La grande medicina delle sacre potenze

A cura di Pietro Costantini

“The Medicine Man” di Frank Mc Carthy
Il mondo indiano era totalmente governato e regolato da potenti forze metafisiche che avevano dimora in terra, nei cieli e nelle acque e si manifestavano in vario modo: alcune erano tangibili e visibili, come la forza sprigionata da un temporale o da una tempesta di neve delle Pianure; altre erano invisibili e immateriali, racchiuse nel soffio del vento o in un’ombra. Potevano essere minuscole quanto un granello di sabbia o grandi quanto l’universo: potevano essere compatte e immutabili come roccia, o di forme costantemente cangianti, oppure potevano manifestarsi tramite intermediari del mondo animale. Erano tutte potenze misteriose che trascendevano il consueto e la comune comprensione; gli uomini, però, potevano comunicare con loro, seguendo le prescrizioni e i divieti che le Sacre Potenze elargivano in sogni e visioni.
Una rigorosa fedeltà ai dettami delle Sacre Potenze arrecava una più profonda conoscenza della misteriosa essenza dell’universo e una più stretta comunione con le forze che lo controllavano, e inoltre elargiva un potere benefico.
Il potere era ovunque e in ogni cosa, poiché senza di esso non vi poteva essere vita, e sebbene fosse concesso a singoli individui, ci si attendeva che venisse impiegato per il bene comune: per promuovere la salute, il benessere e la forza spirituale della famiglia, dei parenti, degli amici, della comunità, attraverso la celebrazione dei sacri rituali e l’osservanza dei tabù cerimoniali.
Tutto ciò era essenziale sia per l’individuo sia per la comunità.


Montagna della Medicina – Wyoming

Tale devozione scaturisce dal fatto che la vita stessa era considerata sacra: essa era vissuta, e a volte sacrificata, esercitando il potere concesso agli uomini. Ciò avveniva un maniera decisamente personale e diversificata, privatamente o attraverso atti rituali che coinvolgevano un largo numero di persone appartenenti a gruppi diversi; quando i cacciatori francesi di animali da pelliccia allacciarono i primi contatti con le culture delle praterie, osservarono il potere esercitato in maniera evidente dagli sciamani durante le cerimonie e, per analogia con i propri medici, lo definirono Medicina, un termine che divenne di uso generale per far riferimento al potere in tutte le sue forme, connesso o meno al trattamento di una malattia, e che può essere meglio tradotto come “mistero” o “forza vitale”. Non si deve dimenticare, comunque, che anche gli oggetti inanimati, in quanto hanno un’esistenza metafisica, sono dotati di potere. Vi è dunque una netta differenza fra la concezione indiana di “medicina” e il significato che attribuiamo noi a questo termine.
Il concetto di “medicina” si insinuava in ogni aspetto della struttura sociale ed è basilare per la comprensione del modo indiano di intendere l’ambiente e il rapporto con i propri simili, gli uccelli e gli animali, le forze naturali e il mondo sovrannaturale.


Amuleti dei Piegan (della Confederazione dei Piedi Neri)

Una concezione che implicitamente leggeva il mondo come armonia, le cui opposizioni, allo stato ottimale, erano per loro natura esattamente equilibrate e coglieva la responsabilità dell’uomo nel preservare tale stabilità, non venendo meno ai suoi doveri spirituali.
La mancata osservanza, sia accidentale, sia intenzionale, comportava squilibrio e disarmonia: l’offesa alle Sacre Potenze era foriera di malattia, male, carestia o sventura. L’armonia doveva essere ristabilita placando le forze turbate e intervenendo contro le influenze malefiche.
La credenza in un perfetto equilibrio implica che non poteva esistere uno spirito unicamente malefico, perché esso avrebbe introdotto un elemento permanente di discordia. In verità tutte le forze potevano essere sia benefiche che malefiche, ma in generale erano considerate apportatrici di bene. Le più potenti – le Potenze di Medicina – erano anche quelle definite più vagamente. Erano semplicemente nebulose fonti di energia creativa che non apparivano in visioni e non conferivano potere direttamente agli uomini; la loro identità è confusa. I Piedi Neri, ad esempio, spesso personificavano tale potere supremo chiamandolo Napi (o Uomo-dal-Colore-della-Luce-dell’Alba), mentre i Crow lo definivano Bahkoore-Mahishtsedah, che letteralmente significa Quella-Persona-Lassù-dagli-Occhi-Gialli, anche noto come Primo-Artefice; sia Napi che Primo-Artefice potevano anche essere chiamati Anziano.
I Crow sostengono molto chiaramente che “nei tempi passati il Sole era noto come Anziano; era l’essere supremo”, e i Piedi Neri concepivano il Sole come “il grande centro della potenza e il reggitore di tutte le cose, il supremo oggetto d’adorazione.” Da ciò possiamo dedurre che Sole e Anziano siano tutt’uno e posseggano la stessa benefica energia creativa, il Potere di Medicina; ma un racconto dei Piedi Neri sembra negarlo, sostenendo che “una volta vi era un Grande Spirito che era benefico, ma poi sopraggiunse Anziano”.
Se si prendono in considerazione i rituali, si trova conferma alla distinzione tra Sole e Anziano. Sole è l’oggetto primario di devozione, anche se non sempre ci si indirizza a lui direttamente, mentre Anziano non viene mai invocato in preghiere; e a Sole esistono rari riferimenti che non siano totalmente positivi (nei miti può cercare di usare il suo potere, non sempre con successo, per punire la mancanza di rispetto del popolo), mentre Anziano ha la reputazione di briccone, e in particolar modo di seduttore, tanto che spesso colui che continuamente rincorre le donne si dice voglia comportarsi come Anziano. Le molteplici bizzarrie che i racconti gli attribuiscono lo mostrano “possente ma anche impotente, molto saggio ma a volte indifeso…un amalgama di forza, debolezza, saggezza, follia, infantilismo e malizia, compendio di tutti i peccati e le virtù dell’umanità; non è considerato perfetto in quanto possiede tutti i tratti caratteristici del genere umano”.
Pare allora che Anziano e Sole non siano che il duplice aspetto dell’unica Potenza di Medicina. Anziano è concepito come colui che porta ordine nel mondo, e con esso la fragilità umana e probabilmente assegna una funzione e un potere a tutte le creature viventi; Sole, invece, ovvio simbolo di luce e forza dispensatrice di vita, agisce come potenza rigeneratrice che garantisce l’esistenza e la sopravvivenza degli uomini. Per di più, questa concezione offre il vantaggio di collegare sia quella dei Crow – ossia che la Medicina provenga dal Primo-Artefice – sia quella dei Piedi Neri – cioè che sia attribuibile a Natoye, ossia al Sole – ai convincimenti di altre tribù come gli Cheyenne, i quali credevano che tutto il potere provenisse da Maheo, il Grande Essere Misterioso, e i Sioux, i quali ritenevano che Wakan Tanka fosse la suprema potenza, la Grande Medicina.

Nella figura vediamo parte di un Fardello della Medicina dei Piedi Neri, usato nelle cerimonie per assicurarsi cavalli o nei riti segreti degli Uomini della Medicina dei Cavalli. Durante le cerimonie la parte rossa era posta a nord, per simboleggiare sia questa direzione che il giorno; la parte nera era rivolta a meridione, simbolo della notte. Le quattro piume, simbolo delle Sacre Potenze che governano le quattro direzioni, venivano dipinte di rosso e di nero.
Anche se i particolari possono sembrare complessi e non troppo chiari, il principio è molto semplice: tutta la potenza viene fatta risalire ad un’unica origine oscura, che poteva o meno ricevere un nome, ma che ha possibilità di metamorfosi quasi infinite. Questo principio vene stabilito all’inizio del mondo, allorché la forza vitale si diffuse nella creazione. Essa fece la Terra femminile, rendendola la più grande potenza del mondo inferiore, dove doveva provvedere al sostentamento della materia, degli animali e di tutte le creature che vivevano su di essa ed entro di essa. Il suo potere fu equilibrato da quello del Cielo, forza maschile, le cui tiepide piogge, portate dal sacro messaggero Tuono, fecondano la Terra dal cui corpo scaturiscono i pascoli e gli alberi, che crescono e maturano grazie ai raggi vitali del Sole. La Luna corrispondeva al Sole, era la reggitrice dei cieli notturni e, quando il mondo tangibile prese finalmente forma, prese a riflettere l’intangibilità del mondo supernaturale che risiedeva al di là di esso.
La creazione era armoniosa e le sue diverse parti erano interdipendenti, così da rispecchiare i diversi aspetti della vita, che rifluivano nell’unità del Creatore, ricettacolo della perfetta armonia e, secondo i Crow, essenza degli inimmaginabili elementi esistenti prima della creazione.


