Il maggiore Frank North e gli scout Pawnee

A cura di Giacomo Ferrari


Frank North con il battaglione di scout Pawnee
Lo scrittore Addison E. Sheldon, nel suo libro “History and Stories of Nebraska”, scrive: “Noi pionieri del Nebraska abbiamo un grande debito di gratitudine verso gli scout Pawnee e il loro grande capo bianco, il maggiore Frank J. North. Nelle guerre indiane contro i Sioux e contro i Cheyenne sulla frontiera del Nebraska, dal 1864 al 1877, questi valorosi indiani, con il loro coraggio e la loro vigilanza, hanno difeso la nostra frontiera salvando la vita di centinaia di coloni”.
Effettivamente, nel 1864, la vita dei coloni sulla frontiera del Nebraska era in costante pericolo a causa dei continui raid compiuti dagli indiani “ostili” contro i ranch e i convogli via terra che trasportavano merci.
Frank Joshua North era nato il 10 marzo 1840 a Ludlowville, nella contea di Pompkins (stato di New York). Nel 1842 i North si trasferirono nella contea di Richland, in Ohio, dove il padre trovò lavoro prima in una fattoria e poi nel commercio. Nel 1846 nacque Luther Hedden North. Quando Frank aveva sedici anni, la famiglia si trasferì a Omaha, in Nebraska, dove Frank frequentò la scuola. Il padre e il primogenito, James, erano allora impegnati nel trasporto e commercio di legame. Nella primavera del 1857, a causa di una improvvisa bufera di neve, Thomas North si trovò isolato mentre eseguiva prelievi lungo il Big Papillon Creek e morì assiderato. Il peso della famiglia passò sulle spalle di Frank e di suo fratello maggiore, James. Frank mantenne questo impegno per tutto il resto della sua vita.


Alcuni lavoranti di un ranch

Lavorò prima nell’agricoltura e poi nel trasporto di beni tra Omaha e Fort Kearny e proprio in questa zona ebbe l’occasione di venire a contatto dei Pawnee, cominciò a frequentarli e in poco tempo apprese la loro lingua. Poi, grazie a questa abilità, trovò impiego nella riserva dei Pawnee come interprete.
Nel 1862, Luther si arruolò nel 2° Cavalleria del Nebraska, appena organizzato da Robert Furnas, per combattere i sempre più “ostili” Sioux e nella primavera del 1863 partecipò alla spedizione che terminò con la battaglia delle White Stone Hills.
I Sioux, i Cheyenne e gli Arapaho assalivano i ranch, uccidevano i coloni, scalpavano e mutilavano i cadaveri, incendiavano le proprietà, rubavano tutto quello che potevano rubare, mettevano in fuga il bestiame per macellarlo in un secondo tempo. Analoga sorte accadeva ai convogli e ai loro addetti. Tutto questo era la conseguenza della guerra tra il Nord e il Sud. I coloni ritenuti abili, infatti, avevano lasciato incustoditi i loro ranch per arruolarsi nell’esercito dell’Unione.
I raid degli indiani divennero sempre più frequenti, avendo essi scoperto che il governo centrale non aveva la forza per opporsi alle loro scorrerie.


Reparto di cavalleria impiegato nel west

Quando i Nordisti e i Sudisti cominciarono a spararsi tra loro, il governo dell’Unione si affrettò a ritirare la maggior parte delle truppe “convenzionali” dell’ovest per impiegarle nelle proprie armate dell’Est. Al loro posto vennero dislocati alcuni reggimenti di truppe “non convenzionali”. Con il termine di forze “non convenzionali” possiamo considerare i reggimenti di volontari della stessa regione, di solito arruolati da poco e che non avevano alcuna preparazione militare; questi furono una vera sventura per i nativi. Infatti i volontari, pur indossando un’uniforme, portarono con sé gli antichi atteggiamenti e i pregiudizi contro le tribù indiane, dovuti ad anni ed anni di conflittualità. Essi erano meno ben disposti – se così possiamo dire – dei militari regolari e coltivavano l’idea di potere scatenare una guerra contro gli indiani per potervi partecipare.
Altre truppe “non convenzionali” potevano essere quelle formate dai “Galvanized Yankee”, soldati confederati prigionieri dell’Unione che avevano giurato fedeltà agli Stati Uniti e che avevano avuto l‘assicurazione che non avrebbero mai combattuto contro i soldati della Confederazione.
Frank North
Il termine “galvanizzato” è per lo più associato al metallo che viene ricoperto dallo zinco per essere protetto dalla corruzione. Nel processo solo la superficie cambia colore mentre nell’interno tutto rimane inalterato. Oltre alla libertà essi ricevevano un premio di 100 dollari, cibo, vestiario e assistenza medica. Queste truppe “non convenzionali” furono fortemente volute dal Presidente Lincoln, mentre il generale Grant era solo contrario all‘impiego di queste truppe nell‘Est. Egli sosteneva che “non c’era motivo di esporli a essere fatti prigionieri dalle truppe confederate ed essere accusati di diserzione”. Avevano una buona preparazione militare, ma non conoscevano il territorio nel quale dovevano operare e non erano esperti di guerra contro gli indiani. Queste truppe sono le protagoniste del film “Sierra Charriba” (titolo originale “Major Dundee“, regia di Sam Peckinpack) che prende lo spunto da un fatto veramente accaduto.


