Le ceneri di Wyatt Earp

A cura di Omar Vicari

Le grandi collezioni, qualsiasi oggetto contengano, esprimono quasi sempre un qualcosa di misterioso. Probabilmente perché gli oggetti in questione sono appartenuti a uomini famosi la cui vita e le cui gesta sconfinano nella dimensione della leggenda.
Questa è la storia di una di queste collezioni.
John D. Gilchriese iniziò la propria raccolta che era appena un ragazzo, senza che disponesse di una pur minima somma di denaro.
La sua famiglia si stabilì a Los Angeles al tempo dei ruggenti anni venti, integrandosi nella comunità di “Mount Washington”.
Il padre trovò presto lavoro presso la “Santa Fè Railroad”.
Socievole di natura, invitava spesso in casa colleghi più anziani per piacevoli conversazioni. Quegli uomini avevano tracciato la ferrovia ancora ai tempi della frontiera e coi loro racconti deliziavano il piccolo John che ascoltava affascinato specialmente quelle persone che avevano lavorato in Arizona quando il Territorio (l’Arizona diventerà Stato solo nel 1912) pullulava di avventurieri in cerca di oro e argento.
Il padre lo incoraggiò nelle sue inclinazioni che spaziavano dallo studio delle scienze naturali sino a quello delle lingue antiche e moderne.
Oltre a ciò, la sua fantasia, solleticata dalle storie di quei vecchi ascoltate attorno al fuoco di un camino, spaziava libera attorno alla vita selvaggia della frontiera, alle gesta di fuorilegge e sceriffi come Wyatt Earp che avevano fatto di quel tempo un’epoca unica e irripetibile.
Nell’annuale raduno dell’Arizona Day Picnic, che si teneva al Sycamore Grove Park, il giovane Gilchriese ascoltava i vecchi in silenzio per poi fare domande non solo sulla ferrovia, ma anche sui cercatori d’oro dei vecchi tempi, sulla vita dei cowboys e sulle diligenze che un tempo percorrevano le piste polverose del west. Il ragazzo scoprì che la maggior parte delle persone parlava volentieri delle proprie esperienze se qualcuno, come nel suo caso, mostrava un particolare interesse.


La casa in cui nacque Wyatt Earp

Mentre imparava tutte quelle nuove cose, John presto comprese la necessità di annotare tutto quello che stava apprendendo, un lavoro non certo facile per un ragazzo della sua età.
Ammalatosi in quegli anni di morbillo, John cercò di impiegare il tempo nella lettura dei libri che il padre gli aveva procurato. Uno in particolare stuzzicò la sua fantasia, quello fresco di stampa di Stuart N. Lake : “Wyatt Earp, Frontier Marshal”.
Sebbene il personaggio del libro gli dicesse poco o niente, nella mente di John scattò qualcosa perché quel nome ricordava di averlo già sentito.
Al raduno dell’Arizona Day Picnic del 1927, quel giorno aveva notato un nutrito numero di persone che prestava una particolare attenzione verso un distinto signore dall’età avanzata. Quel uomo gli avevano detto era Wyatt Earp, il marshal della vecchia Dodge City e, ancora, il protagonista dello scontro all’OK Corral di Tombstone.
La lettura di quel libro suscitò in John un interesse che sarebbe durato tutta la vita, la scintilla dalla quale sarebbe nato l’interesse per la raccolta degli oggetti della sua collezione.
La narrativa di Lake quindi, accese la fantasia del giovane per quello che era stato uno dei protagonisti della vecchia frontiera. La storia sciorinata nel libro era cosi eccitante e drammatica al punto che John volle saperne di più. Egli non fece domande sulla veridicità del racconto di Lake, semplicemente volle avere maggiori dettagli sulla vita dei fratelli Earp, sul loro amico Doc Holliday e sulla città di Tombstone.
La prima cosa da fare, pensò Gilchriese, era trovare qualcosa di valido presso la locale libreria.
Egli fu sorpreso di trovare poco al di là del libro “Tombstone” di Walter Noble Burns, un testo dato alle stampe prima di quello di Stuart Lake. Il resto non erano che frammenti di notizie trovate in altri libri come quello di Frederick Bechdolt : “When the west was young” o quello di William Mc Leod Raine : “Famous sheriff & western outlaw”.
A un ragazzo come lui, infatuato dell’immagine di Wyatt Earp, quella scarsità di notizie doveva pesare molto. La sua confusione oltretutto si accresceva dopo la scoperta di una copia di “Heldorado” di William M. Breakenridge, un vice sceriffo dei tempi della vecchia Tombstone.
La lettura di quel libro infatti, al li là di fornire risposte adeguate alla propria curiosità, aumentava invece i suoi dubbi. In breve, Breakenridge non mostrava in ciò che scriveva di avere grande stima nei confronti dei fratelli Earp, una posizione inconciliabile per uno come Gilchriese affascinato invece dal personaggio di Wyatt Earp.


