I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (2)

A cura di Pietro Costantini

Speciale a puntate: 1) I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (1), 2) I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (2)

Tuttavia, molte tribù non entrarono subito in guerra dalla parte degli Inglesi. Qualcuna, inclusi i Sauk e Fox, sperava di non rimanere coinvolta. Ma la guerra rendeva molto difficile per il governo americano e i commercianti fornire le provviste e i pagamenti annuali che spettavano agli Indiani, mentre gli Inglesi li provvedevano di fucili, polvere, munizioni e altri articoli. Col tempo, sempre più guerrieri nativi si alleavano e lanciavano attacchi contro forti e insediamenti americani.
Quando iniziò la guerra del 1812 (1812-1814), il “gruppo di pace ” dei Sauk e Fox, che comprendeva molti che avevano firmato il trattato 1804, si separò dai suoi parenti più ostili e si trasferì a sud verso il fiume Missouri, nel centro della regione del Missouri.
Conosciuto come “la Banda del Missouri”, questo gruppo rifiutò di combattere contro gli Americani. Anche i Fox rimasero neutrali, ma i Sauk di Rock Island si unirono a Tecumseh e agli Inglesi.
Quando in giugno scoppiò la guerra, i Sauk di Falco Nero si unirono ai Winnebago in una serie di attacchi che provocarono l’abbandono di Fort Madison nel 1813. Poi Falco Nero e i suoi guerrieri si spostarono ad est per unirsi a Tecumseh, ma arrivarono troppo tardi per aiutarlo a catturare Detroit. Combatterono nella battaglia del fiume Raisin e più tardi parteciparono all’assedio di Fort Meigs, nell’Ohio del nord. Falco Nero era stato un capo di guerra per più di vent’anni e aveva ucciso molti nemici, ma non riusciva a credere al massacro che questo tipo di guerra comportava…

La guerra del 1812

“Invece di sostenersi gli uni con gli altri, prendendo ogni vantaggio per uccidere il nemico e salvare la loro stessa gente, essi marciano alla luce del giorno e combattono a prescindere dal numero di guerrieri che potrebbero perdere! Finita la battaglia, si ritirano a far festa e bere vino, come se nulla fosse successo; dopo di che, fanno una dichiarazione scritta di quello che hanno fatto – ciascuna parte si dichiara vittoriosa – non rendendo neppure conto della metà di coloro che sono caduti dalla loro stessa parte”.


“La Guerra del 1812” – disegno satirico di William Charles

Scoraggiati dalla guerra di assedio, i Sauk tornarono in Illinois. Con l’eccezione di un paio di incursioni nell’estate del 1813 contro gli insediamenti americani sparsi lungo la riva nord del fiume Missouri, non vi furono altri interventi di partecipazione alla guerra. Dopo la morte di Tecumseh nella battaglia del fiume Thames (ottobre 1813), la resistenza dei Nativi generalmente finì. Tuttavia, gli Americani volevano riprendere il controllo del Mississippi superiore, che era stato perso dopo l’abbandono di Fort Madison e la cattura, per mano britannica, del forte di Prairie du Chien. Gli Inglesi controllavano il Wisconsin durante la guerra, e da Prairie du Chien furono in grado di rifornire i Sauk di armi a di incoraggiarli a impedire agli Americani di passare per Rock Island, fornendo allo scopo un cannone e tre artiglieri. Nella primavera del 1814 gli Americani tentarono di forzare il passaggio ma finirono per essere costretti a tornare indietro e costruire Fort Edwards di fronte alla foce del Des Moines (attuale Warsaw, Illinois). Fort Edwards resistette meno di un anno e fu abbandonato nella primavera del 1815.
Nel frattempo i Sauk facevano incursioni in tutti gli insediamenti tra il Missouri e l’Illinois. Si seppe che anche la Banda Sauk del Missouri, apparentemente neutrale, in quel periodo aveva preso scalpi americani. Quando infine venne il momento della pace, gli Americani chiesero ai Sauk e Fox di accettare le cessioni di territorio sancite dal trattato del 1804. La Banda Sauk del Missouri firmò a Portage des Sioux (appena a nord di St. Louis) nel settembre 1815, mentre i Fox, nel loro unico trattato separato con gli Stati Uniti, firmarono il giorno dopo. Tuttavia, l’improvvisa morte del loro capo principale e la resistenza al trattato del 1804 ritardarono un accordo con i Sauk sul River Rock fino all’anno successivo. Anche Falco Nero “toccò la penna” in questo trattato, ma solo dopo che fu promesso da parte dell’agente che il territorio non sarebbe stato toccato fin quando non fosse stato necessario. A quel tempo, è probabile che neanche gli Americani si rendessero conto di quanto sarebbe stato questo intervello di tempo. Quando i Sauk tornarono a Saukenuk, scoprirono che erano arrivati 700 soldati, e che stavano costruendo Fort Armstrong.


Morte di Tecumseh – Da “Storia della Scoperta dell’America” di Henry Trumbull – Boston 1819

Dopo il 1816 l’insediamento si espandeva fino a St. Louis. La maggior parte era costituita da estensioni di 160 acri nell’”Illinois Military Grant” (tra i fiumi Illinois e Mississippi), concesso ai veterani per il servizio reso nella guerra del 1812. Molti questi appezzamenti furono venduti a speculatori edilizi, e nuovi coloni si riversarono nella zona. L’Illinois divenne uno Stato nel 1818, seguito dal Missouri nel 1821, ma l’occupazione del territorio generalmente si fermava sul confine dello Iowa a causa di conflitti intertribali più a nord. Fort Snelling (St. Paul, Minnesota) e Fort Crawford (Prairie du Chien) si dimostrarono inadeguati per separare le parti in conflitto. La guerra fra Dakota e Ojibwa era continuata senza sosta per quasi un secolo, nonostante i tentativi di Inglesi e Francesi per fermarla. Gli Americani se la cavarono un po’ meglio, infatti gli insediamenti di coloni lungo il fiume Missouri erano riusciti a separare gli Osage dai Sauk e Fox. Tuttavia, a nord del confine dello Iowa, Fox, Sauk, Menominee, Ojibwa, Iowa, Winnebago, Dakota e Potawatomi venivano spinti in una zona sempre più ristretta, e si combattevano gli uni contro gli altri per il territorio. Anche se erano stati alleati contro gli Osage, anche i Sauk e gli Iowa avevano combattuto una breve guerra nel 1821.
Il trattato firmato con i Fox nel 1815 era un’eccezione, e gli Stati Uniti in seguito avrebbero insistito per trattare i Sauk e Fox come una tribù confederata. Anche se costretti a firmare lo stesso trattato, i Fox e i Sauk lo considerarono sempre come se fosse stato siglato dai due gruppi separati. La situazione era ideale per le ambizioni di un giovane Sauk di nome Keokuk (Volpe Vigile). Keokuk non era un capo per nascita, ma si rivelò un abile negoziatore e, dal momento che gli agenti americani lo trovavano docile ai loro interessi, venne elevato al rango di capo. Nel 1822 Keokuk negoziò un trattato per una stazione commerciale a Saukenuk. Con grande dispiacere e aumentando il sospetto degli Americani, molti guerrieri della banda di Falco Nero sfidarono Keokuk e ignorarono i commercianti americani continuando ad utilizzare il “Grande Sauk Trail” (che si snodava verso est da Saukenuk a Detroit) per commerciare con gli Inglesi a Fort Malden e Amherstburg, nell’Ontario. Di conseguenza Falco Nero e la sua gente furono comunemente indicati come la “Banda Inglese”. Pressati affinché si aprissero nuove terre agli insediamenti, gli Stati Uniti decisero di limitare la guerra lungo il corso superiore del Mississippi, definendo i confini dei territori tribali.
Dopo il trattato del 1816, i Sauk e Fox avevano continuato a mantenere contatti con gli Inglesi, pensando che questi incontri non dovessero più avere una componente diplomatica o militare. Ogni uno o due anni, Falco Nero e altri guerrieri Sauk e Fox si recavano in visita dagli Inglesi a Fort Malden, oppure a Drummond’s Island, sul lago Huron. Qui ricevevano regali e incontravano funzionari e commercianti inglesi, oltre che Nativi di altre tribù. Questi incontri rimanevano motivo di qualche allarme per i funzionari americani e i coloni, ma non erano minimamente vicini allo spavento provato all’epoca della Guerra del 1812.
Ciò che li preoccupava maggiormente era l’intermittente stato di guerra tra vari gruppi di tribù. Dal punto di vista americano, gli scontri fra Sauk e Fox e Osage, o Sioux e Ojibwa, o Sauk e Fox e Sioux minacciavano di ricadere sugli insediamenti colonici o di danneggiare i commercianti americani. Inoltre sembrava rallentare il processo di trasformazione dei Nativi in Americani “civilizzati”. I funzionari americani convocavano regolarmente dei consigli per cercare di ottenere una pace tra i vari gruppi nativi.
Per questo scopo, nel mese di agosto del 1825 venne convocato un gran consiglio a Prairie du Chien, cui parteciparono Ojibwa, Dakota, Sauk, Fox, Winnebago, Menominee, Iowa, Ottawa e Potawatomi. In realtà ottenere l’incontro di tante persone ostili fra loro era già di per sé un risultato ma, per facilitare l’accordo, i commissari americani, William Clark e Lewis Cass, furono generosi con le feste e la distribuzione di regali. L’accordo definitivo stabilì che i confini con gli Stati uniti potessero essere soggetti ad aggiustamenti finali, ma che i Sauk e Fox non avrebbero potuto rivendicare terre ad est del Mississippi. Il trattato di Prairie du Chien ottenne solo un successo limitato. La guerra fra Ojibwa e Dakota si riaccese, e quando i Dakota furono costretti a spostarsi a sud, nello Iowa, cominciarono a scontrarsi con i Sauk e Fox. Nel 1830 i Sauk e Fox firmarono un trattato con cui cedevano una striscia di territorio, larga 20 miglia, che correva dallo Iowa centrale a quello del nord est. I Dakota fecero una cessione simile, creando una zona cuscinetto larga 40 miglia (il Territorio Neutrale), nel quale si auspicava che nessuna delle due tribù dovesse entrare.


Le varie cessioni territoriali succedutesi nello Iowa

Nonostante il limitato successo del trattato di Prairie du Chien, dopo il 1825 gli insediamenti si spostarono decisamente a nord. Il primo obiettivo non era il ricco terreno agricolo in Iowa orientale e nord-ovest dell’Illinois, ma la zona mineraria di piombo a Dubuque e Galena. I Francesi erano venuti a conoscenza dei giacimenti fin dai primi anni del ‘700, ma gli stessi non erano stati sfruttati fino all’arrivo di Julien Dubuque, un commerciante di pellicce franco -canadese di Mackinac che aveva ricevuto il permesso dai Fox per iniziare lo sfruttamento minerario nel 1788. Dubuque ricevette una concessione spagnola per quell’area nel 1796 e divenne molto ricco. Quando, nel 1810, egli morì, creditori e speculatori terrieri cercarono di rivendicare i suoi possedimenti, ma dopo averlo seppellito con tutti gli onori, i Fox bruciarono tutti gli edifici di Dubuque. Per qualche ragione, nessuno si preoccupò di riaprire le miniere. La situazione cambiò dopo il trattato di Prairie du Chien.
Il governo federale emise il primo permesso minerario nel 1822, e dopo il trattato del 1825 i minatori si riversarono nella zona. I Fox accolsero ciò come inevitabile, ma sulla sponda est del Mississippi i Winnebago (o Ho-Chunk) furono sollecitati dagli argomenti del “Profeta Winnebago”, Nuvola Bianca, e il loro capo di guerra Red Bird decise di contrastare l’invasione. Nel 1827 questo portò a un breve conflitto, conosciuto come la Guerra Winnebago (“La Fevre War”). Quando le truppe furono spostate a nord da St. Louis, Red Bird e Nuvola Bianca si arresero per la salvezza del loro popolo, accettando di essere impiccati. Red Bird morì in carcere, ma Nuvola Bianca venne graziato dal presidente e rilasciato. In un trattato firmato a Green Bay nel mese di agosto 1828, i Winnebago (e anche gli Ojibwa, i Potawatomi e gli Ottawa) cedettero le zone minerarie di piombo nel nord dell’Illinois e nel Wisconsin meridionale. Al 1829 erano stati rilasciati più di 4.000 permessi di estrazione.
Questa nuova popolazione bianca considerava la vecchia popolazione nativa con grande sospetto. Alla fine del diciottesimo e inizio del diciannovesimo secolo, uomini come i presidenti George Washington e Thomas Jefferson, e i loro segretari della guerra Henry Knox e Henry Dearborn, pensavano che i Nativi avrebbero adottato la cultura degli Americani bianchi (nelle loro intenzioni: diventare “civilizzati”) e mischiarsi con la società dei Bianchi. Anche in quel tempo, la maggior parte dei coloni dell’ovest rifiutava questo pensiero. Fra gli anni ’20 e i primi anni ’30 dell’Ottocento, i Bianchi americani sparsi nel Paese erano sempre più inclini a vedere i Nativi come “razzialmente”, piuttosto che “culturalmente”, inferiori. I problemi culturali – come vestivano, cosa mangiavano, come passavano il tempo, come parlavano – potevano essere corretti. Ma l’inferiorità razziale era vista come permanente e incorreggibile.
Nuvola Bianca – dipinto di G. Catlin
Come la maggior parte degli abitanti dell’Illinois vedeva i Nativi come definitivamente inferiori, così li considerava pericolosi. Coloni le cui fattorie e villaggi erano isolati gli uni dagli altri e spesso lontani da presidi dell’esercito, erano preoccupati per le incursioni e gli attacchi degli Indiani. Queste paure non erano del tutto ingiustificate. Non era passato molto tempo da quando le tribù dell’Illinois avevano attaccato gli insediamentio di frontiera e i forti federali nella Guerra del 1812. La violenza tra Nativi e Bianchi (come la violenza tra gli stessi Nativi e gli stessi Bianchi) era comune. Eccitati dagli alcolici, e non frenati dalla legge, gli uomini combattevano, e anche si uccidevano a vicenda.
Al tempo in cui i Nativi Americani venivano espulsi, dall’afflusso dei coloni e dalla forza dei trattati, dalla terra che essi consideravano propria, la tensione rimaneva alta. I coloni vedevano i segni di una insorgente ribellione ogni volta che degli Indiani passavano sulla terra che non era più la loro, o perché in gruppi che erano più grandi di quanto ci si aspettasse, o perché volevano rubare un cavallo, o sparare a una mucca che era passata sulla loro terra, o per combattere un gruppo di minatori che effettuavano uno scavo. Quando c’erano questi timori di guerra, i coloni abbandonavano temporaneamente le loro case, rifugiandosi in città più grandi e presso i forti dell’esercito.
Nell’autunno del 1827, il governatore dell’Illinois Ninian Edwards aveva cominciato a richiedere all’amministrazione del presidente Adams di rimuovere gli Indiani restanti dall’Illinois. Edwards era in posizione vantaggiosa: nella decade precedente, le varie tribù dello stato avevano firmato trattati con cui cedevano le loro terre. Edwards aveva solo bisogno di chiedere all’amministrazione di applicare i trattati già esistenti, non di negoziarne di nuovi. Considerando la persistente presenza di questi individui “un danno, così contrario alle leggi dello Stato”, Edwards richiese un’azione federale per rimuoverli. Poiché nei successivi otto mesi non accadde nulla, Edwards minacciò l’intervento diretto dello stato dell’Illinois. Nel luglio 1828 il Segretario Porter informò Edwards che i rimanenti Indiani erano d’accordo nel lasciare lo stato entro la fine del maggio 1829.
Nel marzo 1829 Andrew Jackson succedette ad Adams come presidente. Jackson aveva già alle spalle una lunga esperienza nella conduzione della politica federale versi gli Indiani, sia come generale che come membro di commissioni incaricate dei negoziati per le cessioni di territorio. Egli accettò pienamente le argomentazioni di molti dei governatori, che asserivano che gli Indiani entro i confini di uno stato erano responsabilità dello stato stesso, e non delle autorità federali. In più, Jackson era fortemente convinto che fosse interesse sia dei Nativi che dei Bianchi che ogni Nativo dell’est, che volesse restare membro di una tribù e praticare la cultura nativa, avrebbe dovuto trasferirsi oltre il Mississippi. Nel dicembre 1829 il presidente Jackson chiese al Congresso di essere autorizzato a negoziare trattati per rimuovere tutte le tribù ad est del Mississippi. Questo disegno di legge fu molto contrastato, ma passò nel maggio del 1830, e venne trasformato in legge. Quindi ora si poteva procedere alla stipula dei trattati desiderati da Jackson, ma né l’amministrazione di Washington, né i suoi agenti sul posto ritenevano necessario un nuovo trattato con i Sauk e Fox: i vecchi trattati del 1804, 1816 e 1825 avevano già previsto lo spostamento delle due tribù ad ovest del Mississippi.
Nel maggio 1828 l’agente dei Sauk e Fox, Thomas Forsyth, aveva informato i capi tribali dei Sauk e Fox che avrebbero dovuto cominciare a fare i preparativi per abbandonare i loro villaggi ad est del Mississippi, in accordo con i trattati già stipulati. I capi avevano negato che essi avessero mai ceduto qualcuna delle loro terre ad est del Mississippi e a nord del fiume Rock. Questa presa di posizione generò tensioni sia nei riguardi del governo federale, che intendeva cominciare a vendere le terre intorno al Rock, sia con il governo centrale, che voleva spostare tutti gli Indiani rimasti in Illinois.


