Hayfield Fight (1-8-1867)

A cura di Sergio Mura

Hayfield Fight (1-8-1867)
La battaglia di Hayfield – Hayfield Fight – sviluppatasi il giorno 1 Agosto 1867, è stato uno dei molti momenti rilevanti della Guerra di Nuvola Rossa. La battaglia si svolse in Montana, nei dintorni di  Fort C.F. Smith, e vide protagonisti 21 soldati americani regolari, un gruppo di nove operai addetti al taglio del fieno nei campi (dall’inglese hayfield) e alcune centinaia di guerrieri indiani facenti parte della poderosa coalizione di Sioux, Cheyenne e Arapaho messa in campo durante la Guerra di Nuvola Rossa, anche se in questo particolare frangente i Sioux erano largamente minoritari.
Una delle chiavi di volta di questa battaglia è che i soldati americani erano stati dotati recentemente dei nuovissimi fucili a retrocarica Springfield Model 1866 – pressoché sconosciuti nella loro tremenda efficacia agli indiani – e grazie a questi fucili riuscirono a tenere lontani dall’insediamento la banda di guerrieri, infliggendo anche perdite significative quanto a morti e feriti.
Quell’1 agosto del 1867 era giovedì ed a Fort C.F. Smith era stata una giornata intensa. Già prima dell’alba il capitano Gordon aveva organizzato i suoi soldati a guardia di una carovana Wells Fargo & Company ed di un gruppo di taglialegna che era stato inviato lungo il Lime Kiln Creek.
Quando questi iniziarono a fare ritorno alla base, vennero avvistati gli indiani… Seguirono il gruppo dei soldati e dei lavoranti finché non fece l’ingresso nel forte, senza mostrare cenni di ostilità.
Un altro gruppo, composto da civili inviati ai campi di fieno e dai soldati assegnati alla loro protezione non fu altrettanto fortunato.


La mappa attuale dei luighi – clicca per INGRANDIRE

Richards, il civile che aveva avuto l’appalto per il taglio del fieno, aveva iniziato a lavorare di mattina molto presto per sfruttare le ore più fresche. Le operazioni di taglio si svolgevano lungo la valle del Bighorn, circa due miglia e mezzo a nord-est del forte.
A difesa dei lavori, in quel luogo – la riva sinistra del War Man Creek – era stato sistemato un recinto fortificato, a circa 40 piedi dalle acque del torrente. Il recinto misurava 100×60 piedi (30×18 metri). I militari facevano la guardia a distanza di circa 2 metri l’uno dall’altro lungo la palizzata. Come tetto erano stati disposti dei pesanti pali. Tutte le fessure della fortificazione e del tetto erano state coperte e richiuse con ramaglie di salice.
Sul lato sud, all’ingresso, era stato posizionato un carro le cui ruote venivano incatenate all’interno della recinzione durante la notte. All’interno del recinto, sulla parete ovest da un lato c’erano quattro carri ben allineati, mentre dall’altra parte erano state piantate tre tende militari. Da nord a sud correva una fila di pali bassi a cui era stata fissata una corda alla quale venivano legati gli animali durante la notte. La cucina da campo si trovava appena fuori del recinto, all’angolo di sud-ovest.


La fortificazione militare – clicca per INGRANDIRE

La posizione di questa fortificazione aveva vantaggi e svantaggi. I primi ruotavano tutti intorno alla comodità di essere vicinissimi ai campi di fieno; i secondi erano tutti basati sul fatto che dal vicino forte non era possibile vedere il campo, né sentirne i rumori o le voci.
Quella mattina dentro il recinto vi erano diciannove soldati e sei civili. Sigmund Sternberg, della Compagnia G, era a capo dei soldati di guardia alla fortificazione. Era un veterano dell’esercito prussiano e dell’esercito unionista della guerra civile americana ed era stato destinato a Fort CF Smith per soli sette giorni e subito dopo era stato posto a capo del gruppetto di soldati di guardia al campo di fieno. I soldati ai suoi ordini erano tutti armati con i recentissimi fucili Allin-Modified Springfield a retrocarica; i civili avevano fucili Spencer o Henry a ripetizione e revolver. I guerrieri indianni, come anticipato in apertura di articolo, non erano a conoscenza di queste nuove e devastanti armi e basavano tutte le loro tecniche di attacco ai bianchi sull’esperienza dei tempi lunghi dei fucili e delle pistole in uso fino a poco tempo prima…
Il giorno 1 agosto iniziò come qualsiasi altro giorno, con la temperatura che da fresca si faceva rapidamente calda. Dopo la prima colazione, i falciatori si misero subito al lavoro per tagliare il fieno e i soldati presero ciascuno la propria posizione di guardia.
Si era quasi a metà della mattinata estiva quando dalla fortificazione nei pressi del fiume si sentirono rumori di spari provenire dalla zona, giù a valle, dei campi di fieno. Pochi istanti dopo, si iniziarono a intravvedere gli operai che tornavano di corsa verso il corral con numerosi guerrieri al loro inseguimento.


