Dalla New York indiana e olandese alla “Grande Mela”

A cura di Pietro Costantini

Un trattato con i Lenape
La grande New York, quando Hudson e Block entrarono nella sua baia, era abitata forse da 5000 Lenape, Munsee e Unami, ed era ricca di campicelli di mais e tabacco, di fragole, ciliegie selvatiche e altri frutti delle sue vaste foreste e paludi. Nella baia prosperavano pesci, focene, balene, tartarughe e aragoste.
Esaminando i toponimi delle vie e anche i nomi dei cinque grandi distretti attuali della metropoli, si vedono emergere tracce del passato, sia indiano che olandese, che ha preparato la conformazione attuale della città prima ancora dell’occupazione anglo-sassone.

Manhattan
I Mohawk chiamavano il posto Ganono, “canne”, a causa delle aree paludose coperte di canneti; i Lenape la chiamarono in vari modi: Manados, Manahata, Manahtoes o Manhattas, cioè “isola”, “isola collinosa”. Gli Olandesi adottarono questo nome, che poi restò per sempre.
Gli scavi effettuati a Ground Zero dopo l’11 settembre hanno restituito altri frammenti della nave olandese Tigre, bruciata alla fonda nel 1613, e recuperata in parte durante gli scavi della metropolitana nel 1916, e in parte negli anni ’60, durante i lavori per l’edificazione delle Torri Gemelle.


New York

Nel 1612 Adrien Block e i naufraghi del Tigre costruirono il primo insediamento europeo: qualche capanna dove svernare, e uno scalo per costruire la nuova nave Inquieta per cercare di tornare a casa. Nel 1624 nella zona arrivarono i primi coloni. Al n°1 di Broadway si trova il parco di Bowling Green, che prende il nome dal posto dove gli Olandesi giocavano a bocce. Prima vi sorgeva l’abitazione di un capo Kapsee, un villaggio e un albero del consiglio. Era l’estremità meridionale di una strada indiana che attraversava l’isola da nord a sud, costeggiando paludi e gruppi di rocce, chiamata il sentiero Wiechquaeskech, dal nome di una tribù Munsee del basso corso dell’Hudson. E’ nominata nel diario di David de Vries del 1642, che ricorda che gli Indiani vi passavano ogni giorno. Gli Olandesi allargarono la parte meridionale del sentiero indiano, facendone una strada che portava dritti fino a Fort Amsterdam, a Bowling Green, e la chiamarono de Heere Straat, la “strada dei signori”, che con gli Inglesi diventò Broadway, che però non segue esattamente l’originale tracciato indiano e poi olandese. Dal 1637 al 1648 vi si teneva un mercato del bestiame, poi fu usato come campo di esercitazioni per i soldati del forte, finché nel XVIII secolo divenne una zona alla moda per ricchi newyorkesi. Attualmente qui si trova la Vecchia Dogana, dove è ospitata la sede del “National Museum of the American Indian”, della Smithsonian Institution.


Nuova Amsterdam – 1660

Presso Battery Park, dove gli Inglesi costruirono un forte munito di una batteria di cannoni, sorgono una statua di Giovanni da Verrazzano e la Minuit Plaza. Secondo la leggenda, fu qui ebbe luogo la famosa vendita dell’isola di Manhattan da parte dei Canarsee a Peter Minuit. In realtà i Canarsee vivevano principalmente a Long Island e utilizzavano la punta meridionale di Manhattan come territorio di caccia e sede di scambi commerciali. Nel 1626 Minuit aveva senza dubbio buone intenzioni quando negoziò l’acquisto. Ma le due parti, provenendo da culture assai diverse, intendevano il contratto in modo opposto. Gli Indiani non avevano alcuna nozione di proprietà privata della terra, ma solo del suo uso, e pensarono che gli Olandesi fossero generosi a mostrare tramite “doni” il loro apprezzamento per la condivisione dell’uso di un territorio su cui si erano già stanziati da due anni.