Una foto di Tonopah appartenuta agli Earp

John cominciò allora una ricerca sistematica sull’argomento e la fortuna lo aiutò perché quando alcuni suoi vicini di casa seppero del suo forte interesse per quel vecchio sceriffo, essi lo stupirono con la notizia che il suo eroe era stato un ospite frequente della comunità di Mount Washington che Earp raggiungeva con la funivia da Marmion Way sino al Washington Hotel.
Proprietà di Robert Mash & Co., il residence era a quei tempi un albergo alla moda per i nuovi ricchi di Hollywood. Dall’albergo, in quei giorni si poteva vedere in lontananza l’isola di Catalina nell’Oceano Pacifico a circa cinquanta miglia dalla costa. Il vecchio Wyatt era comunque più interessato al gioco delle carte piuttosto che agli sguardi sull’oceano. Egli si intratteneva volentieri con molti frequentatori del residence e Gilchriese fu particolarmente compiaciuto di apprendere che il vecchio sceriffo aveva stretto amicizia col precedente proprietario della casa del padre.
I vicini ricordavano che Earp e l’uomo spesso sedevano sotto il portico fumando sigari e parlando del più e del meno sino sul far della sera. Qualche volta Wyatt aveva passato anche la notte nella casa che ora era la sua e John era naturalmente eccitato nell’udire quelle cose.
Il ragazzo col tempo scoprì un altro vantaggio nel dover vivere a Mount Washington. Dalla montagna egli poteva, seguendo il sentiero, arrivare sino al “Southwest Museum”, un posto che divenne per lui un punto di incontro abituale per le sue continue ricerche sui fatti della frontiera.
Il “South Museum” fu un’idea di Charles Fletcher Lummis, lo scrittore ed editore che aveva vagato a lungo nel sud-ovest durante gli ultimi anni delle guerre contro gli Apache.
La famiglia di Lummis ebbe molta influenza su John Gilchriese tanto che il giovane divenne un buon amico del loro figlio Keith. Fu proprio al “South Museum” che per John si aprirono nuovi orizzonti e tutto iniziò, chi lo avrebbe detto, nel disaccordo su una piuma di un uccello.
A quel tempo la collezione del museo era improntata su reperti riguardanti la vita e i costumi degli Indiani d’America. Studiando gli oggetti raccolti, il giovane Gilchriese fece osservare che l’etichetta apposta su un vaso identificava in maniera errata un uccello le cui piume erano state usate per la decorazione dello stesso vaso. John poteva dirlo con certezza perché conosceva assai ben le abitudini migratorie degli uccelli. I funzionari del museo, impressionati dal sapere del ragazzo, decisero di riesaminare il caso e quando alla fine i risultati gli diedero ragione, il direttore Frederick W. Hodge gli permise di esaminare molti dei reperti mai esposti al pubblico.
Josephin Sarah Marcus Earp
Conoscendo il suo interesse per la storia delle prime popolazioni stanziate in Arizona, il Dr. Hodge decise di permettere al ragazzo l’accesso alla collezione di Joseph A. Munk, un fisico giunto in Arizona nel 1884. Edward Munk, il fratello più giovane, era stato per molti anni un giudice di Contea con sede a Tombstone. Il Dr. Joseph Munk, soggiogato dalla bellezza del deserto dell’Arizona, cominciò a collezionare qualsiasi cosa potesse trovare di interessante. I suoi oggetti comprendevano libri, oggetti, fotografie, manoscritti e documenti di ogni tipo. Quando il Dr. Hodge permise a Gilchriese di accedere a quella voluminosa quantità di dati, il giovane si accorse che l’intera collezione mancava di una certa organizzazione. E’ certo che, a parte il Dr. Munk, John Gilchriese è stato l’unica persona ad aver letto e visionato l’intera collezione. Ci sono voluti degli anni naturalmente, ma alla fine John sarebbe stato l’unico uomo in grado di penetrare la barriera del mito e della leggenda di Wyatt Earp.
Nel 1940 lo staff del “South Museum” fornì a Gilchriese, sempre alla ricerca di documenti da scoprire, il nome di un uomo che aveva passato la sua giovinezza a Tombstone e che era stato anche proprietario di un giornale negli anni a cavallo tra la fine ottocento e l’inizio novecento.
Quell’uomo era William H. Hattich. Nato nel Kansas nel 1871 arrivò a Tombstone con la sua famiglia quando era appena un ragazzo. Ora, ormai sulla settantina, riceveva una telefonata da uno zelante diciassettenne affascinato dai luoghi dove egli aveva passato la sua giovinezza.
Compiaciuto dell’impegno del giovane per la storia dei vecchi campi minerari, Hattich invitò Gilchriese a casa sua per un incontro, il primo di una lunga serie che sarebbe durata sino al novembre del 1964, anno della morte di Hattich.
Al giovane ricercatore, Billy Hattich non solo svelò i propri ricordi, ma lo mise anche in contatto con una dozzina di altre persone che avevano conosciuto in quel tempo i fratelli Earp. Hattich descrisse tra l’altro anche i suoi incontri con Wyatt a Los Angeles, durante i quali i due spesso parlavano dei vecchi tempi.
Billy Hattich svelò a Gilchriese le proprie opinioni anche su Doc Holliday. Il padre di Hattich era proprietario di un negozio di sartoria in Allen Street, vicino all’angolo con la sesta strada, un esercizio frequentato da molte delle figure leggendarie di Tombstone. “Old man Clanton”, per esempio, frequentava la sartoria, ma anche Johnny Behan, i fratelli Earp e naturalmente Doc Holliday.


