La presa di Quebec

A cura di Pietro Costantini

La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy 15) La caduta di Montreal e la pace di Parigi

La campagna del 1759 progettata da William Pitt prevedeva, oltre l’attacco a Fort Carillon (Ticonderoga) e a tutta la zona dei laghi George e Champlain, anche un’offensiva contro la città di Quebec, roccaforte dei Francesi. Per la campagna contro Quebec, il generale incaricato, James Wolfe, si aspettava di condurre un esercito di 12000 uomini, ma in realtà poté contare solo su circa 400 ufficiali, 7000 soldati regolari, e 300 artiglieri. Le sue truppe erano supportate da 49 navi e 140 natanti più piccoli, al comando dell’Ammiraglio Charles Saunders.
In preparazione dell’approdo della flotta a Quebec, James Cook perlustrò un grande tratto del fiume, compreso un pericoloso canale noto come “La Traversa”. La nave di Cook era una delle più avanzate, sul fiume, scandagliando il canale e guidando il resto della flotta, scegliendo infine l’Île d’Orléans per lo sbarco di Wolfe e dei suoi uomini, che avvenne il 28 giugno.
I Francesi cercarono di attaccare la flotta mandando giù per il fiume sette navi incendiate per ostacolare lo sbarco, ma le loro imbarcazioni presero fuoco troppo presto, e i marinai inglesi, sulle lance, riuscirono a tenere i relitti incendiati lontano dalle navi. Il giorno seguente le truppe di Wolfe presero terra sulla riva sud del fiume, a Point Levis, proprio di fronte a Quebec, che si trova al di là del San Lorenzo. All’inizio di luglio lì venne posizionata una batteria di artiglieria, che cominciò a bombardare la parte bassa della città.
Nonostante il diffondersi di un’atmosfera di disfattismo negli alti comandi, le truppe regolari francesi e la Milizia della Nuova Francia si concentrarono sulla preparazione contro i prossimi attacchi inglesi. Montcalm e il suo stato maggiore (Maggiore-Generale François de Gaston, Chevalier de Lévis, il Colonnello Louis Antoine de Bougainville, e il Tenente Colonnello de Sennezergue, distribuirono 12000 armati nella linea lunga nove chilometri di ridotte fortificate e batterie tra il fiume Saint-Charles e le cascate Montmorency, sulle secche, proprio nelle zone in cui gli Inglesi avevano in animo di sbarcare.
Prima dell’arrivo degli Inglesi, era arrivata a Quebec una piccola flotta di imbarcazioni con rifornimenti, molto necessari. Queste provviste, insieme all’arrivo di 500 uomini di rinforzo, furono probabilmente la causa del protrarsi dell’assedio.


Le zattere infuocate inviate contro le navi inglesi – dipinto di Dominic Serret

La battaglia di Beauport (o di Montmorency)

