Il Dawes Act e il frazionamento delle terre indiane

A cura di Sergio Mura

Gli effetti del Dawes Act
Il “General Allotment Act”, conosciuto anche come “Dawes Severalty Act” o più semplicemente come “Dawes Act”, era un atto (avente valore di legge) emanato dal Presidente degli Stati Uniti l’8 febbraio 1887. Il Dawes Act prendeva il nome dal suo principale ispiratore politico, il senatore del Massachusetts Henry L. Dawes. Il Dawes Act – successivamente modificato nel 1891 e nel 1906 e infine annullato nel 1934 – consentiva al Presidente degli stati Uniti di ribaltare completamente l’allora politica nei confronti dei nativi, consentendo al suddivisione delle terre tribali in lotti di massimo 160 acri (0.65 km²) di terra ad ogni capofamiglia. Questa parcellizzazione sarebbe stata garantita dal governo per 25 anni, trascorsi i quali gli indiani “avrebbero guadagnato la proprietà a pieno titolo della terra” (sic), e con esso anche la piena cittadinanza statunitense.
Le terre che non fossero state distribuite seguendo le disposizioni dell’atto, sarebbero state vendute ai coloni bianchi.
Questa inversione di rotta della politica nei confronti dei Nativi portò gli indiani a perdere circa metà dei territori che gli erano rimasti dopo le guerre indiane e gli innumerevoli trattati, sia dal punto di vista dell’estensione geografica che del valore economico.
Gli effetti “secondari” e certamente previsti e voluti dal legislatore americano non si fecero attendere e tra questi il principale fu la distruzione dell’organizzazione comunitaria delle tribù. A questa perdita fece seguito lo smarrimento della cultura tradizionale delle popolazioni indiane sopravvissute a decenni di guerre con l’esercito americano.
Il Dawes Act era un tentativo di integrare gli indiani con il resto della popolazione; la maggioranza accettò il processo e si inserì nella società americana, lasciando traccia di origini indiane in milioni di famiglie americane. I nativi che rifiutarono l’integrazione restarono in povertà nelle riserve, venendo però forniti di cibo e medicine dal governo federale, il quale si occupava anche dell’istruzione.
Vediamo insieme cosa conteneva il Dawes Act nelle varie sezioni che ne componevano il corpo.
Sezione 1. Si autorizza il Presidente americano a sottoporre a perizia le terre appartenenti alle tribù e a suddividere la parte “arabile” in parti destinate agli individui (indiani). Si dice che una famiglia di Nativi può ricevere 160 acri (0.65 km²) se essa intende dedicarsi all’agricoltura, oppure 80 acri se si preferisce l’allevamento del bestiame o 40 acri per il semplice insediamento.
Sezione 2. Ogni Nativo Americano può scegliere il suo lotto e le famiglie sceglieranno le particelle destinate ai loro figli. L’Agente Indiano sceglierà i lotti da destinare ai ragazzini indiani orfani.
Sezione 3. L’agente Indiano certifica la suddivisione in lotti e la cessione di ciascun lotto, avendo buona cura di inviare una copia degli atti al Commissario agli Affari Indiani ed un’altra al Minstero degli Interni. Affinchè gli atti acquisiscano vigore di legge, un’altra copia dovrà essere consegnata al General Land Office (Ufficio Generale per la Terra).
Sezione 4. Si stabilisce che gli indiani che risiedono all’interno delle riserve e quelli che vivono all’esterno di quelle riceveranno comunque lotti di dimensione identica.
Sezione 5. Il Ministero degli Interni garantirà la validità del frazionamento e dei lotti per 25 anni trascorsi i quali, il titolare o gli eredi acquisiranno la proprietà definitiva della terra. Si autorizza il Ministero a negoziare con le tribù indiane l’acquisto della terra che resterà disponibile dopo il frazionamento.
Sezione 6. A completamento della procedura di ottenimento del diritto di proprietà della terra, ogni indiano diventerà cittadino americano con “tutti i diritti, i privilegi e la protezione a loro spettanti”.
Sezione 7. Vengono stabiliti i diritti all’irrigazione delle terre.
Sezione 8. Le Cinque Tribù Civilizzate e altri raggruppamenti vengono esentati dagli effetti del Dawes Act.
Sezione 9. Vengono decisi gli stanziamenti necessari a sostenere il Dawes act.
Sezione 10. La sovranità su tutte le terre destinate a lotti è attribuita al Congresso.
Sezione 11. Viene deciso uno stanziamento economico a sostegno dei Southern Utes.
L’efficacia vera del Dawes Act si mostrò nel tempo e contribuì alla rovina delle tribù indiane. La terra attribuita agli indiani con i frazionamenti era di gran lunga insufficiente a garantire la sussistenza delle famiglie, anche in considerazione del fatto con non sempre era terra realmente utilizzabile ai fini di attività agricole o di allevamento. Inoltre, le questioni che sorsero alla morte dei titolari dei lotti portarono ad ulteriori parcellizzazioni. Dopo 25 anni (il periodo minimo stabilito dall’Atto), infine, quando i lotti potevano essere venduti, moltissima terra passò di mano dagli indiani ai coloni bianchi in cambio di un tozzo di pane, creando riserve indiane a macchia di leopardo con la presenza indiana mischiata a quella dei bianchi.


