Ipotesi sulla fine di Butch Cassidy e Sundance Kid

A cura di Omar Vicari

Butch Cassidy e Sundance Kid
Nel 1908, Cassidy e Longbaugh rapinarono la miniera di Aramayo. I due uomini, senza Etta, tornata tempo prima negli Stati Uniti, scapparono sulle montagne con un bottino di 15.000 dollari boliviani e con alcuni muli della compagnia mineraria. Arrivati a San Vicente alcuni giorni dopo, il marchio dei muli venne riconosciuto, sembra, da un graduato del locale posto di polizia che non ci mise molto a collegare i muli con la rapina alla miniera di Aramayo. Nell’arco di pochi minuti, la locanda in cui si erano rintanati i due “bandidos yanqui”, venne circondata da una compagnia di cavalleria boliviana. I due uomini, senza alcuna speranza di cavarsela, feriti più volte, preferirono, si dice, il suicidio alla galera certa. Il giorno seguente, i cittadini di San Vicente seppellirono effettivamente nel loro cimitero due “bandidos yanqui” non meglio identificati.
Ma chi erano quegli uomini?
Veramente Cassidy e Longbaugh furono seppelliti quel giorno a San Vicente ? Non più tardi di alcuni anni fa, l’esame del DNA compiuto sui corpi riesumati di quegli uomini, confrontato con quello dei discendenti dei due fuorilegge, ha provato che i corpi in questione non erano né quello di Cassidy, né quello di Longbaugh.
Che fine fecero allora i due antichi fuorilegge del “Mucchio selvaggio”?
Si dice che Cassidy, tornato negli Stati Uniti, si sia rifatto una vita col nome di William T. Phillips, un uomo d’affari di Spokane, una cittadina dello stato di Washington. Butch, con quella nuova identità, sarebbe tornato più volte al “Buco nel Muro” e sarebbe morto nel 1937 nell’ospizio di Spokane. In quanto a Longbaugh, tornato anch’egli negli Stati Uniti, avrebbe cercato Etta e sarebbe vissuto addirittura sino al 1957. Il suo corpo, si dice, sia sepolto sotto falso nome nel cimitero di Casper nel Wyoming.
L’alone di leggenda che avvolge le figure dei due “desperados “americani, credo sia destinato a rimanere tale. Probabilmente non sapremo mai la verità sulla fine di Butch Cassidy e Sundance Kid, anche se da parte di alcuni storici sono state fatte molte ricerche con l’intenzione di arrivare alla verità. Una delle poche persone che avrebbe potuto dare un contributo certo in proposito, era Lula Betenson Parker, la sorella di Butch, morta in tardissima età nel 1980, che affermò di aver rivisto il fratello nei primi anni ’20.
Sundance Kid
Una attenta analisi, però, di ciò che affermò Lula Parker a proposito della morte del fratello avvenuta nel 1937 a Spokane, suggerisce che le affermazioni della donna potrebbero essere state influenzate dai molteplici articoli apparsi sui giornali attorno alla fine degli anni ’30 e più recentemente negli anni ’60 e ’70.
Sebbene Cassidy lasciasse la sua casa che non aveva ancora 18 anni, sappiamo che egli rimase sempre legato alla famiglia, come testimoniano le numerose lettere che scrisse nel corso degli anni ai genitori. Quindi, se Butch fosse realmente tornato dal Sud America, non avrebbe mancato di fare una visita ai suoi familiari. Se cosi è stato, egli sarebbe comunque arrivato troppo tardi per vedere la madre, Annie Gilles Parker, che morì nel 1905 (più o meno al tempo in cui Butch, Sundance e Etta stavano vendendo il loro ranch a Cholila per spostarsi nel Cile). Suo padre, Maximilian Parker, però, visse sino al 1938 ed è plausibile che Butch lo avrebbe certamente rivisto almeno una volta. I dubbi in proposito sono comunque molti.
