Il raid contro St Francis

A cura di Pietro Costantini

La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy

Antefatto. Dopo le folgoranti vittorie inglesi di Fort Ticonderoga (Carillon) e Fort Niagara, il Generale Jeffrey Amherst non aveva ancora notizie sulla precisa situazione di fronte a Quebec; richiese quindi un accurato rapporto prima di decidere se una marcia dell’esercito lungo il lago Champlain fosse sicura. A questo fine il 7 agosto 1759 inviò una spedizione di Rangers per raggiungere il Generale Wolfe nelle vicinanze di Quebec, risalendo il fiume Kennebec, un tracciato lungo e tortuoso che richiese quasi un mese per essere percorso.
Sebbene questa spedizione viaggiasse con successo in entrambe le direzioni, il tempo richiesto significava che le notizie in pratica non erano di nessuna utilità per Amherst, anche per l’incombere della stagione fredda.
Amherst inviò una seconda spedizione, composta da due ufficiali del 17° Reggimento e un gruppo di Indiani Stockbridge (Mohicani della Milizia di Stockbridge), su un percorso che, partendo dall’estremità settentrionale del lago Champlain, passava da Quebec per giungere al villaggio principale degli Abenaki di St. Francis (o Saint François). Oltre a dispacci per Wolfe, questa spedizione, comandata dal Capitano Quinton Kennedy, aveva come una sorta di lasciapassare per i propri movimenti, cioè istruzioni per offerte di amicizia per gli Abenaki, in cambio della loro non partecipazione alle ostilità tra Inglesi e Francesi. Come parte di questa offerta veniva portata una cintura di wampum.
Il villaggio di St. Francis, che era considerato un insediamento Abenaki come tanti altri, era invece abitato da diverse comunità: oltre gli Abenaki che arrivarono dopo la “Guerra di Padre Rale” (1721-25; padre Rale era un religioso francese che comandava personalmente gli Abenaki contro gli Inglesi, e che venne infine sconfitto e ucciso), vi erano membri di altre tribù che erano stati costretti a lasciare il New England a causa dei conflitti precedenti. Il villaggio allora aveva il tipico stile europeo, con le case tutte disposte attorno ad una chiesa. Tra i coloniali inglesi era diffusa la convinzione che il villaggio fosse il punto di partenza per le rovinose incursioni tra le comunità insediate tra quel luogo e il Massachusetts. Anche Robert Rogers, appena ragazzo nel 1746, subì una tale incursione nel New Hampshire.
Kennedy e il suo gruppo lasciarono Fort Crown Point l’8 agosto. Amherst ricevette notizia che essi avevano felicemente raggiunto la Missisquoi Bay, a nord del lago, nonostante la presenza di navi francesi che perlustravano l’area. Il generale francese François-Charles de Bourlamaque, al comando della difesa francese a Île-aux-Noix, fu avvisato della spedizione di Kennedy e ne conobbe i movimenti per l’arrivo di alcuni disertori inglesi, il 22 agosto. Bourlamaque inviò subito delle pattuglie e avvisò gli Abenaki di St. Francis di fare lo stesso. Il 24 agosto la spedizione di Kennedy venne circondata e catturata dagli Abenaki; nonostante tentativi di corruzione e di negoziazione, essi furono trasferiti a Quebec, al cospetto del Generale Louis-Joseph de Montcalm. Amherst apprese ciò il 10 settembre, quando lo raggiunse una lettera con cui Montcalm lo avvisava che due ufficiali inglesi erano nelle sue mani. Montcalm aggiungeva che gli uomini non erano in uniforme, il che implicava che avrebbero potuto essere trattati come spie e impiccati, piuttosto che essere considerati prigionieri di guerra.


Coppia di Abenaki – dipinto del XVIII secolo

Fra gli Inglesi circolavano voci che i due ufficiali fossero stati maltrattati dagli Abenaki, e che era anche possibile fossero stati sottoposti a torture rituali. Questo suscitò rabbia e risentimento tra gli Inglesi, e Amherst, apparentemente sconvolto per il comportamento degli Abenaki, decise di inviare Robert Rogers in una missione di vendetta. Rogers formò una compagnia di 220 uomini, presi in parte dalle sue compagnie di Rangers, ma che comprendevano anche soldati scelti fra le truppe regolari. Un numero significativo di questi uomini era composto da Indiani Stockbridge intenzionati a liberare dei loro compatrioti, altri erano Mohegans appartenenti al corpo dei Rangers. Le disposizioni di Amherst a Rogers comprendevano la seguente: “Ricordate le barbarie commesse in ogni occasione dai farabutti indiani del nemico, quando hanno avuto l’opportunità di mostrare la loro infame crudeltà contro sudditi del Re, lo hanno fatto senza pietà. Prendete la vostra vendetta, ma non dimenticate…è mio ordine che né donne né bambini vengano uccisi o colpiti.”

