La costituzione di Mr. Colt: legge e ordine nel Far West

A cura di Luca Barbieri

Tom Smith, marshal
Per affrontare correttamente questo tipo di argomento, bisogna partire da un dato imprescindibile: gli USA dell’800 erano un paese spaccato in due, da un lato l’Est civile e disciplinato, non dissimile da un qualunque paese europeo, dall’altro l’Ovest, dove era comunemente accettato che i cittadini girassero armati e risolvessero fra loro le questioni di diritto a colpi di pistola. Il West era di fatto una sorta di limbo anarcoide dove le armi erano assolutamente necessarie per difendersi; anche chi non avesse voluto ricorrervi per questioni ideologiche non poteva davvero farne a meno dinanzi ai nugoli di fuorilegge, disperati, tagliagole o semplici attaccabrighe che potevano aggredirlo da un momento all’altro per poi fuggire impuniti (questo senza contare gli indiani che, difendendo giustamente le loro terre, non andavano troppo per il sottile con i coloni).
Portare le armi, inoltre, era un diritto sancito dalla costituzione del 1791, che, al riguardo, affermava: “essendo necessaria per la sicurezza di uno stato libero una milizia ben regolamentata, non può essere infranto il diritto di ciascuno a possedere e portare armi”. Un diritto che, non potendo essere infranto, è dunque arrivato intatto fino ai giorni nostri…
Va per correttezza detto che non tutti gli americani approvano oggi questa mentalità, né l’approvavano il secolo scorso. Già nel 1857 il Chronicle e l’Illustrated London News (entrambi quotidiani della California) lamentavano i drammatici effetti causati dall’ “universale e vigliacca abitudine di usare armi da fuoco”, e altri giornalisti erano sicuri che, una volta civilizzato l’Ovest, non ci sarebbe più stato bisogno di girare armati. Dopo centoquarant’anni, nel 1997, in USA si è calcolato circolassero 3 milioni di fucili semiautomatici, 140 milioni di fucili e 60 milioni di pistole. Nei dodici mesi dal 1984 all’85 (un periodo tra i più “caldi” della storia americana) negli USA vennero uccise oltre 62.000 persone, una cifra spaventosa se si pensa che durante gli otto anni e mezzo di combattimenti della “sporca” guerra in Vietnam i caduti americani furono “appena” 50.000. Chissà che faccia avrebbero fatto quei giornalisti californiani di metà Ottocento di fronte a questi dati!


La cavalleria nel west

Non cadiamo però nei luoghi comuni: la gente del West non voleva l’anarchia, ma leggi comuni stabilite e fatte rispettare; i pionieri davano per scontato che il progresso sociale li avrebbe seguiti. Ma nel frattempo erano anche consapevoli che certe questioni era meglio regolarsele da soli. C’era l’esercito, sì, che spesso ebbe anche il compito di applicare la legge; ma non era la polizia, solo un sostituto, spesso inaffidabile.
Per evitare confusioni è meglio, a questo punto, dare una veloce occhiata a come funzionava la legge negli USA del secolo scorso. Il sistema giuridico era quello di common law, di derivazione anglosassone: al vertice dell’ordine pubblico di uno stato o di un territorio (regione che non aveva ancora ottenuto l’ordinamento giuridico proprio di uno stato), c’era l’U.S. Marshal (competente per stato), al quale seguivano il County Sheriff (competente per contea) e il Town Marshal (competente per distretti urbani). Tradizionalmente si tende a fare un po’ di confusione e ritenere County Sheriff e Town Marshal entrambi “sceriffi”, anche se alcuni degli “sceriffi” più famosi e leggendari (come Wyatt Earp e Tom Smith, ad esempio) furono proprio Town Marshals. A costoro si aggiungevano diversi altri corpi di polizia, statale o privata, come i Rangers o gli agenti Pinkerton.