Jim Regan, un ranchero del Wyoming, nel 1942 riferì ad esempio ad un reporter che Maximilian Parker, il padre di Butch, disse prima di morire che se il figlio fosse veramente tornato dal Sud America, sicuramente si sarebbe fatto vivo a Circleville (Utah), dove ancora viveva.
Questa poteva essere soltanto una chiacchiera, ma Regan aggiunse anche che quella era la sola dichiarazione attribuita direttamente a suo padre. Regan disse ancora che Butch Cassidy e William T. Phillips non erano la stessa persona per quanto ne poteva sapere lui.
Il signor Regan era sicuro che l’uomo che si spacciava per Cassidy, non fosse niente altro che William T. Phillips stesso. Costui, disse Regan, era alto 5,11 piedi e pesava dalle 210 alle 215 libbre, mentre Cassidy poteva pesare solo dalle 150 alle 160 libbre.
Charles Kelly, autore nel 1938 del libro “Outlaw Trail”, conclude il capitolo su Butch Cassidy asserendo che se Butch fosse stato ancora vivo, come da più parti si voleva far credere, sicuramente avrebbe fatto una visita al vecchio padre che morì il 28 luglio 1938 all’età di 94 anni.
Sino al 1970, gli studiosi del vecchio west, e tra questi Charles Kelly e James D. Horan, credevano un po’ tutti che Butch Cassidy fosse morto in Sud America.
La comparsa nel 1975 del libro di Lula Betenson Parker, “Butch Cassidy, my brother”, e quello di Larry Pointer nel 1977, “La ricerca di Butch Cassidy”, cambiò un po’ le carte in tavola.
Butch Cassidy
Pointer, ad esempio, sosteneva che William Phillips era lo stesso Cassidy, mentre Lula affermava che suo fratello effettivamente era tornato dal Sud America, ma che non era William Phillips.
E’ risaputo che Pointer conosceva l’articolo sull’intervista di Jim Regan in cui si leggeva : “Regan parla, Phillips non è Butch Cassidy”. Ma, Pointer, pur conoscendone il contenuto, non citò l’articolo che rifiutava la sua ipotesi, una curiosa omissione dal momento che la prefazione stampata sul suo libro appariva come un lavoro accademico frutto di una infaticabile ricerca.
Lula Parker, l’ultima sorella vivente (morì nel 1980 quasi centenaria), fu il solo membro della famiglia a dichiarare di aver visto il fratello vivo dopo lo scontro in Bolivia.
Nell’autunno del 1925, disse, Butch fece una visita ai suoi a Circleville nello Utah guidando una Ford nera nuova. A quanto disse, oltre a lei e Butch, c’erano il padre Maximilian, il fratello Mark e suo marito Joseph Betenson. Lula riferì che Butch parlò per l’intera notte, che il mattino seguente, assieme a Mark, salirono verso la capanna dove incontrarono l’altro fratello Eb e il nipote Mark, il figlio undicenne di Lula.
Dopo una settimana alla capanna, disse Lula, Butch tornò per restare col padre un giorno o due, dopo di ché partì e non tornò più. Molti studiosi del vecchio west, però, che parlarono con Lula durante gli anni ’70, dubitarono delle sue certezze sulla sorte di Butch e in particolare del racconto che fece. Ed Kirby, lo storico di Sundance Kid, disse di aver avuto l’impressione che “ella stesse divertendosi con quelle storie”.
Un altro studioso, Roger Mc Cord, ricordò : ero seduto con Lula, lei mi afferrò le gambe e disse: “Roger, dammi qualche soldo. Sono stati fatti sei film sulle vicende di mio fratello e la famiglia non ha mai avuto nulla”.
Mc Cord disse che tornò a Circleville subito dopo la morte di Lula e che Mark Betenson, suo figlio, gli riferì che il resoconto del ritorno di Butch Cassidy nel 1925, fu una storia di sua madre e aggiunse che suo nonno (Maximilian Parker) gli disse che Butch non tornò mai indietro né a piedi, né a cavallo né tanto meno su una Ford nera.