Spostamenti conseguenti all’Indian Removal Act del 1830

Con il crescere della pressione, nei due anni successivi, da parte di Forsyth e di William Clark, soprintendente federale per gli Affari Indiani di St. Louis, emersero anche tensioni tra i Sauk e Fox. Qualche capo insisteva nel sostenere che la tribù non aveva mai scientemente ceduto le sue terre in Illinois. Se qualche trattato diceva il contrario, affermavano, doveva essere il prodotto di un imbroglio degli Americani: i negoziatori bianchi dovevano aver detto a quelli indiani (che non sapevano leggere l’inglese) che il trattato diceva una cosa, ma di fatto lo scritto diceva qualcos’altro. Con la primavera del 1829, Falco Nero era diventato un energico sostenitore di questo punto di vista. Altri capi decisero che, poiché i Sauk e Fox non avrebbero potuto resistere agli Stati Uniti con la forza, l’attraversamento del Mississippi era necessario, anche se non desiderato. Keokuk, il principale rivale di Falco Nero, era di questa opinione. Dopo essere rimasto a Saukenuk per tutta l’estate, per mantenere la pace e l’ordine, egli attraversò il Mississippi in autunno, facendo voto di non tornare più indietro.
Proprio come Forsith, Keokuk e gli altri capi che si erano spostati nello Iowa vedevano Falco Nero e i Sauk e Fox rimasti ad est del Mississippi come “ribelli”, la cosiddetta “Banda Inglese”, che veniva così a distinguersi dagli altri gruppi Sauk e Fox. Nella primavera del 1830 Keokuk informò Forsyth che “…se degli Indiani tentassero di tornare, dopo la caccia invernale ad ovest del Mississippi, a risiedere a Rocky River, doveva assumersi i suoi rischi.” Essi non avrebbero dovuto aspettarsi la protezione del consiglio della tribù e dei Sauk e Fox. Eppure Falco Nero ed altre famiglie Sauk e Fox tornarono, nella primavera 1830 e, dopo un altro anno di crescente tensione, nella primavera del 1831. A quel punto, anche Falco Nero riconosceva che i coloni bianchi che avevano comprato le terre Sauk e Fox – comprese parti della stessa Saukenuk – non se ne sarebbero andati. Quelli che erano tornati l’avevano fatto perché vedevano quei luoghi come terra sacra e loro sede, che non poteva essere semplicemente abbandonata senza che fossero rimossi con la forza.
Dal governatore dell’Illinois John Reynolds, invece, il ritorno della banda di Falco Nero poteva essere considerato solo “un’effettiva invasione dello Stato”. Molti coloni del fiume Rock la pensavano così, mentre abbandonavano le loro fattorie per una maggiore sicurezza verso est e si diffondeva il panico della guerra. Reynolds informò rapidamente il sovrintendente Clark della sua decisione di mobilitare una milizia di settecento uomini a cavallo, che avrebbe respinto i Sauk e Fox “vivi o morti sul lato ovest del Mississippi”. Clark allertò il generale Edmund Pendleton Gaines, comandante della Divisione Occidentale dell’esercito, il quale assicurò che si sarebbe accollato l’incarico di trattare con i Sauk e Fox ad est del Mississippi, ma accettò anche l’offerta di Reynolds di usare la milizia nel caso la crisi fosse sfuggita di mano.
Nel giugno 1831 Gaines aveva spostato il proprio quartier generale a Rock Island, a poche miglia da Saukenuk, e aveva cominciato gli incontri con i capi Sauk e Fox. I capi confermarono ancora che essi non avevano ceduto la terra a nord del Rock. Ma la volontà di Gaines di non permettere loro di non restare più a lungo per coltivare il mais, associata alla sua adesione alla proposta di Keokuk di provvedere i Sauk e Fox di mais per l’inverno, convinse molte famiglie a riattraversare il Mississippi già dopo questi primi incontri. Quelli rimasti invece riconfermavano che non avrebbero lasciato le terre dei loro antenati. Falco Nero, in uno degli incontri, disse con rabbia a Gaines:”I miei padri erano uomini grandi, e io voglio restare dove le ossa dei miei padri sono deposte”. Con molti Sauk e Fox sul punto di partire o già partiti, Falco Nero chiese appoggio ai vicini Kickapoo, Potawatomi e Winnebago.
Riluttante a cominciare una guerra finché non fosse stato certo che le sue forze sorpassassero in numero quelle di Falco Nero, Gaines aspettava. Ma il 25 giugno l’arrivo a Rock Island del governatore Reynolds con quattrocento uomini della milizia, diede a Gaines una truppa più che adeguata. Egli inviò la cannoniera Winnebago sul per il fiume Rock, piazzò l’artiglieria vicino a Saukenuk e preparò le sue truppe. Durante la notte tutti i Sauk e Fox rimanenti riattraversarono il Mississippi. Gaines richiese loro di portarsi a Fort Armstrong per un incontro. Il 30 giugno, Gaines e Reynolds costrinsero Falco Nero e i capi della “banda inglese” a firmare gli “Articoli di Accordo e di Resa”. Con questo accordo, l’umiliato Falco Nero accettava di restare a ovest del Mississippi, di cessare le visite ai posti commerciali inglesi in Canada e di “sottomettersi all’autorità dei capi e dei guerrieri alleati”, incluso Keokuk. Quando firmò questo accordo, ricordò più tardi Falco Nero, “era determinato a vivere in pace”.
Anche quando Falco Nero e tutti i Sauk e Fox si spostarono ad ovest del Mississippi la tensione rimase alta per tutta l’estate e l’autunno del 1831. Sentimenti anti-indiani serpeggiavano nell’Illinois e in tutto il West. I coloni disseppellivano i Nativi dalle loro tombe, picchiavano gli Indiani e sparavano al loro bestiame senza alcuna ragione. I Sauk e Fox che erano stati restii ad abbandonare le loro case si risentirono di questo trattamento. Rimasero inoltre frustrati quando il governò mancò di fornire tutto il mais che sarebbe stato loro necessario per l’inverno. Alcuni riattraversarono il fiume per raccogliere quel che potevano dai loro vecchi campi: mais, fagioli, zucche, ecc. Questo portò a nuovi conflitti. Il governatore Reynolds era uscito dalla crisi del 1831 ancora più preoccupato sui pochi Nativi che erano rimasti in Illinois. In una lettera al Segretario della guerra, Reynolds riferì di “un villaggio di Indiani ostili sul fiume Rock” – la sede del profeta Winnebago, Nuvola Bianca. Il governatore aveva perfettamente chiaro che cosa sarebbe accaduto in una futura crisi. “Se sarò di nuovo costretto a convocare la milizia di questo stato – avvisava – metterò in campo una tale forza da sterminare tutti gli Indiani che non ci lasceranno da soli (in questo territorio)”.
Il capo Winnebago Wa-kon-cha-hi-re-ga
Se Falco Nero avesse conosciuto le intenzioni del governatore Reynolds, probabilmente non avrebbe condotto circa 800 Sauk e Fox, con quasi 200 Kickapoo, ripassando il Mississippi, nove mesi dopo. Falco Nero non voleva la guerra, certamente non una guerra di sterminio diretta contro il suo popolo e i suoi alleati. Ma si stava preparando a difendere la sua gente.
Furono almeno quattro i fattori che spinsero Falco Nero al ritorno. Per prima cosa, egli certamente odiava l’idea di sottomettersi all’autorità del suo rivale Keokuk e dei capi tribù che avevano abbandonato le loro case senza combattere. D’altronde fra il 1830 e il 1831 la maggior parte dei capi dissidenti la cui autorità Falco Nero aveva rispettato, morirono. Essi furono sostituiti da un certo numero di giovani, che mancavano della prudenza e dell’esperienza dei loro predecessori. Il più importante di questi era Neapope, membro del consiglio tribale Sauk. Con Neapope e il profeta Winnebago Nuvola Bianca alla loro testa, Falco Nero, i Sauk e Fox dissidenti, e gruppi distinti di Kickapoo e Winnebago diedero forma a ciò che era effettivamente una tribù separata con un proprio consiglio e propri capi di guerra.
Mantre questo fatto affrancava la “Banda Inglese” dallo stretto controllo da parte dei capi Sauk e Fox, altri sviluppi la portarono di nuovo ad est del Mississippi. Per prima cosa, Nuvola Bianca li invitò a risiedere in modo permanente nel suo villaggio sul fiume Rock. Anche se non era Saukenuk e non includeva le terre dove erano stati sepolti gli antenati, il villaggio del Profeta era vicino alla loro patria d’origine e lontano dal consiglio tribale dei Sauk e Fox.
Secondo, Neapope, che aveva visitato gli Inglesi a Fort Malden nell’estate del 1831, era tornato con garanzie dell’appoggio inglese (garanzie che si era completamente inventato). Ancora, egli riferì che gli Inglesi pensavano che i Sauk e Fox avessero dei diritti sulle loro terre dell’Illinois, e che li avrebbero aiutati, rifornendoli di uomini, armi, polvere da sparo e fucili, se gli Americani avessero tentato di scacciarli con la forza. Infine – siamo alla primavera del 1832 – Nuvola Bianca disse a Falco Nero che, se gli Americani avessero attaccato i Sauk e Fox, a loro si sarebbero unite altre tribù e un esercito inglese che sarebbe calato dal lago Michigan. Aizzato dalle bugie di Neapope (un capo) e Nuvola Bianca (un profeta), Falco Nero compì il passo fatidico nell’aprile 1832. Sperava di riportare il suo popolo a casa, o almeno sulle terre del Rock River, e di ripristinare il suo onore di di guerriero che aveva sofferto l’umiliazione di arrendersi a Gaines e Keokuk nove mesi prima. E contava di riuscire a costringere gli Americani ad accettare la fondatezza delle recriminazioni dei Sauk e Fox ed ammettere l’ingiustizia delle loro pretese e azioni.

La guerra di Falco Nero

Il 5 aprile 1832, Falco Nero attraversò il Mississippi presso Yellow Banks (attuale Oquawka, Illinois) con quasi 2000 Sauk, e iniziò la “Guerra di Falco Nero”. Per evitare la guarnigione di Fort Armstrong, i Sauk si diressero a nord est fino ad intercettare il fiume Rock, ad est di Saukenuk con l’intenzione di risalirlo fino al villaggio del Profeta Winnebago, vicino all’attuale confine tra Wisconsin e Illinois. Due messaggi arrivarono dal generale Atkinson: il primo ordinava ai Sauk di ritornare nello Iowa; il secondo minacciava l’uso della forza se non l’avessero fatto.

Falco Nero mandò a dire in risposta che era venuto solo per la coltivazione del mais (cosa non del tutto vera) e che non sarebbe stato il primo ad usare la forza. Nel frattempo era stato dato l’allarme e la milizia dell’Illinois (compresa una compagnia comandata dal capitano Abraham Lincoln) si stava radunando a Beardstown. Il generale Whitesides assunse il comando e procedette verso nord in direzione di Dixon’s Ferry, sul fiume Rock. Falco Nero aveva posto il campo a 40 miglia a monte quando si incontrò con i capi Potawatomi e Winnebago. Quando fu chiaro che essi non avevano intenzione di sostenere i Sauk contro gli Americani, Falco Nero si rese conto della situazione e decise di tornare immediatamente nello Iowa. Inviò un messaggio ad Atkinson chiedendo un percorso sicuro, ma il messaggero non era ancora partito che giunse notizia dell’arrivo di un reggimento a cavallo di scouts comandati dal maggiore Stillman.

Stillman’s Run

Infatti il 14 maggio, un distaccamento di 275 uomini della Milizia sotto il comando di Isaiah Stillman e David Bailey, si era accampato nelle vicinanze di Old Man’s Creek, non lontano dalla confluenza con il fiume Rock e a circa undici chilometri dal campo dei Sauk. Si pensa che gli Americani ignorassero di essere così prossimi alla Banda di Falco Nero.
Con la maggioranza dei suoi guerrieri assente allo scopo di procacciare cibo, Falco Nero aveva solo pochi uomini disponibili per difendere le donne e i bambini. Mandò tre di loro avanti con la bandiera bianca per negoziare con il comandante della Milizia, ma i soldati, già sospettosi, portarono i tre emissari al loro campo, e nel corso dell’incontro appresero della presenza di numerosi esploratori di Falco Nero presenti nelle colline circostanti, che osservavano la riunione. Appena queste furono viste dai soldati, essi spararono su tutti e tre gli emissari, uccidendone uno. Gli altri due fuggirono verso il loro accampamento, situato vicino alla confluenza dei fiumi Rock e Kishwaukee. Gli esploratori fuggirono ma furono in seguiti dalla milizia, e molti vennero uccisi. I sopravvissuti precedettero i soldati al campo di Falco Nero e riferirono gli avvenimenti. I guerrieri dell’accampamento, allora, allestirono una linea di difesa in modo da respingere l’imminente attacco della Milizia. I soldati, nell’intento di inseguire gli esploratori, li cacciarono involontariamente verso il punto più munito della linea difensiva dei guerrieri di Falco Nero. Questi si nascose con i suoi guerrieri e tese un’imboscata agli inseguitori. I soldati, credendo che migliaia di Sauk e Fox li stessero assalendo, caddero nel panico e rifluirono verso il loro campo principale di Dixon’s Ferry. Non è nota l’esatta posizione di Stillman a questo punto della battaglia; un resoconto scritto da lui più tardi per un giornale non fa menzione della sua posizione e annota che l’unico suo ordine fu di ritirarsi. Questa cronaca, pubblicata dal “Missouri Republican”, è stata definita “fantasiosa”.


