La saga di “Buckskin” Frank Leslie (Tombstone’s gunman)

A cura di Omar Vicari

“Buckskin” Frank Leslie
La città di Tombstone e i pittoreschi personaggi che calcarono le sue strade negli anni ’80 di fine ottocento, hanno evocato più libri di quanti ne siano stati scritti su tutte le città dell’intero west.
Uomini come gli Earp, i McLowery, i Clanton, Holliday e Ringo, sono familiari a tutti gli americani come pure alle centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Una ragione di ciò è che la città, già nel 1879 aveva un giornale, l’Epitaph, che preservò la storia di Tombstone e che le confezionò lo slogan “The Town too Tough to Die”, cioè la città troppo dura per morire.
Gli schedari dell’Epitaph sono una miniera di fatti storici. Le sue pagine sono la gioia degli studiosi che ricercano la verità su quei tempi in cui gli uomini conquistarono il deserto, domarono gli Apache e si appropriarono delle ricchezze nascoste nelle profondità delle montagne.
Quelle pagine sono state lette e studiate abbastanza, tanto che pareva non ci fosse nient’altro da dire su Tombstone e su nessun altro personaggio che non avesse già avuto la sua parte di celebrità.
Eppure c’era ancora qualcuno, quasi sconosciuto nella “Hall Fame” dei fuorilegge nonostante che molti autori hanno provato a scrivere la sua storia.
Questo personaggio é Frank Nashville Leslie, meglio conosciuto come “Buckskin Frank”, una figura di primo piano ai tempi in cui Tombstone attraeva i peggiori individui da entrambi i lati del confine.


Allen Street

La scarsità di notizie sulla sua vita, è probabilmente dovuta al fatto che Leslie non é collocato al livello degli Earp, sebbene sia stato in quegli anni uno dei maggiori rappresentanti di quella particolare razza di uomini per i quali l’omicidio era una casuale attività secondaria.
A dire il vero egli fece più vittime di altri sceriffi o fuorilegge a Tombstone e il totale del suo palmares è più alto del numero degli morti uccisi all’OK Corral.
Sulla base di documenti accertati, possiamo definire Leslie un soggetto certamente sgradevole quando era ubriaco, un eccellente pistolero, un bugiardo nato e un impertinente donnaiolo.
Le notizie accertate sulle sue origini sono scarne e controverse. Qualcuno riporta Galveston (Texas) come città di nascita e 1842 l’anno. Qualche altro studioso, per esempio Douglas D. Martin, dice che Leslie era il rampollo di una ricca famiglia della Virginia. E’ curioso il fatto come alcuni di quei desperados provenissero da famiglie di una certa agiatezza. Johnny Ringo, per esempio, lasciava credere che fosse stato ben educato. Non disdegnava, infatti, leggere Shakespeare e uscirsene ogni tanto con citazioni in latino. Doc Holliday, era un altro gentiluomo del sud proveniente da un’ottima famiglia, un dentista che la malattia aveva trasformato in un killer di frontiera.
Buckskin Frank Leslie disse che i suoi genitori mandarono suo fratello a West Point, mentre lui andò a Heidelberg a studiare medicina.
Non esistono documenti attestanti la presenza di un fantomatico Leslie a West Point. In quanto a Heidelberg, Frank asserì che vi andò veramente, ma che lo scoppio della guerra civile lo richiamò in Virginia per essere impiegato come trombettiere nell’esercito confederato.
Non esistono però documenti attestanti la presenza di Frank Leslie come trombettiere, anche se a dire il vero, molti di quei documenti sono andati distrutti per il fuoco. Oltretutto, se fosse vera la faccenda di Heidelberg, Leslie probabilmente sarebbe stato inquadrato nei servizi sanitari vista la scarsità degli infermieri.
Insomma Leslie era un vero bugiardo. La sua apparizione nell’area del sud-ovest ce la fornisce Lorenzo D. Walters che scrisse il libro “Tombstone’s Yesterdays”.
Walters dice che un gruppo di scouts fu congedato dall’esercito a Fort Grant nel maggio del 1877 e che Frank Leslie era tra quegli scouts. A sentire una delle tante storie sul personaggio, sembra che Leslie iniziasse a gestire un saloon a Tucson e che subito dopo gli capitasse di uccidere un uomo. La storia racconta ancora come Leslie riuscisse a scappare dalla prigione grazie all’aiuto di una certa “Diamond Annie”. La donna, con una corda attaccata alla propria sella, riuscì col cavallo a staccare le sbarre della cella dalla parete di adobe, mentre la gente era intenta a spegnere un incendio appiccato da lei stessa a una casa poco lontana. Peccato che non esistano documenti a Tucson sull’uccisione dell’uomo e che neanche esista traccia di un muro di prigione tirato giù. In quanto al fuoco appiccato alla casa, sembra la copia perfetta della storia di “Big Nose” Kate e Doc Holliday a Fort Griffin (Texas).
Le prime notizie della presenza di Buckskin Frank Leslie a Tombstone si trovano sul “Nuggett”, l’altro giornale della città antagonista dell’Epitaph. Il giornale parla di Leslie come gestore di un saloon assieme a certo William H. Knapp.