Copricapo d’aquila dei Crow, probabilmente una Medicina di Guerra

Egli in seguito inviò Anziano (o Sole) affinché conferisse al mondo la forma conosciuta dagli esseri umani. Secondo la mitologia, quando Anziano giunse sulla Terra la trovò ricoperta d’acqua; uniche creature viventi erano le anatre, che egli mandò a tuffarsi nel fango. I Piedi Neri ritengono che le anatre ebbero successo al loro quarto tentativo, e con questo fango Napi creò la Terra, prima di creare gli uomini.
I racconti dei Crow riportano che Primo Artefice, pur non avendoli creati, udì ululare un Lupo ed un Coyote, animali potenti perché avevano ottenuto la vita senza il suo intervento. Sulla terra vide anche un oggetto luccicante e, scoprendo trattarsi di una Pietra di Medicina, disse che era “parte della Terra, la sua parte più antica. E’ un essere distinto, non deve stupire che esista già, e sia in grado di riprodursi”, e questa è la ragione per la quale le pietre ricoprono il mondo. Tutte le cose, animate e inanimate, ricevevano un’anima o spirito e avevano quindi un’esistenza spirituale, oltre che fisica; l’anima veniva custodita dalle Potenze incorporee, mentre il corpo ritornava alla Terra dalla quale era nato. Unica eccezione, la pietra, dal momento che era già parte della Terra.
In questo modo tutte le Sacre Potenze avevano ricevuto responsabilità diverse e le loro caratteristiche erano congiunte agli animali, alle piante e a tutto il creato che aveva ricevuto la loro cura. Quando il mondo fu completato, era a somiglianza della forza creatrice, ossia dell’universo stesso e di ogni sua singola parte.
Estremamente complesso è il modo in cui vennero definite le responsabilità delle Sacre Potenze, ma in sostanza si riteneva che la forza creatrice o Grande Medicina fosse suddivisa in quattro categoria principali, ognuna delle quali racchiudeva quattro Poteri, così distinti dai Sioux: Potere Supremo, Potere Alleato, Potere Subordinato e Simile-allo-Spirito (sebbene non sia una Sacra Potenza, Simile-allo-Spirito condivide alcune caratteristiche della Medicina). Per questa ragione il termine impiegato dagli sciamani Sioux per indicare la Grande Medicina è Tobtob Kin, ossia “quattro volte quattro” che, considerate nel loro complesso, sono tutt’uno.


Ventaglio d’aquila di uno sciamano Crow: veniva impiegato per ottenere la guarigione del malato impetrando l’aiuto del sacro potere dell’aquila

E’ interessante notare a questo punto come il famoso psicologo Carl Jung sostenesse, nelle sue opere, che “il nucleo della psiche si esprime normalmente in una struttura in qualche modo quaternaria”, al cui interno la parte invisibile della personalità dell’individuo (anima) si sviluppa in quattro fasi; e che “quattro volte quattro rappresenta la totalità”. Ma apparentemente gli Indiani delle Pianure sono dotati di una struttura quaternaria che rappresenta una psiche collettiva più che individuale, e inoltre operano un’effettiva trasposizione dell’invisibile in termini visibili: per mezzo della Medicina l’inconscio diveniva effettivamente conscio. Le quattro divisioni della Grande Medicina lo dimostrano realmente, poiché non sovraintendono solo alla sfera spirituale. Sole (il quale è più potente del Cielo, anche se riceve la sua forza da questa fonte) è il Potere Supremo della prima suddivisione e tutte le altre Potenze sono quindi ad esso secondarie. Da lui dipendono le quattro grandi virtù – coraggio, forza d’animo, generosità e fedeltà – e regola tutte le energie, attività e impulsi primari degli esseri umani per mezzo dell’Alleato, del Subordinato e del Simile-allo-Spirito. Il suo colore simbolico è il rosso, il Colore Sacro. La potenza del Sole è racchiusa nel fuoco.
Skan, il Cielo, è il Potere Supremo della seconda suddivisione, da cui scaturiscono tutte le forme di potere e di movimento, e dove vengono controllati gli impulsi secondari e quelli dei sensi. Comprende, di conseguenza, il Tutore delle direzioni e dei cammini e della saggezza, Medicina e Magia. Il suo Simile-allo-Spirito è Niya, che segue una persona “come un’ombra” per tutta la vita, e la morte è la conseguenza del suo distacco. Il suo colore simbolico è l’azzurro e, considerata l’importanza di Skan, tale colore può essere usato in un contesto sacro da sciamani particolarmente capaci.
Nel terzo gruppo vi è il potere di dare vita alle cose e di controllare le sostanze materiali dalle quali dipendono gli uomini. Il Potere Supremo è Terra, Madre-di-Ogni-Cosa, la quale è l’antenata di tutte le sostanze corporee eccetto la Roccia e tutela tutto ciò che scaturisce dalla sua superficie, cibo e bevande, ed anche il tepee. Il suo colore è il Verde. Associato alla Terra è l’elemento femminile, che armonizza e si interpone fra gli uomini e le Sacre Potenze; i Quattro Venti sono i Subordinati, nella veste di Messaggeri Sacri. Nelle cerimonie, per prima cosa, ci si dovrebbe sempre indirizzare all’elemento femminile e ai Quattro Venti, poiché gli uomini possono comunicare con le Potenze per loro tramite. In questa suddivisione, Simile-allo-Spirito è Nagiya, ed ha l’aspetto incorporeo di tutti gli esseri materiali, eccezion fatta per l’uomo.
La Pietra, o Padre-di-Ogni-Cosa, è il Potere Supremo della quarta suddivisione, ed è lo spirito attraverso il quale viene amministrato il potere. E’ simbolo di permanenza, tutore di autorità e vendetta, di creazione e distribuzione, ed il suo colore simbolico è il giallo. Il suo associato, Wakinyan, è l’Alato o Essere-del-Tuono che protegge i guerrieri, al quale ci si deve rivolgere con sarcasmo e scherno, perché esso è l’opposto dell’intenzione: chiunque sia in contatto con questo potere diviene un heyoka e agisce sempre in maniera opposta. Il suo Subordinato, Turbine, favorisce competizioni amichevoli, mentre il suo Simile-allo-Spirito, il Sicun, è una forma di potere conferita all’uomo per distinguerlo dagli animali. Il Sicun è interessante perché è concesso agli uomini dalle Sacre Potenze e, sebbene sia la forma minore di Medicina, può avere la medesima forza delle altre Potenze, eccezion fatta per Sole e Skan (nessuno di questi dà potere direttamente agli uomini); uno sciamano può impartire tale potenza a oggetti materiali, e questi divengono simbolo delle Sacre Potenze.


