La grande avventura di Lewis e Clark

A cura di Pietro Costantini


Mammut lanosi, lama peruviani, indiani dagli occhi blu che parlavano il celtico gallese. Nel 1803 il West, privo di mappatura, era definito da tali miti. La spedizione di Lewis e Clark in seguito sfatò simili speculazioni, compreso il mito e la speranza più diffusi: l’esistenza di un “passaggio a nordovest”. Tale passaggio – un fiume o una serie di fiumi connessi tra loro che attraversavano le montagne e raggiungevano l’Oceano Pacifico – avrebbe permesso di commerciare in modo più diretto con l’Oriente. Il presidente Thomas Jefferson credeva che la scoperta di un passaggio a nordovest avrebbe riempito di ricchezze il Nord America.

Vivere in America
Quando Jefferson giurò come terzo presidente degli Stati Uniti il 4 marzo 1801, la nazione possedeva 5.308.483 persone entro i suoi confini, che si estendevano dall’Oceano Atlantico a est fino al Mississippi a ovest, dai Grandi Laghi a nord fino a quasi il Golfo del Messico a sud (più o meno 1000×1000 miglia).


La mappa di Emanuel Bowen (anno 1747) con la rappresentazione del Polo Nord e le zone incognite del Passaggio a Nord Ovest.

Solo un’area relativamente piccola era occupata, però, e i due terzi della popolazione vivevano entro 50 miglia dall’Atlantico. Jefferson e molti dei suoi contemporanei erano proprietari di piantagioni. Lui e altri “gentiluomini della Virginia” erano dediti a un particolare stile di vita. Nei loro vasti possedimenti, conducevano una vita raffinata ispirata all’Illuminismo, dando balli e cene o discutendo di politica, filosofia e religione.
Una festa nella piantagione di Jefferson, per esempio, spesso seguiva una giornata di caccia a cavallo. Gli ospiti mangiavano patate dolci, piselli, mais, pane, noci, quaglie, prosciutto, cacciagione, carne d’orso, anitra, latte e birra. Jefferson sceglieva personalmente i vini migliori che venivano dalla Francia. Per il divertimento degli ospiti, spesso suonava il violino, mentre gli ospiti danzavano reel della Virginia e altri balli in voga. Ospiti particolarmente graditi erano illuministi che conversavano in francese, italiano e tedesco, gente molto istruita e di buone letture, voracemente curiosa di molti argomenti, in particolar modo storia naturale, geografia e i diritti dell’uomo.


Gli Stati Uniti d’America alla data del 1800

Nonostante il loro interesse per i diritti della persona, i gentiluomini di campagna costruivano il loro agiato stile di vita sul lavoro degli schiavi. La vita degli schiavi – sollecitati dalla frusta – era fatta di semine e raccolti. I proprietari non svolgevano lavoro manuali – si occupavano dei dettagli necessari a dirigere una piantagione. A quei tempi, i piantatori non praticavano la rotazione delle culture, così erano sempre in cerca di nuova terra da coltivare. Perciò, mentre le loro piantagioni si espandevano, la sopravvivenza economica dei piantatori era legata alla disponibilità di schiavi che lavorassero la terra. Altri gentiluomini della Virginia, come Meriwether Lewis, mancavano dell’istruzione superiore e della ricchezza dei pari di Jefferson. Le scuole pubbliche non esistevano, così i piantatori venivano spesso educati ospitando dei maestri – di solito predicatori o parroci – che li istruivano in grammatica, matematica, scienze naturali e latino. Così un’istruzione ben bilanciata completava la loro esperienza di piantatori. Dato che le proprietà erano tanto distanti tra loro, gente come Lewis acquisì particolari abilità relative alle terre selvagge. Lewis, per esempio, era un gran cavaliere, cacciatore e camminatore e gentiluomini come lui che viaggiavano attraverso la regione, dovevano conoscere le raffinatezze della vita di piantagione, come ballare, tirare di boxe e suonare il violino. I gentiluomini della Virginia dovevano essere ospitali, generosi, cortesi e gentili con gli inferiori. La scostumatezza, le amanti, il bere eccessivo e altri vizi erano comuni ma perdonati, finché non ostacolavano i rapporti tra membri della società. Erano invece considerate offese imperdonabili la menzogna e la meschinità.


