Alsate, il mezzosangue nantan dei Chisos

A cura di Josephine Basile

Apache A lato: un guerriero Apache
“L’occasione in cui più si riconosce il valore, o temerarietà, di questi barbari (Apache) è quando giunge il momento in cui sono attaccati dai loro nemici. Giammai gli manca la serenità, quantunque siano sorpresi e non abbiano risorse di difesa. Combattono fino all’ultimo respiro e, correntemente, preferiscono morire che arrendersi.”
Diversi luoghi del Texas portano il suo nome; Pozza di Alsate, Volto di Alsate, Grotta di Alsate… ed altri ancora; ma, fra tutti, il più fantastico risulta essere il sito noto come le “Luci dello Spirito di Alsate”, su cui esiste tuttora una vecchia leggenda: durante le notti, dalle montagne Chisos nel parco nazionale del Big Bend, verso la Sierra del Carmen nel Coahuila, si vedono alcune strane luci in cielo, e si vuole che si tratti dello Spirito di Alsate, forse ancora in cerca di vendetta, per il vile tradimento subito dai Messicani.
Governo dello Stato del Coahuila; circolare num. 12:
“Gli indiani mescaleros fuggiti dalla capitale della repubblica (Ciudad Mexico) la notte del 21 dicembre dell’anno passato (1879) capitanati da Pedro Muzquiz alias Alsate, la cui persecuzione si raccomandò a questa “Presidencia” con la rispettiva circolare, si sono fatti conoscere per le loro depredazioni in vari pueblos dell’interno. E’ molto probabile che divisi e uniti ad altre bande di vagabondi della loro tribù, che dalla frontiera dello stato si dirigono ad incontrarli per prestargli appoggio nella loro fuga, penetrino in questo municipio. Siccome la loro presenza si annuncia unicamente per le vittime che sacrificano, “robos y depredaciones” di tutte le classi che commettono nel loro transito, il Sr. Governatore, desiderando prevenire tanti terribili mali, mi ordina raccomandarvi di prendere le più efficaci previdenze affinché gli abitanti di questa località e delle “haciendas y ranchos” del suo municipio siano preparati convenientemente per evitare una sorpresa e poter combattere con vantaggio il nemico. Lo comunico a voi per accordo superiore, per la sua conoscenza e i fini che si esprimono”.
Libertà e Costituzione. Saltillo (Coahuila) 4 Marzo 1880. Antonio L. Sanchez, ufficiale maggiore

