Le navi corsare del Sud: CSS Florida

A cura di Renato Panizza

Le navi corsare del Sud. Speciale in 5 puntate: 1) CSS Sumter 2) CSS Florida 3) Charles W. Read, il “falco di mare” della Confederazione 4) Navi corsare del Sud: CSS Alabama 5) Le navi corsare del Sud. CSS Shenandoah

CSS Florida, a destra
L’8 Maggio 1861, neanche un mese dopo lo scoppio del conflitto, il Ministro della Marina confederata Mallory inviò in Inghilterra il suo primo e più fidato collaboratore, il Capitano di Fregata James Bulloch, con il compito di pianificare la costruzione di navi negli ottimi cantieri inglesi e di organizzare una rete di spie per contrastare l’attività dell’ambasciatore dell’Unione in Inghilterra, che avrebbe cercato in ogni modo di “mettergli il bastone tra le ruote”. Bulloch riuscì talmente bene nella missione, che a guerra finita, gli Stati Uniti non gli concessero mai l’amnistia, cosicché non potè più fare ritorno in patria. Le navi corsare sudiste costruite nei cantieri inglesi procurarono all’Unione durante la guerra civile americana tante e tali perdite di materiali e navi mercantili, che tra USA e GB permasero tensioni politiche per lungo tempo, anche dopo la fine della guerra. Gli Stati Uniti chiedevano risarcimenti per i danni subiti!
Nel 1871, una udienza della Corte Internazionale di Ginevra obbligò la Gran Bretagna a un risarcimento danni di ben 820.000 Sterline a favore degli Stati Uniti, per aver permesso all’Australia di ricoverare una nave corsara nel bacino di Williamsburg.
La CSS Florida fu la prima nave corsara varata in Inghilterra per la Confederazione, e il “primo colpo” messo a segno dall’abile agente sudista. La nave venne costruita a Liverpool da “William C.Miller & figli”, su disegno modificato di una nave inglese precedentemente costruita in quel cantiere. Bulloch diffuse la notizia che quella nave, chiamata “Oreto (Florida)”, era stata ordinata da un committente di Palermo, e sistemò addirittura l’agente della ditta a fare da supervisore e a mettere la sua firma come proprietario.
La nave doveva apparire assolutamente “pacifica e neutrale” per non rischiare di incappare nel “Neutrality Act” inglese: l’ambasciatore dell’Unione a Londra, Charles Francis Adams, stava in guardia perché sapeva che Bulloch avrebbe fatto tutto il possibile per procurarsi delle navi inglesi. Ma solo nell’Ottobre 1861, quando erano già quattro mesi che procedevano i lavori, Adams cominciò a insospettirsi della Oreto.