L’Oriental saloon a Tombstone

Leslie non era molto alto, ma aveva un fisico snello, aveva buone maniere quando voleva e quando camminava per strada aveva un portamento elegante che piaceva alle donne. Egli fu indubbiamente una delle pistole più veloci e micidiali di Tombstone.
L.A.C.Richards, i cui ricordi dei giorni dei pionieri si trovano nella “Arizona Pioneer Historical Society library” a Tucson, disse che Leslie usava portare con sé una “swivel gun”, in pratica una sei colpi a cui era stato fissato un perno che andava a sistemarsi in una fessura metallica applicata al cinturone. Il pistolero che ne avesse fatto uso, doveva solo portare la mano al calcio della pistola, farla ruotare senza bisogno di estrarla e sparare in tal modo dall’anca.
Richards pensava che Leslie fosse probabilmente il più veloce pistolero a Tombstone e che la sua fama attrasse molti giovani ambiziosi desiderosi solo di sfidarlo e possibilmente ucciderlo.
Richards disse che fu invece Leslie a uccidere quei giovani, ma anche in questo caso, non esistono documenti in grado di provarlo. Un’altra volta Richards asserì di aver sentito la storia secondo la quale Leslie colpì e che fece volare la pistola dalla mano di Doc Holliday, una storia senza fondamento.
Non sappiamo chi dei due, Holliday o Leslie fosse il più abile e veloce con la colt. Sappiamo però quello che affermò Wyatt Earp nella sua biografia scritta da Stuart N. Lake.
Wyatt parla di Doc Holliday come del più veloce e micidiale pistolero che avesse conosciuto e che a Tombstone, l’unico che in qualche modo poteva stargli alla pari nell’uso della pistola, era appunto Buckskin Frank Leslie. Ma a Leslie mancava il coraggio fatalistico di Holliday, un coraggio che gli derivava dalla consapevolezza di non aver molto da vivere.


Targa di fronte all’Oriental saloon

A differenza di L.C.A. Richards, Lorenzo Walters non credeva alla storia della “swivel gun”. Piuttosto egli ci dice che Leslie portava due bellissime colt con l’impugnatura in madreperla, pistole che la sera del 22 giugno 18880 usò per uccidere Mike Killeen.
Killeen, barista di uno dei tanti saloon di Tombstone, sapeva dell’interesse di Leslie verso la sua ex moglie May Killeen. L’uomo, seppure separato, avvertì Leslie, dicendogli che avrebbe sparato a chiunque avesse messo gli occhi sulla moglie. Leslie sorrise e ignorò l’avvertimento.
La sera di quel 22 di giugno, qualcuno avvertì Killeen che Leslie si stava intrattenendo con sua moglie in una sala da ballo. L’uomo si precipitò al Cosmopolitan Hotel e aspettò che i due tornassero. Nel frattempo anche George Perine, un amico di Leslie, vista la situazione, si precipitò verso l’albergo. Sotto il porticato non ci fu il tempo per le spiegazioni e la parola passò alle pistole.
Killeen fu ferito mortalmente e l’uomo spirò poco tempo dopo. La dinamica della sparatoria è rimasta confusa. Prima di morire Killeen testimoniò dicendo che era stato Perine e non Leslie a sparare il colpo che lo avrebbe ucciso. Leslie e Perine furono imprigionati sino al momento della morte di Killeen, quindi Leslie fu portato dinanzi al giudice Reilly di fronte al quale raccontò che quella notte si trovava in compagnia della signora Killeen quando Mike Killeen, il marito, pistola alla mano gli sparò strillando “ prendi questo, figlio di puttana”. “ Il proiettile fortunatamente è passato solo vicino la mia testa”, disse Leslie. “Io ho dovuto difendermi e allora, estratta la mia colt, gli ho sparato e l’ho ucciso”.
La sua deposizione, per legittima difesa, li scagionò entrambi e furono rilasciati. In città giravano comunque voci che indicavano Perine come il vero assassino di Killeen, nonostante la confessione di Leslie. George Perine, sulla base di nuove acquisizioni, fu di nuovo arrestato con l’accusa di omicidio. A consegnargli il mandato di arresto fu il Deputy Sheriff Wyatt Earp. Al processo fu chiamato a testimoniare E.T.Packwood, l’uomo che si prese cura di Killeen e che ebbe occasione di parlare con lui dell’incidente prima che morisse. Packwood affermò che Killeen sapeva di non uscirne vivo, che George Perine gli aveva sparato senza un motivo e sapeva anche che Leslie, pur avendo sparato un colpo, non lo aveva colpito. Se lo avesse fatto, se ne sarebbe certamente accorto.