Lula insistette sul fatto che suo figlio incontrò Butch, ma che a quel tempo “nessuno disse a Mark chi fosse quello straniero”. Ella aggiunse che, dopo aver incontrato Butch, Mark venne mandato via, ma che più tardi lo zio Eb gli rivelò chi fosse quell’uomo. Mark tenne il segreto per se sino al giorno in cui parlando con la madre, le chiese in via confidenziale se era vero che”lo zio Butch ” fosse tornato a casa tanto tempo prima.
Secondo il nipote di Lula, Bill Betenson, Mark incontrò veramente Butch Cassidy. In un recente intervista con lo scrittore irlandese Eamonn O’Neil, Bill Betenson disse : “Egli (Cassidy) rimase per un po’ in città, incontrò qualche parente, si inoltrò in montagna per vedere il fratello Eb e poi se ne andò… Stette in contatto col padre tramite posta per qualche tempo, ma le sue lettere vennero sempre distrutte dopo che il padre le ebbe lette”. In accordo a quanto disse Lula, Bill Betenson sostenne che Butch morì nell’autunno del 1937 in qualche parte del nord-ovest.
Bill aggiunse anche che qualcuno chiamato “Jeff”, scrisse una lettera alla famiglia dicendo che quell’uomo era stato sepolto con tutte le cure del caso. Nessuno rivelò mai dove si trovava la tomba, sebbene Lula lo sapesse.
Bill Betenson disse a O’Neil che la vedova di Mark confermò che Butch fece realmente ritorno a Circleville nel 1925, che Mark naturalmente non conosceva Butch e che fu suo zio Eb a rivelargli chi fosse quello straniero.
In una intervista dei primi anni settanta, prima della pubblicazione del suo libro, Lula dichiarò che il fratello era morto da qualche parte nel nord-ovest, forse a Spokane nel 1937 e che , come scrisse nel suo libro, il padre Maximilian ricevette una lettera da un amico di Bob (Robert Le Roy Parker) nella quale si leggeva che Bob era morto di polmonite. La lettera era semplicemente firmata
“Jeff”. Più o meno nello stesso periodo, però, qualcuno disse che Butch era invece morto nel Nevada.
Lo storico di Sundance Kid, Ed Kirby, riferisce che la giornalista Barbara Ekker gli rivelò che Lula era andata a Johnnie nel Nevada per negare la sepoltura del fratello, visto che invece lei sosteneva che era stato sepolto nello stato di Washington.
Lo storico Jim Dullenty, che si è occupato di Cassidy per quasi trentenni, sostiene che Lula non sapeva cosa fosse successo a suo fratello Butch e che il suo libro era frutto più di storie raccontate da altri che di fatti realmente accaduti.
L’esperta delle vicende del “Wild Bunch”, Pearl Baker, che era stata collaboratrice di Lula Parker nella stesura del suo libro, riferì a Dullenty che “Lula si era sentita offesa per il fatto che Butch non fece mai nessuna visita a qualcuno della sua famiglia”. Pearl Baker disse anche che cessò la collaborazione con Lula Parker perché pensava che la storia del ritorno del famoso fuorilegge a Circleville nel 1925 fosse tutta una fandonia.
Nel 1988, la Baker riferì a un altro giornalista che Lula “non sapeva proprio niente “e che “era molto imbarazzata nell’ammettere di non sapere nemmeno dove fosse sepolto Butch con certezza, che forse era stato sepolto da qualche parte nel nord-ovest, probabilmente a Spokane”.


I due banditi nella finzione cinematografica

Nella prima edizione del suo libro “The Wild Bunch ” pubblicato nel 1965, dieci anni prima di quello di Lula Parker, Pearl Baker fornisce due diverse versioni della fine di Butch Cassidy.
Nella prima, Butch sarebbe diventato un rispettabile ranchero a Choila in Argentina, dove ebbe modo di incontrare Harvey Logan e Sundance Kid.