La disfatta di Stillman in una rappresentazione del 1854

Tredici uomini della milizia di Stillman vennero uccisi nella mischia. Un gruppo di volontari, sotto la guida del capitano John Giles Adams si fermò su una collina a sud del campo principale dei soldati. Gli uomini combatterono al chiarore della luna finché il corpo principale della milizia riuscì a rientrare a Dixon. Tutti i 12 uomini del distaccamento, compreso Adams, morirono nel combattimento. E’ stato anche affermato che Adams potrebbe, in effetti, essere stato ucciso dai suoi stessi uomini mentre cercava inutilmente di radunarli per la battaglia. Il numero dei Sauk e Fox uccisi nella battaglia non è noto; la spedizione della milizia inviata per cercare gli “scomparsi” non trovò Indiani morti. Si dice che Falco Nero asserisse di aver perso almeno da tre a cinque guerrieri in quella battaglia.
Dopo la battaglia, Falco Nero acquisì fra 25 e 30 guerrieri Winnebago e Potawatomi e iniziò a ritirarsi lungo il fiume Rock verso il sud del Wisconsin. Rallentati dalla presenza di donne e bambini, i Sauk cercarono di ritardare l’inseguimento lanciando una serie di incursioni nella zona, alcune destinate a regolare vecchi conti in sospeso e le altre per obbligare la Milizia alla protezione degli insediamenti sparsi nel territorio.

Indian Creek

Subito dopo la battaglia di Stillman’s Run, Shabbona, un capo Potawatomi, assieme al figlio e ad un nipote si recò ad avvisare alcuni coloni americani delle vicinanze che si trovavano in pericolo. Molte persone ascoltarono gli avvertimenti e fuggirono verso Ottawa in cerca di salvezza, ma William Davis, il colono che aveva costruito una diga che aveva messo a repentaglio i rifornimenti di cibo per i Potawatomi, aveva deciso di restare. Davis riuscì a convincere alcuni suoi vicini che il pericolo non era imminente. Nell’insediamento di Davis rimasero ventitré persone, compresa la stessa famiglia di Davis, la famiglia Hall, la famiglia Pettigrew e diversi altri uomini.


La strage di Indian Creek in una illustrazione del 1878

Nel pomeriggio del 21 maggio 1832, una spedizione di Potawatomi (non si conosce la precisa consistenza numerica, se non che era compresa fra 40 e 80 elementi) attaccò la fattoria di Davis. Tre Sauk della banda di Falco Nero accompagnarono i Potawatomi. Nel tardo pomeriggio gli abitanti dell’insediamento videro il gruppo di guerrieri indiani avvicinarsi alla casa, saltare la recinzione e correre in avanti per attaccare. In quel momento un certo numero di uomini e ragazzi stavano lavorando nei campi e nell’officina del fabbro. Diversi di loro si precipitarono verso la casa, ma vennero uccisi, mentre sei ragazzi scamparono alla strage fuggendo. In tutto, vennero uccisi e scalpati quindici coloni. “Gli uomini e i bambini vennero tagliati a pezzi”, scrive lo storico Kerry Trash, “e i loro corpi mutilati in modi troppo raccapriccianti per essere riportati per iscritto dagli osservatori contemporanei”.
La maggior parte degli studiosi moderni non cita un capo per questo attacco. Lo storico Patrick Jung asserisce che il leader era un Potawatomi, non identificato, che era stato aggredito da Davis presso la diga, mentre Kerry Trask e John Hall identificano l’uomo assalito come “Keewassee”, ma non lo citano come condottiero dell’attacco.
Due giovani donne dell’insediamento, Sylvia Hall, di 19 anni, e Rachel Hall, 17 anni, furono risparmiate dagli attaccanti e portate verso nord. Ad un certo punto Sylvia svenne quando si accorse che uno dei guerrieri portava lo scalpo di sua madre. Dopo un faticoso viaggio di circa 80 miglia, giunsero al campo di Falco Nero. Le sorelle Hall furono trattenute per undici giorni, per la maggior parte del tempo al campo indiano, dove ebbero un buon trattamento. Nelle memorie dettate dopo la guerra, Falco Nero insiste sul fatto che i tre Sauk con i Potawatomi avevano salvato la vita alle due sorelle. Falco Nero raccontò: “Esse vennero portate al nostro accampamento, ed un messaggero venne inviato ai Winnebago, poiché essi erano in pace sia con i Sauk che con i Bianchi, perché le venissero a prendere per riportarle fra la loro gente. Se questi giovani guerrieri, appartenenti alla mia banda, non fossero andati con i Potawatomi, le due giovani avrebbero condiviso la stessa sorte dei loro amici”.


Le due ragazze catturate a Indian Creek

Un capo Ho-Chunk, chiamato Corvo Bianco, negoziò il loro rilascio. Come altri gruppi di Winnebago, Corvo Bianco stava cercando di placare gli Americani, mentre clandestinamente aiutava la “British Band”. L’agente indiano Henry Gratiot pagò per le ragazze un riscatto di dieci cavalli, cinture wampum e mais. Le sorelle Hall vennero rilasciate il 1 giugno 1832 a Fort Blue Mounds.

Buffalo Grove

Dopo la vittoria di Falco Nero a Stillman’s Run, i coloni insediati a Buffalo Grove vennero avvisati e fu loro ordinato di lasciare il posto. La maggior parte di loro si spostò a Peoria, dove rimase fino alla fine della guerra. Il 19 maggio 1832 una piccola unità doveva portare dispacci del colonnello James M. Strode, di Galena, al generale Henry Atkinsons, che si trovava a Dixon Ferry (oggi Dixon, Illinois). Il gruppo di uomini, che era composto dai soldati Fred Stahl, William Durley, Vincent Smith, Redding Bennett, James Smith, e dall’addetto alle comunicazioni John D. Winters, conclusa la missione, lasciò Dixon verso le 3 del pomeriggio del 19 maggio. Quando il gruppo si avvicinò al bordo del boschetto di Buffalo Grove, uno dei suoi componenti notò che il posto si prestava troppo facilmente a un’imboscata e suggerì di evitare la pista solita e di aggirare il bosco compiendo un giro più lungo. Il suggerimento fu respinto da tutti e Durley spronò il cavallo e si addentrò nella zona boscosa. Non aveva fatto che pochi metri quando fu abbattuto da un colpo d’arma da fuoco, mentre gli altri si diedero alla fuga.
Il 20 maggio il sergente Stahl tornò a Dixon Ferry con gli altri sopravvissuti all’attacco e riferì che la sera prima il gruppo aveva subito un’imboscata da un gruppo di Nativi all’inizio del bosco, e che Durley era statu ucciso subito, scalpato e lasciato sul posto. Stahl e James Smith avevano lacerazioni da proiettili nei vestiti ma erano incolumi e che solo Durley era morto nell’attacco.
I fatti di Buffalo Grove sono strettamente correlati con quelli del successivo massacro di St. Vrain. Infatti il corpo di Durley venne rinvenuto da un gruppo di uomini poi coinvolti in queli fatto.

St. Vrain

I Sauk uccisero cinque uomini a Spafford Farm e attaccarono i forti sul fiume Apple, vicino a Galena, e a Kellog Grove. Circa 200 Bianchi furono uccisi in queste incursioni.
Il massacro di St. Vrain si verificò nei pressi dell’attuale Pearl City, Illinois, in una regione conosciuta come Kellogg’s Grove. L’agente degli Stati Uniti per le tribù Sauk e Fox, Felix St. Vrain, prima di quell’evento si trovava a Dixon Ferry, sotto il comando del generale Henry Atkinson.
Un gruppo composto da Aaron Hawley, John Fowler, Thomas Kenney e Alexander Higginbotham si trovava a Sangamon County quando venne raggiunto dalla notizia di problemi con la banda di Falco Nero. Immediatamente gli uomini decisero di tornare nel nord dell’Illinois, a Galena, per proteggere le loro case. Il 22 maggio 1832 partivano da Dixon’s Ferry. Nella località di Buffalo Grove scoprirono il corpo di William Durley, che era stato ucciso il 19 maggio in un’imboscata. Il gruppo tornò subito a Dixon’s Ferry per segnalare questa scoperta, e passò la notte in città. Il giorno seguente il generale Atkinson tornò a Dixon’s Ferry con dispacci destinati a Fort Armstrong. Atkinson ordinò a St. Vrain di partire con il gruppo di Hawley e consegnare i dispacci al forte. Gli uomini viaggiarono verso nord e tornarono a Buffalo Grove, dove seppellirono i resti di Durley. Poi percorsero altre dieci miglia in direzione di Fort Hamilton prima di accamparsi per la notte. Il mattino dopo, il 24 maggio, partirono subito, ma si fermarono dopo circa tre miglia per fare colazione. Appena ebbero finito di mangiare, si accorsero di circa 30 guerrieri che si avvicinavano. Gli uomini arretrarono, ma quattro vennero colpiti e uccisi. Oltre a St. Vrain caddero John Fowler, William Hale, e Aaron Hawley. Un resoconto dello scontro del generale George W. Jones, che era cognato di St. Vrain e che ne aveva identificato il corpo, disse che gli Indiani avevano scalpato i cadaveri, ma a St. Vrain avevano anche tagliato mani, testa e piedi, oltre a prelevarne il cuore per tagliarlo a pezzi e dividerlo fra i guerrieri che lo mangiarono. Almeno una fonte riferisce che la mutilazione cominciò prima che St. Vrain fosse morto.


Cippo sul luogo di sepoltura di William Durley, a Buffalo Grove

Tre uomini, Thomas Kenney, Aquila Floyd, e Alexander Higginbotham, erano riusciti a fuggire, nascondendosi ai guerrieri e arrivando in salvo a Galena tre giorni dopo. Si dice che Aaron Hawley riuscisse in un primo tempo a sottrarsi all’attacco, ma a quanto pare fu ucciso più tardi, mentre fuggiva.
Gli Indiani che avevano attaccato il gruppo non facevano parte dei guerrieri della banda di Falco Nero, ma quando avvenne il massacro erano in viaggio per unirsi a loro. I racconti degli Anziani riferiscono che il gruppo era una banda Sauk; Frank Stevens in un suo libro, La Guerra di Black Hawk, affermò che l’attacco era stato condotto da un capo Sauk chiamato Piccolo Orso. Fonti più recenti indicano che Piccolo Orso non è mai stato un capo Sauk, e che gli assalitori facevano parte della nazione Ho-Chunk (Winnebago). Anche Falco Nero confermò in seguito, nella sua autobiografia, quest’ultima versione.
In realtà, nella guerra di Falco Nero, la maggior parte degli Ho-Chunk si schierò con gli Stati Uniti. I guerrieri che attaccarono la spedizione di St. Vrain avevano agito in maniera autonoma, e senza benestare da parte della nazione Ho-Chunk. Poiché la guerra cominciava ad essere definita in termini solo razziali (Bianchi contro Rossi), la maggior parte dei coloni della regione non faceva distinzione fra le varie nazioni. Questo portò a una paura ingiustificata di tutti i Nativi della zona, anche di quelli che erano alleati dei coloni. Un esempio di ciò apparve in un articolo pubblicato sul New Galenian il 30 maggio 1832. Mentre l’articolo descriveva le circostanze del massacro, associava l’uccisione di St. Vrain e dei suoi compagni ai Sauk e Fox della banda di Keokuk: “Si suppone da molti che questi Indiani appartengano alla banda di Ke-o-kuck. Noi non ne sappiamo nulla. Anche se si suppone che la banda di Ke-o-kuck sia amica, e sia rifornita di mais a spese della collettività, noi ammettiamo di avere in loro ben poca fiducia”. Keokuk e i suoi guerrieri non erano nelle vicinanze della scena dell’attacco e si erano effettivamente offerti di aiutare i coloni bianchi contro Falco Nero.

Plum River

L’insediamento alla foce del fiume Plum era stato costruito nel 1827, quando venne scoperto il rame nelle vicinanze del fiume Mississippi. Allo scoppio della Guerra di Falco Nero l’abitato consisteva di 25 persone. Alla notizia dell’invasione da parte di Falco Nero, i coloni erano indecisi sul fatto di abbandonare le loro case per cercare un rifugio sicuro a Galena, Illinois. Alla fine, sebbene città vicine come Hanover si fossero svuotate dei loro abitanti, i cittadini di Plum River decisero di mandare le donne e i bambini a Galena, mentre gli uomini sarebbero rimasti a difesa del paese. Essi smontarono parzialmente due case e costruirono un fortino a difesa dell’insediamento. Lasciati a presidio dell’improvvisata fortificazione furono Aaron Pierce, Vance Davidson, Robert Upton, William Blundell, Leonard Goss e un uomo noto come “Hays”.
Il 21 maggio, una piccola spedizione, effettuata su iniziativa personale di alcuni guerrieri del villaggio di Keokuk o dai Fox del villaggio di Dubuque’s Mines, condusse un’incursione contro l’insediamento dell’attuale Savannah (Illinois), sul fiume Plum. Probabilmente questi raids erano originati dalla necessità di procurarsi i rifornimenti necessari. Quando la spedizione arrivò al paese, lo trovò praticamente deserto, c’erano solo tre uomini: Blundell non c’era, Upton stava cacciando nelle vicinanze, e Davidson aveva lasciato il posto in cerca di un cavallo. Dei tre rimasti, Hays e Goss cercavano di radunare il bestiame, mentre nel fortino c’era solo Pierce. Questi udì un cane abbaiare fuori e si affacciò, per vedere una piccola banda di Nativi che avanzava strisciando sulla riva del fiume. Egli suonò immediatamente la campana d’allarme e Hays e Goss corsero verso il fortino. Subito furono oggetto di colpi d’arma da fuoco mentre si avvicinavano di corsa alla zona protetta. Goss balzò dentro, ma Hays scivolò e cadde prima di poter entrare. Questo gli salvò la vita, perché i proiettili si stamparono contro il muro lungo cui lui si trovava un momento prima. Poi riuscì a scivolare dentro, e per circa un’ora vi fu un intenso scambio di colpi, prima che gli assalitori si ritirassero. Upton, che era a caccia, venne visto inseguito dagli Indiani per tutto il pomeriggio, ma riuscì a fuggire indenne.


Un’immagine del Plum River

In pratica, nessuno venne ferito o ucciso nell’incursione di Plum River. Gli attaccanti si allontanarono con tre cavalli, di cui due malamente feriti da colpi d’arma da fuoco e il terzo ucciso da un colpo dei difensori del fortino. Gli uomini dell’insediamento di Plum River aspettarono che passasse la notte, poi fuggirono a Galena, dove riferirono dell’incidente al colonnello James M. Strode. Questi mandò un distaccamento della milizia a controllare che gli attaccanti si fossero effettivamente allontanati. Savannah venne trovata deserta, sul terreno i molti bossoli rimasti dalla battaglia. Il gruppo continuò fino a Fort Armstrong, dove raccolse rifornimenti, e tornò a Galena senza incidenti.

