Mascots, animali alla guerra (civile)

A cura di Renato Panizza

Quando Johnny Reb e Billy Yank partirono per la guerra portarono con sé delle bestiole… e gli eserciti si popolarono di animali!
I più disparati: da cani e gatti (che erano la maggioranza) a procioni, tassi, scoiattoli, asini, pecore, capre e pennuti vari… ma anche orsi!
Alla fine di Ottobre del 1861 il rapporto dopo un’azione dell’Esercito nordista nel Kentucky includeva nella lista dei prigionieri… “34 uomini, 52 cavalli, 10 muli… e un grosso orso”!
Il 12° Wisconsin di Fanteria, oltre ai procioni ebbe anche un orso che pesava più di 150 Kg e anche una brigata del Minnesota aveva un giovane orso che, si dice, partecipò a ben dodici combattimenti, uscendone indenne. Molti di questi animali divennero vere e proprie “mascots” del Reggimento.
Accudite e tenute dai soldati come simbolo, a significare l’unità del Reggimento e il suo orgoglio, le mascots erano anche portafortuna, assumendo ognuna di loro, a seconda della specie, valori simbolici magici,“sciamanici”: il cane la lealtà, la protezione, l’abilità; il gatto la magia, il mistero, la fiducia; l’aquila la forza, la velocità, l’illuminazione, la guarigione; il tasso l’aggressione, l’astuzia; l’orso la forza, la sopportazione, la saggezza; il procione il travestimento, la destrezza; la pecora la fiducia, l’equilibrio…


Grace(a sinistra), iera il cane mascotte del 1° Maryland, Reggimento sudista

Molti altri rimasero di personale proprietà dei soldati, dalla truppa fino ai Generali di più alto comando, come animali da compagnia, per ricordare gli affetti famigliari abbandonati partendo per la guerra.
Tutti, comunque, contribuirono a rendere meno triste e noiosa la vita di campo, durante i lunghi giorni di attesa prima di muoversi e di combattere; il solo fatto di doversene occupare rinsaldava l’unità tra i soldati e contribuiva a far passare piacevolmente il tempo.
E gli animali ricambiavano con il loro calore e la loro simpatia. Durante la battaglia rimanevano per lo più nel campo ad aspettare il ritorno del padrone, ma altre volte (e le Mascots sempre!) “marciavano” in battaglia anch’essi!


Sallie riposa alla base del monumento eretto a Gettysburg

Alcuni animali vennero portati con sé per la loro utilità pratica.
Lo stesso Generale Lee, durante la campagna di Pennsylvania del 1863, teneva sotto la sua tenda, in un piccolo nido, una gallina ovaiola che tutte le mattine gli forniva un bell’ovetto fresco!
Durante la battaglia di Gettysburg la gallina sparì, causando la disperazione dei sorveglianti del campo finché non venne ritrovata. Durante la ritirata conseguente alla battaglia persa, viaggiò in tutta sicurezza sul carro del Quartier Generale.
La Compagnia A di Fanteria sudista del 43° Mississippi possedeva un cammello di nome “Old Douglas” che venne assegnato dal Colonnello Moore alla banda musicale del Reggimento, per il trasporto di strumenti e bagagli. Tutto il Reggimento venne subito soprannominato “the camel regiment”. Il soldato addetto alla sua custodia aveva provato a mettergli delle catene per evitare che scappasse, ma Old Douglas le rompeva sempre per andarsene a pascolare in giro.
I cavalli avevano paura di quello strano “mezzo di trasporto” che non avevano mai visto prima e il Comandante aveva ordinato di non farlo mai entrare nell’accampamento per evitare problemi.


