Billy Bowlegs e la lotta dei Seminole

A cura di Paolo Brizzi

Billy Bowlegs
Se si chiedesse ad un Americano il nome di un capo Seminole la risposta più frequente sarebbe Osceola, ma al secondo posto verrebbe probabilmente Billy Bowlegs. Osceola, oggi figura leggendaria della resistenza Seminole alla rimozione nel Territorio Indiano, non era in realtà un capo ma un leader di guerra inizialmente con un piccolo seguito personale e non era un Seminole purosangue ma un meticcio che aveva probabilmente solo un ottavo di sangue indiano, figlio di un uomo bianco, William Powell, e di una donna Creek, Polly Copinger, della città di Tallassee, Alabama; Billy Bowlegs era un vero Seminole, nato in Florida ed appartenente alla dinastia reale seminole, quella che ebbe il proprio capostipite in Cowkeeper, fondatore della nazione.
Era pertanto un capo per diritto ereditario, salì agli onori delle cronache nel 1839, dopo che la seconda guerra seminole era iniziata da più di tre anni, ma fu l’ultimo capo a resistere alla rimozione forzata della propria gente, per rimanere a vivere nei recessi paludosi delle Everglades, combattere un’altra guerra contro i soldati americani nel 1855 – ’58, prima di essere anch’egli trasferito all’ ovest.


Un bellissimo ritratto di Billy Bowlegs

Billy Bowlegs fu anche il primo Seminole ad essere fotografato, durante la delegazione da lui capeggiata a Washington, nel 1852. Non conosciamo quasi niente di certo sulla giovinezza del capo; nacque all’incirca tra il 1808 e il 1812 e fu più o meno della stessa generazione di Osceola (nato probabilmente nel 1804) e di Coacoochee (Wildcat), nato intorno al 1810. Anche chi fossero i suoi genitori o parenti è incerto; l’ ereditarietà in una società matrilineare come quella Creek – Seminole voleva che il ruolo di capo si trasmettesse non al figlio, bensì al figlio della sorella. Il Generale Worth scrisse che Billy Bowlegs era nipote del capo supremo, Micanopy (che lo fu dal 1818 al 1849) e anche il Cap. John T. Sprague (autore di un famoso libro sulla guerra in Florida in cui lui stesso combattè) lo considerava nipote di Micanopy, King Payne (regnò tra il 1785 e il 1813) e Bowlegs (regnò tra il 1813 e il ’18). Potrebbe allora essere stato nipote di Micanopy e pronipote di King Payne e King Bowlegs. Uno studioso credeva che Billy fosse figlio di Buckra Woman, che era sorella di King Payne. Se così fosse allora Billy Bowlegs sarebbe un cugino e non un nipote di Micanopy. In ogni caso Billy Bowlegs era un membro della casa reale seminole ed un discendente di Bowlegs (così chiamato per le gambe arcuate) da cui prese il nickname.


Billy Bowlegs nel 1852

Billy nacque nella prateria Alachua e probabilmente si trasferì più a sud dopo l’invasione di Andrew Jackson del 1818, forse a Chocochatti, a nord di Tampa o a Okinamki, appena a ovest del lago Harris. Billy Bowlegs era conosciuto dai suoi come Holata Micco (capo governatore) ed è stato variamente confuso con Halpatter Micco, nome del capo di guerra di Micanopy e di un leader Mikasuki della Florida centrale. E’ proprio dopo il trasferimento di Micanopy nel Territorio Indiano, 1837, che Bowlegs cominciò a veder accrescere la propria importanza e il proprio ruolo di capo. Insieme a Micanopy lasciarono la Florida altri uomini importanti della tribù, come Holatoochee, Alligator – Halpatter Micco, Jumper, cognato e consigliere di Micanopy, il nero Abraham, King Philip (Emathla), secondo capo della nazione e Coa Hadjo.
Dopo la resa di molta della loro gente, alcuni capi decisero di rimanere nelle vicinanze degli insediamenti bianchi, come il Mikasuki Halleck Tustenuggee o il giovane Coacoochee, figlio di king philip; altri si ritirarono verso sud, nella palude Big Cypress, e tra questi l’anziano irriducibile medicine man Sam Jones (Abiaka), il Profeta (Otulcke Thloco), Assinawa e Billy Bowlegs, dove entrarono in contatto con i cosiddetti indiani “Spagnoli” (considerati inizialmente discendenti dei Calusa, ma più probabilmente una banda Seminole, secondo John K. Mahon).