Ancora una mappa di New Amsterdam

Non pensavano di doversene andare, ma di poter continuare a usufruire del territorio come avevano sempre fatto, nemici indiani permettendo. Per gli Olandesi, invece, la proprietà immobiliare poteva essere oggetto di eredità e di compravendita, il cui possesso era permanente e agli estranei poteva esserne inibito il passaggio. L’acquisto di Minuit serviva a legalizzare la presenza di Fort Amsterdam, che controllava la congiunzione dei fiumi East River e Hudson, dove avevano sede i funzionari della WIC (la Compagnia delle Indie Occidentali) e la guarnigione. Le istruzioni scritte della WIC dichiaravano in dettaglio che doveva essere negoziato con gli Indiani un contratto scritto e che doveva essere offerto un giusto prezzo. Il contratto, redatto in olandese legale, ovviamente non aveva senso per gli Indiani analfabeti, che ignoravano quella lingua e che comunque avevano altre usanze per i patti.


Indiani e bianchi

Il contratto scritto per la vendita di Manhattan, così come tutti gli altri documenti di compravendita che i pignoli e lungimiranti mercanti olandesi stipularono con gli Indiani, ebbe una notevole importanza nella rivalità tra potenze. Quando si aprirono le ostilità contro la Nuova Svezia e contro gli Inglesi del Delaware e del Connecticut, che rivendicavano l’area del medio Atlantico per via delle esplorazioni dei Caboto alla fine del 15° secolo, cioè per diritto di scoperta e per il successivo diritto di conquista, gli Olandesi tirarono fuori i loro contratti scritti, validi presso qualunque tribunale europeo, che sancivano l’acquisto dal primo occupante, cioè dai Canarsee, gli altri Lenape , i Pequot del Connecticut e i Mahican dell’Hudson. Essi si assicurarono un notevole vantaggio giuridico e, con il loro titolo legale, impressionarono talmente i loro avversari che i Puritani del New England si affrettarono a procurarsi un analogo titolo, stipulando il primo contratto scritto con gli Indiani della zona, nel 1633. Con il passare del tempo tutte le colonie inglesi adottarono i principi giuridici olandesi, che in seguito trasmisero agli Americani, per cui si può dire, anche se non abbiamo più il documento, che il contratto per l’acquisto di Manhattan forma la prima pietra di tutto il successivo diritto indiano americano e canadese.
Nuova Amsterdam, capitale della Nuova Olanda, occupava una quindicina di strade circa intorno al Forte, e la presenza di un’isoletta, ora interrata, non preoccupò gli abitanti, che costruirono un ponte sopra il gracht, il canale, come nella vecchia Olanda. Per la maggior parte della sua storia ebbe meno di 1000 abitanti: nel 1643 ne aveva a malapena 600, che parlavano 18 lingue diverse, di cui la metà Olandesi e gli altri per lo più Tedeschi, Inglesi, Africani, Scandinavi, Francesi, Ebrei, Indiani e Meticci.


Il Forte Nieuw Amsterdam

Nel 1653 New Amsterdam ricevette lo statuto costitutivo di città. Nello stesso anno i suoi abitanti si riunirono per decidere cosa fare di fronte alla minaccia di un’invasione inglese: avrebbero costruito un muro costituito da una palizzata tra East River e Hudson, con un cancello su de Heere Straat (Broadway). Gli Inglesi non penetrarono in città, ma rimasero nei pressi della palizzata, lungo la strada che la costeggiava, e che divenne la malfamata sede di commerci e traffici di ogni tipo, tanto che la barriera alla fine fu abbattuta per cercare, invano, di scoraggiarli. Fu solo nel 1791 che dei broker semi-ufficiali cominciarono a trattare azioni all’ombra di un sicomoro, finché nel 1792 aprì la prima Borsa al n°22 di quella che ormai si chiamava Wall Street.


Wall Street – the Water Gate

Sulla Bowery, ad Astor Place (Lower Manhattan) vi era un luogo chiamato Kintekoying dagli Indiani, dove si toccavano i confini di tre gruppi e i capi tenevano consiglio. Qui si riunivano te sentieri preistorici di cui sono state trovate le tracce. Quando la WIC inviò le sue istruzioni per lo sviluppo di Nuova Amsterdam, ordinò di costruire fuori città parecchie grandi fattorie, in olandese boweries, collegate da una strada che gli Inglesi chiamarono in seguito Bowery Lane. Col passare degli anni questa strada divenne nota come “la Bowery”, di volta in volta zona elegante di teatri, covo di barboni e alcolisti e centri dell’Esercito della Salvezza e altre organizzazioni. Oggi connette Chinatown al Lower East Side.