L’attacco ad una fattoria

Nella frontiera si creò il panico. Gli indiani venivano segnalati ovunque e sempre più vicini. I coloni abbandonarono i loro ranch, portandosi in parte oltre il Missouri e in parte in ranch più grandi dove cominciarono a costruire barricate.
Per avere un’idea di quanto fosse grave la situazione, venne in quel periodo considerato un eroe Robert Emery, il conducente di una diligenza che il 9 agosto 1864 riuscì a porre in salvo sette uomini e due donne, suoi passeggeri, dopo l’assalto di una cinquantina di Sioux nella Little Blue Valley. Quando Emery vide che gli indiani lo stavano aspettando, fermò la corsa, girò la diligenza, frustò i cavalli e scappò via velocissimo.
Quello che seguì è la sceneggiatura di molti film western. Gli indiani, urlando, si diedero all’inseguimento e lanciarono frecce. Alcune di queste colpirono la carrozza, altre sfiorano il viso del guidatore e una colpì la rossetta della briglia di un cavallo. Con abili manovre Emery riuscì a mantenere a distanza gli inseguitori e a calmare i passeggeri. Dopo una corsa di tre miglia Emery incontrò un convoglio di carri, trainati da buoi. Il capo-carovana, quando capì cosa stava succedendo, formò un corral nel quale accolse la diligenza e contemporaneamente scatenò una sparatoria contro gli indiani. I passeggeri, salvi, baciarono il guidatore e si strinsero al collo dei quattro valorosi cavalli.
Gli attacchi indiani erano ormai un’epidemia. I Cheyenne, gli Arapaho e i Sioux erano in guerra per ritorsione contro il governo federale per gli attacchi ai Sioux nel Minnesota e per il massacro dei Cheyenne del capo Black Kettler a Sand Creek, nel Colorado. I raid divennero così pesanti e frequenti che le ditte addette al trasporto cessarono la loro attività e i coloni fuggirono verso l’est.
Il governo federale decise di lanciare una campagna contro gli indiani “ostili” e stabilì che Fort Kearny avrebbe avuto un ruolo fondamentale in questa campagna. Incaricato di organizzare questa campagna fu il generale Samuel R. Curtis, comandante del Dipartimento del Missouri (che comprendeva i Territori del Nebraska e del Kansas). Il generale riteneva, come avevano fatto tempo prima i Francesi, che si potessero sfruttare le rivalità ancestrali tra le diverse tribù indiane a proprio vantaggio.