La partenza della spedizione

La spedizione lasciò Crown Point nella notte del 13 settembre. La sua partenza non era un segreto ben celato, sebbene Rogers e Amherst fossero i soli a conoscere la vera destinazione, e inoltre Amherst facesse in modo di rendere pubbliche false istruzioni sui movimenti di Rogers. La spedizione, imbarcata su 17 baleniere, fece rotta a nord. A causa dell’azione di intenso pattugliamento da parte francese sulle tracce della missione di Kennedy, i progressi erano lenti. Nei primi giorni accaddero alcuni notevoli inconvenienti: più di 40 uomini tornarono indietro a causa di svariati incidenti e malattie. Nel primo mattino del 23 settembre Rogers raggiunse lo sbocco della Missisquoi Bay, dove erano concentrati i rifornimenti e i natanti per il viaggio di ritorno, e vi lasciò due Indiani di guardia. Sfortunatamente per lui, lo sbarco di Rogers non passò inosservato. Anche se aveva eluso il pattugliamento navale, la vittoria inglese a Quebec del 13 settembre aveva prodotto movimenti di truppe francesi verso il lago Champlain, e le perlustrazioni dei Francesi nell’area erano aumentate. Il Generale Bourlamaque aveva di recente studiato personalmente la Missisquoi Bay, e aveva concluso che quello era un buon punto da cui gli Inglesi avrebbero potuto lanciare un attacco. Mentre le spedizioni esplorative francesi dei giorni precedenti non avevano rilevato nulla di notevole, una pattuglia inviata lo stesso giorno dello sbarco di Rogers trovò un remo che galleggiava nella baia, senza dubbio inglese. Il giorno seguente, una pattuglia più numerosa, per coincidenza condotta da Oliver de la Durantaye, che aveva già combattuto contro Rogers nel 1758, scoprì le imbarcazioni. Alcune vennero distrutte, e altre catturate dai francesi per il loro uso.


La partenza dei Rangers da Crown Point

Il 25 settembre Bourlamaque apprese che nella zona era presente una considerevole forza inglese, e inviò immediatamente l’allarme a Montreal, spedendo contemporaneamente pattuglie rinforzate per perlustrare il territorio. Era anche giunto alla conclusione che l’armata nemica avrebbe potuto avere come obiettivo St. Francis, in considerazione della cattura di Kennedy, e posizionò parecchie centinaia di uomini in vicinanza del sito dove erano nascosti i natanti, per predisporre un’imboscata nell’eventualità di un ritorno di Rogers.

Il cambiamento dei piani

Inizialmente Rogers aveva scelto un itinerario che si dirigeva dapprima ad est, in modo da evitare sia le difese francesi di Île-aux-Noix, sia il percorso seguito più a nord da Kennedy. Questo portò la spedizione ad attraversare una zona estremamente paludosa. Dopo due giorni di viaggio i due scouts indiani portarono la notizia che le imbarcazioni erano state catturate dai Francesi. Questa circostanza portò Rogers a tenere una riunione per discutere le opinioni di tutti. Poiché si trovavano dietro le linee nemiche e lontani da ogni aiuto, le scelte possibili erano relativamente poche; si decise infine di continuare la missione, e poi di “tentare una ritirata (l’unica scelta che poteva pensarsi in quelle circostanze) lungo il sentiero del forte n° 4”. Seguendo la pianificazione di questo audace progetto, Rogers inviò il tenente Andrew McMullen e mezza dozzina di uomini a Crown Point, con istruzioni di procurare una provvista di cibarie alla confluenza dei fiumi Connecticut e Ammonoosuc, in un punto a circa 60 miglia a nord del N°4.
McMullen e i suoi uomini percorsero il sentiero di terraferma per Crown Point (più di 100 miglia su terreno difficoltoso) in nove giorni, arrivando il 3 ottobre. Amherst inviò immediatamente un Ranger, il tenente Samuel Stevens, al Numero Quattro, con precisi ordini di fornire vettovaglie al punto d’incontro stabilito, e di aspettare là finché comparissero Rogers e i suoi uomini o fino al momento in cui Stevens avesse la certezza che non c’erano più possibilità del loro arrivo. Nelle le due settimane seguenti Rogers e i suoi armati si mossero faticosamente sul terreno paludoso, coprendo una distanza che Rogers stimò in 50 miglia, durante le quali raramente camminarono su terreno asciutto.
Le condizioni erano così difficoltose che i Francesi desistettero dall’inseguimento, non avendo idea di dove cercare i Rangers, e non pensando che l’obiettivo fosse St. Francis. Il 3 ottobre, finalmente i Rangers raggiunsero un terreno asciutto lungo le rive del fiume St. Francis. Il villaggio di St. Francis era ubicato a valle al di là del fiume, ed era più vicino di quanto Rogers pensasse.

