La guerra del Tule River

A cura di Cesare Bartoccioni

Capo YokutsGli anni ’50 del 1800 furono un periodo devastante per gli Indiani della California, poiché sciami di minatori duri e attaccabrighe penetrarono nelle loro terre natali.
Gli Indiani venivano spesso massacrati spietatamente o resi schiavi, ed il Governo Federale, che aveva acquisito la California nella Guerra contro il Messico, non riusciva a dar loro alcuna protezione. Nel 1851, il Governatore Peter Burnett disse che a meno che gli Indiani non venissero mandati ad est delle Sierras (1), “sarebbe continuata una guerra di sterminio finché la razza Indiana non fosse estinta”.
Durante i tumultuosi anni ’50, gli Yokuts della California centrale tentarono coraggiosamente di difendersi dall’invasione delle loro terre – e, per qualche tempo, ci riuscirono. Sulla cima di una collina situata proprio ad est della odierna Porterville, in California, si tenne un assedio nel 1856 – nel luogo oggi conosciuto come Montagna della Battaglia – durante uno scontro che i giornali dell’epoca chiamarono la Guerra del Tule River.
Gli Yokuts – cioè il popolo genericamente raggruppato come di lingua Yokut – vivevano in piccoli gruppi tra i pendii costellati di querce nella Valle di San Joaquín orientale. Molti dei loro villaggi si trovavano vicino alla costa del Lago Tulare (a volte chiamato Lago Tule), un corpo d’acqua largo 60 miglia. Oggi, i progetti di deviazione delle acque non hanno lasciato traccia del passato idrico della California centrale, ma negli anni ’50 del 1800 il Lago Tulare era la massa d’acqua fresca più vasta ad ovest dei Grandi Laghi.
Quando gli Spagnoli si stabilirono per la prima volta in California (2), vi erano più di 20.000 Indiani che vivevano all’interno e nei dintorni della Valle del Tulare.
Insieme agli Yokuts erano presenti numerosi Indiani della costa che erano fuggiti dalle missioni (3) fin dentro la valle interna.
Facendo buon uso di cavalli rubati, gli Yokuts erano diventati abili razziatori di bestiame dalle missioni e dai sempre più numerosi allevatori, vicino a Los Angeles, Santa Barbara, San José, San Fernando e San Luis Obispo. Essi vedevano i nuovi venuti, arrivati durante la corsa all’oro in California, come una minaccia. Un minatore scrisse una lettera al Cleveland Plain Dealer nell’agosto del 1849, informando che vi era abbondanza d’oro sul fiume Kings ma che gli Indiani erano “talmente ostili, che quei [cercatori] che tentavano di lavorare lì venivano scacciati”.
John Wood ed alcuni minatori si erano stabiliti sulla sponda sud del fiume Kaweah. Nel dicembre del 1850 alcuni membri delle tribù della zona dissero a Wood e compagnia di andarsene. Dato che la compagnia mineraria era lenta a muoversi, gli Yokuts attaccarono, uccidendo tutti i minatori tranne due. Wood venne scuoiato vivo.

