavano di sfuggire alla terribile caccia all’uomo che si era scatenata contro di loro.
Tra i cacciatori vi era l’implacabile Colonnello Nelson A. Miles, comandante del 5° Fanteria, ufficiale piuttosto giovane e parecchio ambizioso, desideroso di mettersi in mostra per ottenere una promozione. Lui e i suoi soldati avevano marciato a lungo nell’estate del 1876 da Fort Leavenworth in Kansas su per il fiume Missouri fino al fiume Yellowstone per punire i Sioux ed i Cheyenne che si stavano vantando di aver sconfitto “Lunghi Capelli Custer”.


Fort Leavenworth

Miles si incontrò con i Generali Terry e Crook sul Rosebud e insieme fecero un tratto di strada verso est, attraversando il fiume Tongue e raggiungendo il Fiume Powder. Qui la grande colonna militare si divise.


Accampamento del Generale Crook

Crook proseguì verso sud-est diretto alle Black Hills in cerca degli insediamneti dei minatori a cui contava di chiedere scorte alimentari per proseguire la spedizione. Un’avanguardia delle forze di Crook, affidata al Capitano Anson Mills, agganciò casualmente in settembre una banda di indiani nei dintorni di Slim Buttes e riuscì ad infliggergli una sonora sconfitta.


Guidone della cavalleria recuperato a Slim Buttes

Il Generale Terry ed il Colonnello Miles si diressero a nord verso il Dry Creek (o Cedar Creek) per esplorare quella zona e poi invertirono la rotta diretti verso Glendive, nel Territorio del Montana, lungo il fiume Yellowstone. Lì si stabilì il campo invernale di quella colonna militare.
Il Colonnello Terry ed i suoi soldati, equipaggiati con dotazioni da inverno, si spostarono alla bocca del fiume Tongue.
Un distaccamento di truppe, al comando del Colonnello Elwell S. Otis, di scorta ad una grande carovana di oltre 100 carri di rifornimenti, era diretto dalla zona del Glendive Creek nel Montana verso il Colonnello Miles. Lungo la strada, l’11 ottobre, ci fu un violento attacco di un folto gruppo di guerra Sioux guidato da Gall al termine del quale il lento convoglio fu costretto a fermarsi per tentare di riorganizzare le forze.


Gall

L’attacco, infatti, aveva causato la perdita di moltissimi muli (ne furono sottratti ben 60!), mettendo fuori uso parecchi carri. Il Colonnello Otis provò a forzare lo sbarramento dei Sioux il 15 ottobre; gli indiani mantennero i rifornimenti sotto scacco, ingaggiando i soldati in uno scontro a fuoco nei dintorni di Spring Creek, ma questi ultimi riuscirono comunque a passare e a proseguire la marcia verso Miles.


I Sioux attaccano i carri dei rifornimenti

Dopo questa sparatoria ci fu un incontro informale tra alcuni emissari degli indiani ed il Colonnello Otis. Non è chiaro chi mandò quegli indiani a discutere con il capo dei soldati, possiamo solo pensare ad una mossa tattica di Toro Seduto anche se alcune fonti sostengono che il capo non fosse d’accordo. Nel frattempo Otis scaricò qualche decina di chili di viveri per gli indiani afamati, pur rifiutando di fornirgli munizioni.


Toro Seduto

I soldati ripresero la loro strada e gli indiani si dileguarono. Lungo la strada verso il Cedar Creek Toro Seduto ed i suoi incontrarono una mandria di bisonti e iniziarono la caccia, mentre alcuni guerrieri rimanevano prudentemente di guardia. Furono questi ad avvistare la lunga colonna di Miles che si avvicinava. Giubba d’Orso, infatti, preoccupato per il ritardo di Otis e della carovana di rifornimenti, aveva deciso di andargli incontro. Una volta che lo ritrovò, decise di piegare a nord verso gli indiani, trovandoli, appunto, nei pressi del Cedar Creek intenti a cacciari.
Subito dopo il reciproco avvistamento i soldati si attestarono lungo la classica linea della scaramuccia, schierando anche un paio di cannoncini.
Anche gli indiani si schierarono pronti a dar battaglia, ma Toro seduto incaricò due dei suoi di preparare un incontro con Miles. I due indiani, Muso D’Orso e Lunga Piuma, andarono dritti verso il campo di Miles e chiesero di parlamentare, anche se l’assenza di un interprete tra i soldati complicò notevolmente la buona riuscita dell’ambascia.