Il Pellicano, simbolo della Louisiana, è nella bandiera della Compagnia K del 3° Fanteria

Quando il 43° si aggregò all’Esercito di Sterling Price che operava nella zona di Iuka e Corinth nel 1862 e dopo una lunga marcia gli uomini misero il campo, a causa del buio, il conducente del cammello non si accorse che si era avvicinato troppo all’accampamento: i cavalli fiutarono il cammello e incominciarono a fuggire terrorizzati in tutte le direzioni rompendo gli steccati e calpestando ogni cosa. Fu un parapiglia generale e gli uomini cercarono di ripararsi sugli alberi.
Alla fine si contarono molti feriti e alcuni cavalli morti.
E la battaglia di Corinth non era ancora cominciata!
Successe così che alcuni Reggimenti divennero famosi più per le loro bizzarre “mascots” che per le imprese militari compiute.
Mascots o “di compagnia” che fossero, tutti contribuirono a rendere meno noiosa la vita nei lunghi giorni di attesa nei campi, specialmente d’inverno. Ad alcuni di loro venivano insegnati dei giochetti per divertirsi e tirare su il morale.
Il 9° Connecticut di Fanteria nordista possedeva un maialino che invece di finire arrosto venne chiamato Jeff Davis (ndr: nome del Presidente Confederato) e imparò a stare in piedi sulle zampe posteriori tenendo in bocca una pipa. Tenne uno show durante un’ispezione del comandante e il Generale rimase estremamente divertito da tutti i “numeri” e le buffonate che quel maialino aveva imparato a fare.
Custer e il suo cane
Un altro animale che evitò la padella fu un galletto del 3° Tennessee (CSA): quando lo misero insieme ad altri galletti si fece così battagliero che i soldati lo presero in simpatia e tutti i polli vennero cucinati… meno lui, che fu chiamato “Jake” ed elevato al ruolo di mascot del Reggimento. Divenne un vero “professionista”; presto arrivarono altri galletti di altre Unità e lui vinse sempre gli scontri, facendo guadagnare un bel gruzzolo ai soldati della “sua” Compagnia. Lo portarono anche in azione: fu presente con i soldati nelle trincee durante l’assedio a Fort Donelson nel 1862 e si dice che quando le granate stavano per arrivare Jake le sentisse in anticipo e si mettesse a strillare.
Quando il Reggimento venne interamente catturato, Jake accompagnò i suoi soldati nella prigione di Camp Douglas. Mentre procedevano gli Yankees li schernivano e Jake rispondeva loro con un urlo acuto e i sudisti gli facevano eco con il “grido dei ribelli”.
Quando dei prigionieri del 3° Tennessee vennero scambiati, Jake andò con alcuni di loro a Conersville, nel Tennessee, e quando morì lo seppellirono in un cofanetto con tutti gli onori.
Non andò altrettanto bene ad un bue sbandato che nei pressi di Spotsylvania iniziò a seguire gli uomini di una Compagnia nordista. Gli uomini avevano incominciato ad affezionarsi a quell’animale e pensavano di prenderselo come mascot, ma il cuoco del Reggimento fu di tutt’altro parere e ne fece delle bistecche. Con grande desolazione dei soldati… o almeno di alcuni.
Il cane del 7° Illinois
Il soldato semplice Tinker del 42° New York catturò un piccione a Kalorama Heights in Virginia e i suoi compagni accettarono di farne una mascot: il piccione sopravvisse a tutte le battaglie che combatté il Reggimento, comprese quelle terribili di Antietam e Wilderness.
Gli artiglieri sudisti “Richmond Howitzers” si portavano in campo un grosso corvo nero oltre alla loro mascot ufficiale che era un cane. I soldati erano così affezionati a questo volatile che quando morì gli fecero un funerale con tanto di spari a salve del plotone d’onore. C’è da non crederci!
Ma, a proposito di pennuti, la più bella viene dal 8° Wisconsin, un Reggimento che operò nello scacchiere occidentale della guerra e che partecipò alla presa di Vicksburg sul Mississippi con il XV Corpo del Generale Sherman, nell’Armata di Grant. Possedeva addirittura un’aquila, che fu certamente la più famosa mascot della Guerra Civile. Un indiano Chippewa, di nome Chief Sky, aveva catturato nel Wisconsin settentrionale un giovane aquilotto ed era riuscito ad addomesticarlo. Lo chiamò Me-kee-zeen-ce. In seguito l’aquilotto passò ad un agricoltore di nome McCann, che a sua volta lo vendette per $ 2,50 ad un certo S. M. Jeffers che stava cercando una mascot da dare a un Reggimento. Così Me-kee-zeen-ce arrivò al 8° Wisconsin e prese il nome di “Old Abe”, in onore di Abramo Lincoln.
E il Reggimento fu subito chiamato “the eagle regiment”! L’aquila fu impastoiata su un trespolo in cima a un paletto e affidata alle cure del soldato semplice James McGinnus. Si acclimatò talmente bene tra i soldati che spesso durante le marce e le esercitazioni veniva lasciata libera di farsi dei voli. Non solo: le veniva anche permesso di gironzolare per l’accampamento per rubacchiare qua e là del cibo tra le tende. Pare che il suo “piatto preferito” fosse il coniglio ucciso di fresco. Si dice che ogni tanto fosse stata vista tra le bottiglie di brandy! Durante i combattimenti la lasciavano libera e lei volava molto in alto, fuori tiro, lanciando gridi acuti. L’aquila era ben nota ai ribelli, che la chiamavano “quella poiana yankee”, e cercarono invano di catturarla e di ucciderla, ben consci dell’effetto negativo che ciò avrebbe avuto sul morale degli uomini. Old Abe partecipò alla bellezza di una quarantina tra vere battaglie e semplici scaramucce e riuscì a portare le penne a casa!