Quando i suoi uomini cominciarono a tagliare alberi per costruire zattere da usare per attraversare il fiume, nel villaggio si udirono i colpi delle loro asce, ma non vennero considerati nel loro reale significato. Rogers e i suoi uomini si spostarono rapidamente a monte di parecchie miglia, per cercare un guado praticabile. In ogni caso Rogers riferì in seguito che l’attraversamento venne effettuato con non poca difficoltà, nell’acqua che scorreva veloce e profonda circa 1,5 metri.

L’incursione

Molti degli uomini Abenaki erano stati allontanati dal villaggio per ordine del Governatore Vaudreuil, perché prestassero aiuto nel ricercare la misteriosa spedizione inglese, che verosimilmente era sparita. Il 3 ottobre Vaudreuil scrisse a Bourlamaque di aver disposto che gli Abenaki e alcuni componenti della locale Milizia coloniale preparassero un’imboscata su fiume Yamaska, la via che era stata usata da Kennedy per la sua spedizione.
Nel frattempo, verso sera, Rogers e la sua Compagnia scorsero il fumo dei fuochi di St. Francis; il numero dei combattenti si era ridotto a 142 uomini, e le loro razioni erano ormai completamente esaurite.
Quella sera, Rogers indossò abiti indiani e strisciò nel villaggio. Qui osservò che i Nativi stavano danzando, probabilmente una danza di guerra in preparazione di una più grande spedizione esplorativa. Un rapporto successivo affermò che Rogers era venuto a sapere che la spedizione che si stava allestendo avrebbe cercato lo sconosciuto gruppo inglese che poteva trovarsi nella zona.
Rogers non fu il solo ad entrare nel villaggio. La tradizione orale Abenaki afferma che uno strano Nativo, che qualificò sé stesso come un Mahican, entrò nel villaggio e diffuse notizie che stava per verificarsi un attacco. Raccogliendo questo allarme, un numero significativo di abitanti si allontanò dal villaggio, altrettanti quanto gli uomini che avevano risposto all’ordine di Vaudreuil.
Alle 3 del mattino del 4 ottobre, Rogers portò i suoi uomini in prossimità del villaggio e quindi li divise in compagnie per l’attacco. I migliori titatori vennero piazzati per fare fuoco contro chiunque tentasse di fuggire dal villaggio. Alle 5 circa cominciò l’attacco. Gli abitanti del villaggio furono colti completamente di sorpresa, molti di loro dormivano nelle loro case dopo la lunga notte di danze.
Non ci fu quasi difesa quando Rogers e i suoi uomini abbatterono le porte e spararono, o uccisero a colpi di baionetta o di tomahawk la gente che ancora era coricata all’interno. L’ordine di Amherst di evitare di uccidere donne e bambini venne disatteso, nella frenesia di uccidere. Ogni resistenza venne rapidamente spazzata via, e molti di quelli che tentavano di fuggire furono uccisi dalle sentinelle poste fuori del villaggio. Alcuni abitanti riuscirono a raggiungere le loro canoe e tentarono la fuga attraversando il fiume; essi furono inseguiti e le canoe affondate con i loro occupanti, inclusi parecchi bambini.
Dopo l’alba, Rogers diede disposizioni di incendiare il villaggio. Mentre le case bruciavano divenne chiaro che alcuni degli abitanti avevano tentato di sfuggire alla carneficina nascondendosi ai piani superiori, che divennero quindi trappole di morte. La chiesa venne incendiata, non prima di essere depredata degli ornamenti di maggior valore, e almeno un sacerdote rifiutò di arrendersi e perì tra le fiamme. Le uniche strutture che non vennero distrutte furono i magazzini, che contenevano cereali che Rogers e la sua truppa volevano requisire per sostentarsi durante la ritirata. Solo pochi degli occupanti il villaggio al momento dell’inizio dell’incursione sopravvissero.