Prima battaglia di Fort Blue Monds

Dopo aver udito del ritorno di Black Hawk, i coloni del nord dell’Illinois e del Wisconsin meridionale si misero in fretta a costruire dei forti. La prima fortificazione venne eretta a Moundville (odierna Blue Mounds, Wisconsin) ad opera di Ebeneezer Brigham. I lavori iniziarono il 10 maggio 1832. Quando cominciò la costruzione del forte, Falco Nero non trovò alleati, per cui tentò di ritornare nello Iowa, ma gli eventi lo condussero ai fatti di Stillman’s Run. La battaglia convinse i coloni impegnati nella costruzione di Fort Blue Mounds ad accelerare i lavori.
Il rilascio delle due ragazze Hall, catturate dagli Indiani nel corso del massacro di Indian Creek, era avvenuto il 1 giugno 1832, grazie ai buoni uffici di Corvo Bianco, un capo Ho-Chunk che si era presentato al forte insieme ad altri importanti capi. Il comandante della milizia territoriale del Michigan, Henry Dodge, si presentò con una compagnia a prelevare le ragazze, ma, sospettoso degli Ho-Chunk, li prese prigionieri nel tentativo di assicurarsi l’alleanza e un comportamento pacifico da parte degli altri Ho-Chunk abitanti nelle vicinanze di Blue Mounds. I capi vennero presto rilasciati ma le frizioni tra i coloni bianchi del luogo e gli Ho-Chunk aumentarono.
Fort Blue Mounds
L’agente indiano Henry Gratiot cercò di calmare le acque rabbonendo gli Indiani con dei doni, ma nonostante i suoi tentativi la tensione esplose in violenza pochi giorni dopo.
Il primo incidente nelle vicinanze di Fort Blue Mounds avvenne il 6 giugno 1832, quando William Griffith Aubrey venne assalito e ucciso da guerrieri indiani. Secondo un testimone, quel giorno ci fu una discussione tra la moglie di William Aubrey e un uomo Ho-Chunk, che a quanto pare minacciò di ucciderle il marito. Aubrey era un minatore e quando fu assalito stava lavorando per Brigham a circa un miglio e mezzo da Fort Blue Mounds. Per la precisione era stato incaricato, assieme a Jefferson Smith, di attingere acqua da una sorgente vicino al forte. Una piccola banda di guerrieri tese loro un agguato. Aubrey venne colpito da due proiettili, e quindi trafitto al collo da una lancia. Il suo compagno, sebbene colpito da tre proiettili, riuscì a fuggire e a rifugiarsi al forte, portandosi dietro cavallo e fucile. Al forte, i coloni correttamente pensarono che gli attaccanti fossero Ho-Chunk e non guerrieri della “Banda Inglese” di Falco Nero, che si trovava a 40 miglia di distanza, presso il lago Kegonsa.
Truppe a cavallo partite dal forte si misero sulle tracce della banda responsabile dell’attacco, ritrovando un campo abbandonato di recente e arrivando fino al fiume Wisconsin, dove le ricerche vennero abbandonate. Aubrey venne seppellito su una collinetta che sovrastava il forte a nord est.

Spafford Farm

La località che in seguito divenne nota come Spafford Farm era situata vicino alla congiunzione del fiume Pecatonica con l’affluente Spafford, ed era stata acquisita da Omri Spafford e Francis Spencer nel 1830. I due avevano già apportato molti cambiamenti al territorio, al momento della scoppio della guerra nel 1832. Il giorno del massacro a Spafford Farm erano presenti Spafford, Spencer, Bennet Million, Abraham Searles, James McIllwaine e un Inglese identificato come “John Bull”, ma probabilmente il vero nome era John Compton.
Il 14 giugno 1832 i sei uomini erano stati inviati da Fort Hamilton per lavorare a Spafford Farm. Il gruppo aveva appena cominciato la sua attività, quando venne attaccato da una banda di guerrieri Kickapoo. I guerrieri si erano nascosti dietro alcuni alberi vicini alla fattoria ed aprirono il fuoco con un attacco di sorpresa. Gli uomini mollarono a terra i loro attrezzi e scapparono verso il fiume Pecatonica, tentando un attraversamento rischioso a nuoto. Attraversato il fiume, quattro di loro vennero colpiti a morte mentre si arrampicavano sulla riva opposta: erano Spafford, Searles, McIllwaine e “Bull”. Spencer e il diciassettenne Million riuscirono a sfuggire agli attaccanti: Million si tuffò nel Pecatonica, si nascose nella boscaglia e prese la via di Fort Hamilton; la fuga di Spencer fu più laboriosa. Egli non saltò nel fiume, ma si nascose lungo la riva. Uno degli assalitori lo inseguì, ma Spencer lo uccise prima che quello potesse raggiungerlo. Egli vagò poi per parecchi giorni nei boschi prima di raggiungere Fort Hamilton. Spencer raggiunse il forte all’incirca nello stesso momento in cui vi arrivò il colonnello William S. Hamilton, con un folto gruppo di Menominee, che si erano aggregati volontariamente per combattere i Sauk e Fox. Per timore che anche il forte potesse essere attaccato, Spencer tornò nei boschi. Evitò di avvicinarsi al forte per molti giorni (fra i sei e i nove), finché la fame lo vinse e lo spinse all’aperto, dove capì il suo errore.
La notizia dell’attacco a Spafford Farm giunse rapidamente a Fort Defiance, a circa cinque miglia a sud est di Mineral Point. Una piccola forza di 13 volontari fu radunata a Fort Defiance ed essi si misero in marcia per dare la caccia alla banda di Indiani responsabile del massacro. Il gruppo raggiunse Fort Hamilton a mezzanotte circa del 15 giugno. Il mattino dopo, il sopravvissuto Bennett Million guidò i volontari della milizia sul luogo del massacro; uno dei volontari era Alexander Higgenbotham, uno degli scampati al massacro di St. Vrain. I corpi dei caduti a Spafford Farm erano stati crudelmente mutilati e in particolare quello di Spafford era senza testa; la testa venne poi trovata priva di scalpo in mezzo all’erba della riva del fiume. I volontari seppellirono i corpi mutilati e cercarono invano Spencer, che ritenevano morto anche lui. Il colonnello Henry Dodge si trovava a Gratiot’s Grove quando la guerra arrivò a Spafford Farm, e aveva appena mandato i suoi volontari ai loro forti di appartenenza per procurare rifornimenti. Poco dopo il suo arrivo al forte, ricevette notizia della morte di Aubrey a Fort Blue Mounds e dell’assalto a Spafford Farm. Dodge predispose sul luogo del massacro distaccamenti della milizia dai forti Defiance, Jackson e Hamilton.
Dopo il massacro, il generale Henry Atkinson venne informato che Dodge avrebbe rilevato la brigata del generale Alexander Posey a Fort Hamilton. Mentre Dodge si stava recando a visitare la brigata, udì in colpo di fucile, sparato da un gruppo di Nativi. Egli tornò immediatamente alla sua postazione di comando e radunò quanti più uomini poté per lanciarsi all’inseguimento del nemico. Con Dodge che li premeva da vicino, un gruppo di circa 25 Indiani riattraversò il Pecatonica finché, vendendo che la fuga era senza speranza, si preparò ad opporre una resistenza, con la battaglia di Pecatonica.

Prima battaglia di Kellogg’s Grove

La prima battaglia di Kellogg’s Grove, o battaglia di Burr Oak Grove, si verificò il 16 giugno 1832. Nella notte del 15 giugno, il capitano Adam Wilson Snyder e i suoi uomini si trovavano a Kellogg’s Grove quando agganciarono un gruppo di circa 80 guerrieri Kickapoo; durante la notte era stato rubato un cavallo. Il giorno dopo Snyder si mise all’inseguimento degli Indiani con la sua Compagnia verso sud ovest; raggiunsero quattro guerrieri e li uccisero.
La “cabin” di Kellogg’s Grove
Nella scaramuccia che ne seguì, il soldato William B. Mecomson venne ferito a morte. Gli uomini della milizia lo posero su una lettiga per trasportarlo al campo di Kellogg’s Grove, ma lungo la strada Mecomson chiese loro di fermarsi per riposare un poco. La pattuglia si fermò e alcuni degli uomini andarono a cercare acqua, mentre i rimanenti restarono con il ferito. Mentre aspettavano, vennero assaliti da un gruppo di un’ottantina di guerrieri; ne seguì una breve battaglia in cui morirono altri due membri della milizia, oltre a Mecomson. Dopo la breve schermaglia, che costò la vita anche a sei guerrieri Kickapoo, gli Indiani lasciarono la zona e gli uomini della milizia tornarono agli alloggiamenti di Kellogg e seppellirono i corpi dei caduti il giorno dopo.

Horseshoe Bend (Pecatonica)

Nei primi giorni del giugno 1832, il colonnello Henry Dodge, della milizia del Territorio del Michigan occidentale era indaffarato a reagire ai vari incidenti che si erano succeduti nella regione dopo i fatti di Stillman’s Run. Nel pomeriggio dell’8 giugno 1832, Dodge e i suoi uomini, con il capitano James W. Stephenson, procedettero verso Kellogg’s Grove e seppellirono le vittime del massacro di St. Vrain. Alla sera Stephenson tornò a Galena, mentre Dodge mosse verso Hickory Point, dove trascorse la notte. Il mattino dopo Dodge si avviò verso Dixon Ferry, dove si accampò con il generale Hugh Brady.
L’11 giugno Dodge scortò Brady alla foce del fiume Fox per conferire con il generale Henry Atkinson, comandante in capo. Nell’incontro Atkinson conferì a Dodge il mandato di porre fine alla violenza nella regione mineraria. Questi per prima cosa raggiunse Gratiot’s Grove, il suo forte di appartenenza. Il giorno dopo, 14 giugno, avvenne il massacro di Spafford Farm. Appena lo seppe, Dodge si mise in marcia per Fort Hamilton, fermandosi a Fort Blue Mounds per rifornimenti. Sulla strada per Hamilton, i soldati trovarono un immigrato di origine tedesca, Henry Apple, con il quale scambiarono saluti, e ripresero il viaggio. Poco dopo udirono dei colpi d’arma da fuoco in distanza: Apple era caduto in un agguato dei Kickapoo, probabilmente preparato per lo stesso Dodge, che si era salvato probabilmente per la sua decisione dell’ultimo momento di fare una deviazione dalla pista principale. Il cavallo di Apple, galoppando in modo sfrenato, sorpassò i soldati, ferito e con abbondanti tracce di sangue sulla sella. Il cavallo continuò la sua corsa fino a Fort Hamilton, dove la sua vista suscitò furore tra gli abitanti.
Responsabile dell’attacco ad Apple era stata una banda Kickapoo, undici guerrieri in tutto; la stessa banda, il 14 giugno, aveva ucciso cinque uomini a Spafford Farm. Questo gruppo era solo vagamente collegato con la “Banda Inglese” di Falco Nero. Nell’udire in distanza il rumore dell’imboscata, Dodge si affrettò verso Fort Hamilton, dove radunò una Compagnia di 29 volontari a cavallo e si precipitò ad intercettare gli assalitori. Condusse l’inseguimento entro un sottobosco intricato finché, sbucando nella prateria, la sua pattuglia avvistò gli autori dell’incursione. I Kickapoo attraversarono il fiume Pecatonica sempre alla vista degli inseguitori, e si addentrarono in una palude coperta di vegetazione. La milizia proseguì attraverso il fiume gonfio di acque e smontò quando raggiunse la palude.
Secondo i racconti personali dei partecipanti alla battaglia, Dodge, dopo aver smontato, offrì ai suoi uomini la possibilità di ritirarsi dall’operazione. Nessuno accettò, e 21 uomini avanzarono con Dodge in una lunga linea di fuoco, incerti sulla posizione del nemico. Gli otto soldati restanti vennero posti a guardia su un luogo sopraelevato e vicino ai cavalli. A differenza delle truppe disorganizzate e indisciplinate di Stillman’s Run, i volontari di Horseshoe Band si uniformarono alla disciplina militare; aspettarono gli ordini di Dodge prima di addentrarsi nella macchia e nella palude in cerca del nemico, e disciplinatamente aspettarono l’ordine di attacco. Dopo che la milizia fu avanzata di circa 200 metri, improvvisamente i Kickapoo lanciarono forti urla dalle loro posizioni nascoste sulla riva di uno stagno formato da un ramo morto del fiume. I guerrieri spararono una raffica di colpi contro la milizia che avanzava e tre uomini, Samuel Black, Samuel Wells e Montaville Morris, caddero feriti gravemente. Dodge non esitò e ordinò ai suoi uomini di caricare; essi obbedirono e aspettarono di essere a circa due metri dai Kickapoo prima di scaricare loro addosso i fucili. Il combattimento, dopo la carica iniziale e la sparatoria, si trasformò in una lotta corpo a corpo con tomahawk, baionette, moschetti e lance. La lotta durò solo pochi minuti: nove Kickapoo restarono uccisi sul posto e gli altri due furono abbattuti nella fuga attraverso il lago.


Horseshoe Bend in un dipinto del 1857

Nello scontro corpo a corpo un quarto membro della milizia, Thomas Jenkins, venne ferito leggermente. Invece i tre uomini che erano stati colpiti mentre avanzavano verso le posizioni dei Kickapoo morirono in seguito. Samuel Black, Samuel Wells e Montaville Morris erano stati trasportati a Fort Hamilton; Morris morì al forte, e così Wells, con la testa nel grembo di un commilitone. Samuel Black venne trasferito a Fort Defiance, dove resistette per nove giorni prima di morire.
Tutti e undici i Kickapoo che Dodge aveva inseguito nella palude erano stati uccisi e scalpati dalle sue truppe, mentre le perdite finali della milizia furono limitate a tre morti e un ferito. Circa un’ora dopo la battaglia, il colonnello William S. Hamilton arrivò con guerrieri alleati Menominee, Sioux e Ho-Chunk. Con l’assenso di Dodge agli Indiani amici furono dati alcuni degli scalpi che i suoi uomini avevano preso, cosa della quale i guerrieri furono “deliziati”. Dodge riferì anche che questi guerrieri si erano poi recati sul campo di battaglia e avevano mutilato i cadaveri dei Kickapoo morti.
Anche se breve e di scarso significato militare, la battaglia di Horseshoe Bend ebbe un impatto duraturo e molta influenza sul resto della guerra, e costituì una svolta importante per i volontari della milizia e per molti coloni bianchi. Fu anche notevole per la proporzione dei caduti in battaglia rispetto al numero dei combattenti. Questa vittoria minore della milizia era il primo passo nel processo di riscatto del proprio morale e della sua posizione agli occhi dei coloni della frontiera, anche perché era stata la prima battaglia in cui una forza di volontari aveva sconfitto i Nativi. Dodge divenne rapidamente la “stella nascente” del conflitto, essendo il primo comandante della milizia a dimostrare la sua abilità nel fronteggiare il nemico, e avendo contribuito tra l’altro al negoziato per il rilascio delle sorelle Hall dopo Indian Creek.

