Mitologia degli Indiani d’America

A cura di Cesare Bartoccioni

Quando i bianchi iniziarono a colonizzare il Nord America, vaste foreste coprivano i territori che si estendevano dal Labrador e dalle coste della baia di Hudson giù fino alle terre alluvionali del Golfo del Messico.
Questi territori erano abitati da moltissime tribù connesse con le grandi famiglie Algonchina ed Irochese: bellicose tribù di cacciatori. I miti di queste grandi tribù sono popolati di figure ideali di eroi civilizzatori, considerati in parte come i primi uomini, in parte come demiurghi e creatori. Tali esseri possiedono la conoscenza delle arti magiche, ed hanno il potere di trasformarsi in animali.
Gli indiani d’America credono che ogni elemento della Natura (esseri viventi, piante, pietre…) sia abitato da un potere misterioso, che si diffonde ed influenza gli altri esseri. Gli Irochesi (1) lo chiamano “Orenda”, mentre per gli Algonchini (2) è “Manitou”. Esso comprende tutti i poteri magici della “medicina”, dai più bassi ai più elevati. Gli uomini devono ottenere il controllo dei poteri più piccoli, e nel frattempo fare tutto il possibile per ottenere il favore degli spiriti intelligenti, i “Manitou”.
Per gli Algonchini del nord, il più potente di tutti i Manitou è “Kitcki Manitou”, il Grande Spirito, che è il padre della vita e non è mai stato creato. Esso è la sorgente di tutte le cose buone, ed in suo onore viene fumata la pipa della pace.

La leggenda dei Delaware
I Lenape (chiamati Delaware dagli europei, una delle tribù della famiglia algonchina), raccontano come il Grande Spirito istituì il rito della pipa:
“Le tribù del nord, raccolte a consiglio, avevano deciso di sterminare il popolo Lenape, quando all’improvviso un uccello di un bianco scintillante apparve tra loro, e rimase sospeso con le ali aperte sopra la testa dell’unica figlia del gran capo.

Ella udì una voce interiore che le diceva: ‘Riunisci tutti i guerrieri e dì loro che il cuore del Grande Spirito è triste e nascosto in una oscura nube, perché essi vogliono bere il sangue dei suoi primogeniti, i Lenni-Lennapi, la più antica delle tribù. Per placare la rabbia del Padrone della Vita e far tornare la gioia nel suo cuore, i guerrieri devono lavarsi le mani con il sangue di un daino, quindi, portando dei regali e le loro pipe, devono recarsi presso i loro fratelli maggiori, e fumare con loro la grande pipa della pace e della fratellanza che li unirà per sempre’.”

Miti degli Algonchini
Il Grande Spirito, che vive in cielo, è superiore a tutti gli altri poteri; è il Padrone della luce e si manifesta nel sole. Egli è il soffio della vita, e penetra in ogni dove sotto forma di vento.
Secondo i miti algonchini, esiste anche un altro importante spirito, “Michabo” o la Grande Lepre, colui che creò la terra, l’acqua, il pesce, ed il grande cervo. La casa di Michabo si trova nel luogo dove sorge il sole, ed egli è la personificazione dell’alba. Insieme a lui dimorano le anime dei buoni indiani, i quali si cibano di frutti succosi. Michabo ha anche il potere di trasformarsi in mille animali differenti.
Come quasi tutti gli indiani d’America, anche le tribù algonchine credono nell’Uccello di Tuono, un potente spirito i cui occhi sprizzano lampi, mentre il cui battito d’ali è il suono del tuono. È lui che impedisce alla terra di inaridirsi ed alla vegetazione di morire. Egli è scortato da spiriti minori che lo seguono sotto forma di falchi o aquile.
Al di sopra delle nuvole, che sono la dimora dei venti e del tuono, si trova l’abitazione del sole e della luna, rappresentati a volte come marito e moglie, ma più spesso come fratello e sorella. Secondo una leggenda algonchina, il sole, armato con arco e frecce, andò una volta a caccia, ma restò via così tanto tempo che la sorella si allarmò ed andò a cercarlo, viaggiando per venti giorni prima di trovarlo. Da allora, la luna fa sempre viaggi di venti giorni attraverso il cielo.

