La danza del bisonte dei Mandan

La danza del bisonte
C’erano tempi in cui i bisonti ricoprivano letteralmente porzioni enormi delle grandi pianure americane, fornendo cibo, coperte e tanto altro agli indiani che dalla caccia dipendenvano per la propria sussistenza.
E finchè le mandrie dei bisonti erano libere di vagare senza essere disturbate nelle loro imperscrutabili migrazioni agli indiani non mancava nulla. Talvolta, però, per motivi inspiegabili, i bisonti si allontanavano dai loro percorsi tradizionali e lasciavano a “bocca asciutta” le tribù indiane. Quando i Mandan restavano senza cibo, con il rischio della carestia davanti le tende, ogni uomo, dopo averla controllata, tirava fuori dalla casa di terra la sua maschera (la pelle di una testa di bisonte con le corna e tutto) che era obbligato a tenere sempre pronta per questa cerimonia.
Poi cominciava la Danza del bisonte, che aveva lo scopo di far “arrivare” i bisonti, convincendo le mandrie a cambiare la direzione del loro vagabondare e a dirigersi versi i villaggi mandan, pascolando sulle colline e i piacevoli declivi nei loro paraggi, in modo che i mandan potessero ucciderli e cuocerli come cibo.
Quando ogni tentativo di caccia è stato vano, essi decidevano di servirsi del più antico e unico espediente che non aveva mai fallito. Il capo dava i suoi ordini ai banditori che lo annunciavano in tutto il villaggio – e in pochi minuti la danza aveva inizio.


Si danza in un villaggio Mandan

Il luogo in cui questo straordinario evento aveva luogo è lo spazio pubblico al centro del villaggio di fronte alla capanna sacra, la mistery lodge. Di volta in volta tra i dieci e i quindici mandan si univano alla danza ciascuno con sul capo una maschera fatta con una testa di bisonte con le corna e in mano l’arco o la lancia preferiti, quelli che usava per cacciare i bisonti. Questa danza ha sortito sempre l’effetto desiderato e non avrebbe potuto fallire mai, nè ha mai fallito perché non poteva cessare (ma proseguiva incessantemente notte e giorno) finché non giungeva il bisonte.
I tamburi venivano percossi senza sosta, come pure i sonagli, le grida e i canti venivano emessi in continuazione, mentre gli astanti stavano pronti con la loro maschera in testa e le armi in mano pronti a prendere il posto di quelli che erano sfiniti, saltando nello spiazzo.


Gli indiani si avvicinano ai bisonti

Durante questo periodo di eccitazione generale, delle spie o osservatori scrutavano dalle colline attorno al villaggio per dare il segnale appropriato gettando all’aria i loro mantelli quando avvistavano i bisonti, un segnale che veniva subito riconosciuto dal villaggio e dall’intera tribù. A questo segnale esplodeva una salva di ringraziamenti al Grande Spirito e soprattutto all’Uomo Misterioso, e ai danzatori che erano stati la causa immediata del loro successo!
Seguiva una rapida preparazione per la caccia che prendeva luogo in grande stile. I pezzi migliori delle carcasse erano offerte al grande spirito poi vi era un’abbuffata seguita da una gran baldoria. Talvolta la danza procedeva per due o tre settimane senza sosta finché non apparivano i bisonti. Perciò non falliva mai.
Ogni adulto di un villaggio mandan era obbligato dalle leggi tribali a custodire la propria maschera di bisonte appesa ad un palo posto al capo del proprio giaciglio, in modo da poterla indossare quando i capi indicevano la danza del bisonte.
La maschera era posta sopra la testa e generalmente possedeva una striscia di pelle lunga quanto la taglia dell’animale intero fino alla coda che era attaccata ad essa e penzolante dalla schiena del danzatore fino a terra.


Un danzatore con la sua maschera

Quando un danzatore si sentiva sfinito dalla fatica, lo dimostrava piegando pronunciatamente il corpo in avanti e affondando a terra; allora un altro tendeva l’ arco contro di lui colpendolo con una freccia cerimoniale, ed egli cadeva come un bisonte – gli spettatori a questo punto lo afferravano e lo trascinavano per i talloni fuori dal cerchio brandendo i pugnali; dopo aver mimato lo scuoiamento e la macellazione, lo lasciavano da parte e il suo posto veniva subito preso da un altro che iniziava a danzare nel cerchio con addosso la maschera.
Attraverso queste performance la danza aveva luogo notte e giorno fino al desiderato scopo di far venire i bisonti. Quando una mandria veniva avvistata, nel villaggio dove regnava la fame e che si trovava di fronte alla carestia, ogni viso e gesto mostrava gioia e felicità.
I capi e i sacerdoti che da giorni distribuivano il minimo delle razioni alla gente prendendole dai depositi comuni, alla fine esibivano al popolo i contenuti delle loro scorte private e le rimanenze che avevano amministrato in modo che si potesse mangiare come ringraziamento per la bontà del Grande Spirito che aveva inviato la carne dei bisonti.

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Commenti

2 Risposte a “La danza del bisonte dei Mandan”

  1. Vittorio Gorini, il 28 novembre 2014 00:33

    Nell’ultimo anno ho cercato di unire la mia passione per il West a quella dei soldatini di carta, entrambe nate moltissimi anni fa sulle pagine del Corriere dei Piccoli. Il primo foglio che ho realizzato è proprio dedicato alla danza del bisonte dei Mandan. I soldatini in gran parte sono ispirati ai dipinti di Bodmer e Catlin. Sul mio sito molti altri fogli sono dedicati alla battaglia del Little Bighorn.
    Vittorio

    http://www.goriniart.com/Italiano/West_I.htm

  2. Sergio Mura, il 28 novembre 2014 22:39

    Sei bravissimo.

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