Doc Holliday, la misura di un uomo

A cura di Omar Vicari

Alle ore 10 del mattino 8 novembre 1887, a Glenwood Springs (Colorado), un esile uomo di trentasei anni appena moriva nel suo letto senza gli stivali ai piedi, consumato dalla tubercolosi e dai ripetuti attacchi di polmonite. Nei suoi ultimi giorni, quest’uomo, al secolo John Henry Holliday, Doc per quanti lo conobbero sulla frontiera, i capelli incanutiti e la scarna figura curva logorata dalla malattia, nel suo letto di morte poco poteva sembrare materia di leggenda.
Un cronista di un giornale locale appena poco dopo il suo decesso, scrisse che la sua forza d’animo e la pazienza dimostrata nei due ultimi mesi di vita gli guadagnarono molti amici. Ma quelle parole non bastavano di certo a mettere a fuoco la figura di Doc Holliday.
Quando anche il più noto “Denver Republican” registrò la sua morte, lo spessore dell’uomo divenne più chiaro.
“Doc Holliday è morto. Pochi uomini tra quanti vivono nelle città del west hanno avuto più amici o goduto di quella notorietà che è propria dei gunfighter. La sua morte è lo specchio dei tempi poiché Holliday fa parte di una classe di uomini che stanno scomparendo dal palcoscenico della frontiera.
Per buona parte della sua vita si è trascinato dietro la reputazione di un desperados killer a sangue freddo e in verità invece Holliday era un uomo manierato e pieno di eccellenti qualità”.
Questa forse eccessiva stima della figura di Doc Holliday, poneva un problema che ha afflitto i suoi biografi negli anni dopo la sua morte. Insomma chi era veramente Doc Holliday?
Egli sarebbe stato descritto come un aristocratico uomo del sud aggravato dalla malattia, la pecora nera di un’ottima famiglia della Georgia, un cinico e micidiale killer che, a dispetto delle molte cose dette sul suo conto, rimane più un mito che un uomo.
Le opinioni comunque spesso variano. Wyatt Earp, per esempio, lo descrive come un allegro furfante dal cuore d’oro e dai nervi d’acciaio, un fedele compagno rimasto al suo fianco anche in momenti in cui c’era da rischiare la vita. Wyatt aggiunse che Doc era “un gentiluomo che la malattia aveva trasformato in un vagabondo di frontiera, un uomo alto, magro, quasi morto di consunzione, ma allo stesso tempo il più abile giocatore di carte e il più temerario, veloce, micidiale pistolero che avesse mai conosciuto”.
Bat Masterson invece fu meno gentile nel descriverlo. Bat affermò che Holliday aveva un temperamento ingovernabile e sotto l’influenza dell’alcool diventava pericoloso. Masterson non aveva simpatia per Doc e lo sopportava unicamente per compiacere Wyatt Earp.
A suo dire, Doc era una testa calda il cui carattere lo portava a litigare per un nonnulla. Virgil Earp, che lo conobbe bene, affermò che Doc era criticato per una serie di cose che a suo dire non corrispondevano al vero. Per esempio l’editore del “Las Vegas Daily Optic” del New Mexico lo descrisse come un killer e tagliagole di professione e niente affatto troppo raffinato per lavori sporchi come rapine a diligenze o a furti di bestiame. Un suo compagno di gioventù invece, dopo la sua morte disse che Holliday era un caro amico, uno di quelle persone pronte a difendere la vita di una persona a lui cara come se avesse dovuto difendere la sua.
Un corrispondente di un giornale rimasto sconosciuto disse che per Holliday l’amicizia era qualcosa di sacro e che se eri suo amico lo eri per sempre, mentre se eri suo nemico lo rimanevi per sempre.
Ridgely Tilden, un corrispondente per il “San Francisco Examiner” nel 1882 scrisse in proposito:
“Doc Holliday… Un uomo litigioso che Dio ha permesso di vivere sulla terra. Georgiano, di ottima famiglia, dopo aver lasciato il segno nelle varie città del west che ha attraversato, è arrivato nel Kansas alcuni anni fa salvando a Dodge City la vita nientemeno che a Wyatt Earp del quale si è guadagnato la fiducia e l’amicizia. Doc Holliday è responsabile delle uccisioni riguardanti la faida Earp-Clanton in Arizona. Egli ha iniziato il combattimento e gli Earp gli sono stati accanto”.
E. D. Cowen, un giornalista di Denver che incontrò Holliday nel 1882, ci fornisce un altro ritratto di Holliday: “Un uomo che non conoscesse le sue gesta, lo descriverebbe come persona insignificante.
Media statura, carnagione chiara, aspetto sofferente a causa della tisi. Scrupolosamente pulito ed elegante nel vestire era profondamente sincero per essere volubile nel parlare e troppo scrupoloso per millantare le sue amicizie”.
Invece Charles D. Reppy, socio di John P. Clum nel “Tombstone Epitaph”, disse seccamente che Holliday era un bugiardo e la più melliflua canaglia di tutti gli stati dell’ovest.
Tali frammenti di verità appaiono tutti interessanti poiché contradditori tra loro e quindi la misura dell’uomo rimane incompleta. Il Doc Holliday che conosciamo dai libri o dalle svariate pellicole che Hollywood ci ha propinato, resta un individuo fotografato attraverso gli occhi degli altri.
Egli rimane essenzialmente un uomo senza voce, una circostanza che lo rende un affascinante soggetto e allo stesso tempo una frustrante figura.
In sostanza egli fu un uomo del sud, un dentista, un giocatore malato di tisi che sembrava non aver paura della morte. Fu amico di Wyatt Earp, un’amicizia sulla cui sostanza si scervellano ancora oggi gli psicologi. Gli fu amico e con lui affrontò il clan Clanton-McLowery a Tombstone nel più famoso scontro della storia della frontiera americana.


Un volto di ghiaccio

In verità queste sono solo parole che non centrano il carattere dell’uomo. Esse ci spiegano cosa egli fece, ma non chi è stato realmente. Nel breve spazio della sua vita Holliday concesse solo poche interviste e pure queste sono deludenti. Egli non appare mai una figura limpida e questo è forse il suo fascino e la ragione per la quale nei libri di storia o nei films in cui egli appare, Holliday resta comunque il protagonista assoluto negli eventi accaduti in Arizona tra il 1881 e il 1882.
E così, curiosamente, Doc Holliday rimane un mistero, una leggenda avvolta nella nebbia.
Ma questo, come già detto, è il fascino del personaggio. Le varie biografie sul personaggio Holliday sono, dopo tutto, un arrogante, intrusiva iniziativa e questo perché i biografi perseguono probabilmente scopi più complicati invece di descrivere la realtà quale essa era. I biografi inevitabilmente vedono i loro soggetti in modo diverso da come i soggetti del loro interesse vedono se stessi.
La verità di un’intera vita è più che una somma di fatti. Una vita non è solo ciò che una persona fa, ma anche quello che una persona pensa, sente, e come essa influisca le persone e gli eventi attorno ad essa. E allora in definitiva l’approccio alla vita di un personaggio come Doc Holliday risulta complicato dal fatto che tale vita, avvolta da un alone di leggenda, è oscurata da conclusioni e opinioni che hanno creato la leggenda stessa.

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