Il Generale Robert Lee

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LeeA lato: il Generale Lee
obert Edward Lee (Stratford Hall Plantation, 19 gennaio 1807 – Lexington, 12 ottobre 1870) è stato un militare statunitense. Principale condottiero militare degli Stati Confederati d’America durante la guerra civile, guidò con grande abilità per oltre tre anni la prestigiosa Armata della Virginia Settentrionale, la formazione più efficente e combattiva delle forze confederate; negli ultimi mesi della guerra divenne anche ufficialmente il comandante in capo dell’esercito sudista. Guadagnò una fama quasi leggendaria anche nel campo nemico, grazie alle vittorie conseguite contro forze militari spesso nettamente superiori, alle sue grandi capacità strategiche e alla sua affascinante personalità. Dopo la guerra s’impegnò per la riconciliazione e trascorse i suoi ultimi anni come presidente di un College che avrebbe poi portato il suo nome. Lee rimane la figura più venerata e apprezzata (non solo nel Sud) della storia della Confederazione fino ai nostri giorni.
Robert Edward Lee nacque a Stratford Hall Plantation, nella Contea Westmoreland Virginia, quarto figlio di un eroe della guerra d’indipendenza americana, Henry Lee (“Lighthorse Harry”), e di Anne Hill (nata Carter) Lee. Entrò nell’accademia militare degli Stati Uniti d’America a West Point nel 1825. Quando nel 1829 si diplomò (secondo della sua classe su 46) egli non solo raggiunse il vertice accademico ma non dovette neppure registrare nessun punto di demerito a suo carico. Fu assegnato come sottotenente (second lieutenant) nel Corpo del Genio.
Lee servì per diciassette mesi a Fort Pulaski (Cockspur Island, Georgia). Nel 1831 fu trasferito a Fort Monroe, Virginia, come assistente ingegnere. Mentre era lì di guarnigione, sposò a Arlington House, residenza dei genitori della moglie, proprio di fronte a Washington, D.C., Mary Anna Randolph Custis (1808–1873), la bis-bisnipote di Martha Washington. Ebbero sette figli, tre ragazzi e quattro ragazze: George Washington Custis, William H. Fitzhugh, Robert Edward, Mary, Annie, Agnes e Mildred.