Schiavi in una piantagione di cotone

Non tutti erano contenti della vita di piantagione e, come Lewis, molti cercavano l’avventura. Un mezzo per trovarla era l’arruolamento nell’esercito, dove spesso si passava la vita sulla frontiera, dato che era compito dell’esercito mantenere l’ordine nei confini esterni degli Stati Uniti, con piccoli gruppi isolati di meno di 100 tra ufficiali e soldati. Il corpo ufficiali era sovente lacerato da conflitti interni, dato che era una delle rare istituzioni della giovane America in cui si mescolassero e vivessero assieme cittadini delle più diverse provenienze regionali, religiose, etniche, educative e sociali. Le regole per gli ufficiali erano severe e specifiche. Avevano il permesso di tenere almeno un soldato come servitore personale. Non potevano bestemmiare, esprimere mancanza di rispetto per il proprio comandante o funzionari federali o statali, ubriacarsi in servizio, assentarsi senza permesso o partecipare a duelli. Era proibito loro anche avere un’amante. Nonostante le regole, molti ufficiali sulla frontiera vivevano alla grande, bevevano forte e se la spassavano con le donne. I soldati subivano spesso frustate e altre dure punizioni; molti disertavano, attirati dalla possibilità di fuggire e perdersi nella frontiera, dove potevano stabilirsi come coloni abusivi e sfuggire alla disciplina. La diserzione era un grave problema ed era severamente punita, perché anche la perdita di pochi uomini nelle piccole guarnigioni avrebbe danneggiato la capacità bellica nel caso di un attacco indiano. Molti soldati e altri che attraversavano la frontiera finivano in Tennessee o in Kentucky. Alcuni cacciatori di pellicce e commercianti si spinsero fino al fiume Missouri, ma l’idea di una migrazione di massa ancora più ovest era tuttora irrealistica.


Thomas Jefferson – dipinto di Rembrandt Peale – 1800

Navigando verso il commercio
Nel 1803 solo quattro strade attraversavano i monti Appalachi, ma gli Stati Uniti avevano il potenziale per diventare una nazione potente se potevano aggiungere al loro territorio l’area a ovest del Mississippi. A quel tempo, comunque, molti erano scettici sul fatto che una sola nazione potesse governare un intero continente. La distanza tra gli Appalachi e il Mississippi, le limitate opzioni del trasporto e le domande senza risposta sulle terre occidentali rappresentavano delle barriere all’espansione occidentale. Oltre a ciò, il cavallo era il modo di trasporto più veloce e le poche strade o sentieri esistenti erano in cattive condizioni. Era impossibile trasportare qualcosa dalla costa atlantica al Mississippi in meno di sei settimane. Queste barriere servivano a spegnere ogni idea di espandere gli interessi nazionali ancora più a ovest. Il mezzo milione di americani (uno ogni dieci) che già viveva a ovest degli Appalachi, comunque, sentiva di aver trovato il proprio interesse “nazionale”. Dato che le vie d’acqua erano viste come vie commerciali, molti lungo il Mississippi si consideravano come i semi di una nazione indipendente che doveva sfruttare il mercato mondiale non andando a est verso la costa atlantica, ma seguendo il sistema fluviale Ohio-Mississippi giù fino al Golfo del Messico. Jefferson sapeva che gli abitanti di questa regione ponevano rischi di secessione dagli Stati Uniti. Dopo tutto la nazione, nata solo 18 anni prima, era sorta da una ribellione. Era deciso a ottenere il vitale porto commerciale di New Orleans per gli Stati Uniti, in parte per impedire all’Ovest di staccarsi. Anche altre nazioni cercavano di controllare il destino dell’Ovest ma ancora sapevano poco della regione. I Conquistadores spagnoli avevano esplorato il Sudovest, mercanti di pellicce spagnoli e francesi si erano avventurati su per una parte del fiume Missouri e gli Inglesi avevano visitato i Mandan nell’attuale North Dakota.