L’attacco dei guerrieri Cheyenne, Arapaho e Sioux

In un primo momento i guerrieri Sioux, Cheyenne e Arapaho fecero diverse puntate in avanti cavalcando velocemente, fermandosi di scatto e poi ritirandosi altrettanto velocemente, cercando di invogliare i soldati ad abbandonare la fortificazione per mettersi al loro inseguimento… Era una tecnica classica dei guerrieri indiani, quella di indurre i soldati in un’imboscata lontani dai ripari. Ma il tenente Sternberg comprese il rischio ed evitò di cadere in questa trappola e trattenne gli uomini, impiegandoli piuttosto a rafforzare le difese. I guerrieri si resero presto conto che la loro tecnica non stava funzionando, perciò tornarono indietro e si raggrupparono. In seguito tentarono un cauto approccio da nord-est.
Gli operai ed i soldati si accorsero immediatamente dell’inizio dell’attacco vero e proprio e mentre i guerrieri si avvicinano, si gettarono a terra dietro la staccionata e dietro i carri. Sternberg, un veterano di molte battaglie, rifiutò di combattere coricato, perciò provò a incoraggiare i suoi mettendosi in piedi con la pistola in mano.
I guerrieri si lanciarono verso la valle con i loro cavalli al galoppo, urlando e agitandosi in maniera convulsa. Appena furono abbastanza vicini alla staccionata furono accolti da un micidiale fuoco di fila che a loro parve interminabile perché i fucili a retrocarica consentivano una velocità di sparo mai vista prima. Caddero a terra i primi guerrieri, in numero crescente, tra feriti e uccisi, mentre dopo la prima raffica di spari spinse gli indiani a spezzare l’attacco in due tronconi distinti, con un gruppo diretto ad est e l’altro ad ovest del recinto.
Fece seguito una lotta disperata e senza risparmio di colpi. Gli indiani si disposero a ridosso della palizzata e sfruttarono quel riparo per far piovere dal cielo le loro frecce micidiali. Il tenente Sternberg, che era voluto restare in piedi venne colpito alla testa e ucciso quasi subito. E ‘stato la prima vittima della lotta.


La vigilanza al fiume

Dopo poco il sergente James Norton restò ferito e Don A. Colvin, un civile, assunse il compito di coordinare i difensori. Chiesa a tutti di rimanere ventre a terra e combattere da dietro la palizzata. Durante questa azione perse la vita anche il soldato Navin colpito mortalmente da uno dei guerrieri.
Non ci volle ancora molto per far capire agli indiani che non sarebbero riusciti a penetrare la difesa dei soldati e degli operai, perciò seguì una ritirata sulle creste intorno alla recinzione.
Ripreso fiato, gli indiani mandarono avanti alcuni guerrieri per incendiare del fieno secco intorno alla fortificazione con la speranza di spingere le fiamme fino al recinto per fare incendiare le tettoie, mentre il grosso dei guerrieri seguiva un po’ indietro pronto a sferrare l’attacco. Su questo tentativo conosciamo il ricordo del soldato Lockhart: “Il fuoco è venuto avanti a ondate, proprio come le onde del mare, alte e ripetute e gli indiani arrivavano subito dietro il fuoco. Quando l’incendio è arrivato a venti piedi dalla barricata, improvvisamente successe il miracolo… un forte vento contrario ha fermato il fuoco nella sua strada verso il nostro recinto. Ci sono state alcune fiammate, molto alte, e poi il fumo ha preso la direzione opposta al campo, salvando tutti noi che eravamo dentro.”
Gli indiani approfittarono comunque di questa questa copertura per recuperare i loro morti e feriti. Poi partirono con il loro secondo attacco.
Due difensori restarono feriti nel corso di questo secondo assalto; erano JG Hollister (gravemente ferito al petto, morì il giorno dopo) e il sergente Norton nuovamente ferito alla spalla.
Dopo essere stati respinti per una seconda volta, i guerrieri ripresero le posizioni sui dossi al riparo dei salici e ricominciarono a sparare saltuariamente contro i soldati e gli operai. I difensori della fortificazione approfittarono di questo momento di relativa tranquillità per recarsi presso il War Man Creek per prendere dell’acqua e in questo frangente venne ucciso un guerriero che si era spinto nei loro pressi a cavallo.
I guerrieri ripresero a caricare la fortificazione intorno a metà pomeriggio con dei continui e piccoli assalti e prevalentemente lungo il lato ovest del piccolo fortilizio. Durante uno degli assalti un guerriero, forse un medicine-man, venne ferito da George Duncan e fu salvato da diversi guerrieri che lo riportarono al loro campo.


