Sharps 1874, il fucile da bisonte

A cura di Massimo Castiglione

Il fucile Sharps 1874
Il fucile Sharps modello 1874 può essere considerato uno dei capisaldi fondamentali fra le armi progettate e costruite negli Stati Uniti, Paese ove ricoprì anche un ruolo storico non trascurabile. I motivi di tanto successo sono facilmente ricordabili: grande affidabilità di funzionamento, buona precisione di tiro, possibilità di impiegare munizioni di potenza tale da permettere la caccia a tutte le specie presenti nel Nord America. Lo Sharps è soprattutto ricordato come il fucile dei cacciatori di bisonti; nell’ultimo quarto del XIX secolo la caccia a questi ungulati nelle pianure dell’Ovest diventò un’attività economica importante che diede lavoro non solo a migliaia di cacciatori professionisti, ma anche a chi faceva lo scuoiatore di pelli o il commerciante. Certo, nel “ciclo di sfruttamento” del bisonte la figura che è entrata nella storia è il cacciatore: romantico personaggio che spesso rischiava la vita, ricordato per i bivacchi notturni mentre fondeva le palle dello Sharps e ne ricaricava le cartucce riempiendo i bossoli di polvere nera.
Lo Sharps è anche una delle armi più “replicate”, nel senso che è uno dei soggetti preferiti dai costruttori di riproduzioni di armi antiche. In questo particolare settore può essere considerata un’autorità la ditta Pedersoli di Gardone Valtrompia, specializzata in generale nella produzione delle repliche, ma con un’autentica predilezione per lo Sharps modello 1874 che compare sul suo corposo catalogo in una ventina di versioni. Una di queste è chiamata “Billy Dixon”, in onore del famoso cacciatore di bufali; può essere considerato l’archetipo di uno dei fucili per uso venatorio più diffusi negli Stati Uniti sul finire dell’Ottocento.
Durante il giugno 1874 si svolse la famosissima battaglia di Adobe Walls, nel Panhandle del Texas, durante la quale si stima che 700 guerrieri Comanche e Kiowa e altri guerrieri Cheyenne attaccarono quasi 30 cacciatori, tra i quali si trovava un giovane, Billy Dixon, che si rese artefice di un notevolissimo tiro da una distanza di 1.538 yard a un indiano a cavallo, utilizzando il suo pucile Sharps Modello 1874, calibro 0,50-90. L’indiano venne colpito e cadde da cavallo. Era uno dei capi e la sua morte – interpretata come chiaro segno della divinità – pose istantaneamente fine all’attacco.
Tiri da una così lunga distanza come quello citato hanno spinto gli indiani a battezzare i fucili Sharps con nomignoli curiosi, come “Spara oggi, uccide domani” o “Spara Lontano”.
I cacciatori di bisonti preferivano i fucili Sharps sopra ogni altro e continuarono a preferirli fino alla fine degli anni della caccia ai bisonti, intorno alla metà degli anni 1880. Nelle mani di questi esperti tiratori, gli Sharps si guadagnarono l’immortalità negli annali della storia del west americano.
La Sharps Rifle Manufacturing Company ha prodotto un totale di soli 12.688 fucili modello 1874, e in diverse varianti, come riportano Frank M. Sellers e De Witt Bailey III nel loro eccellente libro intitolato “Sharps armi da fuoco”, Volume III, parte III, Modello 1874. Tra questi vi sono lo Sporting, Creedmoor, Mid Range, Long Range, Schuetzen, Business, Hunters, “A”, Springfield and Military rifles, e Carbine. Questi modelli sono stati tutti realizzati con le proprie sotto-varianti e non meno di un paio furono prodotti su commissione.


L’arma con il blocco cadente aperto

Il modello preferito fu di gran lunga lo Sharps ’74 che era il fucile sportivo, con una produzione totale di 6.441 armi. La Sharps e alcuni rivenditori – tra cui E.C. Meacham, di St. Louis, Missouri – produssero alcuni di questi fucili sportivi convertendo modelli precedenti percussione cona cartuccia metallica.
Lo Sharps ’74 era un fucile si caratterizzava per le sue molte varianti. La canna poteva essere ottagonale, rotonda o semicircolare, con misure che andavano dai 21½ pollici a 36 pollici e con un peso che oscillava da sette a pound.
L’abbiamo provata nel più comune allestimento in .45-70 Gvt.; in catalogo compare infatti anche nel poderoso calibro .45-90.
Questa variante dello Sharps modello 1874 si caratterizza per la canna a profilo ottagonale, rastremato verso la volata, da 32 pollici (810 mm), rifinita mediante una bella brunitura di colore nero lucido. La canna imponente condiziona chiaramente il peso complessivo dell’arma (che si attesta sul valore di 4,9 kg) e sul suo assetto molto appruato. Anche la lunghezza totale arriva a un valore rispettabile (ben 1.240 mm); questi dati non debbono tuttavia spaventare il possibile utilizzatore dell’arma che, anzi, nel tiro in poligono beneficerà di un po’ di peso in più che si traduce in un comportamento allo sparo più mite. La canna è avvitata alla robusta scatola di culatta, che in questa particolare versione – al pari della piastra della batteria e del cane – è piacevolmente rifinita mediante tartarugatura dal buon effetto estetico. L’anima è solcata da sei righe ad andamento destrorso aventi un passo costante di 460 millimetri (un giro in 18” 1/8). La scatola di culatta è ottenuta mediante lavorazioni successive di asportazione del materiale partendo da un blocco forgiato. La canna è rigata con la tecnica della brocciatura; si parte da una barra ben più lunga delle dimensioni finali della canna e le due estremità (dove la precisione della rigatura può risentire degli effetti delle lavorazioni) vengono successivamente tagliate per ottenere un prodotto virtualmente impeccabile. L’arma conserva la classica e solida azione a blocco cadente, la cui apertura è comandata dalla leva che, in posizione di riposo, funge pure da ponticello del grilletto. Il congegno di scatto è alloggiato nella batteria, del tipo “a molla indietro”, che è situata sul lato destro dell’arma.