Una mappa moderna

La più grande delle boweries era riservata al direttore della colonia. Nel 1651 Peter Stuyvesant, ultimo direttore della Nuova Olanda, la comprò dalla WIC, assieme ad altro terreno, e la proprietà divenne la Stuyvesant Farm, che occupava l’area circoscritta da Broadway, East River, 5th Street e 17th Street.
Quando la colonia passò agli Inglesi, Stuyvesant restò come cittadino di New York; morì nel 1672, e fu sepolto nella cappella di famiglia (che si trovava all’angolo delle attuali Stuyvesant street, la 2nd Avenue e la 11th Street), su un terreno acquistato dagli indiani Shepmoes, un sottogruppo Canarsee, il cui villaggio si trovava lungo il ruscello Shepmoe, ora interrato sotto la East 10th Street; la sua tomba si trova sempre là, dentro le mura della chiesa di St. Mary’s-in-the-Bouwerie. Nel 1787 un pronipote, Petrus Stuyvesant, trasformò il sentiero che portava alla fattoria un una vera e propria strada, Stuyvesant Street, che esiste ancora a Lower Manhattan. A nord del ponte di Brooklyn, nella terra dei Werpoes, un altro sottogruppo Canarsee, si trovava l’area del Municipio; oggi una statua sulla vicina Surrogate Courthouse mostra in indiano Werpoe in piedi con Minuit ed in mezzo la Giustizia.


Gruppo con Indiano Werpoe, Giustizia e Minuit a Surrogate Courthouse

Sapokanican era il nome di uno dei molti villaggi Lenape che esistevano a Manhattan prima dell’arrivo degli Olandesi: era collocato nella porzione sud ovest dell’isola, sulle rive di un torrente ricco di trote che gli Indiani chiamavano Minetta. Mitche Minetta era lo spirito serpente che aveva tormentato i Lenape al tempo della creazione, ed era stato vinto e trasformato in un serpeggiante corso d’acqua dall’eroe culturale Nadabozo. Si può dire che gli Indiani di questo villaggio stagionale siano stati i primi residenti del Greenwich Village; il Minetta Creek scorre ancora sotto il Village. Queste acque “demoniache” nascono in una palude nei pressi dell’attuale Flatiron Building. C’è una placca dorata nell’atrio di un palazzo al n°2 della 5th Avenue che spiega la storia. Il Minetta scorre poi sotto la fontana di Washington Square Park, mentre la Greenwich Avenue ripercorre il vecchio sentiero a piedi che portava dal fiume Hudson al Minetta.


Costumi Lenape

Gli Olandesi occuparono la zona del Village nel 1629, quando il terzo direttore della Nuova Olanda, Wouter Van Twiller, che aveva comprato l’area dagli Indiani nel 1627, ottenne dalla WIC la concessione per una piantagione di tabacco, che (oggi può sorprendere) era una delle merci più importanti di Manhattan a quel tempo; il nome Sapokanican secondo alcuni significa proprio “tabacco selvatico”. Il villaggio che sorse presso queste fattorie fu chiamato Nootwijck (distretto nord), perché si trovava a nord di Nuova Amsterdam. Negli anni fra il 1670 e l’ ’80 qui si trasferì Yves Mandeville, che chiamò la sua proprietà con il nome del villaggio olandese di Long Island dove era vissuto, Greenwijck, “Distretto dei Pini”, a quell’epoca già scomparso. Quindi Greenwich, nome che compare nel testamento di Mandeville nel 1696, è l’anglicizzazione del nome olandese, e non deriva da Greenwich, Inghilterra, come molti pensano. Minetta Street è un residuo dell’era coloniale inglese, quando era chiamata The Negroes’ Causaway, “la strada dei negri”, che portava alla zona delle fattorie africane più a sud nel Village. Infatti qui la WIC aveva dato agli ex schiavi delle proprietà, alcune delle quali durarono per generazioni.
Fu solo alcuni secoli più tardi che il Greenwich Village divenne la sede di artisti, scrittori e rivoluzionari.