Sundance e Logan presero a rapinare treni e banche mentre Butch, venduto il ranch, tornò negli Stati Uniti. Sundance e Logan sarebbero stati uccisi più tardi in uno scontro a fuoco in Bolivia e, a causa di un errore di identificazione, ai Pinkerton venne riferito che gli uomini uccisi a San Vicente erano Butch Cassidy e Harry Longbaugh.
Nella seconda versione, Pearl Baker riferisce che i tre fuorilegge si imbatterono in Argentina in Percy Seibert e nel timore che questi potesse tradirli in considerazione della taglia, i tre avrebbero venduto il ranch e raggiunto la costa. Percy Seibert era un uomo d’affari che conobbe Butch e Sundance in Bolivia nel 1906 e non è provato che Seibert conoscesse già i tre fuorilegge nel periodo in cui si occupavano di allevamento nel loro ranch in Argentina come non è provato che Harvey Logan sia mai stato in Sud America.
Pearl Baker scrisse che Butch , Sundance e forse Logan si trasferirono in Sud America e che dopo lo scontro a fuoco in Bolivia, Butch tornò negli Stati Uniti, a Lander nel Wyoming, quindi a Seattle e infine a Spokane dove prese il nome di Roy o Le Roy Phillips. Egli, dice la Baker, morì di polmonite verso la fine degli anni trenta solo e sconosciuto. Questo, almeno, aggiunse la Baker, è quanto mi riferì Carl Hanks, un mormone dello Utah.
In una seconda edizione del suo libro, dato alle stampe nel 1971, Pearl Baker scriveva della visita di Butch a Circleville come di un fatto reale, sebbene mutasse l’anno.
Ella, pur sapendo che circolavano le storie più disparate sulla fine di Cassidy, scrisse testualmente: “Qualunque cosa sia accaduta, è certo che Butch Cassidy ritornò negli Stati Uniti. Nel 1929 visitò i suoi familiari a Circleville, stette con loro diversi giorni e non volle dire dove stesse andando. Stranamente però, nel frontespizio del libro si leggeva che la visita di Cassidy era avvenuta nel 1925, mentre nel testo c’era scritto che Butch, dopo il ritorno, era stato visto nel New Mexico e nel Wyoming da molti suoi vecchi amici, che si supponeva fosse morto nel 1936 o 1937 e che fosse sepolto a Johnny, una piccola città del Nevada.
Sebbene nell’edizione del 1965 si leggeva che Cassidy si fosse stabilito a Spokane col nome di Roy o Le Roy Phillips, ora la Baker era convinta che il nome di Cassidy fosse invece William Phillips, ma che non era il William Phillips di Spokane.
In una lettera del 1970 nella quale la Baker commentava la risposta data a Charles Kelly dalla vedova del William Phillips di Spokane, che dichiarava che il marito non era Butch Cassidy, la Baker scrisse che “Le parole della signora Phillips sono cristalline come la pioggia”.
In quegli anni infatti, la Baker, era alla ricerca del certificato di morte di un altro William Phillips, che poteva essere Cassidy, morto in California nel 1943 o 1944. Poi, però, in una intervista del 1974, la Baker cambiò di nuovo idea. Ella affermò che i documenti di Jim Dullenty provavano che il William Phillips di Spokane era proprio Butch Cassidy.
A questo punto, però, c’è da considerare che, per essere una vera esperta delle vicende del “mucchio selvaggio”, Pearl Baker ha sciorinato sulla fine di Butch una quantità di ipotesi una differente dall’altra. In altre parole, la Baker riporta la morte di Cassidy una volta nel 1936, poi nel 1937, quindi nel 1943 e infine nel 1944 in California, nel Nevada e in definitiva nello stato di Washington. Probabilmente Pearl Baker non aveva la minima idea di ciò che accadde a Butch Cassidy.
