Buffalo Bill a Parma

A cura di Emanuele Marazzini

È il 5 aprile 1906 (giovedì) quando il convoglio del Wild West Show, giunto nella città emiliana va ad attendarsi nel cosiddetto Campo di Marte, area non più esistente tra la Cittadella e il torrente Parma.
La programmazione della seconda tourneè italiana (la prima risale al 1890) prevede sempre due esibizioni: una pomeridiana alle 14 ed una serale alle 21.
Infatti, con il nuovo impresario, James Bailey, subentrato allo storico Nate Salsbury, vige la ferrea, ma più remunerativa regola del “One day, one town”. Alla conclusione della trasferta, si conteranno, perciò, ben 119 spettacoli in 35 città, tutti nell’arco di soli 64 giorni! Un, però, tutto sommato, spossante tour de force, se si tiene in considerazione che Buffalo Bill ha già raggiunto la sessantina e l’organizzazione tende sempre più a gravare sulle sue ormai fragili spalle di alcolizzato.
La struttura stessa dello show era stata ridefinita da Salsbury stesso, con l’ingaggio di
[…] un’imponente rivista di truppe a cavallo provenienti da diversi paesi e […] persino una troupe africana di uomini e donne Zulu. In questa nuova veste lo spettacolo ottenne un grande successo e per l’esordio, che coincise con l’inaugurazione della fiera mondiale di Chicago del 1893, fu ribattezzato con il nome di Buffalo Bill’s Wild West and Congress of Rough Riders of the World (“Il Selvaggio West di Buffalo Bill e il Raduno dei Rudi Cavalieri del Mondo”)
e si presentava come molto dissimile rispetto allo schema primitivo del 1886 (efficace e di successo nei primi tempi, ma, se confrontato con quello successivo, piuttosto scialbo). Lo spettacolo, dal titolo The Drama of Civilization, era in cinque atti o “epoche”.
Nella prima epoca, La foresta primordiale, indiani e animali presi in prestito da un circo erano rappresentati in scene di convivenza prima dell’arrivo dei bianchi. La seconda epoca, La prateria, mostrava un treno di immigrati costretti ad affrontare una serie di disastri naturali, tra cui un incendio nella prateria. Nella terza epoca […], Il ranch dell’allevamento, Buffalo Bill accorreva in aiuto di una famiglia di pionieri attaccata dagli indiani. […] Infine era prevista un’epoca conclusiva, L’ultima battaglia di Custer, che si chiudeva con l’arrivo di Buffalo Bill sul luogo del massacro, con le parole “Troppo tardi!” proiettate su uno schermo dietro il ciclorama con la scena della battaglia.
Ecco quindi come dovette presentarsi al pubblico parmigiano la nuova scaletta dello spettacolo:


Locandina che mostra la nuova formula dello show

Dopo l’ouverture della Cowboy Band, lo spettacolo si apriva con una grande parata, cui partecipavano i rough riders of the world e cavalleggeri con la divisa degli eserciti di Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania e Russia. […] Quando la polvere si posava e tornava il silenzio, Annie Oakley faceva la sua apparizione […] per mostrare numeri di virtuosismo con le armi da fuoco. Seguiva una corsa a cavallo in cui gareggiavano un cowboy, un cosacco russo, un vaquero messicano e un arabo, ciascuno in groppa ad un animale del suo paese.
Nel quarto numero compariva il Pony Express a mostrare “come venivano distribuite lettere e telegrammi nell’immenso continente prima dell’avvento della ferrovia e del telegrafo”. Passato il turbine dei corrieri postali, una carovana di coloni emergeva lentamente da dietro le quinte che raffiguravano le montagne del Wyoming. […] La colonna veniva attaccata da indiani ribelli e salvata da Buffalo Bill con i suoi scouts e cowboys. I carri presenti in scena erano gli stessi vecchi Conestoga dei pionieri di trentacinque anni prima.
Poi si vedeva un gruppo di cavalieri siriani e arabi che mostravano “il loro stile equestre negli sport e nei giochi nazionali”. Subentravano arrivando al galoppo “i cosacchi del Caucaso impegnati in gesta equestri e danze folcloristiche.” Dopo un breve intervallo, entrava Johnny Baker [orfano, nato a North Platte e accolto da Cody a nove anni, condusse un’adolescenza e una giovinezza invidiate da tutti gli altri ragazzi d’America. Johnny […] aveva chiesto di poter seguire la compagnia, e Cody alla fine gli aveva dato l’incarico di lanciare per aria le palle di vetro blu che egli doveva frantumare, esercizio che faceva parte del suo numero di tiro a segno. In seguito Baker fu soprannominato “il ragazzo cowboy”, divenne un famoso tiratore, e ricevette i complimenti di presidenti americani e sovrani europei n.d.r], sicuro di sé, mostrava la sua abilità di tiratore.
Fotografia con dedica di Johnny Baker
Un gruppo di vaqueros si esibiva poi nell’uso del lazo e in vari trucchi a cavallo. Si assisteva quindi a una corsa di ragazze indiane, americane e spagnole. Nell’undicesimo numero, i mandriani si esibivano raccogliendo oggetti da terra senza smontare di sella, prendendo cavalli bradi al laccio e montando broncos selvaggi. Infine si presentavano i rappresentanti di quattro eserciti: uno squadrone del sesto cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti; uno della prima guardia del reggimento di ulani di sua maestà re Guglielmo II, […] uno di chasseurs francesi ed uno del dodicesimo lancieri dell’esercito britannico.
Da giorni le (rade) testate locali pubblicano martellanti inserzioni che mettono ben in evidenza quanto l’apparato pubblicitario del Wild West Show sia organizzato, capillare e all’avanguardia; spesso, perfino i muri delle città vengono in anticipo tappezzati di manifesti e volantini grazie a rapidi (quanto efficacissimi) “blitz” propagandistici. La stessa Parma non dovette fare eccezione.
Questa la vivace impressione di un giornale londinese (che potrebbe, seppure in scala ridotta, valere anche per Parma):