Mercanti di pellicce che discendono il Missouri – dipinto di J. Bingham

L’idea dell’Ovest
Come gli altri studiosi, Jefferson aveva molte idee sulle aree ignote verso ovest. Era profondamente interessato alla regione, e la sua biblioteca personale a Monticello aveva più libri sull’argomento che nessun’altra al mondo. Alcuni libri di Jefferson descrivevano una massa terrestre di vulcani in eruzione e montagne di sale non dissolto. Altre letture lo portavano a credere che le montagne Blue Ridge della Virginia fossero le più alte del continente (le Blue Ridge Mountains salgono al massino fino a circa 1950 metri, mentre le Montagne Rocciose in Colorado arrivano a oltre 4200 metri). Raffigurazioni di territori e creature del west provenivano spesso dall’immaginazione di gente che non vi era mai stata. Molti resoconti narravano di terre punteggiate da meravigliose creature: unicorni, giganteschi mastodonti lanosi, castori alti sette piedi e le mappe del west si dimostrarono egualmente romanzesche: geografi europei, per esempio, tracciarono mappe che mostravano la California come un’isola. Altre mappe mostravano le Montagne Rocciose strette e prive di difficoltà. La mancanza di dettagli nelle mappe nel 1803 dà un’idea del compito enorme di fronte alla spedizione di Lewis e Clark. Prima della spedizione Merriwether Lewis ebbe una mappa da Albert Gallatin che mostrava il Nord America dalla costa del Pacifico al Mississippi. Questa mappa illustrava solo tre punti certi: la latitudine e la longitudine della foce del fiume Columbia e della città di St. Louis e dettagli di ciò che si sapeva del fiume Missouri fino ai villaggi Mandan nella Grande Curva del fiume (l’attuale Bismark, North Dakota). La mappa stimava anche l’aspetto delle Montagne Rocciose e il corso del Columbia, che nessuno aveva mappato oltre la foce. Ma l’area che si trovava a ovest dei Mandan era vuota e le migliori menti del mondo non potevano riempire quel vuoto fino a che qualcuno non l’avesse percorso a piedi, fatto le misurazioni e descritto la flora, la fauna, i fiumi, le montagne e le popolazioni. Ugualmente cruciali erano le osservazioni sulle possibilità commerciali e agricole della regione.


Mappa di Arrowsmith – 1802

Jefferson: progettare il destino di una nazione
Il 18 gennaio 1803 il presidente Jefferson inviò un messaggio confidenziale al Congresso, affermando in parte: «Il fiume Missouri e gli indiani che lo abitano non sono ben noti come sarebbe desiderabile per via della loro connessione con il Mississippi e di conseguenza con noi». Jefferson continuò proponendo che un «ufficiale intelligente con dieci o dodici uomini scelti … potrebbe esplorare l’intera linea, anche fino all’Oceano Occidentale». Questa proposta era il culmine dei piani che Jefferson coltivava da lungo tempo, anche se in silenzio, sull’invio di una spedizione esplorativa nel grande vuoto al di là del Mississippi. E anche se il presidente era uno scienziato, era spinto a tale spedizione tanto da ragioni politiche quanto dall’amore per l’avanzamento della scienza. Egli considerava la crescita commerciale nell’Ovest come la chiave per la potenza degli Stati Uniti nella regione. Il clima politico nel 1803 complicava l’esigenza di Jefferson. Aveva chiesto al Congresso di autorizzare una spedizione di ricognizione militare in terre sconosciute che erano già reclamate dalle due maggiori potenze del mondo, la Francia e la Gran Bretagna, con una terza, la Spagna, che manteneva la presa nel sud e nell’ovest. La stessa potenza spagnola aveva finanziato due spedizioni nel bacino del fiume Missouri, al comando di due esploratori Anglosassoni, Mackay ed Evans.