Come se non ci fosse già abbastanza confusione, Jim Dullenty da parte sua dichiarò che Lula Parker, per ciò che scrisse nel suo libro, poteva essere stata influenzata dalle storie di un ambiguo personaggio che si spacciava per Robert Longbaugh o Harry Longbaugh Jr., che la incontrò nel 1971.
Costui, che si diceva figlio di Sundance Kid e Etta Place, era uno spostato proveniente dalla California che vagabondò per le montagne rocciose attorno al 1970.
A sentir lui, William Phillips era proprio Butch Cassidy e ne era sicuro visto che era stato uno di quelli a portare la bara al suo funerale.
Sicuramente Sundance Jr. influenzò Lula Parker, dato che ella ripeté nel libro i particolari delle affermazioni che le fece a proposito della morte di Sundance Kid.
In una intervista del 1970, Lula disse che Harry Longbaugh morì nel 1957 e che fu sepolto a Casper nel Wyoming col nome di Harry Long, un’affermazione fatta solo da Sundance Jr.
Probabilmente Lula si fidò anche di ciò che disse Kerry Ross Boren, uno scrittore che giurava sul ritorno di Cassidy, ma che non credeva che Butch fosse William Phillips.
A questo punto, però, bisogna dire che Kerry Ross Boren, seppure considerato un autorevole autore, in quanto a fandonie non è secondo a nessuno.


Butch Cassidy, Etta Place e Sundance Kid cinematografici

Secondo Boren, dopo la fuga dal Sud America, Harry Longbaugh prese parte alla rivoluzione messicana addestrando gli uomini di Pancho Villa ; disse che fu ospite del duca di Marlborough durante la prima guerra mondiale e che divenne amico del figlio del duca, il giovane Winston Churchill. Infine, disse, che più tardi combatté nel Sinai con T. E. Lawrence, meglio noto come “Lawrence d’Arabia”.
Boren, probabilmente pensò di non aver detto ancora abbastanza fesserie sul conto del fuorilegge, per cui aggiunse che Sundance Kid divenne in seguito un seguace di Omar Khayan, che praticò yoga e che abbracciò la filosofia orientale. Kerry Ross Boren, d’altronde, fu quello che sostenne che Butch Cassidy morì in un incidente di miniera nel 1944 e che fu sepolto col nome di Frank Ervin a Johnnie nel Nevada.
Nell’estate del 1936, Mart T. Christensen, direttore del “WPA Writers Project “del Wyoming, si propose di raccogliere i documenti tramite i quali sarebbe stato possibile ricostruire la vita di Robert Le Roy Parker, alias Butch Cassidy.
Christensen rivelò in una intervista che Cassidy era ancora vivo e che viveva sulla costa del Pacifico con un nome che doveva essere verificato ulteriormente. Nei primi mesi del 1937, Christensen affermò ancora che Cassidy viveva vicino Seattle, dove il famoso fuorilegge, ormai settantaduenne, stava morendo di un cancro allo stomaco. Christensen aggiunse che l’uomo in questione portava il nome di William T. Phillips. C’è da sottolineare che effettivamente in quell’anno a Spokane c’era un uomo con quel nome in fase terminale a causa di un tumore. Alla morte di costui, i giornali del Wyoming e del Colorado riportarono la notizia della morte di Butch Cassidy, il famoso fuorilegge che per tanti anni era vissuto sotto il nome di William Phillips. Che dire? E’ molto probabile che più che una certezza, si trattasse di una ulteriore ipotesi che si andava ad aggiungere alle tante altre sino ad allora formulate.
Un’altra giornalista, Dora Flack, a differenza di Pearl Baker, pensò che Lula, la sorella di Butch, stesse dicendo la verità. Infatti affermò che non avrebbe mai curato il suo libro se avesse avuto il minimo dubbio sulle sue storie. Dora Flack si convinse ancora di più leggendo una intervista fatta a Lula due anni prima della pubblicazione del suo libro, nella quale asseriva che il fratello (Butch) poteva aver usato il nome Phillips, che probabilmente dovevano esistere due Phillips e che i due uomini dovevano essere persone diverse.