Ament’s Cabin

L’abitato di Ament’s Cabin sorse nel 1829, quando John L. Ament e suo fratello Justin distaccarono la concessione dagli adiacenti terreni delle cittadine di Berlin e Dover (oggi in Bureau Country, Illinois). Poco dopo Elijah Phillips comprò la terra di Justin Ament e costituì un suo proprio insediamento. Ad ovest delle proprietà di Ament e di Phillip c’era un vasto campo da canna da zucchero degli Indiani, parte del quale era compreso nella concessione di Ament. Era un posto dove i Nativi dimoravano durante l’inverno e la primavera. Il gruppo, una banda che comprendeva una dozzina di famiglie, era sottoposto ad un capo di nime Meommuse. Al tempo della costruzione di Ament’s Cabin, il gruppo aveva raccolto in quella località zucchero per 42 anni di seguito. Quando la zona fu colonizzata da Ament e Phillips, i rapporti tra coloni e Indiani andarono deteriorandosi. A questo contribuiva il fatto che, storicamente, l’appezzamento era sempre stato usato da Meommuse, e la banda di questi andò in collera per la costruzione di Ament’s Cabin così vicino al suo campo. Il sangue ribollì anche per un altro motivo: Ament aveva sparato ad uno dei cani degli Indiani. Prima che partisse l’attacco, sia Ament che Phillips erano stati avvisati dal capo Potawatomi Shabbona del pericolo che incombeva sui coloni sul Bureau Creek. Ascoltando gli avvertimenti, gli uomini erano fuggiti con le loro famiglie, lasciando sul posto i loro beni e il bestiame. In un secondo momento si decise che si poteva tornare con sicurezza all’insediamento per raccogliere tutti i beni abbandonati.
Circa una settimana dopo aver lasciato le loro capanne, una pattuglia di sette uomini, Elijah Phillips, J. Hodges, Sylvester Brigham, John L. Ament, Aaron Gunn, James G. Forristall e un sedicenne di nome Ziba Dimmick, lasciò il villaggio di Hennepin per il piccolo insediamento lungo il Bureau Creek dov’era situato Ament’s Cabin. Phillips era membro della milizia, inserito come soldato semplice nella Compagnia del capitano George B. Willis di Putnam County; non si sa se qualcuno degli altri uomini fosse membro della milizia.
Il gruppo partì il 16 o 17 giugno 1832 (non si è certi della data esatta) e raggiunse la sua destinazione – Ament’s Cabin- a prima sera. Gli uomini consumarono la cena e passarono la notte piovosa al riparo. La banda del campo dello zucchero era stata avvisata del ritorno dei coloni alle capanne da un giovane guerriero che aveva spiato il loro arrivo. Mentre i coloni cenavano, un gruppo di Indiani, nascondendosi silenziosamente nel sottobosco, si avvicinò ad Ament’s Cabin senza essere scoperto. Della banda facevano parte anche alcuni Potawatomi, uno dei quali era il figlio del capo Meommuse. Questa banda era stata ritenuta responsabile del massacro di Indian Creek, avvenuto il 21 maggio, e dell’uccisione di un ministro religioso, Adam Payne, sulla strada di Ottawa. Questa particolare banda di Potawatomi era guidata da Mike Girty. Mentre gli uomini discorrevano dopo la cena, i Potawatomi aspettavano nella boscaglia, intendendo attaccare i coloni quando questi avrebbero lasciato la capanna, ma nel frattempo cominciò a piovere. Gli Indiani aspettarono per molte ore, ma la tempesta continuava, per cui decisero di abbandonare i loro piani di attacco fino al mattino successivo.
Al mattino la banda, composta da circa 30 Nativi, ritornò alle sue posizioni nascoste e aspettò i coloni. Quando questi si svegliarono, Brigham e Phillips uscirono sulla veranda dove conversarono per qualche minuto, non accorgendosi della tracce di mocassini intorno alla proprietà. Phillips decise di raggiungere la sua capanna, a circa mezzo miglio da Ament, per finire di scrivere una lettera ai suoi genitori. Bringham, che aveva deciso di accompagnarlo, entrò un momento nella sua capanna; una volta dentro udì un colpo d’arma da fuoco. Phillips, mortalmente ferito, cadde al suolo, colpito da due palle di moschetto. La banda di assalitori si lanciò immediatamente su di lui armata di tomahawk. Mentre i guerrieri circondavano la casa, gli altri coloni si precipitarono nella baracca, chiusero la porta e puntarono le armi attraverso le crepe dei muri. Addirittura l’arma di Hodge venne in contatto col petto di Girty: ciò causò il ritiro dei guerrieri nei boschi. Il giovane Dimmick, spaventato al punto di implorare di andarsene, fu allora inviato a cavallo a Hennepin a cercare soccorsi.


L’attacco a Ament’s Cabin

Gli uomini nella capanna si aspettavano che Dimmick fosse colpito appena cominciata la cavalcata, ma egli riuscì ad attraversare l’aperta prateria incolume. Dopo un viaggio di 16 miglia, giunse a Hennepin, dove riferì dell’attacco. La notizia causò il panico generale perché i cittadini erano convinti che l’intera banda inglese di Falco Nero avesse intenzione di attaccare la città. Quel giorno in Hennepin vi erano due Compagnie di Rangers, e vennero raccolti volontari tra loro per portare aiuto ai coloni di Ament’s Cabin. Sebbene molti fossero riluttanti a partire, si mise in marcia un gruppo di uomini compreso fra i 30 e i 70. Quando arrivarono a destinazione, i Rangers trovarono gli Ament e tutti gli altri ancora barricati, ma incolumi. Ament sventolò una bandiera bianca sul tetto come segnale ai soldati mentre questi si avvicinavano. Fuori trovarono il corpo di Phillips che giaceva nel punto dove era caduto. Era stato colpito alla parte sinistra del petto e allo stomaco. Il suo corpo era stato brutalmente seviziato con il tomahawk, e aveva tagli attraverso un occhio e il collo, tuttavia non era stato scalpato. I Rangers formarono una piccola squadra e partirono all’inseguimento degli assalitori, ma presto desistettero e tornarono a Hennepin con i resti di Phillips. Il giorno dopo si tennero i funerali alla presenza di cittadini e soldati.

Waddams Grove

In seguito alla disastrosa disfatta di Stillman’s Run, nella regione mineraria intorno a Galena i coloni erano caduti in preda al panico; molti abbandonarono definitivamente la regione. La notizia esagerata che “2000 guerrieri assetati di sangue stanno spazzando tutto l’Illinois settentrionale con la brama di distruzione” portò il terrore in tutta la regione. Nell’insediamento di Apple River la situazione spinse i residenti a formare una milizia di 46 uomini sotto il capitano Vance L. Davidson. Verso la fine del maggio 1832, a Davidson venne assegnato l’abitato di Plum River (oggi Savannah) e il comando della milizia fu preso dal capitano Clarck Stone; sotto la sua guida il forte Apple River venne completato il 22 maggio.
Alla metà del mese di giugno gli ingressi delle stalle di Fort Apple River vennero forzati nottetempo e i cavalli tutti portati via. Questa circostanza fu una delle tante che portarono l’ufficiale della milizia dell’Illinois James W. Stephenson a scontrarsi con i guerrieri della “Banda Inglese” a Waddams Grove (Yellow Creek) il 18 giugno.
Stephenson e i suoi uomini si alzarono prima dell’alba del 18 giugno e si misero a seguire le tracce della banda Sauk che aveva rubato i cavalli. La milizia marciò sotto la pioggia battente prima di riuscire finalmente ad agganciare i Sauk, in una zona allo scoperto vicino a Yellow Creek, circa 12 miglia ad est di Kellogg’s Grove. Inizialmente gli uomini di Stephenson non riuscirono a sparare contro i Sauk, poiché questi si erano rifugiati al riparo in una zona boscosa vicino al torrente. Allora si fermarono su un poggio (probabilmente West Point Hill) per capire cosa era meglio fare. Dalla pattuglia di Stephenson partì qualche colpo, ma i Sauk non risposero subito al fuoco e alla fine lo scontro si risolse in un combattimento all’arma bianca.
La milizia caricò nel boschetto e i Sauk risposero al fuoco, uccidendo Stephen P. Howard. Vennero condotti altri due attacchi contro gli Indiani nel boschetto. Nel corso di uno di questi Thomas Sublette ferì un Sauk al collo con il coltello e George Eames venne ucciso. La terza carica si risolse in gravi ferite per Stephenson, che venne colpito al petto da un proiettile, e la morte di un uomo della milizia, Michael Lovell. Secondo il resoconto che Stephenson fece della battaglia, in totale vennero uccisi cinque o sei Nativi, mentre la milizia perse tre uomini. I Sauk erano molto più numerosi degli uomini di Stephenson, e questi furono costretti alla ritirata. Quando abbandonarono la scena dello scontro, portarono con loro la maggior parte dei cavalli che i Sauk avevano sottratto nella loro incursione ad Apple River.
Sebbene avesse permesso di vendicarsi con Indiani per il sangue versato in precedenza, il risultato della battaglia fu inconcludente rispetto al proposito originario di fermare le incursioni indiane nella zona. Gli uomini della milizia ritornarono trionfalmente a Galena, con gli Illinois che portavano gli scalpi di due Sauk che avevano trucidato. La battaglia fu un incentivo per aumentare l’appoggio dell’opinione pubblica verso la milizia.
Dopo la disastrosa sconfitta di Stillman’s Run del mese di maggio, la battaglia di Waddams Grove, accoppiata con la battaglia di Horseshoe Bend, servì a dimostrare che la milizia poteva affrontare e vincere i guerrieri di Falco Nero.

Seconda battaglia di Fort Blue Monds

Il secondo attacco a Fort Blue Mounds avvenne il 20 giugno 1832, quando il forte venne attaccato da una grossa spedizione di Sauk, e furono uccisi due membri della milizia, Emerson Green e George Force. La notte prima di questo attacco, in vicinanza del forte si erano uditi strani rumori. Al mattino Force e Green lasciarono il forte a cavallo, per indagare su questo fatto, e si trovavano diverse miglia ad est del forte quando incrociarono i Sauk, che erano guidati verso il forte da alleati Ho-Chunk. Force venne ucciso immediatamente, ma Green corse verso il forte ed era quasi giunto in salvo, tanto che gli occupanti di Blue Mounds lo avevano già avvistato, quando il suo cavallo venne colpito e crollò sotto di lui. Green fu subito circondato dagli assalitori e ucciso; testimoni oculari raccontano che il suo corpo venne brutalmente mutilato.
A seguito dell’assassinio di Aubrey (avvenuto il 6 giugno) la gente della zona si fece subito l’idea che gli Ho-Chunk vi fossero implicati, e ciò esacerbò la paura che fossero molti gli Ho-Chunk unitisi alla banda di Falco Nero contro i coloni bianchi nei territori del Michigan e dell’Illinois.
Uomo Sauk e Fox – foto del 1858
Con la fedeltà ai Sauk di questi gruppi Winnebago emergeva la possibilità di una guerra su due fronti. Dopo la morte di Green e Force, vennero interrogati due guerrieri Ho-Chunk che erano stati catturati. Costoro, membri della banda del Profeta, riconobbero la loro responsabilità nelle uccisioni, addirittura vantandosene.
Il corpo di Green venne seppellito nel forte, ma Force restò insepolto nella prateria per quattro giorni, prima di essere prelevato. I residenti del forte erano troppo spaventati per avventurarsi lontano dall’abitato. Il 124 giugno il generale Henry Dodge e il capitano James H. Gentry arrivarono a Fort Blue Mounds con parte della Compagni di Gentry. Il loro scopo era di condurre operazioni di perlustrazione ma finirono per l’imbattersi nel corpo del tenente Force, sotto un albero a circa due miglia ad est del forte; si dice che fosse stato orribilmente mutilato e “mancante di una parte”. Force venne sepolto lungo la pista principale che conduceva al forte, a circa due miglia dalla fortificazione stessa. Benché Brigham, dopo i due scontri, si aspettasse un attacco in forze a Fort Blue Mounds, questo non avvenne mai. Dodge lasciò un distaccamento, per un certo tempo dopo il secondo attacco, ma il forte non rappresentò più un obbiettivo nella Guerra di Falco Nero. Fino alla fine della guerra, Fort Blue Mounds servì essenzialmente da centro di rifornimento per la milizia, mentre questa continuava l’inseguimento di Falco Nero attraverso il Wisconsin.

Fort Apple River

Il 24 giugno 1832 un carro di rifornimenti proveniente da Galena giunse a Fort Apple River intorno a mezzogiorno. All’insaputa degli uomini che accompagnavano la vettovaglie, Falco Nero e la sua “Banda Inglese”, anch’essi in movimento verso il forte, vennero a trovarsi in linea con loro. I guerrieri indiani riuscirono ad evitare di essere individuati fino al momento di aprire il fuoco. Mentre il gruppo addetto al carro riusciva a sganciarsi, quattro uomini provenienti dalla pista di Galena lo oltrepassavano ed entravano nel forte. Dentro, gli armati della milizia erano in numero da 20 a 25, molti altri non erano presenti in quel momento. Il comando della guarnigione del forte era affidato a Stone. Altri 40 fra donne, bambini ed altri coloni risiedevano nell’insediamento di Apple River.
Il gruppo dei quattro uomini, George Herclerode, Fred Dixon, Edmund Welsch, e un certo Kirkpatrick, erano parte di una scorta per le comunicazioni militari nota come “express”. Essi stavano viaggiando da Galena a Dixon, si fermarono brevemente al forte e poi continuarono il viaggio. Il gruppo si era allontanato di nemmeno 300 metri dal forte, quando l’unico uomo dotato di un fucile carico, Welsch, venne colpito alla coscia da un colpo sparato dai guerrieri di Falco Nero, e cadde da cavallo. I suoi compagni puntarono i loro fucili scarichi contro gli attaccanti, mettendosi tra loro e il ferito, raccolsero Welsch e mossero verso il forte. Dixon, cui viene attribuito il salvataggio della vita di quei coloni che erano stati sorpresi al di fuori del forte, cavalcò in avanti per dare l’allarme prima di abbandonare la zona per diffondere la notizia dell’attacco. Almeno due del gruppo raggiunsero la salvezza nel forte, mentre Dixon fuggì a cavallo dentro la foresta verso la vicina fattoria di John McDonald, solo per trovarla distrutta dagli Indiani. Dixon allora ritenne più prudente abbandonare il cavallo e proseguire per Galena, dove, appena giunto, riferì che Fort Apple River si trovava sotto assedio.
Gli abitanti dei dintorni trovarono rifugio dentro il forte, mentre gli uomini che già si trovavano all’interno si barricarono e presero posizione dietro le feritoie che davano sull’esterno. Cominciò una violenta sparatoria da parte di almeno 150-200 guerrieri di Falco Nero. La battaglia divampò per almeno 45 minuti con intensi scambi di colpi da entrambe le parti. Al primo assalto la maggior parte delle donne dell’insediamento si era rifugiata nelle baracche, ma una, Elizabeth Armstrong, radunò tutte le altre dare supporto ai soldati; assunse il comando delle donne, assegnando loro compiti come preparare i proiettili e ricaricare le armi. La ferocia dello scontro convinse Falco Nero che la guarnigione di forte di Apple River era molto ben armata, e al momento impossibile da sconfiggere, così abbandonò il combattimento. La sua banda razziò le baracche intorno al forte, rifornendosi di molte provviste, e si ritirò. Le perdite furono poche, vista l’intensità dei colpi d’arma da fuoco. Herclerode venne ferito al collo o alla testa ad inizio battaglia e morì; è accertato che venne colpito mentre sbirciava al di sopra dei paletti della barricata. Oltre Welsch, l’unico altro ferito della guarnigione fu James Nuting, che riportò una ferita non letale. Il numero delle perdite dei Sauk è sconosciuto.
I difensori di Fort Apple Grove aspettavano le prossime mosse di Falco Nero, mantenendo la loro posizione per tutta la notte, ma non successe nulla. Il giorno seguente la battaglia, il 25 giugno, arrivò al forte da Galena il colonnello James M. Strode, con Dixon e una spedizione di soccorso. Il giorno successivo la banda di Falco Nero si sarebbe scontrata con il maggiore John Dement e il suo distaccamento, nella Seconda Battaglia di Kellogg’s Grove. Il solo membro della milizia ucciso nello scontro, Herclerode, venne sepolto vicino al forte.