Targa di fronte all’Oriental saloon

Sul banco degli imputati fu chiamata a testimoniare anche l’ex moglie di Killeen. Sulle pagine dell’Epithaph si poteva leggere quanto segue:
La notte del 22 giugno mi trovavo presso il portico del Cosmopolitan Hotel in compagnia di Mr. Leslie, quando a un tratto il mio ex marito Mike Killeen arrivò con una pistola in mano e, gridando “figlio di puttana prendi questo”, sparò un colpo che fortunatamente andò a vuoto. Mr. Leslie si alzò di scatto fronteggiando Killeen e in quel momento invitai Frank a non creare ulteriori guai. Killeen sparò una seconda volta e allora scappai verso la camera di Alfred Bilicke, uno dei proprietari dell’albergo, pregandolo di fare qualcosa. Quando tornammo verso il portico dell’albergo, vedemmo i due che lottavano tra loro. Bilicke si allontanò di nuovo verso la sua stanza per prendere la sua pistola e io lo seguii. Di li a poco, quando tornammo, non trovammo più nessuno. La donna disse anche che non si era resa conto della presenza di George Perine.
Insomma le testimonianze sono molto diverse e non è possibile stabilire l’esatta dinamica della sparatoria. La difesa cercò di discreditare la storia secondo la quale Leslie aveva sparato a Killeen.
Fu chiamato a testimoniare il Dr. Mathews, il medico che cercò di curare in qualche maniera il povero Killeen.
Nella sua testimonianza Il Dr. Mathews affermò che sarebbe stato difficile per Leslie sparare a Killeen nella parte superiore del corpo, data la posizione in cui si trovava durante la lotta, cioè in ginocchio. Il medico non poteva giurare che Leslie non avesse sparato, però era incontrovertibile che il proiettile fosse entrato dalla parte sinistra del torace di Killeen secondo una traiettoria orizzontale e non dal basso in alto. Il 14 agosto Perine fu arrestato e condotto a Tucson da Wyatt Earp. Leslie malgrado questo incidente non perse il suo status sociale a Tombstone.
Persino John P. Clum, l’editore dell’Epitaph, a proposito del suo matrimonio con la vedova di KIlleen, si congratulò con lui augurandogli una vita piena di felicità.
Di lì a poco, Leslie lasciò il lavoro presso il Cosmopolitan Hotel per lavorare all’Oriental saloon di proprietà di Milt Joyce. L’Oriental era probabilmente uno tra i più eleganti locali tra San Louis e San Francisco dopo la sua ricostruzione a seguito di due incendi avvenuti nel 1881 e 1882.
A Tombstone c’erano molti saloon e il distretto a luci rosse funzionava regolarmente giorno e notte.
La vita era naturalmente frenetica, i cowboys rubavano il bestiame in Messico e lo rivendevano in Arizona.
Billy Claiborne, alias Billy The Kid
Le concessioni minerarie cambiavano di mano frequentemente con alti profitti.