La nave confederata CSS Florida in navigazione

Tutto comunque filò liscio, e appena superati in modo soddisfacente le prove di macchina e il varo, il 22 Marzo 1862, la Oreto prese il mare al comando di un capitano inglese, certo Duguid, e con equipaggio interamente inglese. Destinazione fasulla: Palermo. Destinazione vera: Nassau, Bahamas.
Il console unionista,Thomas Dudley, aveva fatto il possibile per allertare Adams, e questi aveva avanzato richiesta alle autorità portuali e al Foreign Office di bloccare la nave, ma ebbe risposte negative: la Oreto aveva le carte in regola e poteva partire per Palermo!
Il 28 Aprile 1862, la Oreto, ora pilotata dal fido John Low, che era già a bordo come “passeggero”, raggiunse Nassau. Aveva percorso il tragitto con la velocità di tutto rispetto di 12 nodi!
Il locale console degli Stati Uniti scatenò una campagna per chiedere di sequestrare la nave, ma anche questa volta, le autorità locali ne autorizzarono il rilascio, perché la Oreto non aveva armi a bordo.
Il tempo passava inesorabilmente, e si era già al mese di Agosto.
Il vapore Bahamas e la goletta Prince Albert avevano a bordo tutto il materiale per trasformare la pacifica nave in una bellicosa corsara da guerra, ma bisognava spostarsi altrove per cercare  un posto tranquillo dove operare la trasformazione. Una nave da guerra nordista, la USS Cuyler, diede la caccia alla Oreto, ma la nave gli sfuggì e riuscì ad ancorarsi in una isoletta deserta.
Ora, la comandava il tenente di vascello John Newland Maffit, di 42 anni, che nominò suo secondo l’abile John M.Stribling, veterano dell’incrociatore Sumter.
Il comandante Maffit ,”nato” marinaio, ex cacciatore di negrieri prima della guerra, ed ex comandante di un violatore di blocco, era un uomo di estrema correttezza e rigore morale, energico e leale. L’equipaggio avrebbe dovuto contare 130 uomini, ma Maffit per il momento era riuscito a reclutarne solo una ventina. Trasportare a bordo tutto il materiale, compresi due pesanti cannoni Blakely da 7 pollici (178mm) e sei da 6 pollici (152mm), fu un’impresa… e presto si aggiunse un brutto guaio! I marinai stavano caricando i cannoni a bordo, quando, improvvisamente, uno di loro ebbe un malore, e dopo otto ore morì. Maffit minimizzò l’accaduto, al corrente del fatto che quell’uomo (ma si suppone non fosse il solo!) a Nassau si era dato agli stravizi. Ma la realtà era tragicamente diversa: si trattava di febbre gialla! Dopo pochi giorni, quando la nave levò le ancore, altri tre uomini si ammalarono, e dopo poco toccò a quasi metà dell’equipaggio! A questa disgrazia se ne aggiunse un’altra: nella foga di sbrigarsi, erano stati dimenticati sulle navi di appoggio (Bahamas e Prince Albert) strumenti indispensabili per far funzionare i cannoni, come i calcatoi, gli scovoli, i congegni di accensione, gli alzi. La nave era praticamente disarmata!
Il 19 Agosto 1862, Maffit dovette dirigersi verso Cuba. Ottenne dalle autorità locali il permesso di rimanere nelle acque presso Cardenas, poi,  il 20 di Agosto si ammalò anche lui. Si sarebbe salvato grazie alla sua forte tempra, dopo nove giorni passati tra la vita e la morte.
Nonostante l’arrivo di un medico dall’Avana, a bordo ci furono dei morti: contro il morbo allora non esistevano cure efficaci! Allora non si conoscevano le cause dela malattia; non si sapeva che il contagio avveniva per la puntura di una zanzara che trasmetteva il virus, avendolo succhiato a sua volta da un uomo già infetto. In quelle aree la malattia era andemica (in molte lo è ancora), e proprio durante il soggiorno dei marinai dell’Oreto a Nassau c’era stata una sua recrudescenza.