Che io vada a piedi, in autobus o in carrozza, l’immagine di Buffalo Bill è sempre davanti a me. Ogni steccato è tappezzato, da est a ovest, del suo cappello, del soprabito e del volto […].

Ma con quale volto la città emiliana doveva mostrarsi agli occhi di un qualsiasi viaggiatore dell’epoca? Nel 1906, i suoi abitanti sono circa 50.000. Scarsa è la diffusione di giornali, inadeguato il servizio di illuminazione elettrica.
La criminalità e la miseria dilagano:
Se gli scioperi caratterizzano il primo semestre del 1906 [ad astenersi dal lavoro, sia in città che in provincia, sono principalmente muratori, calzolai e braccianti n.d.r.], non scioperano affatto lungo tutto l’anno ladri, ubriachi, accattoni, pregiudicati, mascalzoni, teppisti […] che mendicano vitto e alloggio, in casi di rifiuto incendiano le case. In particolare, perdura da anni in città, […] il vizio di ubriacarsi; così come i furti si succedono in maniera impressionante. Specie nell’Oltretorrente, poi, è invalsa l’abitudine di dare la caccia ai gatti per farne oggetto di più o meno succulenti banchetti, e per fare questo si penetra furtivamente nelle case, mettendo a scompiglio l’interno pur di riuscirvi. […] Non si contano poi […] gli arresti per furti anche nei negozi e specialmente nelle chiese.
Per completare il quadro, basti sapere che entro la fine del 1906 si verificarono tre scomparse di minorenni, otto omicidi, alcuni casi di pedofilia e un’indefinita serie di tentati stupri da parte dei cosiddetti “satiri” (giovani pervertiti).
Anche la situazione politica locale, con le elezioni ormai alle porte, è in fermento: oltre ai già nominati scioperi, energico è l’accanimento contro il senatore Giovanni Mariotti, già sindaco di Parma per più di un decennio, di cui si sollecita ormai il ritiro dalle scene. Ciò che soprattutto si contesta a questo “piccolo dittatore” è l’inasprimento delle tasse, i metodi di governo tanto grossolani quanto costosi e la presenza di infrastrutture solo iniziate o già bisognose di restauro.
Ad immortalare la breve permanenza di William Cody nella sua città, contribuì Luigi Bandini (1883-1953), le cui fotografie non sono state da noi rintracciate.
Autoritratto di Luigi Bandini, 1920 c.
Studente di giurisprudenza, quindi notaio, si dedicò prestissimo a quel dilettantismo che copre una fascia minore ma non meno significativa del mondo fotografico parmense alla fine dell’Ottocento e ai primi del Novecento. Il suo approccio coi soggetti fu decisamente anticonformista. Fin dalle esperienze giovanili, poi durante la prima guerra mondiale (che lo vide semplice fante addetto al trasporto munizioni nella zona del Carso) e per tutta la sua lunga frequentazione con la fotografia, il Bandini riprese uomini e cose fuori dalla tradizionale fissità dei ritratti andando alla ricerca delle pose e delle situazioni meno formali. La condizione sociale ed economica consentì al Bandini di operare, pur da dilettante, con attrezzature degne di un professionista. […] Tra i suoi reportages più importanti si ricordano quelli relativi alla prima guerra mondiale (di cui documentò con efficacia, dal di dentro, trincee, automezzi colpiti, sobborghi bombardati, incontri di generali, semplici soldati, Gabriele D’Annunzio ufficiale di cavalleria, ecc.) e quelli della vita pubblica (scene di lavoro, navigazione fluviale, sport, spettacolo). Tra questi servizi uno ebbe come soggetto la famosa esibizione di Buffalo Bill e del suo circo, con cavalli, indiani e cowboys, al Campo di Marte di Parma, nell’aprile 1906.