Se però Butch è vissuto sotto falso nome per molti anni, è strano davvero che nessuno abbia mai scoperto un documento, una fotografia o una lettera che potesse provarlo. Lula dichiarò che Butch frequentemente scrisse ad amici e alla famiglia, ma che tutte le lettere furono distrutte o andarono perse.
In mezzo alle tante altre, una ulteriore versione del ritorno di Cassidy negli Stati Uniti, è stata data da Ellnor Parker, moglie di Max Parker (figlio del fratello di Butch, Daniel Sinclair Parker).
In una intervista del 1975 con Jim Dullenty, ella affermò che Lula incontrò Butch nei primi anni trenta a Milford nello Utah. Erano presenti il padre Maximilian Parker, suo suocero Daniel Sinclair Parker e altri due fratelli di Butch. Anche Ellnor confermò che Cassidy aveva assunto una nuova identità, che viveva a Spokane col nome di William Phillips e che l’anno della sua morte poteva essere probabilmente il 1937.
Ma anche la versione di Ellnor Parker è poco credibile visto che, appena due anni prima dell’intervista con Dullenty, la stessa Ellnor,. in una lettera inviata ad un altro giornalista scrisse che non conosceva il nome sotto il quale si nascondeva Butch e avvalorò l’idea che Lula poteva essere stata influenzata dalle dicerie di Sundance Jr. Lula, da parte sua, contestò vivamente la storia di Ellnor a proposito dell’incontro di Butch a Milford.
Butch Cassidy
Insomma, da qualsiasi parte la si voglia vedere, la storia del ritorno di Butch è tutta un gran pasticcio.
Larry Pointer e Ellnor Parker, ad esempio, parlano di un Butch Cassidy col nome di William Phillips nello stato di Washington.
Pearl Baker, invece, identifica Butch con un William Phillips dello stato della California.
La stessa Baker, nella prima edizione del suo libro “The Wild Bunch”, identificò il fuorilegge col nome di Roy o Le Roy Phillips sempre nello stato di Washington.
Lula, la sorella, scrive nel suo libro che Butch visse a Spokane col nome di Phillips, ma che i due uomini erano persone diverse.
Infine Kerry Ross Boren parla di un uomo nel Nevada col nome di Frank Ervin che identificava con Butch Cassidy.
Come se non bastasse tutta questa confusione sulle vicende di Cassidy, in anni recenti sono saltate fuori due versioni di una strana storia a proposito di un incontro verificatosi sul fiume Colorado tra un suo cugino e Cassidy stesso.
La prima versione apparve con un articolo di Gale R. Rhoades, “Butch Cassidy non è morto in Sud America”, pubblicato nel gennaio del 1974 sulla rivista “The West”.
Gale Rhoades riportava una storia narrata da un certo Clifford L. Mc Mullin nella quale si leggeva di un incontro tra il padre di quest’ultimo, cuoco presso una società mineraria sul fiume Colorado, e due uomini arrivati con una imbarcazione per fare rifornimento di cibo e carburante.
“In uno di questi, disse Mc Mullin, mio padre riconobbe Butch senza darlo a vedere. Invece l’uomo gli chiese subito notizie dello zio Brig e la zia Ada”. Egli si riferiva, naturalmente, ai genitori del padre di Clifford L. Mc Mullin.
Quando Gale Rhoades chiese se suo padre poteva essersi sbagliato sull’identità di Cassidy, il signor Mc Mullin replicò che non c’era nessun dubbio che quell’uomo fosse Butch Cassidy.
Suo padre,disse, aveva visto più volte Butch, quando ricercato dalla legge, veniva a nascondersi presso la fattoria del nonno a Leeds nello Utah.
Un’altra versione della storia è riportata nel libro di Lula Parker con una lettera firmata semplicemente “Cliff”.