Quando, il 26 giugno, Wolfe arrivò davanti a Quebec, osservò che la zona più favorevole per lo sbarco delle truppe dopo la traversata del fiume San Lorenzo era la riva attorno a Beauport, che però era ben difesa dai Francesi, che avevano allestito trinceramenti sulle alture, ridotte e batterie galleggianti. Di conseguenza Wolfe doveva studiare un piano che implicasse lo sbarco in qualche altro punto della riva. La ricerca del luogo migliore lo tenne occupato per settimane.
Nella notte fra l’8 e il 9 luglio, le forze britanniche sbarcarono sulla riva nord, a circa un miglio ad est delle Cascate di Montmorency, ad est delle quali terminava la linea difensiva francese ovest-est, alla foce del fiume Montmorency. Wolfe prese terra per primo, alla testa dei granatieri di Louisbourg, che furono seguiti dalla brigata comandata da George Townshend. Lo sbarco non trovò opposizione da parte dei Francesi. Il 10 luglio Wolfe e Townshend furono raggiunti da James Murray, alla testa di una parte della sua brigata. Venne allestito un accampamento nei dintorni della zona di sbarco, come pure si prepararono zattere e batterie galleggianti in vista dell’attacco alle linee francesi.
Dopo aver predisposto il campo di Montmorency, Wolfe studiò vari piani d’attacco. Il primo che menzionò sul suo diario e nella relativa corrispondenza con i suoi ufficiali, è quello del 16 luglio: in una lettera al Brigadiere Robert Monckton, Wolfe scrisse che sperava di conquistare una delle ridotte francesi, contando poi di forzare l’estremo orientale della linea difensiva di Beauport, in modo da costringere il nemico a uscire dai suoi trinceramenti. Il piano comprendeva un attacco da parte della Marina, uno sbarco consistente di truppe trasportate da Île d’Orléans, nonché l’attraversamento del fiume Montmorency da parte di truppe su zattere che avrebbero marciato ad ovest, verso il luogo dello scontro.
Nello stesso tempo, la brigata comandata da Monckton doveva sbarcare alla destra dei Francesi, tra il fiume Saint Charles e Beauport.
Il piano venne posto in atto il 20 luglio, quando si verificò un evento di grande importanza per gli Inglesi: nella notte fra il 18 e il 19 luglio, la Royal Navy riuscì a far passare sette navi, tra le quali la nave da guerra HMS Sutherland e due fregate, attraverso lo stretto passaggio tra Quebec e Pointe-Lévy, sulla riva opposta del San Lorenzo, aprendo così alla possibilità di uno sbarco ad ovest di Quebec. Le batterie che sparavano contro la flottiglia inglese dalla città bassa di Quebec, come pure le artiglierie galleggianti che la seguivano, non riuscirono ad evitare la navigazione delle imbarcazioni britanniche. Il giornale di bordo della Sutherland riporta che le palle di cannone francesi volavano troppo alte per causare seri danni.
Il 19 luglio Wolfe si trovava al campo di Pointe-Lévy in perlustrazione della riva nord, ad ovest di Quebec. Il giorno dopo si spostò ulteriormente verso ovest, vicino alla foce del fiume Chaudiére, per studiare la riva opposta tra Sillery e Cap Rouge. Wolfe mandò ordini scritti a Monckton per un piano d’attacco che implicava lo sbarco vicino al villaggio di Saint-Michel. Comunque alle 13 Wolfe revocò gli ordini per Monckton, dandogli invece disposizione di aspettare qualche giorno e restare pronto ad agire rapidamente; è possibile che egli fosse più prudente a causa di una controffensiva francese in cui una batteria di nuovo allestimento vicino a Sillery aveva danneggiato la fregata Squirrel.
Wolfe tornò al campo di Montmorency il 26 luglio. Scortato da due battaglioni, esplorò il fiume Montmorency per visionare le linee francesi. A circa 5 kilometri dalla foce del fiume, scoprì un guado che permetteva un facile attraversamento tra la riva est e quella ovest. La scoperta fu seguita da una scaramuccia tra i soldati inglesi che tentavano l’attraversamento, e i Francesi trincerati sull’altro lato. Gli Inglesi lamentarono 45 soldati tra uccisi e feriti.