Biglietti del trenino di San Francisco

Hattich conservava ancora il libro del padre in cui erano segnate le misure di quegli uomini che un giorno sarebbero divenuti famosi. Holliday mostrava uno speciale interesse per Billy Hattich al quale affidava spesso piccole commissioni. Il ragazzo dal canto suo trovava Holliday socievole e generoso a dispetto di quanto asseriva Bat Masterson che descriveva Doc come persona collerica e difficile.
Egli disse a Gilchriese che Doc era una delle persone più benvolute tra i ragazzi di Tombstone poiché era solito portare dolciumi nella tasca della sua giacca. Billy Hattich, negli anni, parlò sempre bene di Doc Holliday anche se questa cosa non sempre era condivisa dai suoi genitori. Hattich in quegli incontri disse anche quello che pensava sul clan degli Earp. Dopo lo scontro all’OK Corral, Wyatt e Doc furono citati dal giudice Wells Spicer per rispondere della morte dei fratelli Mc Lowery e di Billy Clanton. Il padre di Hattich, consapevole che l’udienza avrebbe avuto luogo presso il tribunale vicino all’edificio dell’Epitaph, consigliò al figlio Billy di tenersi lontano dagli imputati e cercare di evitare eventuali sparatorie. Billy, ignaro delle raccomandazioni del padre e spinto dalla curiosità, si avvicinò al tribunale dove poteva vedere tutti i protagonisti del famoso scontro.
John Gilchriese era affascinato da quelle storie, compresa quella del duello tra “Buckskin” Frank Lesile e Billy Claiborne nel 1882 conclusosi con la morte di Billy.
Egli provava una gioia indescrivibile nell’esaminare centinaia di fotografie e documenti originali, molti dei quali Hattich li regalò al suo giovane amico.
Un’altra persona alla quale Gilchriese si rivolse attorno agli anni quaranta, fu il giudice Jesse W. Curtis di San Bernardino. Nato nel 1865, il giudice era figlio di William Curtis, un avvocato che aveva attraversato le pianure del west assieme ad una carovana di pionieri che comprendeva anche la famiglia degli Earp. Willaim Curtis divenne un buon amico di Nicholas Earp, il padre di Wyatt e per anni ebbe cura anche degli affari della famiglia.
Sempre più incuriosito, JohnGilchriese contattò per telefono il giudice, il quale, impressionato dalla persistenza del ragazzo, lo incoraggiò a continuare le sue ricerche anche se non condivideva il suo stesso parere. Il giudice Curtis conosceva troppo bene il clan degli Earp per considerarli come degli eroi. Comunque, il giudice presentò a John molte persone ancora in vita che in quegli anni avevano conosciuto i famosi fratelli e le loro famiglie. Disgraziatamente il rapporto tra John e il vecchio giudice si incrinò in uno degli ultimi incontri. Dopo aver visionato un certo numero di nuovi documenti che Gilchriese gli aveva portato inerenti alle attività degli Earp nella contea di San Bernardino, il giudice rifletté un momento prima di chiedere perché un ricercatore di quel talento avrebbe dovuto interessarsi tanto ai fatti di quelle persone. Perché non interessarsi, disse il giudice, a personaggi di spessore storico più consistente piuttosto che correre dietro a uomini che sarebbero stati ricordati solo per un combattimento avvenuto per le strade di una sperduta cittadina dell’Arizona?
Guidando verso casa la sua vecchia Plymouth coupé, Gilchriese sentiva di non aver digerito le osservazioni del vecchio giudice. Quella sera John ne parlò con la moglie, la quale, in barba ai consigli del giudice, lo incoraggiò a seguire il proprio istinto. Fu allora che John capì una verità a proposito del suo lavoro di ricerca. In altre parole egli comprese che l’importanza del soggetto non necessariamente determinava l’importanza della ricerca. La corsa all’oro della California, per esempio, era certamente più significativa che qualsiasi altra cosa riguardante la vita di Wyatt Earp, ma l’atto della ricerca del primo caso non è in se stesso più significativo della ricerca del secondo.