Indiani Pawnee

Riteneva anche che i Pawnee sarebbero stati favorevoli ad allearsi con il governo federale in quanto erano i tradizionali nemici di alcune tribù delle Pianure e in particolar modo dei Sioux. Certamente, pensava Curtis, i Pawnee avrebbero potuto essere usati sia come guide sia come esploratori in questa campagna.
Nell’estate del 1864, il generale Curtis, mentre era in viaggio per Fort Kearny, punto di partenza per la campagna contro i Sioux, decise di fermarsi a Columbus, nel Nebraska, per ottenere informazioni sul suo progetto di impiego dei Pawnee e arruolò due uomini: Frank North e Joseph McFayden, buoni conoscitori della lingua Pawnee, per garantirsi che settantacinque Pawnee avrebbero accompagnato la spedizione come guide e come esploratori. Curtis promise ai Pawnee che i cavalli presi agli indiani “ostili” avrebbero potuto tenerseli come bottino di guerra. I Pawnee accettarono e parteciparono alla spedizione.
Frank North venne arruolato con il grado di tenente degli esporatori, sotto il comando del capitano Joseph McFadden. La spedizione fu nel complesso un fallimento in quanto non si ebbero scontri importanti con i Sioux. Fu in questa occasione, che Curtis, comprese quanto grande fosse l’influenza di North sui Pawnee e quanta fosse la fiducia che i Pawnee avevano in North. Sebbene la campagna contro i Sioux fosse stata infruttuosa, gli esploratori Pawnee impressionarono favorevolmente il generale Curtis.
Mentre Frank North, con due Pawnee e una compagnia di cavalleria, lo scortava nella sua visita ai vari forti, il generale Curtis gli espose un suo progetto. Era sua intenzione formare una compagnia di 100 Pawnee da inserire nella forza di stanza a Fort Kearny. Secondo le sue intenzioni questo gruppo avrebbe dovuto essere creato, addestrato e comandato da Frank North stesso, che avrebbe avuto il grado di capitano. Inoltre il generale informò North che aveva già scelto il nome di questo nuovo gruppo: “Pawnee scout”.
North accettò l’incarico e si diresse a Columbus per ottenere il consenso dei capi Pawnee. Ottenuto il benestare arruolò 100 Pawnee che condusse, nei primi mesi del 1865, a Fort Kearny. Il capitano Lee Gillette, comandante del forte, ordinò a Frank North di addestrare, secondo il manuale militare, i Pawnee. North tentò, ma fu un completo fallimento. I Pawnee non comprendevano gli ordini in inglese e non vi erano parole, nella loro lingua, che avessero lo stesso significato. North informò il comandante che “o si insegnava l’inglese ai Pawnee oppure si dovevano introdurre nuove parole nella loro lingua”. Gillette capì che non avrebbe mai potuto fare dei Pawnee dei “perfetti soldati” e pertanto decise di arruolarli come militari “non convenzionali”, cioè come esploratori, lavoro per il quale erano addestrati fin dalla fanciullezza. Subito dopo, gli scout Pawnee furono mandati a Julesburg, e di lì a Fort Laramie per partecipare alla “Spedizione sul Powder River“.
Le autorità militari del Missouri ordinarono al generale P. E. Connor di organizzare e condurre un’operazione di rappresaglia contro gli indiani delle Pianure. Connor con 2.800 uomini di cavalleria e alcune batterie di obici da campagna, decise di affrontare gli “ostili” nei loro accampamenti estivi tra il Tongue River e il Powder River. Connor divise la proprie forze in tre colonne: una sotto il comando del colonnello Samuel Walker, una seconda sotto il comando del colonnello Nelson Cole e infine la terza sotto il proprio comando. Ogni colonna, che partiva da forti diversi, doveva ricercare gli “ostili” in una determinata zona, per poi trovarsi al Little Big Horn river.


Un gruppo Pawnee

Il 30 luglio 1865 la spedizione prende il via.
All’inizio vi furono solo insignificanti scontri con gli indiani. Il 22 agosto, il capitano Frank North, con quaranta Scout Pawnee, scoprì la traccia del passaggio di ventisette Sioux, probabilmente una banda di Red Could, di ritorno da un raid contro un convoglio militare dove erano stati uccisi quindici militari, catturati i cavalli e razziato tutto quello che poteva essere razziato. North seguì la pista un giorno e una notte per sessanta miglia. Nella notte gli “ostili”, per confondere eventuali inseguitori, attraversarono ben diciassette volte il Powder River. Uno dei Pawnee seguì il percorso a piedi e non perse mai la traccia. North raggiunse i Sioux alle due della notte e decise di attaccare il gruppo all‘alba. I Pawnee si levarono le divise, liberarono i cavalli dalle selle, per avere più libertà nei movimenti e con North, in testa, attaccarono. Lo scontro fu feroce. Nessun Sioux si salvò. Nessun Pawnee venne ucciso o ferito. Ai nemici venne tolto lo scalpo e furono recuperati sia i cavalli sia la mercanzia. Questo successo, senza nessuna perdita, fu considerato dai Pawnee un avvenimento miracoloso e cominciarono a considerare il loro comandante come una persona invulnerabile e dotata di poteri sovrumani.