Con queste parole – contenute in questa ultracentenaria circolare – si comunicava la fuga di Alsate e dei suoi Mescaleros da Città del Messico. Una fuga di massa, si direbbe, ma strana e misteriosa. Difatti, la circolare riferisce di “mescaleros fuggiti dalla capitale della repubblica”, senza riferire da quale specifico luogo. La lettura di quella circolare, quindi, potrebbe anche far credere che Alsate e i suoi Mescaleros si trovavano soltanto confinati, e quindi nella possibilità di fuggire. Ma così non è.
Un eminente storico messicano, difatti, riferisce che Alsate e i suoi Apache si trovavano rinchiusi nella prigione della capitale messicana: la famigerata Acordada. Quindi sembrerebbe trattarsi di un’evasione… e dal menzionato carcere. Ma come fu possibile tale incredibile fuga?
Riguardo invece il trasferimento degli Apache verso la capitale, non sembra che siano stati reperiti documenti, né testimonianze, che possano informarci di qualche dettaglio accaduto lungo il cammino, un lungo cammino, per la verità. Tuttavia, si crede che gli Apache furono condotti nella capitale in catene (come accadeva di solito) e dopo un lunghissimo viaggio, che dovette durare per lo meno 3 mesi; ed è possibile che diversi di loro persero la vita durante questo calvario (nel caso di Cabellos Colorados – un altro leader Apache del XVIII secolo, deportato da San Antonio a Città del Messico insieme ad altri 13 dei suoi – sappiamo che due di loro persero la vita durante il viaggio, che a quanto si dice durò ben 102 giorni).
A Città del Messico servirono a poco le suppliche di Alsate, munito di un “incredibile lettera di accompagnamento”, consegnata all’eminente generale Blanco ( che risulterà essere primo cugino di Alsate!! ) perché li rimettesse in libertà. Alsate e i suoi Apache, a conti fatti, rimasero per circa un anno in prigione….prima della misteriosa “fuga”. Vecchie testimonianze affermano: “Questi Indiani Apache, quando vengono catturati ed imprigionati, si ammalano…e in breve tempo muoiono”. E noi non sappiamo neanche quanti di loro persero la vita durante questa prigionia.
Però, da un manoscritto del maggiore Blas Maria Flores (presente sul campo in quell’epoca) si apprende che il capo Lipan Colorado, che faceva parte del gruppo di Alsate, perse la vita a Città del Messico (anche se altre fonti riferiscono che Colorado venne giustiziato successivamente, insieme ad Alsate e Zorrillo). Tuttavia è certo, che diversi Mescaleros fuggirono dalla capitale, in un modo o nell’altro e capitanati dal loro nantan, Alsate alias Pedro Muzquiz…e si trattò dei sopravissuti a quell’inferno dell’Acordada, dove troppo spesso si usciva con i piedi davanti. Ma chi era Alsate, terrore dei Messicani e ultimo capo dei cosiddetti Apache Chisos? Questa è la sua storia, o almeno quella che si è riusciti a ricostruire, con l’aiuto di alcuni studiosi, quali F.Daugherty e L.Lopez, da cui provengono la gran parte di queste notizie.
Secondo molti racconti, Alsate e la sua gente furono la piaga del Big Bend e del nord del Messico, a partire dalla fine degli anni 1840, fino a circa il 1882. Il nome di Alsate apparve, per la prima volta, in un piccolo opuscolo di 8 pagine scritto da O.W.Williams prima del 1914 e stampato nel 1919. Il suo titolo era “Alsate, l’ultimo dei Chisos”. Dentro questo arco di tempo (1914-1919) Williams ne scrisse un altro di 28 pagine. Questa storia ed altre, vennero incluse in un libro edito e annotato da S.D. Myers nel 1968. Inoltre, alcune delle storie di Williams sono incluse in un altro libro di C. G. Raht (The Romance of Davis Mountains and Big Bend Country). Ma praticamente, tutto ciò che è stato pubblicato su Alsate dopo il 1919, deriva in gran parte dalle scritture di O.W.Williams.

Natividad Lujan, l’informatore che conobbe personalmente Alsate
Uno degli aiutanti di Williams in quest’opera fù Natividad Lujan, un anziano messicano di San Carlos (Chihuahua), che aveva una profonda conoscenza di tutta la regione. Si dice che durante le notti, vicino al fuoco, Lujan raccontava le sue storie, andando indietro con la memoria, mentre Williams scriveva. Lujan riferì di aver conosciuto Alsate personalmente e di aver giocato con lui nei pressi di San Carlos, quando erano piccoli (1830 circa?) e gli Apache avevano buone relazioni con la gente di questa cittadina messicana.

Miguel Muzquiz, il piccolo prigioniero messicano, che divenne il padre di Alsate
Secondo Lujan, Alsate fu figlio di Miguel Muzquiz, che fu catturato in giovanissima età dagli Apache-Mescaleros nel Presidio di Santa Rosa (oggi chiamato Melchor Muzquiz) nel Coahuila. Il nome esatto del Presidio fu Santa Rosa Maria del Sacramento, fondato nel 1793 dal capitano Miguel de la Garza Falcon. Il piccolo Miguel Muzquiz fu quindi adottato dalla tribù, e una volta adulto sposò una donna Apache, dalla cui unione nacque Alsate. Quando arrivò alla maggiore età, dimostrando valenza ed astuzia nella guerra, il mezzosangue Alsate diventò il leader di un gruppo Apache.

La terra degli Apache di Alsate
L’ubicazione delle rancherias di questi Indiani dipendeva dalle stagioni dell’anno, disponibilità di animali da cacciare e di piante. I loro luoghi preferiti erano la Sierra del Carmen e la Sierra di Santa Rosa (Coahuila), le Sierre Chisos e Davis (Texas) e il deserto del nord-est del Chihuahua. Anticamente, questi Apache si dedicavano principalmente alla caccia e a raccogliere piante e frutti, ma col passare degli anni cominciarono a commettere incursioni, attaccando viaggiatori e assalendo ranchos e piccoli villaggi isolati.