Scudo di guerra Sioux con rappresentazione degli Esseri del Tuono

Le potenze metafisiche sono perciò collocate in un ordine formale che le mette in relazione con quelle fisiche e chiarisce il rapporto tra la realtà tangibile e quella intangibile, tra gli uomini e le Sacre Potenze. Il significato delle quattro suddivisioni, comunque, è di portata ancor più vasta. Tyon, sciamano Sioux, sosteneva che: “(i Sioux) raggruppavano tutte le loro attività in sequenza quaternaria. Ciò era dovuto al fatto che quattro erano le direzioni: l’ovest, il nord, l’est ed il sud; quattro le divisioni temporali: il giorno, la notte, la luna, l’anno; quattro i generi di cose che crescono nel terreno: le radici, gli steli, le foglie e il frutto; quattro i generi di coloro che respirano: coloro che strisciano, coloro che volano, coloro che camminano con quattro gambe e coloro che camminano con due gambe; quattro le cose al di sopra del mondo: il sole, la luna, il cielo e le stelle; quattro le varietà di dei: il supremo, il suo associato, il subordinato e lo spirito; quattro i cicli della vita umana: l’infanzia, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia; infine, gli uomini hanno le mani (come pure i piedi) composte da quattro dita, e quattro sono i pollici di entrambi. Dal momento che il Grande Spirito ha fatto sì che tutto avesse una suddivisione quaternaria, gli uomini dovrebbero fare altrettanto”.
Colui che riceveva una visione di orso si credeva potesse, nella battaglia, trovare la forza e la ferocia di questo animale. Nello scudo Crow sottostante si vede un’orsa in atteggiamento aggressivo, con una mano rossa che spunta dalla sua bocca (simbolo di guerra). Le vere orecchie d’orso attaccate allo scudo creano un’associazione diretta con la manifestazione fisica di questo animale soprannaturale. Le aggiunte di questo tipo a volte venivano tolte e date in prestito a membri dei gruppi di guerra che richiedevano aiuto spirituale al proprietario dello scudo.

Come vi è una Grande Medicina con quattro suddivisioni e un’unità di vita con quattro cicli, così al di sopra del mondo vi è uno spazio diviso in quattro parti. Tale unità numerica, di cui la divisione quaternaria è l’esempio più importante, è molto diffusa nella cultura indiana. In effetti gli Cheyenne erano convinti che immediatamente al di sotto dell’indistinta ma molto potente forza creatrice vi fossero le quattro Sacre Potenze, le Quattro Direzioni. Esse erano i Maheyuno, i guardiani delle direzioni semi-cardinali, ognuno con caratteristiche definite: il Sudest, luogo di residenza del Sole, rappresenta vita, luce e rigenerazione; il Sudovest è il luogo del tepore, dal quale scaturiscono le piogge primaverili che rinvigoriscono la terra dopo il periodo invernale; il Sole, dopo il suo spostamento quotidiano, si riposa a Nordovest, simbolo quindi di maturità e perfezione in quanto un giorno si è completato e ha portato i propri frutti, in attesa di riprendere il proprio viaggio dalla sua dimora a Sudest; al Nordest, infine, sono associati inerzia, morte, malattia e freddo.
Sebbene alcune tribù sottolineassero più l’importanza dei punti cardinali di quelli semi-cardinali, il rilievo dato al simbolismo delle Quattro Direzioni non aveva frontiere nelle Pianure. Le Quattro Direzioni, al pari dei Quattro Venti, erano concepiti come esseri distinti cui ci si doveva rivolgere come ad un unico potere, ed erano sinonimo delle Quattro Regioni dell’Universo: divisioni essenziali del Cerchio Sacro. Tutto procede in una direzione, quella oraria, nota come “direzione solare” e considerata sacra. Considerando quindi l’esempio degli Cheyenne, e iniziando a Sudest, il punto della rigenerazione, le Direzioni simboleggiano sostentamento di una nuova vita o crescita (Sudovest); compimento (Nordovest), punto centrale del movimento circolare e simbolo di maturità, che attraverso lo spostamento verso la morte (Nordest), che precede la rinascita, garantisce la ripetizione del ciclo vitale.


Ruota di medicina dei Crow

Le quattro divisioni sono un’unità armonica e interdipendente, chiaramente definita attraverso il simbolismo. Non è una coincidenza, naturalmente, che il sentiero di guerra esprima il medesimo modello, con il compimento al centro. Anche le Quattro Regioni dell’Universo rivelano alcune opposizioni fondamentali entro la metafisica delle Pianure: tempo freddo e inerzia si contrappongono a tepore e crescita, mentre la rinascita si contrappone al compimento.
Ora è forse possibile avere una visione più chiara dell’indole di Anziano, pure lui un insieme di opposizioni: saggezza-follia, debolezza-forza, e così via. Del pari, il suo legame con il Sole si regge su basi corrispondenti: a Sole ci si rivolge con preghiere, ad Anziano mai; nel suo ruolo di Sole (Dispensatore-di-Vita), Anziano è una persona devota, ma altrove le sue bizzarrie provocano ilarità e rappresentano le cupidigie terrene. Un’opposizione di questo tipo è sottesa all’intero mondo della Medicina della maggior parte delle tribù. I Crow dividono questo mondo in due distinzioni: la Terra Supernaturale, al cui interno dominano Potenze quali Vento, Fuoco, Acqua e Terra, e che comprende piante, pietre e le anime degli esseri umani viventi; e i Senza-Fuochi, cioè Sole, Luna, Stelle, Cielo e Tuono, tutti gli animali della terra e dell’acqua, spettri, gnomi e le anime dei trapassati. Attraverso questa suddivisione, le forze della Terra Supernaturale svolgono ruoli materiali, ottengono il loro potere dalla Terra, o influenzano direttamente gli eventi terreni; i Senza-Fuochi, invece, sono incorporei, fanno solo affidamento indiretto sulla Terra, o svolgono ruoli prevalentemente intangibili. E’ a causa di questa distinzione che dopo la morte il corpo materiale degli uomini rimane con la Terra-Madre, mentre l’anima incorporea, o spirito, ritorna dai Senza-Fuochi, ai quali completamente appartiene.
I Crow, nel raccontare questo movimento delle anime, usano un linguaggio più immaginoso di tutte le altre tribù, dato che considerano i Senza-Fuochi come due clan distinti che giocano d’azzardo l’uno contro l’altro usando le anime umane come posta. Quando una persona riceve una visione dalle Sacre Potenze assume il tipo di rapporto esistente tra “figlio” e “madre”, e la morte avviene quando il padre scommette al gioco l’anima che aveva adottato. Questa viaggia quindi verso i Senza-Fuochi, dove viene “consumata” dal vincitore del gioco. Privato dello spirito incorporeo, il corpo si logora e muore. Quindi il Sole, sia pur potente alleato dei Crow, era un tutore che arrecava cattiva sorte, in quanto appassionato giocatore, ma perdente abituale: ricevere il suo potere significava divenire un grande Uomo di Medicina (sciamano) con il rischio, però, di avere una breve esistenza.
All’interno di questo contesto, nelle Pianure i Crow sono quelli che più si avvicinano alla concezione di spirito del male o malefico, noto come Istseremurexposhe. Agisce come servitore dei Senza-Fuochi ed è descritto come “uno spirito dalle sembianze umane, dalle cui palpebre crescono pini, che organizza gruppi di guerrieri, raduna i nemici, e conduce le anime dei trapassati al clan vincente che le “consuma”. Quando qualcuno viene ucciso in battaglia egli ritorna alla sua dimora supernaturale, deluso e stanco.”
La suddivisione Terra Supernaturale e Senza-Fuochi evidenzia un’altra coppia di opposti: i Poteri-del-Mondo-Superno (Esseri Uranici) e i Poteri-del-Mondo-Infero (Esseri Tellurici). Ognuno aveva un “assistente”, generalmente un uccello o un altro animale, attraverso il quale solitamente comunicava con gli uomini, e sebbene l’”assistente” possedesse un certo grado di Potere di Medicina, in questo caso era un mediatore e non era considerato Sacra Potenza. Sole, per esempio, non appare direttamente in visioni, ma manda in sua vece il suo primo assistente, l’Aquila. L’Aquila, a sua volta, è assistita dal Falco, che ha altre tre specie di falchi come assistenti. Altre creature sono portatrici di Potenze diverse: la Lontra è messaggera della Stella del Mattino, il Bisonte della Stella della Sera, mentre il Topo e il Serpente assistono la Terra.
Le Potenze di Medicina non si rivelavano solo sotto forma di animali-spiriti, ma anche nel clima, nelle stagioni, nel trascorrere del tempo. Una parte di questo potere risiedeva nel chiaro di luna, perché Sole e Luna, concepiti come marito e moglie oppure fratello e sorella, si contendevano il tempo, dividendolo in giorno e notte. Alla Luna venivano indirizzate preghiere per raggiungere un’età avanzata e quindi vedere molte “lune” (mesi).