La zona di Minetta

Nella parte settentrionale di Manhattan, a nord della 59a Strada, vi era una zona che i Lenape chiamavano Muscoota, “luogo piatto”, dove si coltivava bene. Il commerciante Minveer Hendrick de Forest fu il primo a stabilirsi qui, senza permesso, e a coltivare tabacco, seguito da altri coloni. Le guerre provocate da direttore Kieft portarono la rovina: tutti i coloni di Muscoota furono uccisi o andarono in bancarotta. L’arrivo del direttore Stuyvesant cambiò le cose: egli decise che gli serviva un villaggio e una guarnigione contro Inglesi e Indiani che potevano provenire da nord. In cambio di un modesto pagamento annuale, ogni colono avrebbe ricevuto un considerevole lotto di terra esentasse per 15 anni. Il nuovo villaggio-presidio fu chiamato Nieuw Haarlem, dalla città olandese di Haarlem, famosa per l’eroica resistenza agli Spagnoli nella Guerra degli Ottanta Anni. Dopo l’arrivo degli Inglesi nel 1664 fu chiamata semplicemente Harlem e restò rurale fino alla fine del XIX secolo, con signorili residenze di campagna. All’inizio del XX secolo fu sede dell’immigrazione afro-americana dal sud degli USA e fu famosa per il Rinascimento Nero e il jazz; poi attraversò un periodo di decenza da cui si è lentamente ripresa.


Raffigurazione dei Lenape Muscoota

Brooklyn
I Canarsee occupavano l’area occidentale di Long Island nota come Sewanhacky, da siwan, wampum, e aki, cioè “luogo dove si trovano le conchiglie da cui si ricava il wampum”. Adriaen Block fu il primo a esplorare l’isola nel 1611 e la chiamò Lange Eylandt, divenuta Long Island in inglese. Tecnicamente l’isola si trovava nel territorio rivendicato dagli Olandesi, ma gli Inglesi preferivano considerarla nei possedimenti della Plymouth Company. La Guerra Civile inglese degli anni 1640 e successivi continuava a inviare profughi e rifugiati religiosi, mentre l’Età dell’Oro olandese spingeva pochi a cercar fortuna in colonie remote e selvagge. La Long Island divenne terreno di scontro fra la Nuova Olanda e le colonia della Nuova Inghilterra, e i toponimi lo ricordano ancora: a est sorsero North Fork, South Fork, Southampton e Suffolk; a ovest Nassau, Heemstede, Nieuw Utrecht e Breuckelen (Brooklyn), che non corrispondeva all’intero attuale distretto di Brooklyn, ma solo ad un villaggio, dove oggi c’è Brooklyn Heights. Nel 1636 un gruppo di coloni di Nuova Amsterdam oltrepassò l’East River per comprare dagli indiani Canarsee appezzamenti di terra in una zona boscosa e fertile, adatta all’allevamento e all’agricoltura più della pietrosa Manhattan. Gli Olandesi fondarono sei villaggi (Amersfoort-oggi Flatlands, e gli attuali Bushwick, Flatbush, New Utrecht, Breukelen e Gravesend). Nel 1642 cominciò un regolare servizio di ferry-boat con Nuova Amsterdam, fra le sponde che, secoli dopo, saranno unite dal Ponte di Brooklyn. Breukelen fu anche la prima città della Nuova Olanda ad avere uno statuto. Nel 1683 (già sotto dominio inglese) fu instituita la Kings County con le sei città olandesi. Fu solo nel 19° secolo che la città di Brooklyn annetté le vicine Bushwick, Flatbush, New Utrecht, Gravesend, Williamsburg e New Lots, diventando la più grande città d’America nel 1860. Solo nel 1898 verrà incorporata da New York. Così il famigerato patchwork delle strade di Brooklyn, con il suo ammasso di quartieri, è il diretto risultato del fatto che il distretto è nato dall’unione di sei villaggi olandesi.


Brooklyn

Dei Canarsee a Brooklyn resta un quartiere residenziale, abitato in prevalenza da Italiani ed Ebrei. Altri luoghi che ricordano gli indigeni sono Flatbush, dove la Prima Chiesa sorge sul sito della casa del Capo Canarsee; Canarsie Landing, un approdo per imbarcazioni e, prima ancora, per le canoe; Fort Ponkeytown in Atlantic Avenue, che era un villaggio dei Werpoe; Jamaica Avenue, lungo il vecchio sentiero Rockaway; Indian Pond, il laghetto indiano punto d’incontro di Avenue P e West 8th Street, e Bear Isle, oggi Sea Gate a Coney Island. Tra il 1654 e il 1664 i Canarsee vendettero anche la zona di Equendito, o Barren Island, all’inizio di Jamaica Bay, che gli Olandesi chiamavano Konjn Kok, “l’isola del coniglio”, che diventerà il più grande centro di divertimenti di New York City: Coney Island.


