Mourning Becomes Electra

A cura di Emanuele Marazzini

Inchiostro di sangue. Tre spunti letterari sulla guerra di Secessione. Uno. Due. Tre.

Fotogramma della celebre versione cinematografica
Il secondo testo che proponiamo, più intimo e tormentato del precedente, è un’opera drammatica. Pensata e scritta nell’arco di cinque anni (tra il Mare Arabico, le isole Canarie e Parigi) e messa in scena per la prima volta il 26 ottobre 1931 al Theatre Guild di New York, Il lutto si addice ad Elettra è suddivisa in tre parti: The Homecoming (il ritorno), The Hunted (l’agguato) e The haunted (l’ossessione).
Per non rovinare la lettura a chiunque fosse curioso (consigliamo l’edizione Einaudi citata in bibliografia, con l’ancora ottima traduzione di Bruno Fonzi), basti sapere che questa appassionante trilogia mette in scena le fatali vicende della casata Mannon, la cui grandiosa quanto cupa magione (fondale della maggior parte delle scene) sorge ai margini di una cittadina portuale della Nuova Inghilterra: il ritorno a casa del capofamiglia, il generale nordista Ezra al termine della guerra civile fa riemergere verità e pulsioni nascoste, innescando una tragica spirale di violenza che vedrà come protagonisti la moglie Christine, i figli Lavinia e Orin e il capitano di vascello Adam Brant…
O’Neill che, fin dal titolo si rifà chiaramente all’insuperabile esempio dell’Orestea, così annota: «Avevo in mente la trilogia di Eschilo, ma nel disegnare la psicologia dei personaggi non ho inteso seguire nessuno dei drammaturghi greci. All’opposto, ho fatto di tutto per dimenticarmi delle varie Elettre, eccetera. Tutto quello che volevo prendere in prestito era il modello tematico di Eschilo (e delle antiche leggende) per poi tentare di interpretarlo in chiave di moderna psicologia, con il Fato e le Furie che operano dall’interno dell’anima di ognuno».


Ritratto di Eugene O’Neill (1888-1953), premio Nobel per la letteratura nel 1936
Ma è proprio in questo serrato intreccio tra modello classico e teorie freudiane (particolarmente insistito nel terzo episodio) che la tragedia mostra forse una vena di ingenuità, notata peraltro dai contemporanei:
Dopo la prima rappresentazione il dramma fu lodato con molti superlativi. […] Tutti i critici più avveduti rimasero impressionati dalla sua forza e dalla sua efficacia teatrale. Invero, nessun altro dramma di O’Neill, anteriore o posteriore a questo, ha avuto alla prima rappresentazione un’ accoglienza altrettanto entusiastica. […] Eppure quest’ opera, lodata come la più grande tragedia americana, non ebbe che un modesto successo […]. Le repliche durarono solo cinque mesi, e nei tempi moderni non è stata più recitata da attori di professione. Sebbene molti abbiano continuato a lodarla, altri hanno detto che non dà l’illusione della realtà. […] “Il lutto” che “si addice” a questa nuova Elettra è più formale che sentito. Poichè questo Inferno è così assoluto, la tragedia che ci offre rimane in gran parte una tragedia mentale.2
Tuttavia formidabile e possente rimane nell’opera «l’incongruenza tra l’aspirazione dell’uomo alla pace e la sua partecipazione alla follia della guerra»2 di cui rispettivamente i personaggi di Ezra e Orin portano nell’animo gli indelebili, traumatici segni. Valgano allora come conclusione proprio alcune parole di quest’ultimo (sono rivolte alla fidanzata):

Ricordi come sventolavi il fazzoletto, Hazel, il giorno che sono partito per far l’eroe? Credevo ti saresti slogata il polso! E tutte le madri, le mogli, le sorelle e le fidanzate facevano lo stesso! In un’ altra guerra bisognerebbe che le donne prendessero il posto degli uomini per un mesetto. Far provare anche a loro il gusto dell’assassinio! […] Farsi schizzare il cervello a vicenda col calcio del fucile, o sbudellarsi a colpi di baionetta! Forse, dopo questo, smetterebbero di sventolare il fazzoletto e di chiacchierare di eroi!

Bibliografia

  1. Il lutto si addice ad Elettra, Torino, Collezione di teatro-Einaudi, 1962, pag. 5 corsivo nostro e pag. 102.
  2. Frederic I. Carpenter, Eugene O’Neill, Firenze, La Nuova Italia, 1973, pagg. 122-128, corsivo nostro. Un’ agile monografia per approfondire tutto il teatro del drammaturgo americano.

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