Butch Cassidy, la storia non detta

A cura di Omar Vicari

Butch Cassidy, 1866-1956. “Il gioco delle parti… una storia complicata fatta di cose dette e non dette….di scambi di nomi e di persona ed altro ancora. Una storia che mette finalmente la parola fine alle vicende del famoso bandito”.
Nel 1971 lo scrittore Kerry Ross Boren pubblicò un libro dal titolo “Footprints in The Wilderness: A History of the lost mines”, che tradotto in italiano suona come “Orme nel deserto: Storia delle miniere perdute”.
Non molto dopo l’uscita del il libro, l’autore venne visitato a casa sua da Arlin Davidson di Sandy (Utah), figlio di Amaza Alonzo Davidson, un fuorilegge che aveva cavalcato con Butch Cassidy ai tempi del Wild Bunch. Arlin confidò allo scrittore che il padre aveva letto il libro e confermato molte delle cose scritte in quelle pagine. In una di quelle visite, Arlin disse a Kerry Ross Boren che stava morendo a causa di un cancro e che per questo desiderava che incontrasse suo fratello Art Davidson di Lyman (Wyoming). Disse che suo fratello aveva delle informazioni comprovanti inequivocabilmente il fatto che Butch Cassidy non era morto in Sud America.
Su richiesta del fratello, Art Davidson si recò a casa di Kerry Boren a Salt Lake City (Utah).
Amasa Alonzo Davidson
Fatte le presentazioni, Art rivelò allo scrittore lo scopo di quell’incontro. Egli iniziò dapprima a parlare del legame in passato tra suo padre Amasa e Butch Cassidy, poi affermò senza mezzi termini che Butch non era stato ucciso in Sud America come da più parti si credeva, perché più di una volta durante gli anni venti e trenta aveva visitato suo padre presso il loro ranch vicino Lyman (Wyoming) e che per di più aveva passato con lui diverso tempo prima della sua morte.
Durante gli ultimi anni quaranta, Art Davidson, recentemente tornato dal servizio militare, iniziò a esplorare col suo vecchio amico Bill Meeks alcune miniere nei dintorni di Leeds (Utah).
Bill era il fratello di Bob Meeks, un associato al Mucchio Selvaggio che nel 1897 aveva partecipato alla rapina della banca di Montpelier (Idaho) assieme a Butch Cassidy e Elza Lay.
Art Davison e Bill Meeks che si conoscevano da molti anni, comperarono le attrezzature presso il magazzino di Walt McMullin perché Bill era in buoni rapporti con la famiglia McMullin.
Fu in quel magazzino a Leeds che Art fece la conoscenza di un vecchio conosciuto da tutti come“Old Bob”.
Old Bob Leeds
Nei loro incontri, Art Davidson confidò allo scrittore Kerry Ross Boren di aver incontrato in quegli anni quel vecchio ormai sugli ottanta nel quale credette di riconoscere il vero Butch Cassidy, il famoso fuorilegge nascosto in quell’angolo di mondo e che invece si pensava fosse morto nello scontro in Bolivia nel 1908.
Art Davidson familiarizzò col vecchio Bob e nel corso dei loro incontri divennero molto amici. Art era un tipo mingherlino e Old Bob prese a chiamarlo confidenzialmente “Little Pard”.
Nelle loro frequentazioni Bob aveva pregato Art Davidson di scrivere qualcosa della sua vita e Davidson aveva buttato giù alcuni appunti un po’disordinati; poi, su richiesta del fratello, aveva contattato Kerry Ross Boren, lo scrittore a cui aveva chiesto aiuto per rimettere insieme il puzzle di quel manoscritto.
