I Comanche all’assalto del Messico

A cura di Renato Ruggeri

I war parties Comanche iniziarono a spingersi a sud del Rio Grande a partire dal 1780 e per le quattro decadi successive razziarono la regione in modo intermittente.
Svariati motivi condussero i Comanche a sud, così lontano dai loro confini. Alcuni raids erano rapide operazioni militari del tipo “uccidi e distruggi” finalizzate a indebolire la resistenza dei villaggi Apache nel sud del New Mexico e in Texas e a prevenire la possibile entrata di bande Lipan e Mescalero nelle aree vicine a San Antonio, che erano zone di caccia e di razzia contese tra i due popoli. Inoltre i Comanches catturavano prigionieri Apache e li vendevano, con buon profitto, a San Antonio, Santa Fe e Nacogdoches.
I Mescalero vivevano, oltre che in New Mexico, anche sul confine nord-orientale del Chihuahua, mentre sul basso Rio Grande vi erano le due principali comunità Lipan. La prima abitava un’area compresa tra Laredo e il territorio Mescalero vicino a El Paso, la seconda, più a sud, tra Laredo e la costa. I due gruppi erano formati da circa 1000 persone ciascuno.
I leaders Comanche spiegarono in seguito alle autorità messicane che “già che c’erano, i giovani guerrieri non avevano resistito alla tentazione di rubare le mandrie ai coloni”.
Così alcuni war parties presero di mira gli avamposti Spagnoli. Li razziavano e poi chiedevano doni ai presidi lungo il Rio Grande aumentando, in questo modo, il loro hinterland tributario.
Per i Comanches occidentali, che avevano firmato una pace ininterrotta col New Mexico nel 1786, si apriva nel sud un nuovo mondo di razzie, bottino, onori e prestigio.
Inoltre, gli stati settentrionali del Messico, Tamaulipas, Nuevo Leon, Coahuila, Chihuahua e Durango, erano “proprietà” di poche famiglie, che possedevano gran parte delle terre e il controllo dei fiumi.
La più vasta di queste haciendas era nel Coahuila. La famiglia Sanchez-Navarro aveva iniziato a comprare terre e diritti sull’acqua nel XVI secolo. Nel 1840 i loro possedimenti occupavano un’area, o una regione, di 16,5 milioni di acri. Connecticut, Massachusetts, New Jersey, Rhode Island e Delaware, tutti insieme, non raggiungevano l’ampiezza della “tenuta” dei Sanchez-Navarro.Per fare un esempio, il più grande ranch nella storia americana, l’XIT in Texas, era solo un-quinto.Questa enorme hacienda, e altre simili, occupavano migliaia di lavoratori, spesso legati ai loro padroni da debiti che passavano da generazione in generazione.Molte di queste persone lavoravano vicino alla dimora principale, altre in ranches sparsi all’interno delle proprietà.Vi erano villaggi abbastanza grossi ma, di regola, i ranches erano piccoli e sparpagliati.Dal momento che l’economia rurale era fondata sugli animali e gli animali avevano bisogno di spazio e dovevano essere ben distribuiti, a causa della scarsità di erba nutriente nel nord del Messico, anche coloro che li sorvegliavano dovevano essere distanti e sparpagliati. Pastori e mandriani, che lavoravano soli o in piccoli gruppi erano, perciò, i più esposti agli attacchi dei Comanches, così come i ranches e le comunità isolate, che venivano raramente preavvisate e che di rado riuscivano a respingere i razziatori senza la perdita di beni o vite umane.Al di fuori delle grandi dimore familiari e di pochi grossi villaggi e città la difesa era quasi impossibile.


