Imboscata al Cooke’s Canyon

A cura di Denis Giotta

27 Agosto, 1861. Gli anni della Guerra Civile videro un incremento dei migranti sulle piste che portavano all’Ovest, in fuga dal conflitto.
Allo stesso tempo, la scoperta di giacimenti d’oro e d’argento nel Sudovest contribuirono ad aumentare le finanze di cui l’Unione aveva bisogno per sostenere la guerra e spedizioni di prezioso minerale prendeva la via al contrario, verso l’Est.
Il territorio diventò teatro di battaglia tra le forze unioniste e confederate, mentre gli Apaches, dal canto loro, aumentarono il peso delle loro razzie ai danni dei coloni. Nel pieno delle turbolenze della guerra, molti coloni del territorio del New Mexico decisero di tornare a Est. Nell’Agosto 1861, un gruppo di residenti favorevoli alla Confederazione dell’area di Tucson, Sonoita e Tubac, nell’attuale Arizona, si radunarono in convogli, il principale dei quali era guidato da Felix Grundy Ake e William Wadsworth. A Tucson, Moses Carson, un fratellastro del famoso Kit, si unì a loro. A metà mese, la carovana intraprese la pista verso Est, composta di sei carri doppi e un grande carro singolo, trainati da buoi, due calessi e una mandria di 800 vacche, oltre ai cavalli e un numeroso gregge di pecore e capre. Nella carovana viaggiavano 24 uomini, 16 donne e 7 bambini.


La carovana

Nella sera del 26 Agosto, presso la stazione abbandonata sul Mimbres River nel New Mexico, furono raggiunti da un eccitato uomo di nome Eugene Zimmer. Era un macellaio tedesco che raccontò, in un inglese stentato, di essere stato attaccato dagli Apaches nel vicino Cooke’s Canyon, mentre conduceva un gruppo di vacche a Pinos Alto. Secondo la sua testimonianza, gli Apaches avevano teso loro un’imboscata, ucciso dei mandriani messicani e rubato la mandria, mentre lui era fuggito per il rotto della cuffia. Consigliò ai migranti di cambiare strada, ma Ake e Wodsworth non si fidarono, pensando che l’uomo volesse attirarli in una trappola, da un’altra parte.
Il mattino dopo, la carovana proseguì il viaggio, inoltrandosi nel Cooke’s Canyon. Al contrario di ciò che pensavano, 200 guerrieri apache al comando di Cochise e Mangas Coloradas li stavano effettivamente aspettando. Nello stretto canyon, i cowboys guidarono la mandria e le greggi davanti alla carovana, mentre Wadsworth e Ake fiancheggiavano il pesante carro di testa, con la maggior parte delle donne e i bambini nel carro di coda.
Nel punto più stretto del canyon, presso il suo sbocco orientale, non c’era spazio sufficiente per far passare due carri affiancati. Uno dei cavaliere in testa, Tommy Farrell, si fermò all’improvviso e lanciò l’allarme. Due corpi nudi giacevano ai bordi della pista, il tedesco non aveva mentito. Quando la notizia si diffuse nella carovana, alcuni uomini della retroguardia voltarono i cavalli e fuggirono. Tra loro c’era Sam Houston, un nipote dell’omonimo grande texano. La diserzione lasciò sul campo soltanto 17 uomini in grado di combattere.


Il momento dell’attacco alla carovana

Dopo qualche tempo, non succedendo nulla, la carovana ripartì. Proprio mentre passavano nel punto più stretto del canyon, una scarica di fucileria partì dai fianchi rocciosi della gola, esplosa da una cinquantina di Apaches armati di carabine, mentre decine di frecce oscurarono il cielo. John St. Clair e James May, che guidavano il gruppo, furono uccisi all’istante. Parte della mandria, colta dal panico, tornò indietro e bloccò l’avanzata dei carri, rendendo nel contempo molto difficoltosa ogni manovra. William Redding e pochi altri uomini eseguirono una carica verso gli Indiani, per attirare su di loro l’attenzione mentre Jack Pennington organizzava il circolo dei carri. Non potendo porre i carri in circolo, Pennington optò per una sorta di triangolo, creando un fortino nel quale difendersi. Non appena la prima fila schierata di americani si ritirò indietro nel canyon, gli Apaches si fecero avanti per saccheggiare il carro di testa, dando il tempo sufficiente agli uomini assediati di scappare con il calesse di Ake e due carri. Robert e America Phillips, nel carro di testa, fecero appena in tempo a prendere il loro bambino e fuggire verso il fortino creato da Pennington con gli altri carri. Un proiettile spezzò una gamba di Redding, il quale resistette in sella finchè altri colpi lo uccisero. Carson, Ake, Wodsworth, Nathaniel Sharp e un indiano chiamato Chickasaw Brown combattevano con determinazione al riparo dei carri, esplodendo numerosi colpi di fucile.