Il Capo informa il Consiglio dell’avvistamento di navi dei Bianchi

Bronx
Jonas Bronck fu il primo Europeo a stabilirsi sulla terraferma adiacente a Manhattan, Wanachquiwiauke, il “luogo terminale”, chiamato Emmaus da Bronck. Questi, svedese, lavorava come capitano della marina mercantile per la WIC, prima di imbarcarsi con la moglie e alcuni dipendenti svedesi, tedeschi, olandesi e danesi per la Nuova Olanda. Qui acquistò 500 acri dagli indiani Mohegan, al prezzo di due fucili, due bricchi, due cappotti, due asce, due camicie, un barile di sidro e sei monetine. Costruì una fattoria e coltivò mais e tabacco. Quando morì, nel 1643, la fattoria fu abbandonata, ma il vicino fiume continuò a essere chiamato “il fiume di Bronck”, Bronck’s River, da cui Bronx, che darà in seguito il nome a tutto il distretto. Qui nel 1642 si insediò un gruppo di dissidenti religiosi provenienti da Massachusetts e Rhode Island, tra i quali la famosa predicatrice Anne Hutchison con i suoi figli, che saranno tutti uccisi dagli Indiani assieme ad altri profughi.
Tra le località di interesse indiano nel Bronx c’era il villaggio dei Siwanoy noto come la “Grande Palude dell’Orso”, distrutto nel 1782, al cui posto c’è ora il famoso zoo del Bronx; Clarson Point, dove sorgeva Snakapins, un grande villaggio per la manifattura indiana del wampum; Knightsbridge, con un guado e il villaggio indiano di Reckgawawank; la Old Gun Hill Road, che corre lungo il sentiero indiano Sacherah e Mosholm Parkway, dove sul sito dell’attuale prato del Manhattan College un tempo sorgeva il villaggio “Bruciato per Fare Una Radura”.


Una mappa di Bronx

Queens
Il Distretto di Queens è un massiccio complesso urbano di quasi due milioni di abitanti, il più multiculturale della già variegata New York etnica. Gli abitanti originali erano i Lenape, tra cui i Jameco o Yamecah (che vuol dire castoro), che vivevano lungo la riva nord di Jamaica Bay; i Mespaetches, o Mespat, che daranno il nome alla cittadina, poi quartiere, di Maspeth, e i Rechquaakie, che danno il nome a Rockaway. Gli Olandesi occuparono inizialmente Manhattan e Brooklyn, prima di colonizzare la riva nord occidentale di Long Island lungo l’East River. Quindi qui gli insediamenti europei non iniziarono prima del 1637, anno in cui si installò ad Astoria (questo nome fu dato nel 1839) per mano olandese una fattoria concessa dalla WIC, e vennero fondate Hunters Point e Dutch Kills nell’area di Long Island City. Nel 1642 iniziarono a stabilirsi a Maspeth, col consenso olandese, dei rifugiati inglesi, che però furono cacciati da una guerra indiana nel 1643-44. Un nuovo afflusso di coloni inglesi si verificò dal 1645 al 1656; a Flushing, corruzione dell’olandese Vlissengen, nel 1657 fu pubblicata la famosa “Rimostranza”, un documento a favore della tolleranza religiosa scritto dai rifugiati quaccheri contro il direttore Stuyvesant, uno dei primi di quel genere in America, scritto ancora prima del Bill of Rights inglese, e che fu accolto favorevolmente dal governo olandese: l’intollerante direttore fu costretto a cedere. Queens così cominciò fin dalla sua nascita la tradizione multiculturale che la contraddistingue. Nel 1683 gli Inglesi divisero New York in dieci contee, e Queens County emerse per la prima volta come entità geografica e amministrativa.