Apple River Fort – ricostruzione

Elizabeth Armstrong venne esaltata come un’eroina per le sue azioni durante la battaglia, dando un esempio di coraggio sotto il fuoco che alla milizia era mancato, nei primi mesi della Guerra di Falco Nero. La sua azione, in parte, contribuì a dare a Falco Nero l’impressione che il forte fosse molto ben difeso e che un attacco frontale sarebbe stato inutile.

Seconda battaglia di Kellogg’s Grove

Nei giorni precedenti la seconda battaglia di Kellogg’s Grove c’era stata un’incursione degli Indiani a Bureau Creek, tra i fiumi Rock e Illinois. Il battaglione del maggiore John Dement ricevette ordine di recarsi sul posto per proteggere i coloni e verificare la presenza di Nativi nella zona, e di riferire al colonnello Zachary Taylor a Dixon’s Ferry. Il 22 giugno Dement riferiva le notizie a Taylor. Taylor allora gli ordinò di attraversare il Rock e prendere posizione fra Dixon’s Ferry e Galena. Inoltre dispose che Dement stabilisse il suo quartier generale a Kellogg’s Grove. Al comando di 140 uomini inesperti, Dement si incamminò verso la destinazione per rimpiazzare un gruppo di volontari, comandati dal maggiore Riley, che avevano abbandonato il forte il 23 giugno. Queste truppe, lasciato il forte, si erano scontrate due o tre volte con gli Indiani, uscendo sconfitte da tutti i combattimenti. La pattuglia di Dement attraversò il fiume Rock il 24 giugno e raggiunse il piccolo forte di Kellogg’s Grove, dove si accampò per la notte.
Quello stesso giorno Falco Nero conduceva la sua banda in un attacco contro Fort Apple River. Molti guerrieri vennero inviati a procurare cibo, cavalli e altri rifornimenti, tutti assolutamente necessari alla banda. Il giorno seguente questo gruppo avrebbe raggiunto Kellogg’s Grove. Dement fu informato della presenza nelle vicinanze di un folto gruppo di Nativi, e gli uomini della Compagnia mandati a cercare gli Indiani che si aggiravano nei dintorni trovarono le loro tracce nei dintorni di Kellogg’s Grove. Nella notte tre cavalli della milizia si erano allontanati; vennero inviati tre uomini alla ricerca degli animali, mentre gli altri restavano indietro. Intanto dal fortino venivano avvistati sette guerrieri Indiani in distanza. Le truppe, invece che riferire dell’avvistamento a Dement, si lanciarono subito all’inseguimento dei guerrieri, che si nascosero nel bosco.
Gli Indiani, come avevano fatto altre volte nel corso della guerra, prepararono un’imboscata nella foresta agli uomini della milizia. Infatti questi avevano inseguito i Nativi tra gli alberi e, appena furono entrati nella foresta, gli Indiani aprirono il fuoco; la scarica uccise subito due uomini e ne ferì un terzo. La milizia si ritirò e formò una linea di combattimento ma le forze native non rallentarono la loro azione. Il resto della Compagnia di Dement cercò di soccorrere gli uomini allo scoperto, ma non riuscì a respingere i guerrieri indiani. La banda di Falco Nero attaccò, costringendo le forze assediate a rifugiarsi nella capanna e nel fienile. Appena la milizia si ritirò, tornarono i tre uomini che erano usciti alla ricerca dei cavalli, e anch’essi furono uccisi dagli Indiani. I Nativi continuarono l’assalto alla baracca e al fienile; gli attacchi erano incessanti, e nel corso della battaglia vennero uccisi almeno 25 cavalli.
Milizia dell’Illinois – 1832
Alla fine gli Indiani si ritirarono, lasciandosi dietro nove morti dei loro. La battaglia del 25 giugno fu l’ultima della Guerra di Falco Nero sul suolo dell’Illinois. La Compagnia di Dement perse cinque uomini, mentre altri tre rimasero feriti; perse altresì parecchi cavalli.
Quella notte arrivarono i rinforzi americani, sotto il comando del generale Alexander Posey, che decise di non inseguire gli assalitori, preferendo riferire invece la situazione al colonnello Zachary Taylor. Falco Nero in seguito asserì che se Posey avesse scelto di attaccare lui e i suoi guerrieri, il colpo inflitto alla banda Sauk sarebbe stato decisivo e avrebbe posto subito fine alla guerra. Infatti l’opinione di Dement era che ci fossero più Indiani a Kellogg’s Grove che in ogni altro scontro durante la guerra. Il giorno dopo arrivarono altri rifornimenti quando il distaccamento del capitano Jacob Early raggiunse la località.
La seconda battaglia di Kellogg’s Grove, come molte delle battaglie e scaramucce nella Guerra di Falco Nero, non ebbe uno svolgimento ordinato, né una strategia. I primi commenti riportavano che la battaglia fu una vittoria completa per la milizia dello stato, dichiarando che si era trattato di una rotta, con 15 morti per i Sauk e solo 5 per la milizia. Diversamente, in accordo con gli studi dell’Illinois Department of Natural Resources, il risultato essenziale fu che la banda di circa 50 guerrieri Sauk aveva tenuto testa e costretto alla difesa i 300 uomini male organizzati delle truppe dell’Illinois.

Sinsinawa Mound

George W. Jones, che più tardi sarebbe diventato Senatore degli Stati Uniti per lo Iowa, arrivò nella zona di Sinsinawa Mound nel 1827, e là, nel 1828, allestì uno stabilimento minerario. La prima struttura dell’insediamento fu la capanna di tronchi di Jones stesso. La capanna misurava circa 15 metri per 5, e ogni stanza era dotata di porta e finestra.
Quando, quattro anni più tardi, cominciò la Guerra di Falco Nero, sul posto egli costruì anche un piccolo forte. Si dice che i resti del forte, uno dei molti costruiti nella regione per proteggere i residenti, facciano tuttora parte dell’entrata al complesso della Congregazione delle Suore Domenicane. Uno degli uomini che collaborò con Jones alla costruzione del fortino fu Enoch Robinson, un soldato che più tardi partecipò al seppellimento delle vittime del raid su Sinsinawa. Al momento dell’attacco Jones faceva parte dei volontari della milizia di Henry Dodge, che stavano andando ad incontrarsi con il comandante in capo generale Henry Atkinson al lago Koshkonong, all’epoca una zona acquitrinosa.
Il 29 giugno 1832, quella che era probabilmente una piccola banda di Sauk attaccò tre uomini che lavoravano in un campo di granturco, vicino allo stabilimento minerario di Jones, a Sinsinawa Mound. I Sauk presero posizione proprio fra i coloni e le loro armi. Due coloni, James Boxley e John Thompson, furono uccisi nell’incursione; i loro corpi barbaramente mutilati vennero recuperati più tardi. Il terzo, non identificato, riuscì a rifugiarsi nel fortino e scampò all’attacco. Gli incursori erano presumibilmente degli sbandati dal gruppo principale della “Banda Inglese”, che si stava spostando verso il fiume Rock con il capo Falco Nero.
Quando le notizie dell’incursione giunsero a Galena, il capitano James W. Stephenson si mosse con trenta soldati per inseguire gli assalitori. Giunti a Sinsinawa Mound, seppellirono lì i due “terribilmente mutilati” coloni; sia Thompson che Boxley erano stati scalpati e il cuore di Thompson era stato asportato. Stephenson allora seguì le tracce dei Sauk fino al Mississippi, dove esse vennero perse, avendo gli incursori probabilmente attraversato il fiume. La spedizione di Stephenson tornò a Galena a mani vuote. Dodge ordinò ai vari elementi della milizia di radunarsi a Fort Hamilton (vicino all’attuale Wiota, Wisconsin) per poi ricongiungersi con il generale Atkinson. Quando George Jones seppe dell’attacco a Sinsinawa, egli lasciò i volontari sotto il comando di Dodge e tornò al suo insediamento.
L’incursione su Sinsinawa, aggiunta agli altri incidenti nella regione tutt’attorno, contribuì ad aumentare la paura che attanagliava i coloni.


Sinsinawa Mound

Come diretto risultanto dell’incursione su Sinsinawa Mound, la gente di Platteville cominciò a prendere in considerazone l’idea di rifugiarsi a Galena, circa 40 km più a sud. Il colonnello Dodge inviò a Platteville uno dei suoi uomini, Frederik Hollman, per rassicurare gli impauriti residenti. Tuttavia, nel tempo che Hellman impiegò ad arrivare, i coloni erano stati informati che i componenti del locale gruppo della tribù Ho-Chunk avevano stabilito rapporti di amicizia. Questo fatto, e in più la successiva consegna dei rifornimenti promessi da Galena, rassicurò i cittadini di Platteville, e il minacciato esodo non ebbe luogo.

Wisconsin Heights

Dopo la battaglia di Pecatonica, un esercito di 600-700 uomini della milizia era sulle tracce di Falco Nero. Il colonnello Henry Dodge e James D. Henry inseguirono la banda risalendo il fiume Rock, ingaggiando piccole scaramucce lungo la strada. Il giorno 21 luglio 1832 la milizia marciò per circa 40 km dalla zona di Four Lakes, rinvenendo il corpo di un Nativo morto, nella cui borsa trovarono l’orologio di George Force, un tenente che era stato ucciso il giorno 20 nell’attacco a Fort Blue Mounds. Davanti al corpo principale della milizia, un piccolo gruppo di guerrieri Ho-Chunk alleati era stato mandato avanti ad esplorare la zona insieme a Pierre Paquette, un commerciante di Portage (Wisconsin). Correva voce che la banda di Falco Nero si trovasse presso il lago Koshkonong; Dodge e i suoi uomini tentarono di intercettare lì il nemico. Benché al momento in cui la milizia arrivò al lago Falco Nero si fosse già spostato, si trovarono tracce evidenti della presenza della banda e la pista venne ancora seguita, continuando l’inseguimento fino al fiume Wisconsin.
Impossibilitata a rimanere nello stesso posto abbastanza a lungo da ricevere rifornimenti, la gente di Falco Nero si trovava in cattive condizioni: addirittura qualcuno morì di fame lungo la strada. Falco Nero, nella sua biografia, riferisce che a questo punto della guerra egli aveva tutte le intenzioni di fuggire riattraversando il Mississippi con tutto il suo popolo, ma che, imbattendosi nel grosso esercito nemico a Wisconsin Heights, non gli era rimasta altra scelta che combattere. La sua intenzione era di permettere a donne e bambini di fuggire attraversando il fiume Wisconsin, ma la milizia intercettò i Sauk mentre cercavano di attraversare il Wisconsin a Dane County, vicino a Sauk City. Quando la milizia si avvicinò, i guerrieri comparvero sulle colline circostanti, cercando di distogliere l’attenzione. Secondo il rapporto di Dodge, prima che i soldati incontrassero il corpo principale della banda di Falco Nero, tre esploratori dei loro incrociarono una piccola banda di guerrieri Sauk o Fox e li inseguirono fino ad un miglio dal loro campo, e tornarono indietro quando i guerrieri dell’accampamento presero ad inseguirli a loro volta a cavallo. Comunque gli scout uccisero anche due guerrieri Sauk prima del vero inizio della battaglia.
Dodge fece smontare le truppe e ordinò ai suoi uomini di avanzare su un terreno più elevato. Il gruppo di guerrieri, comandato da Falco Nero, mosse verso la milizia; quando giunse a circa trenta metri, i soldati e i loro alleati aprirono il fuoco. Falco Nero ordinò ai suoi uomini “ di conquistare il loro terreno e non cederlo al nemico”. La decisione di Falco Nero salvò la vita dei Sauk e Fox non combattenti presenti quel giorno a Wisconsin Heights; i guerrieri combattevano con la milizia, mentre gli altri fuggivano con le zattere attraversando il fiume Wisconsin. Alla prima raffica di colpi della battaglia, uno dei guerrieri di Falco Nero restò subito ucciso, uno o due vennero feriti. I guerrieri indiani rispondevano al fuoco mentre retrocedevano sotto la carica della milizia. Dodge e il maggiore Ewing giunsero per primi sul campo di battaglia e conquistarono una zona elevata che più tardi prese il nome di “Cima della Milizia”. La milizia occupava una posizione solida quando arrivò il generale Henry, accompagnato da tre reggimenti a cavallo dell’Illinois. Henry dispose i suoi uomini in una linea di fuoco ad angolo retto rispetto alla milizia e scambiò colpi di fucileria con gli uomini di Falco Nero per circa 30 minuti. Una carica alla baionetta comandata da Dodge pose termine alla battaglia, con i guerrieri che si disperdevano, inseguiti dalla milizia, con molte perdite. Le truppe non inseguirono Falco Nero; Dodge affermò che, avendo consultato il generale Henry, questi dispose di differire un ulteriore attacco al nemico al mattino dopo.
Secondo Dodge il numero dei Sauk uccisi fu di 40, forse più; egli riferì che gli esploratori Ho-Chunk e gli uomini della milizia presero quel numero di scalpi dopo la battaglia. Inoltre disse di aver visto dei Sauk feriti portati via dal campo di battaglia mentre ancora infuriavano i combattimenti.


Il luogo della battaglia in un dipinto

Le truppe di Dodge avevano registrato un morto e otto feriti, uno dei quali era stato colpito nel corso della marcia di avvicinamento a Wisconsin Heights, prima della battaglia. L’unico Bianco rimasto ucciso nel combattimento, Thomas Jefferson Short, fu seppellito più tardi nel luogo dove avvenne la battaglia. La battaglia fu devastante per Falco Nero e i suoi, nonostante il fatto che molti della sua banda fossero riusciti a fuggire attraversando il fiume Wisconsin; le stime delle perdite per Sauk e Fox furono di 70 unità, comprendendo quelli uccisi in combattimento e quelli annegati. Anche così, c’è chi considera questa battaglia, assieme a Stillman’s Run, uno dei più grandi successi militari di Falco Nero.
Un libro del 1906, Wisconsin in Three Centuries, chiamava la battaglia un “massacro”: in particolare, esso specifica un’azione in cui guerrieri, donne e bambini della gente di Falco Nero, vennero massacrati da un gruppo di 300 Menominee, alleati della milizia. Inoltre, viene riferito che tanti furono tra i Sauk gli uccisi e i catturati, quanti coloro che annegarono nel fiume Wisconsin.