La mappa delle incursioni dei Comanche

I raids oltre confine aumentarono marcatamente nel 1816, quando Comanches e Lipans strinsero una breve alleanza. La tregua diede ai Comanches il libero accesso alla valle del Rio Grande. Per alcuni anni bande congiunte Comanche e Lipan razziarono Laredo, Revilla, Palafox e altri villaggi lungo il corso del fiume in cerca di cavalli e prigionieri. Spesso si spingevano più a sud e all’interno per assalire le ricche haciendas in Nuevo Leon, Tamaulipas e Coahuila. I Lipanes, inoltre, vivevano da lungo tempo tra i Messicani. Vagabondavano tra ranches e città, vivendo di caccia, commercio e rapine.Conoscevano molto bene la regione e scouts Lipan istruirono i Comanches sulle migliori pozze d’acqua, i sentieri più sicuri e gli insediamenti più esposti e indifesi al di là del fiume.
Il Texas divenne una terra di passaggio. “I Comanches sono costretti a attraversare questa regione per andare a razziare le frontiere delle Provincias Internas” – scrisse un osservatore nel 1818 – …hanno regolari campi base nei luoghi dove possono trovare acqua e pascolo per i cavalli.Il sentiero è conosciuto come Chemin de Guerre des Comanches”.
Nel 1822 i Comanches firmarono un trattato nazionale a Mexico City e uno provinciale a San Antonio e così i raids in Messico diminuirono. Sempre nello stesso anno l’alleanza Comanche-Lipan collassò, quando i Lipanes uccisero alcuni Comanches che si erano sposati all’interno dei loro villaggi. Negli anni seguenti i Comanches furono impegnati a combattere una dura guerriglia contro i Lipanes.
I raids su larga scala ripresero nel 1825 e 1826. Accompagnati dai Kiowas e guidati da prigionieri messicani, i Comanches inviarono molti war parties a sud, devastando la frontiera del Rio Grande da El Paso al Coahuila. Nel 1828 assalirono il villaggio militare di Palafox, uccidendo la maggior parte degli abitanti. L’anno seguente, resi arroganti dalla debolezza del sistema difensivo messicano, attraversarono la frontiera in svariati punti. Presero controllo dei sentieri di guerra Apache da Matamoros fino al Chihuahua, costringendo i Lipans e i Mescaleros a spostare le loro operazioni militari a ovest, sud e nord.
Dopo il 1830 i Comanches iniziarono una continua invasione della frontiera orientale dal Chihuahua fino alla costa. Conducevano a nord immense mandrie di cavalli e muli e uccidevano, o prendevano prigionieri, tutti coloro che incontravano. Vi fu un ulteriore aumento della loro attività nel 1840 e 1841, quando war parties molto numerosi penetrarono all’interno del Messico e presto il network operativo Comanche coprì buona parte del Chihuahua, Nuevo Leon, Tamaulipas, Durango, Zacatecas e San Luis Potosi. Quando scoppiò la guerra tra Messicani e Americani, le bande raggiunsero i Tropici, penetrando in un nuovo mondo di giungle e alte sierras. Durante questi raids videro, sugli alberi, le kwasi taivo, gli “uomini con la coda”, ovvero le scimmie. Furono attivi in Jalisco e assalirono, almeno una volta, la città di Queretaro, che dista solo 135 miglia da Mexico City. I loro war trails si estendevano per 1000 miglia, circa 15 gradi di latitudine, a sud della Comancheria.


Uno dei tanti assalti a postazioni di bianchi

In questa drammatica espansione non è difficile riconoscere un intento strategico. Spingendosi così a sud, i Comanches separavano le zone di conflitto dalle zone pacifiche all’interno del loro territorio. Spostando il focus geografico delle razzie lontano dai loro confini, veniva meno il pericolo di spedizioni punitive contro la Comancheria. Era una misura difensiva. Più si spingevano all’interno del Messico, più si sentivano sicuri a casa propria.
Inoltre, all’inizio del 1800 la Comancheria era un dinamico mercato, il centro di un impero commerciale che si spingeva a grandi distanze, fino al cuore del Nord America.
Il commercio Comanche, spostando grandi mandrie di cavalli e muli a nord e est, supportava le numerose società equestri delle Grandi Pianure e contribuiva all’espansione a ovest della frontiera Americana. In cambio, i Comanches ricevevano ortaggi, frutta, grano, pane, zucchero, prodotti che sostenevano una popolazione di circa 20-30 mila individui e armi da fuoco e polvere da sparo che permettevano loro di difendere un territorio così vasto dai nemici “nativi” e dalla giovane Repubblica Texana.
Questo sistema di scambi era, però, giunto al suo limite.
I Comanches riservavano ad un uso proprio la maggior parte dei cavalli allevati e così la sopravvivenza del loro network commerciale dipendeva dalle razzie.
Ma agli inizi del 1820, i loro tradizionali territori “di rapina” erano ormai esausti o impraticabili. Decadi di continue ruberie avevano indebolito l’economia pastorale del Texas, mentre il New Mexico si era legato alla Comancheria con un trattato nel 1786.
A partire dal 1830 si era poi aperto un nuovo mercato con l’arrivo delle nazioni civilizzate nel Territorio Indiano. Per far correre l’economia, i Comanches avevano bisogno di nuovi territori vergini, e li trovarono nel Messico settentrionale e centrale.
Oltre alle mandrie, i Comanches si spinsero a sud del Rio Grande in cerca di schiavi Apache e Messicani.


