Nelson Miles, il nemico degli indiani

A cura di Sergio Mura


Nelson Miles durante una campagna indiana – clicca per INGRANDIRE
Nelson Appleton Miles, colui che sarebbe diventato uno dei più fieri combattenti contro i popoli indiani delle pianure, nacque l’8 agosto del 1839 nei pressi di Westminster (Massachusetts). Dopo un’infanzia in tutto e per tutto simile a quella di milioni di ragazzini americani, ricercò un impiego per avviarsi alla vita adulta, come si conveniva a quel tempo, nel più breve tempo possibile.
E l’impiego arrivò. Nulla di che, per carità; si trattava di un “avventuroso” lavoro in un negozio di stoviglie della sua cittadina.
Ma il destino, che tante piste ha segnato nella storia del west americano, stava scrivendo qualcosa di diverso e certamente più movimentato per lui.
La scintilla scoccò con lo scoppio della Guerra Civile e con il forte richiamo che gli stati, i giornali e la gente esercitavano sui più giovani, invitandoli in mille modi a difendere il proprio stile di vita ed i propri ideali, sia che fossero quelli del nord che quelli del sud.
Così, Nelson decise di arruolarsi nelle file dell’Unione (i “nordisti”) nel settembre del 1861; e lo fece da volontario, distinguendosi rapidamente tra gli altri ufficialetti.
La guerra civile fu un conflitto talmente sanguinoso che già restare in vita in conclusione di una battaglia campale era da considerarsi un ottimo risultato. Il ricambio tra gli ufficiali e tra i soldati era così alto che effettivamente bastava un po’ di ingegno e fantasia militare per emergere e conquistarsi gradi anche importanti.


Miles al tempo della guerra civile

Nelson Miles ebbe modo di combattere in alcune battaglie cruciali della Guerra Civile, conquistandosi il grado di tenente colonnello nel maggio del 1862, neppure un anno dopo il suo arruolamento.
Ma non era ancora finita! Dopo la sanguinosa ed esaltante battaglia di Antietam, Miles fu promosso colonnello e si avviò decisamente verso la vetta dell’esercito unionista con una carriera fulminante.
Nel corso della guerra civile, Nelson Miles venne ferito ben quattro volte, un ruolino tutto sommato abbastanza contenuto se si pensa che prese parte alle battaglie di Chancellorsville, Wilderness, Spotsylvania e numerose altre.
Alla fine della guerra civile Miles rimase nell’esercito e prese parte, con ruoli sempre determinanti, a tutte le fasi della lunga e sanguinosa guerra che l’esercito americano portò avanti contro le tribù indiane delle grandi pianure del nord-ovest.
Nel periodo che va dal 1874 al 1875 fu uno dei comandanti in campo che maggiormente si spesero contro i Kiowa, i Comanche e i Cheyenne meridionali nella campagna del Red River.
Tra il 1875 e il 1876 fu alla guida dei soldati nella campagna d’inverno contro quelle tribù che poi combatterono, a nord, contro Custer al Little Big Horn,, finchè non riuscì a costringere i Sioux Lakota ed i loro bellicosi alleati all’interno del sistema delle riserve indiane.
Miles, Giubba d’Orso, nel 1876-77
Nel 1877 sentiamo nuovamente parlare di Nelson Miles (chiamato dagli indiani Giubba d’Orso) nel corso dell’ennesima campagna contro gli indiani delle praterie. Era il turno dei Nez Perce. Miles condusse l’esercito in un’infinita marcia attraverso il Montana per intercettare la banda al seguito di Capo Giuseppe. Miles era ormai l’ultima chance a disposizione dell’esercito prima che i Nez Perce riuscissero a varcare il confine con le “terre della Nonna”, il Canada, ove erano diretti in cerca di pace e libertà. Capo Giuseppe ed i suoi Nez Perce erano riusciti a sfuggire alla caccia di molti comandanti militari ed era scampati ad alcune imboscate nel loro lungo viaggio iniziato in Oregon. Miles riuscì nell’intento di fare arrendere gli indiani e ricondurli nella loro riserva.
Non sempre gli riuscì l’impresa di andare avanti nella sua carriera senza trovare ostacoli o senza suscitare gelosie e persino commenti malevoli. In effetti, a molti del suo tempo apparve come un soldato capace solo di obbedire, senza mai ragionare a fondo o senza mostrare la giusta dose di umanità, specialmente nel corso delle decennali guerre indiane.
Un momento di questi lo attraversò quando ricevette l’incarico di sostituire il pluridecorato George Crook a capo della campagna contro Geronimo in Arizona. Crook non prese bene la sua sostituzione, né fu felice di vedere che Miles si prese subito la briga di smantellare tutto l’impianto che aveva messo su negli anni per governare gli irrequieti Apache.


