Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta

A cura di Mario Raciti

Boschi fitti, avamposti sperduti, montagne insuperabili, sopravvivenza estrema. E poi ancora lunghi fucili a pietra focaia, bisonti, indiani sempre sul piede di guerra, vestiti di pelle sfrangiati, pelli di castoro, storie davanti al fuoco di un bivacco…
È questo il mondo dei trapper, i cacciatori di pellicce che tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento fondarono nel West il fruttuoso e affascinante regno del commercio delle pellicce. Quante volte questo periodo è stato immortalato nei romanzi che tanto amiamo? A me vengono in mente Passaggio a Nord Ovest di Kenneth Roberts e Il grande cielo di A.B. Guthrie, ma se ce ne sono altri di sicuro basterebbero le dita di una mano per contarli tutti.
Einaudi ha deciso di colmare questa lacuna (ovviamente tipicamente italiana) dando alle stampe il libro di Michael Punke che in America ha riscosso un grande successo: Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta.
Il romanzo è un’epopea e allo stesso tempo uno spaccato perfettamente riuscito della vita quotidiana dei trapper e dei cacciatori di castori. Con la scusa di raccontare la vicenda, realmente avvenuta, di Hugh Glass, Punke mescola alla storia tante piccole, preziose informazioni su come vivevano i trapper, ma anche su chi erano, su cosa cercavano, su come morivano.
Con una struttura a metà tra un saggio e un romanzo, ma con uno stile piano, equilibrato, chiaro e senza nessun tipo di abbellimento, Punke ricrea in modo perfetto la brutta ma avventurosa storia di Glass, che negli anni intorno al 1820, durante una spedizione di caccia, viene assalito da un’orsa, che lo fa letteralmente a fette. Soccorso alle bench’e meglio dai suoi compagni, Glass viene prima abbandonato dal gruppo, poi pure dai due compagni che erano rimasti con lui promettendo di scavargli la fossa. John Fitzgerald e Jim Bridger gli porteranno via le armi e lo lasceranno per morto, ma Glass non è ancora pronto per la sua fossa e lotterà con tutto se stesso per sopravvivere e prendersi la sua vendetta.
Tra le atroci ferite subite, gli Arikara ostili, i Mandan e i Sioux bene o male amici, e altre accozzaglie di relitti umani, l’odissea di Glass si dipana lungo il corso dei fiumi che nel suo percorso, come nel romanzo, fungono da filo solidissimo per tutte le vicende. Cacciando per sopravvivere e nascondendosi dagli indiani, Glass seguirà quel sentimento di vendetta che lo nutre ormai più del cibo stesso; incrocerà la vita e i percorsi di altri personaggi – una fauna sempre diversa e con qualcosa da raccontare – tenendosi sempre sull’orlo dell’abisso, al confine tra vita e morte, squarciato nel corpo ma non nello spirito.
Revenant è un romanzo che mescola sapientemente personaggi reali a personaggi immaginari, posti davvero esistiti a posti frutto della fantasia dell’autore, ma alla base di tutto c’è una ricostruzione storica davvero minuziosa, fin nei dettagli (come le cure per le ferite o le risorse di cibo). C’è una rappresentazione dei personaggi notevole, con un’ampia “gamma” di figure non solo diverse tra di loro ma anche assolutamente coerenti con quel preciso periodo storico.
Non ci sono grossi colpi di scena, ma alla fine il romanzo mantiene ciò che promette: una storia di vendetta, con parecchia azione e tanta, tantissima atmosfera. Punke riesce a dare un ritmo costante alle serie di capitoli, e la facilità di lettura dovuta al suo stile limpido non permette di chiudere il libro facilmente.
Gli indiani acquattati nel sottobosco, gli alci e i cervi all’abbevarata, i bisonti al pascolo, il rumore costante dei fiumi… questo e molto altro Punke riesce a farcelo sentire davvero, come riesce a farci vedere i grossi, sporchi e barbuti uomini delle montagne che bivaccano mangiando carne secca o lingua di bisonte arrosto.

Autore: Michael Punke
Traduzione: Norman Gobetti
Editore: Einaudi
Rilegatura: Brossura
Pagine: 304
Prezzo: 20 € (oppure 10,99 € in formato eBook)

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