Alcuni guerrieri a cavallo

Il vecchio traffico di schiavi “rossi” verso est era finito quando gli Stati Uniti avevano acquistato la Louisiana, con il conseguente avvento dello schiavismo nero, più a buon mercato e numeroso.
I Comanches trovavano, però, un mercato ancora vantaggioso per donne e bambini in New Mexico e Texas. Inoltre, decimati da tre successive epidemie di vaiolo nel 1790, 1808 e 1816, avevano bisogno di rimpolpare la loro forza lavoro coatta. Si trasformarono, così, in schiavisti su larga scala e devastarono il nord del Messico in cerca di prigionieri.
Secondo Miguel Ramos Arizpe, un prete e diplomatico ben informato, nelle provincie settentrionali del Messico, tra il 1816 e il 1821, furono catturati più di 2000 uomini, donne e bambini.
“I Comanches” – affermò un altro osservatore – “guardano a donne e bambini con grande cupidigia. Le sposano e li adottano”.
Le razzie dei Comanches generavano un continuo flusso di beni dal Messico alla Comancheria e questo traffico suscitò l’interesse di molti gruppi Nordamericani.
Il commercio con i mercanti Anglo-Americani subì un notevole incremento a seguito di alcuni trattati firmati, tra il 1834 e il 1840, dal Governo Americano con le tribù delle pianure e gli Indiani civilizzati dell’est.
Uno dei primi traders fu Holland Coffee. Nel 1833 costruì il suo primo trading post sul Red River, vicino all ‘”Old Wichita Village”. Nel 1835 Coffee fu uno degli interpreti e negoziatori durante la stipula del trattato di Camp Holmes tra il Governo Americano e i popoli delle pianure meridionali. Quello stesso anno ufficiali Messicani allarmati affermarono che i Comanches e i Kiowas frequentavano, con regolarità, il suo trading post difeso da 25 Nordamericani ben armati. Gli ufficiali riferirono che Coffee aveva detto agli Indiani “…andate all’interno del Messico, uccidete i Messicani e portatemi i loro muli e cavalli. Ve li pagherò bene”.
I suoi trading posts rimasero un importante outlet per animali razziati fino al 1846, quando fu ucciso, durante una lite, con un bowie knife, da un mercante che aveva insultato sua moglie.
Alla fine degli anni ’30 altri gruppi di “capitalisti” Anglo-Americani avevano costruito posti di scambio ai bordi della Comancheria per comprare e scambiare l’immenso bottino che i Comanches, “la più prospera e la più potente tra le più selvagge nazioni del Nord America” portava al nord dal Messico.
August Pierre Chouteau costruì un trading post a Camp Holmes, sul South Canadian, nel 1835 e nel 1837 ne edificò un altro sul Cache Creek, vicino all’odierno Fort Sill.
Chouteau, o Soto, come lo chiamavano i Kiowas, aveva pedigree. Veniva da una famiglia di St. Louis che si era arricchita col commercio delle pellicce nelle Montagne Rocciose e che aveva forti legami con gli Osages.
Secondo molti osservatori dell’epoca era il migliore tra tutti gli Americani nel comprendere e interpretare i nativi e nell’interagire con loro. Chouteau strinse vantaggiosi rapporti commerciali con i capi Tenewa Isacony e Tabequena e inviò con regolarità membri della famiglia all’interno delle pianure meridionali in cerca di Comanches e Kiowas con cui trafficare. Mooney situò il trading post di Chouteau sul Cache Creek “sulla riva occidentale del fiume, a 3 miglia dall’odierno Fort Sill, in territorio Kiowa”.