La meccanica Sharps modello 1874 con il cane abbattuto

Il cane esterno agisce su un percussore contenuto nel blocco otturatore; la sicurezza è costituita dalla prima monta del cane, che deve essere utilizzata per effettuare le operazioni di caricamento. Il congegno di scatto è dotato di dispositivo alleggeritore (stecher) azionabile premendo il grilletto posteriore; il suo uso è indispensabile per i tiri meditati poiché in questo caso la forza da applicare sul grilletto scende a un valore medio di 270 grammi, contro i circa quattro kg che si hanno senza l’uso del meccanismo alleggeritore. Come si è detto, il “Billy Dixon” della nostra prova è camerato per il calibro .45-70 Gvt., le cui cartucce sono prodotte industrialmente e i cui componenti godono di buona diffusione qualora s’intenda ricaricarlo. Legni degni della miglior qualità In questa versione dello Sharps 1874 il calcio è del tipo all’inglese, privo cioè dell’impugnatura a pistola; la zona dove il tiratore stringe l’arma è rifinita mediante zigrinatura. La pala del calcio è guarnita con un sottile calciolo metallico, non particolarmente fisiologico (si “sente” un po’ sulla spalla, soprattutto sparando in posizione seduta dal pancone); tuttavia in una replica si deve rispettare il disegno originale dell’arma e quindi c’è poco da eccepire. L’astina si distingue per il profilo slanciato che termina con un bel puntale di alpacca; la maggior parte della sua superficie è rifinita con una zigrinatura a passo fine, eseguita a mano, che si è rivelata piacevolmente funzionale. I legni – si tratta di noce selezionato – sono finiti a tampone e se ne deve rimarcare l’eccellente qualità, soprattutto per quanto riguarda la ricchezza delle venature. Mire tuttofare Con un incastro a coda di rondine è applicato alla canna un mirino della più classica foggia a lama di coltello. Grazie al tipo di fissaggio, è possibile spostare in senso laterale il mirino per eventuali regolazioni in derivazione del tiro. Sempre sulla canna troviamo l’alzo, a due posizioni selezionabili. Nella prima, quando cioè l’alzo si trova in posizione orizzontale, si sfrutta la foglietta posta nella sua parte posteriore, che non è regolabile; serve per i tiri alle distanze ravvicinate. Il corpo dell’alzo può essere ribaltato in posizione verticale; in questo caso si sfrutta una seconda foglietta che è regolabile a scatti in altezza. La sua escursione è piuttosto ampia (40 millimetri) e deve essere utilizzata per i tiri alle distanze più lunghe.


Un dettaglio dello Sharps 1874

Il codolo della scatola di culatta è predisposto (due fori filettati) per il fissaggio della diottra fornita in dotazione; è la modello “USA 454 Long Creedmoor Sight”, prodotta dallo stesso Pedersoli. Come si può immaginare dal nome è una diottra da tiro che – previo allentamento del disco recante il foro – permette la regolazione micrometrica in altezza; a tal fine si utilizza il pomello posto nella sua parte superiore e l’escursione nella regolazione è particolarmente ampia (due pollici e mezzo, ovvero 63,5 mm). Per la regolazione in derivazione del tiro, semplicemente si sposta di lato il disco dopo averne allentato la vite. La prova a fuoco Il test dello Sharps “1874 Billy Dixon” di Pedersoli è stato effettuato alla distanza di 100 metri, tirando in appoggio dal pancone con cartucce commerciali (Federal caricate con palla da 300 grani Jacketed Hollow Point) che solitamente s’impiegano a caccia. La qualità dello scatto è eccellente: è sempre stato impiegato lo stecher che si è rivelato piuttosto pronto. Come si è detto, secondo il nostro dinamometro richiede una forza sul grilletto media di 270 grammi. Nello spirito dei cacciatori dell’Ottocento, che probabilmente ritenevano che la diottra da tiro fosse delicata e ingombrante, abbiamo provato prima il “Billy Dixon” con l’alzo a cursore: in effetti le mire risentono inevitabilmente della vecchiaia del disegno e possono mettere in crisi la capacità visiva del tiratore (specie se comincia ad avere qualche capello bianco…); in questa configurazione abbiamo comunque ottenuto rosate di tre colpi del diametro di 55 millimetri, risultato che giudichiamo molto positivo.


Il fucile

A chi intende usare il “Billy Dixon” per il tiro di precisione consigliamo il montaggio della diottra da tiro in dotazione, che facilita enormemente le cose. L’abbiamo fatto e le rosate si sono ristrette considerevolmente, tanto che i tre colpi si toccavano quasi… Si perde un po’ di praticità d’uso del fucile (peraltro, in fase di trasporto è possibile ripiegare la diottra in avanti), ma la precisione della collimazione ne guadagna indiscutibilmente. I bossoli di risulta sono praticamente perfetti, senza deformazioni o affumicature, e l’estrazione non richiede alcuna attenzione particolare.

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