Al di sotto delle nuvole vive la Madre Terra, da cui deriva l’Acqua della Vita, che nutre piante, animali e uomini. Gli Algonchini la chiamano Nokomis, la nonna.
Gli uccelli sono gli intermediari tra gli uomini e le potenze superiori, mentre i serpenti e le creature acquatiche comunicano con le potenze inferiori.
Ad ogni punto cardinale vive uno dei quattro spiriti amichevoli: quello del nord porta il ghiaccio e la neve che permettono la caccia agli animali selvatici; quello del sud porta i frutti, il mais ed il tabacco; quello dell’ovest porta la pioggia; quello dell’est porta il sole e la luce.

Miti degli Irochesi
Gli dei più importanti degli Irochesi sono il Tuono, il Vento e l’Eco. Tra le divinità più antiche gli Irochesi includono i propri antenati ed alcuni animali in grado di assumere forma umana, e i cui nomi furono poi usati per indicare i clan (3).
Vi sono poi dei giganti di pietra, eccellenti cacciatori dai poteri magici, che non conoscono l’uso dell’arco, ma combattono lanciando delle pietre. Essi hanno una forza incredibile, e quando combattono tra di loro sradicano gli alberi più grandi usandoli come mazza. Sono esseri temuti, anche perché sono dediti al cannibalismo. Uno tra i più importanti è Ga-oh, il gigante che comanda i venti. Al suo fianco vi è Hino, lo spirito del Tuono.

Questi è il guardiano del cielo, e con il suo potente arco che scaglia frecce di fuoco distrugge tutte le cose dannose. Sua moglie è l’Arcobaleno. Tra gli aiutanti di Hino vi è un ragazzo, di nome Gunnodoyak, che era un tempo mortale. Hino lo portò un giorno nel suo regno, lo armò e lo inviò a sconfiggere il Grande Serpente Acquatico che divorava gli uomini. Lo stesso Gunnodoyak venne divorato, ma Hino e i suoi guerrieri uccisero il Serpente, recuperarono Gunnodoyak e lo portarono in Cielo. Al servizio di Hino vi è anche Oshadagea, la Grande Aquila della Rugiada, che vive nel cielo dell’ovest e trasporta un lago di rugiada sul dorso. Quando i devastatori spiriti del fuoco portano la siccità, Oshadagea vola sopra i terreni riarsi e la rugiada benefica scivola giù dalle sue ali.

La leggenda irochese della Stella del Mattino
Gli indiani d’America hanno moltissime leggende sulle stelle. Una delle più belle è quella degli Irochesi sulla Stella del Mattino.
“Sesondowah, il cacciatore, si era accorto che l’Alce del Cielo aveva vagato fino alla terra. Nell’eccitazione della caccia, egli finì con l’inseguirlo fino al Cielo, nella regione sopra la dimora del Sole; lì venne fatto prigioniero dall’Alba, che lo trasformò nel guardiano della sua porta. Sesondowah, guardando giù verso la terra, vide la ragazza che amava. Quando venne la primavera, egli si trasformò in un tordo azzurrino e volò fino a lei. In estate divenne un merlo, ed in autunno si trasformò in un grande falco e la portò su in cielo. Furiosa per questa evasione, l’Alba lo incatenò alla sua porta, e trasformò la ragazza in una stella che si legò alla fronte, in modo che Sesondowah fosse consumato dal desiderio di raggiungerla senza mai più riuscirci. La stella è chiamata ‘Gendenwitha’, la Stella del Mattino.”

Gli Uroni
I miti degli Algonchini, degli Irochesi, e degli Uroni (4) concordano nel ricercare l’origine della vita in un mondo più elevato che si trova sopra le nuvole. Gli Uroni, tuttavia, riconoscono il loro antenato in Ataentsic, la quale venne scacciata dal Cielo.
“Al tempo della creazione, nel mondo celeste dove non si conosceva il dolore, una piccola fanciulla, Ataentsic, nacque poco dopo la morte di suo padre. Questa morte fu la prima avvenuta tra gli abitanti del Cielo. Il corpo del padre venne posto su un giaciglio regale e la figlia prese l’abitudine di visitarlo e di parlare con lui. Quando ella crebbe, il padre le disse di intraprendere un viaggio attraverso le terre del ‘Capo che possiede la Terra’, con cui avrebbe dovuto sposarsi. La ragazza partì, attraversò un fiume sul tronco di un acero e, dopo aver scampato vari pericoli, giunse alla capanna del capo, che era posta accanto al ‘grande albero del cielo’.

