L’ultima scorreria di Geronimo

A cura di Josephine Basile

GeronimoIl 23 aprile 1886 gli Apache di Geronimo, meno di 30 guerrieri, 13 donne e diversi bambini, attaccano Casita: di fronte alle case del rancho uccidono un uomo e il proprio figlio. Una forza di 10 uomini armati di Imuris, al comando del messicano Joaquin Quiroga li inseguono….ma cadono in un imboscata e viene ucciso Francisco Grijalva.
La stessa notte, il prefetto di Magdalena (Sonora) Andres Rivero, arriva ad Imuris con il treno, al comando di 30 uomini ai quali si unisce anche un altro gruppo di Nogales. Il giorno dopo gli Apache sono avvistati ad Agua Zarca.
In data 26 aprile uccidono 4 uomini a Buenavista e il seguente giorno attaccano il rancho di Arthur Peck (22 km. a nord di Nogales, Arizona).
Pertanto, viene inviato sulle loro tracce il Capitano Thomas Lebo con 30 soldati di colore. Il giorno 28 gli Apache uccidono più di 8 persone nei pressi di Crittenden e dopo si dirigono verso la Sierra del Pajarito. I soldati statunitensi, seguendo la traccia degli Apache, si dirigono nella Sierra del Pinito.
La Sierra del Pajarito
Il 3 maggio il Capitano Lebo riesce ad intercettare gli Apache nei pressi di Picachos di Santa Barbara. Il combattimento comincia verso le 3 del pomeriggio e dura per circa un’ora. All’approssimarsi della notte i soldati statunitensi decidono di guadare il fiume, dove sulla sponda opposta vi erano gli Apache, ma al mattino si accorgono che Geronimo si era dileguato.
Goyahkla e i suoi uomini si dirigono di nuovo ad ovest ed il Prefetto di Altar, con 70 uomini entra in Arizona con lo scopo di sbarrargli la strada.
Questi riescono ad intercettarli nel Canyon de Las Avispas, ma nel combattimento che ne segue gli Ndè li sconfiggono uccidendo 2 uomini, ferendone 3 e rubandogli anche 30 cavalli. In data 12 maggio, nello stesso Canyon si comincia un altro combattimento, alle 11 del mattino, durante il quale gli Apache incendiano il monte per distrarre i loro inseguitori e dopo un’abile strategia attaccano violentemente la retroguardia delle forze nemiche. Nel pomeriggio inoltrato, gli Ndè decidono di ritornare in Arizona a passar la notte.


Geronimo in una rara fotografia

Il giorno seguente gli Apache si spostano nuovamente. Il 18 maggio vengono trovati morti 3 civili statunitensi: J. Sullivan, D. Mc Karty e un aiutante di tale Barnett. Poi si dirigono verso Santa Cruz, dove in una nuova imboscata uccidono diversi soldati statunitensi. In data 11 giugno viene rubato del bestiame da un rancho dell’Arizona, ed il suo padrone con 30 uomini armati decide di cercare di recuperarlo. Frattanto Goyahkla e i suoi Apache passano da Promontorio dove uccidono Santos Garcia. Questa sarà l’ultimo omicidio commesso dagli Apache nel municipio di Nogales. Geronimo decide di dirigersi a sud, nel distretto di Arispe e nelle impervie montagne della Sierra Madre, non sarà che a settembre che si arrendera’ – per l’ultima volta – alle forze statunitensi del Generale Nelson Miles, nel Canyon dello Scheletro, dopo false promesse…nonchè una “grossa pietra” e un “rozzo monumento”, li’ riposti a suggelare un patto infranto.

Alcuni anni dopo, in tal proposito, disse Geronimo:
“Noi ci trovavamo fra i suoi soldati e i miei guerrieri. Posammo una grossa pietra sulla coperta davanti a noi. Il nostro trattato era costituito da questa pietra e doveva durare finchè la pietra non si fosse ridotta in polvere; cosi’ facemmo il trattato e ci impegnammo a vicenda con un giuramento: alzammo le mani verso il cielo e giurammo di non fare alcun torto nè di complottare gli uni contro gli altri.”
Poi, come riporta Angie Debo: Il capitano H. Lawton eresse un monumento sul posto; un rozzo cippo largo 3 metri e alto quasi 2. In seguito, alcuni cowboy lo demolirono e trovarono solo una bottiglia che conteneva un foglio di carta con i soli nomi degli ufficiali presenti al trattato.

Dopo molti anni, prigioniero di guerra a Fort Sill, riferendosi alla sua ultima scorreria, disse Geronimo:
“Inseguiti da soldati americani e messicani, decidemmo di suddividerci in piccole bande. Con 6 uomini e 4 donne mi diressi verso la catena di montagne vicino ad Ojo Caliente, nel Nuovo Messico. Vagammo su quelle montagne per un pò di tempo poi, pensando che forse le truppe avevano lasciato il Messico, vi ritornammo. Durante il viaggio di ritorno attraverso il Messico assalimmo tutti i messicani che incontrammo, spesso senza altro motivo che quello di uccidere. Credevamo che avessero chiesto loro alle truppe degli Stati Uniti di scendere nel Messico per combatterci…..non ci preoccupavamo delle nostre vite, poichè sentivamo che la mano di ogni uomo era contro di noi. Se fossimo tornati alla riserva saremmo stati messi in prigione e uccisi; se fossimo rimasti in Messico avrebbero continuato a mandarci soldati a combatterci; cosi’ non davamo quartiere a nessuno e non chiedevamo benevolenza.”

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Commenti

Una risposta a “L’ultima scorreria di Geronimo”

  1. Ricky Faina, il 25 giugno 2007 20:42

    Lavoro da circa tre anni al museo “Padre Kino” (dedicato al grande missionario, esploratore e cartografo vissuto tra il 1645 ed il 1711) di Segno di Taio – TN -. Padre Kino lavorò nella Pimeria Alta (oggi divisa tra Arizona meridionale e Sonora messicano settentrionale) dal 1687 sino alla morte, fondandovi 24 missioni e numerose rancherie (= villaggi rurali), convertendo numerose tribù della nazione Tohono O’Odham.
    Perciò non mi sorprende che Geronimo abbia operato in zone in cui egli aveva operato, dato che sin dai tempi più antichi gli Apaches razziavano quelle zone ricchissime di frumento, mais, cotone e bestiame, un po’ come gli Yaqui nel film “I cannoni di San Sebastian”, dove Anthony Quinn svolgeva (seppure a suo modo) il ruolo di padre Kino (al secolo Eusebio Francesco Chini), motivando il tutto col fatto che si trattava di rinnegati convertiti al Cattolicesimo e venduti (sic!) agli Spagnoli.
    Il fatto che uno dei primi scontri sia avvenuto ad Imuris (che era stata una delle missioni di p. Kino) dimostra come l’odio tra O’Odham (ormai completamente ispanizzati e cattolici a tutti gli effetti) ed Apaches era talmente radicalizzato da risultare pressoché insanabile.
    Scusatemi per la lunghezza, ma spero che questo commento sia abbastanza sintetico ed esaustivo.

    Ahugh!

    Ricky Faina

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