Il maggiore Frank North e gli scout Pawnee

A cura di Giacomo Ferrari

Frank North
Lo scrittore Addison E. Sheldon, nel suo libro “History and Stories of Nebraska”, scrive: “Noi pionieri del Nebraska abbiamo un grande debito di gratitudine verso gli scout Pawnee e il loro grande capo bianco, il maggiore Frank J. North. Nelle guerre indiane contro i Sioux e contro i Cheyenne sulla frontiera del Nebraska, dal 1864 al 1877, questi valorosi indiani, con il loro coraggio e la loro vigilanza, hanno difeso la nostra frontiera salvando la vita di centinaia di coloni”.
Effettivamente, nel 1864, la vita dei coloni sulla frontiera del Nebraska era in costante pericolo a causa dei continui raid compiuti dagli indiani “ostili” contro i ranch e i convogli via terra che trasportavano merci.
Frank Joshua North era nato il 10 marzo 1840 a Ludlowville, nella contea di Pompkins (stato di New York). Nel 1842 i North si trasferirono nella contea di Richland, in Ohio, dove il padre trovò lavoro prima in una fattoria e poi nel commercio. Nel 1846 nacque Luther Hedden North. Quando Frank aveva sedici anni, la famiglia si trasferì a Omaha, in Nebraska, dove Frank frequentò la scuola. Il padre e il primogenito, James, erano allora impegnati nel trasporto e commercio di legame. Nella primavera del 1857, a causa di una improvvisa bufera di neve, Thomas North si trovò isolato mentre eseguiva prelievi lungo il Big Papillon Creek e morì assiderato. Il peso della famiglia passò sulle spalle di Frank e di suo fratello maggiore, James. Frank mantenne questo impegno per tutto il resto della sua vita.


Alcuni lavoranti di un ranch

Lavorò prima nell’agricoltura e poi nel trasporto di beni tra Omaha e Fort Kearny e proprio in questa zona ebbe l’occasione di venire a contatto dei Pawnee, cominciò a frequentarli e in poco tempo apprese la loro lingua. Poi, grazie a questa abilità, trovò impiego nella riserva dei Pawnee come interprete.
Nel 1862, Luther si arruolò nel 2° Cavalleria del Nebraska, appena organizzato da Robert Furnas, per combattere i sempre più “ostili” Sioux e nella primavera del 1863 partecipò alla spedizione che terminò con la battaglia delle White Stone Hills.
I Sioux, i Cheyenne e gli Arapaho assalivano i ranch, uccidevano i coloni, scalpavano e mutilavano i cadaveri, incendiavano le proprietà, rubavano tutto quello che potevano rubare, mettevano in fuga il bestiame per macellarlo in un secondo tempo. Analoga sorte accadeva ai convogli e ai loro addetti. Tutto questo era la conseguenza della guerra tra il Nord e il Sud. I coloni ritenuti abili, infatti, avevano lasciato incustoditi i loro ranch per arruolarsi nell’esercito dell’Unione.
I raid degli indiani divennero sempre più frequenti, avendo essi scoperto che il governo centrale non aveva la forza per opporsi alle loro scorrerie.


Reparto di cavalleria impiegato nel west

Quando i Nordisti e i Sudisti cominciarono a spararsi tra loro, il governo dell’Unione si affrettò a ritirare la maggior parte delle truppe “convenzionali” dell’ovest per impiegarle nelle proprie armate dell’Est. Al loro posto vennero dislocati alcuni reggimenti di truppe “non convenzionali”. Con il termine di forze “non convenzionali” possiamo considerare i reggimenti di volontari della stessa regione, di solito arruolati da poco e che non avevano alcuna preparazione militare; questi furono una vera sventura per i nativi. Infatti i volontari, pur indossando un’uniforme, portarono con sé gli antichi atteggiamenti e i pregiudizi contro le tribù indiane, dovuti ad anni ed anni di conflittualità. Essi erano meno ben disposti – se così possiamo dire – dei militari regolari e coltivavano l’idea di potere scatenare una guerra contro gli indiani per potervi partecipare.
Altre truppe “non convenzionali” potevano essere quelle formate dai “Galvanized Yankee”, soldati confederati prigionieri dell’Unione che avevano giurato fedeltà agli Stati Uniti e che avevano avuto l‘assicurazione che non avrebbero mai combattuto contro i soldati della Confederazione.
Il termine “galvanizzato” è per lo più associato al metallo che viene ricoperto dallo zinco per essere protetto dalla corruzione. Nel processo solo la superficie cambia colore mentre nell’interno tutto rimane inalterato. Oltre alla libertà essi ricevevano un premio di 100 dollari, cibo, vestiario e assistenza medica. Queste truppe “non convenzionali” furono fortemente volute dal Presidente Lincoln, mentre il generale Grant era solo contrario all‘impiego di queste truppe nell‘Est. Egli sosteneva che “non c’era motivo di esporli a essere fatti prigionieri dalle truppe confederate ed essere accusati di diserzione”. Avevano una buona preparazione militare, ma non conoscevano il territorio nel quale dovevano operare e non erano esperti di guerra contro gli indiani. Queste truppe sono le protagoniste del film “Sierra Charriba” (titolo originale “Major Dundee“, regia di Sam Peckinpack) che prende lo spunto da un fatto veramente accaduto.