Presso gli Cheyenne le Sacre Potenze erano note come gli “Uditori”, in quanto prestavano ascolto alle solenni promesse degli uomini e anch’esse si facevano riconoscere attraverso animali intermediari. Il Sole, simbolo di virilità e della forza rigeneratrice maschile, era il più importante Uditore-del-Mondo-Superno. Tra gli Uditori-del-Mondo-Infero dominava la Terra, simbolo di femminilità e della forza procreatrice femminile. La sacra unione di maschile-femminile distribuiva fra gli uomini la forza vitale, o potenza, così che l’armonia spirituale può essere concepita come il punto di equilibrio o di compatibilità tra queste intrinseche opposizioni.
I Piedi Neri personificavano le forze naturali e le dividevano in Persone-del-Mondo-Superno, Persone-del-Mondo-Infero e Persone-del-Mondo-Subacqueo. Tuono, ad esempio, eminente Persona-del-Mondo-Superno, è concepito come un vecchio che incute paura oppure come un uccello gigantesco; l’Artefice-del-Vento, una Persona-del-Mondo-Subacqueo, fa increspare la superficie dei laghi affinché i venti possano soffiare; e una delle Persone-del-Mondo-Infero, Uomo Tellurico, rappresenta i poteri della Terra. Tutti questi, ed altri, apparivano in sogno o visioni con parvenze di animali – secondo i Piedi Neri l’animale poteva essere non un intermediario, ma realmente la Sacra Potenza che aveva assunto forma diversa – e si sosteneva che i sogni portassero più saggezza della veglia. Napi lo sostenne con chiarezza quando disse ai Piedi Neri:
“Orbene, se siete sopraffatti, potete recarvi a dormire, ed ottenere potere. Qualcosa vi giungerà in sogno, che vi potrà essere d’aiuto. Qualunque cosa gli animali vi diranno di dare, dovete obbedire, perché vi appaiono durante il sonno. Fatevi guidare da loro. Se qualcuno ha bisogno di aiuto, se è solo ed è in viaggio e chiede ad alta voce aiuto, la preghiera può essere esaudita. Forse dalle aquile, forse dal bisonte, oppure dagli orsi. Non importa quale animale dia risposta alla vostra preghiera, lo dovete ascoltare. Così i primi uomini superarono le difficoltà del mondo, per mezzo del potere dei sogni.”


Dipinto di Alfredo Rodriguez

I sogni erano di vitale importanza per l’Indiano delle pianure, eppure la distinzione tra comuni “sogni di nessun conto” e “sogni di potere” tende a essere piuttosto vaga. Di conseguenza, il simbolismo dei sogni era a volte indiretto e poteva risultare incomprensibile, sebbene gli sciamani, specialisti molto preparati e di notevole esperienza, potessero interpretare le immagini oscure e comprenderne il significato. Si può sostenere, comunque, che in generale i sogni nei quali apparivano le Sacre Potenze o i loro messaggeri avevano un potenziale “visionario”.
A volte le visioni importanti avvenivano spontaneamente, di solito quando chi sognava era in un momento di tensione, ma più spesso erano indotte deliberatamente per mezzo di volontari atti di sofferenza, che assumevano forme svariate in quanto dipendevano dalle scelte individuali. La più popolare era il digiuno rituale, con il quale il ricercatore di visioni sceglieva un luogo solitario, isolato – spesso la cima di una ripida altura, dimora delle aquile e luogo di riposo delle spoglie mortali degli antenati – dove egli era in grado di concentrarsi completamente nel tentativo di stabilire una comunione con le Potenze. In questo luogo, ove non vi era alcuno eccetto il ricercatore di visioni e le Sacre Potenze, ma pregno delle misteriose forze dell’universo, esposto agli elementi, fiaccato dal digiuno – e probabilmente dalla perdita di sangue perché era diffusa l’abitudine di tagliarsi parte di un dito o piccoli lembi di carne delle braccia o delle gambe – il supplicante si rivolgeva alla Grande Medicina, chiedendo umilmente la concessione di una visione.
Sotto è raffigurata la Montagna del Cuore di Bisonte, Wyoming. Era luogo di adorazione per i Crow, come la Montagna Suprema per i Piedi Neri o la Rupe del Bisonte per gli Cheyenne. In tutti questi casi la montagna diviene il centro del potere soprannaturale, che scaturisce dalla vetta.

Lassù il richiedente piangeva abbondantemente, non considerandosi altro che un essere miserabile, e offriva la sacra pipa, cosicché il fumo fragrante fosse il messaggero delle sue implorazioni. Era un atto estremamente toccante, solenne e pio; frainteso da molti osservatori delle culture delle Pianure e additato come indicativo di una paura ossessiva delle Sacre Potenze, deve invece essere compreso all’interno di una struttura sociale in cui l’umiltà è veicolo del rispetto. Gli eccessi della ricerca erano simboli del più profondo rispetto. In effetti, spesso sulla persona d’alto rango incombeva maggiormente l’obbligo di mostrare grande sofferenza, perché coloro che beneficiavano di minori privilegi avevano maggior probabilità di ricevere sogni di potere semplicemente addormentandosi, dato che l’umiltà era insita nella loro condizione. La mitologia è ricca di riferimenti a ragazzi poveri che da rapporti con gli spiriti ricevono potere senza sforzo alcuno.
Solo le Sacre Potenze potevano concedere potere, la cui efficacia doveva essere preservata eseguendo determinate cerimonie, e quindi non vi erano ragioni per fingere di avere ricevuto simili visioni, giacché sarebbero state impotenti e non avrebbero avuto forza protettrice; l’arroganza dell’uomo nel rivendicare potere cui non aveva avuto accesso gli negava di fatto la possibilità di ricevere una visione autentica, e comunque egli non avrebbe in nessun modo essere certo che la ricerca di visione sarebbe stata coronata da successo.
La maggior parte delle visioni era un’intensa esperienza personale, e benché il significato venisse interpretato da uno sciamano, l’intera portata dell’avvenimento rimaneva un dato noto solo a colui che l’aveva ricevuta. Si trattava di una rivelazione graduale che raggiungeva compimento verso la fine della vita e solo quando, avendo vissuto ed essendosi comportati di conseguenza, i suoi dettami erano stati adempiuti. Per avvalersi di tutto il potenziale insito nella visione se ne dovevano seguire le indicazioni, generalmente sotto forma di tabù associati a simboli, dipinti e canti scaturiti dal contatto spirituale. Le immagini riprodotte sul sottostante scudo dei Cree delle Pianure hanno probabilmente un’origine soprannaturale, e le figure centrali rappresentano quasi certamente il Sole e la Luna.