Tule River
Un’immagine della zona del Tule River

Pochi giorni più tardi, Pedro López, conducendo un migliaio di capi di bestiame da Los Angeles ai campi auriferi, arrivò a Four Creeks. Decise di far riposare i suoi stanchi vaqueros (4) sotto un pergolato di querce.
Nelle vicinanze si trovava del bestiame appartenente ad un certo Capitano Dorsey. Mentre le due mandrie pascolavano nello spazio aperto, circa 300 Indiani emersero dai boschetti di querce, uccidendo López, Dorsey e diversi vaqueros.
Sotto pressione per trovare il modo di fermare la violenza, i Commissari federali per i trattati si incontrarono con le bande di Yokuts di Gawia e Nutunutu. Gli Indiani accettarono di abbandonare ogni rivendicazione sull’area intorno a Four Creeks e di vivere in pace. In cambio, il Governo accettò di dar loro una riserva, oltre a protezione, bestiame e vestiario. Il 12 maggio 1851 venne firmato un trattato sul luogo della sepoltura di John Wood – un’ironia non sfuggita ad almeno un giornalista: “Qui sulla tomba dei nostri compagni assassinati le molli mani dei Commissari hanno stretto in amicizia quelle degli incendiari ed assassini della nostra gente”. In tutto vennero negoziati 18 trattati con “le tribù” della California in appena 16 mesi.
Sebbene gli Yokuts avessero perso gran parte delle loro terre con i trattati, l’editore del Los Angeles Star reagì contrariato. “Mettere sul nostro suolo più fertile la razza più degradata di aborigeni di tutto il continente Nord Americano, investirli di diritti di sovranità, ed insegnare loro che devono essere trattati come nazioni potenti ed indipendenti, significa piantare i semi di futuri disastri e rovina”.
La Legislatura dello Stato richiese l’annullamento di questi trattati, e l’8 luglio 1852 il Senato degli Stati Uniti li abolì all’unanimità. Ciò che avrebbero dovuto essere terreni della riserva ora ritornavano disponibili per i coloni. Nessuno si preoccupò di informare gli Yokuts.
All’inizio di quella estate, William Campbell, John Poole ed E. F. Edmunds avevano aperto un posto di scambio e traghetto sulla terra promessa agli Yokuts. Un gruppo di Indiani Choinimni (a volte detti Chocumme) chiesero ai commercianti di andarsene. Per mostrare che facevano sul serio, il Capo Wa-ta-ka tagliò la corda che ancorava il traghetto alla riva. Campbell andò al galoppo a Fort Miller, solo per scoprire che la maggior parte delle truppe era nelle alte Sierras a dar la caccia ad un’altra banda. Non scoraggiato, dalle vicine città di Fine Gold Gulch e Millerton, ottenne l’assistenza di 24 cercatori rudi e pronti a tutto.
Agli inizi di luglio, guidati da Walter Harvey, un Georgiano che era stato cacciato da West Point con demerito, le due dozzine di minatori cavalcarono velocemente fino al villaggio Choinimni sul fiume Kings. In quel momento molti degli uomini più giovani del villaggio erano via a lavorare nei campi. I minatori dissero di essere lì per arrestare tre Yokuts che sapevano trovarsi nel villaggio e ne pretesero la consegna. Quando gli Indiani accusati cercarono di scappare, Campbell esplose il primo colpo. Gli altri lo imitarono. La violenza lasciò sul terreno 11 Yokuts morti ed un minatore ferito. Due settimane più tardi Harvey – divenuto da allora famoso in tutta la valle come cacciatore di Indiani – venne eletto giudice della contea.
Guerriero YokutUn guerriero Yokut
Le notizie del massacro si diffusero velocemente e la maggior parte degli Yokuts temette che i bianchi fossero intenzionati a sterminarli. Il comandante di Fort Miller, il Maggiore Onorario George W. Patten, paventando lo scoppio di una guerra, chiese a James Savage, un imprenditore che si era fatto da sé conosciuto come “il Re Bianco degli Yokuts”, e subagente Indiano, di fare tutto ciò che fosse in suo potere per far diminuire la tensione. Savage visitò più di una dozzina di tribù per esortarle a rimanere in pace finché avessero la possibilità di incontrarsi con il Maggiore Patten il 15 agosto.
Sulla strada di quell’incontro, Savage si fermò al posto di scambio di Campbell ed incontrò il Giudice Harvey. Accusò apertamente Harvey di aver assassinato gli Yokuts, al che seguì una accesa zuffa. Mentre i presenti cercavano di interrompere la rissa, Harvey estrasse la sua pistola dalla cintura ed uccise freddamente Savage.
Con l’unico uomo bianco che avrebbe potuto portare la pace nella regione morto, Patten fu lasciato a sé stesso per rispondere alle esigenze dei capi Yokut. “Che cosa dovrò fare?” volle sapere il Capo Pasqual. “Da chi dovrò andare, quando nelle montagne siamo cacciati come bestie selvagge; e qui siamo ammazzati come bestiame?” Patten, inconsapevole del fatto che il Senato aveva annullato i trattati, assicurò Pasqual e gli altri capi che i loro diritti sarebbero stati protetti come da trattato e che egli avrebbe investigato sull’attacco alla banda di Wa-ta-ka. In cambio, gli Yokuts accettarono di non compiere alcuna azione di rappresaglia, di smettere le razzie del bestiame, e di ritornare ai loro villaggi.