Davidson si accorse ben presto quanto fosse difficile ottenere le giuste risposte da quel vecchio.
Quando Davidson gli chiese chi fosse realmente al presente Old Bob, il vecchio replicò che “Talvolta è LeRoy, talvolta è Cassidy, talvolta è Old Bob e talvolta è qualcun altro”.
Walt McMullin, un suo cugino, disse senza mezzi termini che Butch Cassidy era morto, ucciso da una puleggia della miniera, in Nevada nel 1944 con lo pseudonimo di Frank M. Ervin.
La puleggia che avrebbe ucciso Cassidy
Quando Art Davidson nel magazzino conversava da solo col vecchio, Old Bob si comportava in modo del tutto naturale, ma in presenza di una terza persona il vecchio sembrava bloccarsi e questo succedeva specialmente quando Walt McMullin, suo cugino, si intrometteva tra i due. Sembrava che McMullin volesse proteggere in qualche maniera l’identità di quel vecchio.
Un giorno Art, preso il coraggio a due mani, domandò a Walt McMullin se quel vecchio fosse veramente il famoso Butch Cassidy.
“Butch Cassidy è morto in Nevada, non lo sapevi?”, rispose McMullin.
“Allora chi è il vecchio Bob”, replicò Art Davidson.
McMullin era riluttante a rispondere, ma alla fine sapendo che Davidson avrebbe continuato a parlare col vecchio sino a che non avesse scoperto qualcosa, decise di sciorinare la sua storia.
Una storia certamente contorta, fatta di molteplici scambi di nomi e di persone. Vediamo comunque di capirci qualcosa.
Attorno al 1930, secondo le affermazioni che Arthur Parker (….uno dei fratelli di Butch) fece a Art Davidson, Butch intraprese un viaggio nel Wyoming allo scopo di recuperare parte dell’oro nascosto, frutto di una rapina di molti anni prima. Con quell’oro Butch aveva comperato un ranch presso il Grand Ronde River in Oregon. Butch che a quel tempo aveva superato la sessantina, aveva voluto con se suo fratello Arthur ad occuparsi del ranch e anche alcuni cugini, i McMullin, da Leeds (Utah).
Nel frattempo, un avventuriero, tale Wiliam T. Phillips aveva saputo dell’oro di Cassidy. Costui conosceva assai bene Butch. Dopo aver partecipato alla guerra della contea di Johnson (Wyoming) nel 1892 e dopo le scorrerie con il Wild Bunch, in seguito Phillips, dopo un’ultima romantica visita all’Hole in The Wall (Wyoming), si era ritirato a Spokane nello Stato di Washington.
Saputo del recupero, nella sua mente si fece strada l’idea di poter mettere le mani su una parte di quell’oro viste le ristrettezze economiche in cui si trovava. Aveva infatti perso la sua “Phillips Manufacturing Company”, l’industria da lui fondata nel 1915.
Phillips, nel 1934 organizzò alcune spedizioni, ma per quanti sforzi facesse, non riuscì a localizzare l’oro nascosto da Butch e di conseguenza tornò avvilito dal Wyoming.
Disperato, Phillips nel suo mentale abbattimento, pianificò addirittura il rapimento del figlio di William Hutchinson Cowles, un importante uomo d’affari di Spokane.
Phillips era stato molto legato a Cassidy ai tempi della loro giovinezza, ma ora iniziò a considerarlo come la causa dei suoi guai dato che considerava Butch debitore nei suoi confronti per l’oro nacosto. Sempre più depresso, Phillips pensò di rapire Cassidy con l’intenzione di chiedere un riscatto (la faccenda del rapimento del figlio del trasvolatore CharlesLindberg era ancora viva) o addirittura di ucciderlo una volta che fosse arrivato al suo ranch.