La prima pagina del Dawes Act


La seconda e ultima pagina

Ma una delle cose peggiori che successero in seguito all’applicazione del Dawes act fu l’apertura delle terre rimaste libere dopo la lottizzazione ai bianchi che le acquisirono con facilità e le utilizzarono per crearvi i loro ranch. Va altresì precisato che i profitti della vendita di questo surplus di terra venne destinato a programmi di sostegno degli indiani.
Nei 47 anni di vita del Dawes Act le tribù indiane persero la proprietà di circa 90 milioni di acri (360.000 km²) di terra che gli era rimasta in applicazione dei precedenti trattati. O, per dirla in altro modo, gli indiani persero quasi i 2/3 delle terre che avevano a disposizione nel 1887 e circa 90.000 tra loro divennero dei senza terra.
Come abbiamo detto, però, ci furono terribili effetti negativi sulla capacità di tenuta del governo tribale dell’unità dei gruppi e della stessa cultura delle tribù indiane. La pervicace volontà del governo americano di introdurre tra gli indiani la proprietà privata portò a scelte nefaste compiute sulla via della cosiddetta “assimilazione degli indiani”. Gli indiani non erano per nulla preparati a sostituire il valore dell’unità tribale con quello dell’indipendenza della singola famiglia, più tipico dei bianchi.
Nel 1906 il Dawes act venne integrato da un altro terribile provvedimento legislativo, il Burke Act, che stabiliva anche la possibilità per il Ministero dell’Interno di attribuire patenti di capacità di autogestione agli indiani che si fossero dimostrati abili secondo il metro di giudizio dei bianchi. Questa sorta di patentino “emancipava” i proprietari indiani dei lotti e li esentava dalla tassazione delle terre e del reddito prodotto. Ma il peggio veniva messo a carico degli sfortunati che non venivano ritenuti capaci di autogestirsi, perchè a questi veniva persino sottratta la gestione dei loro lotti che venivano affittati dal governo a chi ne faceva richiesta (prevalentemente allevatori o coltivatori bianchi).


Il territorio indiano dell’Oklahoma nel 1885


E ciò che restava nel 1891 dopo il Dawes Act

Gettare gli indiani nel vortice dei meccanismi economici e finanziari americani fu una scelta veramente disastrosa per i Nativi che, pur acquisendo il diritto di fare delle loro terre quel che volevano, non erano comunque in grado di accedere al credito o di fruire delle agevolazioni che erano tipiche per i bianchi del tempo. Alla fine non restava che vendere ed andare a ingrossare l’esagerato numero dei disperati che vivevano solo della sussistenza disposta dal governo.
Col Dawes Act gli indiani subirono l’imposizione di un criterio di gestione della famiglia e dell’economia domestica che gli erano estranei e finirono per saltare quei delicatissimi meccanismi della solidarietà tribale su cui si reggevano le società native. Le tribù che applicavano il matriarcato si videro costrette a sostituirgli il dominio dell’uomo su tutte le scelte delle famiglie. Le donne finirono per essere considerate una sorta di appendici dei mariti e la loro capacità decisionale – che prima era generalmente abbastanza ampia – venne cancellata.
La proprietà della terra veniva attribuita solo alle donne regolarmente coniugate e, anche in questo caso, poteva essere esercitata solo dal marito.


Pronti a conquistare un pezzo della terra sottratta cl Dawes Act

Per “fortuna”, gli effetti disastrosi dell’applicazione del Dawes act non sfuggirono neppure ai governanti americani che qualche decennio dopo non poterono far finta di nulla di fronte a quel che accadeva nei resti delle riserve indiane. La politica di integrazione non aveva funzionato e gli indiani erano completamente dipendenti dagli aiuti di stato; inoltre emergeva in maniera schiacciante una ragnatela di complotti e imbrogli ai danni degli indiani che metteva in cattiva luce l’intera gestione governativa. Fu così che a partire dal 1926 fu commissionato uno studio sulla reale condizione degli indiani. A capo della commissione fu posto Lewis Meriam che si adoperò con tutte le sue forze per dimostrare con i fatti che l’intero impianto del Dawes act era stato utilizzato per depredare gli indiani delle loro terre. A seguito della diffusione dei risultati di questo studio, il governo americano stabilì l’abbandono del Dawes Act in favore del “Indian Reorganization Act” del 1934 (“Wheeler-Howard Act”) che prevedeva un modesto recupero dell’antica struttura tribale e l’avvio di una campagna di riattivazione dei meccanismi solidali che avevano caratterizzato la vita degli indiani.
Ormai il danno, però, era già stato fatto!

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