Mappa della battaglia di Baufort – Montmorency

Per il 30 luglio era pianificato un attacco contro le linee di Beauport, ma i venti deboli quel giorno non permisero il movimento dei vascelli, per cui le operazioni vennero posposte al giorno dopo. Il piano d’attacco preparato da Wolfe era una variazione del piano che aveva esposto a Monckton il giorno 16: contrariamente al primitivo intendimento, non c’era menzione di uno sbarco parallelo ad ovest di Beauport.
La mattina del 31 luglio il vascello da guerra Centurion si posizionò presso le cascate di Montmorency per attaccare le batterie francesi più esterne. Il Generale Wolfe era a bordo del trasporto armato Russell, che con la Three Sisters era deputato all’attacco contro le ridotte. Wolfe, che si ritrovò al centro dell’azione, aveva una maggior possibilità di prendere visione delle posizioni francesi, rispetto all’osservazione dall’ Île d’Orléans, e capì subito il suo errore: la ridotta che aveva sperato di conquistare per costringere i Francesi ad uscire dalle trincee cadeva entro il raggio del fuoco nemico. I soldati francesi avrebbero potuto facilmente sparare contro la ridotta senza lasciare i loro ripari sopraelevati. Questo fatto cambiò tutto, e di conseguenza il piano d’attacco di Wolfe si dimostrò più rischioso del previsto.
Nonostante ciò, il Generale Wolfe decise di procedere con il piano d’attacco già predisposto. Nel suo giornale di guerra egli asserì di essere stato spinto all’azione dalla “confusione e disordine” che aveva osservato nel campo nemico. Townshend, che comandava a Montmorency, e Monckton, che faceva lo stesso a Pointe-Lévy, ricevettero l’ordine di prepararsi per l’attacco.
Quel 31 luglio, alle 11 circa del mattino, i trasporti armati Russell e Three Sisters raggiunsero la riva nord, dove sbarcarono le truppe incaricate di conquistare la ridotta. Verso le 12,30 le imbarcazioni che trasportavano l’armata principale lasciarono l’Île d’Orléans per unirsi a Wolfe. Una difficoltà imprevista causò la sospensione dello sbarco, previsto un po’ più ad ovest delle cascate Montmorency: i battelli trovarono un banco di sabbia che impedì loro di raggiungere la riva. Si perse una gran quantità di tempo nel tentativo di trovare un luogo adatto per lo sbarco; finalmente la cosa si risolse alle 17,30 circa. Nel frattempo, nuvole tempestose avevano man mano oscurato il cielo.
Le truppe che per prime avanzarono verso le linee francesi furono tredici compagnie di granatieri e circa 200 soldati dei Royal Americans. Il fuoco della Milizia di Montreal fermò la loro avanzata su per la collina dove stavano i trinceramenti francesi. Poco dopo l’inizio degli spari, scoppiò un temporale estivo, causando l’inumidimento della polvere da sparo e rendendo inutilizzabili le armi da fuoco. Quando il Generale Wolfe ordinò la ritirata, le truppe provenienti dal campo di Montmorency non si erano ancora unite all’armata principale proveniente da Île d’Orléans.
I Francesi riportarono una grande vittoria, quel giorno. Il Generale Wolfe registrò 210 caduti e 233 feriti, mentre i Francesi contarono 60 fra morti e feriti nelle loro file, perdite che vennero attribuite al fuoco proveniente dalle consistenti batterie del campo di Montmorency. Il giorno dopo la battaglia Wolfe scrisse a Monckton che le perdite subite non erano gravi, e che la sconfitta non doveva essere causa di scoraggiamento.


Il fuoco francese

Battaglia dei Piani di Abraham

Mentre la notizia della vittoria di Beauport veniva festeggiata nel campo francese, il Generale Montcalm rimase con la mente lucida, scrivendo a Bourlamaque che, secondo la sua opinione, questo attacco era solo un preludio ad uno più importante, e che non si sarebbe potuto fare niente se non aspettare pazientemente. Molti ufficiali francesi pensavano invece che la sconfitta di Montmorency sarebbe stata l’ultima offensiva degli Inglesi; Vaudreuil scrisse più tardi che “Io non sono più in ansia per Quebec. Wolfe, vi assicuro, non farà progressi…egli si accontenta di aver perso circa 500 dei suoi migliori soldati.” Altri, nel campo francese, erano convinti che la campagna fosse finita.
Per il resto dell’estate, l’obiettivo di Wolfe cambiò, forse a causa della frustrazione per le tattiche di Montcalm. Le sue truppe, asieme ai Rangers “americani”, attaccarono e distrussero piccoli insediamenti francesi lungo il San Lorenzo. Furono distrutte un numero stimato di 1400 tra case e fattorie, e uccisi molti coloni. L’azione era probabilmente un tentativo di forzare l’esercito di Montcalm ad uscire dalle fortificazioni, ma non ebbe successo. Comunque gli attacchi ridussero il totale delle provviste disponibili per i Francesi, specialmente perché la Marina britannica, pur incapace di controllare interamente il San Lorenzo, aveva successo in Europa nel bloccare i porti francesi.