“Nel 1923 stavo lavorando per il governo nel canyon dove ora si trova Boulder Dam. Un pomeriggio arrivarono con una barca due uomini che si dissero cercatori d’oro, per fare rifornimento di carburante. In uno di essi riconobbi mio cugino Butch perché mi chiese notizie dello zio Brig e la zia Ada, persone che certamente uno sconosciuto non poteva conoscere.


Sundance Kid e Etta Place

Mi chiese inoltre notizie di molte altre persone che ancora vivevano in quelle zone dello Utah che lui conosceva bene”.
Lo scrittore John Byrne Cooke intervistò nel 1989 in un ricovero di Salt Lake City un vecchio di nome Clifford R. Mc Mullin che ripeté la storia esattamente come la si poteva leggere nel libro di Lula Parker.
Anche uno dei figli di Clifford R. Mc Mullin, Dustin Mc Mullin, ripeté la storia del padre, di come Butch arrivasse al Lee’s Ferry per cercare del carburante. Disse che Butch riconobbe il padre e che chiese notizie degli zii Brig e Ada. Disse che anche il padre riconobbe Butch, ma che dopo quella volta non lo vide mai più.
Dustin, disse che il padre morì nel 1991 o 1992 all’età di 97 anni, disse che era nato attorno al 1894, più o meno dieci anni dopo che Butch aveva lasciato la casa paterna per diventare un fuorilegge. Quando Butch lasciò gli Stati Uniti per l’Argentina nel 1901, Clifford R. Mc Mullin poteva avere sei o sette anni, quindi, è normale chiedersi come possa aver riconosciuto Butch Cassidy più di venti anni dopo e ancor più come Cassidy possa aver riconosciuto in un uomo di trenta anni il cugino che nel 1900 ne aveva solo sei.
Nelle ultime due versioni (quella di Dustin Mc Mullin e quella dell’intervista di Byrne Cooke), il soggetto protagonista della storia era Clifford R. Mc Mullin, che era il figlio di Brigham Young Mc Mullin e Ada Parker (sorella del padre di Butch).
Nella versione di Gale R. Rhoades invece, si legge di un Clifford L. Mc Mullin che racconta dell’incontro tra un ipotetico Butch e suo padre. La cosa che non quadra è che non risulta che il vecchio Clifford R. Mc Mullin avesse un figlio di nome Clifford L.
Una ipotesi veritiera potrebbe essere quella che non Cassidy, ma uno dei suoi fratelli potesse aver incontrato un cugino alla miniera sul fiume Colorado. Attorno al 1920, cinque fratelli di Butch – Joseph, Dan, Mark, Max e William- erano ancora vivi e uno di essi poteva aver parlato con Mc Mullin e chiesto degli zii Brig e Ada.
Clifford R. Mc Mullin, d’altronde, era un tipo pieno di fantasia, come disse Bill Buchanan, un suo vecchi amico dello Utah. E’ plausibile quindi che stesse solo imbastendo una storia frutto solo della sua mente.
Il libro di Charles Kelly, pubblicato nel 1938 col titolo di “Outlaw Trail”, e ristampato in una successiva edizione del 1959 col titolo “The Outlaw Trail”, sollecitò numerose lettere da parte dei lettori, comprese quelle di alcuni personaggi che presero parte con Cassidy alle sue azioni criminose. Nel 1963, per esempio, Etta Mc Mullin Mariger, cugina di Clifford Mc Mullin, scrisse all’editore di Kelly dicendo che, sebbene ella non poteva affermare o negare il ritorno di Cassidy dal Sud America, Elzy Lay riferì ad alcuni amici in Arizona che Butch era veramente morto in Bolivia. Lay fu il migliore amico di Cassidy all’interno del “Wild Bunch”, per cui la sua opinione avrebbe dovuto contare qualcosa. I. B. Allen, che diceva di essere stato un buon amico di Lay, scrisse a Kelly nel 1949 per dire : “Io, come lei, penso che Cassidy sia morto in Sud America. Elzy Lay me lo ha confermato”.