Patten prontamente arrestò Harvey ma il giudice aveva amici altolocati. Il Governatore John Bigler scrisse al Maggiore, dicendogli che l’Esercito non aveva giurisdizione per arrestare i civili. Quando il Procuratore degli Stati Uniti di San Francisco rifiutò di iniziare un procedimento per crimini federali, a Patten non rimase altra scelta che rilasciare Harvey. Più tardi, le autorità statali accusarono Harvey dell’omicidio di Savage ma il celebrato cacciatore di Indiani venne prosciolto. Patten scrisse al Quartier Generale dell’Esercito il 26 agosto, avvertendo che se il trattato del 12 maggio non fosse stato ratificato, ne sarebbe risultata una “semplice farsa, che richiederebbe solo il sollevarsi del sipario per diventare una grande tragedia”. Nel frattempo, i cittadini della zona di Four Creeks avevano inviato una petizione al Generale Ethan Allen Hitchcok, della Divisione dell’Armata del Pacific, con la richiesta di stabilire un forte più vicino a loro.
Frustrato dal fallimento del Congresso per ratificare i trattati, l’Ufficio Indiano decise di trasferire alcuni Yokuts ed altri Indiani della valle in una riserva. Edward F. (“Ned”) Beale, un eroe della guerra contro il Messico, venne nominato Agente Indiano per la California. Egli capì rapidamente la condizione degli Indiani della California: “Scacciati dai loro territori di pesca e caccia, cacciati essi stessi come bestie selvagge, presi al lazo e strappati alle case rese miserabili dal bisogno, ridotti in schiavitù, i miseri sopravvissuti che sfuggono alla fame da una parte, ed agli implacabili bianchi dall’altra, sono destinati solo a marcire e morire di una schifosa malattia, la punizione della vicinanza con la civiltà della frontiera”. Entro l’autunno del 1852, Beale aveva scelto un appezzamento di terreno semi-arido alla base del Passo Tejon come luogo della riserva, che presto sarebbe stata conosciuta come Riserva Sebastian. Per i primi anni, lì si coltivò cibo più che sufficiente per sfamare gli indiani.
Per assicurare ulteriormente la calma, l’Esercito piazzò dei distaccamenti di soldati alla riserva e a Camp Wessells, dove venne istituito vicino alla vecchia capanna di John Wood a Four Creeks. La notte del nuovo anno del 1853, il comandante della compagnia, il Tenente John Nugen, informò che gli Yokuts avevano mantenuto la loro parte del patto ed erano in pace. Nugen annotò, tuttavia, che un gran numero di questa gente stava morendo a causa di febbri e malaria. Nell’agosto del 1854, l’Esercito costruì Fort Tejon, una postazione permanente nel vicino Passo Grapevine, guarnigione di una compagnia del 1° Dragoni.
Nel 1855, il Capitano E. D. Townsend passò per Four Creeks durante un giro di ispezione dei Forti Tejon e Miller. Annotò nel suo diario: “I boschi sono pieni di Indiani che vivono della ghianda che qui è abbondante e del pesce che prendono dal fiume con delle picche. Sono pacifici e raramente danno problemi ai coloni”. Townsend scrisse inoltre che gli Indiani erano regolarmente impiegati dai coloni e, per quanto potesse vedere, “sembra non esserci alcun segno di animosità tra le due razze”.
Questa bonaccia nella violenza era solo una pace superficiale. Nel 1855 venne trovato un po’ d’oro lungo le sponde del fiume Kern e i minatori arrivarono in massa in quell’area. Grandi mandrie di bestiame e anche suini si nutrivano ora delle tradizionali fonti di sussistenza degli Yokuts – radici e ghiande. Man mano che queste fonti di cibo si esaurivano, gli Yokuts, molti ora ormai giunti vicino alla morte per fame, iniziarono a rubacchiare bestiame.
Un guerriero sulla riva del Tule
Nel 1856, un misterioso incendio distrusse la segheria di Orson Smith, ed una grande mandria di bestiame venne razziata – mettendo in movimento la “grande tragedia” che il Maggiore Patten aveva predetto. Senza investigare sugli incidenti, diverse dozzine di coloni, autoproclamatisi “i Volontari a Cavallo del Tulare”, iniziarono a compiere scorrerie. Un gruppo in avanscoperta, sotto il comando di John W. Williams, irruppero in un villaggio di Indiani Tejon mentre dormivano, uccidendone cinque. Un altro gruppo esplose dei colpi verso un accampamento disarmato di Yokuts sul fiume Kaweah, i cui abitanti si sparpagliarono dileguandosi nella notte.
J. Ross Browne, un agente speciale del Dipartimento del Tesoro che stava viaggiando attraverso Visalia, al tempo scrisse della escalation degli eventi: “Quindici Indiani della valle sono stati uccisi a poche miglia dal nostro accampamento e le famiglie bianche hanno cercato rifugio in un mulino a Visalia mentre gli uomini si stanno preparando per una vigorosa difesa. È impossibile predire quale sarà il risultato ma temo, dal carattere senza legge dei coloni bianchi, e dalla loro determinazione nel volere una guerra per sterminare gli Indiani, che ci saranno molti problemi e che la prosperità delle riserve Indiane sarà gravemente compromessa”.