Lì, dopo aver superato diverse prove, ella divenne la moglie del capo. Quando questi si accorse che ella aspettava un bimbo, divenne ingiustamente e ferocemente geloso del Drago di Fuoco. Ataentsic partorì una figlia, Soffio di Vento. I rappresentanti di tutte le cose e gli esseri della creazione visitarono quindi il capo e tennero consiglio. Le Luci del Nord indovinarono che il marito di Ataentsic era geloso, e gli consigliarono di sradicare ‘l’albero della vita’; egli lo fece immediatamente, provocando un abisso in cui gettò la moglie e la figlia. Così Ataentsic cadde dal cielo, e mentre attraversava l’aria notò una specie di luce blu. Guardò bene e pensò che stava cadendo verso un grande lago, ma non vide alcuna terra. Nel frattempo, le creature che vivevano nel lago, vedendo che ella stava cadendo dal cielo, decisero di cercare la terra in fondo al lago. Sia la lontra sia la tartaruga fallirono nell’impresa, e solo il topo muschiato riuscì a mettere la terra che aveva trovato sulla schiena della tartaruga. In quel momento il carapace crebbe enormemente e divenne la solida Terra. Ataentsic, sorretta dalle ali degli uccelli, posò il piede al suolo. Sua figlia, Soffio di Vento, crebbe, ed una notte ricevette la visita del Padrone dei Venti, e concepì due gemelli: Ioskeha e Tawiscara. I gemelli si odiavano, e combatterono tra loro prima ancora di nascere, causando la morte della madre. Dal suo corpo, Ataentsic fece il sole e la luna, ma non li mise in cielo. Tawiscara persuase sua nonna che era stato solo Ioskeha a causare la morte della loro madre; questi venne quindi scacciato da Ataentsic. Ioskeha raggiunse suo padre, il Padrone dei Venti, il quale gli diede un arco, delle frecce e il mais, rendendolo padrone degli animali e del cibo vegetale. Ioskeha creò quindi diverse specie di animali. Sconfisse poi il nano Hadui, che causa tutte le malattie, e gli strappò il segreto della medicina e dell’uso rituale del tabacco. Rubò il sole e la luna ad Ataentsic e a Tawiscara, e lasciò che prendessero il loro corso nel cielo. Infine Ioskeha creò l’uomo. Tawiscara provò ad imitarlo, ma riuscì solo a produrre dei mostri, ed infine suo fratello lo mandò in esilio.”

Gli Indiani delle Pianure
Le Grandi Pianure si estendono dalle regioni fredde del fiume Mackenzie fino al nord del Messico ed all’ovest del Mississippi. Quando i bianchi le raggiunsero, quelle vaste praterie erano il pascolo di innumerevoli branchi di caribù a nord e mandrie di bisonti a sud. Vi era abbondanza di selvaggina ovunque, e le sparpagliate tribù indiane vivevano tranquillamente di caccia e agricoltura. Il loro orizzonte era senza fine, senza fitte foreste o profonde vallate che ne ostruissero lo sguardo. In base alla stagione, gli indiani delle praterie vedevano distese ininterrotte di erba verde o di neve bianca. Intorno a loro il cielo sembrava toccare la terra come una volta che coprisse una piatta terra circolare. Tale apparente semplificazione della Natura si riflette nella mitologia degli indiani delle pianure: il mondo è governato da un essere invisibile ed onnipotente, superiore a tutte le altre divinità. Tale essere, a seconda della tribù, è chiamato “Grande Spirito”, “Padrone della Vita”, “il Nostro Padre Cielo”, o il “Grande Mistero”.

