Il Bufalo e il Corvo: Crazy Head e Toro Seduto

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Toro seduto nel 1885
Nell’agosto 1886 una notizia improvvisa sconvolse i responsabili dell’agenzia dei Crow: Toro Seduto, il vecchio nemico degli Apsalooka, si apprestava a “visitare” la zona del Little Big Horn accompagnato da un gruppo di 100 Lakota e sperava di trascorrere qualche giorno con i suoi “amici” Crow. L’agente dei Crow Henry Williamson si sentì raggelare a quella prospettiva, e non tanto per il timore che potesse riesplodere il vecchio rancore tra i suoi protetti e i Sioux, ma perché, con tutta probabilità, al termine della visita centinaia di Crow avrebbero richiesto il permesso di andare a loro volta a trovare i Sioux di Toro Seduto a Standing Rock.
Nonostante le suppliche di Williamson, Toro Seduto riuscì sorprendentemente a strappare all’agente McLaughlin il permesso di recarsi al Little Big Horn.
I primi giorni della due settimane di visita si recò al vecchio campo di battaglia dove dieci anni prima i suoi Lakota avevano sconfitto Custer “Lunghi Capelli” e dove ora sorgevano dei monumenti commemorativi eretti da poco.
Lì, rivolgendosi alle guide Crow che lo avevano accompagnato, l’uomo sacro degli Hunkpapa affermò orgogliosamente: “Guardate questo monumento che ricorda le opere del mio popolo!”.
Pretty Shield
Le tensioni, nonostante le danze, le feste e i doni dei primi giorni, non erano però destinate a finire lì. Con grande disappunto di Williamson, Toro Seduto iniziò ben presto ad esortare i suoi ospiti, spesso in tono di sfida, a ribellarsi alla loro politica di “cooperazione con l’uomo bianco”. Lui, Toro Seduto, si era opposto alla divisione delle terre Lakota e il suo gente aveva dovuto “obbedirgli” (McLaughlin avrebbe probabilmente fornito una versione diversa).
Dei veri capi, dei veri guerrieri, non avrebbero sacrificato mai la loro autorità ai funzionari bianchi. Toro Seduto, eccitato dai suoi stessi discorsi, dimenticò però ogni atteggiamento diplomatico e, nel punto più appassionato del suo discorso, arrivò quasi ad insultare i suoi ospiti:
“Guardate come vi trattano i bianchi e poi guardate come trattano noi! Le nostre razioni sono di una libbra e mezzo, mentre le vostre non arrivano a mezza libbra! Vi tengono rinchiusi qui e vi fanno lavorare come schiavi, mentre noi non muoviamo un dito e possiamo visitare a nostro piacere le altre agenzie e goderci la vita.”
Ora, tutto questo era ben lontano dall’effettiva situazione di Standing Rock, ma i Crow naturalmente non potevano saperlo. Alcuni si sentirono umiliati e non risposero, ma altri, come il capo Crazy Head (Testa Pazza) non riuscirono ad ingoiare gli insulti dell’ospite Sioux.
I resoconti che si leggono di solito fanno terminare la storia con una sfida a Toro Seduto da parte di Crazy Head e con la sconfitta morale di quest’ultimo, vinto dall’atteggiamento pacifico e ragionevole del capo Sioux, accompagnata dal dono di alcuni cavalli.