All’inizio la legge neanche esisteva e un uomo poteva procurarsi il denaro con la propria pistola.
“La città troppo dura per morire”, questo si diceva di Tombstone, una città per uomini duri e svelti con una colt.
Buckskin Frank Leslie era uno di questi uomini. Egli aveva ucciso (a sentire la sua confessione) un uomo appena dieci giorni prima da che lavorava al Cosmopolitan Bar. Ora sei mesi dopo aver preso servizio presso l’elegante saloon dell’Oriental, Leslie fece la sua seconda vittima.
Il 18 novembre 1882, Billy Claiborne, alias Billy The Kid come amava farsi chiamare, cadde sotto il piombo della pistola di Leslie.
In questo caso abbiamo la testimonianza di George Munk, il futuro U.S. Marshal per il Territorio dell’Arizona.
Nella sua testimonianza George Munk riferì di aver visto Frank Leslie all’interno dell’Oriental presso il bancone del bar e alcuni suoi amici che lo avvertivano della presenza di Billy Claiborne che minacciava di ucciderlo col suo winchester.
L’Oriental Saloon (quello che oggi è un negozio di articoli per turisti), si trovava e si trova tuttora all’angolo della quinta strada con Allen Street.
Leslie, vista la mal parata, chiese agli astanti a quale porta del saloon Claiborne si stesse dirigendo.
Quando si accorse che Claiborne lo stava aspettando fuori dall’ingresso principale, Leslie uscì portandosi sull’angolo del locale. Nel momento in cui Claiborne raggiunse il marciapiede, Leslie gli domandò quale fosse il problema. Senza rispondergli Claiborne alzò il suo winchester e lasciò partire un colpo che mancò il bersaglio. Fu come commettere un suicidio. C’era parzialmente buio e la poca luce si rifletteva su i bottoni di ottone della giacca di Claiborne. Leslie sparò un primo colpo e Claiborne cadde sulla polvere di Allen Street mortalmente ferito.
Frank Leslie, da quell’artista della colt qual era, mise, a detta di George Munk, sei colpi attorno a uno di quei bottoni nello spazio che avrebbe potuto essere coperto da un dollaro d’argento.
Una seconda versione dello scontro è descritta nel libro “Tombstone” di Walter Noble Burns.
Noble Burns scrisse che Frank Leslie buttò fuori dall’Oriental Billy Claiborne perché ubriaco e anche perché lo aveva accusato di aver ucciso Johnny Ringo (affermazione probabilmente vera).
Pochi minuti dopo, gli amici di Leslie lo avvertirono che Claiborne lo stava cercando con un winchester in mano per ucciderlo. Leslie uscì allora dal locale e nel momento in cui Claiborne alzò il fucile, sparò un colpo che andò diritto al cuore di Claiborne. Un colpo magistrale, ebbe a dire George Parsons.
Una terza versione, scritta da Clair Huffaker, riporta che Billy Claiborne morì per un colpo di Frank Leslie preso in piena fronte.