I Sioux lo chiamano “Wakonda” ed i Pawnee “Tirawa”, o “l’Arco del Cielo”. Come regola, gli indiani non lo raffigurano in una forma definita, ma tramite simboli. Wakonda è la sorgente di tutta la vita e di tutta la potenza; gli altri dei che gli indiani venerano sono solo degli intermediari tra il distante, sconosciuto Grande Spirito e gli uomini. Questi dei sono praticamente ovunque: il Sole, la Terra, la Luna, la Stella del Mattino, il Vento, il Fuoco, il Tuono. Gli indiani agricoltori aggiungono a tale Pantheon il Mais.
Tra i Pawnee il Sole, “Shakuru”, è il più grande ed importante; un rituale importantissimo viene osservato in suo onore: la “Danza del Sole”, la più grande cerimonia degli indiani delle pianure, che dura di solito una settimana, e consiste in processioni, danze simboliche e mutilazioni volontarie da parte di guerrieri che devono tener fede a dei voti. È anche la grande festa dove le gesta dei giovani guerrieri sono elogiate e gli affari tribali discussi.
Dopo il Sole, il più importante dei poteri celesti è la Stella del Mattino. Essa viene rappresentata come un giovane uomo dipinto di rosso (il colore della vita), che calza mocassini ed è avvolto in una larga tunica. Sul capo indossa una piumosa penna d’aquila tinta di rosso, l’immagine del soffio vitale. A lui il Grande Spirito ha consegnato il Dono della Vita, con l’ordine di diffonderlo sulla terra. Anticamente gli Skidi Pawnee avevano l’usanza di sacrificare una vergine in suo onore. Il corpo della vittima veniva tagliato a pezzi, e sepolto nei campi per renderli fertili.
La “Nostra Madre Terra” è l’inizio e la fine di ogni vita. Ella è la fornitrice di tutto il cibo.

La leggenda dei Piedi Neri
I Piedi Neri (5) narrano la leggenda del figlio della Stella del Mattino.
“Una volta la Stella del Mattino notò sulla terra Soatsaki, una ragazza di grande bellezza, che dormiva accanto al suo tipì, e se ne innamorò. La sposò e la portò in cielo, nella dimora di suo padre e sua madre, il Sole e la Luna. Lì Soatsaki ebbe un figlio, Piccola Stella. La Luna regalò a Soatsaki un piccone, ma la mise in guardia di non usarlo per estrarre la rapa che cresceva vicino alla dimora dell’Uomo Ragno. La curiosità, tuttavia, ebbe la meglio su Soatsaki, che estrasse la rapa proibita e scoprì che attraverso il buco creato poteva vedere la Terra. Vedendo i tipì della sua tribù fu presa da una forte nostalgia, ed il suo cuore si ammalò mortalmente. Per punire la sua disobbedienza, il Sole suo suocero decise di cacciarla dal Cielo insieme a suo figlio, e li calò in terra avvolti in una pelle d’alce. Quando Soatsaki si trovò separata dal marito, ne morì, lasciando suo figlio solo e povero. Il bimbo aveva una cicatrice in faccia e fu soprannominato ‘Poia’, lo sfregiato (scarface).

Quando crebbe, Poia si innamorò della figlia del capo, la quale lo respinse a causa della cicatrice. Preso dalla disperazione, egli si mise a cercare suo nonno, il Sole, che avrebbe potuto togliergli la cicatrice, ed iniziò il viaggio verso ovest. Quando raggiunse la costa del Pacifico si fermò, e trascorse tre giorni in digiuno ed in preghiera; la mattina del quarto giorno un luminoso sentiero gli si dipanò innanzi attraverso l’oceano. Poia vi saltò su con coraggio e raggiunse la dimora del Sole. Quando arrivò in cielo, egli vide suo padre, la Stella del Mattino, che combatteva contro sette mostruosi uccelli; correndo in suo aiuto, Poia li uccise tutti. Come ricompensa per la sua impresa, il Sole gli tolse la cicatrice, quindi, dopo avergli insegnato il rituale della Danza del Sole, gli regalò delle piume di corvo, a prova della sua parentela con il Sole, ed un flauto che lo avrebbe aiutato a conquistare il cuore della sua amata. Poia ritornò sulla terra attraverso un altro sentiero chiamato il “Sentiero del Lupo” (la Via Lattea), insegnò ai Piedi Neri la Danza del Sole e, dopo aver sposato la figlia del capo, la portò in cielo.”