Scudo dei Cree delle Pianure

L’invocazione era solitamente rivolta al Sole come simbolo della Grande Medicina e formulata in termini quali “fate che io sia una persona” (viva in maniera sacra, a differenza delle altre creature), ma il Sole raramente appariva in sogno. Al contrario, era più facile che intervenisse una delle Potenze infere, come in questa tipica visione del guerriero Crow Albero Solitario: egli sognò di essere circondato da una tempesta di grandine di terrificante violenza, che però non si abbatteva nel ristretto spazio circolare attorno a lui. All’interno di questo spazio discese dalle nubi tempestose un gigantesco uccello bianco: quando toccò il terreno, i suoi occhi lampeggiarono e salì del fumo. Dopo aver comunicato ad Albero Solitario che avrebbe desiderato adottarlo, l’uccello si trasformò in un’aquila che si levò in volo verso il cielo. La notte seguente i chicchi di grandine, delle dimensioni di un pugno, potevano essere uditi mentre si dicevano l’un l’altro: ”Qualunque cosa chiederai, la faremo per te. Sono Forte Tuono”. E’ interessante notare l’identificazione che Albero Solitario opera tra Forte Tuono e l’Aquila. L’uccello era il messaggero del Tuono (così come del Sole), e Tuono stesso è concepito come un gigantesco uccello, l’Uccello del Tuono, il quale è “il più grande uccello che discenda dalle nubi”, i cui occhi lampeggiano e il cui movimento delle ali provoca il tuono.
Il medesimo spirito era il tutore dei guerrieri. Si può fare un confronto con la narrazione di Alce Nero, un Indiano Sioux che presenta il medesimo Potere; inoltre entrambi impiegarono l’Aquila come simbolo. Albero Solitario portava con sé la testa di un’aquila americana; Alce Nero aveva dipinto un’aquila chiazzata sul proprio pony di guerra e portava una piuma d’aquila di traverso sulla fronte.


Il simbolo dell’Aquila in un tamburo cerimoniale della Pianure

La visione di Alce Nero riveste comunque maggior significato: gli vennero conferiti sia il potere di curare sia la Medicina da poter impiegare in guerra, poiché venne in contatto non solo con il Tuono, ma anche con altre Sacre Potenze estremamente importanti. Il sogno era giunto quando era ragazzo ed aveva recato tale tensione e tale disagio fisico, che le speranze di una sua guarigione erano state abbandonate. Alce Nero descrive come avvertì la separazione dell’anima dal corpo e il volo verso il cielo così da poter guardare alla propria essenza materiale con una sensazione di completo distacco:
“Dalle acque si alzavano fiamme e nelle fiamme viveva un uomo azzurro. Una nuvola di polvere lo avvolgeva, l’erba era piccola ed avvizzita, gli alberi si stavano seccando, esseri bipedi e quadrupedi giacevano intorno magri e ansimanti, e le ali erano troppo deboli per volare.”
Come si avvicinò al campo di battaglia, il suo arco divenne una lancia, “la cui punta era un lampo acuto. Trapassò l’uomo azzurro nel cuore, e mentre colpiva udii il rombo del tuono”. Alce Nero spiega il simbolismo asserendo di aver cavalcato con le nuvole della tempesta e di essere sceso sulla terra come pioggia: era la siccità, che aveva ucciso con la lancia.
Alce Nero narra anche di essere stato condotto ad una nuvola che si trasforma in tepee, e il cui ingresso è l’arcobaleno. Qui avevano la loro dimora i sei Avi, “più vecchi di quanto mai gli uomini possano esserlo – vecchi quanto le colline e le stelle”, che rappresentano le Potenze dell’Universo, cioè le Quattro Direzioni Cardinali, il Cielo e la Terra. La prima è il Potere dell’Ovest, che mostra ad Alce Nero gli Esseri Tuono, avvertendolo che essi lo condurranno all’elevato e solitario centro della Terra, dove raggiungerà la comprensione.


Alce Nero

Dice Alce Nero:
“E in quel luogo vidi più di quel che posso raccontare e capii più di quel che vedevo; perché vedevo in maniera sacra la forma di tutte le cose nello spirito, e la forma di tutte le forme così come debbono vivere insieme come un unico essere. E vidi che il cerchio sacro del mio popolo non era che uno tra i molti cerchi che facevano un circolo.”
Il centro del mondo poteva essere ovunque, dal momento che non era uno spazio fisico e poteva essere avvertito solo dalla percezione spirituale; e la visione di Alce Nero è proprio caratterizzata da un movimento verso il centro concettuale della comprensione: qui viene comunicata la consapevolezza della sacralità del mondo, mentre Albero Solitario riceve semplicemente la capacità di mettersi in contatto con le Potenze, onde richiederne l’assistenza. Nondimeno tutte le esperienze visionarie erano analoghe nella sostanza; avvenivano in sogni o in stati simili al sogno, erano efficaci solo quando una Sacra Potenza offriva il proprio beneficio, e spesso comportavano un viaggio spirituale attraverso il quale veniva spiegato e dimostrato lo scopo del potere elargito, sul cui impiego venivano anche imposte restrizioni.
Il beneficiario, quindi, riceveva “istruzioni” che spesso richiedevano la preparazione di un Fardello della Medicina, rappresentazione delle Potenze con le quali si era venuti in contatto; e dato che il Potere di Medicina era quasi sempre ricevuto tramite visioni, i Fardelli avevano per lo più la loro origine nei sogni. La parte principale di un Fardello era il simbolo del visitatore sovrannaturale: Albero Solitario, per esempio, portava una collana di grandi perline bianche a rappresentazione dei chicchi di grandine del proprio sogno. Ma dato che l’acquisizione del Potere di Medicina attraverso una visione era una questione personale, gli aspetti dei relativi Fardelli potevano variare considerevolmente. Quella nella foto è una pelle di tamburo Assiniboine, dipinto con immagini di natura allucinatoria, derivante da debolezza o delirio dopo un lungo periodo di completo digiuno

La forma più comune era indubbiamente rappresentata da amuleti personali che si pensava favorissero il successo in guerra e a caccia e contribuivano ad assicurare una vita lunga e priva di malattia. Attorno al collo poteva essere portato pelo di bisonte intrecciato per creare un legame con lo spirito del bisonte, dal quale dipendeva la sopravvivenza della tribù; pietre erose e ammoniti, stranamente, proteggevano i guerrieri e attiravano la selvaggina; piume, aculei di porcospino e perline ornavano invece i capelli e durante le battaglie venivano legati alle ciocche degli scalpi. Quando non venivano usati potevano essere avvolti in un panno o posti in un involucro di pelle, così da formare un Fardello; a volte l’involucro (poteva essere la pelle di un falco o di un martin pescatore, di una donnola o di un altro piccolo mammifero) veniva riempito di sacra salvia selvatica, effettivo simbolo di Medicina.
Mentre le piume delle ali e della coda dell’aquila sacra erano simboli evidenti del potere di librarsi in volo, e quindi impiegate per copricapi e pipe di guerra per entrare in contatto con le Potenze superne, gli artigli fornivano un legame simbolico più diretto con l’abilità dell’uccello di afferrare la preda. E’ probabilmente per questo motivo, in seguito a una visione di potere la quale aveva concesso al guerriero la facoltà di colpire mortalmente i suoi nemici, che l’artiglio viene usato in questa Medicina dei Crow.

In effetti la maggior parte dei Fardelli conteneva pelli di uccelli ed animali, o erano formati da esse. Chi aveva ricevuto potere da un cane della prateria ricavava il Fardello dalla sua pelle; invece quello di un guerriero Crow che aveva sognato la Luna includeva automaticamente la pelle di una civetta, dato che quest’ultima era la prima assistente della Luna, mentre sognare l’acqua comportava la pelle di lontra, poiché essa era “capo” degli animali acquatici; altre volte i Fardelli contenevano pelli di diverse specie, corrispondenti al particolare potere conferito al sognatore.
Vi erano, di conseguenza, Fardelli apparentemente analoghi, legati a potenze strettamente correlate: il rapporto tra quelli dello stesso “tipo” era comunque semplice, in quanto chi li possedeva era entrato in contatto con la medesima Potenza o altre simili; i Fardelli stessi, e il potere insito in loro, appartenevano ai singoli individui e spesso contenevano un insieme di oggetti come perline, crine di cavallo o pittura.


