Le guerre dei Navajo

A cura di Paolo Scanabucci


Guerrieri Navajo – clicca per INGRANDIRE
Gli indiani Navajo ebbero spesso a che fare – e non certo in termini amichevoli – con i vari popoli che si avvicendarono sul suolo americano. Nell’arco di quasi tre secoli i Navajo si scontrarono con gli Spagnoli dalla fine del sedicesimo secolo fino al 1821, poi fu la volta del Governo messicano dal 1821 al 1848. Infine i nativi dovettero vedersela con gli Stati Uniti dopo che questi ultimi si erano appena lasciati alle spalle il conflitto con il Messico (1847-1848).
Questi periodi furono sostanzialmente caratterizzati sia da piccole scaramucce che da grandi spedizioni che i vari governi organizzavano nei territori controllati dai Navajo. Questa nazione indiana, dal canto suo, compiva varie scorrerie anche nei confronti di altre tribù indiane o di insediamenti limitrofi. Chi veniva attaccato rispondeva e questo creava una sorta di faide in serie che non avevano fine. Questo lunghissimo periodo bellico va sotto il nome di guerre Navajo.
Un guerriero Navajo
In quello che definiamo periodo spagnolo ricordiamo Facundo Melgares che condusse due sfortunate spedizioni contro i Navajo che avevano attaccato i coloni del New Mexico. Melgares, che del New Mexico era il governatore, fu costretto a negoziare la pace nell’ottobre del 1821. Osserviamo meglio in dettaglio gli eventi che contraddistinsero questo periodo. Nel 1582 Espejo-Beltrain scoprì pacifici montanari indiani chiamati Querechos. Questa banda non si trattenne molto a lungo nei dintorni di Acoma perché i Querechos erano soliti commerciare con i Pueblo e venivano in loro soccorso in tempi di guerra.
Il 1630 vide un certo Fray Benevides concordare la pace tra i Tewas ed i Navajo.
Tutto il contrario fece il Governatore Luis de Rosa nel 1638, incoraggiando i Navajo a razziare le missioni dei suoi nemici politici, i frati francescani. Tra il 1641 e il 1642 saranno i frati francescani ad organizzare una campagna militare contro i Navajo, bruciando mais, prendendo prigionieri e uccidendo qualche nativo. Due anni dopo, fino al 1647, gli spagnoli combattono i Navajo che vivono lungo il fiume San Juan. Si registrano ulteriori tensioni nel 1659 quando Bernardo Lopez invia 40 militi spagnoli e 800 alleati nei possedimenti Navajo. Nel 1661 Lopez da il via libera all’uccisione e alla cattura di Navajo che verranno venduti come schiavi: i poveri nativi erano venuti a Tewa per commercio. Nel 1669 gli spagnoli attaccano i Navajo vicino ad Acoma. Inevitabilmente i nativi non stanno a guardare. Dal 1677 al 1678 gli indiani attaccano gli spagnoli con determinazione. Questi ultimi a loro volta organizzano tre diverse campagne militari allo scopo di fare terra bruciata e raccogliere quanti più indiani possibile per farne degli schiavi. Nel 1680 sembra che i Navajo si uniscano ai Pueblo. Inizia la grande rivolta sud-occidentale contro gli Spagnoli. Nel 1691 i Navajo mettono in guardia sia Pueblo che Apache che gli Spagnoli muovono contro di loro.Nel 1696 i Navajo incitano altre tribù, insieme ai Tewa, alla rivolta. Comunque tra il 1698 e il 1699 ci fu la fine della grande rivolta del sud ovest: i confini spagnoli rimasero immutati.
Arriviamo quindi al periodo messicano.
Il successore di Melgares, il Governatore Josè Antonio Vizcarra, intendeva confinare i Navajos nei pueblo e convertirli a forza al cattolicesimo. Ma i Navajos fecero fallire l’incontro che si tenne tra i loro capi ed il governatore a Paguate il 12 febbraio 1823, respingendo l’accordo e continuando la guerra. Tra aprile e maggio dello stesso anno furono uccisi 14 messicani tra Socorro e Sabinal. La reazione messicana non si fece attendere poiché l’8 giugno 1823 Vizcarra condusse i suoi uomini in una spedizione attraverso le Chuska, una catena montuosa nel sud ovest degli odierni USA fino agli altipiani degli Hopi, nell’attuale Arizona, poi a nord verso l’Utah, raggiungendo Oljeto Creek, ora la Contea di San Juan. Le truppe di Vizcarra costituite da 1.500 soldati uccisero trentatrè Navajo, dei quali 8 erano donne, e catturarono 30 prigionieri. La spedizione durò 74 giorni e raggiunse il Canyon de Chelly in quello che ora è l’Arizona orientale. Per vendicarsi della spedizione di Vizcarra i Navajo fecero nuovamente delle scorrerie a Socorro. Anche Tome e Albuquerque furono atttaccate. I Navajo raggiunsero la periferia di Santa Fe. Il 1823 segnò l’inizio di un lungo periodo di attacchi e contrattacchi che durò fino al 1848 mentre il Nuovo Messico prendeva prigionieri per farli lavorare come schiavi e i Navajo facevano scorrrerie per liberare la loro gente e prendere del bestiame.