Veduta generale di Quebec da Point Levy – stampa dell’Archivio di Montreal

Nel corso dell’estate dell’assedio, negli accampamenti inglesi si svilupparono delle malattie.
In agosto lo stesso Wolfe fu costretto a letto, causando una ulteriore crisi al morale già basso delle truppe britanniche. Con molti soldati negli ospedali da campo, il numero dei combattenti inglesi venne falcidiato, mentre Wolfe era intimamente convinto che era necessario un nuovo attacco per la fine di settembre, o l’opportunità per gli Inglesi sarebbe stata persa. In più, la sua frustrazione per l’atteggiamento difensivo di Montcalm continuava a crescere. In una lettera alla madre, Wolfe scriveva: ”Il Marchese di Montcalm è alla testa di un gran numero di cattivi soldati, e io sono al comando di un piccolo numero di soldati buoni che non hanno altro desiderio che combattere contro di lui; ma quel vecchio diffidente evita ogni azione, dubbioso sul comportamento del suo esercito.” Anche Montcalm espresse frustrazione per il lungo assedio, anche perché lui e le sue truppe dormivano vestiti e con gli stivali ai piedi, e il suo cavallo era sempre sellato in vista di un eventuale attacco.
Dopo aver considerato e respinto diversi piani di sbarco sulla riva nord, alla fine di agosto Wolfe e il suo stato maggiore presero la decisione di sbarcare a valle della città. In caso di successo, un simile approdo inglese avrebbe forzato Montcalm a combattere, perché un’armata nemica sulla riva nord del San Lorenzo avrebbe interrotto le sue linee di rifornimento con Montreal. Le proposte iniziali circa i luoghi di sbarco prevedevano una distanza di circa 32 chilometri a monte del San Lorenzo, ciò che avrebbe dato alle truppe francesi uno o due giorni per prepararsi all’attacco nemico. Basandosi sul fallito attacco inglese a Montmorency, Montcalm modificò il suo schieramento, inviando Bougainville con una colonna di quasi 1500 soldati regolari, 200 cavalieri e un gruppo della Milizia della Nuova Francia – quasi 3000 uomini in tutto – a monte, verso Cape Rouge, per monitorare i movimenti delle navi inglesi. Egli rafforzò ulteriormente le difese sulla sponda di Beauport, abbandonata dagli Inglesi dopo lo sgombero del campo di Montmorency, in previsione di una calata del nemico su Beauport. Contrariamente ai consigli dei comandanti di zona, Montcalm non considerava come una seria possibilità uno sbarco a valle del fiume.


Campo del 78° Fraser Highlanders durante l’assedio – ricostruzione del 20 giugno 2009

Nel frattempo gli Inglesi si preparavano alla loro rischiosa missione sul fiume. Le truppe già da parecchi giorni erano già a bordo delle scialuppe da sbarco, vagando su e giù per il fiume, quando il 12 settembre Wolfe, prese la decisione finale sul luogo dello sbarco inglese, scegliendo l’Anse-au-Foulon. Anse-au-Foulon è un’insenatura situata a sud ovest della città, a tre chilometri a valle di Cape Diamant. Giace ai piedi di una rupe di circa 53 metri d’altezza, ed era protetta da una batteria di cannoni. Non si sa perché Wolfe scelse Foulon, dato che il sito scelto originariamente per lo sbarco si trovava molto a monte sul fiume, in una posizione dalla quale gli Inglesi avrebbero potuto condurre una forza d’urto di fanteria contro l’armata di Bougainville e costringere Montcalm a uscire da Quebec e combattere in piano. Il Brigadiere Generale Townshend scrisse che “in base ad un rapporto giunto al Generale, egli ha cambiato idea sul punto in cui intendeva sbarcare”. Nei suoi ordini scritti definitivi, datati HMS Sutherland, 8,30 p.m. 12 September, Wolfe scrive:
“Ho l’onore di informarvi oggi che è mio dovere attaccare l’esercito francese. Al meglio delle mie conoscenza e capacità, ho fissato questo punto dove noi possiamo agire con più forza e più possibilità di successo. Se mi sbaglio, mi dispiace e ne dovrò essere responsabile verso Sua Maestà e l’opinione pubblica per le conseguenze.”
Il piano d’attacco di Wolfe dipendeva dalla segretezza e dalla sorpresa. Esso richiedeva che un piccolo gruppo di uomini dovesse sbarcare di notte sulla riva nord, scalare l’alta rupe, impadronirsi di un sentiero e sopraffare il presidio che lo proteggeva, permettendo al grosso dell’esercito (5000 uomini) di salire sulla rupe e disporsi per la battaglia sul piano soprastante.
Anche se il primo sbarco avesse avuto successo e l’esercito fosse stato in grado di seguire il primo gruppo, uno schieramento simile avrebbe ancora lasciato i soldati inglesi entro le linee difensive francesi, con nessun’altra via di ritirata che il fiume. E’ possibile che la decisione di Wolfe di cambiare l’approdo fosse dovuta meno a un desiderio di segretezza e più al suo disprezzo per i suoi comandanti in generale (un sentimento che era reciproco); è anche possibile che egli soffrisse ancora le conseguenze della sua malattia e degli oppiacei usati come medicine. Lo storico Anderson ritiene che Wolfe ordinò l’attacco pensando che la sua avanguardia sarebbe stata respinta, e anticipasse una morte onorevole con i suoi uomini piuttosto che tornare in patria in disgrazia.