Una mappa di Queens

Staten Island
Questo stanziamento fu chiamato Staaten Eylandt, forse da Hudson, in onore degli Stati Generali, il governo della Nuova Olanda, ma fu colonizzato dagli Olandesi solo nel 1661. Era abitato dai Lenape Unami: tra i loro siti è da ricordare Bay Street, dove Giovanni da Verrazzano sbarcò nel 1524; Bowman’s Brook, un antico ruscello frequentato dai Lenape, e Conference House a Totteville, dove c’era un vecchio cimitero indiano.

Oltre che i cinque grandi Distretti della New York attuale, gli Olandesi colonizzarono anche parte dei dintorni, in lotta con Indiani, Svedesi e Inglesi.

Yonkers
Nell’isola di Manhattan, a nord del Bronx, vi è la zona di Yonkers. Lo Yonkheer (signore) Adrien van der Donk fu uno dei più notevoli residenti della Nuova Olanda. Se non avesse scritto in lingua olandese sarebbe considerato uno dei maggiori scrittori della letteratura coloniale americana che, esclusivamente anglofona, tendeva ad escludere gli scrittori in lingue diverse dall’inglese. Laureato come avvocato a Leida, andò in America come “Shout”, una combinazione tra sceriffo e pubblico ministero, nella vasta proprietà padronale di Ressenlaerwijck presso Fort Orange, finché non diventò “patroon” egli stesso, ottenendo una concessione dalla WIC, Coln Donk, la colonia di Donk, a nord di Manhattan, nell’attuale Westchester County. Van der Donk non trascorse molto tempo qui: deciso a contrastare l’autoritarismo del direttore Stuyvesant, in qualità di uno dei Nove Uomini, i residenti che dovevano assistere il direttore nel governo e come unico avvocato della colonia, egli stilò una rimostranza presso gli Stati Generali a favore di diritti degli abitanti della Nuova Olanda, un documento che precede anch’esso i due Bill of Rights inglese e americano, che ottenne il risultato di far avere a Nuova Amsterdam lo statuto di città nel 1653. Van der Donk però non visse a lungo per godersi il successo: tornato nella sua proprietà, morì nel 1655, dopo aver lasciato una notevole “Descrizione della Nuova Olanda” e, ovviamente, poiché era lo Yonkheer Van der Donk, anche il nome a Yonkers.


Il frontespizio della “Descrizione della Nuova Olanda” di Van der Donk

Governor’s Island
Entrando nella baia di New York per nave, come fecero i primi esploratori e coloni, nelle immediate vicinanze delle coste di Manhattan e di Brooklyn si incontra un’isoletta che gli Olandesi chiamarono Noten Eylandt, l’ “isola delle noci”, poiché abbondava di noci e di castagni. Nel 1624 la nave Nieuw Nederland scaricò trenta famiglie vallone (belgi francofoni protestanti). Di cui una parte proseguì per Fort Orange. La WIC pensava di fare di Noten Eylandt una base per le sue operazioni legate al commercio delle pellicce; l’anno successivo arrivarono altri 45 coloni, con vacche, cavalli e altri animali al seguito. Con loro c’era il nuovo direttore Verhulst e un ingegnere, che cominciò a costruire un forte. Gli Olandesi però compresero presto che l’isola era troppo piccola per diventare la capitale della colonia, così Verhulst ordinò il trasferimento a Manhattan. L’isola cominciò il suo declino, e nel 1784 fu rinominata “Governor’s Island”, in quanto residenza di ville di governatori inglesi stressati. Passò poi all’esercito americano per la maggior parte della sua storia, anche se neanche l’esercito riuscì a trovare per quel sito un uso soddisfacente.
Nel 1988 servì per un incontro tra il presidente Reagan e Gorbaciov, finché fu inglobata nella città di New York nel 2002. Mentre i funzionari stanno pensando a cosa farne, una tribù indiana dello Stato di New York, i Western Mohegan, sostengono che l’isola appartiene a loro, i quanto sarebbero in possesso di un documento che afferma che gli Olandesi vi rinunciarono nel 1652. Potrebbe essere una specie di giustizia storica circolare, se non fosse per due piccoli problemi: l’isola era territorio Lenape, anche se alcuni gruppi Lenape divennero vassalli dei Pequot-Mohegan, e comunque i Western Mohegan non sono riconosciuti come tribù indiana dal governo federale.