William T. Phillips nel 1912

Phillips, arrivato al ranch, effettivamente uccise un uomo, ma sbagliò bersaglio perché quello non era Butch. Walt McMullin, cugino di Cassidy, affermò che l’uomo ucciso da Phillips era suo fratello Robert Parker McMullin, un minorato mentale di cui Butch assunse l’identità. A quei tempi, nel West spesso i fuorilegge cambiavano spesso i loro nomi con altri nel tentativo di sfuggire alla legge.
Esther Anderson
Nel 1937, dopo la morte per cancro di William T. Phillips, dall’Oregon il vero Butch Cassidy tornò in Nevada dove assunse l’identità di Frank M. Ervin. La cosa è provata perché egli già precedentemente aveva vissuto là con quello pseudonimo. Infatti nell’Ottobre 1932 dai registri c’è la traccia di tale“Frank M. Ervin” registrato a Goldfield (Esmeralda County Nevada) per le votazioni.
Frank Ervin stava ancora vivendo a Golfield nel 1940 quando scrisse da quel posto una lettera al suo vecchio compagno di avventure Matt Warner, un altro del Wild Bunch. La sua ultima lettera da Goldfield è datata primavera del 1941 in cui diceva che stava lasciando quel posto.
Tre anni più tardi, nel 1944, “Frank Ervin” moriva colpito da una puleggia in una miniera a Johnnie ed era stato sepolto nel deserto.
Nel 1937, mentre Butch tornava nel Nevada assumendo lo pseudonimo di “Frank Ervin”, suo fratello Arthur, che aveva condotto il loro ranch in Oregon, tornava a Leeds (Utah) dove con lo pseudonimo di suo cugino Robert Parker McMullin visse sino al 1941, anno in cui anche lui si trasferì in Nevada. Là Butch stava ancora vivendo sotto il falso nome di Frank Ervin.
Arthur Parker e Butch si lasciarono, ma prima si scambiarono le loro “alias”. Butch divenne Bob McMullin mentre Arthur divenne Frank Ervin.
Il 16 Marzo 1944 Arthur Parker, ora alias “Frank Ervin”, moriva a Johnnie colpito alla testa da una puleggia e veniva seppellito in pieno deserto.
Ann Bassett
Non fu quindi Butch Cassidy a morire quel giorno a Johnnie nel Nevada, ma suo fratello Arthur.
Nel frattempo Butch, lasciato Goldfield, arrivò a Leeds nello Utah assumendo l’identità di Robert Mc Mullin della quale Arthur si era liberato. Visto che Butch era più vecchio di 21 anni rispetto a Robert Mc Mullin, egli divenne per tutti “Old Bob”.
Anche Josie Bassett, disse che Butch era morto in Nevada in quella miniera e che sua sorella Ann Bassett aveva visitato la sua tomba. Ann Bassett era stata per un tempo la donna di Cassidy e da lui aveva avuto una figlia, Flossie. Ma quando Kerry R. Boren chiese a Esther Campbell, amica di entrambe se davvero Cassidy era stato sepolto a Johnnie in Nevada, ella rispose che questo era quello che la gente doveva pensare.
Esther Campbell continuò a dire che le sorelle Basset come pure la famiglia dei McMullin, probabilmente per proteggerlo, non hanno mai voluto dire la verità su Butch. Io non so quando e dove Cassidy sia morto, ma è certo che egli era ancora vivo almeno sino al 1953 dato che aveva visitato Ann in ospedale a Craig in Colorado.
Art Davidson passò l’estate e l’autunno del 1956 con Butch (ovvero Old Bob).
La tarda età (90 anni) costringeva Butch a una certa immobilità. Un giorno, appoggiandosi al bastone, Butch condusse Art Davidson dietro la vecchia casa dei Mc Mullin e disse: “Amico mio, qui c’è abbastanza oro da vivere felici per il resto della vita anche se Sundance (Harry Longabaugh) ne ha portato via una certa parte qualche anno fa. Incuriosito Davidson chiese più informazioni in proposito.
Nel 1898, disse Butch, Sundance kid rapinò il treno della Union Pacific vicino Bryan Station (Wyoming). La rapina fruttò circa 85.000 dollari in oro. Sundance era riuscito a scappare e nascondere l’oro nelle montagne. Dopo il suo ritorno dal Sud-America nel 1908 aveva recuperato l’oro e l’aveva di nuovo nascosto sotto il recinto della casa dei McMullin.
Nei primi anni quaranta Sundance era rimasto presso i McMullin il tempo necessario per recuperare parte dell’oro.
Sundance Kid in carcere negli anni 50’
“Ma ne è rimasto abbastanza per vivere felici” disse Butch. Un po’ di attrezzatura di Sundance è ancora qui perché non ha potuto più ritirarla in quanto nel 1945 Sundance uccise il Marshal di Mt. Pleasant (Utah) e ha passato gli ultimi anni della sua vita nella prigione di Stato dove è morto nel 1955. Nessuno sapeva che era il famoso Sundance Kid perché egli era conosciuto col falso nome di Hiram Bebee.
Quando la sua convivente, Glame Heasley morì davanti alle scale della prigione mentre andava a trovarlo, furono trovati 7000,00 dollari nascosti nei suoi vestiti.
Art Davidson seppe da Walt Mc Mullin che Sundance non fu il solo membro della banda a fare visita a Butch a Leeds. Anche Etta Place negli anni quaranta aveva fatto visita a Butch.
Per tutta l’estate e l’autunno del 1956, Butch Cassidy e Art Davidson furono inseparabili. Butch raccontava e Davidson scriveva nel suo book-notes.
Non esiste una pietra tombale onde evitare che la tomba possa essere saccheggiata o manomessa.
Il 10 Dicembre Butch mostrò a Davidson una bellissima sella nel magazzino dove c’erano ancora alcuni attrezzi di Hiram Bebee (Sundance Kid).
“Questa sella un giorno appartenne a Butch Cassidy e voglio che tu la prenda” disse Butch, ma non farci nulla prima che io sia morto.
Una piccola nota, ma allo stesso tempo grande, degna di essere ripetuta è l’affermazione che Old Bob, ovvero Butch Cassidy fece a Art Davidson prima di morire lo stesso giorno, qualche ora dopo.
“Robert LeRoy Parker non è morto a San Vicente (Bolivia) nel 1908 come non morì a Johnnie in Nevada nel 1944”. Questo è quanto affermò Butch.
Butch Cassidy, il fuorilegge che i Pinkerton e le polizie di tutta l’America non riuscirono mai a prendere, morì il 10 Dicembre 1956 a Leeds (Utah) all’età di novant’anni.
Il suo corpo si trova sepolto a Johnnie nel Nevada, accanto al corpo del fratello Arthur in pieno deserto.

Kerry Ross Boren, lo scrittore col quale sono in corrispondenza, conosce il luogo e mi ha promesso di accompagnarmi sul posto il prossimo anno quando tornerò negli Stati Uniti. Il luogo è poco distante da Las Vegas.

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