Augustine “Peludo” Chacon il bandito senza paura

A cura di Sergio Mura

Augustine Chacon
Augustine Chacon (1861-1902) è una delle icone classiche del banditismo del west di fine anni ’80 del XIX secolo. Di lui sappiamo pochissimo e non siamo certi neppure di elementi basilari come la data di nascita o il luogo di nascita. Si dice che fosse nato nel 1861 in Sonora, una terra in cui amava rifugiarsi tra un crimine e l’altro. Sappiamo però fin troppo bene che si trattò di un bandito “muy peligroso”, un avanzo di galera che andava in giro vantandosi di aver ucciso almeno una quindicina di Americani e 37 Messicani. Stargli vicino esponeva ai frequenti e rapidissimi mutamenti d’umore e al suo continuo ricorrere alle armi per risolvere questioni anche banali.
Da giovane si guadagnava da vivere facendo… il giudice di pace a Tigre, in Sonora, ma non durò a lungo perchè Chacon mostrò subito una notevole predilezione per il furto di bestiame. Da lì ad avere i primi guai con la gente del posto e con la giustizia messicana il passo fu breve e Augustine si trasferì a Morenci, in Arizona. Era il 1888 e un uomo come lui non passava inosservato: era scurissimo e aveva una chioma nera come la pece, come nerissimi erano i grandi baffi che gli valsero il soprannome di “Peludo”.
Chacon “lavorava” su entrambi i lati del confine tra Stati Uniti e Messico vivendo di espedienti e di malversazioni, ma soprattutto facendosi forte della rapidità con cui risolveva le sue esigenze con il piombo caldo delle sue colt.
Furti, rapine, ricatti e violenze di ogni genere costituirono il suo ricco e variegato curriculum vitae fino al momento in cui, alfine, le autorità riuscirono a mettergli le mani addosso.
In Arizona divenne il capobanda di una masnada di bandidos Messicani di Morenci con cui si dedicava alla razzie di capi di bestiame di proprietà degli allevatori del posto.


Un treno

E’ incredibile, però, che queste attività illegali si affiancavano a lavori più tradizionali in cui Augustin veniva persino giudicato positivamente. Ad esempio, per un certo periodo si dedicò al taglio ed al trasporto della legna per un treno, Little Emma, che si spostava lungo una tratta locale a scartamento ridotto. In questo senso è esemplificativa la testimonianza del suo datore di lavoro, George B. Gamble, che lo definì “volenteroso, scrupoloso e dotato di buone maniere”.
Quelle buone maniere venivano messe da parte in altre occasioni, come la tentata rapina ai danni di uno store di Morenci; in quell’occasione Chacon fu ferito, ma riuscì ad uccidere un certo Pablo Salcido, un commerciante che lo stava inseguendo per catturarlo. Alcune testimonianze dicono che dopo aver ucciso l’uomo, gli aprì il petto con un coltellaccio ed estrasse il cuore, lasciandolo sul corpo senza vita dello sfortunato. In quella battaglia furono sparati oltre 300 colpi di arma da fuoco e morirono anche Luna e Morales, due banditi della banda di Chacon.
Chacon non riuscì a sfuggire alla cattura e fu rapidamente processato e ancor più frettolosamente condannato all’impiccagione da eseguirsi a Solomonville.


Rangers in caccia

Facciamo però un passo indietro per chiederci come sia stato possibile per un fuorilegge così pericoloso e svelto di mano riuscire a farla franca per lunghi anni, fino a costruirsi una fama così notevole di uccisore di uomini? Anche facendo la tara alle sue stesse dichiarazioni (non verificabili a pieno) resta intatta la sua pericolosità. Ebbene, anche nel caso di Augustine Chacon, come in tanti altri casi, il west esprimeva pulsioni e comportamenti almeno stravaganti. Qui ci troviamo di fronte ad un fuorilegge che in fondo veniva persino coperto dalla gente dei posti che usava frequentare. Piccole convenienze di alcuni e piccole connivenze di altri gli avevano creato una buona rete di protezione di cui Chacon sapeva fare uso.
Ritorniamo ora alla condanna all’impiccagione. La sentenza non fu eseguita a causa della fuga (probabilmente sostenuta da qualcuno) dello stesso Augustine Chacon. Sappiamo che Chacon riuscì a rimuovere alcune tavole che facevano da parete alla prigione e ad uscire passando da una finestra dell’ufficio dello sceriffo.
Il bandito si diresse verso Sonora, in Messico, dove pensava di sfuggire alle grinfie della giustizia americana. Ma i confini del tempo erano una cosa che serviva giusto per chi consultava le carte geografiche e non per un uomo determinato come il capitano dei Ranger dell’Arizona, Burt Mossman. Mossman era determinato ad acciuffare il bandito perchè si rendeva conto che la sua fama stava diventando pericolosa.


La tomba di Augustine Chacon

Nella sua caccia si fece aiutare da due ex uomini di legge ora diventati banditi, Burt Alvord e Billy Stiles. Alvord, in particolare, era nascosto da tempo in Messico, ma Mossman sapeva che in lui covava il desiderio di rientrare negli Stati Uniti e sfruttò questa situazione a suo favore, impegnandosi a testimoniare in favore dei due Americani per favorirne un rientro senza gravi conseguenze legali, purchè questi lo aiutassero a catturare Chacon.
La trappola fu organizzata, simulando la necessità di smerciare una mandria rubata. Augustine Chacon ci cascò e venne catturato. Lo sceriffo Jim Parks si occupò di condurlo a Solomonville dove sarebbe stata eseguita la sentenza di morte.
Prima dell’esecuzione, Chacon chiese di fumare un paio di sigarette e di bere un buon caffè. Subito dopo disse: “E’ ora di essere impiccato!” Era dicembre del 1902.
Il corpo di Chacon venne consegnato a due individui, Sixto Molino e Jesus Bustos, che tentarono di rianimarlo attraverso alcuni particolari infusi che vennero rovesciati nella gola di Chacon. Di queste manovre venne subito avvisato lo sceriffo che corsa a casa dei due disgraziati e gli impose di scavare una buca e seppellire il corpo.
Nella lapide si legge “He lived life without fear. He faced death without fear” (Visse senza paura, morì senza paura).

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