Bad Axe

Poche ore dopo la mezzanotte del 22 luglio, mentre la banda di Falco Nero riposava su un poggio che dominava il campo di battaglia di Wisconsin Heights, Neapope, uno dei principali leader che accompagnavano Black Hawk, tentò di spiegare agli ufficiali della milizia che il suo gruppo voleva solo porre fine agli scontri e tornare indietro, al di là del fiume Mississippi. Egli pronunciò un discorso conciliante nella sua lingua madre “Ho-Chunk” (Winnebago del Wisconsin), pensando che Pauquette e la sua banda di guide Ho-Chunk fossero ancora con la milizia a Wisconsin Heights.
Neapope (Nah-pope) – dipinto di G. Catlin
Tuttavia, le truppe americane non lo capirono, perché i loro alleati Ho-Chunk, in grado di fare da interpreti, avevano già lasciato il campo di battaglia. A seguito di questo fallito tentativo di pace, Neapope abbandonò la causa e tornò ad un vicino villaggio Winnebago. La banda “britannica” si era lentamente disintegrata nel corso dei mesi del conflitto; la maggior parte dei Ho-Chunk e Potawatomi che avevano aderito erano spariti. Altri, soprattutto i bambini e gli anziani, erano morti di fame mentre la banda si sganciava dalla milizia che la inseguiva attraverso le paludi intorno al Lago Koshkonong.
La battaglia, anche se militarmente disastrosa per gli Indiani, aveva permesso alla maggioranza di loro di fuggire verso una temporanea salvezza attraversando il fiume Wisconsin. Per molti il sollievo fu di lieve durata: un gruppo di donne e bambini che avevano tentato di fuggire lungo il Wisconsin dopo la battaglia venne catturato dalle tribù alleate degli Americani; alcuni vennero uccisi dai soldati più a valle. Durante la notte, mentre i non combattenti fuggivano su alcune canoe, Falco Nero e i guerrieri restanti attraversarono il fiume nelle vicinanze dell’attuale Prairie-du-Sac, in Wisconsin. Il gruppo fuggì a ovest su di un terreno accidentato verso le rive del fiume Mississippi, con una settimana di vantaggio rispetto alla milizia.
Mentre la banda indiana fuggiva ad ovest, il comandante generale Henry Atkinson ridusse i suoi combattenti a poche centinaia di uomini e partì per unirsi ai comandanti della milizia Henry Dodge e James D. Henry, per riorganizzare le truppe radunandole a Fort Mounds. Sotto il comando di Atkinson, circa 1300 uomini provenienti dai reparti di Henry, Dodge, Alexander Posey e Milton Alexander attraversarono il fiume Wisconsin tra il 27 e il 28 luglio nei pressi dell’attuale città di Helena, Wisconsin. Queste truppe, ben nutrite e riposate, ritrovarono le tracce di Falco Nero il 28 luglio, e in tempi relativamente brevi annullarono la distanza che li separava dai Nativi, affamati e stanchi di combattere. Il primo agosto, Falco Nero e circa 500 fra uomini, donne e bambini, arrivarono sulla riva orientale del Mississippi, pochi chilometri a valle dalla foce del fiume Bad Axe. Lì giunti, i capi del gruppo, compreso Falco Nero, convocarono una riunione per discutere la loro prossima mossa. Falco Nero, Neapope e il capo della “Banda Inglese”, Nuvola Bianca, sconsigliarono di sprecare tempo a costruire zattere per attraversare il Mississippi, perché le forze americane si stavano avvicinando, esortando invece a fuggire verso nord e cercare rifugio tra gli Ho-Chunk. Tuttavia, la maggior parte dei componenti il gruppo scelse di tentare di attraversare il fiume.
Nel pomeriggio, mentre alcuni riuscirono effettivamente a fuggire attraversando il fiume, apparve sulla scena il battello a vapore Warrior, comandato dal capitano Joseph Throckmorton, che bloccò il tentativo degli Indiani di cercare la salvezza attraverso il fiume. Sventolando una bandiera bianca, Falco Nero cercò di arrendersi ma, come già accaduto in passato, i soldati non capirono e la situazione degenerò in uno scontro armato. I guerrieri scampati alle scariche iniziali cercarono riparo e risposero al fuoco; ne seguì uno scontro di circa due ore. Il Warrior alla fine si ritirò dalla battaglia a causa della mancanza di carburante, e ritornò a Fort Crawford, a Prairie du Chien.


La “Warrior” cannoneggia i Sauk

All’epoca i giornali riportarono che vennero uccisi 23 Nativi, tra cui una donna dell’età presunta di 19 anni, che venne colpita da un proiettile che aveva attraversato il braccio del bambino che stava tenendo mentre osservava la battaglia. Il bambino venne recuperato dal tenente Anderson dopo la battaglia; portato alla tenda del chirurgo, il braccio gli dovette essere amputato. Il bimbo fu poi portato a Prairie di Chien, dove venne curato e infine sopravvisse. Il combattimento convinse Falco Nero che la salvezza stava a nord, e non ad est al di là del Mississippi. Una delle sue ultime azioni come condottiero della “Banda Inglese” fu di chiedere ai suoi seguaci di fuggire con lui a nord. Molti non lo ascoltarono e alla fine, il primo agosto, Falco Nero, Nuvola Bianca e circa tre dozzine di seguaci lasciarono gli altri e fuggirono verso il nord. La maggior parte dei guerrieri restanti e i non combattenti rimasero sulla sponda orientale del Mississippi. L’equipaggio del Warrior ebbe un solo ferito: un soldato di Fort Snelling, ormai in pensione, colpito al ginocchio durante la battaglia.
Alle due del mattino del 2 agosto, i soldati di Atkinson si svegliarono e cominciarono a smantellare il campo, completando l’operazione prima dell’alba. Si erano spostati solo di poche miglia quando si imbatterono nei guerrieri di retroguardia del gruppo dei Sauk e Fox che erano rimasti. Gli esploratori Sauk tentarono di condurre il nemico lontano dal loro campo principale, ed inizialmente ebbero successo. Le eterogenee forze americane si disposero in formazione di battaglia: i generali Alexander e Posey all’ala destra, Henry all’ala sinistra, mentre Dodge e i regolari dell’esercito formavano l’elemento centrale. Quando i Nativi si ritirarono verso il fiume, la milizia all’ala sinistra venne lasciata in retroguardia senza ordini. Ad un certo punto un reggimento incappò nel sentiero principale che conduceva al campo indiano, e gli esploratori poterono solo combattere mentre arretravano e sperare di essere riusciti a dare ai loro compagni una possibilità di sfuggire alla milizia. Ma il Warrior era tornato: dopo essersi procurato nuova legna per la caldaia a Prairie du Chien e aver lasciato il punto di rifornimento a mezzanotte, era arrivato a Bad Axe alle 10 del mattino. Il massacro che seguì continuò per le successive otto ore.


“La madre indiana morta e il suo bambino” – illustrazione di D.H.Struther – 1847

Gli uomini di Henry, cioè l’intera ala sinistra, discesero un costone in mezzo a diverse centinaia di guerrieri, e ne seguì una disperata battaglia a colpi di moschetto e baionetta. Donne e bambini fuggirono dal combattimento nel fiume, dove molti annegarono immediatamente. La battaglia continuò per 30 minuti, fin quando Atkinson si avvicinò con il corpo centrale di Dodge, tagliando la via di fuga per molti dei restanti guerrieri Nativi. Alcuni di loro riuscirono a rifugiarsi su di un’isola coperta dai salici, che veniva fatta segno a spari e raffiche a mitraglia dalla Warrior. I soldati uccisero tutti coloro che cercavano di correre al riparo o di attraversare il fiume, compresi donne e bambini. Nella battaglia vennero uccise più di 150 persone. Alla fine i soldati scalparono la maggior parte degli uccisi e tagliarono lunghe strisce di carne da altri cadaveri per farne affilatoi per i rasoi. I reparti americani catturarono altri 75 Nativi, mentre alcuni riuscirono a fuggire attraversando il fiume. Di questi, molti vennero catturati e uccisi dai guerrieri Sioux che agivano in supporto degli Americani: i Sioux presero 68 scalpi e 22 prigionieri che consegnarono all’agente indiano Joseph M. Street nelle settimane seguenti. Gli Americani ebbero 5 caduti e 19 feriti.
La battaglia di Bad Axe fu più che altro una sparatoria unilaterale, che è stata definita “massacro” dai resoconti dello scontro, sia moderni che dell’epoca, nonché da coloro che vi avevano partecipato. Il 3 agosto 1832, giorno successivo della battaglia, l’agente Street scrisse a William Clark descrivendo lo scontro di Bad Axe e gli avvenimenti che lì si erano verificati. Egli dichiarò che la maggior parte dei Sauk e Fox erano stato uccisi a fucilate in acqua, o erano annegati nel tentativo di attraversare il Mississippi in cerca di salvezza. Nel 1834 il maggiore John Allen Wakefield pubblicò un resoconto della guerra che comprendeva la descrizione della battaglia, e qualificava l’uccisione di donne e bambini come un “errore”: “Nel corso dello scontro uccidemmo alcune delle squaw per errore. E’ stata una grande disgrazia per quegli infelici, donne e bambini, che essi non mettessero in esecuzione il piano che avevano stabilito la mattina della battaglia, che era di venirci ad incontrare ed arrendersi come prigionieri di guerra. Era uno spettacolo orrendo vedere bambini piccoli, feriti e in preda al dolore più straziante, anche se appartenevano al nemico selvaggio, il nemico comune del Paese.”
Lo stesso racconto di Falco Nero, anche se egli non era presente al secondo giorno della battaglia, definì lo scontro un massacro. I resoconti successivi continuarono a condannare le azioni dei Bianchi a Bad Axe. Il libro di Perry A. Armstrong del 1887, The Sauks and the Black Hawk War, definì l’operato di Throckmorton “disumano e vile” ed arrivò a chiamarlo “un secondo Nerone e Caligola” (sic). Nel 1898, in occasione delle manifestazioni del 66° anniversario della battaglia, Reuben Gold Thwaites bollò lo scontro come “massacro”, in un discorso tenuto sul campo di battaglia. Egli sottolineò ancora questo concetto in una raccolta di saggi del 1903.
Vignetta anti-indiana del 1894
Gli storici moderni continuarono a contraddistinguere lo scontro come una completa strage. Nel 2005 Mark Grimsley, professore di storia alla Ohio State University, basandosi su ulteriori moderni studi, concluse che la definizione delle battaglia di Bad Axe sarebbe dovuta essere “carneficina”. L’opera di Kerry A. Trask del 2007, “Black Hawk: The Battle for the Heart of America”, indica gli scritti di Wakefield come prova che le ingannevoli convinzioni circa il compiere azioni eroiche e il magnificare la virilità aveva spronato le forze statunitensi a trovare diletto nel massacrare e sterminare i Sauk e Fox. Trask concludeva che l’affermazione di Wakefield: ”..devo confessare che riempiva il mio cuore di gratitudine e di gioia pensare che io ero stato strumento, con molti altri, nel salvataggio del mio paese da quei selvaggi spietati, e nel ritorno della gente alle sue case pacifiche e al suo caminetto…”, fosse un punto di vista appartenente a quasi tutti i membri della milizia.
Dei 2.000 Sauk che avevano attraversato il Mississippi con Falco Nero a giugno, meno di 400 sopravvissero per essere riportati sotto scorta ai villaggi di Keokuk in Iowa, in autunno.
Ormai rassegnato, Falco Nero si era recato a nord per cercare rifugio presso gli Ojibwa. Ben presto si rese conto di non avere più speranze ed andò al villaggio Winnebago di Lacrosse dove si arrese a Capo “Spoon” Du-Còr-re-a, che era conosciuto come amico degli Americani. I Winnebago prima rifocillarono e vestirono con i loro abiti migliori l’illustre prigioniero, prima di consegnarlo all’agente indiano a Prairie du Chien. Falco Nero fu trasportato via fiume sul vaporetto a Jefferson Barracks a St. Louis , fermandosi solo per breve tempo a Rock Island in modo che il generale Winfield Scott potesse venire a bordo a dargli un’occhiata. Il suo accompagnatore in questo viaggio era un giovane tenente dell’esercito di nome Jefferson Davis. Dopo aver trascorso l’inverno come prigioniero a Jefferson Barracks, nel corso della quale venne costretto ai ceppi, Falco Nero venne posto sotto la custodia dell’agenzia del commercio indiano del colonnello George Davenport e di Keokuk per essere portato a Washington per incontrare il presidente Andrew Jackson.


Il capo Winnebago Du-còr-re-a con la sua famiglia – dipinto di G. Catlin

Dopo una prigionia simbolica a Fort Monroe, in Virginia, a Falco Nero venne fatto compiere un viaggio che toccò diverse grandi città dell’Est per impressionarlo con la potenza degli Stati Uniti, e quidi tornò sotto la custodia di Keokuk in Iowa. Egli disprezzava grandemente Keokuk, e nonostante il trattamento benevolo ricevuto, questa per lui era il massimo dell’umiliazione. Invece non sembrava così amareggiato verso gli Americani, ed in una delle sue ultime apparizioni in pubblico, assistette alla celebrazione del 4 luglio a Fort Madison, dove in un discorso, tradotto da un interprete, disse che sperava che gli Americani avrebbero avuto cura delle terre che essi avevano preso al suo popolo. Morì nei pressi di Eldon, Iowa, nel 1838 e fu sepolto nella tradizionale maniera Sauk, ma con l’uniforme militare che gli era stata donata dal presidente Jackson. Ma anche la morte non riuscì a portare un po’ di pace a Falco Nero: nel giro di pochi mesi, i vandali avevano sottratto il suo corpo e il suo scheletro divenne un’attrazione collaterale esibita nella regione, finché nel 1839 venne reclamato dallo Iowa e collocato in un museo a Burlington. Il museo e tutto il suo contenuto furono distrutti da un incendio nel 1855.