Medicina della Zampa dell’Orso dei Crow, che veniva posta su una ciocca di scalpo

La diversità tra i Fardelli della Medicina può forse essere meglio compresa se si considera che la concezione stessa andava al di là della restrittiva definizione di “qualcosa di avvolto”: semplici amuleti, camicie di guerra e copricapi, scudi, lance, e perfino Tepee di Medicina dipinti, potrebbero essere raggruppati entro questa generica categoria, e un singolo Fardello poteva contenere oggetti relativi a un certo numero di visioni diverse. Non ve n’erano due uguali, e comprendevano espressioni di speranza come anche Medicine che regolavano attività sacre cui partecipava l’intera tribù.
Il potente Cerchio di Medicina dei Crow rendeva abili nella localizzazione del nemico e quindi proteggeva la comunità e, dato che si riceveva dalla Stella del Mattino, il suo cerchio di salice era avvolto in pelle di lontra, messaggera della Stella del Mattino. Piume d’aquila, pendenti di aculei di porcospino, ciocche di scalpi intrecciate, peli di piccoli animali e uccelli, ritagli di pelle grezza sui quali veniva dipinta la stella della comprensione a quattro punte, venivano sistemati attorno alla circonferenza del cerchio.
Quando un uccello o un altro animale appariva in una visione come messaggero delle Sacre Potenze, per ottenere il potere era necessario entrare in possesso della sua pelle, la quale poi sarebbe stata l’elemento principale del Fardello della Medicina. Nel Fardello d’Aquila dei Crow il corpo dell’animale è stato teso e avvolto in stoffa ottenuta dai mercanti europei. Alle zampe venivano attaccate piccole cinghie onde poter fissare o appendere la carcassa durante i rituali del Fardello.

Un’altra forma di potere protettivo proveniva da un tipo molto diverso di Fardello: lo scudo. Su di esso venivano dipinte le immagini di sogni e visioni nei quali veniva rivelato il disegno, fluttuante nel cielo: per questa ragione uno scudo non poteva mai toccare il terreno. Questi dipinti sono decisamente personali, anche se spesso vi sono rappresentati simboli del Sole, di nubi e animali e possono avere caratteristiche tribali: gli scudi dei Crow hanno solitamente una figura di animale con linee a zig-zag, a rappresentazione di una gragnuola di pallottole o frecce, mentre quelli degli Arapaho hanno comunemente dipinta una figura di tartaruga, una creatura difficile da uccidere. Gli scudi erano ricavati dalla pelle grezza del collo del bisonte che, scaldata, veniva contratta fino ad ottenere uno spessore di circa mezzo centimetro e una robustezza sufficiente a fermare la spinta di una freccia o di una lancia o addirittura a far strisciare una pallottola: ma era il disegno, più che lo scudo stesso, ad offrire protezione. In effetti gli Cheyenne avevano scudi rappresentati da squisiti lavori con lacci a rete incrociata che non garantivano alcuna protezione fisica.

Lo scudo era un’evidente Medicina di guerra, ma garantiva sicurezza anche in tempo di pace, come del resto molte Medicine che apparentemente avevano usi pacifici trovavano largo impiego in battaglia. Per esempio la Lontra-Fumante dei Piedi Neri proteggeva chi la possedeva concedendo lunga vita, piuttosto che superiorità rispetto ai nemici; impiegata in un contesto di guerra, faceva sì che le armi dei nemici non causassero alcun male.
Altre Medicine potevano essere decisamente macabre, sebbene la loro funzione non avesse niente di aggressivo: per esempio il Fardello del Teschio di Coda Intrecciata, molto potente ed estremamente sacro, consisteva nel teschio di un prestigioso Uomo di Medicina (sciamano) dei Crow scomparso da alcune generazioni. Era dipinto con sacra pittura rossa e veniva impiegato come mezzo per entrare in contatto col suo spirito.
L’efficacia dei Fardelli ovviamente dipendeva dai simboli in essi contenuti, in quanto rappresentavano direttamente le Sacre Potenze, ma la presenza di simboli potenti non garantiva che si fosse in presenza di un Fardello di potere: il sognatore poteva aver ricevuto una visione ingannatrice (i Sioux, per esempio, attribuivano le false visioni ad uno spirito molesto chiamato Iktomi, che era stato allontanato dalle altre Potenze a causa dei suoi intrighi e costretto a vagare per sempre da solo sulla terra, dove cercava di raggirare gli uomini e sconvolgere le loro sacre cerimonie), oppure uno sciamano poteva aver fraintesi il simbolismo, ed era anche possibile che il potere concesso venisse tolto.
I Fardelli, per questo motivo, venivano messi alla prova per dimostrare la loro efficacia. Un guerriero portava la sua Medicina appena acquisita durante una spedizione condotta da un esperto leader di guerra e, se tornava illeso – o, meglio ancora, con cavalli catturati e colpi contati – attribuiva tali esiti alla potenza del proprio Fardello. Se si fosse rivelato inefficace, se ne sarebbe liberato.


Uomo di Medicina Assiniboin – dipinto di G. Catlin

Molto spesso, comunque, il fallimento veniva fatto ricadere su colui che possedeva il Fardello, in quanto si supponeva vi fosse stata una disattenzione verso i dettagli rituali. Il Fardello era un oggetto sacro e il suo potere “reale” non risiedeva nella sua forma fisica, ma nei canti e nei dipinti che apparivano nelle visioni e nel loro impiego rituale, in quanto attraverso di esso chi lo possedeva entrava direttamente in contatto con tutte le misteriose forze del suo ambiente.
Alce Nero si vide in sogno “tutto dipinto di rosso, le giunture dipinte di nero, con strisce bianche. Il mio cavallo baio aveva strisce a zig-zag”, e il suo potere divenne effettivo solo dopo che si fu dipinto cerimonialmente allo stesso modo. Del pari, una piuma d’aquila in una Medicina di guerra di una persona poteva simboleggiare il dono del potere di quest’uccello di afferrare la preda piombando su di essa ed impartiva la “potenza di volo, visione ed accostamento silenzioso eppure rapido, a discapito del nemico e dei suoi cavalli”; ma tale potere doveva essere invocato attraverso una precisa applicazione della pittura, poiché chi la possedeva doveva dipingersi così come erano dipinte le Sacre Potenze al momento della visione, e doveva intonare esattamente la sequenza dei canti. I benefici scaturivano da una sacra cerimonia, correttamente eseguita.
Il carattere sacro del Fardello veniva rafforzato dai tabù, che venivano stabiliti nella visione stessa o dallo sciamano, ed erano sempre in vigore, anche quando il potere del Fardello non era direttamente invocato. Non era permesso, generalmente, che esso toccasse il terreno, e durante il giorno doveva rimanere sospeso ad un tripode al di fuori del tepee, e in momenti specifici doveva essere rimosso affinché fosse sempre rivolto al Sole dal quale riceveva potere. Poteva essere dischiuso o invocato solo dopo aver completato le relative cerimonie, che solitamente consistevano nella purificazione rituale per mezzo del fumo, in dipinti e canti e in un’offerta con la sacra pipa.


Fardello sacro dei Piegan, appeso al tripode

Nel 1811, commentando i tabù del fumo presso i possessori del fardello dei Piegan, Henry e Thompson (studiosi e viaggiatori) scrissero:
“Alcuni non fumano se un vecchio paio di mocassini è appeso nella tenda; alcuni devono appoggiare la pipa sopra un pezzo di carne; altri sopra una lingua di bisonte. Alcuni fumano solo la loro pipa, che essi stessi devono accendere; altri, invece, devono farsela accendere da altri e solo con il fuoco, non può essere toccata da carbone ardente, né si può soffiare su di esso con impeto. Nessuno deve interporsi tra la pipa accesa e il fuoco.”
Altre restrizioni, che potevano riguardare la dieta, il tipo di rumore che poteva essere fatto all’interno o vicino al tepee quando vi era appeso il Fardello, o il corretto modo di fare, vincolavano sia il detentore che i suoi ospiti: ci si attendeva che fossero consapevoli dei Fardelli posseduti da una persona e che rispettassero i relativi tabù, poiché in caso contrario il potere di colui che deteneva il Fardello si sarebbe ritorto contro di lui, causando malanni come cecità e difetti di andatura, o perfino la morte. La gran mole di disturbo che i tabù a volte comportavano ai detentori era, in vari modi, una prova delle loro capacità di far fronte ai doveri e alle responsabilità che il potere implicava.
Tale responsabilità era maggiore rispetto ai Fardelli “tribali”: sebbene apparentemente “posseduto” da una singola persona, il Custode del Fardello”, suo dovere era di preservare il Fardello e i suoi tabù per conto della tribù, e di dischiuderlo in momenti determinati per invocazioni apportatrici di benefici collettivi. In effetti gli adempimenti rituali di questo tipo di Medicina richiedevano solitamente l’intervento del Custode e della moglie, poiché quest’ultima rivestiva frequentemente un ruolo importante nell’osservanza dei tabù – era lei, ad esempio, che di giorno spostava il tripode attorno al tepee – e la sua cooperazione in ogni cerimonia relativa al Fardello era implicita.
Nella foto sotto vediamo una custodia in pelle di daino decorata con perline della Medicina della Pietra dei Crow. La custodia veniva dischiusa al primo tuono primaverile e immediatamente prima del sopraggiungere dell’inverno. Il contenuto veniva esposto durante la cerimonia nota come “Canto della Carne Cotta”, che si riproponeva di portare buona fortuna alla tribù.