Uno dei cannoni del CSS Florida

Il console dell’Unione a Cuba chiamò delle navi nordiste. La notizia arrivò in tempo a Maffit, che ottenne l’autorizzazione a ripararsi all’interno del porto dell’Avana, ma i cubani mantennero una ferma neutralità e si rifiutarono di fornire uomini e materiali alla nave confederata.
Bisognava ripartire, e si scelse di forzare il blocco ed entrare nella baia di Mobile; non sarebbe stato facile, specialmente senza poter disporre neanche di un cannone funzionante!
Oltretutto, la febbre gialla a bordo continuava a imperversare.
Il Florida -non c’era più alcun motivo ora di mantenere il nome di copertura “Oreto”-  raggiunse l’imboccatura della baia il 4 Settembre1862. A sbarrarla c’erano due cannoniere d’alto mare, la Oneida e la Winona, navi molto ben armate. Bisognava ricorrere all’inganno! L’incrociatore sudista, alzata bandiera britannica, si diresse “macchine avanti tutta” nella direzione del porto. Questa mossa sconcertò il nemico che sparò un colpo di avvertimento, e poi un altro. Quando però il Florida continuò il suo percorso senza mostrare intenzione di farsi riconoscere, la Oneida e la sopraggiunta Winona incominciarono a fare sul serio e aprirono il fuoco: la corsara sudista fu colpita e danneggiata gravemente, perse degli uomini, ma non si fermò, contando sulla sua eccellente velocità. Maffit, debolissimo per la crisi di febbre che aveva appena superato, riuscì a portarla a Mobile, e lì venne accolto a braccia aperte dall’ammiraglio Buchanan in persona, leggendario comandante della corazzata CSS-Virginia.
La corsara era malandata, e l’equipaggio non si trovava in condizioni migliori. Arrivò una nave ospedale per prestare i soccorsi necessari, e tutti vennero messi in quarantena. Solo il 3 Ottobre si poté incominciare i lavori di riparazione della nave, che avrebbero richiesto molto tempo.
A metà di Gennaio del 1863 la nave, finalmente riparata e con l’equipaggio in pieno organico, ripartì.
Si può dire che quello che non erano riusciti a fare fino a quel momento le navi nordiste e i consoli dell’Unione, cioè a fermare il Florida, riuscirono a farlo… le zanzare!
Per uscire in mare con qualche speranza di evitare le navi nordiste che tenevano in stretto blocco il porto di Mobile, Maffit scelse un giorno di bufera, con pioggia battente e scarsissima visibilità.
Alle due di notte la nave filò via indisturbata, bruciando carbon coke per evitare di produrre dalle ciminiere fiammate che potessero tradirne la presenza.
Purtroppo questo combustibile di buona qualità si esaurì presto, e toccò usare carbone più scadente, le cui polveri si incendiavano. Non molto dopo, una mezza dozzina di navi furono addosso al Florida, ma la nave riuscì ancora una volta a fuggire.
L’incrociatore corsaro CSS Florida era riuscito a scappare da Mobile “facendola in barba” a tutte le navi da guerra che bloccavano il porto. A Washington la vicenda fu addirittura portata al Congresso e dibattuta: il Segretario della Marina, Gideon Welles, passò un brutto quarto d’ora!
Il 17 Gennaio 1863, Maffit si sentì finalmente al sicuro in mare aperto; nessuna nave nemica gli stava alle calcagna. Quasi un intero anno era trascorso dal giorno del varo del Florida, e mille avversità avevano impedito alla nave corsara di iniziare la sua caccia. Ora, la flotta mercantile dell’Unione poteva solo aspettarsi dei guai… e i guai non tardarono ad arrivare!
John Maffit
Due giorni dopo, il 19 Gennaio, navigando a occidente di Cuba, Maffit incontrò il brigantino Estelle  proveniente da Santa Cruz e diretto a Boston con un carico di melassa e miele.
CSS Florida si avvicinò battendo bandiera americana, e gli piombò repentinamente addosso, catturandolo.Il capitano del brigantinò dichiarò che il carico, del valore di $130,000, apparteneva a un privato neutrale: Maffit non gli credette, trasferì l’equipaggio a bordo, prese ciò che gli serviva dalla nave, e poi le appiccò il fuoco! Fatto ciò, portò la suanave all’Avana per rifornirsi, contando sulla presenza di un locale agente confederato, tale maggiore Charles Helm, che avrebbe potuto essergli molto utile.
Il 22 Gennaio, ripartito, incontrò un brigantino di New York, il Winward, anch’esso carico di melassa. L’equipaggio del Winward se la svignò sulle scialuppe di salvataggio, cosicchè Maffit non ebbe nemmeno il problema di occuparsene… e gli bastò dar fuoco alla nave!
Subito dopo incrociò il brigantino Corris Ann, che avvicinò con l’inganno battendo bandiera inglese: anche questo finì arrosto!
In quelle acque, quattro navi da guerra unioniste stavano dando la caccia al CSS Florida.  Nei paraggi c’era anche la CSS Alabama: le due corsare, probabilmente senza neanche saperlo, in quel periodo navigavano vicine.
Ora, i macchinisti di Maffit si lamentavano della scarsa qualità del carbone dell’Avana, pertanto divenne una priorità procurarsene del migliore.
A Nassau, Maffit riucì a rifornirsi di carbone, nonostante tutti i tentativi del Console unionista per impedirlo, ma perse 26 marinai, che disertarono. Furono arruolati altri marinai, ma segretamente, per non violare le leggi di neutralità del Paese che ospitava nel suo porto la nave sudista.
Il 27 Gennaio CSS Florida prese nuovamente il mare e riuscì a sfuggire al USS Sonoma che la aveva intercettata. Il 5 Febbraio si trovò davanti l’USS Vanderbilt, una nave fortemente armata.
Il pericolo era grande, ma grazie alla densa nebbia la corsara riuscì a spacciarsi per una nave da trasporto dell’India… e filò via!
Dopo i due brutti incontri, si preparava per la corsara del Sud una ricca preda!
Veleggiava sulla rotta del Florida il clipper Jacob Bell, proveniente dalla Cina e diretto a New York, con un carico di té e 10.000 scatole di fuochi d’artificio, per un valore di 1,5 milioni di dollari.
Maffit se ne impossessò e dopo aver trasbordato i 43 passeggeri incendiò la nave: fu la cattura di maggior valore… e immaginiamo anche la più “pirotecnica”!
Giunto al porto inglese di Bridgetown (Barbados) Maffit riuscì a convincere le autorità a consentirgli il carico di un centinaio di tonnellate di carbone, che gli avrebbero dato una lunga autonomia. Ciò scatenò le ire del Console dell’Unione, che ricorse all’intervento diretto del ministro Seward: le autorità inglesi semplicemente ignorarono le motivazioni americane che invocavano il rispetto delle regole di neutralità.
A questo punto, viene spontaneo osservare che la Gran Bretagna durante la Guerra Civile Americana  non fu affatto neutrale. “Chiuse un occhio” sulle costruzioni di navi per la Confederazione nei suoi cantieri, e impedì che fossero messe in atto disposizioni perbloccarne la partenza; protesse e rifornì sempre le navi confederate, sia in Australia che in ogni altro porto nell’Atlantico sotto autorità inglese, rifiutando con cavilli vari di prestare ascolto ai Consoli dell’Unione. Le navi confederate “violatrici di blocco” tornavano in patria con carichi di armi inglesi di ogni tipo.
Ci potremmo chiedere, a questo punto, per quale motivo la Gran Bretagna si comportò così, e perché non si decise a entrare direttamente in guerra a sostegno della CSA.
Si possono fare due ipotesi.