L’assedio inglese. Anse-au-Foulon si trova sul fiume, sulla sinistra nella mappa

Bougainville, incaricato della difesa della vasta area tra Cap Diamant e Cap Rouge, la notte del del 12 settembre si trovava a monte di Cap Rouge con le sue truppe, e quindi non vide il movimento dei numerosi battelli britannici a valle. Un centinaio di uomini della Milizia, condotti dal Capitano Louis Du Pont Duchambon de Vergor, che quattro anni prima avevano fronteggiato senza successo gli Inglesi a Fort Beauséjour, avevano ricevuto l’incarico di accamparsi a L’Anse-au-Foulon per osservare la stretta strada, che seguiva un argine del fiume, il Coulée Saint-Denis. Nella nottata del 12 settembre e il mattino del 13, comunque, il gruppo non era composto da più di 40 uomini, essendo gli altri nei campi per il raccolto. Vaudreuil e altri avevano espresso la loro preoccupazione circa la vulnerabilità de L’Anse-au-Foulon, ma Montcalm li congedò affermando che 100 uomini avrebbero tenuto lontano l’armata nemica fino a giorno, rimarcando: “Non è pensabile che i nemici abbiano ali in modo da potere, nella stessa notte, attraversare il fiume, sbarcare, scalare il pendio accidentato, e arrampicarsi sulle mura, per la quale operazione avrebbero dovuto portare delle scale.”
Le sentinelle rilevarono movimenti di imbarcazioni lungo il fiume, quella notte, ma stavano aspettando un convoglio di rifornimenti francesi che sarebbe dovuto passare la notte – un piano che era stato cambiato senza che ne fosse avvisato Vergor. Quando i battelli, carichi della prima ondata di truppe inglesi, furono avvistati, un ufficiale del 78° Fraser Highlanders, che parlava le lingue, riuscì a rispondere al richiamo in un ottimo francese, dissipando i sospetti. Le imbarcazioni avevano navigato leggermente fuori rotta: invece di sbarcare all’altezza della strada, molti soldati si trovarono alla base di un declivio. Un gruppo di 24 volontari con le baionette in canna, condotti dal Colonnello William Howe, furono mandati ad eliminare eventuali nemici lungo la strada, e si arrampicarono sul declivio, una manovra che permise loro di arrivare dietro il campo di Vergor e di catturarlo rapidamente. Wolfe seguì un’ora dopo, quando poté usare un facile accesso per raggiungere il piano sopra il dirupo. Così, quando sorse il sole sui Piani di Abraham, l’esercito di Wolfe aveva una solida posizione sulla cima del dirupo.


