Uno Specchio nel Centro

A cura di Josephine Basile

“Espejo de Enmedio” ossia “Specchio Centrale”, è il nome che gli Ispano-Messicani assegnarono ad un famigerato capo Mescalero-Apache che, si dice, visse per oltre cent’anni. Vagando su entrambe le sponde del Rio Grande, tra il Chihuahua, il Coahuila e il Texas Occidentale, “el Viejo Yndio Espejo” divenne così tanto famoso – a Spagnoli, Indiani, Messicani e Americani – che i suoi fedeli seguaci ( tra l’altro uccisori del gran capo Comanche “Bajo El Sol” ) finirono con l’essere riconosciuti col suo stesso nome: “Espejos”, cioè “Specchi”.
Ma così come nel caso di innumerevoli altri Indios – Apaches e non – che si ritrovarono affibbiato un nome castigliano, non è precisamente dato a sapere ( almeno a chi scrive ) il perchè “El General de los Apaches Mezcaleros” fu chiamato “Espejo de Enmedio”. Però, il nome “Specchio Centrale” suggerisce che il leader fosse solito portare con sè uno specchio…..al centro di cosa o di che, possiamo provare a indovinarlo, unitamente al motivo per cui lo adoperava.


Adrien Hubert Brue: Nuova Mappa Del Messico, Del Texas E D’Una Parte Degli Stati Limitrofi. 1845

Naturalmente, è possibile che lo specchio venisse semplicemente usato per riflettere la propria immagine o per dipingersi il volto; e si può immaginare che il capo lo portasse appeso al collo a mò di ciondolo, così da farlo ricadere, appunto, al centro del torace o dell’addome, forse per averlo più agevolmente a portata di mano, nel momento di segnalare qualche importante notizia ai suoi Mescaleros. Una valida alternativa ai più notori segnali di fumo, insomma. Del resto, questa ipotesi trova un certo riscontro in “Victorio, un Grande Capo Apache”, di Eve Ball, dove compare la testimonianza di James Kaywaykla, che nella sostanza ci informa che gli Apaches – con gli specchi – riuscivano a comunicare tra loro, in un segreto linguaggio solare che, senza dubbio, anticipava quello del generale Nelson Miles, con i suoi eliografi sparsi sulle montagne del sudovest… alla ricerca dell’irriducibile Geronimo.

Tuttavia, sembra ricavarsi qualcosa di più interessante all’interno de “La Repubblica del Messico nel 1876”, di Antonio Garcia Cubas, dove si apprende che tra le armi degli Apaches vi era “uno scudo…di pelle… ornato di piume e con piccoli specchi nel centro, con i quali riescono ad abbagliare il nemico.” Purtroppo, Garcia Cubas non specifica se tale singolare ornamento dello scudo fosse in uso presso un gruppo Apache in particolare. Egli lo attribuisce in generale agli “Apaches”, quasi come a dire che tutti loro, indistintamente, fossero soliti porre specchi al centro dei loro scudi.
Però, si sà che gli scudi furono un arma difensiva a cui fecero più sovente ricorso gli Apaches Orientali, tra cui si annoverano certamente i battaglieri Mescaleros che – stando a James Haley – li costruivano “sia come dimensioni sia come qualità, praticamente uguali a quelli degli Indiani delle Pianure”. Al contrario, i gruppi degli Apaches Occidentali e le bande Chiricahuas, per il loro modo di guerreggiare, fecero uno scarso uso degli scudi.


San Juan, Capo Mescalero Apache

Sempre riguardo lo scudo, informazioni simili a quelle di Garcia Cubas, ma più dettagliate, si ricavano da “Civilizzare o Sterminare. Tarahumaras e Apaches in Chihuahua, secolo XIX” ( di Leon Garcia e Carlos G. Herrera), dove si riportano – filo per segno – quelle tratte dal “Catalogo della Collezione di Antropologia del Museo Nazionale, 1895”, di Alfonso Herrera e Ricardo Cicero. Quindi leggiamo che gli Apaches: “Usano anche una specie di adarga ( uno scudo spagnolo ) rotonda e di cuoio, con cui si difendono dai colpi di lancia…..; la portano sempre foderata all’interno di una borsa di pelle, da cui la tolgono nell’entrare in guerra, lasciandosi vedere allora una serie di piume unite a una striscia di stoffa rossa nel contorno del chimal (scudo): nel centro di questo dipingono un sole o un altra figura e solgono fissare specchi con l’intento ( secondo quanto loro stessi manifestano ) di abbagliare il loro avversario.”
Dopo queste informazioni, si direbbe che anche il “General Mezcalero” fosse solito porre uno specchio, nel bel centro del suo scudo, e che per tale motivo fu chiamato, appunto, “Espejo de Enmedio”. Ma, purtroppo, Alfonso Herrera e Ricardo Cicero ci pongono di fronte a un dilemma, poichè aggiungono che gli Apaches: “Usano per la guerra alcuni ornamenti di piume assai ben fatti, che si pongono in testa e che gli pendono da dietro cadendo sulla groppa del cavallo; due corna di cibolo o bisonte e nel mezzo uno specchio, segno distintivo dei capitani, rimangono sopra la fronte.”


Giovane Mescalero Apache, figlio del Capo San Juan (nella mano sinistra tiene uno specchio)

E’ arduo effettuare una scelta – sicura e priva di alcun dubbio – tra lo specchio nel mezzo dello scudo e quello al centro delle corna. Pur propendendo verso tale ultima possibilità, al momento e in mancanza di ulteriori notizie, bisogna trovare in queste righe, la misteriosa origine del castigliano nome assegnato a questo grande nantan: “Espejo de Enmedio”

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