I Rangers nel villaggio – dal film “Passaggio a Nord Ovest” – 1940

Robert Kirkwood, uno Scozzese che aveva subito maltrattamenti dagli Shawnee all’inizio della guerra, scrisse: “Credo che questo sia stato il più sanguinario spettacolo visto in America, e la nostra vendetta è stata compiuta.”
Rogers interrogò qualcuno fra i prigionieri, ed apprese che grossi gruppi di Francesi e Indiani si trovavano a poca distanza, compresa una forza di circa 400 armati, attesi per il giorno dopo. Dopo una breve riunione, Rogers e i suoi uomini furono d’accordo che l’unica ragionevole vie di ritirata era quella verso il n°4, ad una distanza di circa 200 miglia (320 km) in linea retta, attraverso un territorio selvaggio non mappato. I Rangers raccolsero i loro bottino e il maggior quantitativo possibile di cereali che potevano portare, e si incamminarono verso sud.

L’inseguimento

La notizia del raid raggiunse Trois-Rivières verso la metà dello stesso giorno dell’incursione, e si propagò rapidamente in tutta la provincia. L’attacco a fedeli alleati della Francia doveva avere una risposta, nonostante la minaccia rappresentata dagli eserciti di Amherst e Wolfe. Bourlamaque, con una mossa in qualche modo ingenua, mandò altri 300 uomini a raggiungere i 400 che già stavano aspettando il ritorno degli Inglesi alle loro scialuppe nella Missisquoi Bay, ignaro del fatto che Rogers era al corrente che le imbarcazioni erano perdute e aveva stabilito un itinerario diverso per il ritorno. Anche Vaudreuil inviò ulteriori rinforzi di Nativi per assistenza nelle perlustrazioni nell’area attorno alla baia.
A Trois-Rivières un piccolo gruppo di combattenti esperti, al comando del Capitano Jean-Daniel Dumas, si radunò per mettersi sulle tracce di Rogers. Passando prima per Yamaska per raccogliere con loro gli armati che si erano là radunati, essi raggiunsero infine St. Francis il 5 ottobre, a più di una giornata da Rogers. Alcuni uomini uscirono dalla boscaglia per unirsi al gruppo dopo che il piano d’inseguimento era stato stabilito.
Gli incursori inglesi, gravati da vettovaglie e prigionieri, facevano buoni progressi, coprendo le 70 miglia da St. Francis al lago Memphremagog in circa otto giorni. A questo punto le razioni cominciarono di nuovo a scarseggiare, e Rogers prese una decisione critica. In un punto vicino all’attuale Sherbrooke, divise il gruppo in compagnie di dieci o venti uomini, in modo che potessero avere possibilità di rifornimento e di caccia più efficaci.
Mentre ciascun gruppo sarebbe stato in grado di procurarsi più prontamente il cibo, diveniva allo stesso tempo un obiettivo più facile per i Franco-Indiani. Infatti molte delle piccole Compagnie vennero sterminate dai loro determinati inseguitori. Secondo un rapporto francese, circa 40 degli uomini di Rogers furono uccisi e dieci vennero catturati e riportati in prigionia a St. Francis, mentre lo storico Frank McLynn afferma che la spedizione ebbe 3 ufficiali e altri 46 uomini uccisi o catturati.

A St. Francis alcuni prigionieri “caddero vittime della furia delle donne indiane, nonostante i tentativi dei Canadesi per cercare di salvarli.” Ciò significa che non furono soggetti a tortura o uccisione rituale. Due degli uomini di Rogers si salvarono dopo essere stati portati fuori dal villaggio da un amichevole “Indiano inglese”, verso una relativa salvezza a Trois-Rivières.