Terra, Acqua, Fuoco, Aria
Insieme alle potenze celesti, gli indiani delle pianure venerano le potenze della Terra, dell’Acqua, del Fuoco e dell’Aria, rappresentate in modo diverso dalle diverse tribù.
I Sioux (6) immaginano che gli spiriti dell’acqua siano divisi in due categorie: quelli delle correnti e quelli delle acque sotterranee. I primi assomigliano agli uomini, ed i secondi alle donne, anche se secondo alcuni questi ultimi formano un mostro dalle molte teste che sorregge la Terra.
Il Tuono è il più importante tra gli spiriti dell’Aria; esso è la voce del Grande Spirito che parla nelle nuvole. Il Tuono ha la forma di un grande uccello (l’uccello di tuono) accompagnato da uno stormo di uccelli più piccoli, il cui battito d’ali causa i distanti rombi che si sentono tra le nuvole dopo ogni tuono.

La creazione del mondo per i Pawnee
I Pawnee del Nebraska narrano una leggenda su come fu creato il mondo.
“Al principio, Tirawa, il grande capo, ed Atira, sua moglie, dimoravano in Cielo. Tutti gli altri dei erano seduti intorno a loro. Quindi Tirawa disse loro: ‘Darò ad ognuno di voi un compito da portare a compimento in cielo ed una parte del mio potere, poiché intendo creare gli uomini a mia immagine. Essi saranno sotto la vostra protezione, e voi ne avrete cura’. Così, Shakuru il Sole fu posto a est per dare luce e calore; Pah la Luna a ovest per dare la luce durante la notte. Poi Tirawa disse alla Stella Brillante, la stella della sera: ‘Tu starai a ovest e sarai chiamata la madre di tutte le cose, poiché tutti gli esseri saranno creati da te’. Quindi disse alla Grande Stella, la stella del mattino: ‘Tu starai a est e sarai un guerriero. Abbi cura di non lasciare indietro nessuno quando esorterai gli uomini a muoversi verso ovest’. A nord mise la Stella Polare, e la rese la prima del cielo. A sud mise la Stella degli Spiriti o la Stella della Morte. Quindi mise altre quattro stelle, una a nord-est, una a nord-ovest, una a sud-est e una a sud-ovest, e disse loro: ‘Il vostro compito sarà di sorreggere il cielo’. Dopo aver fatto tutto ciò, Tirawa disse alla stella della sera: ‘Ti invierò le nuvole, i venti, il fulmine ed il tuono, e quando li riceverai tu li metterai vicino al Giardino Celeste. Lì essi diventeranno esseri umani; io li vestirò con tuniche di bisonte ed essi calzeranno mocassini’. Immediatamente le nuvole si assembrarono, i venti iniziarono a soffiare, il fulmine ed il tuono entrarono nelle nuvole. Quando il cielo fu completamente oscurato, Tirawa gettò un ciottolo sulle spesse nubi che si aprirono rivelando una immensa distesa d’acqua. Tirawa armò quindi gli dei delle quattro stelle dei quarti del cielo con delle mazze ed ordinò loro di colpire le acque, e le acque si separarono e la terra apparve. Su ordine di Tirawa i quattro dei iniziarono a cantare canzoni in lode alla creazione della terra, e le loro voci riunirono gli dei degli elementi, delle nuvole e dei venti, del fulmine e del tuono, causando un terribile temporale che con la sua violenza divise la terra in montagne e vallate. Allora i quattro dei iniziarono a cantare in lode alle foreste ed alle praterie, provocando un’altra tempesta che rese la terra verde e coperta di alberi e vegetazione.

Essi cantarono una terza volta, ed i fiumi iniziarono a scorrere. Al quarto canto, semi di ogni tipo germinarono ed arricchirono la terra. Tirawa ordinò dunque al Sole ed alla Luna di unirsi, per popolare questo Paradiso Terrestre, ed essi ebbero un figlio. Anche la stella del mattino e quella della sera si unirono, ed ebbero una figlia. I due bimbi furono messi sulla terra, e quando furono cresciuti Tirawa inviò degli dei per insegnare loro i segreti della Natura. Alla donna furono dati dei semi, e l’umidità per farli crescere, una capanna ed un focolare. Ella apprese le arti del fuoco e della parola. L’uomo ricevette vestiti e armi da guerriero. Egli apprese la scienza della pittura di guerra, ed i nomi degli animali, l’arte di tirare con arco e frecce, quella del fumo e delle pietre refrattarie. La Stella Brillante gli apparve, e gli insegnò il rituale del sacrificio. Altri uomini furono creati dalle stelle, ed egli divenne il loro capo ed insegnò loro ciò che aveva appreso. Venne formato un accampamento circolare nello stesso ordine delle stelle nel cielo, in memoria del modo in cui il mondo era stato creato.”