I Sioux all’attacco

Alcuni giorni dopo, secondo quanto riferito dal fratello Luther, Frank North ebbe un altro scontro con gli “ostili”, che vennero uccisi tutti meno uno. Anche in questo scontro si verificò un avvenimento “sovrumano”. Le tattiche delle guerre indiane differivano da quelle “tradizionali” dei bianchi. Gli indiani solo raramente combattevano in gruppi compatti, facevano rapide incursioni per poi sparire e colpire nuovamente in un altro punto. In questo scontro, North, che stava inseguendo i nemici, si accorse di essere solo in quanto i suoi uomini si erano ritirati e si trovavano a più di un miglio di distanza. Il capitano si fermò e voltò il cavallo per poter raggiungere i suoi uomini. Anche i fuggitivi si fermarono e da inseguiti divennero inseguitori, sparando alla loro preda.
Il cavallo di North fu ferito a una zampa e rallentò la corsa. North si fermò, protetto dal cavallo, incominciò a sparare ai suoi inseguitori, arrestandone la corsa, e poi ripartì.
Un riparo improvvisato
Questo accadde parecchie volte, fino a quando il cavallo venne ucciso. Ormai North era vicino ai suoi uomini e riuscì a mettersi in salvo senza subire nessuna ferita. Per i Pawnee questo fu un ulteriore segnale che North era protetto dagli spiriti.
Verso la fine del mese di agosto, North, accompagnato da cinque suoi uomini, si imbatté in una pista indiana lungo la quale erano stati trasportati ingenti materiali per la costruzione di un vasto accampamento. Seguendo la pista egli raggiunse un accampamento di Arapaho, con almeno 250 tepee, dei capi Black Bear e Old Devil, sul Tongue River. North mandò uno scout ad avvisare il generale Connor, mentre lui e i Pawnee si fermarono per sorvegliare il campo. Connor, con 400 uomini, arrivò al mattino del 29 agosto e alle 7,30 diede il segnale di attacco. La carica non fu una sorpresa in quanto un giovane Arapaho, di guardia ai cavalli, in groppa a un veloce cavallo, arrivò a dare l’allarme. Gli Arapaho, dopo aver offerto resistenza per poter permettere a donne e bambini di nascondersi prima che i soldati occupassero l’accampamento, si ritirarono.
Mentre i Pawnee e i militari si dedicarono alla razzia e alla distruzione del campo, gli Arapaho, recuperati alcuni cavalli, tentarono un contrattacco. I soldati furono colti di sorpresa e solo l’uso degli obici permise a Connor di ricacciare gli attaccanti. Lo scontro durò fino a notte inoltrata. Con la notte gli Arapaho si ritirarono e Connor fu il vincitore. Ben 63 Arapaho vennero uccisi o feriti, 18 tra donne e bambini vennero fatti prigionieri, 1.100 cavalli vennero razziati.
Questo scontro chiamato anche la battaglia di Connor fu il maggiore impegno dell’esercito degli Stati Uniti nella spedizione sul Powder River e praticamente annullò le capacità degli Arapaho di compiere raid sulla pista Bozeman, almeno per un certo periodo. Dopo questa battaglia i Pawnee diedero a Frank North il titolo di “Pani Le-Shar” (Capo dei Pawnee).
La spedizione nel suo complesso non fu però un successo a causa delle perdite subite dalle colonne sotto il comando di Cole e Walker.
White Horse, scout Pawnee
Queste due colonne furono sottoposte a continui attacchi. Questi attacchi logorarono i soldati e intralciarono i loro spostamenti già difficili in una zona che la truppa non conosceva. Alla fine di agosto le due colonne erano ancora in movimento, non sapevano dove si trovavano e quali itinerari dovessero seguire. Vi fu anche un peggioramento del tempo, con un forte calo della temperatura, che portò alla perdita di molti cavalli, già provati per le lunghe e faticose marce e per la scarsa alimentazione. I cavalli venivano legati al palo e non lasciati liberi per la paura che gli indiani potessero razziarli.
Anche gli uomini, molti dei quali appiedati, rischiavano di morire di fame per l’esaurimento delle scorte alimentari. Erano sopravvissuti agli attacchi degli indiani solo per il loro migliore armamento, ossia grazie agli obici.
Alla fine Connor mandò North e i suoi Pawnee a cercarli. La ricerca ebbe successo.
