Le navi corsare del Sud: CSS Sumter

A cura di Renato Panizza

Le navi corsare del Sud. Speciale in 5 puntate: 1) CSS Sumter 2) CSS Florida 3) Charles W. Read, il “falco di mare” della Confederazione 4) Navi corsare del Sud: CSS Alabama 5) Le navi corsare del Sud. CSS Shenandoah

Ufficiali della CSS Sumter
Le navi corsare del Sud. Parte prima: CSS Sumter Allo scoppio della guerra civile americana, il problema principale che si pose al ministro della Marina sudista, Stephens Russel Mallory, fu quello… di non avere praticamente una Marina! Non più di una decina di navi ausiliarie di piccolo tonnellaggio, due o tre golette a vela, qualche rimorchiatore… una flotta (se così la vogliamo chiamare) che non raggiungeva nemmeno l’armamento di una sola corvetta della Marina dell’Unione: era tutto ciò di cui poteva disporre, in termini di marina da guerra, il ministro Mallory! Come avrebbe potuto confrontarsi con la poderosa flotta del nemico? Gli ufficiali (e buoni ufficiali!) non mancavano, in quanto provenivano dalla Marina dell’Unione da cui si erano dimessi per offrire i loro servigi alla neonata Confederazione; mancavano totalmente i mezzi!
Si trattava, quindi, non solo di procurarsi in qualche modo il naviglio, costruendolo il più in fretta possibile, acquistandolo all’estero o catturandolo al nemico, ma anche (o soprattutto) di impostare un’intelligente strategia che consentisse di condurre la guerra in mare in modo da tener testa ad un avversario strapotente, in un duello impari e disperato: la lotta di Davide contro Golia! La Marina degli Stati Uniti era già a quell’epoca una delle più forti del mondo, con una novantina di navi da guerra, tra cui 6 Fregate a vapore con propulsione a elica, 6 Corvette di prima classe e 6 di seconda classe, tutte a vapore e a elica, navi invidiate e temute dalla stessa Gran Bretagna. Una Marina che proprio Mallory aveva contribuito a modernizzare e riorganizzare con radicali riforme innovatrici, in qualità di presidente della Commissione senatoriale per gli Affari navali dell’Unione. A partire dal 1853, Mallory era divenuto uno dei massimi esponenti della politica navale degli Stati Uniti. Mallory era nato a Trinidad nel 1812, ed era vissuto in Florida dall’età di 10 anni fino a che non venne nominato Senatore a Washington per il partito democratico. Ora, passato alla Confederazione e messo a capo del Ministero della Marina, ricadeva su di lui ogni responsabilità per qualsiasi decisione presa, non esistendo infatti, come nella Marina britannica, un Consiglio di Ammiragliato né uno Stato Maggiore di Marina.


Una bella immagine della Sumter

Dalla sua, stava però la grande esperienza maturata sulle questioni navali, di cui si era interessato praticamente da sempre. La Confederazione disponeva di quasi tutte le materie prime per costruirsi una flotta, ciò che le mancava era l’attrezzatura industriale; ma per fare una nave ci voleva anche del tempo, dai 10 ai 18 mesi circa. Era chiaro, dunque, che almeno per il momento bisognava comperare unità da guerra in Europa, e senza perdere tempo. In ogni caso, anche se tutti gli sforzi fossero stati premiati, Mallory era ben consapevole che non sarebbe mai riuscito a raggiungere la parità di forze con la Marina da guerra dell’Unione. Bisognava inoltre tener conto che il nemico si sarebbe presto fatto sentire anche sui grandi fiumi americani, che scorrevano profondamente per migliaia di chilometri nell’interno della nazione, ed erano navigabili anche per grosse navi. Lì, il predominio navale avrebbe giocato un ruolo determinante nel conflitto. Era di primaria importanza escogitare un modo per contrastare efficacemente l’avversario nonostante la sua superiorità. La strategia che elaborò Mallory può essere paragonata a un poker d’assi nelle sue mani: navi a vapore, sommergibili, corazzate… e navi corsare! Utilizzare la nuova tecnica di propulsione, condurre (per la prima volta nella storia!) la guerra sottomarina e con le corazzate di ferro, e colpire con la “guerra di corsa” il traffico mercantile del nemico: poteva essere l’unica soluzione per capovolgere le sorti di un conflitto sul mare, che dava già per scontata una schiacciante vittoria del Nord. Il Presidente della Confederazione, Jefferson Davis, lanciò l’appello ai privati, perché armassero navi per abbordare il naviglio mercantile nemico, e fornì loro “lettere di marca e di rappresaglia”, come era stato fatto nel Settecento, con il sigillo degli Stati Confederati. Ma l’iniziativa non ebbe successo. Furono invece gli incrociatori corsari della Marina militare del Sud, con equipaggi di marinai regolarmente arruolati, a svolgere egregiamente tale compito, ma, al contrario della antica “guerra di corsa”, l’obiettivo non sarebbe stato rubare le navi con le loro merci, ma distruggerle! Ed è appunto di queste navi che ci accingiamo a raccontare. Alcune di esse, come le prime che presero il mare, la CSS Sumter e CSS Florida, raggiunsero grande notorietà; altre, come la CSS Alabama e CSS Shenandoah, divennero addirittura leggendarie; altre ancora, come le CSS Georgia, Tallahassee ed Oluste, meno note, fecero lo stesso la loro parte per arricchire il bottino di navi mercantili affondate e distruggere merci, apportando danni economici ingentissimi al nemico. [nda: CSS = Confederate States Ship]