Villaggio Mandan ai tempi della spedizione Mckay-Evans (1795-1797)

Jefferson aveva già avvicinato funzionari spagnoli che amministravano la regione per conto della Francia, cercando la loro approvazione per un passaggio attraverso il Territorio della Louisiana a scopo di esplorazione. L’ambasciatore spagnolo Don Carlos Martinez obiettò, ma Jefferson mandò avanti la richiesta in Congresso. Sapendo che ci sarebbero stati degli scettici, specialmente tra i nemici nel partito federalista, Jefferson stese il suo messaggio minimizzando i rischi militari e usando come esca i guadagni commerciali. Rese la tentazione facile, chiedendo solo 2500 dollari per finanziare la spedizione (anche se il costo finale raggiunse i 38.722 dollari). Il 28 febbraio 1803 il Congresso approvò la richiesta di Jefferson. Egli ne fu raggiante. Per quasi due decenni aveva attivamente elaborato strategie per attraversare l’ovest e trovare il passaggio a nordovest per il Pacifico. Prima di diventare presidente, lui aveva rappresentato l’eminenza grigia dietro agli almeno due tentativi abortiti di spedizione. Alcuni storici hanno speculato che quando Jefferson fu eletto, aveva già cominciato a programmare un’altra spedizione perché aveva assunto il capitano Meriwether Lewis, che veniva dalla campagna, come segretario privato, invece degli aspiranti qualificati che vivevano nelle vicinanze.


Una mappa dell’Ovest con le “conoscenze” al 1803

Merriwether Lewis
Merriwether Lewis aveva 28 anni quando fu scelto come capo spedizione. Era Primo Segretario del Presidente ed era capitano dell’esercito, appartenente a una famiglia in affari con i Jefferson da almeno una generazione. Aveva servito nella milizia della Virginia quando il presidente Washington l’aveva chiamata a spegnere la cosiddetta “Ribellione del Whiskey” contro le tasse sulla bevanda. Nel Corps of Discovery divise il comando con il vecchio commilitone Clark, prassi non usuale per i veri militari, e permise di eleggere sergente Gass dopo la morte del sergente Floyd, un uso tipico della milizia.
Lewis era un uomo dalla personalità complessa, con gravi problemi emotivi, sempre sull’orlo della crisi depressiva, ma riuscì per lungo tempo a superarla con la pura forza di volontà. Ci sono, nel suo diario della spedizione, dei vuoti inspiegabili, relativi ad intere giornate: probabilmente dovuti a crisi in cui sentiva la mancanza dell’ambiente della Casa Bianca.
Era la testa politica della spedizione e probabilmente non si trovò mai a suo agio con gli uomini, anche se manteneva la correttezza del gentiluomo del sud. Mentre sappiamo che gli altri membri della spedizione approfittarono degli usi sessuali indiani con entusiasmo, egli dà la sensazione di non averne partecipato, anche se ciò non è probabile.
Alla fine della spedizione Jefferson lo nominò governatore della Louisiana: un grave errore, perché Lewis non era un vero politico. Si fece invischiare in speculazioni immobiliari e minerarie fallite e altre avventure economiche. Prese a bere ancora più forte e, dato che aveva la malaria, usava regolarmente una mistura di oppio e morfina. Spendeva senza risparmio, arrivando a impegnare soldi che non aveva.
Quando divenne presidente Madison, i conti di Lewis non vennero coperti. Rovinato finanziariamente, nel 1809 lasciò St. Louis per Washington: durante il viaggio tentò il suicidio, ma fu salvato. Nei pressi dell’attuale Memphis, Tennessee, Lewis ritentò e, in una locanda, si uccise.