Omar Vicari sulla tomba di Ringo (Turkey Creek Canyon, Arizona)

Una quarta versione, forse la più attendibile, ci viene dall’Epitaph, il giornale di John P. Clum.
Il giornale intitolava l’articolo: “Leslie’s Luck “. Nell’articolo le affermazioni di Frank Leslie:
“Stavo parlando con alcuni amici all’Oriental saloon quando improvvisamente Billy Claiborne entrò nel locale e puntandomi il dito contro mi minacciò con frasi ingiuriose. Io lo presi in disparte e gli chiesi quale era il problema. Claiborne era fuori di se ed io allora gli dissi che non avevo problemi con lui e che non c’era ragione perché ci affrontassimo. Lo lasciai quindi e raggiunsi i miei amici, ma lui mi venne dietro usando sempre un linguaggio scurrile. Allora lo presi per il bavero della sua giacca e lo sospinsi fuori. Lui mi minacciò di nuovo dicendo “Ok Leslie, ci vediamo tra un po’”. Pochi minuti dopo un uomo entrò nel saloon per avvertirmi che Billy Claiborne stava fuori con un fucile in mano con l’intenzione di uccidermi. Io allora uscii e a quel punto vidi Claiborne con un winchester in mano. Vedendolo alterato, gli gridai di stare calmo, gli dissi che non volevo che mi uccidesse come pure non desideravo ucciderlo io. Prima che finissi di parlare, Claiborne sparò un colpo che fortunatamente mi mancò. A quel punto estrassi la mia pistola, gli sparai e lo vidi piegarsi su se stesso. Armai di nuovo l’arma e gliela puntai di nuovo contro. Mi avvicinai per sparargli ancora, ma Claiborne mi supplicò di non farlo perché, disse, era già morto. In quel momento sopraggiunse il Deputy Sheriff Coyle che mi chiese di consegnargli la pistola e mi arrestò”.
Al processo, fu provata la legittima difesa e Leslie fu prosciolto dall’accusa di omicidio. Claiborne prima di morire giurò che Leslie una volta gli aveva confidato di aver ucciso Johnny Ringo.
La morte di Ringo ancora oggi è un mistero rimasto insoluto. La prima notizia della morte di Johnny Ringo fu portata a Tombstone da alcuni cowboys.
“Bene”, disse qualcuno, “Alla fine doveva accadere, gli hanno teso un’imboscata”. Nessuno aveva idea di cosa fosse accaduto e se Leslie ne avesse avuta qualcuna, se la tenne gelosamente per se.
In città si bisbigliava parecchio e quasi si scommetteva su chi potesse averlo fatto fuori, giacché Ringo con la pistola aveva ben pochi avversari da temere.
Anni dopo, Walter Noble Burns scrisse che Bill Sanders, amico di Ringo e proprietario della fattoria attigua all’albero sotto il quale fu trovato morto il fuorilegge, aveva detto di averlo visto passare come pure vide passare Leslie subito dopo. Bill Sanders ha sempre asserito che a uccidere Ringo, steso ubriaco sotto l’albero, fosse stato Leslie. Questa storia è stata raccontata anche al sottoscritto (…chi sta scrivendo) nel mio penultimo viaggio in Arizona da Mark Lewis, amico della famiglia Sanders (la fattoria è tuttora esistente).
Non esistono prove a suffragio del fatto, soltanto parole e le parole se le porta via il vento.
Milt Joyce
La morte di Johnny Ringo è rimasta insoluta. La giuria che si occupò del caso disse che si trattò di suicidio e che il suo cervello, a causa del colpo in testa, si trovava sparso nel circostante boschetto.
Il cadavere non vestiva gli stivali e i piedi erano avvolti con qualcosa che somigliava a un indumento. La giuria arrivò alla decisione finale che Johnny Ringo aveva avuto un attacco di delirium tremens sulla strada per Galeyville (oggi una ghost town) per l’eccessivo consumo di alcool, che si fosse tolto gli stivali perché il suo cervello annebbiato, gli faceva credere che ci fossero dentro dei serpenti. La sua pistola, come pure la fondina, giacevano vicino al corpo. Il cane della pistola, particolare non di poca importanza, si trovava in posizione di riposo su una camera vuota del tamburo, com’era usanza. Ora se Ringo si fosse suicidato, la camera sottostante il cane avrebbe dovuto contenere il bossolo.
“Noi sotterrammo il corpo proprio sotto l’albero”, disse Robert M. Boller, uno dei giurati.
Esiste una seconda versione sulla morte di Ringo, una versione dettata da Coyote Smith, il proprietario di un altro ranch vicino il Turkey Creek Canyon. Smith disse di aver visto il corpo di Ringo e aggiunse che la sua faccia non mostrava nessun segno di bruciatura da polvere da sparo, un segno che in genere accompagna chi si pianta una pallottola in testa.
Accantonato “l’affare Ringo”, le cose per Leslie sembrarono andare per il giusto verso dopo l’assunzione da parte di Milt Joyce all’Oriental. Cominciò anche a gestire un ranch e a eseguire lavori come ispettore della dogana.
Nel 1885, durante le scorrerie di Geronimo, Leslie si ritrovò tra gli scout del gen. George Crook. Anzi, da buon bugiardo quale era, Leslie affermò di essere il preferito del generale.
George Crook rimase in carica sino all’aprile di quell’anno e a Leslie non rimase altro che tornare a Tombstone. In città Leslie amava vantarsi di essere stato il capo degli scout a Fort Huachuca.