Locandina pubblicitaria tratta da Propaganda socialista, 24 marzo 1906

Esauriente il resoconto della Gazzetta di Parma, anche oggi quotidiano più influente della città (la data è del 6 aprile):

Lo spettacolo di Buffalo Bill – Durante tutta la giornata di ieri fu per via Farini un continuo andare e venire di trams e carrozze. Vi fu sempre folla in quella strada e nel Campo di Marte, ove in un padiglione della compagnia Buffalo Bill si mostravano dei fenomeni viventi: un gigante, una nana, un fanciullo obeso, un selvaggio africano, una domatrice di serpenti, un individuo diventato di color bleu per strana malattia, dei tatuati, ed altre curiosità.
Alle 14,30 ebbe luogo nel grandioso anfiteatro eretto in mezzo all’attendamento la prima rappresentazione alla quale intervenne un pubblico enorme.
Quante persone contiene l’anfiteatro di Buffalo Bill? Chi dice 15 000, chi 18 000. Orbene, ci erano altrettante persone, anzi di più, poiché molti che non avevano trovato più posto si accontentarono di restare in piedi.
Tutti i posti, anche quelli da 8 e da 5 lire, erano occupati.
Lo spettacolo s’iniziò colla presentazione di tutti gl’intrepidi cavalieri della Compagnia: Pellirosse, cow-boys, messicani, arabi, cosacchi, cavalleria americani e inglesi, alcune amazzoni, tutti nei loro pittoreschi costumi. Per ultimo si presentò il famoso colonnello Cody (Buffalo Bill) accolto da applausi.
Gl’indiani, entrando nel Circo emettono grida strane, che sembrano di fanciulli. È il loro grido di guerra, che in sé non ha nulla di terribile, ma che ha però fatto rabbrividire tanti valorosi sulle sponde del Mississipì.
Seguono gli esercizi di cavalleria, il convoglio d’emigranti, i tiri meravigliosi di Buffalo Bill, il Pony Express, le manovre d’artiglieria, Zuavi Revlin acclamatissimi per gli esercizi di precisione ed agilità straordinaria, assalti, finte battaglie, i messicani lanciatori di lacci, arabi e giapponesi che eseguiscono esercizi acrobatici ed atletici.
Si presentò pure, assai applaudito, il bravo tiratore Johnny Baker, come pure impressionarono i Cowboys, i cosacchi, gl’indiani.
Se vi furono applausi vi fu pure qualche fischio e non si deve nascondere che una gran parte del pubblico rimase disillusa.
Tale disillusione, confessiamo, noi non l’abbiamo provata, perché di più non ci aspettavamo dalla Compagnia di Buffalo Bill, il cui spettacolo è in maggior parte una rappresentazione di costumi e di episodi della vita che si vive, o per meglio dire si viveva, nei paesi infestati dalle Pelli rosse, cioè uno spettacolo nuovo, interessante… ma che basta vedere una sola volta.
Alla seconda rappresentazione assisteva un pubblico assai meno numeroso.
Erano occupati tutti i posti da L. 1,20 e L. 2,50, ma pochi spettatori nelle altre tribune.
Lo spettacolo terminò alle 22 e alle 23,45 di tutto il grandioso anfiteatro, di tutto l’attendamento non rimaneva che la memoria!
Si calcola che Buffalo Bill abbia introitato a Parma una cinquantina di mille lire.

Si notino la tiepida risposta del pubblico e il modesto afflusso sia di spettatori sia ovviamente di introiti.
In altre parole, un flop.