Barboncito e Manuelito

Arriviamo infine al periodo americano.
L’esercito statunitense rilevò nel 1846 dal Messico il controllo del sudovest. Le schermaglie tra i Navajo ed i nuovi civili del Nuovo Messico continuarono. Ci furono dei tentativi di stabilire una pace duratura tra le due parti. Il 21 novembre 1846 a Bear Springs, Narbona ed altri Navajo negoziarono un trattato di pace con il Colonnello Alexander Doniphan. Si era arrivati a questo grazie all’invito di un piccolo gruppo di soldati americani sotto il comando del Capitano John Reid che si era spinto all’interno del territorio Navajo ed aveva preso contatti con Narbona. Il trattato non fu onorato da alcuni giovani Navajo che continuarono le loro scorrerie per rubare bestiame dai mandriani e dai villaggi del Nuovo Messico.
Nel 1849 l’esercito degli Stati Uniti cercò di fare sul serio. Il 16 agosto gli americani intrapresero una spedizione fin nel cuore dei territori Navajo; era una esplorazione organizzata per sbalordire i Navajo con la potenza dell’esercito nord americano.Essi fecero delle mappe della zona e pianificarono la costruzione di forti. La spedizione era condotta dal Colonnello Washington, governatore militare del Nuovo Messico a quel tempo. Le forze comprendevano quasi 1.000 fanti (volontari statunitesi e del Nuovo Messico), centinaia di cavalli e muli, un treno di rifornimenti, 55 scout Pueblo e 4 pezzi di artiglieria. Verso il 29 e 30 agosto dello stesso anno, la spedizione di Washington cominciò ad avere qualche criticità. L’acqua scarseggiava e gli americani razziarono i campi di mais Navajo. Cavalieri indiani si scagliarono a ondate contro le truppe di Wahington per respingerle. Washington arrivò addirittura a pensare che fosse giusto depredare i racccolti dei Navajo perchè questi ultimi avrebbero dovuto rimborsare agli americani il costo della spedizione. Washington arrangiò quindi un incontro tra i suoi ed i Navajo perchè nonostante tutto la pace poteva essere ancora possibile se i capi Navajo avessero acconsentito a firmare un trattato. Fu così che il giorno dopo Capo Narbona, insieme a molti dei suoi, si ritrovò a Canyon de Chelly per i colloqui di pace. Nel trattato gli indiani riconobbero la giurisdizione degli USA consentendo la costruzione di forti e punti di commercio nella loro terra ricevendo solo promesse di un umano trattamento.L’ipocrisia dell’incontro viene subito smascherata: una lite scoppia quando un tizio del Nuovo Messico pensò di aver visto il suo cavallo rubato e provò a rivendicarne la proprietà. I Navajo si difesero sostenendo che il cavallo era passato di padrone in padrone da allora e legittimamente poteva considerarsi loro. Washington, manco a dirlo, si schierò dalla parte dell’uomo del Nuovo Messico. Dato che il Navajo attuale proprietario era fuggito, Washington autorizzò l’alleato del Nuovo Messico a prendere ai Navajo qualsiasi cavallo avesse voluto. Anche gli altri Navajo partirono.Washngton allora ordinò ai suoi soldati di aprire il fuoco. Sette navajo rimasero uccisi nella sparatoria mentre gli altri fuggirono e non poterono essere catturati. Fu allora che una scena orrenda ebbe luogo: capo Narbona ancora morente venne scalpato da un cacciatore di souvenir del Nuovo Messico. L’ira dei Navajo, dopo questa strage, scoppiò irrefrenabile e permise ai loro capi guerrafondai, come Manuelito, di acquisire maggiore influenza in seno alla propria comunità rispetto ai paladini della pace.
Siamo ormai arrivati al decennio che precede la Guerra di Secessione. Nel 1851 il colonnello Edwin Sumner guidò una campagna militare contrò i Navajo, delegando il Maggiore Electus Backus a costruire Fort Defiance nel mezzo di Dine’ bikèyah in territorio Navajo. Il colonnello cercò anche di entrare nel Canyon de Chelly ma la reazione Navajo lo costrinse a ritirarsi.