Poco tempo dopo, con grande coraggio, gli Arapaho si recarono all’accampamento di Connor chiedendo la restituzione delle donne, dei bambini e dei cavalli. Connor liberò le donne e i bambini ma i Pawnee non restituirono i cavalli in quanto erano, per loro, bottino di guerra. Come conseguenza della sconfitta gli Arapaho si recarono Fort Laramie a firmare la pace.
Gli scout Pawnee furono congedati e Frank North, ormai libero da impegni militari, alla fine del 1865 sposò Annie Luise Smith.
Nel marzo del 1867, il generale Cristopher Auger diede l’incarico a Frank North, che nel frattempo fu promosso maggiore, di formare e di guidare un nuovo battaglione di scout Pawnee. Il battaglione doveva essere formato da 200 Pawnee e diviso in quattro compagnie. A capo di una di queste compagnie mise, con il grado di capitano, il fratello Luther. L’incarico di questo battaglione era quello di proteggere gli ingegneri e gli operai nella costruzione della Union Pacific Railroad. Gli indiani “ostili” erano quasi riusciti a fermare la costruzione di questa ferrovia uccidendo il personale addetto alla ferrovia, bruciando le stazioni e saccheggiando i treni. I Pawnee accettarono con piacere questo nuovo incarico. I Pawnee vennero armati dei nuovi fucili ripetitori Spencer. Vi erano circa 300 miglia di strada ferrata da Plum Creek alla pianura del Laramie da proteggere. I Sioux continuarono i loro raid contro la ferrovia, ma furono sorpresi quando trovarono il loro vecchio nemico: i Pawnee, sul loro percorso con buoni cavalli, ottimi fucili e con alle spalle gli Stati Uniti. Dopo alcune roventi schermaglie, lunghi inseguimenti e gravi perdite, le incursioni dei Sioux contro la ferrovia divennero rare.
Il capo Coda Chiazzata
L’1 agosto 1867, il capo Cheyenne Turkey Leg fece deragliare, vicino a Plum Creek, un treno merci. Il personale del treno fu ucciso, tutto quello che poteva essere rubato fu rubato e infine il convoglio fu incendiato. Una compagnia dgli scout Pawnee, sotto il comando del capitano Murie, si mise all’inseguimento del vecchio capo, lo raggiunse e nello scontro furono uccisi quindici guerrieri mentre ne furono catturati trentacinque, un bambino e una squaw.
Una ventina di giorni dopo, vi fu un incontro tra i generali Sherman, Harney e Auger, i rappresentanti del governo, Coda Chiazzata e altri capi Sioux e Turkey Leg. All’incontro era presente anche il maggiore Frank North. Il capo Cheyenne chiese a North, che conosceva, che gli venissero restituiti la squaw, che era sua moglie, e il bambino, che era suo nipote. In cambio Turkey Leg offriva alcuni prigionieri bianchi.
La proposta venne accettata e il capo Cheyenne restituì due ragazze e tre ragazzi. Coda Chiazzata firmò un trattato di pace e divenne un indiano “buono”.
All’inizio dell’inverno i Pawnee furono congedati, ma all’inizio della primavera del 1868, vennero nuovamente costituite due pattuglie dgli scout Pawnee. I Pawnee furono distribuiti lungo tutta la linea ferroviaria. Un gruppo di venticinque uomini fu dislocato in un presidio fisso, mentre gruppi di otto o dieci uomini pattugliavano l’intera strada ferrata. Non vi furono nel 1868 scontri decisivi nella lotta contro gli “ostili”.
Il tenente Billy Harvey mentre era di pattuglia si imbatté in un gruppo di indiani e dopo un inseguimento di diverse miglia li raggiunse; nello scontro morirono tre “ostili”.
Il maggiore North, accompagnato da una compagnia degli scout Pawnee, stava esplorando il Muddy Creek quando venne circondato da un notevole gruppo di Sioux. Riparato in un canalone, formato dalla erosione dell’acqua, combatté per sei ore, uccidendo quindici indiani.
Nell’autunno presso Roscoe, vicino a Ogalalla, venne sorpresa una banda di Sioux che cercava di manomettere la linea ferroviaria per creare un dirottamento.
Gli scout Pawnee furono sciolti nuovamente verso la fine del 1868, ma nel febbraio del 1869 vennero sostanzialmente richiamati in servizio.
Il 25 giugno 1876 ci fu la famosa battaglia di Little Big Horn, nel Montana in cui gli indiani guidati da Cavallo Pazzo e Toro Seduto sconfissero e uccisero il generale Custer e tutti gli uomini del suo comando.