Toro Seduto

Fu così che il 20 ottobre 1876, una giornata fredda e nuvolosa, due grandi protagonisti delle guerre indiane si trovarono faccia a faccia a parlamentare tra le file di soldati da una parte e di indiani dall’altra. Gli indiani disposero una pelle di bisonte in terra e si sedettero, invitando i soldati a fare altrettanto.


Nelson Appleton Miles

L’incontro iniziò velato da una profonda diffidenza e dalla paura che una mossa sbagliata potesse causare il disastro.
L’incontro durò l’intero pomeriggio e alternò fasi di tranquillità a fasi molto concitate in cui ci furono durissimi scambi di accuse. Miles, ad esempio, richiese subito la restituzione dei muli trafugati dagli indiani; Toro Seduto replicò chiedendo la restituzione dei bisonti fatti scappare dalla presenza dell’esercito.
Le posizioni erano e rimasero inconciliabili. Miles chiedeva che Toro Seduto e i suoi indiani si arrendessero senza dettare alcuna condizione e Toro seduto chiedeva che Miles e tutti i soldati abbandonassero le loro postazioni e facessero ritorno ai loro quartier generali, lasciando liberi gli indiani di commerciare con i bianchi della zona e di cacciare il bisonte.
Ad un certo punto fu Miles a proporre di interrompere l’incontro per “pensarci su tutta la notte”, poi si sarebbero incontrati ancora una volta l’indomani mattina.
Sappiamo che sia gli indiani che i soldati accarezzarono anche l’idea di attaccare l’avversario nottetempo, ma alla fine nessuno decise niente del genere e i due si trovarono nuovamente sulla pelle di bisonte il mattino dopo.
Al secondo giro di colloqui partecipò anche un buon numero di capi e sottocapi e i presenti notarono che Toro seduto era talmente teso da chiudersi a più riprese in un incomprensibile mutismo.
Dopo le solite accuse Miles invitò per l’ultima volta gli indiani ad arrebdersi subito. In caso contrario lui e i soldati avrebbero attaccato.
Prima che finisse in tragedia l’incontro fu sciolto e ognuno ritornò alla base.


Lo scontro

I soldati si disposero immediatamente per attaccare e gli indiani, dovendo pensare anche alle famiglie che aspettavano notizie, arretrarono rapidamente predisponendosi a difendere la fuga di donne, anziani e bambini.
L’attacco scattò poco dopo, brutale come sempre, mortale come solo i cannoni sanno essere. Gli indiani abbozzarono una difesa e persino il contrattacco, ma i soldati erano ben attestati a sparavano alternandosi e unendo le fucileria alle cannonate.
Il coraggio dei Sioux non potè molto contro l’organizzazione dei militari.
Nè era possibile un vero contrasto dal momento che c’era una gran penuria di munizioni. Una grande quantità di esse era stata sparata in occasione dell’attacco ai carri dei rifornimenti una decina di giorni prima…
I soldati ebbero 2 feriti e gli indiani ebbero anche un morto.
A questo punto Toro Seduto ordinò di ripiegare verso nord, separando il destino dei suoi Hunkpapa da quello dei Minneconjou e dei Sans Arc che, tra l’altro, erano piuttosto esitanti rispetto alla prospettiva di continua re una guerra che a loro pareva persa.
I soldati inseguirono gi indiani per almeno 40 miglia, mantenendo gli indiani in uno stato di costante tensione e precarietà. Nel corso della fuga i Sioux avevano perso molte tende e parecchie scorte alimentari.
Ormai era chiaro che i soldati, dopo il Little Bighorn, erano venuti per restare e nulla sarebbe più stato come prima.

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