Il trafficante Ben Leaton
Uno degli stabilimenti che trafficava con i gruppi indigeni nei dintorni del Big Bend apparteneva ad un nordamericano chiamato Ben Leaton. Era situato sul lato Texano al confine del Rio Bravo, a otto km. da Presidio (Texas). Leaton arrivò in questa regione intorno al 1848, comprando terreni adiacenti al fiume. Enormi rovine di antiche strutture di adobe, conosciute come “El Fortin”, si trovavano lì, e Leaton fece uso di queste immediatamente. Ricostruì e aggiunse stanze alle vecchie rovine, creando una casa tipo hacienda che numerava 40 stanze. Costruì un enorme muraglia attorno a quest’opera, la quale fu chiamata Fort Leaton. Dentro queste mura vi erano diversi corral per il bestiame, delle torri in ogni angolo, con osservatori pronti ad avvistare il nemico…e un cannone sempre pronto a far fuoco. La fortezza di Ben Leaton diventò presto famosa in entrambi i lati della frontiera. Una lettera del governatore del Chihuahua, Angel Trias (indirizzata al colonnello Emilio Langberg, ispettore delle Colonie Militari) accusava Leaton di commettere migliaia di abusi e di natura assai dannosa, fino all’ aver stipulato un trattato con gli Apaches, nonostante gli era stato proibito. Langberg inviò la lettera al maggiore Jefferson Van Horn, comandante delle truppe nordamericane a Paso del Norte (oggi El Paso), avvisandolo che in cambio di oggetti rubati – che questo individuo riceveva dagli Indiani – li riforniva di armi, polvere da sparo e altri tipi di munizioni.

La Pozza di Alsate
Secondo C.G. Raht, il nome Charco de Alsate (pozza di Alsate) proviene da un incontro tra Alsate e la sua gente con il convoglio di tale John D.Burgess, che portava un carico di sale con destinazione Presidio del Norte. Si dice che in questa pozza d’acqua gli Apache circondarono Burgess e il suo gruppo, ma quando gli assalitori si resero conto che i bianchi erano bene armati, lo scontro prese una piega diversa…. e una lunga chiacchierata tra Alsate e Burgess finì con lo stabilire una tregua. Si narra che durante il colloquio Alsate fu attratto dal cappotto indossato da Burgess, che infine glielo donò come segno di amicizia. Ma un giorno Alsate – che arrivò a Presidio del Norte con indosso tale indumento – venne arrestato e stava per essere fucilato, poiché tutti sapevano che quel cappotto apparteneva a Burgess. Ma fortunatamente giunse lo stesso Burgess a confermare che era stato lui stesso a regalarglielo, ottenendo così la sua liberazione.

Periodi tranquilli
In quest’epoca, sia le autorità civili che quelle militari, avevano buoni rapporti con gli Apache di Alsate. Queste relazioni pacifiche esistevano poiché erano vantaggiose per entrambe le parti. La banda di Alsate, così come molte altre, attraversava la linea di frontiera del Messico e Stati Uniti per rubare mercanzie e bestiame da un lato, per poi nascondersi e vendere il bottino nell’altro. Per queste ragioni erano perseguiti, sia dai militari Messicani che da quelli Nord-Americani. In cambio di queste ruberie gli Apache ricevevano alcool, tabacco, armi, munizioni e altre mercanzie. Per un certo tempo il governo dello stato del Chihuahua dava razioni ai gruppi indigeni apparentemente pacifici, i quali commettevano i loro attacchi in regioni distanti o nel vicino stato del Coahuila.

La prima cattura di Alsate
Ma nel 1878 furono così tante le lamentele della popolazione e dei governatori del Chihuahua e Coahuila, che il presidente Porfirio Diaz in persona finì con l’ordinare la cattura di Alsate e del suo gruppo. Il colonnello Josè Garza Galan ricevette ordine di portare una forza di 100 soldati a San Carlos e incontrarsi con le truppe al comando del colonnello Susano Ortiz. Alsate, che aveva la sua rancheria nei pressi di San Carlos, in un luogo denominato Ojo de Apache, fu sorpreso, circondato e catturato insieme alla sua gente. Il gruppo Apache venne quindi portato a Santa Rosa, in attesa di essere trasferito e incarcerato nella Casa della Acordada, una famigerata prigione sita nella lontana Città del Messico. Secondo il colonnello Blas Maria Flores, unitamente ad Alsate venne catturato anche il capo Lipan chiamato Colorado, il che porterebbe a credere che il gruppo fosse composto da Mescaleros e Lipans. Tuttavia, tra i componenti di questo gruppo vi era sicuramente anche il padre di Alsate, Miguel Muzquiz (il piccolo prigioniero adottato dagli Apache) ormai vecchio e cieco….e che in questo periodo, come si vedrà in seguito, aveva esattamente circa 78 anni di età.

