La campagna del Tonto Basin

A cura di Gian Maria Tolu

La storia della Campagna del Tonto Basin è indubbiamente interessante, perché descrive quale fu il traumatico scontro tra tribù native che avevano avuto pochi contatti con i bianchi e l’esercito degli Stati Uniti; inoltre, in questa vicenda, furono utilizzati alcuni accorgimenti strategici che vennero poi presi a modello dalle truppe USA, nelle successive guerre contro i Nativi e anche oltre. Ecco come si svolsero i fatti.
La Tribù dei Tonto era divisa in due gruppi, i Tonto del Nord (divisi nelle bande del Mormon Lake, di Fossil Creek, di Bald Mountain e degli Oak Creek) e Tonto del Sud (banda Matzatzal e 6 semibande).
Il termine Tontos fu affibbiato a questi indiani dagli spagnoli, a causa della loro presunta imbecillità (Tontos significa sciocchi), sulla base della denominazione data loro dagli altri apache, che consideravano questi loro parenti come stupidi.


Una famiglia di Apache Tontos

Vi è una leggenda diffusa tra gli apache, secondo la quale, al momento della creazione, Ussen, il Creatore, avrebbe fornito i Tonto solo della metà delle doti e dei beni (intesi nel senso di ricchezze fornite dalla natura) dati agli altri Ndè. Ma la designazione di Tontos è praticamente priva di significato, ed è stata applicata indiscriminatamente a diversi gruppi:
– ad un miscuglio di indiani Yavapai, Yuma e Mohave, con qualche Apache-Pinaleno, confinato nella riserva di Rio Verde (Arizona) nel 1873, e trasferito nella riserva di San Carlos nel 1875; l’esatta designazione di questo gruppo è Tulkepaia;
– ad una tribù della famiglia Athabasca, di solito indicata come Coyotero-Apache;
– ai Pinalenos della stessa famiglia Athabasca;
– secondo Corbusier, ad un gruppo di indiani discendenti per la maggior parte da matrimoni misti tra uomini Yavapai e donne Pinal-Coyotero.


Un trasporto di scorte diretto a San Carlos

Il termine Tontos venne quindi applicato dagli scrittori del XIX° secolo praticamente a tutti gli indiani che vagavano tra le Montagne Bianche dell’Arizona ed il Rio Colorado, che appartenevano a due famiglie linguistiche ma specialmente agli Yavapai, comunemente conosciuti come Apache-Mohave.
Questa denominazione non rappresenta quindi una vera equivalenza con alcun nome tribale. I Tonto Apache trasferiti a San Carlos nel 1875 erano 629, mentre gli Yavapai che vennero mandati in quella riserva erano 618 ed i Tulkepaia 352. I Tontos ufficialmente designati come tali nel 1908 erano 772, dei quali 551 si trovavano sotto la giurisdizione dell’agenzia di San Carlos, 160 sotto la supervisione della scuola di Camp Verde e 11 erano a Camp McDowell.
Geronimo, nelle sue memorie (riferendosi quasi sicuramente ai Tontos), dice che più ad ovest vi erano diverse altre tribù Apache, che loro chiamavano Binèdinè, che significa sciocchi. Presuntuosamente, i Bedonkohe e gli altri gruppi cosidetti “Chiricahua” ma anche i White Mountain, li consideravano inferiori.
E.W.Gifford in “The Southeastern Yavapai”, riferisce che le donne San Carlos-Apache talvolta sposavano uomini Yavapai-Walkamepa, mentre le donne dei Tonto-Apache gli Yavapai-Wickedjasapa.
Manuel Merino nel 1804 scriveva che i Tontos, nella loro lingua, venivano chiamati Vinienctinen-ne, di cui non si conosce il significato.
Infine, val la pena menzionare il seguente sito internet, dove si apprende che vengono denominati anche Dilzhe’ : http://en.wikipedia.org/wiki/Tonto_Apache
A prescindere da considerazioni sulla razza, bisogna dire che i Tonto vivevano in una regione tra le più accidentate di quelle abitate dagli apache (probabilmente solo la Sierra Madre del Messico è peggiore), la zona tra il fiume salato a sud est e Flagstaff a Nord ovest. Queste terre erano un groviglio di rocce e di canyon, ricche di selvaggina, ideali per chi volesse nascondervisi e un vero inferno per chi avesse voluto stanare i suoi abitanti.


Un gruppo di Tontos

Inoltre i Tonto, forse per necessità di sussistenza, erano più aggressivi dei western Apache.
George Crook fu inviato in Arizona nel 1871, subito dopo la strage di Camp Grant a danno degli innocenti Aravaipa del capo Esh Ki Min Zhin. Crook ricevette il grado di brigadiere generale e, una volta arrivato in Arizona, convocò tutti i suoi subalterni per raccogliere tutte le informazioni possibili sul territorio e chi lo abitava. Delineò da subito ben precisi piani di guerra volti alla sottomissione degli ostili.
Eskiminzin
Immediatamente si schierò dalla parte di coloro che avevano massacrato i pacifici Apache di Camp Grant e, contro il tenente Whitman che aveva cercato di proteggere quegli indiani, divenne il paladino di tutti coloro che vedevano nello sterminio l’unica soluzione al problema della convivenza con gli Apache.
Crook ideò una formidabile macchina da guerra, le cui strategie sarebbero state seguite persino durante la seconda guerra mondiale, nella guerra contro i Giapponesi in Birmania e Nuova Guinea. Principali elementi di questa strategia erano l’arruolamento degli scout Apache e l’utilizzo dei muli nei convogli militari.
Fu facile arruolare molti scout, principalmente tra gli Apache Cibecue e White Mountain; essi non sentivano forti legami con i Tonto e i loro capi avevano deciso di rimanere in pace con gli invasori americani. I guerrieri erano attratti anche dalla paga, dall’uniforme e dal fucile con munizioni loro consegnato. Inoltre, essere scout permetteva una vantaggiosa promozione sociale e quindi di risolvere il problema della sussistenza dei familiari. Gli scouts vennero inquadrati per periodi di 6 mesi in compagnie di 25 uomini, guidate da scout bianchi professionisti, scelti tra i più esperti abitanti della frontiera (tra questi si ricordano in particolare Al Sieber e Archie Mc Intosh).