La leggenda della Morte
I Pawnee spiegano anche l’origine della morte.
“Prima di creare il mondo, Tirawa inviò il Fulmine ad esplorare la terra. La Stella Brillante gli diede il sacco delle tempeste, dove aveva racchiuso le costellazioni che la Stella del Mattino conduce innanzi a lei. Dopo aver viaggiato attraverso la terra, il Fulmine posò il sacco e ne estrasse le stelle, che appese nel cielo. Ma una delle stelle, l’Ingannatrice del Coyote, chiamata così perché il Coyote ulula verso di essa pensando che si tratti della Stella del Mattino che invece precede, era gelosa del potere della Stella Brillante, e mandò un lupo a rubare il sacco delle tempeste. Il lupo ci riuscì, e liberò tutti gli esseri racchiusi nel sacco; ma questi erano adirati nel non trovare il Fulmine loro padrone, e si gettarono sul lupo uccidendolo. Da allora la morte non ha mai lasciato la terra, e non la lascerà mai fino al giorno in cui tutte le cose svaniranno e la Stella del Sud, la stella della morte, regnerà sulla terra. Allora la luna diventerà rossa ed il sole se ne andrà. Gli uomini verranno trasformati in piccole stelle e voleranno in cielo lungo la Via Lattea, che è il sentiero usato dai morti per giungere in Cielo.”

Note:

(1) Confederazione di sei tribù: Cayuga, Mohawk, Oneida, Onondaga, Seneca, Tuscarora, questi ultimi assimilati alle cinque nazioni originarie irochesi dopo essere stati costretti a spostarsi verso nord in seguito ai conflitti con i coloni europei. Gli Irochesi si chiamano tra loro “Haudenosaunee”, il Popolo della Lunga Casa, dalla tipica abitazione irochese che poteva essere lunga fino a 60 metri e che ospitava diverse famiglie. La lunga casa rappresentava anche il territorio irochese, che si estendeva per circa 500 km dalla valle del Mohawk a est fin quasi alle cascate del Niagara a ovest.

(2) Gli Algonchini sono una popolosa famiglia di tribù, comprendenti Powhatan, Abenaki, Piedi Neri, Cheyenne, Mohegani, Mohicani, Cree, Fox, Arapaho, Kickapoo, Lenape (Delaware), Passamaquoddy, Miami, Micmac, Narragansett, Ojibway, Ottawa, Pequot, Potawatomi, Shawnee.

(3) Il clan era il nucleo basilare degli Irochesi; l’appartenenza al clan era matrilineare, e le donne dei clan ne nominavano i capi, chiamati sachem. Questi conducevano i consigli delle tribù, che avvenivano periodicamente e dove si doveva mediare finché non si raggiungesse l’unanimità, per poi ottenere il consenso del popolo sulle decisioni prese. L’importanza delle donne nella cultura irochese deriva dal fatto che la sussistenza era costituita dalla coltivazione di diverse varietà di mais, fagioli e zucche (le tre sorelle), mansione delle donne, le quali erano anche proprietarie dei terreni e delle case, quindi dei villaggi fortificati dove gli irochesi vivevano.

(4) Gli Uroni, o Wyandot, abitavano l’odierna provincia dell’Ontario canadese. Furono decimati dalle epidemie e dispersi dalla guerra contro gli Irochesi, guerra già in atto prima dell’arrivo dei bianchi, poi esasperata dal conflitto tra Francesi (alleati degli Uroni) e Inglesi (alleati degli Irochesi).

(5) Contigui agli Algonchini, come dimostrato dalle relazioni della loro lingua agglutinante con le altre della famiglia algonchina, i Piedi Neri erano originari di un’area a occidente dei Grandi Laghi. Grazie anche all’introduzione del cavallo e delle armi da fuoco, si trasferirono ad ovest diventando parte integrante della cultura degli indiani delle pianure.

(6) Nome dato dai Francesi alle popolazioni che vivevano nelle grandi pianure centrali degli Stati Uniti e Canada. Il nome deriva dall’espressione algonchina Nadowe-is-iw, che significa “meno che vipera”.

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