Bone Tomahawk

Il poster, molto classico, del film
Bone Tomahawk è un film western uscito da pochissimo in Italia e che ha suscitato recensioni e pareri assai favorevoli per via della sua particolarità (ormai non certamente originale) di mescolare generi diversi. Infatti, se è assolutamente innegabile che si tratta di un film western, è altrettanto vero che le venature che lo fanno sconfinare nel genere horror non mancano e non sono, comunque, di poco peso.
Questo film segna il buon esordio alla regia di S. Craig Zahler che si è rivelato una piacevolissima sorpresa. Anche il cast si distingue perché è sorprendentemente ricchissimo. Troviamo in scena un ritrovato Kurt Russel e poi calibri notevoli come Richard Jenkins, Patrick Wilson e Lil Simmons.
Le scene iniziali di questo western oscuro e sanguigno in cui il grande Kurt Russell si allineano alla colonna in cui corre anche la recente, splendida ultima fatica di Quentin Tarantino, “The Hateful Eight”.
David Arquette e Sid Haig recitano la parte di due tagliatori di gole che sono all’opera durante uno dei loro efferati assalti a sorpresa a danno di viandanti indifesi. Questo è il loro sporco lavoro… quello di cogliere nel sonno la gente indifesa per tagliare le gole e rapinare di ogni avere.

Gran parte dell’intera colonna sonora è costituita da rumori naturali tra cui ricordiamo il rumore degli zoccoli dei cavalli, il vento che corre nell’erba secca, il rumore potente degli spari e lo strano suono che emettono gli indiani. Quest’ultimo è un suono distintivo, una sorta di richiamo che scaturisce da una sorta di mutazione genetica. Gli indiani non comunicano a parole, ma solo attraverso questi strani suoni e le donne di questa particolarissima banda sono cieche. La musica di contorno, in questo contesto, sarebbe francamente un di più che avrebbe finito per allentare la tensione del film.
Lo svolgimento della storia è fortunatamente quella di un western classico: alcuni tra i personaggi vengono rapiti dagli indiani che sono i cattivi e c’è l’intervento degli altri personaggi, i buoni, che tentano di salvarli. Una storia, a ben vedere, molto semplice e lineare, ma questo non è importante perché ciò che conta in “Bone Tomahawk” non è tanto lo sviluppo della storia, ma la caratterizzazione dei personaggi.

La parte iniziale del film fa uso dei tempi dilatati del western per introdurci a questi personaggi, farceli conoscere e inquadrare per bene. I dialoghi sono il punto forte del film e rimandano a Quentin Tarantino e i fratelli Cohen in molte occasioni.
La “discesa verso l’inferno” dei protagonisti, partendo dal paesino di Bright Hope, è costruita tutta nel rapport che si costruisce tra loro e con l’ambiente circostante che è immenso, onnipresente, impressionante come in ogni buon film western.
Il film è veramente meritevole, ma sul finire cambia registro in maniera forse troppo decisa, virando verso il genere horror che la fa da padrone e che finisce per lasciare l’appassionato del genere western un po’ inappagato. La tensione è gestita in maniera magistrale e gli indiani sono veramente impressionanti, al punto che lo spettatore percepisce il pericolo.

Nonostante questo, anche la parte finale avrebbe meritato un approfondimento più lungo, con minore fretta.
In conclusione, questo esordio cinematografico è convincente e riesce, non senza fatica, ad unire due generi, il western classico e l’horror.
Probabilmente la scelta migliore l’ha fatta la distribuzione che ha scelto di utilizzare il canale dell’home video anziché quello delle sale cinematografiche.

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