La battaglia di Little Big Horn

Il generale Sheridan aveva paura che i sette od ottomila Sioux dei capi Nuvola Rossa e Coda Chiazzata, che vivevano nel Nebraska, potessero unirsi a Cavallo Pazzo e a Toro Seduto, per cui decise che bisognava rendere questa ipotesi impraticabile. Al maggiore Frank North fu ordinato di recarsi nel Territorio Indiano, dove viveva la tribù dei Pawnee, e arruolare ancora cento Pawnee che sarebbero serviti nella lotto contro i Sioux. North arrivò nella Riserva e trovò una situazione tutt’altro che esaltante con i Pawnee ridotti in completa miseria. Quando egli spiegò il perché della sua visita, tutti i Pawnee volevano essere arruolati. Fatta la scelta di cento uomini, North partì, seguito per ottanta miglia da molti Pawnee che lo supplicavano di arruolarli. Il 22 ottobre 1876, il maggiore North, con i cento Pawnee, raggiunse Fort Robinson, qui gli fu ordinato di proseguire per raggiungere un reggimento di cavalleria distante quaranta miglia. Il 23 ottobre, il generale McKenzie, con il 4° Cavalleria e un contingente degli scout Pawnee, lasciò il campo per raggiungere Chadon Creek. All’alba del giorno 24, gli “ostili” dell’accampamento di Nuvola Rossa, al risveglio si trovarono circondati.
Nuvola Rossa (Nuvola Rossa)
Mentre erano addormentati i Pawnee erano entrati silenziosamente nell’accampamento e tutti i cavalli di Nuvola Rossa, oltre 700, divennero preda di guerra dei Pawnee. Gli Indiani, si trovarono a piedi, con i soldati attorno. Smontate le tende, l’intero accampamento marciò alla volta della riserva, sotto la scorta dei militari.
I cavalli vennero portati a Fort Laramie e venduti a 5 dollari l’uno. Molti di questi cavalli erano stati dati ai Sioux l’anno precedente in pagamento dei diritti di caccia nel Nebraska. Questi cavalli vennero poi rivenduti ai Sioux a 120 dollari al capo.
Nel novembre, il generale Crook ordinò al maggiore North di portarsi con i suoi scout Pawnee a nord per partecipare alla campagna invernale contro i Sioux e i Cheyenne.
Il 20 novembre, alcuni scout Arapaho catturarono un giovane Cheyenne, Beaver Dam (Diga di Castoro), che interrogato si lasciò scappare che sulle montagne del Big Horn vi era un grosso insediamento di indiani. Il generale Ranald S. McKenzie partì alla ricerca dell’accampamento con più di 1.100 soldati bianchi ed esploratori. Sulla neve fresca gli scout trovarono le tracce di un grosso gruppo d’indiani.
George Crook
Seguendo la pista, gli esploratori arrivarono a un accampamento Cheyenne posto in un canyon sul Crazy Woman Creek che non poteva essere raggiunto di giorno senza essere scoperti. Sotto la guida degli scout i soldati riuscirono a raggiungere l’accampamento nella notte. Avvicinandosi al campo, i militari udirono il suono di tamburi indiani. I Cheyenne stavano festeggiando il successo di una recente scorreria contro gli Shoshoni. All’alba, i guerrieri, stanchi per le danze, andarono a dormire e i soldati attaccarono, guidati dai fratelli Frank e Luther North. Quando gli indiani uscirono dai loro tepee, i soldati erano già padroni del campo. Presi dal panico i Cheyenne fuggirono, vestiti delle sole armi. Il capo Yellow Nose, ripresi alcuni cavalli, riuscì a opporre una certa resistenza. Il capo Little Wolf riuscì invece a porre in salvo un gruppo di donne e bambini. I Pawnee riuscirono a catturare quasi tutti i cavalli dei Cheyenne, circa 650. Tutte le capanne dei Cheyenne, i loro ricchi vestiti di pelle di bisonte e le provviste invernali furono riuniti, per ordine di McKenzie, in un unico mucchio e dati al fuoco. Gli indiani in lontananza assistettero impotenti al rogo.
Una pesante nevicata costrinse McKenzie a ritornare al forte lasciando gli Indiani senza risorse. Gli indiani decisero di recarsi nel villaggio di Cavallo Pazzo. Oltre quaranta morirono o di fame o assiderati lungo la strada. Il severo Cavallo Pazzo chiuse loro la porta in faccia. Egli era adirato con loro perché si erano lasciati mettere nel sacco ed era sorpreso perché lo accusavano di non essere intervenuto in loro aiuto. In effetti Cavallo Pazzo accorse in loro aiuto ma troppo tardi e viste le ingenti forze dei Bianchi aveva deciso di non intervenire. L’unica alternativa per i Cheyenne fu quella di trascinarsi nelle fredde pianure fino a Fort Robison e arrendersi.
Per tutto l’inverno la caccia agli “ostili” continuò. I Sioux non ebbero la possibilità, in tutto l’inverno, di dedicarsi alla caccia del bisonte e dell’alce. La temuta cavalleria e gli scout Pawnee, i loro vecchi nemici, erano sempre sulle loro tracce. Nella primavera i resti dell’orgogliosa tribù delle Pianure, i Sioux, affamati e mal vestiti si presentarono a Fort Robison rinunciando alle loro terre nel Nebraska.
Il 1° marzo 1877 fu, per gli scout Pawnee, un grande giorno: congedati dall’esercito poterono ritornare nel Territorio Indiano e raccontare alla tribù la storia dei cavalli di Nuvola Rossa e la sconfitta di Cavallo Pazzo. I Pawnee si sentivano in un certo modo risarciti per i torti subiti a opera dei Sioux nel 1872, quando ritornando dalla caccia al bisonte furono costretti ad abbandonare la carne e le pelli; oppure nel 1873, quando gli uomini erano a caccia, i Sioux attaccarono un accampamento in movimento, uccidendo 50 tra uomini, donne e bambini e ferendone altrettanti; inoltre 13 fra donne e bambini furono fatti prigionieri. Questi avvenimenti avevano persuaso le autorità che si dovevano prendere misure per proteggere questa tribù che fu sempre amica dei Bianchi.