Wyatt Earp e sua madre

Quello che alla fine Gilchriese arrivò a capire era che, solo l’interesse personale poteva essere la forza trainante in una ricerca storica. Il vecchio giudice comprendendo lo stato d’animo del giovane, gli augurò buona fortuna nel suo lavoro.
Finalmente le sue ricerche lo portarono a contattare Stuart N. Lake, l’uomo che più di altri col suo libro aveva contribuito a creare la leggenda di Wyatt Earp. Lo scrittore aveva conosciuto negli ultimi anni il vecchio sceriffo e John non poteva perdere quella opportunità. Gilchriese prese il treno parecchie volte da Los Angeles per intervistare Lake nella sua casa di San Diego. In quegli incontri John prese meticolosamente parecchi appunti dai discorsi di Lake, ma allo stesso tempo gli fece notare che aveva scoperto vari articoli, alcuni dei quali in aperto contrasto con quanto egli aveva scritto nel suo libro “Frontier Marshal”. Lake dal canto suo si mostrò assai sorpreso da quelle discordanze e John, resosi conto che non avrebbe ottenuto molto da ulteriori incontri, nel suo intimo cominciò a pensare allo scrittore come ad una persona non del tutto attendibile. Tuttavia Gilchriese comprese in pieno l’importanza del contributo di Stuart Lake alla creazione del mito di Wyatt Earp.
Senza il suo libro o quello di Walter N. Burn “Tombstone”, Wyatt Earp non sarebbe diventato mai così famoso.
Un altro importante contatto per Gilchriese, sebbene di tutt’altra sostanza, fu l’incontro con lo scrittore Frank Waters. Costui, nel suo libro “Colorado” pubblicato nel 1946, non solo cercò di ridimensionare l’alone di leggenda attorno alla figura di Wyatt, ma allo stesso tempo informò anche i più scettici che Wyatt aveva una moglie a Tombstone e che “ancora oggi, presso il tribunale, esiste il documento di una azione legale nei confronti di Wyatt e sua moglie Mattie a proposito di una somma di denaro avuta in prestito per l’acquisto della loro casa”.
Quello che John trovava più interessante era che Waters aveva raccolto molte delle sue informazioni anni prima di aver intervistato l’anziana vedova di Virgil Earp. Gilchriese incontrò lo scrittore nel 1955, nel momento in cui Waters stava facendo una lezione sui pellerossa all’Occidental College.
Più o meno nell’estate del 1959, i due si spostarono per gran parte dell’Arizona e tra le altre cose riuscirono a scoprire anche la località presso Pinal dove era stata sepolta Mattie Earp.
Dopo la pubblicazione del suo libro “The Earp brother of Tombstone”, Frank Waters dette a John tutti gli appunti originali delle sue interviste con la vedova di Virgil, contribuendo in tal modo ad accrescere la sua già cospicua collezione. John Gilchriese in quegli anni si rivolse anche ad alcune persone imparentate con gli Earp, ma quei contatti non diedero risultati certi. Alcuni parlarono per esteso a proposito di Wyatt, ma non fornirono la fonte delle loro informazioni.
Un teste particolarmente attendibile fu invece Alice Earp Wells, la figlia di Newton Earp e nipote di Wyatt. Gilchriese le fece visita nella sua casa di Vallejo in California molte volte passando ore a sentire i racconti dei suoi ricordi. Alice raccontò in dettaglio una quantità di storie riguardanti suo zio e l’enigmatico Doc Holliday. Newton Earp visse per molti anni a Garden City nel Kansas, cinquanta miglia a ovest di Dodge City lungo l’Arkansas River.
L’anno era il 1884 e Alice era appena una bambina di nove anni. Un pomeriggio, disse, due uomini a cavallo arrivarono presso la casa di suo padre. Alice vide che uno di essi era suo zio. Come i due scesero da cavallo, la ragazzina si avvicinò per un formale saluto. Lo zio (Wyatt) ricambiò il saluto ed entrò in casa di suo padre. L’uomo che lo aveva accompagnato e che Alice non conosceva, le chiese se poteva sedere accanto a lei. Alice e l’uomo parlarono del più e del meno di quelle cose che si possono discutere con una bambina di nove anni. Passati alcuni attimi, l’uomo si alzò, quindi le chiese di aspettare alcuni istanti. Poco dopo tornò con una colorata bambola di pezza che regalò alla bambina.
Più tardi, nel vedere i due uomini che lasciavano la casa, suo padre le disse che l’uomo che era stato cosi gentile nel regalarle quella bambola, altri non era che il famoso Doc Holliday.

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