Uno dei maggiori Fardelli tribali, che estendeva la propria importanza sull’intera area delle Pianure, era la Pipa della Medicina. La sua forma variava in accordo ai canoni di misura e semplicità: un’imboccatura piatta, semplice, e un fornello tubolare di pietra nera non decorata; un’elaborata bellezza era invece riservata alle pipe accoppiate, le cui lunghe imboccature venivano dipinte con strisce colorate e ornate con pelo d’ermellino, perline e splendenti piume d’anatra selvatica o di picchio rosso. Recavano inoltre nastri e frange, pendente e criniere di cavallo dipinti di rosso, e splendide decorazioni a ventaglio di piume d’aquila pure dipinte di rosso. Le Pipe della Medicina erano potenti e, sebbene rivestissero svariate funzioni, tutte avevano un ruolo di rilievo nello stabilire relazioni armoniose: tra gli esseri umani e le Sacre Potenze, tra gli individui e il gruppo di appartenenza, tra i gruppi stessi e tra le tribù. I Crow sostenevano che “la Pipa della Medicina è una pipa di pace; colui che la possedeva poteva far visita a tutte le tribù ed essere ricevuto con spirito d’amicizia”, mentre tra tutte le Medicine dei Piedi Neri, si riteneva che la Pipa possedesse il potere più efficace, ma nel contempo recasse anche l’onere più grande.
Ciò si spiega con il fatto che il suo potere salvaguardava chiunque: veniva fumata come generica espressione d’augurio al primo tuono di primavera, e se ne poteva far uso come risposta ad un voto fatto per evitare un pericolo, richiedendo l’intercessione di Tuono, poiché la Pipa era stata trasmessa al popolo da Tuono come simbolo del suo potere protettivo. Per questo motivo il possessore della Pipa ne rispondeva di fronte all’intera comunità e la sua inosservanza dei rigorosi tabù poteva essere additata come causa di sventure.


Pipa della Medicina dei Cree delle Pianure

Comunque, la preminenza rivendicata dai Possessori di Pipa dei Piedi Neri era contrastata dagli Uomini-Castoro della medesima tribù, i Possessori dei Fardelli di Castoro, i quali sostenevano che il loro era il Fardello più antico e più grande, e quindi aveva diritto di precedenza. La sua dimensione era notevole e nessun’altra tribù delle Pianure aveva un Fardello paragonabile nemmeno alla metà di quello del Castoro. Teoricamente, in esso ogni creatura trova la propria rappresentazione e, secondo il mito, quando il Fardello venne formato per la prima volta, ciascuna offrì un canto al Castoro.
Il Fardello del Castoro non aveva funzioni specifiche, in quanto veniva dischiuso soprattutto per offrire un generico omaggio, ma i rituali ad esso relativi erano associati a molte cerimonie tribali che rinnovavano la coesione della nazione ed assicuravano successo nella caccia. Agli Uomini-Castoro, comunque, veniva attribuita buona memoria per via della durata dei rituali (anche se nessuno poteva ricordarsi tutti i canti) e un’abilità molto apprezzata nelle previsioni meteorologiche: come conseguenza di questo ruolo, essi avevano in custodia bastoncini contrassegnati con i quali registravano il passaggio delle lune e determinavano l’avvicendarsi delle stagioni, e perciò era loro riconosciuta autorevolezza nel decidere gli spostamenti; anche se poi, in effetti, erano i Possessori di Pipa a guidare la comunità.
Importanti Medicine potevano essere cedute ad altri con cerimonie durante le quali venivano fatti conoscere i canti e i dipinti dei relativi rituali. Il ruolo svolto da alcuni Fardelli per la perenne integrità tribale comportava che essi venissero ceduti. Presso gli Cheyenne, il Fardello della Medicina della Freccia, o Mahuts, e il Sacro Cappello del Bisonte, o Is’siwun, riuniti rappresentavano l’unità tribale. Secondo le proprie tradizioni, suffragate da eventi storici, la tribù era divisa in due parti: gli originali Cheyenne della Medicina della Freccia, che migrarono dalle Foreste e ricevettero il potere direttamente dalla Grande Medicina, sotto forma di Mahuts, e i Metà-Cheyenne, o Suhtaio, che sono sempre stati cacciatori di bisonti nelle Pianure e il cui potere risiedeva in Is’siwun. Essi assunsero un tale carattere collettivo che per ogni famiglia della tribù divenne imperativo partecipare alle relative cerimonie.
Collane formate da serie ben allineate di artigli d’orso erano in uso presso molte tribù delle Pianure. Tuttavia erano pochi quelli che erano qualificati a portarle, per aver ricevuto il coraggio accordato dal contatto con l’Orso-Spirito.

Sul custode del Fardello ricadeva solitamente la responsabilità di verificare il potere rituale delle Medicine più importanti, sebbene presso alcune comunità la sua responsabilità fosse limitata a mantenere il Fardello in buone condizioni e a rispettare i tabù, mentre la conoscenza e l’impiego dei suoi contenuti all’interno di un contesto sacro erano demandati ad un Custode Rituale che era sempre un uomo con poteri sciamanici, ma che per espletare le proprie funzioni doveva ricevere l’autorizzazione dalle Potenze, solitamente tramite visioni.
Le visioni sciamaniche erano simili alle altre, ma venivano considerate più potenti in virtù del fatto che si era venuto a creare un rapporto con Potenze che avevano la capacità di elargire la comprensione: lo studio e l’interpretazione di tali misteri erano i compiti specifici dell’”Uomo di Medicina”. Egli era il filosofo degli Indiani delle Pianure e, nei termini di una filosofia pragmatica, ricercava significati e veridicità di ogni credenza esaminandone la validità alla luce dei risultati pratici. Era quindi un uomo essenziale per la direzione delle cerimonie, e si riteneva fosse dotato di particolari poteri visionari.
Molta parte della sua conoscenza era celata nel linguaggio esoterico in vigore presso le confraternite di sciamani. Presso gli Oglala Sioux, ad esempio, ci si riferiva alla Medicina con il termine wakan (mistero), ma gli sciamani potevano invece usare la parola akan per fare riferimento in modo specifico a quelle forze che provenivano direttamente dalle Sacre Potenze. Essi puntualizzavano sostenendo: ”questo è akan, poiché nessun uomo può comprenderlo”, implicando che la capacità di comprensione dello sciamano avesse carattere sacro, perché proveniva dalle Sacre Potenze. E’ evidente il motivo per cui il ruolo di Custode Tribale richiedesse approvazione supernaturale, mentre altre Medicine potevano essere cedute.


