La battaglia di Coleto Creek

A cura di Omar Vicari

La data del 6 marzo 1836 rimarrà impressa in eterno nella storia del Texas. Alle prime ore di quel mattino, circa 185 texani furono trucidati da forze preponderanti messicane all’interno di una vecchia missione nota col nome di Alamo.
Tra quelle mura, assieme agli altri, trovarono la morte Davy Crockett, Jim Bowie e William Travis.
All’inizio dell’assedio della missione, più o meno alla fine di febbraio, il colonnello James Fannin, allora comandante di Fort Defiance (oggi Presidio La Bahia), con l’intento di portare soccorso ad Alamo, partì coi suoi uomini da Goliad verso San Antonio de Bexar non sapendo che il generale messicano Josè de Urrea aveva attraversato il Rio Grande per dirigersi proprio verso Goliad.
Il fatto costrinse Fannin a invertire la marcia e a tornare di fretta verso la sua guarnigione. Il mancato aiuto di Fannin decise la sorte degli uomini di Alamo. La missione, come abbiamo detto, fu presa alle prime ore del mattino del 6 marzo 1836.
Dopo la caduta del forte, il generale Sam Houston, che stava organizzando un esercito, ordinò a Fannin di abbandonare Goliad e di portare le sue truppe nella vicina città di Victoria.
Alle nove del mattino del 19 marzo 1836, complice una fitta nebbia, Fannin iniziò la marcia verso Victoria. L’esercito texano che comprendeva alcune centinaia di volontari mescolati a truppe regolari, era dotato di nove pezzi di artiglieria pesante e un migliaio di moschetti.


La stele a Coleto Creek (Texas) dove James Fannin si arrese.

Fannin, però, non aveva provveduto a portare con se sufficiente acqua e cibo per le truppe e foraggio per gli animali. Il bestiame, affamato e stanco, durante il tragitto ritardò la marcia delle truppe poiché impossibilitato a trainare i carri pesantemente caricati di equipaggiamenti.
Oltretutto nell’attraversare il San Antonio river, un carro si spezzò in due e il cannone che vi era sopra dovette essere portato a mano fuori dal fiume.


James Fannin e Sam Houston

Alla luce dei fatti, Fannin ordinò una sosta per permettere agli animali, stanchi per gli sforzi, di pascolare e riprendere le forze. A quell’ordine, John Shakelford, Burr Duval e Ira Westover, comandanti delle varie compagnie si opposero arguendo che forse era meglio proseguire sino alla foresta vicino il Coleto Creek, un posto certamente più sicuro che non l’aperta prateria dove invece si trovavano ora le truppe. Fannin li tranquillizzò rassicurandoli con la certezza che i messicani di Urrea non li avrebbero seguiti dato il loro scarso armamento. In effetti, con l’obiettivo di raggiungere i texani, Urrea aveva lasciato a Goliad parte delle sue truppe e anche la sua artiglieria.
I suoi esploratori, mandati in avanscoperta, cercarono di capire quale fosse la reale forza di Fannin.
Urrea allora, compresa la situazione, mandò indietro a Goliad altri soldati con l’obiettivo di riportare presso di lui i cannoni lasciati nel presidio.
Fannin intanto aveva fatto riprendere la marcia alle truppe, ma un altro carro si spezzò e l’incidente causò un nuovo ritardo di marcia che permise alla cavalleria messicana di raggiungere gli uomini di Fannin. Quando i texani provarono con una marcia disperata a distanziare i soldati messicani, un altro carro si spezzò in due lasciando sul terreno le munizioni di cui era carico.
A quel punto i texani si disposero in formazione per affrontare i messicani. Essi formarono un quadrato, ai quattro angoli del quale Fannin fece disporre i cannoni.


Fort Defiance a Goliad (oggi Presidio La Bahia)