Via Farini ad inizio XX secolo

Suggestiva anche la fonte del padre saveriano Angelo Lampis, il quale, raccogliendo notizie sui giornali per il suo Conversazioni sull’Istituto Saveriano e le sue Missioni (1957-61), così annota:

24 marzo. Una notizia appetitosa per i nostri studenti del 1906: Buffalo Bill sarà a Parma, al Campo di Marte a dare spettacolo: antecedentemente l’aveva dato al Campo di Marte di Parigi; dopo Parigi-Parma. (Giovane Mont. 24 marzo). La direzione ci ha assicurato, scrive il settimanale, che lo spettacolo sarà assolutamente identico a quello che ha divertito decine di migliaia di spettatori durante l’ultima primavera al Campo di Marte di Parigi, ed in seguito nelle numerose città di provincia. […] Per il trasporto del complesso occorrono 4 treni speciali di 21 vagoni ciascuno; vagoni costruiti all’americana, lunghi 20 metri e dotati di tutti i conforts… […] Una delle ragioni che hanno favorito la popolarità ed il successo permanente dello spettacolo del Wild West, è che esso costituisce una meravigliosa lezione di cose, facendo conoscere de visu i primi tempi della vita nelle praterie dell’ovest del continente americano, mostrando gli esploratori, i pionieri, gli indiani, la loro maniera di combattere, di lavorare e di divertirsi… Comprende i migliori rappresentanti tipici degli uomini dell’artiglieria e della cavalleria francese, inglese, russa ed americana.” Scommetto che i nostri avranno tempestato il Fondatore [San Guido Maria Conforti n.d.r.] per assistere allo spettacolo e che questi abbia concesso: erano spettacoli innocenti…

La Scintilla, giornale repubblicano-socialista, coglie l’occasione della presenza di Buffalo Bill in città per una arzigogolata quanto oscura (almeno per noi contemporanei) satira sulle imminenti elezioni amministrative (i nomi citati, come il già citato Mariotti, si riferiscono a personalità politiche del tempo):

Ieri, finita la rappresentazione diurna, il colonnello Cody si è recato in Municipio a ringraziare il Sindaco della ospitalità concessagli dalla città di Parma. L’intervista è stata cordialissima: il senatore Mariotti ha espressi al colonnello i sensi della sua ammirazione, ed il colonnello ha detto al senatore che ammirava in lui un suo emulo, se non un maestro.
All right – disse infatti Buffalo Bill – io condurre una troupe di valorosi rough riders, ma non esserci merito perché sono tutti americani, anche i turchi, tutti di un colore anche i pellirosse, ma io sapere che voi condurre una troupe molto più variopinta, di colori che vanno dall’azzurro carico, come quello del fenomeno della mia baracca, al rosso della camicia dei miei cow-boys.
-Troppo buono – rispose il senatore – si fa quello che si può. Voi lo sapete meglio di me che il mestiere di manager di una troupe è difficile, specialmente quando si ha qualche elemento più cattivo dei vostri stalloni che si buttano per terra piuttosto di essere cavalcati. Ma, infine, le rappresentazioni sono finora riuscite.
Adesso, per esempio, abbiamo l’uomo verde dalla bile, scavato fresco fresco dai sotterranei dove è stato per molti anni.
-Aoh! molto interessante.
-Si, una volta avevamo anche un serpente verde, ma voleva comandare lui, e siccome non avevamo una bella domatrice come la vostra, lo abbiamo rimandato fra i triangoli.
-Triangoli?
-Si, è una ciambella a tre lati di cui si pascono molti miei amici. Ma questo non conta. Dunque voi, caro colonnello, siete contento?
-Oh yes. Sarei ancora più contento se potessi trovare un nuovo numero di programma. That is the question. Battaglie, assalti, esercizi acrobatici, questi un poco sfruttati. Ci vorrebbe qualche cosa di nuovo! Senatore voi potete darmi una idea.
-Fate una lista popolare!
-Wath is it?
-Un gioco parmigiano che vi spiego subito. É un numero di programma che mi è finora riuscito bene: ma siccome è vecchio per noi, e questa volta me lo fischiano, ve lo cedo volentieri.
-Prego, spiegare!
-Ecco, io prendo Berenini, uno che sa fare l’indiano a maraviglia, e lo metto in mezzo all’arena a chiamare i socialisti: questi vengono e una parte piccola gli fa dei complimenti e dice di si, gli altri scappano e dicono di no. Allora salta fuori Olivieri con il berretto frigio e il busto della repubblica fra le braccia, ma non vien nessuno. Tenchini si mette a piangere e dice che non riusciremo mai ad andar in fondo alla rappresentazione. Ma in quel momento io faccio un gesto e arrivano undici individui che si mettono a ballare e gridano tutti insieme: io sono il candidato. Siccome sono tutti di un colore diverso, tranne Mattei che è senza colore affatto…
-Voi avere un uomo senza colore? Cedetemelo per mia baracca: mille franchi al giorno e trattamento.
-Ve lo cederò lunedì per due soldi, ora non posso. Dicevo, siccome sono tutti di colore diverso, la ridda riesce variopinta, una cosa bellissima.
-E poi?
-E poi arrivano i nemici, i clerico-moderati, neri, neri, e sparano addosso a tutti.
-Come sparano?
-Con una scheda.
-Non conoscere quest’arma.
-Oh, è un’arma che quando spara per me, mi piace molto, ma in caso contrario mi fa venir la pelle d’oca.
-E poi?
-E poi ci cacciano via tutti.
-Anche voi, anche il manager?
-Anche me.
-Aoh, io non volere essere cacciato neanche per ischerzo!
-Se non fosse che per scherzo, ci starei ancora, il male, Cody mio, che questa volta faranno davvero!