Busto di Merriwether Lewis – Palazzo del Governo di Richmond, Virginia

William Clark
William Clark era figlio di uno degli eroi della rivoluzione, il generale George Rogers Clark, che aveva servito sotto il famoso generale “Mad Anthony” Wayne durante le guerre indiane nel Vecchio Nordovest, che avevano portato alla sconfitta finale indiana a Fallen Timbers. Era stato commilitone di Lewis nella milizia della Virginia. Clark era l’uomo pratico della spedizione, quello che trovava le soluzioni e, anche se non aveva ricevuto un’istruzione formale elevata, era un eccellente cartografo. Condivise il comando con Lewis senza alcun contrasto e probabilmente rappresentava un elemento di stabilità emotiva, anche se era un fiero virginiano quanto l’altro. Nonostante fosse d’accordo con il punto di vista di Lewis e Jefferson sugli Indiani, che dovevano “civilizzarsi” o sparire, è evidente che aveva per loro una simpatia che è molto diversa dalla freddezza di Lewis. Gli indiani lo chiamavano “il capo testa rossa” per via del colore dei capelli e lo rispettavano. A differenza di Lewis, che aveva un atteggiamento più conflittuale, Clark si considerava più un mediatore culturale.
Dopo il viaggio Clark ebbe una splendida carriera: si sposò con una donna ricca, andò ad abitare a St. Louis come Generale della Milizia. Diventò Sovrintendente agli Affari Indiani e per 30 anni riuscì a mantenere la pace con le tribù. Giudicato “tenero” per questo, perse una volta le elezioni a governatore del Missouri. Era e rimase uno schiavista convinto: tornato a casa, rifiutò a lungo di concedere la libertà al suo schiavo York, che era con lui fin dall’infanzia e che lo aveva accompagnato nella spedizione; aveva anche rischiato la vita per cercarlo in una tormenta di neve. Solo dopo molti anni si decise a liberarlo, pur convinto che la libertà non fosse un bene per lui. Sulla lapide della sua tomba a St. Louis una frase afferma che si può leggere la vita della nazione americana nella vita di Clark, che morì nel 1838.


William Clark in effigiato in un francobollo del 2004

La Louisiana
L’approvazione del viaggio da parte del Congresso era un grosso passo avanti, ma nel giro di due mesi sarebbe stata eclissata da un accordo che non solo avrebbe trasformato lo scopo della spedizione ma anche lo stesso destino degli Stati Uniti. Cominciò con un’offerta da parte degli emissari di Jefferson a Parigi per acquistare il vitale porto commerciale di New Orleans. I negoziati non avevano portato da nessuna parte, finché Napoleone Bonaparte, che si preparava per un’altra guerra contro l’Inghilterra, improvvisamente annunciò che gli Stati Uniti potevano avere New Orleans se compravano anche l’intero Territorio della Louisiana di 820.000 kmq per 15 milioni di dollari (circa tre centesimi l’acro). Bonaparte aveva le sue ragioni per questa drammatica offerta: aveva titolo alla Louisiana, ma poco potere di farlo rispettare. Gli Americani, credeva, si sarebbero certamente spinti nell’area molto prima che lui potesse inviare un esercito là, se mai avesse potuto farlo. Oltre a ciò, la vendita avrebbe dato forza a una giovane nazione che condivideva con la Francia un comune rivale: l’Inghilterra. Stupefatto dall’offerta, Jefferson accettò e face approvare in gran fretta il trattato dal Congresso, nonostante i dubbi sulla sua costituzionalità. I Federalisti attaccarono l’acquisto non
solo come un vistoso abuso del potere esecutivo, ma anche come uno spreco di denaro pubblico. Ciò nonostante, il trattato fu firmato il 30 aprile 1803. In un solo colpo, le dimensioni degli Stati Uniti erano raddoppiate.