I messicani quindi attaccarono i texani. La formazione messicana coinvolta nell’attacco al lato destro di Fannin, era comandata dallo stesso Urrea. I texani in breve tempo furono circondati e attaccati da ogni parte sino al tramonto quando il generale Urrea ordinò il cessate il fuoco.
Nei tre attacchi che si erano succeduti, i messicani avevano fatto uso delle nuove bocche da fuoco, ma i texani avevano sempre rintuzzato i loro attacchi. Lo stesso Urrea disse di essere rimasto impressionato dal valore del nemico. Alla fine della giornata una decina di texani era rimasta sul terreno e circa sessanta di uomini, compreso Fannin, erano feriti seriamente.
Sebbene circondati, i texani non disperarono poiché pensavano che da Victoria sarebbero arrivati i rinforzi al comando di Albert C. Horton.
Generale Josè de Urrea
Le truppe di Horton, provate dalla precedente battaglia di Refugio, si trovavano rintanate a Victoria esauste e affamate per cui non mossero in aiuto di Fannin.
La scarsità di acqua e l’impossibilità di accendere dei fuochi, rendeva difficile curare i feriti le sofferenze dei quali abbassarono ancora di più il morale dei soldati di Fannin. Ad aggravare la situazione, di per se già difficile, ci si mise anche il maltempo.
Diversi addetti all’artiglieria erano stati uccisi e conseguentemente l’approvvigionamento ai cannoni era poco efficiente. Tutti questi fattori portarono Fannin a concludere che le sue forze non avrebbero potuto resistere a un altro giorno di combattimento. L’idea di provare a raggiungere durante la notte una posizione migliore, fu scartata a causa dei feriti che sarebbero dovuti essere lasciati sul posto. Fu quindi deciso di provare a resistere almeno per il giorno seguente.
Durante la notte i texani scavarono trincee ed eressero barricate con i carri e gli animali morti.
Il generale Urrea nel frattempo si era rifornito di munizioni, di truppe fresche e di due o tre pezzi di artiglieria da Goliad. Alle sei del mattino del 20 marzo, le truppe messicane erano pronte a sferrare lo scontro finale. Dopo i primi colpi di artiglieria, i messicani si accorsero che i texani non avrebbero potuto resistere un altro giorno per cui il generale Urrea decise di concedere loro dei termini di resa onorevoli qualora si fossero arresi. Il generale avrebbe assicurato il buon trattamento dei feriti ai quali in seguito sarebbe stato concesso di tornare alle loro case.
Urrea in persona garantì per loro, ma il generalissimo Antonio Lopez de Santa Anna, dittatore del Messico, stabilì che a nessun texano poteva essere permesso di arrendersi alle condizioni stabilite dal generale Urrea.
Fannin, che ancora non sapeva delle intenzioni di Santa Anna, accettò i termini di resa che furono firmati da Benjamin Wallace, Joseph Chadwick e dallo stesso Fannin.
La battaglia di Coleto Creek era finita. Subito dopo, i texani ancora in grado i camminare furono scortati a Goliad lo stesso giorno, mentre quelli feriti raggiunsero la città solo il 23 di marzo.
Nel frattempo il generale Urrea aveva scritto, come promesso, al generalissimo Santa Anna con la preghiera di usare clemenza verso i prigionieri texani.
Il dittatore, come già detto, non ascoltò le suppliche del generale e ordinò al comandante della guarnigione di Goliad, Josè Nicolas de La Portilla, di giustiziare tutti i prigionieri.
Il 27 marzo 1836, domenica delle palme, Fannin e circa 340 texani furono fucilati dai plotoni di esecuzione messicani. L’esecuzione efferata è passata alla storia come il massacro di Goliad.


Soldato di cavalleria messicano e volontario texano

La battaglia di Coleto Creek, seppure finita con una carneficina, mostrò che le forze texane potevano contrastare le truppe messicane. La battaglia fu persa principalmente perché Fannin non agì con decisione e anche perché non valutò con precisione la reale consistenza delle forze messicane. In ultimo Fannin mostrò scarsa cooperazione con le altre forze dislocate nella zona, una caratteristica comune ad altri comandanti texani.
Per quanto riguarda l’orribile massacro di Goliad, il 27 marzo 1836, domenica delle palme, il colonnello de La Portilla, fece uscire i prigionieri da Fort Defiance (oggi presidio La Bahia) incolonnati tra due file di soldati. Erano circa trecento e tutti furono colpiti a morte a bruciapelo dai fucili messicani. Quelli che sopravvissero momentaneamente furono finiti con i coltelli.
Quaranta texani incapaci di camminare perché feriti, rimasero nel forte e trentanove furono uccisi sul posto.
Uno, il colonnello Fannin, fu lasciato per ultimo dopo aver visto massacrare tutti i suoi uomini.
Fu bendato e sistemato su di una sedia di fronte alla cappella del forte.
Prima di morire Fannin chiese che i suoi effetti personali fossero recapitati alla sua famiglia e inoltre chiese di essere colpito al petto e non al viso. Per ultimo implorò una cristiana sepoltura.
Il plotone di esecuzione, incurante delle sue preghiere, gli sparò in faccia e il suo corpo fu bruciato assieme a quelli di tutti gli altri prigionieri.


Disposizione delle truppe messicane e Texane a Coleto Creek.

La vendetta dei texani guidati dal generale Sam Houston non tardò ad arrivare.
Il 21 aprile 1836, il generale texano affrontò a San Jacinto le forze di Santa Anna e le annientò al grido di “Remember Alamo” e “Remember Goliad” in un’epica battaglia durata solamente diciotto minuti. Le perdite messicane furono spaventose e lo stesso Santa Anna fu fatto prigioniero.
Il dittatore messicano, in cambio della vita, fu costretto a riconoscere quella che sarebbe diventata la nuova repubblica del Texas. Il nuovo stato, fragile per alcuni aspetti socio-politici, sopravvisse sino al 1845, l’anno in cui fu decisa l’annessione agli Stati Uniti d’America.

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