Fort Huachuca (Arizona)

Leslie mentiva sapendo di mentire, infatti, i vari documenti del forte attestano che il capo degli scouts era il famoso Al Sieber.
Dopo essere tornato a Tombstone, Leslie cominciò ad avere qualche guaio di natura matrimoniale.
May Killeen, ex moglie di Mike Killeen, ora coniugata Leslie, lo portò in tribunale per la separazione e la divisione dei loro beni.
La causa era il continuo bere da parte di Leslie. Una volta, ubriaco, arrivò a mettere la moglie in piedi contro un muro della casa per poi divertirsi a sparare attorno alla sua figura. Ma forse queste erano solo chiacchiere di paese, anche se poi un fondo di verità poteva esserci.
Vinita Bledsoe Cowan, appartenente a una vecchia e stimata famiglia dell’Arizona, scrisse un articolo per il “Bisbee Review” su alcuni fatti poco noti che riguardavano Leslie.
La donna affermava che i genitori di suo marito, vicini di casa dei Leslie, più di una volta avevano raccolto le lagnanze della signora Leslie a proposito della violenza e delle stranezze del marito.
Vinita Cowan, tra le altre cose, confermò per intero la faccenda del tiro a segno sul corpo della moglie di Leslie.
Nell’aula del tribunale della Cochise County, il 19 agosto 1886, la moglie di Leslie dichiarò che il marito omise di provvedere alle sue necessità e che questo era dovuto allo stile di vita sregolata che lo stesso conduceva. Inoltre la moglie denunciò anche una sua relazione extramatrimoniale.
La donna fece domanda di divorzio e chiese alla corte che le fosse assegnata parte del patrimonio del marito che comprendeva un ranch col bestiame e una casa in Tombstone. La moglie di Leslie ottenne piena soddisfazione e la causa si chiuse il 3 giugno 1887.
Lo sceriffo John H. Slaughter
Frank Leslie non si mostrò troppo preoccupato del fatto, si arricciò i suoi folti baffi come usava fare e come se nulla fosse accaduto, iniziò a interessarsi a un’altra donna. Il nome di costei era Mollie Williams, ballerina al “Bird Cage” Theatre che si accompagnava a un tale di nome E.L. Bradshaw.
Costui una mattina fu trovato morto con una pallottola in testa in un vicolo della città. I sospetti caddero naturalmente su Leslie, ma non essendoci prove concrete, il caso fu archiviato.
Leslie iniziò a vivere con Mollie Williams, ma non smise di continuare a vivere in modo sregolato.
Il 10 luglio 1889, l’alcool e la gelosia lo portarono a uccidere la donna, colpevole solo di parlare con James Neal, un ragazzo assunto da Leslie per i lavori nei campi. Leslie provò a confondere le acque dicendo che Neal aveva ucciso la donna e che lui, per legittima difesa, aveva dovuto uccide il ragazzo. Leslie non fu creduto, le prove raccolte lo inchiodavano per cui alla fine dovette confessare il duplice omicidio. Processato e trovato colpevole, Leslie fu condannato a venticinque anni di carcere.
Il 9 gennaio 1890, Leslie fu condotto al penitenziario di Yuma (Arizona) dallo sceriffo John Horton Slaughter. Nel carcere Leslie fu registrato col numero 632.
In quegli anni, il sovrintendente della prigione era nientedimeno che Johnny Behan, l’ex sceriffo di della Cochise County. I due erano stati amici e più di una volta Leslie aveva fatto parte delle squadre di Behan. A tal proposito girava una storia secondo la quale, una volta, a una richiesta di Behan, Leslie conducesse su un sentiero errato la squadra di Wyatt Earp che stava seguendo le tracce di alcuni fuggitivi che alla fine risultarono essere dei Deputies dello stesso Behan.
La vecchia amicizia non fu però una garanzia di favoritismi da parte di Behan. L’ex sceriffo terminò il servizio come sovrintendente il 5 luglio 1890, ma Leslie fu abbastanza furbo da ingraziarsi il nuovo padrone del penitenziario.
Nel penitenziario Leslie tenne un comportamento corretto, anzi sembra che con i propri soldi arrivasse ad equipaggiare l’infermeria del carcere. Documenti ufficiali che si trovano nella libreria di stato a Phoenix rivelano che il sovrintendente M.J.Nugent, dato il buon comportamento in carcere, pensava che si potesse concedere il perdono a Leslie. Di lì a poco, Il governatore del Territorio dell’Arizona, Benjamin J. Franlkin, il 7 novembre 1896 concesse il perdono al detenuto n° 632 definendo Leslie un uomo ormai ravveduto, di ottima educazione e di buon carattere.