Campo Tejon
Un accampamento di indiai Tejon

Temendo gli attacchi vendicativi da parte dei coloni, la maggior parte degli Yokuts si nascose – alcuni si celarono nelle intricate paludi del Tule, ad alcuni venne dato rifugio da coloni amichevoli a Visalia, mentre altri si diressero nelle Sierras. Circa 400 Yokuts non vollero spostarsi. Stabilirono il loro villaggio dietro un bastione naturale di roccia e legname alla base di una piccola montagna nella diramazione Nord del fiume Tule. Si accinsero quindi alla difesa con archi e frecce ed alcune pistole a pietra focaia.
Il 28 aprile 1856, la banda di Foster DeMaster -più di 100 aspiranti cacciatori di Indiani- capitò sull’accampamento di montagna. Quando i volontari, uscendo dalla boscaglia, emersero sul prato in terreno aperto, vennero accolti da un nugolo di frecce che li costrinse a ritirarsi fra i cespugli. Gli Yokuts caricarono da dietro la loro fortificazione. Se avessero posseduto armi migliori, sicuramente avrebbero spazzato via i miliziani dal campo di battaglia; con ciò che avevano, gli Yokuts inflissero serie ferite a due degli uomini di DeMaster. I volontari decisero di aspettare il gruppo dello Sceriffo W. G. Poindexter, che era in marcia proveniente da Keyesville.
Gli uomini di Poindexter arrivarono il 29. Alcuni di loro avevano ideato una protezione per il corpo, consistente in una imbottitura di cotone e tarps di canapa (5), che pensavano fosse impenetrabile alle frecce.
Così protetti, caricarono spavaldamente la fortificazione degli Indiani. L’armatura, tuttavia non fornì alcuna protezione, ed una massa di frecce respinse l’attacco. Un giornale di Stockton motteggiò: “I ‘Petticoat Rangers’ – gli scorridori in sottana (N.d.T.) – erano sul campo ma non riuscirono in nulla, mentre i loro vestiti imbottiti servivano solo come comodi giacigli”. Con le munizioni in esaurimento e con lo smacco inflitto al loro gusto per la guerra e la ricerca di gloria, gli avviliti volontari lasciarono il campo per tornare a Visalia.
Nel frattempo voci di una sollevazione generale di tutti i nativi Californiani ed orribili atrocità Indiane, si diffusero per tutto lo Stato. Tutte le operazioni minerarie e di allevamento, alle pendici montane meridionali, si interruppero mentre i coloni fuggivano verso la sicurezza delle città. I minatori di Keyesville avevano sentito che centinaia di guerrieri avevano lasciato la Riserva Sebastian e stavano per attaccarli. Con picconi e pale, costruirono delle trincee intorno alla città. Altri minatori cavalcarono verso Fort Tejon e Los Angeles per cercare rinforzi.
Il Los Angeles Star riportò che 10 minatori erano stati uccisi sul fiume Kern e 400 capi di bestiame erano stati razziati dai guerrieri. Stampò anche il messaggio portato dal corriere a cavallo: “I tempi qui sono burrascosi – gli Indiani hanno sfondato da Four Creeks, ed hanno razziato un grande ammontare di bestiame. I minatori sul fiume Kern hanno lasciato il lavoro e si sono fortificati… Ci difenderemo se si faranno vedere”. Gli abitanti di Los Angeles stabilirono, durante una riunione cittadina, che i minatori di Keyesville erano perfettamente in grado di affrontare una prima difesa.
A Fort Tejon, il 6 maggio 1856, il Tenente Colonnello Benjamin Beall – un veterano che si era distinto sia nella guerra Messicana sia in quella contro i Seminole – ordinò al Tenente Benjamin Allston (classe 1853 a West Point) e a 37 cavalieri della Compagnia A del 1° Dragoni, di procedere al salvataggio dei minatori assediati a Keyesville. Nel frattempo, 25 fanti gambe-rosse (artiglieri addestrati a combattere come fanteria) della Compagnia K del 3° Artiglieria di Fort Miller, sotto il comando del 2° Tenente LaRhett Livingston, più 30 membri della Milizia di Millerton furono inviati dal Quartier Generale del Dipartimento a marciare sull’accampamento Indiano vicino al fiume Tule.
Allston credeva nelle voci che orde di minacciosi Indiani stavano aspettando nella Valle Tulare per sopraffare la Compagnia A. Per diverse notti, con la paura di essere tutti assassinati nel sonno, il giovane Tenente ordinò alle sue truppe di stare con le armi pronte. Alcuni portaordini vennero mandati a Fort Tejon per richiedere rinforzi ed un howitzer da montagna (6) ma Beall accantonò questi esagitati dispacci.

