Attacco alla carovana Warren

A cura di Sergio Mura


Il Generale William Tecumseh Sherman visitò il Texas nel 1871 per indagare su una serie di denunce che erano state fatte dalla popolazione bianca contro gli indiani della riserva di Fort Sill.
Il Governo centrale, fino a quel momento aveva tentato di circoscrivere e tenere a bada le intemperanze delle bande di guerrieri indiani attraverso una rete di postazioni fortificate poste strategicamente tutto intorno al Territorio Indiano (le riserve) e attraverso l’affidamento delle agenzie indiane alla “Society of Friends”. Questo approccio, sostanzialmente e ufficialmente pacifico, non aveva però sortito l’effetto desiderato.
Sherman partì da San Antonio il 2 maggio 1871 accompagnato dal Maggiore Randolph B. Marcy, ispettore generale dell’esercito, da due aiutanti e da diciassette soldati a cavallo del X Fanteria (erano i soldati di colore chiamati Buffalo Soldiers). Viaggiò in direzione nord passando per i forti Concho, Griffin e Belknap, per arrivare infine il 17 maggio a Fort Richardson, l’avamposto più settentrionale della frontiera del Texas.


I Buffalo Soldiers di scorta al Generale Sherman

Per tutto il lungo viaggio Sherman ed i suoi soldati non ebbero modo di vedere alcun indiano, al punto che il generale iniziava a convincersi che i rapporti densi di allarme scritti e inviati dai texani fossero in realtà almeno in buona parte ingiustificati.
Il 15 maggio, invece, oltre un centinaio di guerrieri Kiowa, Comanche, Kiowa-Apache, Arapaho e Cheyenne, tutti dell’agenzia indiana di Fort Sill, attraversarono senza alcun preavviso il Red River in Texas. Satank(Sitting Bear), Satanta (White Bear), Addo-etta (Big Treeqv) e Maman-ti (Skywalker) erano a capo di questa grossa banda di indiani.
Il 16 maggio il “war party” (gruppo di guerra) raggiunse il Flint Creek nella Salt Creek Prairie (Young County), a otto miglia ad est di Salt Creek e venti miglia a ovest di Fort Richardson.
Il giorno successivo lasciarono passare senza disturbarla la piccola colonna del generale Sherman lungo un percorso che distava appena mezzo miglio dal luogo in cui i guerrieri si erano nascosti.


Il carro su cui viaggiava Sherman

Alcuni informatori indiani, in seguito, ebbero a testimoniare che tale decisione era stata motivata da una visione avuta da Maman-ti attraverso la quale gli indiani avevano saputo che avrebbero avuto successo attaccando un secondo gruppo di bianchi che sarebbe passato successivamente.
Gli storici hanno invece ipotizzato che gli indiani avessero riconosciuto il gruppo di Sherman come soldati, decidendo razionalmente di attendere una preda più facile e meno armata.
Il 18 maggio la coalizione indiana attaccò una colonna di carri appartenente ad un imprenditore di nome Henry Warren, in viaggio lungo la via postale chiamata “Butterfield Overland Mail Route”.


L’attacco alla carovana

Nel corso dell’attacco, compiuto all’improvviso e con molta violenza, gli indiani uccisero il capo della carovana e sei altri carovanieri, lasciandosene sfuggire altri cinque. Nel corso di questo raid i guerrieri patirono a loro volta la perdita di un uomo e il ferimento di altri cinque.
Immediatamente dopo aver completato la razzia con il prelevamento di qualsiasi cosa ritenuta di valore, i guerrieri fecero ritorno alla riserva.
One dei bianchi sopravvissuti, Thomas Brazeal, raggiunse Fort Richardson molto tardi quella stessa sera e lì fu messo a rapporto direttamente davanti al Generale Sherman e al Colonnello Ranald Slidell Mackenzie (che era il responsabile del forte) a cui potè raccontare tutto l’accaduto.
Infuriato per l’attacco che si era consumato, Sherman ordinò a Mackenzie di prendere il comando di tre compagnie del IV Cavalleria e mettersi all’inseguimento degli indiani. Quindi, lui stesso si mise in viaggio verso Fort Sill dove il 27 maggio arrestò personalmente Satank, Satanta e Big Tree – che si erano recati al forte per parlamentare – a conclusione di un tesissimo confronto verbale svoltosi sulla veranda del comandante di Fort Sill.


Satanta, Satank e Big Tree – clicca per INGRANDIRE

Sherman ordinò anche che i tre prigionieri fossero restituiti a Fort Richardson e subito dopo processati per omicidio nel tribunale civile della vicina Jacksboro.
L’8 giugno, durante il trasporto nel Texas, Satank tentò la fuga in una maniera rocambolesca, ma venne riacciuffato e ucciso sul posto.
Il 5 ed il 6 luglio Satanta e Big Tree vennero processati separatamente e trovati entrambi colpevoli di omicidio per l’attacco alla carovana Warren e per questo condannati a morte per impiccagione. Questa fu la prima volta in cui dei guerrieri indiani vennero processati in un tribunale civile.
I sostenitori della politica di pace promossa da Quaker, anche in considerazione della necessità di ristabilire prontamente un clima pacifico per i bianchi di quella regione, ottennero dal governatore del Texas, Edmund J. Davis, la trasformazione della condanna a morte in carcere a vita. Poi, nel mese di ottobre 1873, i capi indiani vennero rilasciati sulla parola per aver tenuto una buona condotta ed essersi impegnati a non combattere più i bianchi.
L’attacco alla carovana Warren non fu certamente il raid più sanguinoso, né il più impressionante, ma tutti gli storici riconoscono in quell’episodio il punto di non ritorno nella politica nei confronti degli indiani delle pianure. A causa di questo attacco, il Generale Sherman cambiò radicalmente idea sulla situazione delle frontiera texana, convincendosi della necessità di abbandonare definitivamente ogni indugio legato alle politiche di pace e, più generalmente, difensive.
Sherman ordinò quasi subito ai soldati di iniziare le operazioni offensive contro tutti gli indiani che si trovassero al di fuori delle loro riserve, iniziando di fatto quelle azioni che culminarono nella tremenda Guerra del Red River del 1874-1875 e la successiva cessazione delle incursioni indiane nel nord del Texas.

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