In cammino

A differenza di Pierre Chouteau, i fratelli Bent non riuscirono, inizialmente, a stabilire regolari rapporti economici con gli Indiani delle pianure meridionali. Chouteau commerciava con i Comanches e i Kiowas e li scoraggiava ad andare a Fort Bent. La sua morte, nel 1838, e il conseguente abbandono della sua trading house cambiarono, radicalmente, la situazione. Nell’estate 1840 fu stipulata la Great Peace, la Grande Pace tra Cheyennes e Arapahos, da un lato, e Comanches e Kiowas dall’altro, e per i Bent si aprì un nuovo e luminoso orizzonte. Nel gennaio del 1841, mentre i Comanches si dilettavano a devastare 3 stati del nord del Messico, Charles Bent scrisse al Governatore del New Messico “di aspettare 1500 lodges Comanche al forte in primavera” e 31 capi Kiowas e Comanches arrivarono in marzo “per fare la pace”. Quello stesso anno i Bent costruirono un trading post sul South Fork del Canadian River, nel Texas Panhandle, con lo scopo specifico di commerciare con gli Indiani delle pianure meridionali.
Edificarono un altro posto di scambio nel Panhandle nel 1845. Questo post divenne poi famoso come Adobe Walls.
Seguendo il boom economico e la moda del momento, i Bent si specializzarono in pelli e vestiti lavorati dalle donne della Comancheria e, dopo il 1840, raddoppiarono il numero delle pelli che inviavano a est.
Anche la giovane Repubblica del Texas favorì la creazione di trading posts permanenti.
Secondo l’articolo 3 della Legge del 28 maggio 1838, i commercianti Texani avrebbero avuto il monopolio del commercio Comanche.
All’inizio del 1840 i fratelli Thomas, John e David Torrey costruirono una serie di trading houses. La prima fu a New Braunfels, altre a Austin e San Antonio. Nel 1843 i fratelli Torrey ricevettero la licenza per costruire un nuovo trading post sul Tehuacana Creek, a 8 miglia dall’odierna Waco, vicino alle Brazos Falls, ai bordi della Comancheria. Proprio qui fu firmato, l’anno dopo, un trattato in cui i Comanches si impegnavano a commerciare solo col popolo Texano.
Le razzie dei Comanches nel Messico settentrionale si trasformarono così in una proficua industria e all’inizio degli anni ’30 il singolo sentiero attraverso il Texas si era ormai evoluto in una griglia di Trails ben tracciati.
I Trails iniziavano a Big Springs, una sorgente d’acqua che serviva da punto di raduno. Qui si fermavano le bande Comanche e Kiowa provenienti da tutta la Comancheria per abbeverare e riposare i cavalli, prima di scendere verso il Messico.
Da Big Springs due cammini diversi portavano a sud i razziatori. Le due linee si dividevano in quattro vicino al Rio Grande e si spingevano profondamente all’interno del Messico, evitando le città più grandi e i posti militari.