Un assalto dei guerrieri indiani

L’attacco finale venne portato contro il lato sud della palizzata. Colvin riuscì ad intuire che sarebbe andata così e rafforzò le difese prima dell’inizio della nuova battaglia. I guerrieri, stavolta, scesero dai loro cavalli e portarono l’attacco a piedi. Attraversarono il War Man Creek, passarono attraverso il boschetto di salici e cominciarono ad attraversare il breve tratto di terreno aperto che li separava dal corral. I difensori evitarono accuratamente di sparare finché tutti gli indiani non furono ben fuori dalla fitta boscaglia. Colvin sparò per primo e gli altri, soldati e civili, seguirono a ruota. Il capo del gruppo di guerra, che si ritiene fosse un capo Minneconju, venne colpito e ucciso e molti dei suoi guerrieri furono abbattuti.
Il soldato Bradley si offrì volontario per andare al forte per chiedere aiuto. Anche se inseguito da diversi nemici, riuscì a percorrere le due miglia e mezzo che lo separavano dal forte e arrivò a destinazione intorno alle 16. Il capitano Burrowes venne immediatamente fatto uscire per una missione di soccorso con una ventina di uomini della Compagnia G, ma il piccolo distaccamento venne subito attaccato dagli indiani. Perciò il comandante del forte, il colonnello Bradley, ordinò al tenente Fenton di rinforzare Burrowes con un distaccamento della Compagnia H con un obice Howitzer da montagna. Raggiunsero la fortificazione al tramonto.
QUando il contingente arrivò alla fortificazione, scoprì che 19 dei 22 muli erano stati uccisi o feriti e pertanto solo due carri sarebbero pututi essere utilizzati e tutti gli attrezzi per la falciatura dovettero essere abbandonati. I due carri sono stati caricati con i feriti e gli attrezzi del furiere. Mentre i carri venivano caricati, i soldati di Fenton iniziarono una sparatoria con gli indiani e, non appena questi ultimi erano pronti a scendere dalle alture, Burrowes li disperse a cannonate.
Durante la marcia di ritorno al forte ci fu una sola battuta d’arresto è stata effettuata in marcia di ritorno, e che si è verificato quando fu necessario rimettere in posizione di fuoco l’Howitzer per allontanare una banda di guerrieri dall’altura che sovrastava i soldati ed i civili.
La colonna raggiunse finalmente il forte intorno alle 20.30.
Nei giorni successivi alla battaglia le salme del tenente Sternberg, del soldato Navin e di JG Hollister furono deposte nel cimitero.


Il cippo che ricorda la battaglia

Tre giorni dopo, il 5 agosto, il tenente Fenton, con 50 uomini e un obice di montagna, ripresero possesso della fortificazione dei campi di fieno nella valle. I soldati scoprirono con sorpresa che gli indiani non avevano distrutto i carri e gli attrezzi che erano stati costretti ad abbandonare. Le operazioni di taglio del fieno ripresero senza che si verificassero ulteriori incidenti.
Meno di un anno dopo, il 29 luglio 1868, Fort CF Smith e la fortificazione del campo di fieno furono abbandonati.

Ecco un breve estratto da un film dedicato all’episodio di cui abbiamo parlato in questo articolo:

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