Sciamano con piume magiche – dipinto di H. Terpning

La maggior parte degli sciamani, evidentemente, rivestiva un ruolo che andava al di là del semplice coinvolgimento nelle cerimonie relative al Fardello; la loro opinione era particolarmente autorevole per tutto quanto riguardava riflessione, assistenza o approvazione spirituale. Il potere loro accordato dalle visioni li poneva nella posizione di fissare le scadenze delle cerimonie più importanti, di condurre la comunità durante gli spostamenti, di decidere i tempi più propizi per la caccia, di tentare d’influenzare il tempo e di predire il futuro (attraverso un’acuta osservazione e un’attenta conoscenza dei segni nel comportamento animale e nell’ambiente), spesso di celebrare i trionfi di guerra, di fornire suggerimenti al consiglio e di curare gli ammalati; in quest’ultimo caso, il loro intervento era richiesto quando tutti gli altri trattamenti fossero risultati vani o quando si supponeva che il malessere fosse causato da forze spirituali. Non avevano invece una funzione particolare in occasione di nascite, matrimoni e decessi – al di là del fatto che una famiglia, per ragioni di prestigio, poteva richiedere l’intervento di uno sciamano autorevole -, poiché erano generalmente ritenuti avvenimenti che richiedevano la responsabilità della famiglia stessa.
Vi era una distinzione, in senso stretto, tra lo sciamano vero e proprio, che conduceva le cerimonie, e il medico, il quale aveva il potere di curare; entrambi i ruoli, comunque, potevano essere svolti dalla medesima persona, la quale era nota come Uomo o Donna di Medicina, ed impiegava simboli di misteri esoterici diversi da quelli contenuti nei Fardelli.


“Medicine Pipe” – dipinto di Larry Fanning

Catlin descrive l’abbigliamento di un medico dei Piedi Neri durante un rito di guarigione come “il più strano miscuglio ed accozzaglia forse mai visto di misteri dei regni animale e vegetale. Oltre al pelo dell’orso giallo…vi erano pelli di serpenti, rane e pipistrello – becchi, artigli e code di uccelli – zampe di cervi, capre e antilopi; e, in effetti, “frammenti”, pezzi, estremità e punte di quasi tutto ciò che nuota, vola o corre in quest’area del mondo”.
Ognuna di queste cose era simbolo del Potere di Medicina, cui ogni medico ricorreva, e il primo assistente di quel medico era ovviamente l’Orso, pur ricevendo aiuto spirituale da tutte le altre creature associate alla visione. Ma non tutti seppero comprendere i fatti come Catlin, e vi sono molti resoconti di mercanti che ci riferiscono di Uomini di Medicina intenti a gesticolare e ad intonare canti per evocare dei e demoni. Eppure l’Indiano non credette mai di essere circondato da spiriti che potessero essere mobilitati ritualmente. Avvertì che vi era un legame tra sé stesso e le Sacre Potenze, che erano come un tutt’uno, e in questo senso egli era spirito, poiché lo avvertiva nell’animo; sentiva il potere che agiva al suo interno mentre praticava la Medicina. In tutti i casi di impiego della Medicina indiana da parte dello sciamano, si ricercava più il potere che non una manifestazione dello spirito.
Oltre che nei sogni, le Sacre Potenze si esprimevano nel mondo naturale in fenomeni come il vento e i temporali, e inoltre in particolari animali o in eventi e comportamenti insoliti. Ad esempio una persona che mentiva o rubava non agiva di propria spontanea volontà, ma perché era “posseduta” da un potere maligno: in altri termini agiva irrazionalmente perché l’equilibrio della sua mente era stato turbato da qualche forza esterna, e quindi era compito dello sciamano ripristinare, per mezzo dei rituali, l’equilibrio e quindi la normalità.


Uomo di Medicina Cheyenne – dipinto di H. Terpning

La nozione indiana di malattia, comunque, era più complessa di una vaga credenza negli spiriti maligni. Sanapia, una Donna di Medicina dei Comanche, così concettualizzò l’essenza della malattia: “Un corpo è sano quando è equilibrato e rilassato in tutte le sue parti. La malattia sorge quando qualcosa turba l’equilibrio e la tranquillità. Le cose che si muovono rapidamente ed irregolarmente o il movimento rapido e irregolare sono intrinsecamente dannosi al corpo umano: ciò che si muove rapidamente e irregolarmente causa un gonfiore nel corpo. Questo gonfiore produce un liquido tossico che, se rimosso, allevierà i sintomi della malattia. La causa della malattia è annientata dalle medicine che hanno ricevuto una straordinaria potenza dall’Uomo o Donna di Medicina”.
Le Medicine potevano essere impiegate per ottenere risultati sia benefici che malefici e, sebbene pochi ammettessero il proprio coinvolgimento, quando si trattava di sciamani vi erano sicuramente sospetti di “stregoneria”. Ma forse la più imponente dimostrazione del potere sciamanico, e certamente la più drammatica, era la destrezza-di-mano che i Crow definivano “afferrarsi per le braccia” (riducendo all’impotenza l’avversario), durante la quale il loro potere veniva apertamente messo alla prova attraverso dimostrazioni di magia, stratagemmi incantatori e ipnotici, solitamente di fronte a un vasto pubblico.
Alcuni erano specializzati in trasformazioni: mutavano corteccia in tabacco e facevano miracolosamente apparire rape indiane o prugne selvatiche mature, e quindi li passavano ai loro antagonisti affinché fumassero e mangiassero. Le imprese più spettacolari avvenivano quando la volontà di una persona veniva imposta su rivali che non avevano il potere di opporsi: uno sciamano “attorcigliava la propria coperta e causava lo svenimento della persona a lui di fronte; poi, rilasciandola, la faceva rinvenire”; mentre un altro “saltellava circolarmente con strani movimenti della mano sinistra e tutti cadevano verso il lato destro. Quindi faceva dei movimenti con la mano destra, e tutti cadevano verso l’altro lato”.
Come questi giochi di prestigio potessero accadere – per ipnotismo di massa o come conseguenza del Potere di Medicina – rimaneva un mistero per gli scettici mercanti che li videro senza riuscire a fornire una spiegazione. Erano intesi, comunque, molto seriamente come prove di abilità sciamanica, poiché chi veniva sconfitto perdeva prestigio e anche la propria reputazione di Uomo di Medicina. Il principio sotteso a tali dimostrazioni caratterizza molto bene la pratica della Medicina indiana delle Pianure: la forza era legata ad un’energia comprovata e il potere era effettivo solo se si poteva mostrarlo operante. Uno sciamano che non era in grado di mantenere la propria posizione di fronte ad un rivale si pensava fosse in contatto con Potenze più deboli; la gente perdeva fiducia in un medico che troppo frequentemente non riusciva a curare, e si rifiutava di seguire un leader di guerra che aveva subito sconfitte e non era in grado di garantire protezione spirituale.
I ruoli svolti dalle Sacre Potenze, sotto gli auspici della Grande Medicina, potevano essere colti nell’ambiente circostante; e lo spirito dell’uomo, il potere della sua convinzione, lo faceva muovere in armonia con esse, così da riceverne forza spirituale. In questo modo accettava la realtà di ogni aspetto dell’universo: le manifestazioni delle forze tangibili come di quelle intangibili; il potere sia conscio che inconscio, sia materiale che spirituale. Riconosceva perciò che tutto quanto accadeva aveva un significato “reale”, per quanto oscuro potesse essere; considerava il mondo fisico e metafisico come una totalità al cui interno anche le immagini dei sogni venivano analizzate e studiate così che il loro significato potesse rendersi praticamente utile, e riconosceva i limiti delle proprie forze sostenendo: ”Il potere deriva dalla comprensione; poiché nulla può esistere correttamente se non nel modo che si accorda all’esistenza e alla dinamica del Sacro Potere del Mondo”.

Le corna di bisonte di questo copricapo indicano che il proprietario aveva qualità – in particolare vigore e capacità di resistenza – paragonabili a quelle del bisonte. Apparteneva ad un Uomo di Medicina dei Piedi Neri e ha la forma tipica della Società del Corno di Bisonte. I Piedi Neri consideravano tali copricapi come Fardelli della Medicina che potevano essere posseduti dai singoli individui.

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