Prominente famiglia, quella dei Muzquiz
Dopo la fondazione del presidio di “Santa Rosa Maria del Sacramento” nel 1739, una delle famiglie più prominenti di questa regione era proprio quella dei Muzquiz, e fù per questo che nel 1850 il nome del presidio venne cambiato in “Melchor Muzquiz”, in onore del suo figlio prediletto che si era distinto nella carriera delle armi ed era stato addirittura “presidente interino” della Repubblica Messicana, anche se per un breve periodo.

Miguel Muzquiz, padre di Alsate, incontra suo fratello Manuel a Santa Rosa
Secondo Williams, una volta giunti a Santa Rosa, il vecchio padre di Alsate (Miguel Muzquiz) chiese di poter parlare con il prominente Manuel Muzquiz, al quale si identificò come suo fratello, catturato dagli Indios moltissimi anni prima. Miguel menzionò il nome della loro madre, ma Manuel – sospettando che lo stesse ingannando – gli chiese di togliersi il mocassino del piede destro, poiché ricordava che suo fratello aveva un difetto congenito consistente di un sesto dito. Togliendosi il mocassino, Miguel mostrò di avere una cicatrice proprio in quel punto… aggiungendo che il sesto dito se lo era tagliato “porque le molestava el caminar”. In questo modo, Manuel si convinse della sua vera identità. Manuel Muzquiz ottenne facilmente la liberazione di suo fratello Miguel, considerato che era messicano ed era stato catturato dagli Indios, ma non poté fare lo stesso con suo nipote Alsate, in quanto Apache di nascita, oltre che capo del gruppo ritenuto responsabile di una sterminata serie di delitti. Manuel non poté quindi impedire che Alsate e la sua gente venissero trasferiti e incarcerati nella prigione de La Acordada di Città del Messico.

La lettera da consegnare al generale Blanco Muzquiz e la “fuga”
Tuttavia, secondo Williams, prima della partenza Manuel diede ad Alsate una lettera di aiuto da presentare al generale Blanco Muzquiz , che faceva parte dell’ufficio di Porfirio Diaz.
Giunto davanti al generale Blanco Muzquiz, Alsate presentò la lettera scritta da suo zio Manuel, invocando di rimetterlo in libertà. Tuttavia, Alsate e i suoi furono ugualmente imprigionati. Ma si dice che poco tempo dopo, gli Apache furono scarcerati, caricati su dei carri e trasportati fino ai pressi della loro lontana rancheria di San Carlos. Secondo Williams, quando il gruppo di Alsate arrivò nel territorio a loro conosciuto, saltò giù dai carri e ritornò verso la propria terra, viaggiando per le parti più alte delle montagne. Presto ritornarono ai loro costumi di rubare ed uccidere, finché, ancora una volta, vennero inviate numerose lamentele al governo, che inviò ordini al comandante del Presidio del Norte per la nuova cattura di Alsate e del suo gruppo.

La nuova cattura di Alsate
Il colonnello Ortiz del Presidio del Norte, sapendo che la nuova cattura sarebbe stata rischiosa e difficile, ideò una trappola: tramite un indio rinnegato inviò un messaggio ad Alsate, proponendogli un trattato di pace da negoziarsi a San Carlos, e che dopo gli accordi del trattato avrebbero ricevuto regali e provvigioni mensili. Poco tempo dopo, cadendo nella trappola, Alsate e la sua gente giunsero a San Carlos, dove venne organizzata una festa e distribuito cibo e liquore in abbondanza. Durante la notte il gruppo si trovava completamente ubriaco e addormentato e, all’alba, i Mescaleros vennero circondati dalle truppe Messicane. Solamente pochi guerrieri furono in grado di reagire (e morirono combattendo)… ma tutti gli altri furono catturati: 63 guerrieri e circa 150 donne e bambini. Furono portati a Presidio del Norte, dove Alsate venne giustiziato, mentre il resto del gruppo venne portato più a sud, dove vennero dispersi e venduti come schiavi.
Tuttavia, su quanto si è scritto su Alsate, vi sono diversi punti da risolvere.

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