L’attacco ad una fattoria

Nella frontiera si creò il panico. Gli indiani venivano segnalati ovunque e sempre più vicini. I coloni abbandonarono i loro ranch, portandosi in parte oltre il Missouri e in parte in ranch più grandi dove cominciarono a costruire barricate.
Per avere un’idea di quanto fosse grave la situazione, venne in quel periodo considerato un eroe Robert Emery, il conducente di una diligenza che il 9 agosto 1864 riuscì a porre in salvo sette uomini e due donne, suoi passeggeri, dopo l’assalto di una cinquantina di Sioux nella Little Blue Valley. Quando Emery vide che gli indiani lo stavano aspettando, fermò la corsa, girò la diligenza, frustò i cavalli e scappò via velocissimo.
Quello che seguì è la sceneggiatura di molti film western. Gli indiani, urlando, si diedero all’inseguimento e lanciarono frecce. Alcune di queste colpirono la carrozza, altre sfiorano il viso del guidatore e una colpì la rossetta della briglia di un cavallo. Con abili manovre Emery riuscì a mantenere a distanza gli inseguitori e a calmare i passeggeri. Dopo una corsa di tre miglia Emery incontrò un convoglio di carri, trainati da buoi. Il capo-carovana, quando capì cosa stava succedendo, formò un corral nel quale accolse la diligenza e contemporaneamente scatenò una sparatoria contro gli indiani. I passeggeri, salvi, baciarono il guidatore e si strinsero al collo dei quattro valorosi cavalli.
Gli attacchi indiani erano ormai un’epidemia. I Cheyenne, gli Arapaho e i Sioux erano in guerra per ritorsione contro il governo federale per gli attacchi ai Sioux nel Minnesota e per il massacro dei Cheyenne del capo Black Kettler a Sand Creek, nel Colorado. I raid divennero così pesanti e frequenti che le ditte addette al trasporto cessarono la loro attività e i coloni fuggirono verso l’est.
Il governo federale decise di lanciare una campagna contro gli indiani “ostili” e stabilì che Fort Kearny avrebbe avuto un ruolo fondamentale in questa campagna. Incaricato di organizzare questa campagna fu il generale Samuel R. Curtis, comandante del Dipartimento del Missouri (che comprendeva i Territori del Nebraska e del Kansas). Il generale riteneva, come avevano fatto tempo prima i Francesi, che si potessero sfruttare le rivalità ancestrali tra le diverse tribù indiane a proprio vantaggio.


Indiani Pawnee

Riteneva anche che i Pawnee sarebbero stati favorevoli ad allearsi con il governo federale in quanto erano i tradizionali nemici di alcune tribù delle Pianure e in particolar modo dei Sioux. Certamente, pensava Curtis, i Pawnee avrebbero potuto essere usati sia come guide sia come esploratori in questa campagna.
Nell’estate del 1864, il generale Curtis, mentre era in viaggio per Fort Kearny, punto di partenza per la campagna contro i Sioux, decise di fermarsi a Columbus, nel Nebraska, per ottenere informazioni sul suo progetto di impiego dei Pawnee e arruolò due uomini: Frank North e Joseph McFayden, buoni conoscitori della lingua Pawnee, per garantirsi che settantacinque Pawnee avrebbero accompagnato la spedizione come guide e come esploratori. Curtis promise ai Pawnee che i cavalli presi agli indiani “ostili” avrebbero potuto tenerseli come bottino di guerra. I Pawnee accettarono e parteciparono alla spedizione.
Frank North venne arruolato con il grado di tenente degli esporatori, sotto il comando del capitano Joseph McFadden. La spedizione fu nel complesso un fallimento in quanto non si ebbero scontri importanti con i Sioux. Fu in questa occasione, che Curtis, comprese quanto grande fosse l’influenza di North sui Pawnee e quanta fosse la fiducia che i Pawnee avevano in North. Sebbene la campagna contro i Sioux fosse stata infruttuosa, gli esploratori Pawnee impressionarono favorevolmente il generale Curtis.
Mentre Frank North, con due Pawnee e una compagnia di cavalleria, lo scortava nella sua visita ai vari forti, il generale Curtis gli espose un suo progetto. Era sua intenzione formare una compagnia di 100 Pawnee da inserire nella forza di stanza a Fort Kearny. Secondo le sue intenzioni questo gruppo avrebbe dovuto essere creato, addestrato e comandato da Frank North stesso, che avrebbe avuto il grado di capitano. Inoltre il generale informò North che aveva già scelto il nome di questo nuovo gruppo: “Pawnee scout”.