Gli accessi al Messico per i razziatori Comanche

Dai sentieri principali si dipanavano numerose linee laterali, che formavano una specie di griglia attraverso buona parte del Messico settentrionale, permettendo ai Comanches di aggiustare il loro cammino a seconda del tempo, della presenza di selvaggina o dei competitori Apache,
I Comanches conoscevano, lungo e intorno ai sentieri, pozze d’acqua, punti di osservazione, luoghi in cui accamparsi e pascoli invernali.
Una vivace descrizione del Great Comanche War Trail si trova nel libro di C. G. Rath “The Romance of Davis Mountains and Big Bend Country”.
Ogni anno nella luce vivida della luna messicana (in questo modo è chiamata la luna piena di settembre), il Comanche War Trail si popolava di parties di questi barbari guerrieri, in gruppi da mezza dozzina a un centinaio e più, che comprendevano fuorilegge di molte altre tribù e rinnegati Messicani che si affrettavano a partecipare a questo carnevale di sangue e rapina sul lato meridionale del Rio Grande.
Il sentiero li portava nella parte sudorientale del gran Llano Estacado dove, per centinaia di miglia, non si vede nulla se non lo spazio aperto, una pianura erbosa popolata solo dal jackrabbit e dall’antilope e vigilata dal volo del gabbiano e del falco, giù attraverso il passo a forma di torrione chiamato Castle Gap, poco sopra il fiume Pecos, e poi nella pianura fitta di mesquite del fiume Pecos, oltre il Guado della Testa di Cavallo (Horsehead Crossing) e, dopo aver superato la famosa sorgente di Comanche Springs, all’interno delle colline calcaree a forma di mesa, poi nelle montagne di roccia vulcanica, monumenti del fuoco primordiale, fino al Rio Grande e alla terra promessa.
Qui le bande si separavano, ognuna nella sua zona prescelta. Una devastava le fertili valli del Rio Concho, fino alle molte mura di Chihuahua City, altre portavano fuoco e lancia nei confini del Durango, alcune andavano verso le miniere, altre verso le valli coltivate, ma la maggior parte cercava le haciendas dove potevano trovare cavalli e muli, la grande fonte di ricchezza dei selvaggi.
Poi, in novembre e dicembre, i war parties cominciavano il ritorno. Il Grande Sentiero Comanche sembrava, un’altra volta, un quadro animato. Qui una banda conduce una mandria di bestiame, là un gruppo di cavalli selvaggi. All’interno di un’altra banda possiamo vedere una piccola fila di prigionieri, “legati come Mazeppa a un Tartaro della razza Ucraina” (dalla poesia di Lord Byron), ammassati e condotti come tutte le altre bestie destinate all’uso umano. Là vi è un gran fuoco appiccato alla prateria da una party di razziatori per sfuggire agli inseguitori, mentre la medesima banda si stacca dal sentiero principale. Ma non vi è modo di coprire o nascondere il Grande Sentiero. Era profondamente scolpito dalle orme di innumerevoli viaggiatori, uomini e bestie, ed era colorato di bianco dalle ossa di molti animali. Era una grande linea di gesso sulla mappa del West Texas, tagliata attraverso il cuore del Big Bend.
Una volta a sud del Rio Grande le bande Comanche si accampavano spesso nel Bolson del Mapimi, un plateau scarsamente popolato annidato tra le aspre catene montuose e le sierras boscose del Coahuila sudoccidentale, Chihuahua orientale e Durango settentrionale. Il Bolson era facilmente accessibile e offriva ai Comanches un santuario di clima temperato, sorgenti naturali, torrenti puliti, lagune e trincee naturali di rocce dove accamparsi. A partire dal 1830, le loro razzie si trasformarono in una migrazione stagionale. Le bande Comanche iniziarono a portare le famiglie e a estendere i tempi del soggiorno e così il desolato Bolson divenne una colonia permanente e autosufficiente.Come nella Comancheria, i Comanches trascorrevano la giornata a cacciare la selvaggina locale, a raccogliere il cibo selvatico e a accudire e allevare i figli e, come nelle pianure meridionali, il Bolson fu popolato da stabili rancherias. Il loro luogo preferito era la Laguna de Jaco, nel Coahuila e i Comanches la fortificarono con trinceramenti. “In autunno e in inverno” – scrisse un osservatore – “la loro casa è il Bolson del Mapimi, un vasto bacino incastrato tra le montagne”. A causa del territorio vasto, arido e difficile, gli ufficiali Messicani trovavano grandi difficoltà a pattugliarlo regolarmente e si accontentavano di spedizioni occasionali.


War party Comanche a caccia di Messicani e Apaches

Il Bolson del Mapimi divenne, così, il punto di partenza di devastanti e estese razzie attraverso il Messico. A volte in piccoli gruppi, a volte in grandi war parties, i Comanches si muovevano da un bersaglio all’altro, vivendo della terra mentre saccheggiavano haciendas, fattorie, villaggi, città e comunità minerarie. Razziavano intere mandrie di cavalli e muli, catturavano donne e bambini e macellavano (per cibarsene) mucche, maiali, pecore e capre. Al fine di incutere terrore, uccidevano i Messicani, bruciavano le case, distruggevano le provviste e massacravano gli animali che non portavano con loro. Dopo aver accumulato il bottino, ritornavano a svernare nel Bolson, aspettando la crescita dell’erba lungo i sentieri che portavano a nord.

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