Allan Pinkerton

L’ ufficio di U. S. Marshal (Marshal federale) venne istituito nel 1789, per diretta volontà di George Washington, con le seguenti caratteristiche: nomina presidenziale ratificata dal Congresso, unicità dell’incarico (ovvero c’era un Marshal per ogni stato o territorio, salvo quelli così ampi da richiederne due, uno per il distretto meridionale ed un altro per quello settentrionale), e compito di far rispettare il codice di leggi federali comuni a tutti gli stati (generalmente si trattava di perseguire chi aveva assaltato treni o diligenze postali oppure commesso crimini contro le forze armate o all’interno dei confini di una riserva indiana). In linea teorica, dunque, non poteva interferire con l’amministrazione della giustizia locale (di contea o cittadina), ma di fatto spesso era il suo ufficio a fornire uomini esperti in caso di situazioni delicate, che lo sceriffo era impreparato a fronteggiare. Il Marshal, comunque, non doveva avere necessariamente a monte un’esperienza di azioni di polizia, anzi, essendo l’incarico soprattutto politico, il lavoro sul campo (inseguire e catturare i criminali) veniva delegato ai vice, che giuravano come “posse comitatus” (dal latino; nel West si definivano così le pattuglie armate di volontari che aiutavano lo sceriffo a braccare i fuorilegge). Inizialmente e fino al 1896, solo il Marshal e il suo segretario venivano regolarmente stipendiati; i vice ricevevano un onorario di due dollari al giorno e un rimborso di 0,60 centesimi per ogni chilometro percorso, esclusivamente quando erano in “servizio attivo”, e cioè braccavano i colpevoli di reati federali.
Isaac Parker
Alla paga sopra citata poteva aggiungersi, in casi particolarmente meritori, un premio da parte dello stato. Un discorso a parte merita il caso dell’Oklahoma, che per buona parte della seconda metà dell’ottocento fu Territorio Indiano, dunque con una situazione giuridica non dissimile a quella degli insediamenti abusivi sulle Black Hills. Il territorio, davvero immenso, era, insieme al distretto dell’Arkansas, sotto la giurisdizione di una vera leggenda vivente, “The Hanging Judge” Isaac Parker. Mai soprannome fu più meritato, visto che la sua corte, dislocata presso Fort Smith (Artkansas), fece impiccare settantanove uomini; va però aggiunto, ad onor del vero, che nei 21 anni di servizio che passò a Fort Smith, Isaac Parker dovette giudicare più di tredicimila persone (per la maggior parte delinquenti della peggior specie; tra questi, ad esempio, il noto “Cherokee Bill”, al secolo Crawford Goldsby, un assassino molto pericoloso, impiccato dalla corte di Parker nel 1896: aveva quattro quarti di sangue differenti – bianco, indiano, messicano e nero – ma quello che gli scorreva nelle vene era puro veleno!), e che i condannati a morte furono “appena” 172, di cui quattro donne; di questi, solo la metà, come detto, vennero poi effettivamente giustiziati. Al trentaseienne Parker (il più giovane giudice federale dell’epoca) venne affidato un distretto zeppo di fuorilegge e desperados, in gran parte rifugiatisi in quel limbo di illegalità dopo la fine della guerra civile; una situazione critica che richiedeva, oltretutto, grande cautela nel trattare con le cinque tribù civilizzate del Territorio.


I desperados del “Wild Bunch”

Questo secondo problema venne affrontato utilizzando un certo numero di vice Marshal federali indiani; per nulla razzista, infatti, Parker usò anche agenti di pelle scura, come il celebre Baz Reeves, i quali, sebbene contribuirono enormemente a pacificare la regione, vennero poi “dimenticati” dalla storiografia ufficiale. Il lavoro era decisamente pericoloso: ben 65 agenti persero la vita in servizio. La “mano pesante” di Parker va dunque giudicata alla luce di questi dati e, seppure da sempre io abbia una posizione fermamente contraria alla pena capitale, la figura di questo giudice non mi appare così severa come quella di altri meno “celebrati” dalla stampa. Già, perché la fama di ammazzasette, Parker se la fece proprio grazie all’enorme battage pubblicitario dei quotidiani delle città vicine (Little Rock e Kansas City, ad esempio), i cui corrispondenti affluirono in massa in occasione della prima grande esecuzione da lui disposta.

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