Osages in esplorazione

A cura di Pietro Costantini

Delle spedizioni degli Euro-Americani alla scoperta dell’immenso continente nordamericano sappiamo tutto, grazie alle testimonianze e alle relazioni lasciate per iscritto dai loro protagonisti e dagli storici che se ne sono occupati. Proprio per la mancanza di documenti scritti è invece meno facile imbattersi in analoghe esperienze (che ovviamente ci saranno state, e numerose) fatte dall’uomo rosso. Ma almeno in un caso qualcosa siamo riusciti a sapere: questa è la storia, raccolta da John Joseph Mathews (autore del volume “Gli Osage”) dalla viva voce di un capo Osage nel 1934, di un’esplorazione compiuta verso ovest da alcuni membri della sua tribù, secondo il racconto trasmesso oralmente di generazione in generazione. La spedizione fu effettuata a cavallo, per cui, tenendo conto dei tempi di diffusione dell’animale in Nord America, senz’altro dopo l’anno 1700 (gli Osage occupavano la zona di confine tra Missouri, Kansas, Oklahoma e Arkansas).
Gli U-Dse-Tsa, il Popolo Giù-Sotto (una delle cinque bande in cui erano divisi gli Osage), comprendevano molti giovani turbolenti, che uscivano volentieri dal villaggio in cerca di avventure, spingendosi anche molto lontano.
Un giorno una banda di guerrieri si inoltrò nella prateria, verso ovest, piegando poi a sud-ovest. Il capo aveva con sé il wa-hopeh, il falco sacro, e le frecce cerimoniali, una rossa e una nera. Tutti portavano lo scudo-feticcio rosso a protezione del petto.
Sangre de Cristo map
Qualcuno aveva un moschetto, ma la maggior parte erano armati con arco e frecce. Risalirono la biforcazione meridionale del fiume Osage, poi scesero la valle del Neosho, arrivarono alle Acque Rosse (Arkansas), e le risalirono, fino alla foce del moderno Huerfano River, poi seguirono il fiume Cucharas e raggiunsero il passo La Veta, tra i monti del Culebra Range nella catena dei Sangre de Cristo. Forse strada facendo incontrarono degli Spagnoli, o persino degli Ute. Gli Spanish Peaks furono l’ultimo punto di riferimento preciso fornito dal capo che li guidava, Pioggia Viaggiante. A quel punto presero la strada del moderno Rio Grande, quindi o discesero a valle o salirono a monte, oltrepassando il passo di Wolf Creek, e ridiscendendo a valle del fiume San Juan. Continuando ad avanzare verso ovest, avevano attraversato moltissime valli e i rametti di salice da conteggio – uno per ogni valle – stavano diventando una fascina.
Continuando a cavalcare in quella zona aspra e desertica, nell’afa e nell’aria calda che vibrava, i cavalieri Osage si tenevano vicini al letto del fiume in secca, dove potevano trovare un po’ d’acqua in qualche pozza isolata. Ad un tratto incontrarono un animale che non avevano mai visto, un lucertolone. Erano affamati come lupi, per cui lo circondarono e Wa-K’o’n-Tsi-E, Uno-che-Trionfa, l’afferrò. L’animale affondò le mascelle nella mano del guerriero, e per staccarlo lo si dovette uccidere. Dopo di che non se la sentirono più di mangiarlo. Incisero la ferita di Uno-che-Trionfa, e cercarono un fusto di cactus per fermare l’emorragia. Uno-che-Trionfa diventò nervoso e cominciò a sudare copiosamente, poi cadde da cavallo. I suoi compagni assistettero impotenti alla sua agonia, poi ammucchiarono dei massi, vi appoggiarono il cadavere seduto, il viso rivolto ad ovest, dove Nonno Sole scompare quando lascia la Sacra (la Terra), e intonarono per un’ora il Canto Funebre. Poi proseguirono il viaggio, e raggiunsero le lontane montagne, dove trovarono dell’acqua.


Il Mostro di Gila, l’unico sauro velenoso del Nord America

L’ultimo capo dei Little Osage moderni, guardando una carta geografica del Colorado, del New Mexico o dell’Arizona, non sa indicare la località in cui oltre due secoli prima i guerrieri incontrarono gli I’n-Ba-Pa-We-Tsi’n, cioè il Popolo dei Colpisce-la-Testa-con-un-Sasso. Il suo antenato Pioggia Viaggiante non aveva mai descritto dettagliatamente i torrenti e le montagne, così l’ultimo capo non disponeva di una precisa descrizione geografica. Questi Colpisce-la-Testa-con-un-Sasso erano molto bassi di statura e scurissimi di pelle. Le loro abitazioni erano in alto, su una parete di roccia a precipizio, e in basso avevano i loro campielli di granturco. La storia di Pioggia Viaggiante è stata tramandata oralmente, parola per parola come la raccontò lui stesso, e quando l’ultimo capo la riferì, nel 1934, si aveva l’impressione che tutto fosse avvenuto solo il giorno prima.
Gli U-Dse-Tsa cavalcarono verso quella strana gente, che aveva i capelli tagliati a frangia e mandava avanti qualcuno a minacciare i cavalli, di cui essi non sembravano aver paura. Sul volto indossavano maschere che rappresentavano facce contorte in smorfie ed espressioni ringhiose. I guerrieri sfilarono in mezzo agli uomini mascherati, e la gente che lavorava nei campi di granturco fuggì verso le rupi. I Piccoli tagliarono loro la strada, e allora i Colpisce-la-Testa-con-un-Sasso cominciarono a caricare le fionde. Appena gli Osage agitarono minacciosamente le loro nuove asce di guerra avute dai Francesi, i nanerottoli si accucciarono a terra per evitare di essere colpiti ma, appena gli Osage li oltrepassarono, ciascuno di loro afferrò un cavallo per la coda con la sinistra, mentre con la destra lasciò partire un sasso dalla fionda, mirando alla nuca del cavaliere.


Osage

Due guerrieri caddero da cavallo, gli altri riuscirono a rimanere attaccati alle loro cavalcature. Gli Osage si allontanarono un poco, poi restarono fermi, con le frecce incoccate, copertura di alcuni guerrieri che corsero a recuperare i cavalli dei due caduti. Gli Osage finsero un attacco per allontanare i nemici dai loro due compagni intontiti, poi li rimisero in sella. I piccoli guerrieri mascherati erano corsi verso le rupi, e molti di loro avevano già cominciato ad arrampicarsi.
Gli Osage allora circondarono la gente in fuga, cercando di individuare il capo e “contare un colpo” su di lui, cosa che sarebbe stata un grande onore. Tuttavia quegli uomini tracagnotti sembravano tutti uguali, e gli Osage ne uccisero tre prima che riuscissero a mettersi in salvo. Chi aveva ucciso un nemico contò il suo colpo toccando il cadavere con l’estremità dell’arco o del bastone da colpo. Avevano portato una sola lancia, per cui ad essa legarono tutti e tre gli scalpi, e il capo la tenne alta cavalcando nel deserto. Uno dei due feriti, U-Ki-Pa-To’n, Si-Rotola, cominciò a delirare e morì poco dopo, ed ebbe le stesse esequie di Uno-che-Trionfa. Quando furono di nuovo in alta montagna, il fascio di rametti di salice si era fatto ingombrante; perciò tagliarono alcuni rametti di pino e, finché non raggiunsero il fiume Arkansas, proseguirono il conteggio delle valli attraversate strappando un ago di pino dopo l’altro.

Condividi l'articolo!

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.