Due scout Pawnee

North accettò l’incarico e si diresse a Columbus per ottenere il consenso dei capi Pawnee. Ottenuto il benestare arruolò 100 Pawnee che condusse, nei primi mesi del 1865, a Fort Kearny. Il capitano Lee Gillette, comandante del forte, ordinò a Frank North di addestrare, secondo il manuale militare, i Pawnee. North tentò, ma fu un completo fallimento. I Pawnee non comprendevano gli ordini in inglese e non vi erano parole, nella loro lingua, che avessero lo stesso significato. North informò il comandante che “o si insegnava l’inglese ai Pawnee oppure si dovevano introdurre nuove parole nella loro lingua”. Gillette capì che non avrebbe mai potuto fare dei Pawnee dei “perfetti soldati” e pertanto decise di arruolarli come militari “non convenzionali”, cioè come esploratori, lavoro per il quale erano addestrati fin dalla fanciullezza. Subito dopo, gli scout Pawnee furono mandati a Julesburg, e di lì a Fort Laramie per partecipare alla “Spedizione sul Powder River“.
Le autorità militari del Missouri ordinarono al generale P. E. Connor di organizzare e condurre un’operazione di rappresaglia contro gli indiani delle Pianure. Connor con 2.800 uomini di cavalleria e alcune batterie di obici da campagna, decise di affrontare gli “ostili” nei loro accampamenti estivi tra il Tongue River e il Powder River. Connor divise la proprie forze in tre colonne: una sotto il comando del colonnello Samuel Walker, una seconda sotto il comando del colonnello Nelson Cole e infine la terza sotto il proprio comando. Ogni colonna, che partiva da forti diversi, doveva ricercare gli “ostili” in una determinata zona, per poi trovarsi al Little Big Horn river.


Un gruppo Pawnee

Il 30 luglio 1865 la spedizione prende il via.
All’inizio vi furono solo insignificanti scontri con gli indiani. Il 22 agosto, il capitano Frank North, con quaranta Scout Pawnee, scoprì la traccia del passaggio di ventisette Sioux, probabilmente una banda di Red Could, di ritorno da un raid contro un convoglio militare dove erano stati uccisi quindici militari, catturati i cavalli e razziato tutto quello che poteva essere razziato. North seguì la pista un giorno e una notte per sessanta miglia. Nella notte gli “ostili”, per confondere eventuali inseguitori, attraversarono ben diciassette volte il Powder River. Uno dei Pawnee seguì il percorso a piedi e non perse mai la traccia. North raggiunse i Sioux alle due della notte e decise di attaccare il gruppo all‘alba. I Pawnee si levarono le divise, liberarono i cavalli dalle selle, per avere più libertà nei movimenti e con North, in testa, attaccarono. Lo scontro fu feroce. Nessun Sioux si salvò. Nessun Pawnee venne ucciso o ferito. Ai nemici venne tolto lo scalpo e furono recuperati sia i cavalli sia la mercanzia. Questo successo, senza nessuna perdita, fu considerato dai Pawnee un avvenimento miracoloso e cominciarono a considerare il loro comandante come una persona invulnerabile e dotata di poteri sovrumani.


I Sioux all’attacco

Alcuni giorni dopo, secondo quanto riferito dal fratello Luther, Frank North ebbe un altro scontro con gli “ostili”, che vennero uccisi tutti meno uno. Anche in questo scontro si verificò un avvenimento “sovrumano”. Le tattiche delle guerre indiane differivano da quelle “tradizionali” dei bianchi. Gli indiani solo raramente combattevano in gruppi compatti, facevano rapide incursioni per poi sparire e colpire nuovamente in un altro punto. In questo scontro, North, che stava inseguendo i nemici, si accorse di essere solo in quanto i suoi uomini si erano ritirati e si trovavano a più di un miglio di distanza. Il capitano si fermò e voltò il cavallo per poter raggiungere i suoi uomini. Anche i fuggitivi si fermarono e da inseguiti divennero inseguitori, sparando alla loro preda.

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