Il Louisiana Purchase non fu pubblicamente annunciato fino al 3 luglio, solo due giorni prima che Meriwether Lewis lasciasse Washington, DC, per Pittsburgh per iniziare a comprare vettovaglie e assumere uomini per la spedizione. Per Lewis l’acquisto della Louisiana cambiò quella che sarebbe stata una missione semi-clandestina attraverso un territorio straniero in un’audace esplorazione di un paese posseduto dagli Stati Uniti. Jefferson inviò a Lewis parecchie pagine di istruzioni specifiche su quali informazioni accogliere durante il viaggio: com’erano gli Indiani? Quali erano le loro lingue, i costumi, le abitudini mediche? Jefferson bramava dettagli della vita animale e vegetale, sui minerali e le montagne. E, ovviamente, voleva conoscere le opportunità di commercio. Per assicurare il successo della spedizione nell’ottenere qualsiasi cosa avesse bisogno per ottenere i suoi scopi, Jefferson firmò e diede a Lewis una lettera di una pagina che impegnava “la buonafede degli Stati Uniti” a rimborsare chiunque per ogni merce o servizio Lewis avesse bisogno. Così la spedizione ebbe una linea di credito illimitato e giustamente, dal punto di vista di Jefferson. Egli stava chiedendo a Meriwether Lewis e William Clark di mappare non solo il nuovo territorio degli USA, ma il destino di una nazione.


Il viaggio di Lewis e Clark

Inizio del viaggio

L’epico viaggio cominciò il 14 maggio 1804. Il gruppo, denominato “Corps of Discovery”, consisteva di una cinquantina di uomini. Partirono da St. Louis, su di un barcone lungo 55 piedi (un po’ meno di 17 metri), con l’accompagnamento di due piroghe. Per la navigazione si dovette procedere a vela, remando, o trainando a braccia la barca dalla riva con le funi; in pratica, percorrere 14 miglia al giorno era già un buon risultato. Il 25 maggio sorpassarono l’abitato di La Charette, a 60 miglia da St. Louis sul Missouri, “l’ultimo insediamento dei Bianchi su questo fiume”. La spedizione festeggiò il primo “4 Luglio” mai celebrato ad ovest del Mississippi sparando col cannone in dotazione al barcone, con la distribuzione di una razione extra di Whiskey, e battezzando un torrente come “Independence Creek” (vicino all’attuale cittadina di Atchinson, Kansas). In questi primi due mesi e mezzo, Clark disegnava mappe stando a bordo, mentre Lewis sulla riva studiava le rocce, gli animali e le piante.
Alla fine di luglio il Corps of Discovery aveva percorso 600 miglia senza incontrare un solo Indiano.

Incontri con i Nativi
Il Corps of Discovery incontrò molte tribù durante il suo lungo viaggio. Il 7 giugno 1804, accampatisi nei pressi di Fort Carondelet, gli esploratori ebbero notizia che i Sauk e Fox stavano per attaccare gli Osage, ma non ebbero occasione di vedere questi ultimi.

Oto e Missouri
Gli Oto e i Missouri facevano parte dei gruppi di lingua siouana meridionali che vivevano lungo il fiume Missouri sull’attuale confine tra gli stati di Missouri e Nebraska. Erano cacciatori di bisonti e agricoltori che vivevano in case di terra a forma ovale raggruppate in “città”. Il vaiolo li aveva decimati, così Oto e Missouri si erano uniti in bande di circa 250 individui. Molti Oto e Missouri erano lontani, a caccia di bisonti, quando Lewis e Clark nel luglio 1804 si imbatterono nelle loro “città”, che sembravano svuotate. Il 2 agosto un piccolo gruppo di Oto e Missouri arrivò all’accampamento americano, un luogo che Lewis aveva chiamato Council Bluff e i due capitani incontrarono sei o sette capi minori, dato che i capi principali erano ancora a caccia. Il 3 agosto, con grande cerimonia ebbe luogo il primo incontro formale tra i rappresentanti degli Stati Uniti e Indiani occidentali, a nord dell’odierna Omaha, dove incontrarono una piccola delegazione delle due tribù. In quell’occasione i Capitani stabilirono quella che sarebbe stata la routine negli incontri con i Nativi: elargizione di medaglie di pace, di bandiere, e doni; dimostrazione della tecnologia dei Bianchi (bussole, compassi, telescopi, ecc.); un discorso col quale si spiegava che ora gli Indiani avevano un nuovo “Grande Padre”, lontano ad est, promettendo un futuro di pace e prosperità, al posto dell’incertezza che avevano con Francesi e Spagnoli, ormai inaffidabili, se le tribù non avessero fatto guerra ai bianchi o alle altre tribù. Furono anche invitati a mandare una delegazione a Washington
Ogni capo ricevette doni tra cui una medaglia a pittura facciale. Il 18 agosto il capo principale dei Missouri, Big Horse e il gran capo Oto Little Thief si incontrarono con la spedizione. Big Horse chiese merci e whiskey, ottenne il solito discorso, tabacco, pittura e perline e i Missouri se ne andarono scontenti. Nel marzo 1805 una delegazione di Oto e Missouri incontrò a Washington il presidente Jefferson che promise pace e merci.