Qualche tempo prima del rilascio, Leslie ricevette la visita di una donna, tale Belle Stowell, probabilmente infatuata della storia dell’intrepido scout che stava languendo nelle carceri dello stato. Si scrissero e si innamorarono finché, il 2 dicembre 1896, i due si sposarono a Stockton (California). Sembra che i due partissero per la Cina in luna di miele, ma non esistono documenti in proposito. La coppia visse qualche tempo in California sino a quando, nel 1897, Leslie partì da San Francisco diretto in Alaska, dove era stato scoperto l’oro.
Da quegli anni, le notizie sulla vita di Frank Leslie cominciano a diradarsi. Nulla si sa sui suoi spostamenti sino a quando riapparve a San Francisco attorno al 1905, censito come gestore di una drogheria.
Sembra però che Leslie sia tornato almeno una volta a Tombstone al suo vecchio ranch. Abbiamo la testimonianza della signora Lois Hunsaker Caldwell, la quale affermò di aver visto un uomo arrivare, ai primi anni del ‘900, al suo ranch, una volta appartenuto proprio a Leslie.
La donna disse di ricordarlo bene quell’uomo cosi affabile e gentile, semplicemente perché è uso osservare bene i forestieri. L’uomo chiese notizie del padre e quando questi arrivò, i due si appartarono e parlarono un poco tra loro. La donna chiese chi fosse quell’individuo così gentile e il padre le rispose che quell’uomo così “cordiale” altri non era che il famoso Buckskin Frank Leslie, un uomo che aveva sulla coscienza più di un omicidio.
Johnny Behan
Un’altra testimonianza del ritorno in Arizona di Leslie è fornita da James H. Macia, il sovrintendente di una delle miniere di Tombstone. Egli affermò di aver trovato Leslie a Tucson in pratica senza un alloggio e senza un soldo in tasca. L’uomo, sebbene non fosse mai stato suo amico, lo aiutò a procurarsi del cibo e un alloggio in ricordo dei vecchi tempi di Tombstone.
Billy Brekenridge, ex Deputy Sheriff in Tombstone, scrisse nel suo libro “Helldorado” di aver procurato un lavoro a Leslie come guida per la “Souther Pacific”, una società che cercava carbone in Messico. Dai documenti della società, non risulta il nome di Frank Leslie sui loro libri paga.
A questo punto le tracce di Frank Leslie si perdono sino a quando nel 1920 pare sbarcasse il lunario come portiere di una sala da biliardo a Oakland (California).
Anni prima però, più o meno nel 1911, sembra che Leslie sia stato contattato da Tom Bailey, un giovane reporter che scriveva su “True West”. Questi raccontò del cameriere di un saloon il quale gli indicò una persona che poteva interessargli poiché si trattava di un “gunman” dei vecchi tempi dell’Arizona.
Leslie, disse il reporter, era completamente al verde e aggiunse che accettò un’intervista per la somma di cinque dollari. L’informazione più importante che Bailey ottenne da Leslie fu quella relativa alla morte di Ringo. Leslie raccontò al reporter che lui e Ringo ebbero a discutere per una donna e che poi, completamente ubriachi, arrivarono al Turkey Creek Canyon. Leslie disse che Ringo minacciò di ucciderlo, ma che lui fu più svelto. Finita l’intervista, Bailey disse che Leslie lasciò il locale per andare al lavoro come custode presso un’infima sala da biliardo. Del vecchio pistolero che aveva lasciato segni indelebili a Tombstone, non era rimasto proprio nulla.
Una mattina, il proprietario della sala da biliardo aprendo il locale, si accorse che quel vecchio custode era sparito e con lui la sua pistola. Il proprietario ricordava i numeri di serie della pistola e questo fu importante quando tre anni dopo fu trovato lo scheletro di un vecchio nelle colline a nord di Martinez in California. Accanto ai resti dell’uomo c’era un’arrugginita pistola i cui numeri si serie corrispondevano esattamente a quelli dell’arma rubata al proprietario della sala da biliardo.
Quello scheletro apparteneva indubbiamente a Buckskin Frank Leslie. Non c’erano dubbi, il vecchio Leslie si era suicidato Calava così il sipario su questo magnifico pistolero che fu uno dei protagonisti dei giorni caldi di Tombstone.

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