Un famoso ritratto del Generale Lee

Lee servì come assistente nell’ufficio dell’ingegnere-capo a Washington dal 1834 al 1837, ma trascorse l’estate del 1835 aiutando a tracciare le linee di confine statale fra Ohio e Michigan. Nel 1837 ricevette il primo comando importante. Come tenente (first lieutenant) del Genio supervisionò i lavori ingegneristici per il porto di St. Louis e per i tratti superiori dei fiumi Mississippi e Missouri. I suoi lavori gli fruttarono una promozione a capitano. Nel 1841 fu trasferito a Fort Hamilton nel porto di New York, dove ricevette l’incarico di costruire fortificazioni.
Lee si distinse nella guerra messicana (1846–1848). Fu uno degli aiutanti di Winfield Scott nella marcia fra Veracruz a Città del Messico. Fu parte attiva in numerose vittorie statunitensi a causa delle sue personali ricognizioni in qualità di ufficiale di Stato Maggiore. Identificò le vie d’attacco che i Messicani non avevano pensato di presidiare in quanto pensavano che il terreno non consentisse alcun transito.
Fu promosso maggiore dopo la battaglia di Cerro Gordo nell’aprile 1847. Combatté anche a Contreras, a Churubusco e a Chapultepec e fu ferito in quest’ultima occasione. Alla fine della guerra era stato promosso tenente colonnello.
Dopo la guerra messicana trascorse tre anni a Fort Carroll, nel porto di Baltimora, dopo i quali diventò sovrintendente di West Point nel 1852. Durante i suoi tre anni a West Point Lee migliorò gli impianti e i corsi e passò un gran tempo con i cadetti. Il figlio più grande di Lee, George Washington Custis Lee, raggiunse West Point nel corso del suo mandato. Custis Lee ricevette il brevetto nel 1854, primo della sua classe.
Nel 1855 Lee diventò tenente colonnello del 2º Cavalleria degli Stati Uniti (sotto il comando del colonnello Albert Sidney Johnston) e fu inviato sulla fronte del Texas. Lì egli aiutò a proteggere i coloni dagli attacchi degli Apache e dei Comanche.
Quelli non furono anni davvero felici per Lee dal momento che non amava stare lontano dalla sua famiglia per lunghi periodi di tempo, specialmente perché sua moglie era sempre più malata. Lee tornava a casa per vederla non appena ciò gli fosse stato possibile.
Gli accadde di essere a Washington nel momento dell’incursione nel 1859 di John Brown contro Harpers Ferry, in Virginia (ora Virginia Occidentale) e fu inviato sul posto per arrestare Brown e ristabilire l’ordine. Egli assolse il suo compito con rapidità e poi tornò al suo reggimento in Texas. Allorché il Texas proclamò la sua secessione dall’Unione nel 1861, Lee fu chiamato a Washington, DC in attesa di nuovi ordini.
Ancora un ritratto di Lee
In quanto membro dell'”aristocrazia” della Virginia, Lee visse in stretto contatto con la schiavitù per tutta la sua vita, ma di fatto non possedette personalmente mai più di una mezza dozzina all’incirca di schiavi. Non si è a lungo saputo con certezza che egli aveva posseduto schiavi finché nel 1846 non fu scoperta la sua manifestazione di volontà, registrata nella Contea Rockbridge (Virginia), nella quale egli faceva riferimento a una donna schiava di nome Nancy e ai suoi figli, nella quale Lee provvedeva al loro affrancamento in caso di sua morte.[1]
Tuttavia, quando il suocero di Lee, George Washington Parke Custis, morì nell’ottobre del 1857, Lee ricevette un considerevole patrimonio per il tramite di sua moglie ed ebbe il temporaneo controllo di una notevole quantità di schiavi —sessantatré in tutto fra uomini, donne e fanciulli – in quanto esecutore delle volontà di Custis. Secondo le disposizioni testamentarie[1], gli schiavi furono liberati «Secondo le modalità che ai miei esecutori sembreranno più rapide e adeguate», con un massimo di cinque anni dalla data di morte di Custis, Lee provvide a sistemare la faccenda con i necessari passaggi legali relativi alla manomissione.
La volontà di Custis fu omologata legalmente il 7 dicembre 1857. Sebbene Robert Lee Randolph, Right Reverend William Meade, e George Washington Peter fossero nominati esecutori con Robert E. Lee, i primi tre mancarono di effettuare i necessari passi legali, lasciando Lee come solo responsabile del patrimonio, con l’esclusivo controllo di tutti i vecchi schiavi di Custis. Malgrado le volontà circa questi schiavi da emancipare dicessero «secondo le modalità che ai miei esecutori sembreranno più rapide e adeguate», Lee si trovò nella necessità di pagare i debiti di suo suocero e di riparare le proprietà che aveva ereditato. Decise così di risparmiare per tutti i cinque anni nei quali ebbe sotto il proprio controllo gli schiavi, impiegandoli nelle piantagioni dei suoi vicini e nella Virginia orientale (dove c’era forte richiesta di lavoro). La decisione provocò insoddisfazione fra gli schiavi di Custis che avevano pensato di diventare uomini liberi subito dopo la morte di Custis.
Lee e Jackson
Nel 1859 tre di questi schiavi – Wesley Norris, sua sorella Mary e un loro cugino – fuggirono verso il Nord ma furono catturati di nuovo a poche miglia dal confine con la Pennsylvania e obbligati a tornare ad Arlington. Gli autori di due lettere anonime al New York Tribune datate 19 giugno[2] e 21 giugno 1859[3], asseriscono di aver sentito dire che Lee avrebbe frustato i Norris; in un’intervista del 1866[4] stampata nel National Anti-Slavery Standard, Wesley Norris stesso assicurò che Lee li aveva frustati e aveva lacerato le loro schiene sfregandole con acqua salata. Lee inviò i Norris a lavorare per le ferrovie a Richmond (Virginia) e in Alabama. Wesley Norris recuperò la sua condizione di uomo libero nel gennaio del 1863, infiltrandosi attraverso le linee confederate nei pressi di Richmond e indirizzandosi verso il territorio controllato dall’Unione.
Lee affrancò gli altri schiavi di Custis al termine del periodo di cinque anni, nell’inverno del 1862.
Il 18 aprile 1861, alla vigilia della guerra di secessione americana il presidente Abraham Lincoln, per il tramite del Segretario di Stato alla Guerra Simon Cameron, offrì a Lee il comando delle forze armate dell’Unione grazie a un intermediario, un politico repubblicano del Maryland, Francis P. Blair, a casa del figlio Montgomery, direttore del servizio postale di Lincoln a Washington. I sentimenti di Lee erano contrari alla secessione, come denunciò in una lettera del 1861 in cui parlava di essa definendola «nient’altro che rivoluzione» e tradimento degli sforzi dei Padri Fondatori. Tuttavia la sua lealtà nei confronti della sua natia Virginia gli fece raggiungere le file della Confederazione.

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