Mappa delle tribù incontrate

Sioux Yankton
Il 29 agosto 1804 Clark descrisse un accampamento di Sioux Yankton: tende coniche di pelli di bisonte pitturate con differenti colori e sistemate piacevolmente. Il territorio degli Yankton si stendeva nell’area della foce del fiume James, in South Dakota e, quando la spedizione li incontrò, gli Yankton erano già in contatto con i mercanti francesi e inglesi ed erano pronti ad aprire il commercio agli Americani. Avevano nel complesso un aspetto misero, probabilmente dovuto alle difficoltà economiche legate alla penuria d’armi da fuoco, che pensavano potessero essere fornite in futuro dagli Americani. Il primo concilio tra gli Yankton e i Capitani avvenne in
pompa magna il 30 agosto 1804. Si recarono all’accampamento della spedizione circa 70 Yankton, dove gli indiani mostrarono l’abilità con l’arco e le frecce e il capo Weuche spiegò il motivo della povertà del suo popolo e la sua speranza di trovare negli Americani dei partner commerciali. La tradizione orale Yankton riferisce che, durante l’incontro, nella tribù nacque un bimbo: Lewis lo avvolse nella bandiera a stelle e strisce e lo dichiarò “americano”. Nel complesso i colloqui non ebbero grande successo: gli Yankton volevano fucili e munizioni e possibilmente whiskey, ma gli Americani non potevano darli. Ricevettero invece l’invito a inviare una delegazione a Washington.


Smutty Bear – Yankton Sioux

Procedendo nelle Pianure, la spedizione cominciò a vedere animali che all’Est erano sconosciuti: coyotes, antilopi, alci, e altri. Il diario ricorda che il 7 settembre tutti gli uomini furono impiegati per stanare un cane della prateria dalla sua tana, in modo da poterlo portare al presidente Jefferson. In totale, i capitani avrebbero descritto nei loro diari 178 piante e 122 animali che non erano mai stati classificati prima.

Sioux Teton
Nel 1794 Jean Baptiste Truteau, dopo un incontro con i Sioux Teton, avvertiva che «tutti i voyageurs che intendono raggiungere le nazioni del Missouri superiore devono evitare questa tribù, non solo per la sicurezza delle merci ma per la salvezza delle loro vite stesse». Dieci anni dopo, la reputazione dei Teton, i controllori del traffico lungo il Missouri, non era certo mutata: assalitori di mercanti, irritabili ed esigenti esattori di grandi doni, inflessibili nell’impedire la risalita del fiume alle spedizioni euro-americane. Nonostante fossero ben consapevoli dei rischi insiti in uno scontro con i Teton a causa della loro abilità di diplomatici e guerrieri, Lewis e Clark erano altrettanto convinti, così come lo era Thomas Jefferson, che uno sviluppo commerciale e politico verso occidente fosse assolutamente necessario alla nascente Repubblica, ancora incerta sulle sue capacità economiche quanto in quelle politiche con i nativi. Fin dalla partenza la spedizione era quindi a conoscenza che, prima o poi, sarebbe entrata in contatto con i Teton e avrebbe dovuto dar prova di tutta la maturità e l’esperienza acquisita durante gli incontri diplomatici con gli altri gruppi nativi ed impedire che succedesse il peggio, continuando la risalita del Missouri per raggiungere le popolazioni là stanziate.