Ancora una bella immagine del CSS Florida

La prima è che la Gran Bretagna era convinta (e lo fu sempre più col procedere della guerra, osservando l’enorme potenziale bellico che l’Unione riusciva a dispiegare) che gli Stati Uniti avrebbero seriamente minacciato quell’egemonia mondiale a cui da un secolo o più mirava: se ci fossero state due Nazioni americane separate, magari in tensione tra loro ancora per anni o per sempre, sarebbe stato meglio. Divide et impera!
La seconda è che un suo coinvolgimento diretto in guerra avrebbe finito col costare troppo alle casse dello stato, e inoltre difendere il Canada non sarebbe stato affatto facile!
Teniamo presente, infine, che dopo il Proclama di emancipazione di Lincoln, a seguito del quale, agli occhi del mondo, parve profilarsi una sorta di “crociata nordista” per liberare i negri schiavi, mettersi al fianco di una nazione schiavista avrebbe creato forti squilibri politici interni alla nazione (che già era divisa tra filo-sudisti e filo-unionisti), mettendone anche in crisi i rapporti con il resto dell’Europa.
Torniamo all’incrociatore Florida.
I primi di Marzo del 1863, lasciata Bridgetown, Maffit incrociò la rotta dello “Star of Peace”: si trattava di un clipper che proveniva da Calcutta con un carico di mille tonnellate di salnitro destinato alla ditta DuPont, che ne avrebbe fatto esplosivi. Quando questa nave venne catturata e incendiata, l’enorme fuoco che ne divampò illuminò il mare per oltre 30 miglia (48,3 Km)!
Poi toccò a una nave proveniente da New York e diretta verso il Brasile, la “Aldebaran”. Questa volta il carico era di tutt’altro genere: farina, dolciumi, brandy, rum,vino, whiskey e barili pieni di aragoste vive, conservate in ghiaccio e alghe marine. Gran banchetto reale quel giorno per l’equipaggio del CSS Florida!
Entro il 6 Maggio del 1863  la Corsara confederata aveva mandato a picco ben undici mercantili nemici, altri ne aveva rilasciati “sotto vincolo”.
Il 23 Agosto 1863 il Florida si rifugiò nel porto francese di Brest, per provvedere alle necessarie riparazioni. La sosta fu molto lunga. La nave riprenderà il mare solo il 10 Febbraio 1864, e il suo comando passerà  a Charles Manigault Morris. A quanto pare, Maffit era afflitto da problemi di cuore. Un cardiologo arrivato da Parigi gli aveva ordinato “riposo assoluto”: più facile a dirsi che a farsi per il comandante di una nave corsara!
Poi ci furono problemi con l’equipaggio, di nuovo per motivi di salute, e si dovette sostituirlo quasi per intero. La guerra sul mare portava a un forte logoramento degli uomini.
Navi da guerra nordiste tenevano d’occhio il porto dove si trovava l’incrociatore, ed erano pronte a balzargli addosso appena fosse uscito. Ad un certo punto il Vice Ammiraglio Conte De Gueyton, capo della Marina locale francese, disse chiaro e tondo al nuovo comandante del Florida che se ne doveva andare. Il sud caroliniano Morris non era abile ed audace come il suo predecessore, ma riuscì lo stesso a sottrarsi alle navi nordiste in agguato, e riprese l’attività corsara. Ma le malattie continuavano a imperversare a bordo. Alle Bermude si dovette sostituire tutto il personale di macchina. Frattanto la USS Kearsarge (ritorneremo a parlare di questa nave) e molte altre dell’Unione stavano alle costole del Florida. Durante questa seconda crociera, la nave sudista riuscirà ad eliminare dalle rotte altre tredici navi mercantili dell’Unione.
Il 4 Ottobre del 1864 il CSS Florida si riparò nel porto brasiliano di Bahia: l’ultima avventura per la corsara confederata!