Un bel ritratto di Toro Seduto

C’è però un racconto molto diverso, di solito ignorato, che una Crow, una sciamana di quasi ottant’anni, Pretty Shield (Bello Scudo), avrebbe fatto anni dopo a Frank Linderman.
Pretty Shield, allora giovane moglie dello scout di Custer Goes Ahead (Va-in-Testa) descrisse così la scena: “Quando la nostra tribù stava per presentare in dono dei cavalli ai Lakota, Toro Seduto, vestito sontuosamente e tenendo in mano un fucile, avanzò al centro del cerchio che i nostri avevano formato. Mi sembrò orgoglioso, superbo: non guardava nessuno di quelli intorno a lui. In quel momento, il nostro capo Crazy Head avanzò fino al cerchio conducendo alcuni dei cavalli che intendeva donare ai Lakota, ma prima iniziò a parlare e le sue parole spaventarono tutti. ‘Amo la mia gente – ebbe a dire – e adesso chiedo a ognuno di loro di ascoltarmi e di usare i loro occhi. Dobbiamo donare un buon cavallo a ogni Lakota, ma prima voglio mostrarvi che razza d’uomo è il grande capo dei Lakota e di farvi vedere come dovrebbe essere un vero uomo. Questo Lakota si dice un grand’uomo ma, a quanto mi dicono, è sprezzante e scortese con la sua stessa gente. Un coraggioso non è mai scortese. Vediamo se Toro Seduto è davvero coraggioso.’ Toro Seduto ignorò Crazy Head (d’altra parte, non capiva il Crow), ma mi sentii riempire di terrore al pensiero che alcuni Lakota probabilmente parlavano la nostra lingua e avrebbe potuto scoppiare una sommossa. Crazy Head non portava armi, nemmeno un coltello: era dipinto d’argilla bianca e in mano aveva una coda di bisonte che terminava in una penna d’aquila. Si avvicinò a Toro Seduto e, dopo aver chiamato un interprete perché gli traducesse le sue parole, scese da cavallo dicendo: ‘Se un uomo si crede grande, come può essere sprezzante verso la sua gente? Io ho ucciso più di cento dei tuoi e contato “coup” su molti di loro. Ecco come ho contato “coup” in un combattimento con i Lakota, vicino a quel punto dove ora c’è la città che i bianchi chiamano Cody. Tu eri lì. Crazy Head afferrò quindi il fucile di Toro Seduto, glielo strappò di mano e lo gettò tra la folla. Suo figlio lo raccolse. Ma Crazy Head non aveva finito. Con una spinta, rovesciò supino Toro Seduto e gli saltò sopra. Questo, e molto altro ho fatto quel giorno in cui combattei contro i Lakota. Quel giorno in cui tu eri lì fu quel giorno in cui contai coup su un Lakota e fu allora che ti vidi.’ “


Pretty Shield ormai anziana

Toro Seduto era quindi proprio il Lakota su cui Crazy Head aveva contato “coup”.
A quel punto tutti i Crow esplosero nel loro grido di guerra “Whooooo!!!” e sembrò che i timori di Pretty Shield dovessero avverarsi. Accadde però qualcosa di incredibile: mentre le loro donne si nascondevano spaventate, i Lakota del seguito di Toro Seduto scoppiarono a ridere.
Pretty Shield proseguì: “Mi resi conto che non lo amavano. La sua stessa gente lo odiava. Avevano paura dei suoi poteri magici, ma non avevano rispetto per lui. Toro Seduto aveva un grande potere e avrebbe potuto usarlo per farsi amare dal suo popolo, ma invece ne abusò e alla fine lo perse, insieme all’affetto della sua gente”.


Crazy Head è il terzo da sinistra seduto

Crazy Head aveva ricontato “coup” sul suo vecchio nemico, ma, se non il suo corpo, il suo animo era stato toccato dalle parole del capo Hunkpapa.
L’anno successivo, un giovane di nome Sword Bearer (Portatore di Spada) avrebbe cavalcato alla testa di un gruppo di giovani per allontanare i bianchi dalle terre dei Crow e Crazy Head si sarebbe ricordato delle parole di Toro Seduto, credendo che avrebbero potuto forse avverarsi davvero nel paese degli Apsalooka. Il sogno però durò poco e il risveglio, amarissimo per Crazy Head e altri cinque guerrieri, arrivò qualche giorno dopo in una prigione del Minnesota.

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Commenti

2 Risposte a “Il Bufalo e il Corvo: Crazy Head e Toro Seduto”

  1. tennesseetwo, il 17 gennaio 2010 22:42

    Un articolo molto interessante, e che svela un lato inedito della personalità di Toro Seduto. Che sia stato questo a indurre la polizia indiana della sua riserva a ucciderlo? Forse non lo sapremo mai, ma in ogni caso i bianchi sono stati molto abili a scatenare questo fratricidio, tramite l’agente McLaughlin. Ci sarà mai pace per il valoroso popolo Lakota?

  2. Jinlian, il 20 gennaio 2010 17:32

    Non credo che l’episodio sia stato determinante o addirittura del tutto significativo nel corso degli eventi che portarono alla morte di Toro Seduto; a parte la palese ostilità di McLaughlin, rivalità e gelosie persino a livello familiare (Ernie LaPointe, nel suo libro su Toro Seduto individua responsabilità precise tra i parenti del capo negli episodi dell’arresto e della succesiva morte) hanno caratterizzato la storia dei Lakota anche prima dell’intromissione euro-americana.

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