L’arrivo degli Inglesi ai Piani di Abrahams. I personaggi sono Wolfe e Montcalm

Il pianoro era indifeso, eccetto che per il campo di Vergor, poiché Vaudreuil aveva ordinato a uno dei reggimenti francesi di dislocarsi ad est della città non molto prima dello sbarco. I diretti difensori avrebbero potuto essere più numerosi, gli Inglesi avrebbero potuto non disporsi correttamente in campo, o anche essere respinti: un ufficiale, che avrebbe voluto pattugliare regolarmente l’altura per tutta la notte del 12, non poté farlo in quanto uno dei suoi cavalli era stato rubato e altri due erano azzoppati.
La prima comunicazione dello sbarco venne da un soldato che si era allontanato dal campo di Vergor, ma uno degli aiuti di Montcalm pensò che l’uomo fosse matto e lo mandò via, poi tornò a dormire. Saunders aveva messo in atto un’azione diversiva su Montmorency, facendo fuoco contro le postazioni sulla riva per tutta la notte e caricando imbarcazioni con truppe, molte delle quali prelevate dagli ospedali da campo; ciò preoccupava Montcalm.
Montcalm fu preso alla sprovvista dalla notizia dello schieramento degli Inglesi, e la sua reazione è stata giudicata precipitosa. Sebbene potesse attendere rinforzi dalla colonna di Bougainville (cosa che avrebbe permesso simultanei attacchi sia al fronte che alla retroguardia delle posizioni inglesi) o evitare la battaglia raccogliendo le forze nel frattempo, o anche abbandonare la città a Wolfe, egli preferì invece affrontare direttamente il nemico.
Se avesse atteso, gli Inglesi avrebbero potuto essere completamente tagliati fuori – essi non avevano nessuna via di fuga tranne ritornare al Foulon, e sarebbero stati sotto il fuoco francese per l’intero percorso.
Ad un ufficiale d’artiglieria di nome Montbelliard, Montcalm giustificò cos’ la sua decisione: “Noi non possiamo evitare l’azione; il nemico si sta trincerando, ha già due pezzi d’artiglieria. Se gli diamo il tempo di consolidarsi, non saremo mai più in grado di attaccarlo con le truppe che abbiamo a disposizione.


“Scalando le alture di Abraham” – dipinto di Harry Payne

In totale, Montcalm disponeva di 13390 fra regolari di truppa, Troupes de la Marine e uomini della Milizia nella città di Quebec e lungo la riva di Beauport, nonché 200 effettivi di cavalleria, 200 di artiglieria (compresi i cannoni di Quebec), 300 guerrieri nativi (compresi molti Ottawa comandati da Charles de Langlade), e 140 volontari Acadiani, ma nel totale delle truppe molti non parteciparono all’azione: molti della Milizia erano inesperti, e gli Acadiani, i Canadesi e gli irregolari indigeni erano più abituati ai combattimenti di guerriglia. In contrasto, quasi tutte le truppe inglesi erano regolari.
Al mattino del 13 settembre, l’esercito di Wolfe formò una linea dapprima volgendo la schiena al fiume, poi dispiegandosi sul piano avendo il pendio sul San Lorenzo alla destra, e un fitto bosco sul fiume St. Charles, alla sinistra. Mentre le forze regolari francesi si avvicinavano da Beauport e da Quebec, i tiratori scelti indiani e della Milizia canadese approcciarono gli Inglesi sul fianco sinistro, riparati dalla boscaglia; la Milizia tenne questa posizione per tutta la battaglia e retrocedette da questa linea solo nella ritirata generale, portandosi sul ponte sul fiume St. Charles e tenendo questa posizione.
Le truppe inglesi, ammontanti approssimativamente a 3300 uomini, si attestarono in una formazione a ferro di cavallo che si estendeva per tutta l’ampiezza della pianura, con la prima linea di fuoco che si allargava per circa un chilometro. Per poter occupare l’intera superficie dei piani, Wolfe fu obbligato a schierare i soldati in due file, anziché nelle più convenzionali tre schiere. All’ala sinistra, i reggimenti di Townshend scambiavano colpi con la Milizia nella boscaglia, e occuparono un certo numero di case e mulini per rinsaldare la linea. I difensori scacciarono gli Inglesi da una casa, ma poi furono respinti e, in ritirata, incendiarono molte case perché non cadessero in mani nemiche.
Il fumo di questi incendi, alzandosi, coprì alla vista il fianco sinistro degli Inglesi, e potrebbe aver indotto in errore Montcalm sull’ampiezza delle line nemiche. Poiché gli uomini di Wolfe si aspettavano un attacco, quando il fumo divenne abbastanza intenso, Wolfe ordinò ai suoi uomini di stendersi a terra tra le sterpaglie e le erbe alte.