I due cannoni rigati Blakely appartenuti al CSS Florida

Il Florida aveva necessità di riparazioni poiché erano più di due mesi che non toccava terra.
Nel porto brasiliano si trovava già l’incrociatore dell’Unione USS Wachusett, una nave di qualità inferiori al Florida; il suo comandante, il capitano Napoleon Collins, aveva chiesto a Morris una “sfida sul mare”. Il Florida avrebbe forse potuto battere lo sfidante perché era più potente, ma Morris temette che la sua nave non fosse in condizioni abbastanza buone, e rifiutò il confronto.
La notte del 7 Ottobre 1864 a bordo del Florida erano rimasti pochi marinai, tutti gli altri, compreso il comandante Morris erano in città. Silenziosamente e a luci spente, il Wachusett accostò la nave sudista e la speronò. Non ci fu nessuna reazione, sia perché i cannoni erano scarichi, sia perché nessuno pensava a una così spudorata violazione delle leggi di neutralità. Fatto sta che il Florida fu tranquillamente catturato e trascinato a rimorchio fuori dalle acque brasiliane, fino a raggiungere i porti dell’Unione. Che cosa successe in seguito? La notizia della violazione della neutrtalità fece scalpore in tutto il mondo, si attivarono i Tribunali internazionali, i quali obligarono l’Unione a riportare la nave in Brasile, dove era stata presa in aperta violazione agli accordi internazionali.
Il comandante del USS Wachusett finì sotto Corte Marziale e dovette dare le dimissioni. La Marina unionista fu costretta a restituire la nave, la quale infatti ripartì per il Brasile… ma fece poca strada.
Il 28 Novembre 1864, nei pressi di Newport News, in Virginia, entrò in collisione con una nave da trasporto truppe dell’Unione, il USAT Alliance, e colò a picco!
Subito fu costituita un Commissione d’inchiesta, che fece perizie e accertamenti vari, e poi trasse le sue conclusioni: l’affondamento era stato un incidente causato dal cattivo funzionamento di parti meccaniche.
Dopo la guerra, però, il comandante Maffit, dopo aver parlato con un alto ufficiale della Squadra navale del Nord Atlantico, rivelò che l’ufficiale gli aveva confidato che era stato proprio lui, nel 1864, a impartire l’ordine di far affondare la nave ribelle!
Nessuno si stupì: come poteva la Marina unionista “dare il largo” a quella maledetta corsara ribelle, con il rischio di vedersi di nuovo affondare altre tonnellate di naviglio mercantile?!

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