Indiani Pawnee

Nel 1877 anche il maggiore Frank North si congedò dall’esercito e con il fratello Luther e Buffalo Bil Cody si impiega in un ranch, dove si allevavano bovini, sul Dismal River nel Nebraska occidentale. Questa attività durò fino al 1882.
Nell’autunno del 1882 North venne eletto, per la contea di Platte, membro della legislatura del Nebraska per decisione quasi unanime dei due partiti.
Nel 1884 North entrò nel “Wild West Show” di Buffalo Bill Cody. Frank North veniva presentato come la migliore pistola delle Pianure. North e un numeroso gruppo di Pawnee si esibivano mimando una guerra indiana.
A Hartford, Connecticut, mentre si esibiva, North venne disarcionato e successivamente calpestato dai cavalli. L’incidente era grave: sette costole rotte e numerose ferite interne. Egli fu in punto di morte per diversi giorni. In questa occasione si poté notare la stima e la fiducia che i Pawnee avevano nei suoi confronti.


Il Wild West Show

La sera dell’incidente North fu portato in una stanza d’albergo di Hartford, mentre il Wild West Show con i vagoni carichi di bisonti, cavalli selvaggi e altri animali stava per partire per portare lo spettacolo in un’altra città. I Pawnee si rifiutarono di partire perché dicevano che il loro amico non poteva morire da solo. Due capi Pawnee entrarono nella stanza, si avvicinarono al capezzale e chiesero a North se stava per morire.
“No”, disse il maggiore, “perché dovrei morire?”
Gli indiani, che conoscevano la gravità delle ferite, ritenendo che non potesse sopravvivere e che non fosse del tutto lucido, gli chiesero se li riconosceva. North rispose di sì e li chiamò per nome. Allora i due capi gli chiesero nuovamente se era in pericolo di vita e North rispose: ”No!” I due capi, rinfrancati, uscirono e dissero alla loro gente che il maggiore non sarebbe morto e aggiunsero che il maggiore non aveva mai detto una bugia, non li aveva mai ingannati e pertanto potevano partire fiduciosi della sua guarigione. Infatti, vi fu un miglioramento per North che venne trasportato nella sua casa di Columbus, Nebraska. Purtroppo alle ferite riportate si aggiunsero una congestione dei polmoni e un’affezione asmatica, di vecchia data.
North morì a Columbus il 14 marzo 1885.

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