Dopo la guerra

Né i Fox né i Sauk di Keokuk avevano avuto alcun coinvolgimento in questo conflitto, ed era evidente che il popolo di Falco Nero aveva sofferto abbastanza. Tuttavia gli Americani ne approfittarono per chiedere più terra. Con il trattato firmato nel 1832 a Fort Armstrong, il generale Winfield Scott e il governatore dell’Illinois John Reynolds costrinsero i Sauk e Fox a cedere tutte le loro terre nell’Iowa orientale entro 50 miglia dal fiume Mississippi. L’unica eccezione fu una piccola riserva sul fiume Iowa, appartenente a Keokuk. In cambio, i Sauk e Fox dovevano ricevere 20 mila dollari all’anno per 30 anni, 20.000 dollari in beni commerciali e servizi, e il governo avrebbe pagato il loro debito di 40.000 dollari con la Compagnia del colonnello Davemport. Per quei tempi, questa era una grande quantità di denaro e, come capo supremo designato dagli Americani, Keokuk ebbe modo di dissiparlo con il premiare gli amici e punire i nemici. Gli ultimi anni trascorsi nello Iowa (dal 1833 al 1846) furono difficili per i Sauk e Fox. La guerra di Falco Nero era costata un quarto della loro popolazione, metà delle loro terre e la loro unità tribale.
Dal momento che non era un capo per nascita, molti si risentirono dell’ascesa di Keokuk, e i Sauk e Fox si divisero in fazioni pro e anti – Keokuk. Dopo il 1832 ci fu anche la guerra con i Dakota, nonostante gli sforzi dei soldati di Fort Des Moines e Fort Atkinson per prevenirla. Nel 1836 Keokuk negoziò un altro trattato con cui i Sauk e Fox vendevano 1,250,000 ettari nello Iowa centrale. Come previsto, il suo villaggio sul fiume Iowa non fu toccato. La maggior parte del territorio ceduto era già stata occupata da abusivi bianchi, e dal momento che l’esercito non sembrò mai in grado di rimuoverli a meno che non fossero sulla proprietà di Keokuk, queste terre erano già perse. I Sauk e Fox avrebbero ricevuto un pagamento supplementare di 30.000 dollari per 10 anni, 10.000 per ogni anno successivo e 200 cavalli. La costante perdita delle loro terre a favore dei Bianchi era un pedaggio pesante, ma a quel tempo il reale problema per i Sauk e Fox era, per la capacità negoziale di Keokuk e la sua stretta relazione con gli Americani, che le due tribù godevano di un relativo benessere, rispetto alle altre Nazioni indiane, e che molti usavano il denaro per bere fino a morire.
Al momento della firma del trattato di 1830 che creava un Territorio Neutrale, probabilmente non era il caso, per i Sauk e Fox, che gli Americani usassero questo spazio per trasferirvi un’altra tribù, ma fu esattamente quello che accadde. Se gli Americani potevano punire i Sauk e Fox che erano rimasti neutrali nella Guerra di Falco Nero, essi non avevano problemi nel biasimare i Winnebago che avevano fornito guide per gli Americani (spesso dietro un fucile puntato) e successivamente avevano catturato Falco Nero. Sei giorni prima che i Sauk e Fox firmassero il trattato del 1832, il generale Scott e il governatore Reynolds avevano costretto i Winnebago ad accettare di cedere le loro terre ad est del Mississippi e spostarsi nel Territorio Neutrale dello Iowa. Occorse tempo fino al 1837 per finalizzare questo accordo, in quanto i Winnebago non gradivano una posizione tra Fox, Sauk e Dakota, e tardarono a lasciare il Wisconsin fino al 1840, quando il generale Atkinson rifiutò di pagare loro le annualità, con l’eccezione della sub-agenzia di Turkey River.
Keokuk protestò per quel trasferimento e chiese che i Winnebago fossero mandati altrove, da qualche parte al di là del fiume Missouri. Erano rimasti ricordi amari del mancato supporto dei Winnebago ai Sauk durante la Guerra di Falco Nero e, con l’incremento della colonizzazione bianca dello Iowa, la selvaggina cominciava a scarseggiare. Nel 1839 i Sauk e Fox uccisero 40 membri di una spedizione di caccia Winnebago ad est del fiume Wapsipinicon.
Quando i Winnebago cominciarono ad arrivare nello Iowa, la minaccia da parte dei Sauk e Fox era molto reale, e un attacco ai loro villaggi vicino l’agenzia durante l’inverno 1840-1841 venne impedito solo da una nevicata insolitamente pesante per quell’anno. In seguito, la cavalleria americana fu obbligata ad essere di stanza nel vicino Fort Atkinson allo scopo di proteggere i Winnebago. Neopope aveva un odio particolare per Shabbona, il capo Potawatomi di Chicago che aveva impedito al suo popolo di schierarsi con Falco Nero nel 1832 e poi aveva aiutato gli Americani a mettersi sulle tracce dei Sauk. Dopo che nel 1836 i Potawatomi erano stati spostati nel sud ovest dello Iowa, l’anno seguente Neopope condusse una banda di guerrieri Sauk nelle pianure del Kansas per attaccare una spedizione di caccia di Shabbona. Furono uccisi diversi Potawatomi, ma Shabbona fuggì e fece un tormentato viaggio di ritorno a piedi con il nemico alle calcagna per quattro giorni.
Comunque, questi furono incidenti di minore entità rispetto alla lotta con i Dakota, che divenne brutale dopo il 1837. Nell’ottobre 1841 una spedizione di caccia di 16 Delaware (dal 1830, i Delaware erano stati spostati nel Missouri) e un Potawatomi, in viaggio per visitare i Sauk e Fox, fu attaccata dai Dakota a Sioux Fork di Mink Creek, nello Iowa. Solo il Potawatomi riuscì a fuggire e a raggiungere i Sauk e Fox. Più di 500 guerrieri si diressero contro i Dakota e li uccisero tutti, ma la necessità di una vigilanza costante sui movimenti dei bisonti nelle pianure a scopo di caccia, la pressione dei coloni bianchi, e i crescenti debiti con i commercianti del governo, convinsero i Sauk e Fox che era tempo di lasciare lo Iowa. Nel 1842 Keokuk negoziò ancora un nuovo trattato con gli Stati Uniti, cedendo le restanti terre dei Sauk nello Iowa per 800.000 dollari e il pagamento di 258.565,34 dollari di debiti accumulati. A sua volta il governo doveva provvedere a fornire una riserva in Kansas. Keokuk infine dovette lasciare il suo villaggio sul fiume Iowa, ma il trattato stabiliva che i capi ricevessero 500 dollari all’anno a titolo di compensazione per le loro particolari responsabilità.


Keokuk – dipinto di G. Catlin

Ci fu una seria opposizione a quest’accordo. Keokuk e la sua fazione avevano acquisito notevole potere e influenza nel corso degli anni, rispetto ai Fox. Di quest’autorità si abusò sempre più e, alla fine, causò la separazione dei Fox dai Sauk.
L’effettiva partenza dallo Iowa non si verificò fino al 1846. Nello stesso tempo, molti dei Sauk e Fox, rifiutandosi di partire, andarono a nascondersi. Quando si avvicinò il momento di partire, la cavalleria partì da Fort Des Moines e attraversò le valli dello Skunk e del Cedar cercando di raccogliere i gruppi dissidenti, ma i soldati non poterono trovarli tutti. Un conteggio finale da parte dell’agente indiano prima della rimozione conteggiava 1300 Fox e 2500 Sauk, ma parecchie centinaia si nascondevano ancora nei boschi. Quelli che partirono vennero sistemati in una riserva a sud di Topeka, ma le divisioni interne continuarono ad affliggere i Sauk e Fox anche dopo la morte di Keokuk, avvenuta nel 1848. Il suo posto venne preso dal figlio Moses Keokuk.
Dopo aver firmato un trattato con gli Americani alla fine della guerra del 1812, la banda del Missouri dei Sauk e Fox aveva preso una strada diversa per il Kansas. Nel corso degli anni durante i quali Keokuk aveva assunto un sempre maggiore controllo dei Sauk e Fox nello Iowa, la banda del Missouri si estraniò sempre di più dal corpo principale. Dopo il 1815 gli insediamenti colonici avevano risalito il Missouri più rapidamente che sul Mississippi, e nel 1824 i Sauk e Fox del Missouri avevavo firmato un trattato con cui cedevano tutto il nord Missouri, eccetto una piccola zona nell’angolo di nord ovest, tra i fiumi Little Platte e Missouri. A causa dell’opposizione anti-schiavista al Congresso, quest’area, nota come la “Striscia del Platte”, non venne aggiunta allo Stato del Missouri fino al 1830. Per la metà settentrionale del Missouri, i Sauk e Fox del Missouri ricevettero solo 1000 dollari e una rendita di 500 dollari per 10 anni. Essi condivisero la Striscia del Platte con gli Iowa fino al 1836, quando firmarono un trattato con cui cedevano l’ultima frazione del Missouri per 160.000 dollari, e decisero di trasferirsi in una riserva di 256.000 acri (da condividere con gli Iowa) a ovest del Missouri, tra la riserva dei Kickapoo e il fiume Grand Nemahaw.
Quando furono poi definiti i confini degli stati, la terra dove si trasferirono i Sauk e Fox del Missouri sarebbe appartenuta in parte al Kansas e in parte al Nebraska. Quando nel 1854 il Kansas e il Nebraska furono aperti agli insediamenti dei Bianchi, i Sauk e Fox del Missouri cedettero la loro metà della riserva agli Stati Uniti, con l’eccezione di 32000 acri che, con un successivo trattato, nel 1861, furono ridotti ancor più. Dopo il 1869 vennero esercitate pressioni sui Sauk e Fox affinché vendessero le loro restanti terre e passassero in Oklahoma, dove avrebbero potuto fondersi con il corpo principale dei Sauk e Fox. Il capo Pashepaho si oppose a questa soluzione, ma al costo di dover accettare un riparto che, nel 1890, portò a una distribuzione a scacchiera degli insediamenti tribali. I Sauk e Fox del Missouri furono l’unico gruppo di quelle tribù ad evitare l’allontanamento dal Kansas. Riconosciuta dal governo federale, la tribù, attualmente di 400 membri, mantiene ancora una riserva a Reserve, nel Kansas.
La tragedia perseguitò i Sauk e Fox dello Iowa fin dal momento del loro arrivo in Kansas. Fra le tribù più tradizionaliste di tutti i Nativi americani, i Sauk e Fox fino al 1870 rifiutarono sempre di mandare i loro figli alle scuole bianche, di ascoltare i missionari cristiani o, cosa più importante per le conseguenze, di ricevere le vaccinazioni. Poco dopo il loro arrivo, quasi la metà morì di vaiolo. A causa della loro crescente insoddisfazione per Keokuk, meno della metà dei Fox scelsero di restare nella riserva e molti si trasferirono presso i Kickapoo. Il loro trasferimento nel Kansas aveva riportato i Sauk e Fox in contatto con i loro nemici Osage, ma essi non erano l’unica tribù emigrata ad avere problemi con le tribù delle Pianure.
Carovane di immigrati bianchi che seguivano la Pista dell’Oregon negli anni ’40 dell’Ottocento avevano decimato le mandrie di bisonti lungo il fiume Platte, costringendo Pawnee e Cheyenne a cacciare nel sud del Kansas per sopravvivere. Essi non accettavano la concorrenza da parte degli “Indiani sconfitti” che gli Americani avevano collocato nel Kansas, e li attaccavano come intrusi.


Caccia al bisonte Sauk e Fox – dipinto di G. Catlin

Dopo diversi attacchi a cacciatori Delaware e Potawatomi, nel 1848 venne tenuto un consiglio per rinnovare l’alleanza occidentale che aveva combattuto gli Americani per il territorio dell’Ohio. Oltre ai Sauk e Fox, parteciparono Delaware, Miami, Peoria, Shawnee e Wyandot. Purtroppo per loro, il movimento verso l’unità causò un’analoga iniziativa da parte delle tribù delle Pianure. In una delle epiche battaglie delle Grandi Pianure (in gran parte sconosciute, essendo i partecipanti tutti Nativi Americani, e quindi non narrate per iscritto), nel 1854 una spedizione di caccia di circa 100 Sauk e Fox venne attaccata lungo il fiume Kansas, ad ovest di Fort Riley, da una forza complessiva stimata in più di 1000 guerrieri, composta da guerrieri a cavallo Comanche, Osage, Kiowa, Cheyenne e Arapaho. La combinazione di coraggio e dotazione di moderne armi da fuoco da parte dei Sauk e Fox fece loro vincere lo scontro, e i guerrieri delle Pianure si ritirarono dopo aver patito pesanti perdite dopo una battaglia durata tre ore.
Nello stesso anno, l’approvazione del “Kansas-Nebraska Act” aprì il Kansas agli insediamenti dei Bianchi. Essendo a un punto morto la questione della schiavitù nel nuovo territorio, il Congresso lasciò che a decidere fossero coloro che si sarebbero stabiliti là. Di conseguenza l’espressione “sovranità popolare” divenne sinonimo di caos organizzato. Nelle battaglie iniziali di quella che sarebbe diventata la Guerra Civile Americana, migliaia di uomini bianchi armati di tutto punto si precipitarono ad uccidersi a vicenda per il principio della schiavitù dei Neri, e così il Kansas divenne molto pericoloso per gli Uomini Rossi. Con la loro riserva a qualche distanza dal confine tra Kansas e Missouri, i Sauk e Fox furono dapprima risparmiati dai peggiori effetti dell’afflusso di combattenti, ma dal 1859 coloni bianchi abusivi cominciarono ad insediarsi nella loro terra, e su di essi vennero esercitate pressioni e molestie perché cedessero parte della loro riserva. In linea con il modello impostato dal padre, Mosè Keokuk nel 1859 firmò un trattato che vendeva parte della riserva e accettava la divisione del territorio. La cosa imperdonabile in questo è che egli non consultò in anticipo i Fox e poi conservò per i soli Sauk il ricavato della vendita.
Gruppi di Fox avevano lasciato il Kansas ed erano tornati nello Iowa fin dal 1851, ma a questo punto la tribù decise di rompere definitivamente con i Sauk e porre termine ai 125 anni di stretta associazione con loro. Dopo aver venduto la loro mandria di cavalli per rastrellare denaro, 300 Fox si misero in viaggio per lo Iowa. Al momento del loro ritorno, i Fox scoprirono di essere davvero ben accolti. Ci volle una delibera speciale legislativa delllo Iowa e il permesso dal governo federale perché potessero acquistare 80 ettari lungo il fiume Iowa nei pressi di Tama, al prezzo di 1000 dollari. Questo non appaia come un atto di generosità da parte dei cittadini bianchi dello Iowa: i Fox pagarono 23,50 dollari per un acro di questa terra – dieci volte ciò che essi avevano ricevuto per le loro terre un decennio prima e il doppio del prezzo corrente per terreni agricoli in quel momento. Sarebbe facile concludere che una parte di questi profitti abbia trovato la sua strada nelle tasche di funzionari statali e federali. Nel corso degli anni, i Fox (che preferiscono essere chiamati Mesquakie) hanno ampliato i loro possedimenti fino a più di 3000 ettari. Ancora molto tradizionalisti, essi hanno le loro scuole e tutte le terre sono di proprietà tribale. Per qualche strana ragione, la coltivazione del mais in Iowa è riuscita in modo naturale ai Fox. Con una buona terra e lasciati liberi di prendere le proprie decisioni, sono tra i gruppi più prosperi di Nativi negli Stati Uniti.
Circa 100 Fox rimasero nel Kansas con i Sauk. Ci fu una partecipazione relativamente piccola delle due tribù nella Guerra Civile. Il Kansas venne ammesso come Stato nel 1861, e dal 1863 i suoi organi legislativi richiedevano la rimozione di tutti gli Indiani. Nel 1867 i Sauk e Fox del Kansas firmarono il loro ultimo trattato, cedendo i loro territori in Kansas in cambio di una riserva di 750.000 ettari creata per loro nell’Oklahoma centrale da terre che il governo aveva tolto a Creek, Cherokee e Seminole per la loro collaborazione con la Confederazione. Il trattato permetteva ai Sauk e Fox del Missouri di unirsi a loro, se desiderato. Quando lasciarono il Kansas nel 1869, ne rimasero solo 700. Vent’anni più tardi, nel 1889, accettarono anch’essi la destinazione. Le terre in eccesso della loro riserva dovevano essere vendute al governo e aperte alla colonizzazione nel 1891. La corruzione e la frode costarono loro molte delle terre che avevano ottenuto. Tutto ciò che rimane oggi sono 1000 ettari di terra tribale vicino a Stroud, in Oklahoma. I discendenti delle bande di Falco Nero e Keokuk, i 2200 membri della Tribù Sauk e Fox, furono riorganizzati nel 1936 dal “Oklahoma Indian Welafare Act”.


Lo Stato dell’ Iowa con indicazione delle Riserve Indiane


Attuali Riserve dei Sauk e Fox in Kansas e Oklahoma

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