L’assalto alla diligenza

A cura di Federico Boggio Merlo

Nel West, era molto più probabile che chi affrontava un viaggio in diligenza potesse perdere la vita per via di un incidente, o magari per avere bevuto acqua contaminata o, ancora, avere consumato del cibo andato a male durante un pasto in una stazione di sosta, piuttosto che a causa delle pallottole sparate da un fuorilegge, a dispetto di quanto si crede oggi e a prescindere da quanto le esigenze sceniche del cinema ci hanno tramandato.
La realtà vera, quella vissuta faticosamente giorno per giorno in una frontiera che era comunque pericolosissima, ci consegna la versione autentica delle cose… Morire durante un assalto alla diligenza era un’ipotesi remota.
Vediamo insieme, dunque, ciò che accadde alla scorta e al guidatore della famosa diligenza di Deadwood, la Monitor, una diligenza protetta da guardie armate e che era ritenuta inattaccabile.
Il 26 settembre 1878 la Monitor cadde in un’imboscata alla Canyon Springs Station, un posto nella prateria dove le diligenze sostavano per meno di dieci minuti, il tempo necessario per sostituire i cavalli sfiancati con altri freschi.


La diligenza di Deadwood – clicca per INGRANDIRE

Charles Cary e la sua banda, che avevano pianificato l’attacco alla diligenza con estrema cura, avevano preso il controllo della stazione di sosta e tenevano prigioniero William Miner, il responsabile della stazione, nel fienile della stalla. I banditi, in attesa dell’arrivo della diligenza, avevano aperto delle feritoie staccando una parte degli infissi delle pareti della stalla, e si preparavano ad aprire un fuoco devastante.
Quel giorno alla guida della Monitor c’era Gene Barnett, e la diligenza era scortata da Gale Hill, Eugene Smith e Scott “Quick Shot” (“spara veloce”) Davis. Il passeggero Hugh Campbell non sapeva che il biglietto che aveva acquistato per il suo viaggio comprendeva anche un vero e proprio ballo con il diavolo.
Quando la Monitor raggiunse la stazione, Hill scese per fissare le ruote della diligenza con dei blocchi, in modo che il mezzo non si muovesse. Diede una voce a Miner, ma la risposta furono colpi di fucile, e da quel momento il piombo rovente iniziò a fischiare dappertutto.


Passeggeri immobili sotto la minaccia delle armi

Hill, ferito a un braccio, rispose al fuoco fino a quando non venne colpito in pieno petto da un proiettile che gli perforò il polmone sinistro. Prima di perdere i sensi a causa della perdita di sangue, riuscì comunque a ferire due o tre banditi.
All’interno della diligenza, investiti da un fuoco infernale, anche Campbell e Smith furono feriti, mentre Davis, tenendo fede al suo soprannome, rispondeva ai colpi sparati dai banditi con una vera e propria tempesta di pallottole. Iniziò anche a trascinare Campbell cercando di portarlo al riparo di un albero, ma durante il tentativo Campbell venne ucciso.
I rapinatori fecero prigioniero il guidatore della diligenza, Gene Barnett, e servendosi di lui come scudo resero impossibile a Davis di continuare a sparare. A questo punto, pertanto, Davis non poté fare altro che abbandonare il campo, lasciando i banditi alle prese con la cassaforte ‘a prova di scasso’ della diligenza, che alla fine i malviventi riuscirono ad aprire dopo avere trafficato duramente un paio d’ore. I rapinatori si impadronirono del bottino, legarono i sopravvissuti con solidi nodi e si diedero rapidamente alla fuga. Dopo un po’ di tempo Miner riuscì infine a liberarsi e corse alla stazione successiva per dare l’allarme.
La sparatoria con i banditi
A tutti gli effetti, Hill avrebbe dovuto essere morto, ma in realtà poté ritenersi estremamente fortunato, perché riuscì ad arrivare vivo all’ospedale di Deadwood e sopravvisse, nonostante le gravi ferite riportate nello scontro a fuoco con i banditi.
Il proiettile che aveva conficcato nel braccio venne fuori da solo nel giro di un paio d’anni, mentre la ferita al polmone non guarì mai del tutto. Nonostante questo, successivamente Hill trovò lavoro come vice sceriffo e nel 1882 si sposò.
Senza dubbio, le ferite che aveva riportato durante l’attacco alla diligenza si erano prese molti anni della sua vita, ma almeno era riuscito a sopravvivere per raccontare la storia.
Quando Gale Hill fu ferito durante la rapina alla diligenza rimase senza cure per diverse ore, e il fatto che non morisse dissanguato per via delle serie ferite provocate dal colpo di fucile fu un vero e proprio miracolo.
I documenti dell’epoca non ne parlano, ma molto probabilmente William Miner riuscì a fasciare strettamente Hill prima di correre a chiamare soccorso, in modo da tamponare le ferite applicando su di esse una forte pressione. Inoltre, probabilmente Miner riuscì anche a togliere eventuali schegge o corpi estranei dalle ferite, facendo tutto ciò che era nelle sue possibilità per ridurre la perdita di sangue di Hill.
Alcune ore più tardi, arrivati i soccorsi, Hill venne finalmente caricato su un carro, che si diresse lentamente verso la stazione successiva procedendo traballante lungo sentieri sterrati e sconnessi. Qualsiasi passeggero avrebbe patito non poco per via degli scossoni, e a maggior ragione un passeggero ferito, che avrebbe anche potuto morire se le ferite si fossero riaperte.
Quando si trovò davanti al dottore, con ogni probabilità Hill fu sottoposto a una trasfusione di sangue, una pratica piuttosto comune fin dalla fine del XVII secolo, e il medico gli richiuse le ferite con punti di sutura o cauterizzandole.


Il dottore provvede ad una blanda “anestesia”

Per non correre inutili rischi, il dottore preferì lasciare il proiettile (o i suoi frammenti) nel braccio di Hill, mentre la pallottola che aveva colpito Hill al petto o era uscita trapassando il corpo o venne asportata chirurgicamente.
Nonostante l’intervento del medico, comunque, le condizioni del ferito erano estremamente gravi e la sua vita rimase per parecchio tempo in serio pericolo; la ragione per cui Hill riuscì infine a sopravvivere fu dovuta in massima parte alla sua costituzione di ferro e alla sua volontà di vivere, due cose che sono e saranno sempre due tra gli strumenti più importanti per la sopravvivenza.

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