Sempre La Scintilla, il 7 aprile, riporta tra le notizie che riguardano la Lunigiana (in particolare, Pontremoli):

Il passaggio di Buffalo Bill. Stamane i quattro lunghi treni del Colonnello Cody transitanti di qui alla volta di Parma hanno attratto alla stazione ferroviaria una folla di curiosi molti dei quali quasi a supplemento dello spettacolo visto a Spezia bello fin che si vuole ma troppo strombazzato e decantato in antecedenza per non lasciare poi un po’ di posto a quel sentimento di emozione mancata, di più o meno completa delusione.
Sono sfilati in enormi carrozzoni mori, cosacchi, messicani, pellirosse; un vero caleidoscopio della razza umana in movimento.
Alla partenza di uno dei lunghi convogli uno della troupe cadde dal treno in moto riportando profonde escoriazioni alle ginocchia e ad un piede. Fu prontamente soccorso e […] trasportato all’ospedale dove dovrà trattenersi qualche giorno.
Il col. Cody ha poi avuto la sorpresa di trovare al suo passaggio uno che gli assomiglia perfettamente e ne è stato lietissimo, tanto che ha invitato gentilmente questo signore a posare per un ritratto, gli ha donato il proprio con una critica lusinghiera e con signorile insistenza l’ha pregato ad accettare sei biglietti per lo spettacolo di Parma ed uno dei suoi arana (?).
Inutile dire che la somiglianza è stranamente perfetta e che l’episodio ha fatto il giro di tutti i ritrovi.

Quest’ultimo, pittoresco dettaglio ci permette una puntualizzazione: anni dopo il suo soggiorno italiano, si diffuse la leggenda secondo cui Buffalo Bill fosse effettivamente di origini parmensi. Molte voci raccontano infatti che appena sceso dal treno, il divo americano non solo avesse dichiarato di avere natali italici, ma, anzi, di provenire esattamente di quelle parti. Le ipotesi si sprecano: alcuni affermano Noceto; ricorre Copermio, paese nei pressi di Colorno dove una tale Elisa Sani (in Tambini) avrebbe dato alla luce un figlio successivamente emigrato negli Stati Uniti (questa la tesi di Emilio Gargioni nel suo Buffalo Bill Story). Altri parlano di un orfanello, anch’egli trapiantatosi poi nel Nuovo Mondo, ma al seguito di un missionario.
Tra le tante, assurde dicerie, rimane una certezza: quanto il mirabolante scout (e di riflesso il suo esotico show) abbia segnato profondamente l’immaginario semplice di tanti uomini e donne, soprattutto d’oltreoceano.

Bibliografia

1. Robert W. Rydell, Rob Kroes Buffalo Bill Show: il west selvaggio, l’Europa e l’americanizzazione del mondo, Donzelli, Roma 2006;

2. Mario Bussoni Buffalo Bill in Italia: l’epopea del Wild West Show, Mattioli 1885, Fidenza, 2011;

3. Valentino Sani Parma 1906: tra disagio sociale e spiragli di rinnovamento in Parma negli anni (quaderno n.11), Centro Studi Confortiani Saveriani, Istituto Missioni Estere, Parma, 2007;

4. Henry Blackman Sell, Victor Weybright Buffalo Bill e il selvaggio West, Longanesi, Milano, 1976;

5. R. Rosati Camera oscura 1839-1920: fotografi e fotografia a Parma, Cavalli di Collecchio: Artegrafica Silva, 1990, pag. 278;

6. John Burke, Buffalo Bill, Mursia, Milano, 1976.

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