Mike Fink, lo smargiasso della frontiera

A cura di Paolo Secondini

Mike Fink
Mike Fink (scritto anche Michel Phinck) sarebbe potuto diventare, grazie alla sua straordinaria abilità nel tiro col fucile, un provetto cacciatore; avrebbe potuto, essendo stato un valente esploratore durante la sua giovinezza, fare da guida ai coloni attraverso i territori ancora selvaggi e sconosciuti del West; infine, si sarebbe potuto dedicare, in modo sistematico, alla coltivazione dei campi, avendo svolto per anni e con buoni risultati il lavoro di contadino.
Egli scelse, invece, di fare il battelliere su vari fiumi, tra i quali l’Ohio e il Mississippi, dal momento che c’era da guadagnare abbastanza con il trasporto di merci e persone da un porto all’altro.
Probabilmente, fu spinto a questo mestiere dal fatto di essere nato, tra il 1770 e il 1780, a Fort Pitt, in Pennsylvania, proprio nel punto di confluenza di due corsi d’acqua, l’Allegheny e il Monongahela, che dovettero profondamente affascinarlo, stimolando in lui un serio interesse per la navigazione.
Fisicamente, Mike Fink era alto e possente. Rosso di capelli, aveva le spalle, le braccia e il torace robusti, tanto da suscitare, in chiunque, ammirazione e paura nello stesso tempo. Aveva, inoltre, un carattere duro, rissoso, a causa del quale, soprattutto nei vari locali che frequentava abitualmente, gli capitava, molto spesso, di azzuffarsi con altri avventori per futili motivi.
Al contrario, a bordo della sua imbarcazione, era mite e benevolo, cordiale e allegro con tutti. Ora intonava, con limpida voce baritonale, canti d’amore della Pennsylvania, ora narrava, con dovizia di particolari, fatti e avventure della propria vita.
A caccia
Non si adirò, contravvenendo al suo temperamento collerico, se a volte lo canzonarono per le palesi fanfaronate e le frottole che proferiva, ma che pure non erano prive di una attrattiva particolare.
Come si faceva a prenderlo sul serio quando, goffo e massiccio qual era, lo si ascoltava vantare la sua eccezionale agilità o impareggiabile velocità nella corsa? Come credergli quando affermava che, talvolta, provava immenso piacere a cavalcare le alci, delle cui corna si serviva a guisa di briglie? Come prestargli fede quando sosteneva di essere in grado di centrare a più di novanta passi, dopo una abbondante libagione, la coda di un maiale o di scalpare un pellerossa?
Mike Fink era ancora da non credere quando asseriva di avere lottato, a mani nude, contro lupi famelici o, addirittura, contro un grosso e temibile alligatore, che egli uccise e si attorcigliò attorno al collo a mo’ di cravatta; di avere annegato con uno sputo un gruppo di indiani bellicosi; di avere colpito una dietro l’altra, sparando con il fucile da una distanza considerevole, tazze di latta piene di whiskey e poste sulla testa di alcuni temerari.
Ma più incredibile, Fink, era quando, con molta ostentazione, diceva: «Posso fare abbassare gli occhi a una pantera e oscurare un lampo; trasportare sulla schiena un battello e lottare contro un leone di montagna; dormire beatamente sotto una coltre di neve e bere, a colazione, una gran quantità di acquavite mista a zolfo.»


Dopo l’orribile gioco…


…ecco la fine per Mike Fink!

Probabilmente, queste e altre spacconate, il “re dei battellieri” (come il Nostro era stato soprannominato) le raccontava sotto l’effetto dell’alcool.
Si sa, infatti, che era un gran bevitore, e di questo nessuno dubitava, dal momento che spesso lo avevano visto tracannare, come se fosse acqua di sorgente, un intero gallone di whiskey o di rum. E siccome soleva ingigantire tutto quanto lo riguardasse, sosteneva che la sua capacità di reggere l’alcool (superiore a quella di qualsiasi altra persona) gli derivava dal fatto di essere stato allevato, da bambino, con bottiglie di liquori, piuttosto che di latte.
Mai nessuno si sarebbe aspettato che un uomo così forte, spavaldo, audace, sicuro di sé (come appunto fu Mike Fink), cadesse, un giorno del 1823, a Fort Henry (nello Stato del Tennessee), sotto i colpi della pistola di un certo Talbot, battelliere come lui e, proprio come lui, incorreggibile beone e, probabilmente, sfrontato millantatore.

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