L’attacco dei guerrieri Apache

Mentre stava ricaricando il moschetto, Jim Cotton fece inavvertitamente partire il colpo e l’asta di carico gli trafisse la gamba. Sharp si prese un dardo nella gola, appena sotto l’orecchio, estrasse l’asta e continuò a sparare, con la punta affondata nella carne. Jack, il bulldog del giovane Jeff Ake, corse a capofitto verso gli Apaches e saltò nella mischia, azzannando un guerriero alla gola e facendolo stramazzare al suolo. Un altro Apache gli scagliò contro una freccia. Jack e l’apache morirono insieme.
Gli Indiani erano per lo più impegnati a radunare la mandria, il loro principale obbiettivo. Quando riuscirono a portarla via, Ake e Wodsworth uscirono dal fortino e risalirono un colle per avere una visuale migliore e colpire meglio gli assalitori. Wodsworth fu colpito da un paio di proiettili e Nat Sharp, nonostante la ferita alla gola, corse ad aiutarlo, riportandolo indietro. Grundy Ake era rimasto solo sul colle, appiedato e quasi circondato dagli Apaches, ma Tommy Farrell corse a sua volta in suo aiuto, uccidendo un apache ma venendo colpito a sua volta alla schiena. I due si trascinarono verso i carri, ma prima di giungervi Farrell svenne e Ake cercò scampo da solo, fuggendo verso i carri. Wadsworth fu trasportato indietro sull’ultimo carro, dove stavano le donne e i bambini. Approfittando di un attimo di tregua, un guidatore riuscì a girarlo e fuggire verso il Mimbres River. Gli Apaches, impegnati dalla mandria e dal fuoco rivolto contro di loro dagli assediati nel fortino, lo lasciarono andare.

La battaglia continuò in uno sporadico scontro tra cecchini. Gli Apache avevano ottenuto quello che volevano e non intendevano rischiare per uccidere altri americani. Gli americani credevano che Tommy Farrell, il cui corpo giaceva a poca distanza dai carri che formavano il provvisorio fortino, fosse morto, ma ad un certo punto sentirono le sue grida d’aiuto. Pennington e Sharp uscirono per andare a riprenderlo, minacciando gli altri che avrebbero sparato loro se avessero tentato di scappare prima del loro ritorno. Tornarono con il ferito e poco dopo organizzarono una ritirata verso la retroguardia della carovana. Un giovane messicano di nome Mariano Madrid uccise un Apache e gli Indiani decisero di andarsene con il loro bottino di 400 vacche e 900 pecore.
La battaglia terminò con quattro americani uccisi e otto feriti, mentre forse cinque Apaches furono abbattuti dai coloni.
Dopo la partenza della carovana Ake-Wadsworth dal Mimbres River, il macellaio tedesco Eugene Zimmer si diresse a Pinos Alto, avvertendo l’Arizona Guards del capitano Thomas Mastin, un distaccamento di 35 uomini appartenenti all’esercito confederato. I soldati mossero immediatamente verso Cooke’s Canyon e, sulla strada, recuperarono prima i disertori del gruppo, poi il carro con le donne, i bambini e Wodsworth. Poco tempo prima, l’uomo era spirato tra le braccia della moglie. Continuarono verso il canyon, ma prima di giungervi incontrarono i sopravvissuti all’imboscata che, nel frattempo, erano tornati indietro con i carri che gli rimanevano.


Sotto scorta fino alla stazione di posta

I coloni furono scortati alla vecchia stazione di sosta dove avevano bivaccato la sera prima, mentre il capitano guidò alcuni soldati e volontari sulla pista dei razziatori, riuscendo a raggiungerli nelle Florida Mountains e recuperando le vacche che avevano rubato, dopo una breve battaglia in cui uccisero otto Apaches. Sulla via del ritorno, passando per Cooke’s Canyon, seppellirono i corpi degli americani uccisi e trovarono parte del gregge in una gola laterale, dove un cane lo stava tranquillamente sorvegliando. Altri animali in fuga furono recuperati nei giorni successivi.
Qualche giorno dopo, un altro drappello di soldati confederati, al comando del tenente James Tevis, raggiunse Cooke’s Canyon e sistemò con delle pietre le tombe dei coloni uccisi che, nel frattempo, erano stati disseppelliti dagli animali selvatici. Andarono poi alla stazione sul Mimbres River e scortò i sopravvissuti della carovana fino a Las Cruces, nel New Mexico.
Passando per il canyon, i coloni resero omaggio ai compagni caduti e recuperarono le poche cose che ancora rimanevano nei carri saccheggiati.

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