Campo Tejon
Un raid di Yokuts

Dopo aver esplorato la zona montagnosa lungo il fiume Kern, Allston si rese conto che non vi erano Indiani ostili nell’area. Inviò il Sergente Louis Walton a Keyesville per informare i minatori che potevano uscire dalle fortificazioni in tutta sicurezza.
Diverse miglia a nord, attraverso le montagne Greenhorn, gli artiglieri del Tenente Livingston, con i piedi doloranti, stavano cercando di trainare un pezzo di artiglieria campale per puntarlo sulla posizione degli Yokuts in cima alla collina. Sotto un caldo sole di maggio, la truppa spinse, scavò ed imprecò mentre trascinava il cannone da 2000 libbre lungo le rive rocciose del fiume Tule e su nelle colline. Il terreno scosceso e i fitti cespugli si rivelarono presto impenetrabili. Livingston infine decise di far breccia nella fortificazione senza l’aiuto del cannone.
Prima dell’alba del 13 maggio 1856, Livingston si arrampicò su una collina vicina e spiò l’accampamento Yokut. Vedendo che la posizione non era fortemente difesa e che poteva essere attaccata sul fianco, Livingston diede l’immediato ordine di movimento alla sua Compagnia. Gli artiglieri erano armati con grossi moschetti a canna liscia Modello 1842 calibro .69 che si impigliarono nei rami bassi rallentando l’avanzata e riducendola ad un lento strisciare. Improvvisamente un gruppo di Yokuts emerse dal sottobosco e martellò di frecce il distaccamento. La maggior parte delle frecce venne tuttavia deviata dai cespugli, ed esse non causarono nessuna seria ferita alle truppe. Senza esitazione gli uomini di Livingston puntarono i moschetti, caricati a pallettoni e a palla, e risposero al fuoco causando molte perdite tra i difensori. Livingston ordinò: “Carica! Baionette, avanti!” mentre gli Yokuts si disperdevano guadagnando frettolosamente il riparo delle dense foreste di pino delle Sierras. Livingston, nel rapporto che fece dichiarò una quantità di 20 Indiani morti sul campo, mentre altri Yokuts sarebbero sicuramente morti più tardi in seguito alle ferite riportate nella battaglia. I volontari, imbaldanziti, arrivando sulle orme dei Regolari, razziarono e bruciarono il villaggio Yokut.
La distruzione dell’accampamento sul rilievo senza nome (che da allora sarebbe stata chiamata Battle Mountain – Montagna della Battaglia), tuttavia scatenò una nuova ondata di violenza. Guerrieri a cavallo razziarono i ranches e le miniere circostanti, bruciarono una dozzina di edifici abbandonati, razziarono bestiame ed uccisero sicuramente almeno un allevatore. Il Generale di Divisione Onorario John E. Wool, capo del Dipartimento del Pacifico, ordinò alle sue truppe nella zona “di proteggere gli abitanti dalle depredazioni Indiane e, se possibile, mantenere la pace”.