Il giorno 23 settembre, attraversando a nuoto il Missouri, tre ragazzi Teton raggiunsero il campo dove la spedizione di Lewis e Clark stava riposando e, dopo averli salutati, parlarono dell’esistenza di due villaggi a monte di quella postazione. I capitani comunicarono ai ragazzi che i loro capi erano invitati ad un concilio il giorno seguente. Si presentava la situazione tanto temuta e attesa: la mattina seguente la spedizione cominciò a selezionare i doni da distribuire presso gli esigenti Teton: bandiere, medaglie, coltelli, tabacco e, come riportato negli scritti di Clark, “tutto per l’eventuale necessità di un’azione”. Poco mancò che una tale necessità si realizzasse repentinamente: a spingere all’azione, seppur diplomatica, fu il furto di un cavallo da parte di alcuni guerrieri Teton. Lewis e Clark cercarono di comunicare con un gruppo di cinque indiani che era comparso sulla riva ma, a causa dell’incomprensione linguistica, l’incontro si risolse in una scaramuccia tesa e confusa. Un primo incontro avvenne nel tardo pomeriggio, quando Lewis si recò dai capi Teton per una prima fumata e ottenne dai Sioux sia la disponibilità di trattare seriamente che quella di restituire il cavallo rubato. Lewis e Clark dovevano prepararsi al meglio prima di incontrare i capi Teton: la notte di lunedì fu dedicata alla preparazione delle linee diplomatiche e dei temi cardine degli incontri. I due capitani avrebbero organizzato le trattative attorno alle preoccupazioni che Jefferson aveva espresso loro: pacificare le relazioni fra le tribù native, ampliare la rete di contatti commerciali, raccogliere materiale etnografico riguardo la vita delle popolazioni incontrate lungo la via della spedizione e, in generale, diffondere lo “spirito” americano e affermare la sua sovranità sulle genti e sulle terre.
Lewis e Clark sapevano di dover dedicare ai Sioux un’attenzione particolare: dotati di una grande forza militare e di un grande potenziale economico, erano strategici sia nell’equilibrio politico tra i vari gruppi che nell’accesso ai mercati e alle vie che meglio avrebbero garantito uno sfogo positivo all’intraprendenza commerciale americana.


Danza del Bisonte – Lakota

A queste indicazioni programmatiche americane si contrapponevano gli interessi dei capi Bisonte Nero, Partigiano e Medicina di Bisonte, a loro volta alla ricerca di una linea diplomatica che difendesse il loro interessi. Erano infatti pienamente consapevoli di quanto la posta in gioco fosse alta. L’organizzazione politica ed economica dei diversi gruppi nativi era molto complessa: per tradizione i gruppi Teton dei Brulè, degli Oglala e dei Miniconju si riunivano ogni anno al Raduno Dakota, una fiera commerciale che si svolgeva nel South Dakota, e qui incontravano gli altri gruppi Sioux dei Sisseton e Yankton. Questa era un’occasione per vendere i propri prodotti in cambio dei manufatti che i Sisseton e Yankton avevano ottenuto dalla North West Company, una compagnia canadese delle pellicce che gestiva tutto il commercio con i Sioux. I Teton, tradizionalmente cacciatori di bisonti e raccoglitori di rape, carciofi e fagioli, con una popolazione in rapido aumento, avevano necessità di scambiare quegli articoli con gli agricoltori Arikara ed ottenere in cambio cereali, zucche e meloni. La chiave per la comprensione della politica economica dei Teton è quindi questa: per loro era essenziale poter fungere da intermediari con i gruppi agricoltori nei territori settentrionali lungo il Missouri, al fine di garantire continuamente cibo di qualità alla loro popolazione. Se gli agricoltori fossero entrati in contatto diretto con i commercianti euro-americani, e avessero raggiunto l’autonomia gestionale negli scambi, la loro condizione socio-economica avrebbe subito una grave flessione. Da qui la necessità di bloccare le spedizioni durante la risalita del Missouri.

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