Schieramenti prima della battaglia

Quando da Beauport arrivarono le truppe francesi, Montcalm, uno dei pochi uomini a cavallo sul campo, decise che un rapido assalto fosse l’unico sistema per sloggiare gli Inglesi dalla loro posizione. Quindi schierò gli armati subito disponibili a Quebec e nelle vicinanze e preparò un attacco immediato, senza aspettare ulteriori rinforzi dal lido di Beauport. Dispose in posizione i suoi circa 3500 soldati, con i regolari migliori su tre file, altri su sei file e il suo reggimento nemo numeroso in colonna. Verso le 10 del mattino, Montcalm, sul suo cavallo nero e sventolando la spada per incoraggiare i suoi uomini, ordinò l’avanzata generale verso le linee inglesi.
Come per tutti i buoni capi militari addestrati in Europa, l’istinto di Montcalm era portato alle grandi battaglie in campo aperto, in cui reggimenti e soldati si muovevano in un prdine ben preciso. Azioni di questo genere richiedevano soldati disciplinati, addestrati meticolosamente per 18 mesi sul campo d’addestramento, allenati a marciare a tempo, cambiare formazione ad un solo comando, e a mantenere la coesione davanti alle cariche alla baionetta e alle scariche di moschetto. Benché i reggimenti regolari (le “troupes de terre” o “metropolitans”) fossero addestrati ad un tale formale comportamento bellico, nel corso della campagna i loro ranghi erano stati rimpiazzati da meno professionali uomini della Milizia coloniale, le cui capacità nella guerra nelle foreste mettevano in evidenza l’individuo: essi tendevano a far fuoco presto, per poi abbassarsi al suolo per ricaricare, riducendo così l’effetto del fuoco concentrato a ranghi chiusi.


Montcalm ordina l’avanzata

Quando i Francesi cominciarono ad avvicinarsi, le linee inglesi non aprirono il fuoco. Nel 1755 Wolfe aveva concepito un sistema di aprire il fuoco, per fermare le avanzate delle colonne francesi, che richiedeva che il centro dello schieramento – in questo caso i reggimenti 43° e 47° Fanteria – non sparasse nell’attesa che l’armata avanzante si avvicinasse entro il raggio di circa 30 metri, e quindi aprisse il fuoco a ranghi compatti. Anche i Francesi non aprirono subito il fuoco ed entrambi gli eserciti aspettarono due o tre minuti. Infine i Francesi spararono due raffiche disordinate.
Wolfe aveva ordinato ai suoi uomini di caricare i moschetti con due palle ciscuno, in preparazione dello scontro. Il capitano John Knox, del 43° Fanteria, scrisse sul suo diario che appena i Francesi giunsero entro il raggio previsto, i Reggimenti “mandarono loro, con grande calma, la più notevole e pesante scarica che io avessi mai visto.” Dopo la prima scarica, le linee inglesi marciarono di pochi passi in avanti, verso i Francesi già scossi e spararono una seconda scarica generale che scompaginò gli attaccanti e li mise in fuga. Wolfe, che si trovava all’altezza del 28° Fanteria e dei Louisbourg Grenadiers, era salito su un’altura per seguire la battaglia; era stato colpito ad un polso all’inizio del combattimento, ma aveva bendato la ferita e aveva proseguito. Il volontario James Henderson, con i Louisbourg Grenadiers, aveva tentato di difendere la collina, e riferì più tardi che al momento di ordinare l’apertura del fuoco, Wolfe venne ferito da due colpi di moschetto, uno in basso nello stomaco e il secondo, mortale, al torace.
Knox scrisse che uno dei soldati vicini a Wolfe urlò: “Corrono, guardate come corrono!”. Wolfe. Steso a terra, aprì gli occhi e chiese chi era che stava correndo. Dopo che gli dissero che i Francesi erano stati sbaragliati, diede diversi ordini, poi tornò al suo posto e disse: “Ora, Dio sia lodato, morirò in pace”, e morì.


