Western, sex, rock and horror

A cura di Domenico Rizzi


Molti pensano che il West sia una pagina del lontano passato dell’America, qualcosa che la leggenda, il cinema e la letteratura hanno alimentato per anni anche nell’era moderna. Qualcuno è convinto che i suoi personaggi e gli eventi narrati mille volte nei libri di storia e nei romanzi o portati sullo schermo non rivestano più alcun interesse per le nuove generazioni, affascinate dalla nuova America, dai grattacieli di New York, dalle spiagge di Miami o dagli incontri fra le squadre della National Football League.
Niente di più errato, se si considera che proprio recentemente 2 film western – “The Revenant” e “Hateful Eight” – si sono portati a casa rispettivamente 3 Oscar e 3 Golden Globe il primo, e 1 Oscar e 1 Golden Globe il secondo. Il crepuscolo definitivo del genere viene continuamente annunciato da almeno trent’anni, ma ogni volta che la luce sta per essere inghiottita definitivamente dalla zona d’ombra, scocca una scintilla che riattizza il fuoco mai spento sotto la cenere. Dunque, il genere rimane vivo e certamente lo sarà ancora per molto tempo, sia a livello cinematografico che letterario-fumettistico.
Stefano Jacurti è un autore che il western lo vive sulla propria pelle e lo ha dimostrato nei 2 film da lui diretti ed interpretati insieme a Emiliano Ferrera – co-regista e attore (“Inferno bianco” e “Se il mondo intorno crepa”, ) nei quali ha messo tutta la sua passione, ricompensata dal premio ottenuto pochi mesi fa al festival del Cinema Indio di Hudson (USA) quale miglior film straniero del genere. Ma Jacurti è anche uno scrittore ed ha sfornato, uno dopo l’altro, gli originali racconti de “Il baule nella prateria”, il cruento romanzo “Bastardi per stirpe” – storia di una lunga faida fra allevatori dell’Arizona – e la curiosa raccolta di pensieri “Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood, per giungere infine a questo “Western Sex Rock and Horror”, pubblicato nel 2016, del quale ho avuto la gioia di scrivere la prefazione.

Un titolo composito che illustra efficacemente le tematiche trattate nel libro, formato da 16 racconti con qualche concessione all’horror e alcuni sconfinamenti nel “contemporary western”, come Jacurti aveva già fatto in precedenza in “Bastardi per stirpe” ed in entrambi i suoi film. Nei suoi scritti, egli pone quale base di partenza la Frontiera popolata da militari, Pellirosse, pistoleri, donne da saloon e bambini abbandonati, ma il fiume narrativo si perde poi in tanti rigagnoli che lambiscono terre e dimensioni inesplorate, nelle quali si muovono, oltre alle persone reali, ectoplasmi della Guerra Civile e figure che mantengono un piede nel passato. E’ facile scorgere in questo lavoro, almeno per alcuni suoi passaggi, qualche riferimento alle opere di Stephen Crane o di Ambrose Bierce, due classici della letteratura statunitense.
Quello di Jacurti si potrebbe definire un western attualizzato, nel quale passato, presente e futuro si fondono spesso a formare un unico, affascinante contesto e i personaggi sembrano collegati da un filo invisibile, che trasferisce le storie di ieri nelle convulse dinamiche di oggi. Soprattutto, l’autore rimarca l’immutabilità dei sentimenti attraverso il tempo, che siano provati da una squaw pellerossa, da un cacciatore di pellicce o da un pistolero dell’Ottocento, dalla gente che popola il West attuale, fatto anche di concerti rock e di motociclisti in cerca di una compagna occasionale per assistere ad un concerto di Bruce Springsteen. L’America è la stessa di un tempo, anche se i cavalieri solitari si muovono lungo l’autostrada che solca il deserto in sella ad una moto Harley Davidson. Come credo di avere indovinato nella mia prefazione, “il West che traspare dalle pagine di questo libro non è la Frontiera in senso canonico, ma una zona indefinita dove si muovono e si agitano figure affioranti dal passato, dai tortuosi meandri della memoria o dalla semplice immaginazione dei protagonisti”. In altri termini, il West di Jacurti appare come un luogo in cui può accadere tutto e il contrario di tutto, dove la suggestione onirica può scivolare nell’orrorifico e nel surreale matenendo sempre la propria credibilità.
Eppure le atmosfere classiche del West ci sono tutte e gli scenari raffigurati possono rammentare le desolate solitudini della Monument Valley cara a John Ford, così come gli insanguinati campi di battaglia della guerra di secessione o le boscose aree di caccia dei Pellirosse fra le montagne ancora incontaminate dalla massiccia presenza dei Bianchi.


L’autore ci presenta il suo libro!

In “L’infanzia di David” è un bambino che deve affrontare il drammatico percorso della propria crescita, sotto la guida di un pistolero ormai al tramonto: “Fino a che sarai in piedi, fino a che sarai vivo, dovrai lottare come una belva per restarci!”. Il romanticismo di alcuni personaggi si coniuga con la ricerca maniacale di vestigia del passato di altri, causa della loro rovina – “Messaggio in una bottiglia” – e gli scenari della Frontiera tradizionale – “Wasichu”, “Passi nella notte” ed altri – si fondono talvolta con il western contemporaneo, dando vita a delicate storie sentimentali. Come nel racconto “Billy e Brenda”: un uomo che “pregustava giorni spettacolari” dopo essersi preso “una pausa di riflessione” con la propria compagna e che alla fine accetta “quello che la vita gli ha permesso” sotto forma di crescita personale. Oppure nel suggestivo “Lavori in corso”, dove un rodeo-man in declino ritrova se stesso varcando l’invisibile confine fra il sogno e il reale, rimanendo in sella ad un mostruoso toro per 22 secondi. Altrove – “La visita”- un cowboy vede andare in frantumi le certezze del proprio passato, scoprendo verità nascoste che in definitiva lo faranno sentire in debito verso una donna assai diversa da come l’aveva vista con i suoi occhi da ragazzo.
I racconti del libro non obbediscono rigidamente ad un ordine sistematico, le situazioni si avvicendano passando da un proscenio rigorosamente western ad un altro moderno o indefinibile; in questa dimensione senza rigide limitazioni storico-geografiche si susseguono personaggi delle più svariate tipologie. Su tutti incombono, come in alcune delle storie narrate – “Sole rosso sangue”, “Pic nic a Devil’s Hole”, “Una birra ghiacciata” – anche oscure presenze, che a volte fanno giustizia sovrastando la volontà degli uomini.
Un’opera da leggere con attenzione, cercando di coglierne le sfumature e le battute salienti, non solo da parte degli appassionati del genere, perchè l’essenza del western è presente anche nella nostra realtà quotidiana, a tal punto da trasformare la tranquilla aspirazione di un uomo – “Dall’altra parte dell’oceano” – in una fuga dalla routine che finisce per assumere i risvolti di un incubo.

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