Il mistero della quinta carta

A cura di Luca Barbieri

L’ultima partita
Ogni episodio storico di una certa importanza tende a tingersi, col tempo, del colore della Leggenda, per cui accade fatalmente che alcuni particolari che normalmente vengono ritenuti assolutamente insignificanti assumano invece una rilevanza vitale, dando il via ad aspri dibattiti ed infinite contestazioni sulla loro esattezza. Il caso dell’omicidio di Hickok non fa di certo eccezione, perché dovrebbe?, e il suo nodo gordiano è il mistero della quinta carta.
Quando venne ucciso, Wild Bill aveva in mano le canoniche cinque carte da gioco necessarie per fare punteggio a poker.
Su quattro non c’è alcun dubbio: si trattava degli “Aces and Eights”, e cioè doppia coppia di assi e otto, entrambi di seme nero, un punteggio che sarà talmente legato al fatto di sangue in questione da venir chiamato da quel momento in poi “la mano del morto”.
Il mistero circonda invece la quinta carta, inutile ai fini del punteggio, e quindi soggetta alle versioni più varie. Nel museo di Deadwood dedicato a Hickok, ad esempio, sono esposte le cinque carte della “mano del morto”, ovviamente non le originali altrimenti tutta questa querelle sarebbe assurda, e come quinta carta figura un nove di denari; questa di certo rappresenta la versione più diffusa ed accreditata (vista anche l’autorevolezza della fonte): viene mostrata, ad esempio, nel film del 1995 “Wild Bill”, regia di Walter Hill, e nella serie TV “Deadwood”.


La mano del morto

Ma non tutti concordano. Sul numero 29 della serie Ken Parker, “Il magnifico pistolero”, ad esempio, viene mostrato un fante di quadri, così come nell’ultima, toccante, immagine della graphic novel “L’onesto assassino” di Rino Albertarelli, mentre di una regina di seme nero si parla in “Vento d’Autunno” di Gino D’Antonio, ipotesi che trova l’approvazione di Joseph Rosa, forse il più scrupoloso biografo di Hickok. Nella celebre pellicola “The plainsman”, Gary Cooper (che interpretava Wild Bill) reggeva in mano una carta del tutto diversa dalle precedenti, e cioè un re di picche: del tutto legittimo, in assenza di dati certi, che la fantasia dello sceneggiatore si sia sbizzarrita, selezionando la carta secondo lui più simbolica ed adatta (e, in tal senso, un inquietante “re nero” è davvero calzante).


L’uccisione di Wild Bill in una stampa dell’epoca

Una spiegazione plausibile del mistero potrebbe essere che Hickok sia stato colpito proprio mentre stava scartando la quinta carta, e che, dunque, in mano ne avesse solo quattro (anche se l’iconografia mondiale di cinema e fumetto lo ritrae con tutte e cinque in mano), oppure, semplicemente, che nessuno ci fece caso, registrando solamente il punteggio della mano: in tal senso va detto che il giornalista del Black Hills Pioneer, A. W. Marrick, che raccolse le prime testimonianze dopo l’accaduto, non fa alcuna menzione della quinta carta, quindi è più che probabile che nessuno abbia mai veramente saputo quale fosse, e che dunque una versione valga l’altra.
In ogni caso il fatto, di per sé assolutamente futile, ha acquisito, col trascorrere del tempo un indiscutibile fascino, e tutto ciò dimostra come sia davvero bizzarra la mente umana.

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