“La morte di James Wolfe” – dipinto di Benjamin West

Con la morte di Wolfe e con molti alti ufficiali messi fuori combattimento, le truppe inglesi si lanciarono in un inseguimento disorganizzato dell’armata francese. Il 78° Fraser Highlanders ebbe ordine dal Brigadiere Generale James Murray di inseguire i Francesi a spada sguainata, ma incontrò, in prossimità della città, un fuoco serrato sia da parte dell’artiglieria sui battelli che difendeva il ponte sul fiume St. Charles sia da parte della Milizia coloniale che era rimasta tra gli alberi. Il 78° subì il maggior numero di perdite fra tutte le unità inglesi che avevano preso parte alla battaglia. Un testimone oculare che era con il 78° Highlanders, il Dott. Robert Macpherson, tre giorni dopo la battaglia scrisse:
“Gli Highlanders li inseguirono fino alla Porta Sally della città, poi tornarono al grosso dell’esercito. Quando furono di nuovo tutti radunati insieme, lanciarono un attacco separato contro il grosso corpo di Canadesi sul nostro fianco, posizionati in un piccolo villaggio e nella boscaglia. Qui, dopo un inseguimento durato dutto il giorno, noi subimmo grosse perdite tra gli ufficiali e la truppa, ma alla fine li respingemmo verso il loro stesso cannone, che tante perdite ci aveva procurato.”


Il 78° Fraser Highlanders alla Battaglia di Quebec – illustrazione di Richard Caton Woodville da “Hutchinson’s Story of the British Nation”

Townshend conduceva la carica dell’armata Inglese, e si rese conto che la colonna di Bougainville si stava avvicinando dalla parte della sua retroguardia, avendo avuto necessità di un po’ di tempo per arrivare da Cap Rouge. Rapidamente schierò due battaglioni, formandoli dalle truppe che vagavano confusamente sul campo, e con essi tornò indietro per contrastare in Francesi che sopraggiungevano, una manovra che salvò la giornata inglese; invece di attaccare, con forze fresche e ben riposate, Bougainville retrocedette dove il resto dell’esercito di Montcalm si ritirava attraversando il St. Charles.
Nel corso della ritirata, Montcalm, ancora a cavallo, venne colpito da ripetuti colpi di moschetto, riportando ferite al basso addome e alla coscia. Riuscì a rientrare in città, ma le sue ferite erano mortali; morì nelle prime ore del mattino seguente. Venne seppellito nel cratere scavato da una bomba d’artiglieria inglese nel pavimento della Cappella delle Orsoline.
La battaglia provocò un numero di vittime quasi uguale in entrambi i campi: i Francesi ebbero 644 fra morti e feriti, mentre gli Inglesi subirono 658 fra caduti e feriti.
Nel fragore della battaglia, fra le truppe francesi si era diffuso uno stato di confusione. Vaudreuil, che più tardi scrisse al suo governo e gettò la completa responsabilità della sconfitta sulle spalle del defunto Montcalm, decise di abbandonare Quebec e il lido di Beauport, ordinando a tutte le armate di dirigersi ad ovest e congiungersi prontamente con Bougainville, lasciando sotto il comando di Jean-Baptiste-Nicolas-Roch de Ramezay la guarnigione di Quebec.
Nel frattempo gli Inglesi, dapprima sotto il comando di Townshend e dopo agli ordini di Murray, posero l’assedio alla città di concerto con la flotta di Saunders. In pochi giorni, al 18 settembre, de Ramezay, Townshend e Saunders siglarono gli articoli della capitolazione di Quebec e la città passò sotto il controllo inglese. Le restanti forze francesi si posizionarono sul fiume Jacques Cartier, a occidente della città.

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