Delegazione di Navajo a Washington negli anni ’70

Nel 1855 Manuelito e Zarcillos per i Navajo ed Henry L.Dodge, agente indiano, il Governatore Merriweather, il generale John Garland per gli USA firmarono un accordo a Laguna Negra.
Due anni dopo una tremenda siccità colpì i Navajo decimando il loro bestiame e riducendo le risorse agricole. Ciò provocò la carestia nell’inverno 1857-1858. Seguì un periodo di disagio sociale e le tribù circostanti aumentarono i loro attacchi sui Navajo ormai indeboliti che chiesero nel 1858 che Fort Defiance la smettesse di far pascolare le proprie mandrie sulle principali terre Navajo.I soldati uccisero 48 capi di bestiame e 8 cavalli appartenenti a Manuelito. Per tutta risposta gli indiani uccisero i servi dell’ufficiale in comando dato che la domanda di risarcimento per il massacro del proprio bestiame era stata inevasa.L’esercito Usa pretese che l’assassino fosse loro consegnato o avrebbero dato inizio ad una rappresaglia. Il 9 settembre da Fort Defiance partì contro i Navajo la campagna di Miles.
Nel 1860 ebbe luogo quella che fu definita la seconda battaglia di For Defiance.
In quell’anno l’esercito statunitense, i messicano-americani, gli Zuni e gli Ute compirono scorrerie nelle terre Navajo. Questi ultimi uccisero quattro soldati di Fort Defiance in Gennaio. Il 30 agosto Manuelito, Barboncito e 1.000 Navajo attaccarono l’esercito USA nella seconda battaglia di Fort Defiance mentre altri razziavano pecore vicino a Santa Fe. Dall’altra parte fu formata una milizia del Nuovo Messico formata da 400 uomini al comando di Manuel Antonio Chaves che compì scorrerie nelle terre Navajo, seguite da incursioni stavolta organizzate da privati cittadini allo scopo di fare prigionieri. La situazione si faceva sempre più convulsa; per vendicarsi dell’attacco a Fort Defiance, a Ottobre partì la Campagna Canby. Nei successivi mesi sette spedizioni militari uccisero 23 Navajo. Nel 1861 fu firmato un trattato a Fort Fauntleroy che in seguito venne chiamato Fort Wingate.
Il 24 febbraio Fort Defiant fu dismesso. Le scorrerie continuarono tra gruppi di cittadini e guerrieri navajo. A seguito di una presunta gara di cavalli truccata tra Navajo e volontari del Nuovo Messico a Fort Wingate scoppiò una lite in agosto e Manuel Antonio Chaves dei Volontari del Nuovo Messico finì per ordinare ai suoi uomini di sparare ai Navajo. L’incidente irritò fortemente i Navajo che ripresero le scorrerie nel Nuovo Messico. Nel 1862, ormai in piena guerra di secessione, le forze sudiste si spinsero attraverso il Rio Grande fino al Nuovo Messico ma furono ricacciate nel Texas dai nordisti, i volontari del Colorado, con l’aiuto di unità di volontari del Nuovo Messico. Al sopraggiungere dei volontari della California al comando del Generale James H.Carleton, Fort Wingate venne riedificato a Ojo del Oso (in precedenza Fauntleroy). I Navajo approfittarono dei movimenti delle truppe Confederate per un escalation dell’azione militare. I cittadini si lamentarono presso il Governo che i Navajo e gli Apache rubarono 30.000 pecore nel 1862.
Nel 1863 prese il via la Campagna di Carson. I raid tra Navajo e milizia del nuovo Messico continuavano ed il Governatore del distretto militare, Generale Henry Carleton, intimò la resa a 18 capi Navajo entro il 20 luglio dello stesso anno e a trasferirsi a Fort Sumner a Bosque Redondo. A luglio, agli ordini del Generale Carleton, il colonnnello Kit Carson cominciò una campagna simultanea contro gli Apache Mescalero e i Navajo. In una serie di raid e schermaglie le truppe di Carson ebbero il sopravvento su Navajo e Apache e li trasferirono a Bosque Redondo. Con i suoi uomini Carson diede la caccia ai Navajo uccidendone e catturandone alcuni tra il settembre del 1863 ed il gennaio del 1864. I raccolti vennero bruciati, il bestiame confiscato e gli hogan, tipiche capanne navajo, bruciati. Carson tentò di catturare una roccaforte Navajo nella battaglia di Canyon de Chelly. Per gli indiani non fu una completa disfatta ma molte delle loro proprietà vennero distrutte.

La lunga marcia del 1864.
Senza più cibo e riparo dai lunghi inverni, perennemente inseguiti dall’esercito USA, i Navajo cominciarono ad arrendersi a piccoli gruppi.
Dal Gennaio 1864 varie bande ed i loro capi – Barboncito, Armijo e alla fine nel 1866 anche Manuelit – si arresero o furono catturati ed intrapresero quella che va sotto il nome di Lunga Marcia verso la riserva di Bosque Redondo a Fort Sumner nel Nuovo Messico.
Un vecchio Navajo disse a tal proposito:
“A passo lento viaggiammo verso est dagli odierni Gallup e Chusbbito, Bear Spring, che ora è chiamato Fort Wingate. Ci chiedete se ci trattarono bene? Se c’era spazio, i soldati mettevano le donne ed i bambini sulle carovane. Qualche soldato lasciava persino che i bambini cavalcassero sul proprio cavallo dietro di loro.. Non ho mai capito la gente che una volta ti uccide ed il giorno dopo gioca con i tuoi figli…”

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