Il 26 maggio 1856 Ned Beale, già Agente Indiano ed ora Generale di Brigata della Milizia della California, venne mandato dal Governatore nella regione dei Four Creeks per trattare con i nativi. All’arrivo, il Generale Beale ordinò al 1° Dragoni e al 3° Artiglieri di fornirgli un’appropriata scorta militare. Beale girovagò per la Valle Tulare, incontrandosi con una dozzina circa di tribù. Nessuno di questi gruppi era stato coinvolto nello scontro a Battle Mountain. Non faceva differenza. Beale li minacciò di gravi conseguenze se avessero ancora preso le armi contro i coloni e, sebbene non avesse autorità a farlo, richiese che molti dei gruppi si trasferissero nella Kings River Farm, una piccola riserva sul fiume Kings.
Il 5 giugno, il 1° Dragoni, temporaneamente al comando del Sergente Walton, tornò al suo Quartier Generale. L’unica perdita per l’Esercito avvenne in questo giorno, quando il soldato Richard Thorpe cadde dal cavallo ed annegò mentre attraversava il fiume a Four Creeks. Tirando le somme della guerra, John Gardiner, Capitano della Compagnia A, scrisse: “La nostra guerra Indiana è al momento finita e non penso che ricominci a meno che i bianchi commettano altri omicidi. Gli Indiani ci vedono come loro protettori. Le storie che ho sentito sugli oltraggi perpetrati dai bianchi sarebbero incredibili, se non fossero ben documentate. Gli Indiani sono per natura tranquilli e continuerebbero così se lasciati in pace”.
Purtroppo i coloni non avrebbero lasciato in pace gli Yokuts. Il Tenente Livingston era appena tornato a Fort Miller quando arrivarono i resoconti di ulteriore spargimento di sangue. La mattina dell’11 agosto 1856 una banda di coloni violenti uccise quattro Yokuts. Il giorno seguente, questa cricca di razziatori distrusse un altro villaggio sul fiume Kings, ed il 13 agosto essi bruciarono un villaggio sul Dry Creek. Molte delle vittime di queste razzie erano state trasferite di recente nella zona da Beale in seguito alla guerra sul fiume Tule.
Ironicamente, il subagente Indiano a Kings River Farm era William Campbell, che si era trasferito nel territorio Yokut nel 1852 ed aveva partecipato alla distruzione del villaggio di Wa-ta-ka. Sebbene Campbell sapesse delle imminenti razzie, non le notificò alle autorità militari, né richiese protezione per gli Indiani che aveva sotto tutela. Il suo vecchio socio d’affari del posto di scambio, John Poole, scrisse con fierezza al Sacramento Union che questi scocciatori di Indiani erano stati “scacciati sulle montagne e non si deve permettere che ritornino, anche qualora mostrassero inclinazione a farlo”.
Livingston fece rapporto al suo comandante dicendo che gli attacchi erano stati effettuati contro “un gruppo ben disposto di Indiani, i quali stavano coltivando un po’ di grano e vegetali e non stavano interferendo con i bianchi… Gli atti dei bianchi fino ad ora mi paiono essere del tutto fuorilegge. Coloro che possiedono bestiame sul fiume Kings permettono agli animali di cibarsi delle ghiande degli Indiani, ed alcuni affermano perfino che vanno direttamente a prendere le ghiande”. Livingston concluse che, come Agente, Campbell “non ha mai dato il cibo né ha mai dato assistenza neanche ad un decimo degli Indiani qui”.