Geronimo e la sua banda trattarono con Miles la resa

Crook, ad esempio, aveva creduto moltissimo nel reclutamento degli indiani in qualità di scout e di polizia indiana, mentre Miles li rispedì tutti a casa, preferendogli truppe bianche che faticarono non poco per stare dietro a Geronimo e ai suoi nel corso di tutti gli spostamenti lungo i sentieri tortuosi delle montagne della Sierra Madre in cui amava nascondersi.
Dopo oltre 3.000 miglia di inutile bighellonare su piste impervie, Nelson Miles si convinse dell’utilità degli scout indiani e li reclutò nuovamente con il compito di aiutare lui e i soldati a rintracciare Geronimo e negoziare con lui una resa.
Nelson Miles nel 1860
Esattamente ciò che accadde proprio grazie agli scout Apache. Ins eguito a complesse trattative, Miles potè vantare il preziosissimo risultato della resa dell’imprendibile guerriero Apache. A Geronimo, però, non andò altrettanto bene, visto che Miles e lo stato maggiore dell’esercito si curarono di allontanarlo dalla sua terra, confinandolo a Fort Marion in Florida.
Ma ciò che guadagnò a Miles un completo discredito e l’odio di Crook, fu che mandò al confino in Florida anche gli scout Apache che pure avevano servito onorevolmente il governo americano e che ancora risultavano iscritti nei ruolini dell’esercito.
Il 1890 ci fa ritrovare Miles impegnato nei terribili eventi collegati alla Ghost Dance dei Sioux. L’esercito chiamò quegli avvenimenti “la rivolta dei Lakota”, ma sappiamo bene che non si trattò di una rivolta, quanto di un autentico e ingiustificato massacro voluto e portato a termine dai vertici militari. Un ruolo importante in questo massacro lo ebbe Miles che mosse i suoi soldati in modo da generare il panico tra i Sioux, causandone lo spostamento con l’intento di sfuggire alla morsa dell’esercito. Il seguito di questa fuga fu l’omicidio di Toro Seduto, accusato di essersi messo a capo dei “rivoltosi”, ma, non bastasse questo, fu anche il massacro di Wounded Knee ai danni della banda di Big Foot.


Il generale Miles a Pine Ridge

La sua scarsa propensione al ragionamento ed alla comprensione delle ragioni del popolo rosso lo spinsero fino a rendersi responsabile del completo disarmo di tutti i Sioux della zona e della messa sotto controllo dell’esercito della loro riserva.
La carriera di Miles si concluse nel 1895 con la sua nomina a comandante generale dell’esercito americano, incarico che mantenne fino alla guerra ispano-americana. Il massimo grado lo raggiunse nel 1900 quando fu promosso tenente generale per i suoi molti meriti nel corso di quella guerra.
Il resto della sua vita trascorse tra gli impegni di molte commissioni di cui fece parte e scrivendo libri.


Miles e altri soldati a Puerto Rico

Un breve sussulto di attivismo lo prese durante la prima guerra mondiale, quando ormai settantenne si propose per servire la patria. Ma si trattò di un fuoco fatuo, perchè il presidente americano Woodrow Wilson non gli concedette l’ultima soddisfazione.
Miles morì il 15 maggio 1925 all’età di 85 anni e fu ricordato come l’unico ufficiale ad aver servito nella guerra civile, nelle guerre indiane e persino nella guerra ispano-americana.

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