Un pow how dei Mohegan

New Jersey
Prima dell’arrivo degli Europei, l’intero attuale stato del New Jersey era occupato dai Lenape Unami; la zona dove ora sorge Jersey City, nota come Sheyichbi, era occupata da un ramo Minsi, mentre quelli che vivevano lungo le rive occidentali della baia di New York erano conosciuti come Waping o Pompton, e furono i primi Lenape a incontrare gli Europei quando Verrazzano visitò la baia nel 1524. Il loro ultimo territorio, invece, fu lungo il fiume Raritan.
Uno dei progetti della WIC per colonizzare la Nuova Olanda era il sistema del “patronato”, cioè la concessione di proprietà terriere purché venisse istituita una colonia di almeno 50 persone entro quattro anni. Nel 1630 Michiel Reyniersz Pauw, uno dei direttori della WIC, borgomastro di Amsterdam e Signore di Achtienhoven (vicino a Utrecht), scelse un terreno eccellente, al di là del fiume Hudson, di fronte a Manhattan, lo comprò dagli Indiani e lo chiamò Pavonia, dal suo cognome latinizzato (Pauw: “pavone” in olandese). Fin dall’inizio ebbe difficoltà a importare coloni, mentre il suo intendente a Pavonia gli procurava notevoli grattacapi, tanto da costringerlo a rinunciare all’impresa e a rivendere la proprietà alla WIC. Il primo insediamento a Communipaw, dal nome indiano Gemoenpaen, venne distrutto dagli Indiani durante la guerra del direttore Kieft; Il successore Stuyvesant ordinò che tutti i nuovi insediamenti fossero fortificati, e nel 1660, sul vecchio sito, nacque il villaggio di Bergen, circondato da un’alta palizzata, e poco dopo si edificò un nuovo Communipaw. Nel 1664 gli Inglesi rinominarono l’area “New Jersey” e concessero a Bergen lo statuto di città, con tutti i privilegi che aveva goduto sotto gli Olandesi. Intanto nei dintorni si sviluppavano nuove entità urbane, come Hoboken, e nel 1838 Jersey City diventò una municipalità separata.


Il New Jersey olandese e svedese

Quando gli Olandesi giunsero in America, decisero che la capitale coloniale doveva essere su un’isola alla foce di un grande fiume: non Manhattan, ma High Island (oggi Burlington Island) sul fiume Delaware, e vi costruirono un forte commerciale. Quando Minuit diventò direttore, però, trasferì la capitale a Manhattan, mentre il forte sul Delaware veniva trasferito più a monte e chiamato Fort Nassau. Quando Minuit, disgustato dagli Olandesi, passò agli Svedesi fondando Fort Christina ed escludendo Fort Nassau dal commercio con gli Indiani, Stuyvesant reagì abbandonando Fort Nassau e costruendo un nuovo forte più ad ovest. Oggi sul sito di Fort Nassau c’è Gloucester City (nello stato del New Jersey), adiacente a Camden e di fronte a Filadelfia (Pennsylvania), sull’altra riva, che nacque anch’essa grazie ad un nucleo iniziale di Olandesi. Alla competizione fra Nuova Olanda e Nuova Svezia dobbiamo anche Newcastle (Nieuw Anstel, ubicata vicino al sito del forte olandese Casimir), Salem (la vecchia Fort Elfsboro, svedese), e lo stesso stato del Delaware, nato dal “patronato” della WIC di Swaanendael (“Valle dei Cigni”), fondato nel 1631 con 28 uomini e distrutto dagli Indiani, sul cui sito sorge la città di Lewes.


Distruzione dei Pequot ad opera degli Inglesi

Il fatto che la zone fosse stata olandese, nel conflitto territoriale fra Maryland e Pennsylvania portò alla creazione della colonia, oggi stato, del Delaware.
Anche in Connecticut la presenza olandese si faceva sentire, e alla rivalità fra Inglesi e Olandesi si deve in parte lo splendore e il declino dei Pequot come potenza indiana locale. A Hartford, Connecticut, resta il ricordo del forte olandese Huys de Hoop (“Casa della Speranza”), nato per il commercio con i Pequot, nel nome di una delle strade più importanti, Huyshope Avenue.

Condividi l'articolo!

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.