Gli indiani e il cavallo

Un indiano e il suo cavallo
Chiunque si accosti con passione alla storia del west finisce rapidamente per ritenere che il cavallo e la bravura nell’utilizzarlo siano state prerogative degli indiani americani, che lo adoperavano egregiamente per andare a caccia del bisonte e per combattere contro i nemici. La realtà è un po’ diversa… Il cavallo, infatti, dato che quello “indigeno preistorico” (sì, si pensa che ce ne sia stato uno) si era estinto alla fine dell’epoca glaciale, divenne un animale tipico tra gli indiani solo nel periodo posteriore alla venuta dell’uomo bianco, che lo importò dall’Europa dopo la “scoperta” dell’America. Introdotto tra gli indiani dagli Spagnoli all’inizio del secolo XVI, il cavallo divenne presto fondamentale, un autentico elemento catalizzatore ed essenziale della nuova cultura delle grandi pianure.
Mentre le colonie spagnole si spostavano verso nord, fuori dal Messico, anche il più importante mezzo di trasporto degli europei, cioè il cavallo, si spostò.
E per gli indiani cambiò rapidamente tutto!
Gli ufficiali spagnoli impiegarono molto poco a capire che il cavallo era una delle differenze principali tra loro e gli indigeni e misero al bando il traffico di cavalli con gli indiani, ma non riuscirono ad evitare la diffusione graduale dell’animale tra le molte tribù della regione.


Il trasferimento di un campo

Gli indiani Pueblo li accudivano inizialmente per i coloni, nei loro insediamenti lungo il Rio Grande. Da quel momento in poi, tali nuove capacità, badare ai cavalli e allevarli, cominciarono lentamente diffondersi tra tutta la popolazione indigena è anche quella di rubarne grande quantità.
Intorno alla metà del diciassettesimo secolo gli Apache, i Kiowa e gli Ute, svilupparono un comportamento diventato poi un tratto tipico della cultura delle pianure: quello delle scorrerie per procurarsi i cavalli. Successivamente, durante la ribellione dei Pueblo del 1680, centinaia di cavalli cade le mani indiane. In più alcuni cavalli spagnoli erano diventati selvatici nel corso degli anni e furono catturati dagli indiani (infatti la parola mustang deriva dallo spagnolo).
Dopo il 1680 il traffico di cavalli avanzava rapidamente verso nord.


Un gruppo di guerrieri a cavallo

I popoli nomadi del sud, ora a dorso del cavallo, li barattavano assieme ad articoli per la caccia con le tribù di nomadi o di agricoltori del Nord. I Kiowa trafficavano i cavalli con i Wichita, i Pawnee, i Cheyenne e gli Arapah. Gli Ute scambiavano i cavalli con i Comanche e gli Shoshoni. Questi ultimi erano in affari con i Crow e le altre tribù dell’altopiano del Columbia, tra cui i Nez Perces, i Cayuse e i Palouse. Il popolo dei Cayuse, che aveva sviluppato l’arte dell’allevamento di cavalli, diede il suo nome a una specie di pony, mentre i Palouse diedero il loro ha una razza chiamata Appaloosa. I villaggi dei Mandan e degli Arikara divennero centri del commercio a nord. Dopo breve tempo i Sioux ed altre tribù ad est del fiume Missouri disponevano di cavalli e così anche le tribù al Nord come i Blackfoot, gli Assiniboine, i Cree e gli Ojibway delle Pianure.
Membri delle tribù assunsero il ruolo specifico di mercanti di cavalli e un linguaggio mimico si sviluppò tra le tribù per facilitare il commercio tra loro; gli indiani organizzarono persino mostre annuali di cavalli.


Caccia al bisonte anche con i cavalli

Verso la fine del secolo diciottesimo l’uso del cavallo era ormai molto diffuso. Visto l’incremento della mobilità con l’uso del cavallo, molte tribù abbandonarono la vita sedentaria in villaggi e l’agricoltura, a favore di un’esistenza da nomadi come cacciatori. Culture sinora diverse si assomigliarono e si fusero nella cosiddetta tribù composta delle grandi pianure. Il bisonte divenne la base dell’economia indiana delle pianure.
Il cavallo che aveva reso possibile il nuovo modo di vivere, divenne il simbolo dominante di ricchezza prestigio in onore come anche la ragione principale di scorrerie e guerre intertribali.

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