Una delegazione Seminole (il terzo da sin. in basso è Billy Bowlegs)

Il 22 Luglio 1839 il reparto al comando del Ten. Col. W. S. Harney fu attaccato dagli indiani al comando di Bowlegs, Chekika e Hospitaka, sul fiume Calosahatchee, perdendo una dozzina di uomini.
Il nero Sampson testimoniò che Billy Bowlegs lo aveva risparmiato da morte certa, inflitta ad altri due prigionieri, e che il capo aveva protetto anche un altro prigioniero, un sergente, per circa tre mesi, non potendo poi opporsi ad una successiva decisione del consiglio e degli influenti capi Mikasuki, come Sam Jones.
Il rifugio dei resistenti Seminole venne nuovamente invaso da Harney nel Dicembre del 1840, quando attaccò il campo di Chekika; il capo fu ucciso, sei guerrieri impiccati. Nell’Agosto del ’41 Hospitaka e i suoi seguaci venne attratti ad una conferenza di pace e furono catturati, il che indebolì ulteriormente gli indiani della Big Cypress. Nel 1842 il Generale Worth, responsabile dell’esercito in Florida, riconobbe che gli indiani liberi erano tranquilli, abitavano in regioni remote lontane dagli insediamenti dei bianchi e che non era possibile andare a raccogliere tutti i componenti delle ultime bande libere. Si trattava, disse, di 301 Seminoles ancora al largo, a cui si potevano assegnare le terre che occupavano per cacciare e pescare. Insieme a Fuse Hadjo e Nokosi Emathla, Billy Bowlegs raggiunse Fort Brooke, Tampa, il 5 Agosto e il 14 Agosto 1842 il Generale Worth dichiarò la fine ufficiale della seconda guerra Seminole (18 Dicembre 1835 – 14 Agosto 1842), in parte grazie anche all’attività di Billy Bowlegs, capo ereditario della nazione, e alla sua intelligenza, che egli esercitò nell’interesse della moderazione e della pace.


Al centro dell’immagine: John Jumper, Abraham e Billy Bowlegs

I primi anni dopo la fine della guerra debbono essere stati un periodo sereno per i Seminoles rimasti in Florida, ma nel frattempo gli insediamenti dell’uomo bianco si erano avvicinati e nel Luglio 1849 furono uccisi tre coloni. Billy Bowlegs, convocato a Charlotte Harbour, ebbe un colloquio col Generale Twiggs, a cui spiegò che i colpevoli erano cinque giovani istigati da un guerriero che, cacciato dalla tribù, si era poi suicidato, mentre i colpevoli erano già stati fatti arrestare dal capo. In quell’occasione Billy Bowlegs venne descritto come”Un uomo di bell’aspetto, circa 40enne, con un carattere aperto, intelligente, di altezza sopra la media, ben proporzionato, sicuro di sé. Era vestito con l’abito cerimoniale seminole, una camicia da caccia, una ampia banda decorata sulla spalla destra, un fucile decorato, leggings rossi con bottoni di ottone che coprivano la parte superiore dei moccassini, decorati con perline. Portava un turbante fatto con uno scialle rosso, sormontato da bianche penne, circondato da una banda argentea. Al collo aveva delle mezzelune d’argento e una medaglia col ritratto del presidente Van Buren”.
Nell autunno 1849 venne costituita una delegazione composta da Seminoles e neri del Territorio indiano per raggiungere la Florida e convincere Bowlegs ad emigrare. Segretamente Coacoochee sperava di indurre Billy Bowlegs a trasferirsi con lui in Messico. Ma Bowlegs, che inizialmente fu sul punto d’essere convinto, si allontanò nelle sue paludi (malgrado la resa di un gruppo di 85 indiani) e di lui non si seppe nulla per mesi; così la delegazione dovette tornare a New Orleans senza successo.


La mappa della terza guerra dei Seminole

Ma ormai la pressione politica per ottenere la rimozione degli ultimi resistenti si era accellerata e nel 1852 Luther Blake, che già si era occupato del trasferimento dei Cherokee, diventò nuovo agente in Florida. Subito organizzò un tour di Bowlegs a Washington e New York, nella speranza che i colloqui con funzionari del governo o una presa di coscienza della potenza dei bianchi potessero avere l’effetto sperato. La delegazione partì da Fort Myers il 31 Agosto 1851 e raggiunse Washington e New York l’11 Settembre. Qui vennero scattate varie fotografie che dimostrano che la delegazione includeva, oltre al capo, anche”John Jumper, Abraham, Sarpake Yohola, Fasatche Emathla, Chocote Tustenuggee, Nocose Emathla e Pasackecathla”. Billy Bowlegs incontrò per due volte il presidente Fillmore, esprimendogli il suo desiderio di non lasciare la Florida, ma i funzionari non cambiarono idea e alla fine i delegati firmarono il consenso alla rimozione.
Billy Bowlegs aveva acconsentito a trasferirsi entro il Marzo 1852, ma non riuscì a convincere molta della sua gente e, agli inizi del 1854, il Gen. Blake era riuscito a trasferire solo 36 Seminoles.