La Sumter lotta contro navi unioniste

Tutte misero in fibrillazione il traffico mercantile unionista, e contro di esse furono sguinzagliate molte navi da guerra, ma con pochi risultati. I motivi dell’insuccesso della lotta alle navi corsare è da ricercarsi in due fatti: il primo è che le navi nordiste inviate furono poche e sparpagliate per i mari, proprio per il motivo che Lincoln non voleva togliere forza al blocco navale, sottraendogli troppe navi; il secondo è che, a quei tempi, le comunicazioni erano quello che erano, e quindi, ben difficilmente, i nordisti riuscivano a comunicare la posizione esatta della nave da cacciare in tempo utile per acciuffarla. Ci fu un’eccezione, l’affondamento dell’Alabama; ma è una cosa che vedremo in seguito. Alla fine, si contarono 195 navi dell’Unione affondate. La prima corsara fu l’incrociatore CSS Sumter. Si trattava dell’Habana, un piccolo vapore a elica (era dotato anche di alberatura a vele) di 500 tonnellate, costruito a Filadelfia e che ora si trovava a New Orleans per servizio di trasporto passeggeri NewOrleans-Avana.Venne acquistato dagli ufficiali inviati appositamente da Mallory, perché ritenuto adatto per essere riconvertito a nave corsara: teneva bene il mare, filava a 10 nodi di velocità, e con opportuni rinforzi e modifiche avrebbe potuto reggere una batteria di 5 cannoni. Ma era piccolo, e al massimo portava un equipaggio di una novantina di marinai e una ventina di Marines. Divenne “incrociatore”, fu ribattezzato Sumter e affidato al comandante Raphael Semmes, che in due mesi, superando mille difficoltà di ogni genere, riuscì a fargli apportare tutte le modifiche necessarie, armarlo di 5 ottimi pezzi di artiglieria, dotarlo di un ottimo equipaggio arruolato sul posto, e finalmente, il 30 Giugno 1861, condurlo in mare, nel Golfo del Messico. Per uscire in mare aperto il Sumter dovette forzare il blocco navale unionista, e ci riuscì solo grazie alla grande perizia marinara di Semmes, un vero “lupo di mare”, che battè in velocità la USS Brooklyn, subito mossa per dargli la caccia: la potente nave unionista avrebbe potuto sbriciolare il piccolo Sumter con una sola bordata di cannoni! A Luglio, la prima nave corsara del Sud poté iniziare la caccia. Nelle acque di Cuba catturò otto navi mercantili appartenenti all’Unione. Per questa azione (che era la prima della guerra, una assoluta novità!) i giornali del Nord tacciarono Semmes di pirateria!


La Sumter lascia New Orleans nel 1861

Il destino delle navi catturate era di essere bruciate e affondate, oppure “bonded”, cioè “rilasciate sotto vincolo”: il proprietario della nave catturata si impegnava solennemente a pagare a guerra finita alla Confederazione una somma pari al valore presunto della nave. Era una pratica adottata quando la nave nemica portava merce di un paese neutrale: infatti, i corsari sudisti affondavano assieme alla nave anche il carico trasportato, dopo averne trattenuto per sé una certa parte; ma nel caso si fosse trattato di mercanzia di un Paese neutrale, potevano sorgere problemi. Se le navi catturate in una sola azione erano parecchie, solitamente l’equipaggio e gli eventuali passeggeri venivano sistemati su una di queste navi, che veniva salvata e lasciata andare. Se la nave invece era una sola, veniva affondata e i passeggeri erano trasbordati sulla corsara e poi fatti scendere al primo porto di approdo: tale pratica non era molto gradita ai comandanti sudisti corsari, perché faceva perdere del tempo, oltre che essere rischiosa, e inoltre …si aggiungevano altre bocche da sfamare! Entro l’autunno del 1861, nelle acque del Brasile il Sumter catturò altre quattro navi. Dopo essere sfuggito nei pressi della Martinica all’inseguimento della USS Iroquois, iniziò l’attraversamento dell’Atlantico, in direzione di Cadice, e durante il tragitto aumentò il suo bottino di altre sei navi nemiche.


Un ritratto di Raphael Semmes

Nel Gennaio del 1862 raggiunse la Spagna. Poco dopo, arrivata a Gibilterra, dovette essere abbandonata perché non poté ottenere le riparazioni di cui aveva bisogno. Semmes e i suoi ufficiali partirono per Londra. Verranno reimpiegati su un altro vascello che diventerà leggendario e di cui parleremo più in là: il CSS Alabama. La CSS Sumter aveva così terminato la sua breve carriera corsara, con un bottino di 18 navi. Fu la prima a portare in mare il vessillo sudista, e per causa sua la Marina nemica aveva dovuto “distrarre” dal blocco navale una mezza dozzina delle sue migliori unità da guerra. Ben presto, altre navi corsare sudiste, più grandi, moderne e veloci, avrebbero seminato il terrore lungo le rotte mercatili.

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