Un gruppo di indiani della California

Eramus Keyes, un Capitano del 3° Artiglieria che aveva scortato i Commissari federali per i trattati nel 1851, era rimasto impressionato dalla prestanza fisica e dal portamento degli Yokuts. Quando tornò a Fort Miller nel 1858, Keyes scrisse che era “sbalordito dall’attuale spettacolo di degradazione e di auto-abbandono che essi presentavano”.
Nel novembre 1858, una banda armata di cittadini di Visalia rimosse circa 200 Yokuts indigenti dai villaggi sulle rive del lago Tulare e dalla Kings River Farm e li costrinse a Fresno Farm, una riserva sul fiume Fresno. In quel periodo, la riserva Sebastian era in serio decadimento e segnata dagli scandali. Non è possibile determinare quanti Yokuts morirono di malattia e stenti mentre vivevano nelle riserve o in esilio nei posti più sperduti delle Sierras innevate. Basti dire che c’erano 14.000 Yokuts al tempo in cui l’oro fu scoperto per la prima volta in California; entro il 1870 ne rimanevano meno di 1.000!
Il Tenente Benjamin Allston decise che fare il soldato in California non era la sua massima aspirazione. Nel 1857, dopo l’elezione di suo padre a Governatore della South Carolina, si dimise dall’esercito. Quattro anni più tardi, Allston divenne Generale di Cavalleria nella Confederazione.
LaRhett Livingston comandò una brigata di artiglieria dell’Unione nell’Armata del Potomac e, dopo la guerra, divenne Colonnello del 3° Artiglieria. Nel 1861, Benjamin Beall, avendo servito con onore nell’Esercito dal 1836, si ritirò dal comando attivo a causa della salute in declino. Il Maggiore George Patten combatté anch’egli per l’Unione, ma più tardi lasciò la spada per la penna divenendo un noto poeta a San Francisco. Louis Walton, l’uomo che aveva rotto l’assedio a Keyesville, perse i gradi di Sergente pochi mesi dopo la fine della guerra del Tule River. Fu destituito dal 1° Dragoni il 21 novembre 1858.
William Campbell, nonostante le accuse ascrittegli da un investigatore federale riguardanti le sue pratiche fraudolente come Agente Indiano, divenne un supervisore di contea. Walter Harvey, temendo la vendetta, lasciò la valle ed ottenne posizioni governative a Sacramento e San Francisco. Ned Beale acquisì vaste porzioni di terreno nella valle – inclusi il Tejon Ranch e la terra un tempo occupata dalla riserva Sebastian.
Fort Miller fu abbandonato dall’Esercito nel 1858. Brevemente riutilizzato dalle truppe della California durante la Guerra Civile, giace ora sul fondo fangoso del lago Millerton – una massa d’acqua formatasi dopo che la costruzione della Diga di Friant nel 1959 aveva bloccato il flusso del fiume San Joaquín.
Entro il 1900, il lago Tulare era virtualmente scomparso; i fiumi che un tempo scorrevano dalle Sierras e confluivano nel lago Tulare erano stati deviati dai fattori. La valle Tulare venne rinominata valle di San Joaquín. Oggi, lungo la Interstatale 5, l’affollata autostrada tra San Francisco e Los Angeles, vi sono infinite miglia di campi di cotone distese a perdita d’occhio. C’è poca traccia del grande lago Tulare e del popolo che un tempo dominava queste terre.
I Chunuts erano una banda di Yokuts spinta lontano dalle loro case sulle coste del lago Tulare. Nel 1933 Yoimut, una vecchia donna Chunut di 85 anni, raccontò allo storico Frank Latta che ella era l’ultima sopravvissuta del suo gruppo: “L’unica cosa che voglio nella mia vita è riavere la nostra buona casa sul lago Tulare, ma penso che non potrò mai riaverla. Sono una Chunut molto vecchia ormai e penso che non potrò mai rivedere i vecchi tempi”.

NOTE FINALI

  1. Termine spagnolo per catene montuose, montagne (N.d.T.)
  2. California era il nome di una terra fantastica in uno dei più diffusi libri di cavalleria del rinascimento spagnolo, El Amadís de Gaula. I conquistadores erano imbevuti degli ideali di eroismo e cavalleria propugnati da tali opere, e ciò spiega anche, al di là della ricerca di terre e fortuna, le gesta in qualche modo straordinarie ed impavide compiute da quegli uomini (N.d.T.)
  3. Al seguito dei conquistadores c’erano sempre dei missionari, dato che la ragione ufficiale della conquista dell’America era la conversione dei popoli considerati selvaggi in quanto non consci della Parola di Dio. I missionari organizzavano missioni dove gli Indiani erano inquadrati in varie attività lavorative e di preghiera. Bisogna riconoscere che in molti casi i missionari salvarono numerosi Indiani dallo sterminio e dagli abusi operati dai conquistadores più spietati (N.d.T.)
  4. Spagnolo per cow-boys, da vaca – mucca; oggi il termine è usato anche per indicare i blue-jeans (N.d.T.)
  5. Abbreviazione di tarpaulin, da tar pall (drappo catramato), protezione di canapa impermeabilizzata con catrame, a volte con vernice o cera (N.d.T.)
  6. Obice da montagna, dal tedesco houvietser a sua volta dal boemo houfnice – fionda. Pezzo di artiglieria tipico dell’esercito degli Stati Uniti nel XIX secolo. L’obice ha una traiettoria semicurva, tra il cannone ed il mortaio, in grado di superare basse fortificazioni (N.d.T.)

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