La grande fuga dei neri verso nord

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Il grande esodo del 1879 dei neri americani verso gli Stati del nord fu un momento terribile della storia degli Stati Uniti. Le circostanze che lo determinarono furono queste: dopo le elezioni (molto contestate) del 1876, il partito repubblicano aveva riconquistato la Casa Bianca e patteggiato con i democratici perché le ultime truppe federali fossero richiamate dal sud.
Questo determinò la ripresa della supremazia bianca negli Stati meridionali e la limitazione dei diritti costituzionali dei neri d’America, molti dei quali si ritrovarono assoggettati ai loro ex padroni.
Frederick Douglass
Senza la sorveglianza dell’esercito questi territori tornarono rapidamente al recente passato: ripresero forza le punizioni corporali – con la frusta in particolare – mentre abusi e prevaricazioni di vario genere ricominciarono a opprimere la popolazione di colore, le cui condizioni lavorative peggiorarono parecchio. Dalla Virginia alla Louisiana, al Texas, gli ex schiavi si riunirono fin dal 1870 per fronteggiare la situazione. Una rappresentanza degli afro-americani (il cosiddetto Comitato dei Cinquecento) rivolse un appello al Presidente, chiedendo l’assegnazione di un territorio dove poter vivere in pace e libertà, o, in alternativa, che venisse pagato agli ex schiavi il viaggio di ritorno in Africa. Nessuna risposta giunse da Washington e dunque il Comitato rivolse il suo appello ai singoli Stati d’America. Le donne furono le principali promotrici di questo movimento. Molte di loro erano rimaste vedove in conseguenza delle spedizioni dei Night-Riders, cioè delle bande armate razziste che durante la notte aggrediva i campi e le abitazioni dei neri.
Quando lo Stato del Kansas si dichiarò disponibile a ospitare la manodopera di colore, la grande migrazione cominciò. Migliaia di famiglie si diressero alla volta del Kansas, risalendo il Mississippi, o via terra lungo la Chisolm Trail. Entro i primi mesi del 1880 circa 15.000 persone riuscirono a raggiungere la meta.


In esodo verso il Kansas

Il sud bianco reagì con furia. I leader dell’esodo vennero denunciati come pericolosi “sovversivi” e gli agenti che organizzavano viaggi verso il Kansas fatti oggetto di una vera e propria caccia all’uomo. Fece clamore il caso di un nero che, stabilitosi in Kansas, era tornato a sud per prelevare la propria famiglia; i razzisti locali gli mozzarono le mani e poi lo consegnarono alla moglie con queste parole di derisione: “Vai a lavorare in Kansas, adesso!”.
Nel maggio del 1879 vennero stabiliti posti di blocco lungo il fiume per assalire e affondare le imbarcazioni che trasportavano gli emigranti. Il generale Thomas Conway mandò un preoccupato rapporto al presidente Hays: “Tutti i ponti sono occupati dai bianchi avversi all’esodo della popolazione di colore; molti sono a cavallo e in armi come in guerra”. In dicembre, i democratici, riuniti in congresso, proposero di istruire una commissione d’inchiesta per appurare se sotto l’esodo si nascondesse un complotto dei repubblicani per trasferire elettori a loro favorevoli al nord, in modo da conquistare la maggioranza in Kansas e in altri Stati. All’epoca i repubblicani erano ancora i seguaci di Lincoln, dunque schierati su posizioni antisegregazioniste, mentre i democratici erano molto forti nelle zone rurali e stavano dalla parte degli ex schiavisti e degli agricoltori bianchi più poveri, che vedevano nell’emancipazione in atto una minaccia alla loro già misere condizioni di vita.


Gli “exodusters” in viaggio

I neri che riuscirono ad arrivare al nord resero terribili testimonianze delle vessazioni cui venivano sottoposti al sud.
Un’altra inchiesta condotta dal Senato degli Stati Uniti appurò, sulla base di oltre 1700 pagine di testimonianze, che non c’era alcun complotto repubblicano: l’esodo era inevitabile come risposta degli ex schiavi all’oppressione razziale ed esprimeva il loro sogno di diventare piccoli proprietari terrieri. Vi furono però alcuni leader afroamericani che si espressero contro l’esodo, come Frederick Douglass; questi riteneva che la popolazione di colore stesso abbandonando la lotta per i suoi diritti negli Stati in cui risiedeva e si dichiarava piuttosto dubbioso sul fatto che il Kansas potesse essere considerato come la terra promessa. In risposta, un giornale di Topeka, dedito alla causa della popolazione di colore, pubblicò un editoriale che proclamava: “Meglio morire di fame in Kansas che essere ammazzati al sud”.
Venite nel Kansas!
I cittadini bianchi del Kansas, in solidarietà con i migranti, raccolsero più di $ 100.000 di aiuti. giunsero donazioni anche dagli industriali di Chicago, che spedirono in Kansas derrate alimentari. Ancora una volta, le donne (questa volta bianche) furono in prima fila nel movimento: raccolsero soldi, cibo, vestiti e procurarono lavoro e case per i rifugiati di colore. Solo un terzo dei nuovi venuti trovò un impiego nell’agricoltura, gli altri trovarono un’occupazione nelle ferrovie, nelle miniere, nelle lavanderie e nei lavori domestici.
I pionieri dell’esodo riuscirono ad accumulare un patrimonio totale di $ 40.000, una somma modesta per 15.000 persone, ma superiore alle attese. Nel 1886, una nuova indagine governativa appurò che tre quarti delle famiglie nere erano ormai proprietarie della loro casa e, dato che le donne lavoravano tutte, il loro reddito era equivalente a quello delle famiglie dei lavoratori bianchi.
Quando la popolazione nera in Kansas raggiunse il 10%, la situazione sociale si fece piuttosto tesa: aggressioni linciaggi da parte di bande razziste divennero frequenti e i neri organizzarono a loro volta delle ronde di autodifesa.
Ma nonostante tutto, lentamente l’integrazione proseguì: molti figli dell’esodo si ritrovarono, in parecchi entrarono nella polizia e tre vigili del fuoco. Tom Cunningham fu il primo poliziotto afroamericano. A Topeka ne vennero arruolati 13 in polizia e 9 tra i pompieri.
M. O. Ricketts, un ex schiavo, si laureò in medicina all’università del Nebraska nel 1884 e venne in seguito eletto per due legislature tra i rappresentanti dello Stato.
Questa vicenda restò dunque esemplare della storia dell’emancipazione degli afroamericani. E il sud che odiava e opprimeva i neri continuando a considerarli schiavi, quand’essi decisero di emigrare, si rese conto che senza di loro la propria economia sarebbe crollata. Solo garantendone e rispettando i diritti avrebbero potuto trattenersi. Ma di questo faticarono a convincersi per decenni…

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Commenti

2 Risposte a “La grande fuga dei neri verso nord”

  1. carlo, il 4 novembre 2011 13:47

    bellissimo articolo!
    sto facendo una ricerca sullo schiavismo in america e più in generale sulla condizione dei neri prima e dopo la guerra di secessione e come sempre il vostro sito offre spunti molto interessanti.
    complimenti
    c.

  2. nagi, il 5 febbraio 2012 15:38

    pienamente d’accordo con Carlo, molto interessante questo articolo, anche io peraltro mi sto interessando del razzismo negli USA e l’argomento trattato è quanto mai utile ad arricchire la mia conoscenza a tal proprosito
    maria

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