Un momento della guerra dei Seminole

Nel Dicembre del 1855 una squadra di undici genieri al comando del Ten. George Hartsuff si era spinta fino a due miglia dal rifugio del capo ed aveva deliberatamente distrutto il suo frutteto di banani. Per anni Billy Bowlegs aveva cercato la pace, unico modo per cercare di rimanere nelle sue terre, consegnando anche i suoi guerrieri se colpevoli, per essere puniti dall’uomo bianco. Ora capiva che i mezzi pacifici potevano solo rinviare l’inevitabile e scelse di morire combattendo o di non lasciare la sua terra senza lottare. Il mattino del 20 Dicembre raccolse i suoi uomini e attaccò il campo dei genieri, ferendo gravemente il Tenente e ferendo o uccidendo diversi dei suoi uomini. Era l’inizio della terza guerra seminole. Non fu una guerra con gli episodi bellici che avevano caratterizzato le prime due; gli indiani, meno di cento, potevano solo sperare di attaccare il nemico con improvvise imboscate per poi fuggire senza essere presi. Così la guerra si trascinò per anni con episodi minori, spesso senza che i soldati potessero nemmeno vedere i guerrieri che li attaccavano.
La guerra si svolse attraverso un succedersi di episodi minori, attraverso isolati e distanti attacchi a fattorie, improvvise imboscate a piccoli gruppi di militari, cacciatori, civili, sempre con perdite numericamente limitate, senza le battaglie del 1835-42, come il massacro Dade, le battaglie del Withlacoochee, la battaglia del lago Okeechobee ecc. Col tempo gli indiani si ritirarono sempre più nei loro irraggiungibili rifugi, senza che i soldati potessero avvicinarli.
Un ritratto firmato
Dopo che le operazioni furono dirette dal vecchio nemico di Billy Bowlegs, W. S. Harney, il comando in Florida andò al Col. Loomis, che trovò impossibile riuscire a comunicare con Bowlegs ed inviò O. O. Howard, il futuro generale “Cristiano” nelle paludi a cercare i Seminoles, ma vanamente. Nel Gennaio 1858, Jefferson Davis, segretario alla guerra, ammise che “i Seminoles avevano evitato ogni energico sforzo fatto dal nostro esercito per soggiogarli o trasferirli”.
Si ricorse allora al vecchio sistema di portare una delegazione di Seminoles dall’ovest alla Florida, sotto l’egida di Elias Rector, sovrintendente agli affari indiani, e Samuel Rutherford, agente per i Seminoles occidentali. Billy Bowlegs acconsentì ad incontrare il gruppo, quaranta indiani seminole e sei Creeks, al comando di John Jumper, 35 miglia da Fort Myers, il 15 Marzo 1858. Il sovrintendente offrì lauti premi in danaro e Billy Bowlegs accettò la resa. Il 4 Maggio Bowlegs e altri 125 Seminoles, tra cui Assunwha, Nocose Emathla, Foos Hadjo, Nocus Hadjo e Fuchutechee Emathla, lasciarono Fort Myers sul vaporetto Grey Cloud e a Fort Dade montarono altri 40 indiani catturati dai volontari della Florida. Billy Bowlegs e il suo entourage trascorsero una settimana a New Orleans, dove un giornalista di “Harper’s Weekly” ebbe l’opportunità di osservarlo e fotografare lui, sua moglie, i suoi cognati, Long Jack e No-kush Hadjo, e il suo fidato nero, Ben Bruno. Bowlegs venne descritto come un indiano di media altezza e bell’aspetto, con un peso di circa 160 libbre, due mogli, cinque figlie, cinquanta schiavi, e un centinaio di migliaia di dollari di patrimonio. Il costume con cui venne fotografato appare sostanzialmente lo stesso portato a Tampa nel ’49 e poi a New York.
Da New Orleans il gruppo risalì il Mississippi e l’Arkansas per giungere a Fort Smith il 28 Maggio e a Little River, nella nazione Seminole, il 16 Giugno. Nel Dicembre Bowlegs acconsentì a tornare in Florida per convincere altri resistenti alla rimozione; 75 indiani furono convinti e l’intero gruppo ritornò all’ovest in Marzo.


Ancora un prezioso ritratto di Billy Bowlegs

Malgrado Bowlegs avesse infine accettato la rimozione all’ovest, egli non diventò amico dell’uomo bianco, nè tantomeno ne accolse la religione, come fece John Jumper. Così apparve come un indiano indipendente e dignitoso e non fece nulla per ingraziarsi il missionario cristiano, il reverendo Murrow. E fu proprio quest’ultimo che, il 2 aprile 1859, ne annunciò la morte, avvenuta da qualche giorno, che probabilmente non dispiacque troppo a coloro che ne avevano capito il potere esercitato da Bowlegs e lo spirito indipendente.

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