Gli stenti

I diari delle tappe della spedizione di ritorno forniscono solo un quandro frammentario di ciò che accadde alla parte delle forze di Rogers che era riuscita a eludere l’inseguimento, poiché la descrizione di uomini in preda allo sfinimento, assideramento e fame non è probabile che possa trovare buoni cronisti. Il diario tenuto da Rogers era relativamente conciso nella relazione del viaggio verso il fiume Connecticut, con “molti giorni di noiosa marcia su erti monti rocciosi o attraverso paludi umide e fangose, assieme a terribili compagni come la fatica e la fame”. I membri della spedizione riferirono di aver mangiato cortecce, radici, funghi, e di aver rosicchiato frammenti di carne da pelli di castoro.
Un resoconto di cannibalismo largamente riportato fu divulgato allo storico Thomas Mante dal Tenente George Campbell: il suo gruppo di uomini si imbatté in alcuni cadaveri scalpati e rimasti intrappolati fra i tronchi caduti in un piccolo corso d’acqua, e “divorò parti di essi crude perché erano troppo impazienti per aspettare che si preparasse un fuoco”.
Robert Kirkwood, in un racconto abbastanza scarno di particolari, riferisce di come Rogers uccise una donna indiana loro prigioniera, ne macellò i resti e li divise tra i suoi uomini. Il 20 ottobre, dopo nove giorni di un arduo viaggio, il gruppo condotto da Rogers raggiunse il punto stabilito per l’appuntamento con gli uomini di Crown Point che dovevano portare i rifornimenti.
Egli trovò delle ceneri fumanti ma niente provviste. Il Tenente Stevens, che Amherst aveva mandato al forte n°4 a procurarsi le provviste per l’incontro con Rogers, si era accampato al di sotto del punto stabilito, e uomini del suo gruppo si recavano giornalmente là e facevano fuoco con i moschetti per vedere se ci fosse qualcuno nelle vicinanze. Dopo molti giorni passati così, Stevens tornò indietro, raggiungendo infine Crown Point il 30 agosto. Amherst annotò sul suo giornale di guerra che Stevens avrebbe dovuto fermarsi più a lungo di quanto fece in effetti.


Fanteria francese all’inseguimento dei Rangers – ricostruzione

Rogers reagì alla delusione: lasciando indietro la sua emaciata Compagnia con la promessa di ritornare con le provviste entro dieci giorni, discese il fiume Connecticut con zattere insieme a tre uomini, e raggiunse il n°4 il 31 ottobre, reggendosi a mala pena in piedi. Le provviste vennero immediatamente inviate a monte del fiume, e Rogers scrisse che esse raggiunsero i suoi affamati uomini “il decimo giorno dopo che li avevo lasciati”.

Conseguenze

Il 2 novembre 1759, degli scouts francesi udirono voci che parlavano in inglese sulle rive della Missisquoi Bay. Andando a controllare in forze, scoprirono cinque Inglesi sopravvissuti dopo il raid di St. Francis, e li fecero prigionieri. Questi uomini riferirono che c’era almeno un altro piccolo gruppo nella zona; vennero trovati ancora tre uomini, a cui venne tagliata la gola quando si scoprì che trasportavano carne umana.
In quella stessa giornata il Generale Amherst venne a conoscenza che Rogers aveva portato a compimento la sua incursione. Il racconto, riferito da un ufficiale francese sotto bandiera di tregua, faceva menzione anche del fatto che erano stati trucidati donne e bambini, un fatto che Amherst contestò.
Il secondo in comando di Rogers arrivò a Crown Point il 7 novembre con il rapporto di Rogers. Nel pomeriggio a Crown Point comparve un Indiano della spedizione, con la notizia che un gruppo di Rogers si trovava sulla riva più lontana del lago. Si trattava di sei Rangers, tre prigionieri, e una donna bianca liberata dalla prigionia, oltre una grande quantità di bottino depredato a St. Francis. Amherst replicò al rapporto di Rogers con approvazione: “… ogni passo che mi avete informato di aver intrapreso è stato giudicato molto bene ed è degno della mia piena approvazione.”
La notizia dell’incursione venne dapprima considerata con scetticismo nelle Colonie inglesi, ma quando Rogers stesso ne diede la conferma, lui e i suoi uomini furono trattati da eroi. La New Hampshire Gazette dedicò uno spazio considerevole alla cronaca dell’impresa di uno dei più famosi combattenti della frontiera. La portata dell’impresa servì ad accrescere la popolarità di Rogers, anche mentre lui era ancora preoccupato della sorte di tutti i suoi uomini.
Molti dei residenti di St. Francis, che non erano presenti al momento dell’incursione, continuarono a servire nell’armata francese per tutta la guerra, stabilendosi presso altre comunità native lungo il fiume San Lorenzo. Lo stesso villaggio venne infine ricostruito.

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