Anche in Marina c’era la consuetudine di imbarcare animali da compagnia

Old Abe fece molte apparizioni pubbliche durante la guerra, grazie alle quali vennero raccolti fondi per l’assistensa dei soldati e per la Sanità: si vendettero centinaia di sue fotografie e divenne una vera “star”.
Si ritirò dal “servizio attivo” nel settembre del 1864 e fu di proprietà dello Stato del Wisconsin che la tenne ben nutrita ed accudita in un edificio della Capitale tutto per lei. Quando nel 1881 scoppiò un incendio, l’aquila fu tratta in salvo, ma perì ugualmente per i fumi inalati. Aveva circa una quarantina d’anni. Fu imbalsamata e conservata nel Campidoglio della Capitale dello Stato, ma per un altro incendio, nel 1904, andò purtroppo perduta del tutto.
Tra tutti gli animali che “a loro modo” andarono alla guerra, un posto di primo piano lo occupano certamente i cani.
Non tanto perché furono i più presenti in termini di numero o per le abilità che dimostrarono, ma per il rapporto affettivo con i soldati, per l’ineguagliabile legame che si instaura tra l’uomo e il cane.
E innumerevoli furono i Reggimenti che li possedettero.
Louis Pfieff era un soldato nordista del 7°Illinois che all’arruolamento si era portato dietro il suo cagnolino, e cadde nella battaglia di Shiloh nel 1862. Quando dopo la battaglia giunse la moglie speranzosa di riavere il corpo del marito, nessuno riuscì a trovarlo. Fu lei a trovare il cagnolino nei boschi e questo la guidò fino al corpo di Louis, che aveva vegliato per giorni interi, allontanandosi solo per cercare cibo.
Il 102° Pennsylvania aveva un Bull Terrier bianco e marrone di nome Jack che riconosceva i richiami della tromba e obbediva solo agli uomini del suo Reggimento. Dopo le battaglie andava a cercare i feriti e i morti del suo Reggimento e una volta, quando venne catturato, i soldati, pur di riaverlo, lo scambiarono con un prigioniero sudista. Gli furono talmente affezionati che commisero lo sbaglio di regalargli un collarino d’argento. Dopo poco il cane sparì e non venne più trovato.
I cani mascots, durante le parate avevano appreso come sfilare con ordine assieme ai soldati.
Il 69° NewYork aveva due Lupi irlandesi che sfilavano vestiti di una giacchetta verde con scritto il numero “69” in caratteri dorati e marciavano sempre dietro le bandiere del Reggimento.
Frank era la mascotte del 2° Kentucky (CSA) e seguiva i soldati portandosi sulla schiena uno zainetto con le sue razioni.