Il Generale Crook e i suoi scout Apache

Vi erano al seguito di Crook anche indiani di altre nazioni ma questi avevano alcuni difetti: i Paiute, benchè abili, si sentivano smarriti lontano dal natio Nevada; i Pima erano detestati, oltre che dagli Apache, anche dagli ufficiali. Questo perchè erano codardi con i nemici adulti ma profondamente feroci nei confronti delle donne e bambini. Oltretutto avevano l’usanza di ritornare in massa ai loro villaggi per purificarsi con bagni di vapore dopo l’uccisione di un nemico.
Solo gli scout Apache sembravano soddisfare appieno l’esercito, tra questi si distingueva Alchisay, figlio del capo Pedro dei White Mountain e destinato a diventare capo anch’esso. Secondo Bourke, l’aiutante di campo di Crook, si distingueva come “un vero e proprio Adone per il viso, una massa di muscoli e di nervi, un coraggio magnifico, una grande sagacia e una fedeltà pari a quella di un molosso irlandese. Peccato che fosse un selvaggio”. Secondo pilastro della strategia di Crook fu l’attenzione rivolta all’equipaggiamento dei convogli militari; sia i muli sia i mulattieri erano oggetto della massima cura. Il generale vedeva la guerra sulla frontiera essenzialmente come una questione di logistica, un mulo valeva dieci soldati e il conduttore meritava ogni riguardo perchè maestro nel sistemare il carico su un basto, cioè 145 Kg di soma sapientemente distribuiti sulla schiena dell’animale. Crook scelse un’elite di mulattieri in base alla loro fedeltà e del loro amore per l’animale. Li conobbe personalmente e intrattenne con loro rapporti cordiali, sempre attento ai suoi cari muli, dei quali poteva elencare abitudini e caratteristiche fisiche. Tutte le attenzioni che avrebbe dedicato a questo aspetto della logistica ne faranno un modello, tanto che il suo sistema venne imposto dallo stato maggiore a tutte le guarnigioni del west.
Il pretesto per preparare la campagna contro i Tonto fu dato a Crook da un preciso episodio: il 5 novembre 1871, a 10 Km dal centro minerario di Wickemburg, un gruppo di assalitori attaccò una diligenza che trasportava nove passeggeri. Sette di essi morirono, un altro spirò per le ferite riportate e ci fu un solo superstite.


Gruppo di Apache White Mountain

All’inizio furono sospettati della strage alcuni banditi messicani ma quando, il 9 novembre, il capitano Charles Meinhold, comandante del posto militare che vigilava sulla riserva di Date Creek (dove vivevano i Mohave), consegnò il suo rapporto, concluse indicando la colpevolezza degli Indiani, senza poter affermare se si trattasse di quelli della riserva o di altri. Questo massacro ebbe una vasta eco a Washington e rafforzò i fautori della guerra contro gli Apache.
Crook colse la palla al balzo e scrisse: “Non ho il minimo dubbio nella mia capacità di ottenere una pace durevole con gli Apache in poco tempo; una pace che non solo farà risparmiare milioni di dollari al Tesoro americano ma che salverà anche le vite di molti bianchi e Indiani innocenti”.
Il governo assicurò il brigadiere-generale di appoggiare totalmente le “operazioni aggressive” che quest’ultimo progettava. Quindi Crook lanciò un ultimatum ai ribelli, ingiungendo loro di presentarsi alle autorità militari prima della metà di febbraio del 1872, altrimenti avrebbe aperto il fuoco contro di loro.
Nel settembre 1872, per provare i suoi piani d’azione, Crook lanciò alcuni soldati contro gli Apache-Mohave della riserva di Date Creek, presunti colpevoli della strage della diligenza. Alcuni indiani furono accerchiati e uccisi (Crook, che era in prima linea, rischiò seriamente di essere colpito: il tenente Ross deviò la canna del fucile di un Apache che lo stava prendendo di mira) ma la maggioranza riuscì a scappare. Il capitano Julius Wilmot Mason e gli scout di Al Sieber si lanciarono al loro inseguimento, ne abbatterono una quarantina e catturarono gli altri.
Al Sieber
Questa era la conferma della validità degli scout e della velocità dei trasporti militari approntata da Crook; la pace sembrò quindi regnare ad ovest della valle del fiume Verde, solo alcune bande di irriducibili vagavano nelle zone trascurate dalla colonizzazione e dalle operazioni militari.
Si diceva che il bacino del Tonto ospitasse migliaia di Apache (Tonto o Apache Mohave o Yavapai) che obbedivano a capi come Delshay, contrari alla pace; almeno così si diceva.
Il governo giudicò opportuna un’operazione militare contro gli ultimi resistenti. La strategia di Crook era improntata alla massima efficacia e semplicità: egli intendeva sconfiggere le tribù ostili il più rapidamente possibile.

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