Lay non fu il solo membro della banda di Cassidy a fornire la propria opinione. Nel dicembre del 1937, Matt Werner, che partecipò con Cassidy alla rapina della banca di Telluride nel 1899, mandò a Kelly una inequivocabile nota : “Dimentichi tutte le dicerie su Cassidy, esse sono solo chiacchiere. Non esiste un uomo, sotto falso nome, che sia lo stesso Cassidy … egli è stato ucciso in Sud America assieme a Harry Longbaugh dopo uno scontro coi soldati boliviani”.
Nelle sue memorie “L’ultimo dei fuorilegge”, pubblicato tre anni più tardi, Matt Werner reiterò le sue convinzioni anche se cambiò il luogo della morte, l’Argentina e non più la Bolivia.


Ancora un ritratto di Butch Cassidy

Charles Siringo, il famoso agente dei Pinkerton, scrisse in una lettera del 1928 che Butch Cassidy si suicidò con un colpo alla testa dopo che Harry Longbaugh era stato ucciso. La stessa cosa venne detta a Charles Kelly dal procuratore del Wyoming William L. Simpson.
Nel 1940, l’editore Harry M. Fleenor scrisse a Kelly che un allevatore del Wyoming, tale B. V. Mc Dermott, gli aveva detto in via confidenziale che una persona della famiglia Parker credeva alla morte di Butch e Sundance in Sud America. Ma i componenti della famiglia Parker erano ormai poco credibili, infatti nessuno di essi aveva un argomento valido che poggiasse su fatti concreti.
Al contrario le loro argomentazioni erano solo frutto di fantasia ed emotività.
Per decenni, coloro che credettero Butch morto in Bolivia e quelli che invece credettero al suo ritorno, fecero affidamento su frammenti di informazioni prese da articoli o da cose per sentito dire. Molti resoconti sulla sua morte erano più o meno confusi come quelli riguardanti il suo ritorno. D’altronde persino lo scontro nel quale Butch e Sundance si pensa siano morti, non fu dato per certo sino alla fine degli anni ottanta, più o meno otto decenni dopo il fatto.
Qualsiasi cosa i componenti della famiglia Parker vollero credere o far credere, non furono mai suffragati da fatti certi. Nel corso degli anni infatti, all’interno della famiglia si avvalorarono quattro differenti ipotesi : 1) Butch tornò vivo dal Sud America sotto la falsa identità di William Phillips ; 2) Butch tornò comunque, ma non era quel William Phillips di Spokane ; 3) Butch non tornò mai perché morì in Bolivia ; 4) Il destino di Butch, qualcuno disse, rimane un mistero.
Persino Lula Parker, l’autrice del libro, fece ipotesi contrastanti. Sua nuora, Vivian Betenson, disse che Lula portò il segreto nella sua tomba. Ma forse sarebbe meglio dire che Lula non aveva nessun segreto.
In ogni caso l’incapacità della famiglia a formulare fatti concreti su ciò che accadde a Butch Cassidy, si è protratta sino ai nostri giorni. Anzi, ad aumentare la confusione, ci è pervenuta qualche anno fa l’ultima rivelazione fatta dal suo pronipote Cory Young.
Costui asserì che Butch, dopo il ritorno, finì in California. Disse che col tempo diventò un facoltoso uomo d’affari e che morì in quello Stato attorno al 1930.
In definitiva, in mezzo a tante supposizioni, è certo che la famiglia non fu in grado di sapere cosa fosse successo con certezza a Butch.
Non dobbiamo quindi stupirci se qualche membro della famiglia formulò più di una ipotesi sulla sua fine o se finì per accettare strane storie come quelle di un vagabondo come Sundance Jr. che aveva la pretesa di sapere addirittura il giorno della morte di Butch, visto che aveva portato a spalla la sua bara il giorno del suo funerale.

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