I soldati si divertono con alcuni galletti da combattimento

Il 5° Connecticut aveva un grosso Terrier marrone-giallastro che possedeva il talento di capire a chi dovesse stare vicino: quando marciava il solo Plotone si metteva alle calcagna del Tenente; se usciva la Compagnia lasciava perdere i Tenenti e si collocava vicino al Capitano; e nella parata con tutto il Reggimento… ovviamente aveva capito che chi comandava era il Colonnello e seguiva quello!
“Stonewall Jackson” fu il nome che i Richmond Howitzers diedero al loro cane; gli insegnarono persino a marciare con una pipa in bocca.
Ma le Mascots entravano anche in battaglia con i soldati, in prima linea, e spesso morivano.


Un cagnolino vigila il corpo del suo padrone

Alcuni, come “Major” del 10° Maine, diventavano furiosi quando cominciavano ad arrivare i proiettili e abbaiavano per tutta la durata della battaglia; altri si lanciavano all’assalto davanti ai soldati rischiando almeno tanto quanto loro di essere colpiti.
Sallie, un Staffordshire Bull Terrier femmina, entrò con il Tenente William R. Terry nell’11° Pennsylvania quando era appena un cucciolo di quattro settimane. Così crebbe con il Reggimento. Al mattino era la prima ad alzarsi al rullo dei tamburi per la sveglia; accorreva al campo per l’adunata e poi partecipava alle esercitazioni. Dormiva presso la tenda del Tenente (che divenne poi Capitano), dopo aver fatto alla sera un bel giro d’ispezione. Alle parate si piazzava vicino alle bandiere e non le mollava più. Nella Primavera del 1863, quando il Reggimento sfilò di fronte ad una componente governativa, si vide un uomo alto che con un sorriso negli occhi al passaggio di Sallie alzò il cappello: era Abramo Lincoln.


Ancora Custer con i suoi cani

Sallie partecipò a tutte le principali battaglie con l’Armata del Potomac nel Maryland e nella Virginia e anche a Gettysburg, dove fu trovata dalla squadra medica alla fine della battaglia, in un bosco di querce; era data per dispersa o morta quando il suo Reggimento si era dovuto ritirare, ma Sallie era rimasta in mezzo al fumo e al caos a far la guardia ai morti e a dar conforto ai feriti a Oak Ridge. Fu quasi un miracolo se sopravvisse in quei tre terribili giorni di battaglia. A Spotsylvania ricevette “il segno rosso del coraggio”; fu ferita al collo, ma guarì.


Old Abe, l’aquila più famosa d’America

In un attacco alle trincee di Petersburg, il 5 Febbraio 1865, la seconda ondata dell’11°Pennsylvania che avanzava la vide colpita a morte da un proiettile alla testa. Alcuni soldati, con le lacrime agli occhi, incuranti della grandine di proiettili, la seppellirono pietosamente nel luogo dove era caduta.
Ma anni dopo, nel 1890, i veterani del Reggimento fecero erigere a Gettysburg un monumento in onore dei loro caduti e vollero che fosse raffigurata anche lei, Sallie, la loro amata e mai dimenticata mascot.

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Commenti

Una risposta a “Mascots, animali alla guerra (civile)”

  1. Xserses, il 25 febbraio 2014 16:52

    Belissimo articolo e belle foto. Francamente mi sono un poco commosso nel leggere queste storie di… animali, pensando anche alla mia bellissima e stupenda gatta che mi è morta con grandissima pena. Grazie all’Amministratore Sig. Mura e a tutti i suoi collaboratori che mi fanno rivivere tantissime emozioni!

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